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La ballata del Pinelli

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(Autori Vari / Different Authors)


[1969]

Tutti i commenti e le notizie biografiche sono tratte da "Canzoni e stragi di stato", pubblicato da Riccardo Venturi sul newsgroup it.fan.musica.guccini e sulla mailing list "Brigata Lolli" tra il 29 e il 30 luglio 2005. Si ringraziano gli amici e compagni de "La Musica dell'Altra Italia", dalla quale proviene la maggior parte delle notizie utilizzate e rielaborate per il saggio.

Enrico Baj: I funerali dell'anarchico Pinelli
Enrico Baj: I funerali dell'anarchico Pinelli


LA BALLATA DEL PINELLI Giuseppe Pinelli.
Le stragi di stato, a partire da quella di Piazza Fontana, hanno ovviamente trovato un'eco abbastanza larga nella canzone politica d'autore e popolare negli anni '70 e successivi. Larga, ma forse non abbastanza larga quanto sarebbe lecito attendersi.

Fra tutte le stragi di stato italiane, è necessario dire che quella che ha trovato più echi nella canzone politica e d'autore è stata senz'altro la prima: quella del 12 dicembre 1969 a Milano. Come tutti sanno, alle 16,45 di quel pessimo giorno, una bomba sistemata nella filiale della Banca Nazionale dell'Agricoltura, in Piazza Fontana (nel cuore di Milano, a due passi dal Duomo e dal Teatro alla Scala), scoppia provocando 16 morti e 88 feriti. La strategia della tensione è avviata.

Il periodo storico è quello della contestazione studentesca: tra il 1968 e il 1969 verranno compiuti 140 attentati, quasi tutti compiuti da estremisti di destra. Quello di Piazza Fontana è uno dei più gravi; verrà ricordato insieme alla strage di Bologna come uno dei peggiori eventi della storia italiana.

Avviate le indagini, il commissario Luigi Calabresi subentra ad un collega che stava battendo la pista degli estremisti di destra (che poi sarà quello giusta, come verrà confermato più tardi dalla controinchiesta). Senza perdere un attimo, vengono indicati come colpevoli gli anarchici del circolo "22 marzo"; viene arrestato un ballerino anarchico, Pietro Valpreda, che non c'entra assolutamente niente con i fatti. Ricordiamo che in quegli anni gli anarchici erano considerati un movimento oscuro e incontrollabile; infatti questo clima avrebbe dilagato con gli anni '70. Ma, giustamente, ricordiamo che gli anarchici erano pure un movimento (per sua stessa natura) che non poteva avere un'organizzazione e quindi erano, come del resto sta
accadendo anche adesso, più facili da prendere come capro espiatorio.

Le indagini e i processi (sei) si susseguiranno nel corso degli anni coinvolgendo sempre più esponenti del neofascismo e dei servizi segreti di stato. Dopo 35 anni, non è ancora stato condannato definitivamente nessuno per la strage. Delfo Zorzi, il probabile colpevole (per sua ammissione), vive in Giappone, nazione che, essendone diventato cittadino, lo protegge dall'estradizione.

Negli anni a venire, tantissime manifestazioni si svolgeranno in ricordo di piazza Fontana e di Giuseppe Pinelli, l'anarchico morto in circostanze misteriose tre giorni dopo la strage, durante un interrogatorio di polizia. Il commissario Luigi Calabresi verrà poi ucciso il 17 maggio 1972 a Milano. Per la sua esecuzione sono stati condannati, in base alle dichiarazioni del "pentito" Leonardo Marino e con un iter processuale che dovrebbe essere a tutti noto, i leader di Lotta Continua Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani.

Queste, in estreme pillole, le vicende della strage di Piazza Fontana; vicende sulle quali, in rete, esiste del resto una quantità immensa di materiale al quale si rimandano tutti coloro che volessero approfondire la questione.

Si parlava prima della strage di Piazza Fontana come quella che ha senz'altro avuto i maggiori echi nella canzone italiana politica e d'autore. Echi che, per altro, trovano la loro maggiore espressione nelle vicende successive alla strage, ed in particolare alla morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli ed alla persecuzione dell'innocente Pietro Valpreda.

Ancor più della strage stessa e dell'arresto di Pietro Valpreda, è però l'assassinio (sì, siamo tra quelli che ancora lo chiamiamo "assassinio") dell'anarchico milanese Giuseppe Pinelli che trova i maggiori riscontri nella canzone politica e d'autore italiana di quegli anni (e di quelli successivi). Echi non solo nella canzone, ma anche nel teatro (ricordiamo la "Morte accidentale di un anarchico" di Dario Fo) e nella pittura (con la gigantesca opera "I funerali dell'anarchico Pinelli" di Enrico Baj). Ma ripercorriamo brevemente quella vicenda, con un brevissimo ritratto di Giuseppe Pinelli.

Giuseppe Pinelli (Milano 21 ottobre 1928 - Milano 16 dicembre 1969). Nato a Porta Ticinese, terminate le elementari, lavora come garzone e poi come magazziniere. Nel 1944-45 partecipa alla Resistenza come staffetta in un gruppo di anarchici che opera a Milano. Nel 1954 entra nelle ferrovie come manovratore. Nel 1963 si unisce ai giovani anarchici della "Gioventù Libertaria" iniziando la sua militanza attiva; partecipa alla fondazione del Circolo "Sacco e Vanzetti" (1965), del Circolo "Ponte della Ghisolfa" (1968) e del Circolo di via Scaldasole 5. Nel 1969 si occupa del collegamento con i comitati operai di base e, dal maggio, con l'intensificarsi della repressione antianarchica, della Crocenera, centro di solidarietà anarchica con i perseguitati politici e le loro famiglie.
Il 12 dicembre 1969 viene fermato dall'Ufficio Politico della Questura di Milano e, dopo essere stato sottoposto a estenuanti interrogatori, la sera del 16 dicembre "cade" da una finestra del quarto piano della Questura. I poliziotti citati nelle canzoni su Pinelli sono i seguenti fulgidi personaggi: Luigi Calabresi, allora commissario politico della questura; Antonino Allegra, capo dell'ufficio politico della questura; Antonio Pagnozzi, commissario dell'ufficio politico della questura; Marcello Guida, questore di Milano, già appartenente all'apparato poliziesco del regime fascista; Sabino Lo Grano, tenente del carabinieri, presente all'interrogatorio di Pinelli.

Su Giuseppe Pinelli e sulla morte è stata composta quella che, senz'ombra di dubbio, è la più famosa canzone attorno alle vicende legate alla strage di Piazza Fontana. Si tratta de "La ballata del Pinelli", una canzone relativamente nota persino all'estero. Peraltro, la storia della composizione della "Ballata del Pinelli" è assai complessa; cercheremo qui di tracciarla per sommi capi.

Il punto di partenza della "Ballata del Pinelli" sembrano essere state le strofe improvvisate da Giancorrado Barozzi, Dado Mora, Flavio Lazzarini e Ugo Zavanella nella sede del circolo anarchico "Gaetano Bresci" di Mantova, la sera del 21 dicembre 1969, dopo i funerali di Giuseppe Pinelli, sulla musica de Il feroce monarchico Bava o Inno del sangue (ovvero la canzone popolare ispirata dai moti di Milano del 1898, repressi nel sangue dal generale Bava Beccaris, cui il Re Umberto I concesse un'onorificenza. Onorificenza che il re scontò il 29 luglio 1900 beccandosi, al parco di Monza, una pallottola da Gaetano Bresci). Le strofe originarie formano comunque l'impianto sul quale si svilupperanno tutte le numerose varianti della ballata.

Particolarmente importante, anche dal punto di vista storico, è la variante all'ultima strofa (opera, sembra, di Ugo Zavanella e indicata tra parentesi quadre nel testo che segue), nella quale compare, per la prima volta in assoluto, l'espressione "strage di stato". Tale espressione, poi generalizzatasi a tutti i livelli negli anni successivi, è quindi nata con la "Ballata del Pinelli".


Quella sera a Milano era caldo
ma che caldo che caldo faceva
brigadiere apra un po' la finestra
ad un tratto Pinelli cascò.

Signor questore io gliel'ho già detto
lo ripeto che sono innocente
anarchia non vuol dire bombe
ma giustizia amor libertà.

Poche storie confessa Pinelli
il tuo amico Valpreda ha parlato
è l'autore del vile attentato
e il suo socio sappiamo sei tu.

Impossibile grida Pinelli
un compagno non può averlo fatto
e l'autore di questo misfatto
tra i padroni bisogna cercar.

Stiamo attenti indiziato Pinelli
questa stanza è già piena di fumo
se tu insisti apriam la finestra
quattro piani son duri da far.

Quella sera a Milano era caldo
ma che caldo, che caldo faceva
brigadiere apra un po' la finestra
ad un tratto Pinelli cascò.

L'hanno ucciso perché era un compagno
non importa se era innocente
"Era anarchico e questo ci basta"
disse Guida il feroce questor.

C'è un bara e tremila compagni
stringevamo le nere bandiere
in quel giorno l'abbiamo giurato
non finisce di certo così.

Calabresi e tu Guida assassini
che un compagno ci avete ammazzato
l'anarchia non avete fermato
ed il popolo alfin vincerà.

Quella sera a Milano era caldo
ma che caldo, che caldo faceva
brigadiere apra un po' la finestra
ad un tratto Pinelli cascò.

[E tu Guida e tu Calabresi
Se un compagno ci avete ammazzato
Per coprire una strage di stato
Questa lotta più dura sarà.]

inviata da Riccardo Venturi - 30/7/2005 - 15:01




Lingua: Italiano

La versione di Joe Fallisi.

Joe Fallisi.
Joe Fallisi.


Joe Fallisi mi ha spedito privatamente, autorizzandomi a pubblicarle, alcune mail relative alla "Ballata del Pinelli", che sono ovviamente di grandissimo interesse. Le riproduco qui di seguito all'introduzione di Catanuto e Schirone, e seguite da un articolo di Red sulla sostituzione della lapide dedicata a Pinelli a cura dell'amministrazione di destra milanese, poi "rimessa al suo posto". [RV]



Nel 1970 Joe Fallisi pubblica e registra, in forma anonima, un disco a 45 giri che contiene "La ballata del Pinelli" e "Il blues della squallida città". Su entrambi i lati compare la seguente scritta: "Questa canzone può essere eseguita, riprodotta o adattata da tutti coloro che non sono recuperatori, 'progressisti' e falsi nemici del Sistema" e, come indicazione d'autore: "Parole e musica del Proletariato". In copertina un'opera di Paolo Baratella, sul retro un disegno di Georg Grosz. Nel dicembre del 2002 il disco è stato stampato come CD e riprodotto integralmente, mantenendo anche la grafica dell'originale, da "Ancora/Mai più", con il concorso di "Zero in condotta", "Umanità Nova" e Collegamenti-Wobbly (si veda http://www.ancoramaipiu.it/pinelli.htm).

"La repressione abbattutasi sul movimento anarchico induce molti militanti e simpatizzanti alla clandestinità per sfuggire la caccia alle streghe perseguita dallo stato: nell'elenco dei ricercati si trova anche Joe Fallisi, autore di questa 'Ballata del Pinelli'. Ripresa e modificata con l'aggiunta di nuovi versi, questo canto è lo stesso de "La ballata del Pinelli", nota anche come "Il feroce questore Guida", composta dagli anarchici del circolo G. Bresci di Mantova. Infatti un compagno di Fallisi gli riferisce il testo scritto dal gruppo di Mantova e in clandestinità lo rielabora "addolcendone" la veste musicale. Una volta rifatta la canzone, il gruppo milanese di Lotta Continua propone a Joe Fallisi di incidere un disco e, negli accordi, è sottolineata anche una condizione: la pubblicazione senza alcuna pubblicità di partito, una produzione come espressione del movimento rivoluzionario collettivo. Prima dell'uscita del disco Fallisi scopre che la copertina presenta il simbolo di Lotta Continua e rompe l'accordo per scorrettezza politica. Autonomamente, grazie a una piccola eredità (due milioni provvidenzialmente sopraggiunta, ma anche avventurosamente, Fallisi incide il disco con una copertina da lui stesso ideata e realizzata dal pittore Paolo Baratella, suo amico; sul retro della copertina viene ripreso un disegno di Grosz raffigurante degli operai. Questo lavoro discografico non porta alcun cenno dell'autore bensì la scritta 'parole e musica del proletariato' con l'indicazione del Circolo Pinelli come riferimento."

(da: Santo Catanuto-Franco Schirone, Il canto anarchico in Italia nell'ottocento e nel novecento, Edizioni Zero in condotta, Milano 2001, pp. 273-274).

Nota di Joe Fallisi: "A me sembra, in effetti, anche musicalmente, più «dolce» la versione dei compagni mantovani. Quanto al testo, quello originale si componeva di dieci strofe (cfr. ibid., p. 271). Io lasciai uguali solo la prima e l'ultima (che si ripetono identiche), rielaborando tutte le altre e aggiungendone quattro nuove.



LE MAIL DI JOE FALLISI SULLA "BALLATA DEL PINELLI". E NON SOLO.

Da: Joe
Data: Tue, 28 Dec 2004 11:53:35 +0200
A: movimento@ecn.org
Oggetto: Malatesta versus Berti

Caro (...), ti dico subito, onestamente, che non ho letto il volume di Nico Berti su Malatesta. Ciò si deve innanzi tutto a due motivi. Ho avuto molti altri interessi che hanno preso il mio tempo nell'ultimo periodo; e, quel che più conta, dal mio punto di vista, non stimo il signore in questione, a prescindere dalle sue capacità di studioso e di accademico. Anche le parole, seppur prudenti e tutto sommato "favorevoli", di (...) mi confermano ciò che avevo già "sentito" e poi in modo sempre più netto compreso razionalmente trentacinque anni fa. Da Giuseppe Pinelli fui introdotto ai suoi compagni del Ponte della Ghisolfa e dei Gruppi anarchici federati, tra cui Amedeo Bertolo, Luciano Lanza e lo stesso Berti. Dopo un primo approccio fatto di ammirazione e simpatia (sentimenti che in me sarebbero sempre rimasti intatti nei confronti di Pino, il "proletario", e dall'animo più aperto e generoso, del gruppo), basate sulla grande considerazione in cui tenevo la loro lotta contro il franchismo, molto presto maturai altri sentimenti, assai diversi. Questo avvenne dalla fine del 1968 e, sempre più, progressivamente, durante il 1969, sino al distacco e al disinteresse completo. Non c'è bisogno che ti ricordi quegli anni cruciali. Io partecipavo allora alle lotte dei (pochi) giovani che alla Statale di Milano portavano avanti un punto di vista, anti-ideologico, insieme libertario e rivoluzionario. Il gruppo milanese-veneto dei Gaf, di cui prima, aveva da parte sua elaborato un piccolo catechismo (sorta di miscuglio del "materialismo e libertà" di Corradini-Vincileone, di idee tratte da Bruno Rizzi e di alcune ricette proudhoniane), nettamente contrario a vedere e riconoscere qualunque cosa fosse all'esterno (anche se di fronte agli occhi: viva, reale, palpitante) dei suoi schemi ammuffiti e rancorosi. Gli studenti, in blocco, erano i virgulti della nuova classe, tecnoburocratica, in procinto di prendere il potere; qualunque riflessione critica che impiegasse, anche, gli strumenti di analisi di Marx avrebbe solo portato acqua al mulino statale; i situazionisti e noi stessi di Ludd venivamo considerati alla stregua di pazzi provocatori e così via... Insieme si affermava, da parte loro, una pratica conseguente nelle loro stesse vite moralista, perbenista, ligia all'ordine costituito, antipoetica e piccolo-borghese. Si sarebbe giunti all'intervista di Lanza su "Il corriere della sera", che suonava a maledizione e campana a morte nei confronti di ogni "utopia" rivoluzionaria (29 sett. 1984); o all'infausto numero di "Volontà" tutto dedicato alla calunnia dell'idea stessa di rivoluzione (n. 1, 1985) - e sono comunque due soli degli esempi possibili. Esattamente in sintonia, per l'essenziale, con lo "spirito del tempo" (con l'ideologia del riflusso): da un lato coi "nouveaux philosophes", dall'altro con la covata craxiana dei vari Pellicani. Io ho sempre colto nell'anarchismo storico, nel MEGLIO espresso al di là della sua stessa ideologia (il collettivismo libertario di Bakunin, Kropotkin, Makhno, Malatesta, Durruti, ma anche i coraggiosissimi esperimenti comunitari e tutti i tentativi, individuali e di gruppo, di inverare QUI e ORA un'ALTRA possibilità di vita, ALTERNATIVA a quella prescritta dal capitale e dal suo Stato e, persino, di palingenesi della natura e del mondo animale non solo umano), il vento inestinguibile della rivoluzione come sua stessa essenza, linfa senza la quale esso muore. Questo cielo bigio, questo piccolo mondo senza luce e senza aria, "egoista", "proprietario", conformista, idiosincratico, in cui le varie gradazioni degli ossimori 'libertari" più grotteschi (anarcoliberali, anarcoliberisti, anarcoconservatori, anarcocapitalisti...) ancora cercano di ridurre ed emasculare l'anarchismo, è sempre stato, per me, l'OPPOSTO della mia "patria". Nico Berti mi è estraneo, tanto quanto il rivoluzionario Malatesta, cui va, ancora oggi, la mia commossa ammirazione, è estraneo a lui e ai suoi grigi sodali.

Joe

*

Da: Joe
Data: Sat, 25 Mar 2006 03:25:32 +0200
A:
Oggetto: verso il mondo dei nostri sogni

Una triste annotazione a margine del pomeriggio di ieri in piazza Fontana. A un certo punto, verso le 18 e 30, l¹impianto voci portato dagli organizzatori (immagino quelli del Ponte della Ghisolfa) comincia a trasmettere La ballata del Pinelli. Si tratta del vecchio 45 giri ristampato nel dicembre 2002 come CD insieme con Il blues della squallida città. La canzone è divisa in due parti, composte ciascuna di sette strofe. Al centro un assolo di chitarra. Finisce quest'ultimo e ascolto, esterrefatto, l¹una di seguito all'altra, l'ottava e... la QUATTORDICESIMA!... Gli accordi conclusivi e poi... silenzio, LAPIDARIO... tutto archiviato, chi s¹è visto s'è visto... a casa incubati nella scatoletta spettrale, a rimirarsi in posa!... Vale a dire, questi stronzi gelatinosi, di una codardia chimerica, paradossale, che a raccontarla sembra davvero incredibile, un autentico INSULTO vivente (si fa per dire) alla memoria del povero Pinelli e della decenza tout court, ‘sti “anarchici” culturalisti, ultramoderati, perbenisti, codini, lillipuzianborghesi, ‘sti veri “democratici”... si sono censurati DA SOLI!... Macché Big o Little Brother, macché Berlusca, Fini, Albertini, De Corato... o Prodi, Rutelli, Fassino... No no, loro stessi, in prima persona!... Con alto “senso civico” di “responsabilità” e di “maturità”... pensando alle orecchie dei “progressisti” tra poco a Palazzo Chigi e forse anche a Palazzo Marino... realisti, preventivi, solleciti, sensitivi!... Vabbe’, questi sono i tempi tragici e insieme mediocrissimi che abbiamo la sfortuna di vivere... Mi consola unicamente il fatto di aver rivisto e riabbracciato, dopo anni e anni, Lello Vallitutti e altri amici e compagni che non incontravo da tanto... Ora davvero tutto tace. Pinelli, se fosse ancora qui, mi darebbe come la prima volta un passaggio col suo motorino. Verso il mondo dei nostri sogni.

Joe

*

23.03.2006
Gli anarchici rimettono la lapide di Pinelli a piazza Fontana


di Red

La lapide rimessa al suo posto.
La lapide rimessa al suo posto.


Nessuna violenza, nessun rancore, solo un piccone e la "tigna" di chi non ha proprio voglia di mandare giù il blitz con cui la Casa delle Libertà e il sindaco di Milano Albertini hanno voluto correggere la storia su Giuseppe Pinelli, l'anarchico morto quarant'anni fa o giù di lì per un “malore attivo” , cioè venendo giù da una finestra della questura durante un interrogatorio, nel lontano 1969. Gli anarchici del circolo Ponte della Ghisolfa si sono dati appuntamento giovedì in piazza Fontana a Milano, per installare una lapide «identica a quella sottratta accanto a quella menzognera e falsa del Comune», in memoria di Giuseppe Pinelli. Nella lapide del sindaco Albertini c’era scritto solo “morto”, e non più “ucciso innocente”. Ma Pinelli, sotto interrogatorio perché ingiustamente accusato della strage di Piazza Fontana, innocente era. E che sia stato ucciso è altamente probabile, come alcune delle perizie e tutta l'attività di controinchiesta di quegli anni hanno cercato di documentare, anche se mai una sentenza della magistratura lo ha stabilito ufficialmente. «La notte del 18 marzo scorso come hanno scritto i suoi amici e compagni di Ponte della Ghisolfa - il Comune di Milano, con un blitz notturno, si è impossessato della lapide in Memoria di Giuseppe Pinelli per sostituirla con un'altra. Nella lapide del Comune non compare l'espressione Giuseppe Pinelli, ucciso innocente. La verità non piace al potere».«Sono profondamente indignata - ha dichiarato Licia Pinelli - per la decisione della Giunta, atta a sanare una iniziativa quanto meno discutibile del Sindaco. Una iniziativa, quasi clandestina, nel cuore della notte e in concomitanza con lo sciopero della stampa quotidiana. È sconcertante – dice ancora la vedova del ferroviere anarchico - la scelta del momento, alla vigilia delle elezioni e dopo i fatti dei giorni scorsi a Milano. Questa città non ha davvero bisogno che si acuiscano tensioni e conflitti».

«La lapide, che era stata collocata, oltre trenta anni fa, dal Comitato Antifascista di Milano e dai molti amici di Pino rispecchiava convinzioni largamente diffuse nella città, come testimoniato dal grande numero di persone che, anche in questa occasione, mi hanno fatto pervenire toccanti manifestazioni di solidarietà e di sdegno» per la sostituzione della targa.

Mentre gli anarchici e la vedova rimettevano a posto la targa, la polemica era già divampata in consiglio comunale a Milano. Nell¹aula di Palazzo Marino tre consiglieri di Rifondazione Comunista hanno inscenato una singolare protesta poco prima dell'inizio dei lavori, esponendo sui loro banchi manifesti raffiguranti la targa originaria dedicata al ferroviere anarchico ucciso innocente nei locali della questura. Il presidente del consiglio comunale, Vincenzo Giudice, ha sospeso la seduta per circa mezz'ora, fino a quando i manifesti non sono stati rimossi.

C¹è stato anche un “siparietto” del sindaco Gabriele Albertini, il quale se l'è presa con il premio Nobel Dario Fo, candidato alle primarie dell'Unione come suo rivale, “colpevole” di aver scritto su Liberazione che il blitz sulla sua targa alla memoria era «la seconda morte accidentale di un anarchico», giocando sul titolo dello spettacolo che Fo a dedicato alla vicenda di Pinelli. Il sindaco Albertini per tutta risposta ha “implorato” Fo di presentarsi alle prossime comunali di Milano con una sua lista, cercando di metterlo in imbarazzo con il vincitore delle primarie dell¹Unione, l¹ex prefetto Bruno Ferrante.

Lo stesso Ferrante, per altro, ha stigmatizzato il blitz sulla targa come «provocatorio». «Siamo convinti che la prossima amministrazione dovrà aprire anche su questo tema un'ampia discussione pubblica nella città, per arrivare a una soluzione condivisa», è stata invece la dichiarazione dei Ds milanesi. L'Unione aveva dato indicazione di non partecipare alla manifestazione in piazza Fontana temendo un rigurgito di violenza: «non si devono accettare provocazioni». Le contraddizioni certo restano. Fu Gerardo D'Ambrosio, ex capo del pool di Mani Pulite ora candidato per l'Ulivo al Senato, il magistrato che archiviò come morte accidentale l'indagine sul decesso dell'anarchico Giuseppe Pinelli. E resta convinto che non fu ucciso. Mentre il sindaco Albertini sostiene che la modifica della targa gli era stata espressamente richiesta dalla vedova del commissario Calabresi, all'epoca indicato dagli anarchici e da Lotta continua come il responsabile della morte di Pinelli. E in virtù di questa convinzione che, dopo l'archiviazione del caso, ucciso in un'agguato, un delitto per cui vent'anni dopo un militante di Lc, Leonardo Marino, si è autoaccusato trascinando in carcere come mandanti Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani. Ma questa è un'altra storia.

Quella sera a Milano era caldo
Ma che caldo che caldo faceva
Brigadiere apra un po' la finestra
E ad un tratto Pinelli cascò.

"Commissario io gliel'ho già detto
Le ripeto che sono innocente
Anarchia non vuol dire bombe
Ma eguaglianza nella libertà."

"Poche storie, indiziato Pinelli
Il tuo amico Valpreda ha parlato
Lui è l'autore di questo attentato
E il suo socio sappiamo sei tu"

"Impossibile" - grida Pinelli -
"Un compagno non può averlo fatto
Tra i padroni bisogna cercare
Chi le bombe ha fatto scoppiar.

Altre bombe verranno gettate
Per fermare la lotta di classe
I padroni e i burocrati sanno
Che non siam più disposti a trattar"

"Ora basta indiziato Pinelli"
- Calabresi nervoso gridava -
"Tu Lo Grano apri un po' la finestra
Quattro piani son duri da far."

In dicembre a Milano era caldo
Ma che caldo che caldo faceva
È bastato aprir la finestra
Una spinta e Pinelli cascò.

Dopo giorni eravamo in tremila
In tremila al tuo funerale
E nessuno può dimenticare
Quel che accanto alla bara giurò.

Ti hanno ucciso spezzandoti il collo
Sei caduto ed eri già morto
Calabresi ritorna in ufficio
Però adesso non è più tranquillo.

Ti hanno ucciso per farti tacere
Perché avevi capito l'inganno
Ora dormi, non puoi più parlare,
Ma i compagni ti vendicheranno.

"Progressisti" e recuperatori
Noi sputiamo sui vostri discorsi
Per Valpreda Pinelli e noi tutti
C'è soltanto una cosa da far.

Gli operai nelle fabbriche e fuori
Stan firmando la vostra condanna
Il potere comincia a tremare
La giustizia sarà giudicata.

Calabresi con Guida il fascista
Si ricordi che gli anni son lunghi
Prima o poi qualche cosa succede
Che il Pinelli farà ricordar.

Quella sera a Milano era caldo
Ma che caldo che caldo faceva
Brigadiere apra un po' la finestra
E ad un tratto Pinelli cascò.

inviata da Riccardo Venturi - 30/7/2005 - 15:14




Lingua: Italiano

La versione di Lotta Continua.

Per una breve storia di Lotta Continua, si veda la pagina del Centro di Documentazione Storica [CEDOST]. Alla pagina: Nel Vento, di Joe Fallisi, si trova una raccolta di documenti del movimento.


La versione più celebre della "Ballata del Pinelli" resta però senz'altro quella di Lotta Continua sulla base delle strofe originali degli anarchici mantovani e della versione di Joe Fallisi, e generalmente presentata con la dicitura "Parole e musica del proletariato". Eseguita dal Canzoniere del Proletariato, viene cantata anche da Pino Masi e da lui inserita nella raccolta intitolata significativamente "12 dicembre".
LA BALLATA DEL PINELLI

Quella sera a Milano era caldo
Calabresi nervoso gridava
Tu Lograno apri un po' la finestra
ad un tratto Pinelli cascò.

"Scior questore io ce l'ho già detto
le ripeto che sono innocente
Anarchia non vuol dire bombe
Ma giustizia nella libertà".

"Poche storie confessa Pinelli
c'è Valpreda che ha già parlato
lui è l'autore di questo attentato
ed il complice è certo sei tu".

"Impossibile - grida Pinelli -
un compagno non può averlo fatto
chi è l'autore di questo delitto
tra i padroni bisogna cercar".

"Stai attento indiziato Pinelli
questa stanza è già piena di fumo
se tu insisti apriam la finestra
quattro piani son duri da far".

L'hanno ucciso perché era un compagno
non importa se era innocente
"Era anarchico e questo ci basta"
disse Guida il fascista questor.

C'è un bara e tremila compagni
stringevamo le nostre bandiere
noi quel giorno l'abbiamo giurato
non finisce di certo così.

Calabresi e tu Guida assassini
se un compagno ci avete ammazzato
questa lotta non avete fermato
la vendetta più dura sarà.

Quella sera a Milano era caldo
ma che caldo che caldo faceva
è bastato aprir la finestra
una spinta e Pinelli cascò.

inviata da Riccardo Venturi - 30/7/2005 - 15:26




Lingua: Italiano (Lombardo)

La versione in dialetto lombardo.


Della "Ballata del Pinelli" è stata composta e cantata anche una versione in dialetto lombardo, sulla base di quella generalmente cantata(ovvero la versione di Lotta Continua). E' probabilmente opera di Mario Righi, ricercatore e conoscitore delle lingue delle minoranze etniche in Italia e autore di vari fogli anarchici ciclostilati in dialetto lombardo. F. Schirone e S.Catanuto la riprendono da "El pruletari lumbart", ciclostilato, Milano, aprile 1979, n.2.
LA BALADA DEL PINELLI

Chela sira a Milàn l'era calt
Calabresi nervùs el fümava
"Ti Lograno derva'n püü la finestra"
una rüzada e'l Pinelli 'l va jò.

Sciur cüestùr mi ghe lu jamò dii
ghe repeti che sunt inucent
Anarchia vör dì minga bumb
ma jüstisia in de la libertaa.

Poch stori indiçiaa Pinelli
el to amis Valpreda l'ga cantaa
l'è l'aütuùr de stu atentaa
de següra t'el gheet spalejaa.

Impusibel el vuza el Pinelli
un cumpagn el pö minga avèl faa
ma l'aütuùr de stu atentaa
in mes ai padrùn el ga de truàl.

Sta atent indiçiaa Pinelli
sta stança l'è jamò piane de füm
se te insistet la fenestra nün dervum
cüater pian hin dür d'andà jò.

El gan masaa perchee l'era 'n cumpagn
poch el cunta se l'era inucent
l'era anarchech e chest l'è fin trop
el vuza el Guida, balòs d'un cüestùr.

Na casa de mort e trimila cumpagn
e strenjevum i noster bander
nü chel dì laa ghe l'em jüraa
el finis nò in alter maner.

Calabresi e ti Guida, malnàt
un cumpagn gavii purtaa via
la bataya gavit nò fermaa
püsee düra vendèta la saraa.

Chela sira a Milàn l'era calt
ma che calt, cha calt el fazeva
l'è sta asee de dervì la fenestra
na rüzada e'l Pinelli 'l va jò.

inviata da Riccardo Venturi - 30/7/2005 - 15:33




Lingua: Esperanto

La versione in Esperanto del 1970.


La seguente è la versione nella lingua internazionale, l'Esperanto (lingua assai praticata dal movimento anarchico internazionale, per la sua stessa natura). Su segnalazione di Nicola Ruggiero del newsgroup it.fan.musica.guccini, è possibile attribuirla all'esperantista ungherese Kálmán Kalocsay.
LA BALADO PRI LA MORTO DE LA ANARKISTO PINELLI

Tu vespere en Milano estis varme
he kia varme, kia varme ĝi estis.
"Brigadier' la fenestron malfermu"
kaj per puŝe Pinelli malsupren.

"Kvestor' mostojam mi diris la veron
mi diras ke mi estas senkulpa
anarkio ne signifas bomboj
sed egalo en la liberec'."

"Nehezitu, konfesu Pinelli
jam patrolis via amiko Valpreda
li farantis tiun ĉi kulpajon
lia komplico certe ja estas vi."

"Ĝi ne eblas", ekkrias Pinelli,
"kamarade tion ne povas fari;
la kulpulo de tiu ĉi krimo
certe estas inter la mastroj."

"Atentiĝu, indizita Pinelli
tiu ĉi ĉambro jam plenas je fumo
la fenestron ni povas malfermi
kvar etagoj estas malfacilaj'."

Tiu vespere en Milano estis varmo
ho kia varmo, kia varmo ĝi estis.
"Brigadier', la fenestron malfermu"
kaj per puŝe Pinelli malsupren.

Jen feretro kaj trimil kamaradoj
ĉirkaŭstrecis ni niajn flagojn
tiu vespere ni juris jam
tiamaniere ja ĝi ne finas.

Kaj vi Guida, kaj vi Calabresi
se vi murdis al ni kamaradon
per kasiĝi iun statan masakron
tiu ci lukto finos nenian.

Tiu vespere en Milano estis varmo
ho kia varmo, kia varmo gi estis.
"Brigadier', la fenestron malfermu"
kaj per puŝe Pinelli malsupren.

inviata da Riccardo Venturi - 30/7/2005 - 15:45




Lingua: Esperanto

La versione in Esperanto di Renato Corsetti (uno dei più grandi esperantisti ed attuale presidente della UEA, la Universala Esperanta Asocio, segnalata dal nostro operatore Nicola Ruggiero sul newsgroup it.fan.musica.guccini. E'ripresa dall'edizione in Esperanto di Wikipedia.
BALADO PRI PINELLI

En Milan' estis varma vespero,
estis varma, tre varma vetero.
"Kaporalo, malfermu fenestron".
Eta puŝo: Pinelli ne plu.

"Policestro, mi estas senkulpa,
mi jam diris kaj ade rediras:
anarkio signifas ne bombojn
sed justecon en la liberec'".

"Ne fabelu, kulpulo Pinelli,
via kara kunulo konfesis:
nur pro li l' atenco sukcesis
kaj helpinto ja estis nur vi".

"Vi mensogas" alkrias Pinelli
"kamarado ne ĵetis la bombon,
ĉar farintoj de ĉi hekatombo
estas mastroj kaj ne proletar'".

"Nu atentu, kulpulo Pinelli,
ĉar ĉi ĉambro jam plenas je fumo;
se vi pluas jen estas fenestro:
kvar etaĝoj, ne temas pri ŝerc'".

Oni murdis lin ĉar kamarado,
kaj ne gravis de li senkulpeco.
"Anarkio de krim' estas speco"
diris fia polic-komisar'.

Post ĉerko tri mil kamaradoj,
hisas alten batalan ni flagon.
Ĉi-vespere jen estas la ĵuro,
ke ne haltos tiele la lukt'.

Policestro kaj kunpolicanoj,
vi mortigis al ni kamaradon
nur por kaŝi ŝtatan masakron,
sed plej akra de ni estos venĝ'.

En Milan' estis varma vespero,
estis varma, tre varma vetero.
"Kaporalo, malfermu fenestron".
Eta puŝo: Pinelli ne plu.

inviata da Riccardo Venturi - 30/7/2005 - 15:50




Lingua: Inglese

La versione inglese di Riccardo Venturi.


E' del 1999 ed è stata originariamente elaborata per il vecchio sito "In alamanno e in goto" sulla base della versione di Joe Fallisi:(http://utenti.lycos.it/Guctrad/alamanno.html).
BALLAD OF THE ANARCHIST PINELLI

‘Twas so hot that evening in Milan,
How hot, how hot it was,
"Sergeant, please, open the window",
A push, and Pinelli falls down.

"Mr Questor, I told you already,
I repeat that I am not guilty;
Anarchy doesn’t mean bombs
But equality in liberty."

"No more humbug! Confess, Pinelli!
Your friend Valpreda squealed;
He’s the author of this crime,
Sure you are his accomplice."

"Bullshit!", Pinelli shouts,
"A comrade couldn’t possibly do that!
And the author of this crime
Should be sought among the masters."

"Other bombs will be thrown
To stop the class struggle,
And the masters and the bureaucrats
Know so well we’ve had enough."

"Watch out, suspect Pinelli!"
Calabresi shouted a bit edgy,
"If you persist, we’ll open the window,
Four floors are hard to do."

‘Twas so hot that evening in Milan,
How hot, how hot it was.
Someone’s opened the window,
A push, and Pinelli falls down.

Two days later, 3,000 comrades,
Were clasping their flags at your coffin,
And they all did swear that night
That it won’t end this way.

They killed you by breaking your neck
Then they dropped you down dead,
Calabresi returns to his office
But he’s a bit worried now.

They killed you to silence your voice
For you had understood all the matter.
Now you can’t speak anymore
But they’ll pay dearly for it.

Progressives and recuperators
We spit on all your idle talk,
For Valpreda, Pinelli and for us all
There’s nothing but one thing to do.

All the workers at work anyplace
Will sign your death warrant,
Your power begins to waver
And your justice’s going to be judged.

And you, Guida, and you, Calabresi,
If a comrade was killed
To cover a State slaughter
This fight will just get harder.

‘Twas so hot that evening in Milan,
How hot, how hot it was,
"Sergeant, please, open the window",
A push, and Pinelli falls down.

30/7/2005 - 15:55




Lingua: Francese

La versione francese di Riccardo Venturi (2004), ancora sulla base della versione di Joe Fallisi:
BALLADE DE L’ANARCHISTE PINELLI

Il faisait si chaud à Milan,
ce soir-là, que c'était chaud!
"Maréchal, ouvrez donc la fenêtre..."
Et voilà que Pinelli est tombé.

"Commissaire, vous le savez déjà
j’ vous répète, je n’ suis pas coupable.
L’anarchie, ce n’est pas des bombes
mais justice dans l’égalité."

"Arrêt’ donc un peu, suspect Pinelli,
ton cam'rade Valpreda a parlé,
c’est lui l’auteur de cet attentat
et t’es son accomplice, on le sait."

"C’est pas vrai!", Pinelli s'est écrié,
"Un cam’rade n’ peut avoir dit ça,
faut checher bien parmi les patrons
ce qui la bombe a fait éclater.

D’autres bombes vont être jetées
pour empêcher la lutte de classe,
les patrons et les bureaucrates
savent bien qu’on en a assez."

"ça suffit, suspect Pinelli!".
Calabresi criait un peu nerveux,
"Toi, Lo Grano, ouv’ un peu la fenêtre,
quatre étages, c’est dur à les faire."

Qu’il faisait chaud à Milan en décembre,
Qu’il faisait chaud, c’était pas normal,
Il a suffi ouvrir la fenêtre,
un’ poussée et Pinelli est tombé.

Des jours aprés, on était trois mille,
trois mille à ton enterr’ment
et personne n’oubliera jamais
ce qu’il a juré sur ton cercueil.

Ils t’ont tué en te cassant le cou,
tu es tombé et t’étais déjà mort,
Calabresi rentre à son bureau,
mais il n’est pas plus si tranquille.

Ils t’ont tué pour que tu te tais’s,
parc’ qu’ t’avais tout compris,
maintenant tu n’ peux plus parler
mais tout ça, ils vont le payer cher.

Progressistes, récupérateurs
nous crachons sur vos discours
pour Valpreda, Pinelli et pour tous nous
il n’y a qu’une chose à faire.

Les ouvriers aux usines et ailleurs
vont signer votre condamnation,
le pouvoir commence à trembler,
la justice sera bientôt jugée.

Calabresi et Guida, les fascistes,
n’oubliez pas que les années sont longues,
un jour va bien s’passer quelque chose
qui Pinelli vous rappelera.

Et il faisait si chaud à Milan,
ce soir-là, que c'était chaud!
"Maréchal, ouvrez donc la fenêtre..."
Et voilà que Pinelli est tombé.

30/7/2005 - 15:57




Lingua: Francese

La versione francese dall'opuscolo:
Vive l'Anarchie! - Chansons révolutionnaires et anarchistes
Présenté par Insurrection Prolétarienne

LA BALLATA DEL PINELLI - 1969
(BALLADE DE L’ANARCHISTE PINELLI)

Paroles et musique : plusieurs auteurs avec plusieurs versions, dont Giancorrado Barozzi, Dado Mora, Flavio Lazzarini, Ugo Zavanella, David Turcato et Joe Fallisi.

Depuis les années 30 en Italie, les gouvernements réactionnaires et fascistes accèdent régulièrement au pouvoir grâce au soutien de la maffia, de francs-maçons, des industriels et financiers, ainsi que du Vatican. En conséquences de quoi les militants et les membres d’organisations dites subversives sont impitoyablement harcelés et parfois liquidés. Avec la chute de Mussolini et la peur du bloc communiste, des réseaux para-militaires se sont mis en place en Italie, comme dans la plupart des pays européens. Suite à d’importants et violents mouvements sociaux en 67, l’Etat italien met en place la stratégie de la tension. Des attentats sont commis et les anarchistes accusés, emprisonnés, exécutés. Giueseppe Pinelli (1928-1969) est l’un de ceux-là, défenestré suite à son arrestation arbitraire concernant l’attentat contre une banque de Milan, le 12 décembre 1969, faisant 18 morts. Valpreda, arrêté avec Pinelli, sera libéré en 1972. Or, on sait actuellement que cette vague d’attentats (dont celui de la gare de Bologne en 1980) ne fut pas organisée par les anarchistes, mais bien par l’Etat italien, et perpétrée par son bras armé clandestin, les réseaux Gladio.... Cela dit, de nos jours, la police italienne exécute les manifestants dans la rue (Carlo Giullani assassiné en juillet 2001 à Gênes).
BALLADE DE L'ANARCHISTE PINELLI

Il faisait si chaud à Milan,
ce soir-là, qu’il faisait chaud!
“Brigadier, ouvre donc la fenêtre...”
Une poussée.... Et voilà que Pinelli est tombé.

“Commissaire, je vous l’ai déjà dit
j’vous répète, j’suis innocent.
L’anarchie, ce n’est pas les bombes
mais la justice dans l’égalité.”

“Arrêt’ donc un peu, et avoue suspect Pinelli,
ton cam’rade Valpreda a parlé,
c’est lui l’auteur de cet attentat
et t’es son accomplice, on le sait.”

“C’est pas vrai!”, Pinelli s’est écrié,
“Un camarade n’peut avoir fait ça,
faut checher parmi les patrons
celui qui a fait éclater la bombe.”

“ça suffit, suspect Pinelli!.
Cette pièce est déjà pleine de fumée.
Si tu veux , on ouv’ un peu la fenêtre,
quatre étages, c’est dur à descendre.”

Il faisait si chaud à Milan,
ce soir-là, qu’il faisait chaud!
“Brigadier, ouvre donc la fenêtre...”
Une poussée.... Et voilà que Pinelli est tombé.

Il y a un cercueil et trois mille camarades,
Nous serrions nos drapeaux
Ce soir là, nous l’avons juré,
Ne finira certainement pas comme ça.

Et toi Guida, et toi Calabresi,
Si un camarade a été tué
Pour couvrir un carnage d’Etat,
Cette lutte sera plus dure, alors.

Il faisait si chaud à Milan,
ce soir-là, qu’il faisait chaud!
“Brigadier, ouvre donc la fenêtre...”
Une poussée.... Et voilà que Pinelli est tombé.

inviata da Riccardo Venturi - 14/12/2008 - 02:06




Lingua: Tedesco

Versione tedesca di Riccardo Venturi
Deutsche Fassung von Riccardo Venturi
4 maggio / 4. Mai 2005

Ancora basata sulla versione di Joe Fallisi
BALLADE VOM ANARCHISTEN PINELLI

Es war so heiß in Mailand an dem Abend,
Ach wie heiß, ach wie heiß war’s denn.
“Du, Lo Grano, mach’ das Fenster auf”,
Und plötzlich fiel Pinelli hinab.

“Herr Kommissar, das hab’ ich schon gesagt,
Bin nicht schuldig, das wissen Sie gut.
Anarchie steht nicht für Bomben,
Sondern für Recht in voller Freiheit.”

“Jetzt ist’s genug, Verdächtiger Pinelli,
Dein Genosse Valpreda hat gestanden!
Von diesem Attentat ist er der Täter,
Und du bist der Mittäter, ist’s uns bekannt.”

“Das ist nicht möglich” –schreit Pinelli-
“Das kann ein Genosse nicht tun!
Unter den Meistern ist’s zu suchen
Wen die Bomben explodieren ließ.

“Andere Bomben werden gestellt
Um den Klassenkampf zu stoppen
Herren und Bürokraten wissen wohl,
Wir sind nicht mehr so wohl geneigt.”

“Jetzt ist’s genug, Verdächtiger Pinelli!”
-schrie Calabresi nervös-
“Du, Lo Grano, mach’ das Fenster auf,
Vier Stock ist ja ein schöner Sprung.”

Es was so heiß in Mailand am dem Abend,
Ach wie heiß, ach wie heiss war’s denn.
Es genügte, das Fenster aufzumachen,
Ein Stoß, und Pinelli fiel hinab.

Zwei Tagen nach waren wir dreihundert,
Dreihunder an deinem Begräbnis
Und niemand kann vergessen
Was bei deinem Sarg schwor.

Dir hat man das Genick gebrochen,
Du fielst, du warst aber schon tot.
Calabresi geht ins Büro zurück
Er ist aber nicht so sehr sorglos.

Dich hat man ausgezischt und ermördet
Weil du den Betrug verstanden hattest.
Jetzt schläfst du, kannst du nicht mer reden
Aber deine Genossen werden dich rächen.

Progressisten und Reformisten
wir spucken auf all ihr Reden
Für Valpreda Pinelli und wir alle
ist’s nur eine Sache zu tun.

Die Arbeiter in und außer Fabriken
Haben schon euer Urteil gesprochen
Die Macht beginnt Angst zu haben,
Das Gericht wird beurteilt.

Calabresi und Guida, Faschisten,
Bedenkt, dass die Jahre sehr lang sind
Einmal wird etwas geschehen
Und Pinelli vergeßt ihr nicht mehr.

Es war so heiß in Mailand an dem Abend,
Ach wie heiß, ach wie heiß war’s denn.
“Du, Lo Grano, mach’ das Fenster auf”,
Und plötzlich fiel Pinelli hinab.

30/7/2005 - 16:01




Lingua: Tedesco

Versione tedesca riprodotta dallo "Schwarz-rotes Liederbüchlein" dell'anarcosindacalismo tedesco. La traduzione è a cura del sindacato anarchico di base per la scuola "eduCat" di Bonn.
BALLADE VOM ANARCHISTEN PINELLI

Es war eine heisse Nacht in Mailand
so heiss, ja so heiss war die Luft
"Brigadiere, öffne das Fenster!",
ein Stoß... und Pinelli ist tot.

"Herr Verhörer, ich sagte schon einmal
ich bin unschuldig, immernoch
Anarchie, das bedeutet nicht Bomben,
sondern Gleichheit und Freiheit dazu."

"So ein Unsinn, gestehe, Pinelli,
dein Freund Valpreda hat alles gesagt,
er hat die Bomben gebastelt
und warst doch sicher dabei."

"Unmöglich!", schreit da Pinelli,
"Ein Genosse, der tut sowas nicht,
und die Schuldigen dieses Massakers,
sind die Herrschenden, aber nicht ich."

"Pass bloß auf, Verdächtiger Pinelli,
dieser Raum hier ist schon voll Rauch,
mach nur weiter, wir öffnen das Fenster,
der vierte Stock ist verflucht hoch."

Da ist ein Sarg und dreitausend GenossInnen
wir umklammern die Fahnen so schwarz
in dieser Nacht da haben wir geschworen
das das noch nicht das Ende von uns war.

Und du, Guida, und du, Calabresi,
wenn ein Genosse ermordet wird,
um den Terror des Staates zu schützen,
wird unser Kampf dann erst recht weitergehen.

Es war eine heisse Nacht in Mailand
so heiss, ja so heiss war die Luft
"Brigadiere, öffne das Fenster!",
ein Stoß... und Pinelli ist tot.

inviata da Riccardo Venturi - 3/11/2005 - 01:18




Lingua: Spagnolo

Versione spagnola di Gustavo Sierra

Os traigo la traducción al castellano o español que realicé el otro día. Es una traducción bastante literal, con algún que otro error seguramente, y que respeta además en lo que le permite la misma traducción la métrica

La Zamarra de Gustavo: Romances anarquistas italianos: Giuseppe Pinelli
LA BALADA DEL PINELLI

Aquella noche en Milán era caliente
Pero qué calor, qué calor hacía.
Brigadier abra un poco la ventana
Pinelli cayó de repente.

Señor comisario ya le he dicho,
le repito que soy inocente
anarquía no quiere decir bombas
sino justicia, amor, libertad.

Menos historias, confiesa Pinelli,
tu amigo Valpreda ha hablado,
es el autor del vil atentado
y su socio, sabemos que eres tú.

Imposible, grita Pinelli,
un compañero no puede haberlo hecho,
y el autor de este crimen
entre los patrones es necesario buscar.

Ten cuidado, sospechoso Pinelli,
esta habitación ya está llena de humo
si tú insistes abrimos la ventana,
cuatro pisos son duros de "hacer".

Aquella noche en Milán era caliente
Pero qué calor, qué calor hacía.
Brigadier abra un poco la ventana
Pinelli cayó de repente.

Le han matado porque era un compañero,
no importa si era inocente
“Era anarquista y eso basta””,
dice Guida, el feroz comisario.

Hay un ataúd y tres mil compañeros,
agitamos las negras banderas,
en aquel día habíamos jurado
esto no acaba así.

Calabresi, y tú Guida, asesinos
que a un compañero habéis asesinado
la anarquía no se ha detenido
y el pueblo al fin vencerá.

Aquella noche en Milán era caliente
Pero qué calor, qué calor hacía.
Brigadier abra un poco la ventana
Pinelli cayó de repente.

[Y tú Guida y tú Calabresi,
si a un compañero habéis asesinado
por cubrir una masacre de estado
esta lucha más dura será.]

inviata da Gustavo Sierra - 19/7/2011 - 12:43




Lingua: Portoghese

Versione portoghese di Riccardo Venturi
16 marzo 2007. "Da quella finestra un treno è saltato".
BALADA SOBRE A MORTE DO ANARQUISTA PINELLI

Estava quente em Milão aquela noite,
sim que estava tão quente, tão quente,
"senhor sargento, abra um pouco a janela",
de repente o Pinelli precipitou.

"Já lho disse, senhor Comissário,
e repito que sou inocente.
Anarquia não quer dizer bombas
mas igualdade na liberdade."

"Deixe-se de histórias, indiciado Pinelli
o seu amigo Valpreda já falou,
ele é o autor deste atentado,
e sabemos que você o ajudou."

"Não é possível!", grita o Pinelli
"um camarada não pode fazer isso!
é entre os patrões que há de procurar-se
quem pôs a bomba e a fez exploder.

Outras bombas serão postas
para parar a luta de classe,
os patrões e os burocratas sabem
que a gente já não está disposta a tratar"

"Basta já, indiciado Pinelli!",
Calabresi, enervado, gritava,
"Lo Grano, abra um pouco a janela,
quatro andares são duros a fazer."

Estava quente em Milão em Dezembro,
sim que estava tão quente, tão quente,
bastou abrir um pouco a janela,
um puxão e o Pinelli precipitou.

Dias depois, éramos três mil,
três mil presentes ao seu enterro
e ninguém pode esquecer
o que perante o caixão se jurou.

Mataram-te quebrando-te o pescoço,
precipitaste mas já eras morto.
Calabresi volta pró seu escritório
mas agora já não está tranquilo.

Mataram-te para te calar,
porque tinhas percebido o engano,
agora dormes, já não podes falar
mas os camaradas vão a vingar-te.

"Progressistas", recuperadores
nós cuspimos nas suas mentiras
para o Valpreda, o Pinelli e nós todos
não há outra coisa a fazer.

Os trabalhadores nas fábricas e fora
estão a assinar vossa condenação
o poder começa a ter tremeliques
a justiça vai a ser julgada.

Calabresi e o Guida, o fascista,
lembrem-se bem de que os anos são longos
antes ou depois deve passar-se algo
que do Pinelli lhes faz lembrar.

Estava quente em Milão aquela noite,
sim que estava tão quente, tão quente,
"senhor sargento, abra um pouco a janela",
de repente o Pinelli precipitou.

16/3/2007 - 14:44




Lingua: Greco moderno

Traduzione greca della versione di Joe Fallisi
di Riccardo Venturi, 2 giugno 2009
Ελληνική μετάφραση της απόδοσης του Δζο Φαλλίζι
από τον Ρικάρντο Βεντούρη, 2. Ιούνιου 2009
Η ΜΠΑΛΑΝΤΑ ΤΟΥ ΑΝΑΡΧΙΣΤΗ ΠΙΝΕΛΛΙ

'Εκανε ζέστη εκείνο το βράδυ στο Μιλάνο,
και τι ζέστη, τι ζέστη έκανε!
“Επιλοχία, άνοιξε λίγο το παράθυρο”,
κι έξαφνα ο Πινέλλι έπεσε κάτω.

“Σας το είπα ήδη, κύριε αστυνόμε,
σας ξαναλέω ότι είμαι αθώος!
Η αναρχία δε σημαίνει βόμβες
αλλά ισότητα στην ελευθερία.”

“Αρκεί τόσο, καθηγορούμενε Πινέλλι,
ο φίλος σου ο Βαλπρέντα μίλησε,
αυτός είναι ο δράστης τούτης της απόπειρας,
και ο συνεργός του, ξέρουμε, είσαι εσύ.”

“Αδύνατον!”, φωνάζει ο Πινέλλι,
“ένας σύντροφος δε μπορεί να το κάνει!
Ανάμεσα στα αφεντικά πρέπει να ψάχνετε
για ποιόν έβαλε τις βόμβες αυτές.

'Αλλες βόμβες, σίγουρα, θα τις βαλούνε
για την ταξική πάλη να σταματήσουν,
τα αφεντικά κι οι γραφειοκράτες ξέρουν
πως δε θέλουμε πια να διαπραγματευόμαστε.”

“Αρκεί τόσο, καθηγορούμενε Πινέλλι!”,
ο Καλαμπρέζι φώναζε νευρικός,
“Εσύ, Λο Γκράνο, άνοιξε λίγο το παράθυρο,
τέσσερεις όροφοι είναι δύσκολοι να τους πέσεις.”

Στο Δεκέμβριο στο Μιλάνο έκανε ζέστη,
και τι ζέστη, τι ζέστη έκανε!
'Aρκεσε ν'ανοίξουν λίγο το παράθυρο,
μια σπρωξιά κι ο Πινέλλι έπεσε κάτω.

Μερικές μέρες αργότερα, ήμαστε
τρεις χιλιάδες στα κηδεία σου
και κανένας δε μπορεί να ξεχάσει
ο, τι ορκίστηκε κοντά στο φέρετρό σου.

Σε σκοτώσανε σπάζοντας σου το λαιμό,
έπεσες κι ήδη ήσουν πεθαμένος,
ο Καλαμπρέζι επιστρέφει στο γραφείο
αλλά τώρα δεν είναι πια ήσυχος.

Σε σκοτώσανε για να σου κλείσουν το στόμα,
γιάτι κατάλαβες όλην την απάτη,
τώρα κοιμάσαι, δε μπορείς πια να μιλάεις,
αλλά οι συντρόφοι θα πάρουν εκδίκηση για σένα.

“Προδευτικοί” και “ανακτούντες”,
εμείς φτύνουμε στις κουβέντες σας!
Για Βαλπρέντα, Πινέλλι κι όλους μας
υπάρχει μόνο ένα πράγμα να κάνουμε.

Οι εργάτες στα εργοστάσια και έξω
υπογράφουν την καταδίκη σας,
η εξουσία αρχίζει να τρέμει,
η δικαιοσύνη θα δικαστεί.

Ο Καλαμπρέζι κι ο Γκουίντα ο φασίστης
ας θυμούνται πως μακριά 'ναι τα χρόνια,
πριν ή μετά κάτι θα συμβεί
που θα σας κάνει τον Πινέλλι να θυμηθείτε.

'Εκανε ζέστη εκείνο το βράδυ στο Μιλάνο,
και τι ζέστη, τι ζέστη έκανε!
“Επιλοχία, άνοιξε λίγο το παράθυρο”,
κι έξαφνα ο Πινέλλι έπεσε κάτω.

2/6/2009 - 02:07




Lingua: Italiano (Molese [Mola di Bari])

Versione nel dialetto molese (Mola di Bari) di Nicola Ruggiero
Dal newsgroup it.fan.musica.guccini, 7 dicembre 2005
A BALLƏ'TƏ PƏ' PINELLI

Kèdda sàjrə a mMələ'n´ jàvə kàllə,
Calabresi nervùsə grədàvə
"Wé Logrà jàprə mëwnə a fənèstrə
e all'abbùnə Pinelli və' abbàš´.

"Mèstə méggjə u ssó ğğa dəšùtə
stòkə a ddéjšə na ssó ffàttə nòddə
Anarkéggjə na vvólə déjšə bbòmbə,
ma ğostèzjə in dà ləbərtə'".

Pèkkə kjàkkjərə e škàmə Pinelli,
stə' Valpreda ka ğğà kəmbəssə'tə
jéddə à stə'tə a ffə' stu mačìddə
e u kəmbə'rə pə ffórzə si ttù.

"Jə' 'mbossèbələ - déjšə Pinelli -
nu kəmbàñə na pót' jéssə stə'tə
e č' à stə'tə a ffə' stu mačìddə
stə' pə ffórzə 'mmìnzə a i patrëwnə."

"Fə' attenziònə 'ndzjə'tə Pinelli
ka ddò ssëwsə jé kkìnə də fëwmə
čə tu 'nzèst aprə'mə a fənèstrə
kwàttə pjə'nə nan i fə'šə akkəsséjtə."

U ànnə aččéjsə pəččì jàvə kəmbàñə
nan 'mbòrtə čə n'à ffàttə nòddə
"Jàvə anàrkəkə e kòssə n'avàst"
ğə dəšéggjə Guida u fašèst.

Sə' u bagòggjə e trəméjlə kəmbàñə,
strèttə strèttə a i nùstə bandìrə,
kèdda déggjə uavə'mə šurə'tə
na fərnèšə pə ffórzə akkəsséjtə.

Calabresi e ttù Guida assasséjnə
čə u kəmbàñə n'avéjtə aččədùtə
kèssa lôttə nan avə'tə fərmə'tə,
a vendèttə kkjù ddëwrə a jjèssə.

Kèdda sàjrə a mMələ'n´ jàvə kàllə,
ma čə kàllə čə kàllə fašàvə
ğğà vastə'tə apréggjə a fənèstrə
na vuttə'tə e Pinelli və' abbàš´.

inviata da Riccardo Venturi - 7/12/2005 - 17:05




Lingua: Italiano (Abruzzese / Montesilvanese)

Versione nell'abruzzese di Montesilvano (Pescara) di Paolo Talanca, dal newsgroup it.fan.musica.guccini, 11 dicembre 2005.

Paolo Talanca (senza chitarra) e Marco Di Pasquale (con la chitarra di Paolo)
Paolo Talanca (senza chitarra) e Marco Di Pasquale (con la chitarra di Paolo)
LA CANZON' DI PINELL'

A Milane faceje lu calle
ma chi calle, chi calle faceje
"brigadie' apr' 'n bo' ssa finestre"
e di bbott Pinell' cascò.

'Gnor' questo' i' vi li so dett'
e l'ardice ca i' so 'nnocente
anarchie nin vol dir' li bomme
ma justizie, amor e libertà.

Poc storj, cunfiss Pine'
lu cumbar Valpred' ha parlat'
ess ha fatt' chilla carugnat'
e sapeme ca lu socie si ttu.

"Nn è possibbl!" strille Pinell'
"nu cumbagn nn ha putut fa'
e chi ha fatt' 'sta bastardat'
mmezz' a li padrune a da sta."

"Stem attend, 'i capit Pine'?
ca 'sta stanz' è già piene di fum'
e si insist' ema aprì la finestr
quattr' pian' è tost' da fa'.

A Milane faceje lu calle
ma chi calle, chi calle faceje
"brigadie' apr' 'n bo' ssa finestre"
e di bbott Pinell' cascò.

L'hann' accis' picché er nu cumbagne
Si n'ha fricat si er' innocende
" Er' anarchic' e quest c'avast'"
diciò Guid', 'lla bestie assassin'.

Ci sta 'na cascie e tremila cumbagne,
strignavam' la bandier' nir'
chillu jurn' l'avem giurat'
ca "sta storie nin po' finì ec.

Calabres' e 'llu porc' di Guid'
chi c'avete accis' nu cumbagne,
l'anarchie nin l'avet' firmate
e a la fin' lu popol' vinge.

A Milane faceje lu calle
ma chi calle, chi calle faceje
"brigadie' apr' 'n bo' ssa finestre"
e di bbott Pinell' cascò.

[Calabres' e 'llu porc' di Guid'
chi c'avete accis' nu cumbagne,
pi 'na mmerd di strage di Stat'
chesta guerr' cchiu tost' sarà.]

inviata da Riccardo Venturi - 10/12/2005 - 12:54




Lingua: Italiano (Alto Salentino)

Traduzione alto-salentina di Marina, dal forum www.vecchioni.it

Alto Salento a rapporto!

Ho cercato di restare quanto più possibile fedele al testo originale: tuttavia, per rendere meglio lo spirito del mio dialetto, alcune espressioni ho dovuto leggermente modificarle e, naturalmente, si è persa, insieme alle rime, un po' di musicalità. Ho messo anche gli accenti sulle parole particolarmente ostiche, nel caso qualcuno voglia cimentarsi con una lettura.
Quedda sera a Milanu facìa cautu,
ma ce cautu, ce cautu ca facìa...
brigadiè, apri picchi picchi la finestra,
totta 'na vota Pinelli catìu.

Signor questore, vi l'aggiu tittu,
vi ripetu ca so' innocenti...
anarchia no' ssignifica bombi
ma giustizia amori libertati.

Picchi chiàcchiri, Pinelli, cunfessa,
lu cumpari tua, Valpreda, è parlatu,
è fattu iddu lu 'nfami attentatu
e sapìmu ca tu si llu cumpari.

Impossibili, crita Pinelli
'nu cumpagnu no' ll'è putùtu fari...
a cci è statu
scia' acchiàtulu 'ntra li patruni.

Stamundi attienti, indiziatu Pinelli,
ca 'sta stanza stai già chiena ti fumu...
ci 'ssignurìa insisti, aprimu la finestra
e quattru piani so' tuesti cu lli faci.

Quedda sera a Milanu facìa cautu,
ma ce cautu, ce cautu ca facìa...
bragadiè, apri picchi picchi la finestra,
totta 'na vota Pinelli catìu.

L'hannu ccisu perchè era 'nu cumpagnu,
no' faci niente ca non era statu iddu,
"era anarchico" e 'ndi basta custu
tissi Guida, cuddu questori animali.

Stava 'na bara e tremila cumpagni,
stringìumu li bandieri neri
e curu giurnu lu giurammu
ca non c'era spicciàri ccussì.

Calabresi e tu Guida, assassini
ca 'ndatu ccisu 'nu cumpagnu,
l'anarchia no' ll'atu firmata,
alla fini ava vènciri lu populu.

Quedda sera a Milanu facì cautu,
ma ce cautu, ce cautu ca facìa...
brigadiè, apri picchi picchi la finestra
totta 'na vota Pinelli catìu.

E tu Guida, e tu Calabresi,
ci 'ndatu ccisu 'nu cumpagnu
cu mmugghicàti 'na stragi di lu statu,
'sta lotta sarà ancora cchiù tosta.

inviata da Paolo Talanca - 14/12/2007 - 15:06




Lingua: Italiano (Laziale Romanesco)

Traduzione in romanesco di Simone Avincola, dal forum www.vecchioni.it
Credo sia abbastanza 'romana'.
Sicuramente, non ho commesso errori grammaticali!!
LA BALLATA DEL PINELLI

Quella sera a Milano era callo
ma che callo che callo faceva
brigadiere apra n' po' à finestra
a'n tratto Pinelli cascò.

Signor questore io jel'ho già detto
ò ripeto che sò innocente
anarchia nun vor dì bombe
ma giustizia amor libertà.

Poche storie confessa Pinelli
l'amico tuo Valpreda ha parlato
è l'autore der vile attentato
e er suo socio sappiamo sei tu.

Impossibile grida Pinelli
n' compagno nun pò avello fatto
e l'autore de 'sto misfatto
tra li padroni bisogna cercà.

Stamo attenti indiziato Pinelli
sta stanza è già piena de fumo
se tu 'nsisti aprimo à finestra
quattro piani sò duri da fà.

Quella sera a Milano era callo
ma che callo, che callo faceva
brigadiere apra n' pò à finestra
a'n tratto Pinelli cascò.

L'hanno ucciso perché era n' compagno
non importa se era innocente
"Era anarchico e questo ce basta"
disse Guida er feroce questor.

C'è na bara e tremila compagni
strignevamo le nere bandiere
n' quer giorno l'avemo giurato
nun finisce de certo così.

Calabresi e tu Guida assassini
che n' compagno c' avete ammazzato
l'anarchia nun avete fermato
e er popolo alfin vincerà.

Quella sera a Milano era callo
ma che callo, che callo faceva
brigadiere apra n' po' à finestra
ad un tratto Pinelli cascò.

[E tu Guida e tu Calabresi
Se n' compagno c'avete ammazzato
Pè coprì na strage de stato
'Sta lotta più dura sarà.]

inviata da Paolo Talanca - 14/12/2007 - 15:08




Lingua: Latino

Carmen de anarchista Pinelli
La traduzione ritmica in lingua latina di Riccardo Venturi
(21 dicembre 2015)
Carmen de anarchista Pinelli in Latinum sermonem rhythmice vertit Richardus Venturi die XX m. Dec. a.D. MMXV

Mediolanenses anarchistae Vurchio et Iosephus Pinelli.
Mediolanenses anarchistae Vurchio et Iosephus Pinelli.


Due parole del traduttore. Per la versione latina è stata coscientemente adoperata la versione di Joe Fallisi, detta anche “Progressisti e recuperatori” dalla strofa che non viene quasi mai cantata, perché sgraditissima a parecchi (l'ho constatato anche pochi giorni fa a Carrara: non la conoscono più nemmeno gli anarchici). La traduzione è in pentametri latini, corrispondenti pressappoco a dei novenari italiani (ma con qualche imperfezione). L'indicazione delle lunghe e di qualche breve dovrebbe, almeno nelle intenzioni, facilitare la lettura e il canto. Noialtri il “giubileo” ce lo facciamo a modo nostro, anche piegando il latino ad usi un po' insoliti ma restituendogli la sua qualifica di lingua normale.
CARMEN DE ANARCHISTĀ PINELLI

Illō vesperī aer calebat
Mediolanī, heu, valdē calebat!
“Custos, aperī parum fenestram”,
Improvisō concidit Pinelli.

“Dixi tibi et iterum dico,
Procurator, me esse innocentem;
Anarchia non indicat pyras!
Aequitatem, immō, in libertatē.”

“Nolī persĕqui tua mendacia,
Tuus sodālis Valpreda confessus;
Petitiōnis auctor vidētur,
Scīmus eius te esse socium.”

“Sed non fēcit!” clamat Pinelli,
“Consodālis talia non facit!
Apud dominos quaerĭte auctōrem
Huius sceleris, non apud nos.

Aliae pyrae collocabuntur
Ad contentionem classium tenendam;
Domini sciunt et grapheocratae
nos vobiscum non collucuturos.”

“De hōc satis, suspecte Pinelli!”
- Calabresi clamabat inquiētus -
,,Custos, aperī parum fenestram,
Praecipitium hinc non superēris.”

Aer mensē Decembrī calebat
Mediolanī, heu, valde calebat!
Aperīre fenestram sufficit
Et expĕllere inde anarchistam.

Interērant post aliquos dies
Tuis exsequis tria milia sodālium,
E nos nēmo obliviscī potest
Quod iuxta feretrum iuravit.

Collum tibi fregērunt iam mortuō,
Concidisti iam prius interfēctus
Calabresi ad scriptorium redīt
Sed ab animō suō quiēs abiit.

Te ut taceres interfecērunt
Quāre fraudem benē perspexisti,
Dormis nunc et tacēs in perpetuum,
Sed tuam mortem citō ulciscēmur.

Progressūs et reconciliatiōnis
Fautores, vos spernimus omnes,
Prō Valpredā, Pinelli omnibusque
Hoc tantum nunc est faciendum.

Operarii atque laboratōres
Damnatiōnem obsignant vestram,
Et pavescunt nunc principes omnes,
Iurisdictio iudicium patiētur.

Calabresi cum Guidā fascistā,
Mementōte quot diutinos annos,
Serius ocius aliquid eveniēt
Quod de Pinelli commonebit.

Illō vesperī aer calebat
Mediolanī, heu, valdē calebat!
“Custos, aperī parum fenestram”,
Improvisō concidit Pinelli.

21/12/2015 - 13:01




Lingua: Italiano (Modenese)

A g'ho pruvé anca me: an psiva menga mancher la version in dal dialet ed la rossa Modna!!!
Ci ho provato anch'io: non poteva mancare la versione nel dialetto della rossa Modena!!!

Luisa, dal forum di www.vecchioni.it
LA BALEDA DAL PINELLI

C'la sira a Milan l’era cheld
ma che cheld che cheld cà feva
brigader vera un po’ la fnestra
e ad un trat Pinelli al selta zò.

Sgnor questor a gl’ho bèle det
a g’al torn a dir che me an gh’enter gnint
anarchia an vol menga dir bombe
ma giustezia amor e liberté.

Pochi bali cunfesa Pinelli
al to amig Valpreda l’ha parlé
l’è l’autor dal vil atìnte
e al so sozi al savam che te tè.

Impusibil al sbraita Pinelli
un cumpagn an pol menga averel fat
e l’autor ed ste casein
tra i padron as dev zercher.

Stam all’erta indizié Pinelli
sta cambra l’è bele pina ed fom
se t’ve àdre avram la fnestra
quater pian in dur da fer.

C’la sira a Milan l’era cheld
ma che cheld che cheld cà feva
Brigader vera un po’ la fnestra
e all’improvis Pinelli al selta zò.

I l’han cupé perché l’era un cumpagn
an gh’entra gninta sl’era inocent
“L’era anarchic e quest’ché l’è d’avanz”
l’ha det Guida al feroce questor.

A ghé ‘na bara e tremela cumpagn
a stricheven el banderi nigri
in cal dé nueter a l’am zùre
an fines sicur acsé.

Calabresi e te Guida asasein
che un cumpagn a s’àvi amazé
l’anarchia an àvi menga fermé
ed al popol ala fin al vinzarà.

C’la sira a Milan l’era cheld
ma che cheld che cheld cà feva
Brigader vera un po’ la fnestra
e all’improvis Pinelli al selta zò.

[E te Guida e te Calabresi
se un cumpagn a s’àvi amazé
per cuacier ‘na stage dal sté
sta lota piò dura la dvintarà].

inviata da Paolo Talanca - 16/12/2007 - 18:27




Lingua: Italiano (Toscano Livornese)

A questo punto ci metto anche una (volutamente cruda) versione in livornese fatta il 16 dicembre 2007. E son passati trentott'anni. Dal titolo è eliminata la parola "ballata", a Livorno non si usa. [RV]
IR PINELLI

'Vella sera a Milano era 'ardo
Boia dé, un cardo 'si stiantava,
Dé Lograno apri 'n po' la finestra,
carcioncùlo e Pinelli 'ascò.

"Commissario, 'sa 'ni devo dì,
l'ho già detto 'é 'unn'ho fatto nułła,
Anarchia un vordì le bombe,
ma èsse' uguali nełła libbertà."

"Dé 'un fiatà te, 'ndizziato Pinelli,
ir tu'amìo Varpreda ha cantato,
ché l'ha fatto sì lui, l'attentato
e ir compagno si sa ché se' te."

"Dé cor cazzo!", n'ha urlato ir Pinelli,
"Un compagno 'un ne fa de 'steòse!
Lo dovete cercà fra' 'signori
'ì le bombe l'ha fatte scoppià'."

"Sa' 'vant'àrtre ne mèttan di bombe
pe' fermà questa lotta di 'ràsse!
I signori e i burògrati sanno
'é 'cò' loro 'un zi vole trattà'."

"Dé l'abbozzi, 'ndizziato Pinelli",
Calabresi n'urlava agitato,
"Te Lograno, apri 'n po' la finestra,
'Vattro piani so' brutti da fa'."

A dicembre si stianta dar cardo,
speciarmente là 'n mezz'a Milano,
n'è bastato aprì' 'n po' la finestra,
carcionculo e Pinelli 'ascò.

In tremila dopo 'n par di giorni,
in tremila noi s'era ar trasporto,
tutti 'vanti 'un zi scorderà mai
'ver che a quełła bara si giurò.

T'hanno morto troncandoti ir cołło,
Se' 'ascato che eri già morto,
Calabresi rivà ner zu' ufficio,
Però dé ora 'unn'è più tranquiłło.

T'hanno morto pe' fàtti stà' zitto,
Perché avevi 'apito l'imbroglio,
Ora dormi e 'un po'più dì' nułła
ma ''ompagni ti vendiërànno.

Progressisti e reuperatori,
ci si càa, su' vostri discorsi!
Pe' Varpreda, Pinelli e noàrtri
'un c'è che una 'osa da fa'.

L'operai nełłe fabbrië e fora
so' a firmàvvi la vostra 'ondanna,
ir potere cià la 'aäiòla,
la giustizzia sarà giudiäta.

Calabresi 'ò' Guida ir fascista
si riòrdi 'é l'anni so' lunghi,
primoppòi succede 'varcosa
che ir Pinelli vi fa riordà'.

'Vella sera a Milano era 'ardo
Boia dé, un cardo 'si stiantava,
Dé Lograno apri 'n po' la finestra,
carcioncùlo e Pinelli 'ascò.

inviata da Riccardo Venturi - 17/12/2007 - 01:06




Lingua: Artificiale (Altre) (Kelartico)

La versione in kelartico di Riccardo Venturi
21 marzo 2007
BALĀDE AP TO MĀRDE NĂ TO ANARKISĂT PINELLI

In nām diarne in Meilān dĕgne dierăm,
lo ma dierăm, ma dierăm to dĕgne,
"Brigadēr, anik māle to pradŭro",
ya nătiente Pinelli padvā inham.

"Komisāre, nyūn vām em gedāis to,
ya vām ărdāim syesām năkolviebig,
Anarkiya nălyuteri păr bombāi
de paēris in to liūderūr."

"Metvo stain, gedinditsēr Pinelli,
tăn geremen Valpreda hē gecaister,
in sī dagdār nă nāma rekverse,
ja sāmdagdār viedăin syeīz."

"Năpodehi' " – stereikăl Pinelli –
"En' kumpainy nătior estāi gedāk to,
tăr to drouvāi sī pritsis kaudestāi
min hē gedāk to bombāin syevudrā.

Ollŏs bombāin vudsyuar in to kūlco
syeporgarrayer to steren nă klasse
to drouvāi ya byūrokrātāi viedă
năsyesāin năgelag yos deuvdestāi."

"Stain anyuka, gedinditsēr Pinelli",
- Calabresi stereikălne nyirfusig –
"Ye, Lo Grano, anik māle to pradŭro,
pyate anhăr sī likhet spierestāi."

In diezămmiz in Meilān dĕgne dierăm
lo ma dierăm, ma dierăm to dĕgne,
hē gestain anikestāi to pradŭro,
eno spūhso ya Pinelli padvā inham.

Atriolŏsves verăin cīye halăd,
cīye halăd la tăn tărasperte
ya năgeno haid ekmeinestāi
to syevadvā rhanes to tabŭd.

Hoā gekavsut tā karvūrus tă to piasko
ez inhamgepad ya tols verez mārd,
Calabresi ărgī in to kansyelār
de tedve năsī yos dānsiulig.

Hoā gekavsut tā syetā părzilestāi,
părma syekez gedauten to barlyo,
tedve dārdez, năhaidez yos lakestāi
de to kumpainyāi niamsyă vindhav.

"Progresistāi" ya ărkobradārāi,
ni kospăin ap văn vindlokāi
păr Valpreda, Pinelli ya nās ollsāi
sī năyos eno dolho syehaidŭar

To straktārāi in to zyināi ya giŭne
sapiskiră văn sāmpleigadūrăn
to velăd nebikodar dremestāi
to diksyine be gediksyinăl.

Calabresi ya Guida to fasyisăt
meinaiv to syesā dulăk to nyautāi
pŏrsadenie kideno topessye
syelaidsye Pinellin tomeinestāi

In nām diarne in Meilān dĕgne dierăm,
lo ma dierăm, ma dierăm to dĕgne,
"Brigadēr, anik māle to pradŭro",
ya nătiente Pinelli padvā inham.

21/3/2007 - 14:20




Lingua: Italiano (Piemontese Galliatese)

Una versione in Galliatese,dialetto di Galliate (No). della famosa "Ballata del Pinelli".
A causa di accenti, vocali chiuse, aperte, semichiuse, palatali etc., il Galliatese è molto difficile da scrivere.
Sarò lieto se qualcuno correggerà eventuali errori.
A BALÀDA DAL PINELLI

Côla sira ' Milön fèva còdu
ma che còdu, che còdu ca fèva
bragadiè, dròv'un po' 'sa finèstra
un mumentu e Pinelli va giò

Sciòr quistòru, mê ho già zêvru
e ripèvvi ca mê so nucèntu
anarchîa vû mîa zì bunbi
ma giêustêzia, amor, libartà

Pochi bali, cunfesa Pinelli
i to amisù Valpreda l'ha zêru
lü le côl ca l'ha faj l'atanteriu [1]
e i so sociu, i savûmru, zè tê

L'è 'mpusêblu, a vôsa Pinelli
un cunpagnu pu mîa 'vèru fatu
e côl ca l'ha faj tôt'is vêrsij
tra ' padrugni l'è da circhè

Stuma 'tènti, suspità Pinelli
êsa stänza l'è già pìna 'l fêumu
si t'ustinti druvêuma 'finèstra
quatru piägni 'na düri da fè

Côla sira ' Milön fèva còdu
ma che còdu, che còdu ca fèva
bragadiè, dròv'un po' 'sa finèstra
un mumentu e Pinelli va giò

In 'mazàru chè l'èva cunpagnu
cünta mîa sa l'èva 'nucèntu
“L'èva 'nàrcu, e êsu a bàsni”
zèva Guida, 'na jèna 'l quistor [2]

L'èi 'na casa e tremêla cunpagni
ca strangêuma i nègri bandèri
e côl dê nü jüma giüraru
stà sicüru, furnêsa mîa insê

Calabresi e Guida sasêti
un cunpagnu vü vè mazà
l'anarchîa vè mîa firmà
e j'agènci urlafîn vansciaràn

Côla sira ' Milön fèva còdu
ma che còdu, che còdu ca fèva
bragadiè, dròv'un po' 'sa finèstra
un mumentu e Pinelli va giò

E tê Guida, tê Calabresi
un cunpagnu vü vè mazà
par quarcè 'na stragia di Statu
êsa lòta püsè düra sarà

[1] Ho sostituito la parola “atantà”, attentato, con “atanteriu”, sia per ragioni di rima, sia perchè in galliatese, generalmente, il suffisso “-eriu” indica qualcosa di confuso ed incasinato.
[2] Letteralmente: una iena di questore.

29/5/2009 - 11:27




Lingua: Sardo (sardo campidanese)

Non poteva mancare una versione in lingua Sarda -Campidanese che dedico agli anarchici compagni Pietrino Arixi e Tommaso Serra.
Cuddu merì a Millau fadia basca
Ma itta basca ,'ta basca fadiada
brigaderi aberra u pagu sa fentana
e in d'u attimu Pinelli est arruttu

Su questori,si d'appu nau!
du ripittu ca seu noccenti
anarchia no oi nai a poi bombasa
ma giustizia, amori,libertadi

No brullisti, cunfessa Pinelli
s'ammigu tuu Valpreda ha fueddau
s'autori de cust'attentau
su sociu iscideus ca 'se tui

Impossibilli,tzerria Pinelli
u cumpangiu no faid certas cosas
s'autori de custu misfattu
tra is meris toccada a ddu ciccai

Attenzioi indizziau Pinelli
custa stanza è giai prea de fummu
chi insistisi aberreus sa fentana
quattru pianus funti mausu de fai

Cuddu merì a Millau fadia basca
ma itta basca,'ta basca fadiada
brigaderi aberra u pagu sa fentana
e in d'u attimu Pinelli est'arruttu

D'hanti bocciu poitta fiad' u cumpangiu
pottaiausu banderas nieddas
cussa dì d'eusu giurau
de xertu no finid'aicci

Calabresi e tui Guida boccidorisi
chi u cunpangiu si eisi bocciu
s'anarchia nu eisi frimmau
e su popullu a sa fini ada binci

Cuddu merì a Millau fadia basca
ma itta basca ,'ta basca fadiada
brigaderi aberra u pagu sa fentana
e un d'u attimu Pinelli est arruttu

E tui Guida e Calabresi
si u cumpangiu si eisi bocciu
po coberri ua stragi de stadu
custa lotta ad'essi pru fotti.

inviata da Stefano Daga - 4/10/2009 - 09:31


Finalmente condannati al pagamento delle spese processuali i familiari delle vittime della strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969). La sentenza è di pochi minuti fa, ed ha mandato definitivamente assolti il cittadino giapponese fascista Delfo Zorzi e i cittadini italiani fascisti Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni.

Dopo trentasei anni, nessun colpevole. Lo stato si era già autoassolto da tempo, ora sono stati assolti anche gli esecutori materiali.

Riccardo Venturi, 3 maggio 2005 - 30/7/2005 - 16:02


Il testo della seconda versione italiana presenta spesso delle varianti. i "trecento compagni" della settima stofa sono spesso "tremila" e le bandiere, a seconda del gruppo in cui la canzone è cantata sono "nostre", "nere", "rosse".

Virginia Niri - 30/7/2005 - 16:02


L'osservazione di Virginia Niri è stata ovviamente accolta pienamente con la ristrutturazione completa della pagina dedicata alla "Ballata del Pinelli".

Riccardo Venturi, 30 luglio 2005 - 30/7/2005 - 16:03


"Ipotesi su Giuseppe Pinelli" (episodio del film "Documenti su Pinelli" ovvero "Dedicato a Pinelli") (1970)
regia: Elio Petri, collaborazione di Ugo Pirro interpreti principali: Gian Maria Volonté, Luigi Diberti, Renzo Montagnani
Su YouTube, 12 minuti circa, diviso in due parti: Parte 1 Parte 2

Maria Cristina - 16/3/2007 - 12:19


L'onore perduto dell'anarchico Pinelli
da Carmilla on line

pinquestCi sono peri talmente alti che a cascarci giù si impiegano 40 anni prima di toccare il suolo. Ne ha fatto l'esperienza il presidente Giorgio Napolitano, ricevendo, tra le vittime della strage di Piazza Fontana, anche Licia Pinelli, la compagna dell'anarchico caduto dalla finestra al quarto piano della questura di Milano la notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969, al termine di un interrogatorio. Napolitano ha parlato di «ridare e riaffermare l'onore di Pinelli» e di «rompere il silenzio su una ferita non separabile da quella dei 17 che persero la vita a piazza Fontana». Forse il presidente si riferiva alla propria persona, e alla riunione della direzione del PCI (della quale era membro) del 19 dicembre 1969, dove, alla presenza del segretario Enrico Berlinguer, si convenne che era politicamente più saggio denunciare gli anarchici come "provocatori" piuttosto che difendere i compagni caduti dalla finestra (come Pinelli) o in galera (come Valpreda). Per rendere giustizia non solo a Giuseppe Pinelli, ma anche ai tanti che non possono "rompere il silenzio" perché in silenzio non sono mai stati, riportiamo qui il capitolo sulla morte dell'anarchico Pinelli tratto dalla controinchiesta La strage di Stato, integralmente leggibile qui [G.D.M.].

Come è morto Giuseppe Pinelli

È circa la mezzanotte di lunedi 15 dicembre 1969. Un uomo discende lentamente lo scalone principale della questura di Milano. Giunto nell'atrio dell'ingresso principale di via Fatebenefratelli si ferma un momento, accende una sigaretta. È indeciso se uscire, andarsene a casa, oppure rimanere ancora qualche minuto, fare un attimo il giro negli uffici della squadra mobile che stanno lì di fronte a lui, dall'altra parte del cortile. Sono giornate faticose queste per i cronisti milanesi e lui in particolare si sente stanco, avvilito: si sa già che nella mattina è stato arrestato un anarchico di nome Valpreda; c'entrerà davvero con le bombe di Piazza Fontana? E poi nelle camere di sicurezza della questura, nelle stanze al quarto piano dell' ufficio politico ci sono ancora almeno un centinaio tra anarchici e giovani della sinistra extraparlamentare che da tre giorni, dal venerdì delle bombe, sono sottoposti a continui interrogatori.

pinassL'uomo, Aldo Palumbo, cronista de L'Unità di Milano, muove i primi passi per attraversare il cortile. E sente un tonfo, poi altri due, ed è un corpo che cade dall'alto, che batte sul primo cornicione del muro, rimbalza su quello sottostante e infine si schianta al suolo, per metà sul selciato del cortile, per metà sulla terra soffice dell'aiuola. Palumbo rimane paralizzato per qualche secondo al centro del cortile, poi si avvicina al corpo, ne distingue i contorni del viso. E subito corre a dare l'allarme, agli agenti della squadra mobile, agli altri cronisti che sono rimasti in sala stampa quando lui è uscito.

La mattina dopo tutti i quotidiani escono a grossi titoli con la notizia del suicidio di Giuseppe Pinelli. Di questi giornali, quelli che al momento dell'incidente avevano il loro cronista in questura scrivono che il suicidio è avvenuto a mezzanotte e tre minuti. Nei giorni seguenti, stranamente questo particolare del tempo viene modificato: prima lo si corregge a "circa mezzanotte", poi lo si sposta ancora indietro, sino ad arrivare ad un tempo ufficiale: "Pinelli è morto alle ore undici e 57 minuti del lunedì notte 15 dicembre".

Ai primi di Febbraio, dall'inchiesta condotta dalla magistratura trapela un particolare: la chiamata fatta quella notte dalla questura di Milano al centralino telefonico dei vigili urbani per richiedere l'intervento di una autoambulanza, è stata registrata da uno speciale apparecchio e quindi si può stabilire con certezza l'attimo esatto, che risulta essere mezzanotte e 58 secondi. Come a dire due minuti e due secondi prima della caduta di Pinelli, se si sta al tempo segnalato da tutti i giornalisti che erano in questura quella notte. Si è trattato di una svista collettiva, e abbastanza clamorosa per gente abituata ad avere delle reazioni automatiche, professionali, quali il guardare per prima cosa l'orologio quando avviene un incidente del genere? È un fatto però che nel frattempo sono successe due cose strane.

Qualche giorno dopo la morte di Giuseppe Pinelli, due agenti della squadra politica della questura si sono presentati al centralino telefonico dei vigili urbani per controllare il momento esatto di registrazione della chiamata. Cosa significa questo zelo del tutto gratuito dato che è la magistratura, e non la polizia, che si occupa dell'inchiesta sulla morte di Pinelli? Perché preoccuparsi tanto dell'orario di chiamata dell'ambulanza se le cose si sono svolte così come sono state raccontate? La risposta potrebbe essere questa: la chiamata e stata fatta prima che Giuseppe Pinelli cadesse dalla finestra.

Verso i primi di gennaio il giornalista Aldo Palumbo, la prima persona che si è avvicinata a Giuseppe Pinelli morente nel cortile della questura, trova la sua abitazione sottosopra. Qualcuno è entrato, ha rovistato dappertutto, ha aperto cassetti, rovesciato mobili, frugato armadi. Ladri? Sarebbero ladri ben strani considerato che non hanno rubato né le tredicimila lire che erano in una borsa, e che pure devono aver visto poiché la borsa è stata aperta, e neppure quei pochi gioielli nascosti in un'altra borsa, pure essa trovata aperta. Due quindi le ipotesi: o gli ignoti cercavano qualcosa, qualcosa collegato agli ultimi istanti in qui il giornalista fu vicino, e da solo, a Giuseppe Pinelli morente; oppure si è trattato di un avvertimento, un monito a tenere la bocca chiusa rivolto a chi, come Aldo Palumbo, poteva essere sospettato di sapere qualcosa, forse di aver sentito mormorare da Pinelli un nome, una frase.

pinfrancBasterebbero questi primi, pochi elementi per formulare pesanti sospetti sulla versione dell'anarchico morto suicida. In realtà ce ne sono molti altri, e sono questi.

Pinelli cade letteralmente scivolando lungo il muro, tanto che rimbalza su ambedue gli stretti cornicioni sottostanti la finestra dell'ufficio politico; non si è dato quindi nessuno slancio.

Cade senza un grido e i medici stabiliranno che le sue mani non presentano segni di escoriazione, non ha avuto cioè nessuna reazione a livello istintivo, incontrollabile, nemmeno quella di portare le mani a proteggersi durante la "scivolata".

La polizia fornisce nell'arco di un mese tre versioni contrastanti sulla meccanica del suicidio. La prima: quando Pinelli ha spalancato la finestra, abbiamo tentato di fermarlo ma senza riuscirci. La seconda: quando Pinelli ha spalancato la finestra, abbiamo tentato di fermarlo e ci siamo parzialmente riusciti, nel senso che ne abbiamo fermato lo slancio: come dire, ecco perchè è scivolato lungo il muro. Ma questa versione è stata resa a posteriori, dopo cioè che i giornali avevano fatto rilevare la stranezza della caduta. Infine l'ultima, la più credibile, fornita in "esclusiva" il 17 gennaio 1970 al Corriere della sera: quando Pinelli ha spalancato la finestra, abbiamo tentato di fermarlo ed uno dei sottufficiali presenti, il brigadiere Vito Panessa, con un balzo "cercò di afferrarlo e salvarlo; in mano gli rimase una scarpa del suicida". I giornalisti che sono accorsi nel cortile, subito dopo l'allarme lanciato da Aldo Palumbo, ricordavano benissimo che l'anarchico aveva ambedue le scarpe ai piedi.

Poi la polizia fornisce due versioni contrastanti anche sul movente anche sul movente del suicidio. Primo: Pinelli era coinvolto negli attentati, il suo alibi per il pomeriggio del 12 dicembre era crollato, e sentendosi ormai perduto ha scelto la soluzione estrema, gridando "È la fine dell'anarchia". Seconda versione, fornita anche questa a posteriori, dopo che l'alibi era risultato assolutamente valido: Pinelli, innocente, bravo ragazzo, nessuno riesce a capacitarsi del suo gesto.

Dando questa seconda versione, la polizia afferma anche che la tragedia è esplosa nel corso di un interrogatorio che si svolgeva in una atmosfera del tutto legittima, civile e tranquilla, con scambio di sigarette ed altre delicatezze del genere. L'anarchico Pasquale Valitutti, uno dei tanti fermati che tra il venerdì delle bombe ed il lunedì successivo hanno riempito le camere di sicurezza della questura, ha fornito invece questa testimonianza: "Domenica pomeriggio ho parlato con Pino (Pinelli) e con Eliane, e Pino mi ha detto che gli facevano difficoltà per il suo alibi, del quale si mostrava sicurissimo. Mi anche detto di sentirsi perseguitato da Calabresi e di avere paura di perdere il posto alle ferrovie. Verso sera un funzionario si è arrabbiato perchè parlavo con gli altri e mi ha fatto mettere nella segreteria che è adiacente all'ufficio di Pagnozzi [un altro commissario, come Calabresi, dell'ufficio politico: n.d.r.]; ho avuto occasione di cogliere alcuni brani degli ordini che Pagnozzi lasciava ai suoi inferiori per la notte. Dai brani colti posso affermare che ha detto di riservare a Pinelli un trattamento speciale, di non farlo dormire e di tenerlo sotto pressione per tutta la notte. Di notte il Pinelli è stato portato in un'altra stanza e la mattina mi ha detto di essere molto stanco, che non lo avevano fatto dormire e che continuavano a ripetergli che il suo alibi era falso, mi è parso molto amareggiato. Siamo rimasti tutto il giorno nella stessa stanza, quella dei caffé, ed abbiamo potuto scambiare solo alcune frasi, comunque molto significative. Io gli ho detto "Pino, perchè ce l'hanno con noi?" e lui molto amareggiato mi ha detto: "si, ce l'hanno con me". Sempre nella stessa serata del lunedì gli ho chiesto se avesse firmato dei verbali e lui mi ha risposto di no. Verso le otto è stato portato via e quando ho chiesto ad una guardia dove fosse , mi ha risposto che era andato a casa. Io pensavo che stesse per toccare a me di subire l'interrogatorio, certamente più pesante di quelli avvenuti fino ad allora: avevo questa precisa impressione.. dopo un po', verso le 11, 30 ho sentito dei rumori sospetti, come di una rissa ed ho pensato che Pinelli fosse ancora li e che lo stessero picchiando. Dopo un po' di tempo c'è stato il cambio della guardia, cioè la sostituzione del piantone di turno fino a mezzanotte. Poco dopo ho sentito come delle sedie smosse ed ho visto gente che correva nel corridoio verso l'uscita, gridando "si è gettato". Alle mie domande hanno risposto che si era gettato il Pinelli: mi hanno ance detto che hanno cercato di trattenerlo ma che non vi sono riusciti. Calabresi mi ha detto che stavano parlando scherzosamente del Pietro Valpreda, facendomi chiaramente capire che era nella stanza nel momento in cui Pinelli cascò. Inoltre mi ha detto che Pinelli era un delinquente, aveva le mani in pasta dappertutto e sapeva molte cose degli attentati del 25 aprile. Queste cose mi sono state dette da Panessa e Calabresi mentre altri poliziotti mi tenevano fermo su una sedia pochi minuti dopo il fatto di Pinelli. Specifico inoltre che dalla posizione in cui mi trovavo potevo vedere con chiarezza il pezzo di corridoio che Calabresi avrebbe dovuto necessariamente percorrere per recarsi nello studio del dottor Allegra e che nei minuti precedenti il fatto [cioè la stessa caduta di Pinelli n.d.r.] Calabresi non è assolutamente passato per quel pezzo di corridoio".

Dunque l'ultimo interrogatorio di Giuseppe Pinelli non è stato così tranquillo come si è cercato di far credere, ed è falso anche che al momento della caduta il commissario aggiunto Luigi Calabresi non fosse presente nella stanza. Ma perchè queste menzogne? La risposta può essere trovata in un articolo pubblicato dal settimanale Vie Nuove nelle settimane seguenti.

"Quando l'anarchico fu trasportato nella sala di rianimazione dell'ospedale Fatebenefratelli non era in condizioni di coscienza, aveva un polso abbastanza buono ma il respiro molto insufficiente, il che poteva essere provocato da ragioni organiche (cioè il gran colpo dell'impatto con il terreno o qualcosaltro) oppure psicologiche (cioè lo stato di tensione precedente alla caduta, ma questa sembra un'eventualità meno valida.) Il particolare che stupì i medici fu che il corpo, almeno da un esame superficiale, non presentava nessuna lesione esterna ne perdeva sangue dalle orecchie e dal naso, come avrebbe dovuto essere se Pinelli avesse battuto violentemente la testa. Una constatazione, questa, che fa sorgere subito un'altra domanda in chi non ha mai voluto credere nella versione del suicidio: se è vero, come sembra, che la necroscopia ha accertato una lesione bulbare all'altezza del collo, quale si sarebbe potuta produrre battendo al suolo il capo, come mai orecchie e naso non sanguinavano ne volto e testa non presentavano lesioni evidenti? Per logica si arriva quindi ad una seconda domanda: non è possibile che quella lesione al collo fosse stata provocate prima della caduta? Come e da cosa non ci vuole molta fantasia per immaginarlo: sono ormai molti anni che nelle nostre scuole di polizia quella antica arte giapponese di colpire col taglio della mano, nota come Karatè. Fossero stati interrogati, quei due medici [che hanno prestato cure a Pinelli morente n.d.r.] avrebbero potuto raccontare un altro episodio. Quella notte del 16 dicembre, nell' atrio del Fatebenefratelli regnava una grande confusione. Si era trasferito tutto lo stato maggiore della polizia milanese, il questore Marcello Guida compreso. Ma la polizia era presente anche all'interno della sala di rianimazione dove i due medici tentavano invano di tenere in vita Giuseppe Pinelli, tranquillo, silenziose, non molto turbato dalla vista dell'operazione di intubazione orotracheale e di ventilazione con il pallone di Ambù alla quale l'anarchico veniva sottoposto, un poliziotto in borghese, camicia e cravatta, baffetti neri e un distintivo all'occhiello della giacca, non si allontanò neanche per un attimo dal lettino dove Pinelli stava morendo, attento a raccogliere ogni suo rantolo. [...] Chi gli ha dato l'ordine di entrare nella stanza compiendo un abuso di autorità che non è tollerato negli ospedali? E perchè è entrato, cosa pensava o temeva che Pinelli potesse dire prima di morire?"

pinfinI risultati dell'autopsia, dalla quale sono stati esclusi i periti di parte, non vengono resi noti. I due medici - Gilberto Bontani e Nazareno Fiorenzano - che hanno tentato di salvare Pinelli, solo il secondo, e solo molte settimane più tardi, e dietro istanza della moglie dell'anarchico, viene interrogato dal procuratore Giuseppe Caizzi, il magistrato cui è affidata che nel mese di maggio 1970 si concluderà con un sibillino verdetto di "morte accidentale" (non suicidio quindi, se la lingua italiana ha un senso. Ma allora la polizia ha mentito...).

Subito dopo che il dottor Nazareno Fiorenzano è stato interrogato, nel palazzo di giustizia circola una voce secondo cui la polizia lo ha pesantemente "avvertito" che il caso Pinelli è un caso da archiviare, e perciò è meglio che non si ponga troppi interrogativi. Ma cosa può aver notato o capito il medico di guardia davanti al corpo di Pinelli morente?

La testimonianza che egli rilascia a un collega prima di essere interrogato dal magistrato e questa:

"1) Gli infermieri che raccolsero Pinelli ebbero l'impressione che fosse già morto.
2) Il massagio cardiaco esterno fu praticato da un infermiere di nome Luciano.
3) Solo eccezionalmente - e per lo più in vecchi dallo scheletro rigido - il massaggio cardiaco può produrre incrinature alle costole.
4) Da quando fu raccolto, e fino alla morte Pinelli non emise ne un lamento ne una parola.
5) Quando Pinelli arrivò al pronto soccorso del Fatebenefratelli, non aveva più polso, pressione e respirazione. Appariva decerebrato; ma il dottor Fiorenzano non ebbe l'impressione che la teca cranica fosse fratturata. Non perdeva sangue dagli occhi, dal naso, dalla bocca. Presentava anche abrasioni alle gambe. Lesione bulbare? Mani intatte.
7) Pinelli fu intubato, sottoposto a ventilazione artificiale ed altre pratiche di rianimazione. Riebbe polso e pressione. Respiro che confermerebbe lesione bulbare. Mancanza di riflessi ecc. confermano che (parole testuali) "si trattava di un morto cui avevano dato un po' di vita vegetativa" Rianimazione sospesa dopo 90'.
8) Il dottor Guida arrivo tre minuti dolo Pinelli. Disse al dottor Fiorenzano che non poteva fare nulla contro l'irreparabile, ebbe l'aria di scusarsi e se ne andò.
9) Il dottor Fiorenzano ignorava l'identità del ferito, che non gli fu detta dai poliziotti. La sua insistenza per conoscerla irritò molto i poliziotti.
10) I poliziotti ripetevano, tutti con le stesse parole, che si era buttato dalla finestra. Sembra ripetessero una formula."

CCG/AWS Staff - 11/5/2009 - 08:55


Pinelli, settant'anni prima...

29 aprile 1897. Il poster sbagliato

di Fruttero & Gramellini

da La Stampa del 14 giugno 2010

Qualcuno doveva aver calunniato Romeo Frezzi, perché senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato… L'incipit del «Processo» di Kafka si adatta tristemente allo scandalo romano di fine secolo, la morte misteriosa di un falegname socialista di via Margutta. Romeo Frezzi, appunto. «Venga con noi, è una formalità», lo abbordano i poliziotti, dopo avergli perquisito l’appartamento senza mandato. In questura gli chiedono di una foto trovata in casa sua: ritrae un gruppo di anarchici seduti intorno a Pietro Acciarito, il fabbro che qualche giorno prima ha tentato di accoltellare Re Umberto all’ippodromo delle Capannelle. Frezzi giura di non conoscere Acciarito e neppure gli altri. Lui la foto l’ha avuta in regalo da un fotografo che lavora accanto alla sua bottega. E come mai l’ha conservata in bella vista?, insistono i poliziotti. Il falegname sorride: «Uno dei signori fotografati tiene in grembo il ritratto del mio idolo Nicola Barbato…». Barbato è il capo dei Fasci siciliani che hanno tentato un’insurrezione socialista nell’isola. Ce n’è quanto basta per confermare i poliziotti nella convinzione che esista un complotto e che il Frezzi ne faccia parte. Dovrà confessare, con le buone o con le cattive…

Tre giorni dopo, il registro della questura annota che Frezzi Romeo di anni 29, falegname, si è suicidato battendo la testa contro il muro. La versione non sta in piedi e viene subito corretta: è morto in seguito ad aneurisma. Ma l’autopsia rivela fratture multiple su tutto il corpo ["...si parla infatti di fratture al cranio, alla colonna vertebrale con distacco completo, alla spalla destra, alle costole e lesioni alla milza e al pericardio" (it.wikipedia)]. Per giustificarle si fabbrica una nuova verità: il falegname si è gettato da una balaustra durante l’ora d’aria. Il giudice fa sequestrare la branda del prigioniero: è insanguinata. Spuntano i vestiti strappati, le scarpe rotte, poi il fazzoletto con le iniziali della moglie e i buchi prodotti dalla compressione dei denti: un bavaglio per non urlare. Alcune donne che abitano davanti alla questura sostengono di aver sentito delle grida uscire da una finestra aperta: «Aiuto, mi ammazzano!» Uno dei due medici dell’autopsia afferma che le ferite sono compatibili con il suicidio, ma il suo collega rifiuta di firmare il referto e tre periti nominati dal magistrato gli danno ragione: Frezzi è stato torturato e ucciso a colpi di sacchetti di sabbia, il cadavere calpestato e gettato giù dalla balaustra. Le piazze d’Italia si gonfiano di dimostranti. Preoccupato, il governo Di Rudinì mette tutto a tacere, esercitando pressioni affinché il processo contro i tre poliziotti accusati del misfatto si concluda con un’assoluzione per «insufficienza di indizi». La Ragion di Stato deve prevalere sul destino di un falegname colpevole di aver appeso in camera il «poster» sbagliato.

Bartolomeo Pestalozzi - 10/8/2010 - 11:29


l'intero testo di MORTE ACCIDENTALE DI UN ANARCHICO di Dario Fo.

giorgio - 12/12/2011 - 17:44


Versione greca degli Encardia, gruppo molto interessante.

Maria Cristina Costantini - 3/5/2014 - 19:25


“L’IMPEGNO DI MIO PADRE E LA VIOLENZA DEL POTERE”. PARLA LA FIGLIA DI GIUSEPPE PINELLI

“Dalla lotta partigiana al movimento anarchico e alla non violenza, Pino era un ottimista che viveva con entusiasmo quel tempo di speranze e di profondi cambiamenti. Con la sua tragica morte è diventato un simbolo dei diritti negati e dei connotati violenti che può assumere il potere”. Claudia Pinelli ricorda il padre Giuseppe, volato da una finestra della Questura di Milano la notte del 15 dicembre 1969.

Giuseppe Pinelli


di Laura Tussi, da peacelink.it, ripreso da MicroMega in data 29 maggio 2014.

Il ricordo di tuo padre è stato un punto fermo nella vita della famiglia Pinelli. Quali sono le parole più significative e gli ideali più alti che la sua memoria ti ha trasmesso?

Il suo ricordo sicuramente è un punto fermo nella nostra famiglia e abbiamo dovuto testimoniarlo innumerevoli volte, ma la memoria sua e di quello che accadde appartiene a tutta la società civile.
Pino era un ottimista che viveva con entusiasmo quel tempo di speranze e di profondi cambiamenti. Aveva dato il suo contributo, giovanissimo, alla lotta partigiana, come staffetta, maturando dall’esperienza della guerra il rifiuto per qualsiasi autoritarismo. Aveva letto moltissimo, forgiato il suo pensiero con i classici del pensiero anarchico, studiato l’esperanto credendo veramente che una lingua comune avrebbe fatto cadere le barriere tra i popoli, era impegnato nel movimento anarchico, nel sindacato di base, nel pacifismo e nella non violenza. Faceva da tramite tra persone di generazioni e ideologie differenti, sempre aperto al dialogo e al confronto. E aveva una moglie che amava e due figlie. Poi la strage di Piazza Fontana, la sua orrenda morte, la sua immagine che esce deformata dalle dichiarazioni di quegli stessi responsabili del suo fermo illegale e dell’interrogatorio che stava subendo quella notte quando precipitò dalla finestra al quarto piano della questura.
Pino è diventato un simbolo dei diritti negati e dei connotati violenti che può assumere il potere. Lui era una persona positiva e ha insegnato a noi e non solo a noi, l’importanza dell’impegno in prima persona.

“Anarchia è responsabilità e ragionamento: non è violenza”. Con quali modalità e azioni tuo padre credeva nell’obiezione di coscienza e nel disarmo?

Quella che riporti è una frase dell’ultima lettera che mio padre scrisse e diventa ancora più significativa pensando che lo fece proprio nel pomeriggio del 12 dicembre 1969.
Pino aveva studiato l’esperanto, lingua che aveva imparato molto bene e che avrebbe voluto insegnare. Con questo strumento comunicava con persone di ogni parte d’Europa, che ospitava anche a casa. Era entrato in contatto con le idee che infiammavano quegli anni, con la contestazione giovanile, con i movimenti contro la guerra del Vietnam e con la sua capacità di dialogo divenne tramite tra generazioni differenti E’ stato tra i primi a organizzare incontri pubblici dedicati al tema dell’antimilitarismo insieme a obiettori di coscienza che vennero incarcerati per il loro rifiuto di indossare una divisa. Partecipò e organizzò marce per la pace, indisse manifestazioni e comizi per l’obiezione di coscienza, il pacifismo e la nonviolenza. Sostenne la stampa e la diffusione dei primi numeri di “Mondo Beat”, giornale che illustrava l’importanza della nonviolenza e la necessità del pacifismo

C’è una bellissima testimonianza di Giuseppe Gozzini, il primo obiettore di coscienza cattolico in Italia, che a poche ore dalla morte di Pino scrisse una lettera che rese pubblica in cui ricorda mio padre con queste parole:

“Conosceva, e non per sentito dire, movimenti e gruppi che si ispiravano alla nonviolenza e voleva discutere con me sulle possibilità che la nonviolenza diventasse strumento d’azione politica e l’obiezione di coscienza stile di vita, impegno sociale permanente. Io gli parlavo di società basata sull’egoismo istituzionalizzato, di disordine costituito, di lotta di classe e lui mi riportava oltre le formule, alla radice dei problemi, incrollabile nella sua fede nell’uomo e nella necessità di edificare l’uomo nuovo, lavorando dal basso. Poi ci vedemmo in molte altre occasioni e i punti fermi della nostra amicizia divennero don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani, due preti scomodi, che hanno lasciato il segno e non solo nella chiesa….Viveva del suo lavoro, povero come gli uccelli dell’aria, solido negli affetti, assetato di amicizia, e gli amici li scuoteva con la sua inesauribile carica umana… Si è sempre battuto contro l’individualismo delle coscienze addomesticate: lui, ateo, aiutava i cristiani a credere (e lo possono testimoniare tanti miei amici cattolici); lui operaio, insegnava agli intellettuali a pensare, finalmente liberi da schemi asfittici. Non ignorava le radici sociali dell’ingiustizia, ma non aveva fiducia nei mutamenti radicali, nelle `rivoluzioni’ che lasciano gli uomini come prima. Paziente, candido, scoperto nel suo quotidiano impegno, era lontano dagli estremismi alla moda, dalle ideologie che riempiono la testa ma lasciano vuoto il cuore. Stavo bene con lui, anche per questo.”

In qualità di testimone degli eventi, come ti poni nei confronti del pensiero socialista e libertario del grande Partigiano e Padre Costituente Stéphane Hessel che ha lanciato appelli di pace per la nonviolenza e per il disarmo nucleare totale? In che modo tuo padre avrebbe attuato e condiviso tali idee?

Il mio essere testimone degli eventi è marginale rispetto al ruolo avuto da mia mamma Licia, una persona meravigliosa che è diventata roccia per noi e per lui quando tutto il nostro mondo è andato in frantumi. E di tutte quelle persone che ci sono rimaste vicine e ancora lo sono, con estremo coraggio in situazioni anche molto difficili. Da quello che io conservo di mio papà e da quello che mi hanno raccontato di lui credo si sarebbe avvicinato con curiosità e interesse alle idee di Stephane Hessel cercando di valutare e di capire, come faceva per tutte le idee e le cose che lo stimolavano, ma non mi posso permettere di parlare per lui, di dire come avrebbe agito o anche se avrebbe condiviso tali idee. Nessuno di noi è lui.

Un messaggio alle generazioni presenti e future “Per Non Dimenticare” la memoria degli eventi.

Giuseppe Pinelli


Non bisogna accettare in maniera passiva le verità ufficiali, bisogna sempre cercare e essere critici, mantenendo viva la capacità di indignarsi. La memoria deve essere come un filo di luce puntato implacabilmente sul passato perché mantenendo viva l’attenzione, la ricerca, la comprensione di quello che è stato questo potrà essere di insegnamento e monito per il presente e potrà aiutarci a trovare la forza per ribellarsi a chi ci vorrebbe spettatori passivi invece che cittadini che partecipano e scelgono. Solo così si avranno gli strumenti per costruire una società più giusta e più umana.

Bernart Bartleby - 29/5/2014 - 10:23


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