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Prima del 2014-9-12

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Sacco e Vanzetti

Vampo - Pensiero
"Sono scarse le notizie sul tenore italiano Raoul Romito, che incise un certo numero di dischi per la casa Columbia tra gli anni ’10 e ’20. Pare che egli sia emigrato negli Stati Uniti negli anni ‘20, forse per cause politiche, come fa sospettare il fatto che abbia inciso alcuni canti della tradizione anarchica. I dischi restituiscono una voce popolaresca, ma piena, maschia, di un piacevole colorito scuro, in cui è evidente l’imitazione dell'’allora celeberrimo Enrico Caruso."
(TodOpera)
Bernart Bartleby 12/9/2014 - 13:31
”In ogni lingua di questo mondo”: Termina oggi la ristrutturazione e la traduzione integrale in italiano delle Ballads of Sacco and Vanzetti di Woody Guthrie. Ristrutturazione e traduzione dovute in massima parte a ”The March of Sorrow”, il filmato clandestino dei funerali dei due anarchici italiani ritrovato e proiettato in anteprima mondiale all'Istituto De Martino di Sesto Fiorentino, il 21 agosto 2014, mentre negli USA non è mai stato proiettato pubblicamente. Con ogni lingua di questo mondo il nostro sito è abituato a confrontarsi ogni giorno, un “Here's to You” costante a Nicola e Bart.
Riccardo Venturi 12/9/2014 - 12:53

In ogni lingua di questo mondo

Antiwar Songs Blog
  ”In ogni lingua di questo mondo”: Termina oggi la ristrutturazione e la traduzione integrale in italiano delle Ballads of Sacco and Vanzetti di Woody Guthrie. Le undici ballate, più la dodicesima, (Sacco’s Letter To His Son), musicata e cantata nel 1951 da Pete Seeger, erano già state inserite nel sito nel 2006; ma, a […]
Antiwar Songs Staff 2014-09-12 12:53:00

Pain

[Febbraio 1917]
Ivor Gurney scrisse più di 1.500 poesie e compose circa 300 canzoni, oltre ad innumerevoli brani strumentali. Facile quindi che abbia dato una musica anche a questi versi. In ogni caso, ho trovato un video su YouTube in cui il testo di questa splendida e feroce poesia – accompagnato da un’altra canzone - è associato ad immagini della prima e della seconda guerra mondiale come pure delle guerre americane in Iraq e Afghanistan…

Ivor Gurney scrisse questo nerissimo sonetto dedicandolo al poeta Rupert Brooke (1887-1915), un entusiasta della guerra partito subito come volontario nella Royal Navy, ma che non era stato nemmeno sfiorato dall’orrore giacchè era morto di una brutta setticemia già nell’aprile del 1915.
I versi di “Pain” sono una delle fotografie più feroci della Grande Guerra che un poeta ci abbia mai dato: in un crescendo di orrore si concludono con l’associazione allitterante tra “gun” e “God” e con l’eco delle feroci bestemmie degli uomini, increduli di fronte alla totale assenza di Dio…
Pain, pain continual; pain unending;
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 12/9/2014 - 11:50

Bach and the Sentry

[Ottobre/Novembre 1916]
Ivor Gurney scrisse più di 1.500 poesie e compose circa 300 canzoni, oltre ad innumerevoli brani strumentali. Facile quindi che abbia dato una musica anche a questi versi. In ogni caso, la poesia parla dei “Preludi” di Bach ed il poeta si chiede se saprà ancora suonarli al suo ritorno o se i rumori e gli orrori della guerra, ormai interiorizzati, glielo impediranno…

C’è al proposito un aneddoto che Gurney amava raccontare: un giorno, sprofondato nella solita trincea, sentì un bel canto provenire dalla linea nemica e così, rischiando la vita, Gurney si sporse dal parapetto gridando, “Cantaci Strauss!”
Watching the dark my spirit rose in flood
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 12/9/2014 - 11:14

The Trumpet

[1917]
Versi di Edward Thomas(1878-1917), poeta e scrittore gallese, caduto in Francia il 9 aprile 1917 nel primo giorno della battaglia di Arras.
Musica di Ivor Gurney, che fu compositore oltre che poeta. Dal ciclo di canzoni intitolato “Lights Out”, 1926.




La tromba dell’adunata mattutina strappa i soldati ai loro sogni e improvvisamente il mondo non è più quello pieno di vita, di amore e di mistero ma una terra sconquassata dal quotidiano orrore della guerra…
Rise up, rise up,
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 12/9/2014 - 10:15
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In Flanders

[1915]
Versi di Frederick William Harvey (1888-1957), amico di Ivor Gurney e come lui originario del Gloucestershire, come lui poeta e come lui soldato nelle trincee di Francia.
Musica di Ivor Gurney, che fu compositore oltre che poeta.




Una poesia sulla profonda nostalgia di casa, delle colline del Gloucestershire, mentre il poeta è sprofondato in una trincea nelle Fiandre, come in un enorme, orrida prigione brulicante di uomini…
I'm homesick for my hills again -
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 12/9/2014 - 09:43

Requiem

[1916]
Versi di Ivor Gurney, nella raccolta “Severn and Somme” pubblicata nel 1917
Musica per voce e pianoforte di John Jeffreys (1927-2010), importante compositore inglese.

“Severn and Somme” è la prima raccolta di Ivor Gurney, che proprio nelle trincee della Somme, in Piccardia (ma con il cuore al fiume Severn della sua natale Gloucester), si scoprì poeta. Nell’aprile del 1917 venne ferito ma poi fu rimandato in prima linea dove continuò a comporre febbrilmente. Nel settembre successivo, quando “Severn and Somme” era stata completata e Gurney aveva già trovato un editore, il poeta-soldato fu vittima di un attacco col gas e rimase per lungo tempo ricoverato ad Edimburgo. La sua salute mentale, già provata da un periodo di depressione subìto in giovinezza, fu definitivamente compromessa e negli anni successivi Ivor Gurney entrò e uscì continuamente dagli ospedali psichiatrici.
Morì il... (continua)
Pour out your light, O stars, and do not hold
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 12/9/2014 - 09:02
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Salvador

11 de septiembre de 2014
SALVADOR
(continua)
11/9/2014 - 23:35
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Out of Our Heads

Album: Detours (2008)
If you feel you wanna fight me
(continua)
11/9/2014 - 22:57
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Manhattan Kaboul

Finalmente il video dell'interpretazione di Joan Baez (del 2011)

11/9/2014 - 22:37
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If This Is Goodbye

Album: "All the Roadrunning" - Mark Knopfler & Emmylou Harris (2006)

The mobile phone has inserted itself into every crevice of our daily lives. Now, in catastrophe, if there is time enough, it is there in our dying moments. All through Thursday we heard from the bereaved how they took those last calls. Whatever the immediate circumstances, what was striking was what they had in common. A new technology has shown us an ancient, human universal.

A San Francisco husband slept through his wife's call from the World Trade Centre. The tower was burning around her, and she was speaking on her mobile phone. She left her last message to him on the answering machine. A TV station played it to us, while it showed the husband standing there listening. Somehow, he was able to bear hearing it again.We heard her tell him through her sobbing that there was no escape for her. The building was on fire... (continua)
My famous last words
(continua)
11/9/2014 - 22:08
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Dremong

Chanson italienne – Dremong – Max Manfredi – 2014

« Dremong » l'ours tibétain, totem de l'album, est un être inquiet et inquiétant au caractère – traditionnellement – mauvais et qui tend souvent à se dresser debout sur ses pattes, semblable aux humains, jusqu'à donner origine, selon certains, aux légendes du Yeti, l'Abominable Homme des Neiges. Un ours imprenable qui habite les altitudes et les solitudes himalayennes, et de temps en temps se montre aux humains…

De maxmanfredi.com

*

Dremong est une étrange chanson, mon ami Lucien l'âne. Elle parle de ce personnage fantasmagorique et même, surtout, phantasmaphorique qui peut être parfois et par ici, le loup, loup-garou ou tout autant, selon les endroits, l'ours. En tous cas, un animal anthropomorphe. Il déambule ailleurs sous mille formes et au Tibet, sous l'inquiétante stature du Yéti, communément appelé l'Abominable Homme des Neiges.... (continua)
DREMONG
(continua)
inviata da Marco Valdo M.I. 11/9/2014 - 19:03
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I cento passi

LA CENT PASXOJ
(continua)
inviata da ZugNachPankow 11/9/2014 - 16:52
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Chile herido

Ho riascoltato questa canzone e mi sono accorto che dice "su tierra" e non "su patria" (già corretto anche nella traduzione italiana) e anche "el mañana" e non "la mañana", quindi dovrebbe essere "il domani" e non "il mattino", giusto?
Lorenzo 11/9/2014 - 16:42

Horror Follows Horror

[1918?]
Versi di Ivor Gurney, inediti fino al 1954 quando furono pubblicati in “Poems by Ivor Gurney: Principally Selected from Unpublished Manuscripts”
Musica per baritono e pianoforte di John Jeffreys (1927-2010), importante compositore inglese, nella sua raccolta intitolata “Of Fire and Dew: 21 songs”, 1998.

Una poesia che mi ha immediatamente ricordato Marlon Brando/Colonnello Kurtz in “Apocalypse Now” di Francis Ford Coppola: “Ho visto degli orrori, orrori che ha visto anche lei. Ma non avete il diritto di chiamarmi assassino. Avete il diritto di uccidermi, questo sì, ma non avete il diritto di giudicarmi. Non esistono parole per descrivere lo stretto necessario a coloro che non sanno cosa significhi l'orrore. L'orrore ha un volto e bisogna essere amici dell'orrore. L'orrore ed il terrore morale ci sono amici. In caso contrario allora diventano nemici da temere. Sono i veri nemici...
L’orrore… l’orrore….”
Horror follows horror within me
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 11/9/2014 - 15:10

From Omiecourt

[1918]
Versi di Ivor Gurney, nella raccolta intitolata “War’s Embers” pubblicata nel 1919
Musica per voce e pianoforte di John Jeffreys (1927-2010), importante compositore inglese.

Nella poetica di Gurney – che la Grande Guerra uccise molto tempo dopo la sua conclusione, nel 1937, dopo oltre 15 anni di continui ricoveri in ospedali psichiatrici – la guerra ed i suoi orrori non disumanizzano mai i protagonisti, nemmeno il nemico, e ciò che tiene in vita il soldato non sono certo il patriottismo, l’odio e la violenza, piuttosto le “small dear things” che dalle terre del conflitto – i muri crollati della case distrutte, i tetti sconquassati dai bombardamenti… – rimandano ai ricordi di casa: i tetti rossi, i covoni di grano dorato, i frutteti, il fiume Severn che tranquillo scorre bagnando Gloucester, la città natale del poeta…
O small dear things for which we fight -
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 11/9/2014 - 14:28
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Pleure pas

(1984)

Pubblicata su 45 giri nel 1984 e poi nell'album dal vivo "Piano Public" del 1986
Y'a du soleil dans les ruelles
(continua)
inviata da Romain Didier, Catherine Petit 11/9/2014 - 14:15
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Storia dell'orso Bruno

Daniza.

Così saranno contenti, ora: il pericolo pubblico è stato eliminato, con tutti quanti i protocolli di ordinanza. Possono tornare a avere i loro boschi-zoo, i loro intelligentissimi fungaioli, i loro leghisti di merda, le loro mele del cazzo superstrombazzate e col bollino e le loro pecore-simbolo. Tutti dobbiamo essere brave pecorine d'allevamento, e all'orso o al lupo cattivo ci pensano loro. Solo loro hanno il diritto di sfruttarti e macellarti a loro piacimento.

Perché agiscono, loro, nella legalità.

Un giorno sparano a un ragazzo perché sta sopra un motorino che non si è fermato all'alt, e quindi è automaticamente passibile di esecuzione immediata, sul posto. Dopo l'esecuzione, eccoli tutti a difendere il loro sbirro, a dire che un bravo ragazzo non sta "in giro di notte", a insultarlo, a dire che la vera vittima sarebbe il carabiniere.

Un altro giorno sparano l'anestetico... (continua)
CCG/AWS Staff 11/9/2014 - 13:54
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L'estaca

CREOLO PORTORICANO [CRIOLLO/BORICUA] - [BorikuaTainoGuerrero]
PUERTORICAN CREOLE [CRIOLLO/BORICUA] - [BorikuaTainoGuerrero]


Versione in Criollo portoricano di BorikuaTainoGuerrero. Il nostro contributore, che ringraziamo, è un guerriero (guerrero) Boricua (= portoricano) e Taíno.

A translation into in Puertorican Criollo by BorikuaTainoGuerrero. Our contributor, whom we thank heartily, is a Boricua (= Puertorican) and Taíno warrior (= guerrero).
L'ESTACA
(continua)
inviata da BorikuaTainoGuerrero 11/9/2014 - 11:31
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J'en veux pas d'votre guerre

(1981)
Parole e musica di Romain Didier
Uscita come singolo (sul lato B di "Comme un premier amour") nel 1981, poi inclusa nel disco dal vivo "Piano Public" del 1986.




Una bellissima e viscerale canzone contro la guerra. Abbiamo cercato a lungo il testo, introvabile in rete, alla fine ci siamo decisi a scrivere al sito ufficiale di Romain Didier e in un paio di giorni ci hanno gentilmente inviato il testo. Lo stesso cantante si è detto d'accordo con la pubblicazione sul nostro sito e ci ha proposto anche un altro suo testo che inseriremo prossimamente.
Y’a pas un pays pas une terre d'asile
(continua)
inviata da CCG Staff & Catherine Petit 11/9/2014 - 10:24
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Vanzetti's Rock

11 settembre 2014

Due parole del traduttore. Secondo la tradizione, la cosiddetta Roccia di Plymouth fu lo scoglio (in realtà un masso erratico ai piedi della Cole's Hill) sul quale posarono per primo i loro piedi William Bradford e i “Padri Pellegrini” sbarcati dalla nave Mayflower, il 21 dicembre 1620. In realtà, la tradizione non ha alcun fondamento storico certo; ma la Roccia di Plymouth ha un valore pressoché sacrale negli Stati Uniti. Valore che è rispettato da Woody Guthrie, ma che è messo a contrasto con la folla di curiosi e di “turisti della morte” venuti a presenziare all'esecuzione di Sacco e Vanzetti. Desacralizzata in modo così violento e volgare, la Roccia di Plymouth diventa allora la “Roccia di Vanzetti”. Il luogo sacro alla memoria collettiva degli Stati Uniti diviene il luogo dove si assiste alla più orribile delle ingiustizie, commessa verso due persone che, come un tempo... (continua)
LA ROCCIA DI VANZETTI
(continua)
11/9/2014 - 10:08
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Io so che un giorno

Col nome del delirio
documentario storico e autobiografico di Bianca Pananti, Simone Malavolti e Leonardo Filastò (durata 105')

Un documentario storico e autobiografico sul su San Salvi, il manicomio di Firenze, realizzato da Bianca Pananti (psicologa), Simone Malavolti (storico) e Leonardo Filastò (videomaker). Un documentario che ha permesso agli autori di approfondire e conoscere meglio la storia del manicomio fiorentino, ma soprattutto di riflettere sulla malattia mentale ieri, oggi e, speriamo così di aver contribuito ad una riflessione anche per il futuro.

Verrò proiettato nel quadro della manifestazione Festival della Salute Mentale

MERCOLEDÌ 1 OTTOBRE – ORE 21,00
CINEMA ALFIERI ATELIER VIA DELL’ULIVO 6 – FIRENZE



L'Ospedale Psichiatrico Vincenzo Chiarugi di Firenze, o più semplicemente il Manicomio di San Salvi, venne inaugurato nel 1891 in una zona allora ai margini della... (continua)
10/9/2014 - 21:53

10 Settembre 2001: Il giorno mancato

Antiwar Songs Blog
Ovviamente de Bortoli ed io non abbiamo affatto le stesse idee. Lui, ad esempio, concluse l’editoriale del 12 settembre con una frase famosa, che poi molti gli han tolto di bocca: ” Siamo tutti americani “. Bene, io no. Di fondo mi sento fiorentino, un po’ italiano e sempre di più europeo. Ma americano proprio […]
Antiwar Songs Staff 2014-09-10 20:53:00
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Dis à ton fils

DÌ A TUO FIGLIO
(continua)
inviata da Fran 10/9/2014 - 16:09
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L'accordéoniste

IL FISARMONICISTA
(continua)
inviata da Fran 10/9/2014 - 15:59
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In the Colosseum

[1992]
Scritta da Tom Waits e Kathleen Brennan
Nell’album “Bone Machine”

Ovvero, panem et circenses.

“[…] I just kind of imagine this modern 'Caligula' that government has become, and that we're all kind of marooned in this place where information and ideas become very abstract, but yet the hyena is still tearing at the flesh.” (Tom Waits)

“Yeah, he's saying actions speak louder than words, and while politicians fight with words and try to change things with ideas, we are being shot, stabbed, beat up, carjacked and robbed. They won't raise the minimum wage, they won't reform low-income locations, it's like they're the spectators who say ‘let's kill the poor but make it look like they're killing each other’.” (Commento di Shep420 da Songmeanings)
The women all control their men
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 10/9/2014 - 15:46

À la Guerre

GEORGE BUSH SE NE VA IN GUERRA
(continua)
inviata da Fran 10/9/2014 - 15:36

Je suis la haine

IO SONO L'ODIO
(continua)
inviata da Fran 10/9/2014 - 15:27
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Je resterai ici

RESTERÒ QUI
(continua)
inviata da Fran 10/9/2014 - 15:07
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S.O.S.

S.O.S.
(continua)
inviata da Fran 10/9/2014 - 14:58
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Quatre cents enfants noirs

400 BAMBINI NERI
(continua)
inviata da Fran 10/9/2014 - 14:30

General Shute

[1916 o 1917]
Alan Patrick Herbert (1890-1971) durante la Grande Guerra prestò servizio nella Royal Navy, in particolare a Gallipoli. Più tardi sarebbe diventato parlamentare indipendente, romanziere ed umorista. E la stoffa la dimostra in questa allegra canzoncina da egli stesso composta durante una delle tante ispezioni del Generale Cameron Deane Shute (1866-1936), un ufficiale “con la puzza sotto il naso”, molto odiato per la sua fissazione con l’igiene in quell’immensa latrina che era la guerra di trincea…
The General inspecting the trenches
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 10/9/2014 - 10:15
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Fischia il vento

Penso che sia il momento di fare un'altra traduzione in polacco.
Mr.Matheo 10/9/2014 - 10:04
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Piazza Fontana (Luna Rossa)

Un tributo a una delle canzoni più belle sulla strategia della tensione, e ai diciassette martiri del fascismo morti in piazza Fontana.

Ĉi tiu estas tributo a unu el la plej belaj kanzonoj pri la "strategio de la tensio", kaj a la dek sep faŝismomartiroj mortintaj en piazza Fontana.
Estas la posttagmezo de la dek dua de decembro
(continua)
inviata da ZugNachPankow 10/9/2014 - 03:54
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Stars & Stripes

Stars & Stripes was written as a plea to the American people to regain their revolutionary spirit and embrace the right to think for themselves.
Livin’ under stars and stripes, do we ever refuse to fight?
(continua)
inviata da Matt Martinek 10/9/2014 - 00:47
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La p'tite hirondelle

Album: "Le Cadeau" (2013)
Paroles: Maxime Le Forestier/ Musique: Patrice Renson

Le texte m’a été inspiré par un fait divers dramatique : pour émigrer, un gamin s’était caché dans le train d’atterrissage d’un avion. Il n’a évidement pas survécu.

Ce n’est pas une chanson engagée, concernée peut-être. En même temps, j’ai toujours pensé que chacun entend ce qu’il veut bien entendre dans une chanson ; on peut analyser de plusieurs manières « La p’tite hirondelle ». Le thème du voyage est toujours très riche et inspirant, il crée un bon climat. Quant au sujet de l’émigration clandestine, il inclut le déchirement, l’arrachement pour vivre, pour survivre. Cabrel l’a traité, Souchon aussi.

On peut simplement interpréter « La p’tite hirondelle » comme une chanson sur le vol d’un oiseau, c’est aussi ce qu’elle raconte. J’ai cherché à rendre ce sujet plus supportable, atténué, pour ne pas tomber dans la chanson réaliste. Sur le même thème, “Né quelque part” était plus directe
Maxime Le Forestier
Qu'est ce qui la frappé la p'tite hirondelle
(continua)
9/9/2014 - 22:46




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