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Le Déserteur

Boris Vian
Lingua: Francese

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Boris Vian. Le Déserteur, 1954.
Boris Vian. Le Déserteur, 1954.
[1954]

Parole di Boris Vian
Musica di Boris Vian e Harold Berg

Lyrics by Boris Vian
Music by Boris Vian and Harold Berg

Paroles de Boris Vian
Musique de Boris Vian et Harold Berg


INDICE RAPIDO DELLE VERSIONI DISPONIBILI (49 lingue sinora)
QUICK INDEX OF VERSIONS AVAILABLE (49 languages up to now)
INDEX RAPIDE DES VERSIONS DISPONIBLES (49 langues jusqu'à présent)

La chiusa originaleVersione di Mouloudji - Lettera aperta a Paul FaberItaliano 1Italiano 2Italiano 3Italiano 4 - Italiano 5Italiano 6Italiano 7 - Italiano 8Italiano 9Italiano 10 - Inglese 1Inglese 2Inglese 3Inglese 4Inglese 5 - Inglese 6 --- Aleutino - Arabo - Basco (Euskara) - BerberoBretoneCasatenoveseCatalano 1Catalano 2Catalano 3Catalano 4 - Catalano 5 - CecoCineseCh’tiCoreanoCorso - Croato - Danese 1Danese 2Ebraico 1Ebraico 2 - Esperanto 1Esperanto 2Esperanto 3Estone - Finlandese 1 - Finlandese 2 - Genovese - Giapponese - GrecoGreco Antico - Islandese - Kelartico 1Kelartico 2 - KiKongo - Latino - Lingala -Neerlandese 1Neerlandese 2NorvegeseOccitano - PersianoPolacco 1Polacco 2Portoghese 1Portoghese 2Portoghese 3Portoghese 4Puter (Romancio dell'Alta Engadina) - RetoromancioRomenoRusso 1Russo 2Russo 3Sardo 1Sardo 2Serbo 1Serbo 2 - Spagnolo 1Spagnolo 2Spagnolo 3Spagnolo 4Spagnolo 5 - Spagnolo 6 - Spagnolo 7 - Svedese 1 - Svedese 2 - Svedese 3Svizzero TedescoTedesco 1Tedesco 2 - Tedesco 3 - Tedesco 3 (Versione italiana) - Turco - Ungherese 1 - Ungherese 2 - VenetoVietnamita

Original final stanzaMouloudji's version - Open letter to Paul Faber - Italian 1Italian 2Italian 3Italiano 4 - Italian 5Italian 6Italian 7 - Italian 8Italian 9Italian 10English 1English 2English 3English 4English 5 - English 6 --- Aleut - Ancient Greek - Arabic - Basque (Euskara) - BerberianBretonCasatenovo Brianza dialectCatalan 1Catalan 2Catalan 3Catalan 4 - Catalan 5ChineseCh’tiCorsican - Croatian - CzechDanish 1Danish 2Dutch 1Dutch 2Esperanto 1Esperanto 2Esperanto 3Estonian - Finnish 1 - Finnish 2 - Genoese - German 1German 2German 3 - German 3 (Italian Version) -GreekHebrew 1Hebrew 2 - Hungarian 1 - Hungarian 2 - Icelandic - Japanese -Kelartic 1Kelartic 2 - KiKongo - KoreanLatin - Lingala -NorwegianOccitan - PersianPolish 1Polish 2Portuguese 1Portuguese 2Portuguese 3Portuguese 4Puter (High Engadine Romanche) - RomanianRussian 1Russian 2Russian 3Sardinian 1Sardinian 2Serbian 1Serbian 2 - Spanish 1Spanish 2Spanish 3Spanish 4Spanish 5 - Spanish 6 - Spanish 7 - Swedish 1 - Swedish 2 - Swedish 3Swiss GermanSwiss RomancheTurkish - Venetian - Vietnamese

Dernier couplet originalVersion chantée par Mouloudji - Lettre ouverte à Paul FaberItalien 1Italien 2Italien 3Italiano 4 - Italien 5Italien 6Italien 7 - Italien 8Italien 9 – – Italien 10 Anglais 1Anglais 2Anglais 3Anglais 4Anglais 5 - Anglais 6 --- Aléoutien - Allemand 1Allemand 2Allemand 3 - Allemand 3 (Version italienne) - Allemand SuisseArabe - Basque (Euskara) - BretonCasatenovo BrianzaCatalan 1Catalan 2Catalan 3Catalan 4 - Catalan 5ChinoisCh’tiCoréenCorse - Croate - Danois 1Danois 2Espagnol 1Espagnol 2Espagnol 3Espagnol 4Espagnol 5 - Espagnol 6 - Espagnol 7 - Espéranto 1Espéranto 2Espéranto 3Estonien - Finnois 1 - Finnois 2 - Génois - GrecGrec Ancien - Hébreu 1Hébreu 2 - Hongrois 1 - Hongrois 2 - Islandais - Japanais - KabyleKelartien 1Kelartien 2 - KiKongo - Latin - Lingala - Néerlandais 1Néerlandais 2NorvégienOccitan - PersanPolonais 1Polonais 2Portugais 1Portugais 2Portugais 3Portugais 4Puter (Romanche de la Haute-Engadine) - Romanche GrisonnaisRoumainRusse 1Russe 2Russe 3Sarde 1Sarde 2Serbe 1Serbe 2 - Suédois 1 - Suédois 2 - Suédois 3TchèqueTurc- Vénitien - Vietnamien

Le Déserteur è sicuramente la canzone contro la guerra e antimilitarista più celebre di tutti i tempi. Eppure la strofa finale originale recitava, come è noto, in tutt'altro modo di quella da tutti conosciuta: Prévenez vos gendarmes, que je serai en arme et que je sais tirer, il che ne faceva una canzone non "pacifista" in senso stretto. Tutti gli "eppure" che si vuole: ma l'antimilitarista (e non "pacifista") Boris Vian scrisse una feroce canzone contro la guerra, probabilmente riferendosi a delle guerre francesi in particolare: la guerra d'Indocina appena conclusasi con la disfatta di Dien-Bien-Phu, oppure la guerra d'Algeria che stava iniziando.

Algeria, anni ’50. Disertore francese. Algérie, années ’50. Un déserteur français. Algeria, 50’s. French deserter.
Algeria, anni ’50. Disertore francese. Algérie, années ’50. Un déserteur français. Algeria, 50’s. French deserter.


Il manoscritto della canzone porta la data del 15 febbraio 1954; viene pubblicata il 7 maggio dello stesso anno, anniversario della sconfitta di Điện Biên Phủ, e trasmessa (interpretata da Marcel Mouloudji), per la prima volta in radio dalla storica (ed ancora esistente) emittente Europe 1 (con la chiusa finale già modificata). Scoppia il putiferio.

Marcel Mouloudji [1922-1994]
Marcel Mouloudji [1922-1994]


Malgrado le numerose modifiche via via apportate al testo (scompaiono non solo la strofa finale originale, ma anche i riferimenti al Presidente, sostituito da dei più generici Messieurs qu'on nomme grands), nel gennaio del 1955 il consigliere municipale parigino Paul Faber ottiene la censura completa della canzone in radio. Boris Vian reagisce con la sua consueta ironia, pacata ma devastante: la sua prima dichiarazione è che Ma chanson n'est nullement antimilitariste, mais, je le reconnais, violemment pro-civile ("la mia canzone non è affatto antimilitarista, ma, lo riconosco, violentemente pro-civili"); a Paul Faber invia invece una lettera aperta in cui, tra le altre cose, si legge:

La lettera aperta di Boris Vian a Paul Faber. La lettre ouverte de Boris Vian à Paul Faber. Boris Vian’s open letter to Paul Faber
La lettera aperta di Boris Vian a Paul Faber. La lettre ouverte de Boris Vian à Paul Faber. Boris Vian’s open letter to Paul Faber


"Oui, cher Monsieur Faber, figurez-vous, certains militaires de carrière considèrent que la guerre n'a d'autre but que de tuer les gens" ("sì, caro signor Faber, figuratevi che certi militari di carriera considerano che la guerra non abbia altro scopo che quello di ammazzare gente") e, soprattutto, ciò che segue:

"Ancien combattant", c'est un mot dangereux; on ne devrait pas se vanter d'avoir fait la guerre, on devrait le regretter - un ancien combattant est mieux placé que quiconque pour haïr la guerre. Presque tous les vrais déserteurs sont des "anciens combattants" qui n'ont pas eu la force d'aller jusqu'à la fin du combat. Et qui leur jettera la pierre ? Non. si ma chanson peut déplaire, ce n'est pas à un ancien combattant, cher monsieur Faber."

"Ex combattente" è una parola pericolosa; non si dovrebbe vantarsi di aver fatto la guerra, dovrebbe dispiacere. Un ex combattente è in condizione più di chiunque altro di odiare la guerra. Quasi tutti i veri disertori sono degli ex-combattenti che non hanno avuto la forza di arrivare fino alla fine del combattimento. E chi scaglierà loro contro la prima pietra? No. Se la mia canzone può spiacere, non è certo a un ex combattente, signor Faber".

Eliminata dalla diffusione radiofonica e discografica, "Le Déserteur" cade più o meno nel dimenticatoio; per averla cantata, Marcel Mouloudji subisce una sorta di esilio decennale dalla canzone francese; la censura viene tolta soltanto nel 1962, ma ormai Boris Vian è morto da tre anni. Nel 1966 con lo sviluppo delle protest songs e con i moti di Berkeley, viene ripresa da Peter, Paul and Mary, peraltro nella versione "edulcorata" interpretata da Mouloudji. Diviene così la canzone-simbolo che tutti conosciamo.

Innumerevoli sono le versioni in altre lingue. In questa sezione ne saranno presentate tutte quelle reperite in rete e con altri mezzi, ma ne esistono probabilmente molte altre.

In Italia è stata incisa per la prima volta nel 1964 (nella versione francese originale) da Margot, ovvero Margherita Galante Garrone (figlia di Alessandro Galante Garrone, moglie di Sergio Liberovici e madre di Andrea) nel periodo dei Cantacronache (1958/1960), quindi ci sono state 5 traduzioni italiane, a cura di Paolo Villaggio, Luigi Tenco, Giorgio Caproni (celebre poeta livornese), Giangilberto Monti e Giorgio Calabrese. Quest'ultima versione è quella cantata da Ivano Fossati nel suo album "Lindbergh" (1992). Ornella Vanoni l'ha inserita nella scaletta del suo tour nel 1971, ma non è affatto vero, come precisa giustamente Enrico de Angelis, che la prima incisione italiana del Disertore sia di Ivano Fossati: dopo essere stata effettivamente incisa in francese da Margot nel '64 (e più tardi da Adriana Martino), la canzone è stata incisa in italiano dal trio francese The Sunlights nel '67 e poi, tra il '71 e il '72, da Ornella Vanoni, da Serge Reggiani e da Achille Millo.

Riccardo Venturi, 29 ottobre 2004/2 luglio 2005.
Le Déserteur est incontestablement la chanson antimilitariste et contre la guerre la plus célèbre de tous les temps. Cependant, le dernier couplet originel n’était nullement “pacifiste” et était très différent de celui qu’on chante couramment: Prévenez vos gendarmes, que je serai en arme et que je sais tirer. L’antimilitariste Boris Vian, donc, a écrit une chanson qui s’opposait très violemment à la guerre, et aux guerres françaises en particulier: la guerre d’Indochine qui venait de terminer avec la défaite de Dien-Biên-Phu, et la guerre d’Algérie qui venait de commencer.

Le manuscrit de la chanson est daté 15 février 1954.; elle est publié le 7 mai du même an, le jour de l'anniversaire de la défaite de Điện Biên Phủ. Mais ce n’est pas Boris Vian qui la chante le premier: c’est Marcel Mouloudji qui l’interprète pour la première fois à la radio pour une émission d’Europe 1 (avec le dernier couplet déjà modifié). Le scandale éclate.

Malgré toutes les modifications que l’auteur a apporté aux paroles de la chanson (non seulement le dernier couplet, mais aussi toute référence au Président, remplacé par de vagues Messieurs qu’on nomme grands, a été éliminée), en janvier 1955 un conseilleur municipal de la ville de Paris, m. Paul Faber, réclame avec succès la censure et obtient que Le Déserteur ne soit plus transmis à la radio. Boris Vian réagit, comme d’habitude, avec son ironie très calme, mais dévastatrice: il déclare d’abord que Ma chanson n'est nullement antimilitariste, mais, je le reconnais, violemment pro-civile, puis il envoie à m. Faber une lettre ouverte où on peut lire entre autres choses: Oui, cher Monsieur Faber, figurez-vous, certains militaires de carrière considèrent que la guerre n'a d'autre but que de tuer les gens. Et, surtout, la phrase suivante:

Ancien combattant", c'est un mot dangereux; on ne devrait pas se vanter d'avoir fait la guerre, on devrait le regretter - un ancien combattant est mieux placé que quiconque pour haïr la guerre. Presque tous les vrais déserteurs sont des "anciens combattants" qui n'ont pas eu la force d'aller jusqu'à la fin du combat. Et qui leur jettera la pierre ? Non. si ma chanson peut déplaire, ce n'est pas à un ancien combattant, cher monsieur Faber.

Censurée ou boycottée par la radio et par les maisons de disques, Le Déserteur tombe plus ou moins dans l’oubli; Boris Vian meurt en 1959, et Marcel Mouloudji, qui avait été son premier interprète, est banni de la chanson française et condamné à une sorte d’exile artistique qui dure dix ans; la censure ne sera levée qu'en 1962, mais Boris Vian est mort depuis trois ans. Ce n’est qu’en 1966, avec la vague des protest songs suite à la révolte de Berkeley contre la guerre au Viêt-Nam, qu’elle est redécouverte par Peter, Paul and Mary (mais dans la version “édulcorée” de Mouloudji et avec un titre différent, The Pacifist), qui la chantent en français avec une courte introduction en anglais. Le Déserteur devient tôt le symbole du mouvement et fait le tour du monde. Maintenant il n’y a personne qui ne connaît au moins le dernier couplet, Si vous me poursuivez, prévenez vos gendarmes…

On ne sait pas exactement dans combien de langues Le Déserteur a été traduite et chantée. Il est assez probable qu’elle soit la chanson qui a eu le plus grand nombre de traductions, exception faite pour l’Internationale et Sur les rivages de Babylone. Nous présentons dans cette page toutes les versions que nous avons répéré par l’Internet ou par d’autres moyens (même en la traduisant personnellement ou en la faisant traduire si nécessaire), mais il n’y a aucun doute qu’autant de versions restent cachées dans la toile. Mais nous ne arrêterons jamais de les rechercher.

Riccardo Venturi, 25 mars 2006.
Le Déserteur is no doubt the best known antiwar and antimilitarist song ever composed. Yet, its original final stanza was far from being “pacifist” and had a totally different flavour: Prévenez vos gendarmes, que je serai en arme et que je sais tirer (“Warn your gendarmes that I shall be armed, and that I can shoot well”). The stanza was then modified; but Boris Vian, who was a fierce antimilitarist (and not a “pacifist” in the strict sense of the word), wrote a hard song against war, probably pointed at French wars in particular: the war of Indochina, that had just only ended with the Dien-Bien-Phu rout, or/and the Algerian war that had just begun.

The handwritten original bears the date of February 15, 1954. The song is published on May 7, 1954, on the anniversary of the Điện Biên Phủ defeat; it is first performed by Marcel Mouloudji, and is broadcast for the first time by the historic (and still existing) station Europe 1 (with the final stanza already changed), kicking up a row immediately. Though the lyrics have undergone several changes (not only in the final stanza; f.ex., any reference to the French President is removed and replaced by vague “Messieurs qu’on nomme grands”), in January of 1955 the Paris town councillor Paul Faber finally obtains that the song be banished from radio broadcasting. Boris Vian’s reaction is, as usual, very ironic and considered, yet destructive: he first declares that "Ma chanson n'est nullement antimilitariste, mais, je le reconnais, violemment pro-civile" ("My song is no antimilitarist song at all, but, I admit, it is violently pro-civilian”); then, he sends Paul Faber an open letter saying, among other things: "Oui, cher Monsieur Faber, figurez-vous, certains militaires de carrière considèrent que la guerre n'a d'autre but que de tuer les gens" ("Yes, dear Mr Faber, would you believe it! There are some career officers who think that war has no other goal than killing people”); and, above all, the following:

"Ancien combattant", c'est un mot dangereux; on ne devrait pas se vanter d'avoir fait la guerre, on devrait le regretter - un ancien combattant est mieux placé que quiconque pour haïr la guerre. Presque tous les vrais déserteurs sont des "anciens combattants" qui n'ont pas eu la force d'aller jusqu'à la fin du combat. Et qui leur jettera la pierre ? Non. si ma chanson peut déplaire, ce n'est pas à un ancien combattant, cher monsieur Faber."

“Veteran” is a dangerous word. One should not be too proud of having fought, and, rather, regret it. Better than any other, a veteran knows that war should be only disdained. Almost all true deserters are veterans who were not feeling up to fighting to the death. Who will then throw the first stone at them? None. Should there ever be anyone who is annoyed by my song, it is not certainly a veteran, Mr Faber.”

Banished from radio broadcasting and recording circulation, “Le Déserteur” falls into oblivion; Marcel Mouloudji, who had sung its first version on the radio, remains excluded more or less ten years from the French song system; censorship is removed only in 1962, but Boris Vian is dead since three years. In 1966, with the development of the protest song movement and the Berkeley riots, the song is rediscovered by Peter, Paul and Mary, who sing its first, “sweetened” version as it was originally sung by Mouloudji, preceded by the English translation of the first four verses. “Le Déserteur” becomes soon a symbol and spreads all over the world on the wings of the times that were then a-changing.

The versions and translations of Le Déserteur” into other languages are literally countless; perhaps, no other song with the sole exception of the Internationale has been translated into so many different languages. This webpage includes all versions to be found on the Internet, and several other versions contributed by visitors and collaborators; but no doubt there are still many other versions that have not been found yet. Work is going on.

Riccardo Venturi, October 29, 2004/July 2, 2005.


Tutti gli interpreti del testo originale francese:
La version originale en français a été interprétée par les suivants artistes:
The original French version has been performed by the following interpreters:

Monsieur le Président
Je vous fais une lettre
Que vous lirez peut-être
Si vous avez le temps
Je viens de recevoir
Mes papiers militaires
Pour partir à la guerre
Avant mercredi soir
Monsieur le Président
Je ne veux pas la faire
Je ne suis pas sur terre
Pour tuer des pauvres gens
C'est pas pour vous fâcher
Il faut que je vous dise
Ma décision est prise
Je m'en vais déserter

Depuis que je suis né
J'ai vu mourir mon père
J'ai vu partir mes frères
Et pleurer mes enfants
Ma mère a tant souffert
Elle est dedans sa tombe
Et se moque des bombes
Et se moque des vers
Quand j'étais prisonnier
On m'a volé ma femme
On m'a volé mon âme
Et tout mon cher passé
Demain de bon matin
Je fermerai ma porte
Au nez des années mortes
J'irai sur les chemins

Je mendierai ma vie
Sur les routes de France
De Bretagne en Provence
Et je dirai aux gens:
Refusez d'obéir
Refusez de la faire
N'allez pas à la guerre
Refusez de partir
S'il faut donner son sang
Allez donner le vôtre
Vous êtes bon apôtre
Monsieur le Président
Si vous me poursuivez
Prévenez vos gendarmes
Que je n'aurai pas d'armes
Et qu'ils pourront tirer


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Lingua: Francese

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LA "CHIUSA ORIGINARIA" / THE "ORIGINAL FINAL VERSE" / LE DERNIER COUPLET ORIGINEL


Quella che segue è la chiusa originaria della canzone, poi eliminata da Boris Vian e Marcel Mouloudji. Giudicata dallo stesso Vian inopportuna , non è mai stata né trasmessa da incisa, sebbene alcune versioni della canzone (come quella in berbero di Mohand Ouhyahya/Ferhat Mehenni o quella in russo di I. Bojkov) la riprendano volutamente. E' seguita da una traduzione letterale in italiano e in inglese.
Negli ultimi tempi era stata messa in dubbio l'esistenza di tale "chiusa originaria", facendola quasi passare per una sorta di leggenda metropolitana. La sua esistenza è stata invece comprovata documentalmente.

Le dernier couplet originel de la chanson qui a été éliminé par Boris Vian and Marcel Mouloudji. Vian même l'ayant jugé inapproprié, il n'a jamais été chanté et enregistré; pourtant, un certain nombre de versions (p.ex. la version kabyle de Mohand Ouhyahya/Ferhat Mehenni ou la version russe d'I. Boïkov l'utilisent exprès. Elle est accompagnée d'une traduction italienne et anglaise.
Dans les derniers temps, l'existence de ce "dernier couplet original" a été mise en question et même considérée comme une sorte de légende métropolitaine. Par contre, son existence a été documentalement confirmée.

The following is the original final stanza of the song, which was later removed by Boris Vian and Marcel Mouloudji. Vian himself thought it was inappropriate, so it has never been recorded or broadcast, though a number of versions of the song (f.ex. the Berberian version by Mohand Ouhyaya/Ferhat Mehenni, or the Russian version by I.Boykov) deliberately use it. It i followed by an Italian and English translation.
In recent times, the existence of this "original final verse" has been questioned and even presented as a sort of metropolitan legend. However, its existence has been documentally confirmed.



Rovereto

Rovereto (Trento): Monumento al Disertore. QUANDO LO STATO TI INSEGNA A UCCIDERE SI FA CHIAMARE PATRIA.
La frase è dello scrittore svizzero Friedrich Dürrenmatt.

Rovereto, Italie: Monument au Déserteur. QUAND L’ÉTAT T'ENSEIGNE A TUER, IL SE FAIT APPELER PATRIE.
L'auteur de la phrase est l'écrivain suisse Friedrich Dürrenmatt.

Rovereto, Italy: Deserter's Monument. WHEN THE STATE LEARNS YOU TO KILL, IT LETS ITSELF BE CALLED FATHERLAND.
The phrase is by the Swiss writer Friedrich Dürrenmatt.

Si vous me poursuivez
prévenez vos gendarmes:
que je serai en arme[s]
et que je sais tirer.

Se mi perseguite
dite ai vostri gendarmi:
che sarò armato,
e che io so sparare.

If you go after me
warn your policemen
that I shall be armed
and that I can shoot well.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Francese

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FRANCESE / FRENCH / FRANÇAIS [2] - Marcel Mouloudji

Da / From / De: paroles.net

MP3: Mouloudji - Le Déserteur (Alessandro)



La versione via via modificata da Marcel Mouloudji per sfuggire alle maglie della censura francese (cui, comunque, non sfuggì affatto). Il testo vale come testimonianza di ciò che effettivamente fu passato dalla radio Europe 1 il 4 marzo 1954, data della prima storica trasmissione della canzone.
Per una traduzione italiana di questa versione, rimandiamo alla versione cantata da Peter, Paul & Mary che è molto simile.

The following is the version as originally performed by Marcel Mouloudji, with all the changes Boris Vian and Marcel Mouloudji themselves had been constantly making to get through the censorship imposed by French authorities; it was all in vain. So, the following lyrics are exactly what the station “Europe 1” did broadcast on March 4, 1954, the historic date on which the song was transmitted for the first time.
For an English translation of this version see Peter, Paul & Mary's version, which is very similar to this.

La version que Marcel Mouloudji et Boris Vian avaient modifié pour essayer de passer à travers la censure française. C’est exactement ce texte qui a été transmis par Europe 1 le 4 mars 1954, le jour de la première et historique émission du
Déserteur.

LE DÉSERTEUR

Messieurs qu'on nomme Grands
Je vous fais une lettre
Que vous lirez peut-être
Si vous avez le temps
Je viens de recevoir
Mes papiers militaires
Pour partir à la guerre
Avant mercredi soir
Messieurs qu'on nomme Grands
Je ne veux pas la faire
Je ne suis pas sur terre
Pour tuer des pauvres gens
C'est pas pour vous fâcher
Il faut que je vous dise
Les guerres sont des bétises
Le monde en a assez

Depuis que je suis né
J'ai vu mourir des pères
J'ai vu partir des frères
Et pleurer des enfants
Des mères ont tant souffert
Et d'autres se gambergent
Et vivent à leur aise
Malgré la boue de sang
Il y a des prisonniers
On a vole leur âme
On a vole leur femme
Et tout leur cher passé
Demain de bon matin
Je fermerai ma porte
Au nez des années mortes
J'irai par les chemins

Je vagabonderai
Sur la terre et sur l'onde
Du Vieux au Nouveau Monde
Et je dirai aux gens:
Profitez de la vie
Eloignez la misère
Vous êtes tous des frères
Pauvres de tous les pays
S'il faut verser le sang
Allez verser le vôtre
Messieurs les bons apôtres
Messieurs qu'on nomme Grands
Si vous me poursuivez
Prévenez vos gendarmes
Que je n'aurai pas d'armes
Et qu'ils pourront tirer
Et qu'ils pourront tirer...

26/8/2005 - 14:25


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Lingua: Francese

LETTRE OUVERTE À M. PAUL FABER, CONSEILLER MUNICIPAL


Extrait de Boris Vian, « Textes et chansons ». Ed. « Union générale d'éditions" » 3, rue Garancière, Paris, 1969.

Un brano della lettera inviata da Boris Vian al consigliere municipale parigino Paul Faber, che l'aveva fatta censurare (vedi Introduzione). E' ripreso da:

An excerpt from Boris Vian's open letter to the Paris town councillor Paul Faber, available at:

questa pagina/cette page/this page


lettre intégrale

Non, Monsieur Faber, ne cherchez pas l´insulte où elle n´est pas et si vous la trouvez, sachez que c´est vous qui l´y aurez mise. Je dis clairement ce que je veux dire ; et jamais je n´ai eu le désir d´insulter les anciens combattants des deux guerres, les résistants, parmi lesquels je compte bien des amis, et les morts de la guerre - parmi lesquels j´en comptais bien d´autres. Lorsque j´insulte (et cela ne m´arrive guère) je le fais franchement, croyez-moi. Jamais je n´insulterai des hommes comme moi, des civils, que l´on a revêtus d´un uniforme pour pouvoir les tuer comme de simples objets, en leur bourrant le crâne de mots d´ordre vides et de prétextes fallacieux. Se battre sans savoir pourquoi l´on se bat est le fait d´un imbécile et non celui d´un héros ; le héros c´est celui qui accepte la mort lorsqu´il sait qu´elle sera utile aux valeurs qu´il défend. Le déserteur de ma chanson n´est qu´un homme qui ne sait pas ; et qui le lui explique ? Je ne sais de quelle guerre vous êtes ancien combattant - mais si vous avez fait la première, reconnaissez que vous étiez plus doué pour la guerre que pour la paix ; ceux qui, comme moi, ont eu 20 ans en 1940 ont reçu un drôle de cadeau d´anniversaire. Je ne pose pas pour les braves ; ajourné à la suite d´une maladie de coeur, je ne me suis pas battu, je n´ai pas été déporté, je n´ai pas collaboré - je suis resté, quatre ans durant, un imbécile sous-alimenté parmi tant d´autres - un qui ne comprenait pas parce que pour comprendre il faut qu´on vous explique. J´ai trente-quatre ans aujourd´hui, et je vous le dis : s´il s´agit de défendre ceux que j´aime, je veux bien me battre tout de suite. S´il s´agit de tomber au hasard d´un combat ignoble sous la gelée de napalm, pion obscur dans une mêlée guidée par des intérêts politiques, je refuse et je prends le maquis. Je ferai ma guerre à moi. Le pays entier s´est élevé contre la guerre d´Indochine lorsqu´il a fini par savoir ce qu´il em était, et les jeunes qui se sont fait tuer là-bas parce qu´ils croyaient servir à quelque chose - on le leur avait dit - je ne les insulte pas, je les pleure ; parmi eux se trouvaient, qui sait, de grands peintres - de grands musiciens ; et à coup sûr, d´honnêtes gens. Lorsque l´on voit une guerre prendre fin en un mois par la volonté d´un homme qui ne se paie pas, sur ce chapitre, de mots fumeux et glorieux, on est forcé de croire, si l´on ne l´avait pas compris, que celle-là au moins n´était pas inévitable.

inviata da Riccardo Venturi - 7/5/2005 - 21:55


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Lingua: Italiano

LETTERA APERTA A PAUL FABER, CONSIGLIERE MUNICIPALE

La traduzone italiana del brano della lettera aperta di Vian a Paul Faber:
Italian translation of the excerpt from Boris Vian's open letter to Paul Faber:

No, signor Faber, non cerchi l'insulto dove non esiste e, se lo trovate, sappiate che siete voi ad avercelo messo. Dico chiaramente quel che voglio dire; e mai ho voluto insultare gli ex combattenti delle due guerre, i resistenti (tra i quali conto numerosi amici) e i morti in guerra (tra i quali ne contavo molti altri). Quando insulto (e non mi succede mai), lo faccio francamente, mi creda. Non insulterò mai delle persone come me, dei civili, che sono stati rivestiti con un'uniforme per poterli ammazzare come oggetti e nulla più, riempiendo loro la testa di vuote parole d'ordine e di scuse fallaci. Combattere senza sapere perché si combatte è proprio di un imbecille, e non di un eroe; eroe è colui che accetta la morte quando sa che essa sarà utile ai valori che difende. Il disertore della mia canzone altro non è che un uomo che non sa; e chi glielo spiega? Non so di quale guerra lei sia ex combattente; ma se ha fatto la prima, riconosca di essere stato più dotato per la guerra che per la pace. Chi, come me, aveva vent'anni nel 1940, ha ricevuto proprio un bel regalo di compleanno. Non faccio finta di inserirmi tra i coraggiosi: sono stato riformato in seguito a una malattia cardiaca, non ho combattuto, non sono stato deportato, non ho collaborato; e sono rimasto, per quattro anni interi, un imbecille mezzo denutrito in mezzo a tanti altri, uno che non capiva perché, per capire, sia necessario che qualcuno glielo spieghi. Oggi ho trentaquattro anni, e le dico: se si tratta di difendere coloro che amo, combatterei immediatamente. Se si tratta di morire di napalm per una guerra ignobile, come oscura pedina in una mischia guidata da interessi politici, mi rifiuto e mi do alla macchia. Farò la mia propria guerra. Il paese intero è insorto contro la guerra in Indocina quando finalmente ha saputo che cosa fosse veramente; e i giovani che si sono fatti ammazzare laggiù perché credevano di servire a qualcosa -come avevano loro detto-, io non li insulto, li piango. Tra di loro si trovavano, chissà, dei grandi pittori , dei grandi musicisti; e, sicuramente, della brava gente. Quando si vede una guerra finire in un mese per volontà di uno che non si nega certo, su questo argomento, di ricorrere a parole gloriose e fumose, si è portati a credere per forza, se mai non lo si fosse capito, che quella guerra non fosse per nulla inevitabile.

inviata da Riccardo Venturi - 7/5/2005 - 22:19


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Lingua: Inglese

OPEN LETTER TO PAUL FABER, TOWN COUNCILLOR

An excerpt from Boris Vian's open letter to the Paris town councillor Paul Faber (English translation by Riccardo Venturi)

No, Mr Faber, you should not look for an insult where it does not exist and, if you should find it, it is you who have put it there, I tell you. What I exactly mean does not allow misunderstanding: I have never wished to offend the veterans from both world wars, the Partisans (I have many friends among them) and the Victims of the war (and, among them, I had many friends, too). My insults are always frank and open-hearted, though very rare. I shall never insult people like myself, civilians who have been given a uniform only to be killed as things, and nothing more, and who have had their heads filled with empty words and pointless excuses. Only an idiot, not a hero, fights without knowing what is the fight for; a hero is he, who accepts death if he knows that it will be useful to the values he is defending. The Deserter of my song does not know why; who will explain it to him? I do not know from which war you are a veteran; but, if you are a veteran from the First world war, so you must admit that you have more talent for war than for peace. Those, who, just like me, were twenty years old in 1940, have been given a nice birthday present indeed. I do not pretend to be counted among the brave: I have been rejected for a heart disease, I have not fought, I have not been deported, I have not collaborated; and I have remained four years a poor, half-starved idiot in the crowd, and I could not understand why one needs explanations to understand what is perfectly clear. I am thirty-four today, and I want to tell you: should I be called to defend those whom I love, I would fight straight away. But should I be ordered to die by napalm in an ignoble war, as an obscure pawn in a fight the true reasons of which are merely political interests and manoeuvres, so I will desert and take to the bush. I will make my own war. The whole Country has risen up against the war of Indochina when everyone has become really aware of what it was for; and all the boys who have been slaughtered there believing they were ‘serving’ anything or anyone –as they were told-, well, I do not insult them. I do grieve for them. Among them, who knows, there were great painters or great musicians and, no doubt, a lot of good people. You see, when a war ends in one month only by the will of someone who cannot help resorting even to falsely ‘glorious’ words for his argumentations, of course one is led to believe, if ever he should not have fully understood it yet, that the war in question were not inevitable at all.

2/7/2005 - 17:31


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Lingua: Francese

LETTRE OUVERTE À M. PAUL FABER, CONSEILLER MUNICIPAL (intégrale)

Il testo completo della lettera aperta

Cher Monsieur,

Vous avez bien voulu attirer les rayons du flambeau de l'actualité sur une chanson fort simple et sans prétention. Le Déserteur, que vous avez entendue à la radio et dont je suis l'auteur. Vous avez cru devoir prétendre qu'il s'agissait là d'une insulte aux anciens combattants de toutes les guerres passées, présentes et a venir. Vous avez demandé au préfet de la Seine que cette chanson ne passe plus sur les ondes. Ceci confirme à qui veut l'entendre l'existence d'une censure à la radio et c'est un détail utile à connaître.

Je regrette d'avoir à vous le dire, mais cette chanson a été applaudie par des milliers de spectateurs et notamment à 1' Olympia (3 semaines) et à Bobino (15 jours) depuis que Mouloudji la chante ; certains, je le sais, l'ont trouvée choquante : ils étaient très peu nombreux et je crains qu'ils ne l'aient pas comprise. Voici quelques explications à leur usage.

De deux choses l'une : ancien combattant, vous battez-vous pour la paix ou pour le plaisir ? Si vous vous battiez pour la paix ce que j'ose espérer, ne tombez pas sur quelqu'un qui est du même bord que vous et répondez à la question suivante : si l'on n'attaque pas la guerre pendant la paix. quand aura-t-on le droit de l'attaquer ? Ou alors vous aimiez la guerre - et vous vous battiez pour le plaisir ? C'est une supposition que je ne me permettrais pas même de faire, car pour ma part, je ne suis pas du type agressif. Ainsi cette chanson qui combat ce contre quoi vous avez combattu, ne tentez pas, en jouant sur les mots de la faire passer pour ce qu'elle n'est pas : ce n'est pas de bonne guerre.

Car il y a de bonnes guerres et de mauvaises guerres - encore que le rapprochement de " bonne " et de "guerre " soit de nature à me choquer, moi et bien d'autres, de prime abord - comme la chanson a pu vous choquer de prime abord. Appellerez-vous une bonne guerre celle que l'on a tentée de faire mener aux soldats français en 1940 ? Mal armés, mal guidés, mal informés, n'ayant souvent pour toute défense qu'un fusil dans lequel n'entraient même pas les cartouches qu'on leur donnait (Entre autres, c'est arrivé à mon frère aîné en mai 1940), les soldats de 1940 ont donné au monde une leçon d'intelligence en refusant le combat: ceux qui étaient en mesure de le faire se sont battus - et fort bien battus ; mais le beau geste qui consiste à se faire tuer pour rien n'est plus de mise aujourd'hui que l'on tue mécaniquement ; il n'a même plus valeur de symbole, si l'on peut considérer qu'il l'ait eu en imposant au moins au vainqueur le respect du vaincu.

D'ailleurs mourir pour la patrie, c'est fort bien : encore faut-il ne pas mourir tous - car où sera la patrie ? Ce n'est pas la terre - ce sont les gens, la patrie (Le général De Gaulle ne me contredira pas sur ce point, je pense). Ce ne sont pas les soldats : ce sont les civils que l'on est censé défendre - et les soldats n'ont rien de plus pressé que de redevenir civils, car cela signifie que la guerre est terminée.

Au reste, si cette chanson peut paraître indirectement viser une certaine catégorie de gens, ce ne sont à coup sûr pas les civils : les anciens combattants seraient-ils des militaires ? Et voudriez-vous m'expliquer ce que vous entendez, vous, par ancien combattant ? " Homme qui regrette d'avoir été obligé d'en venir aux armes pour se défendre " ou " homme qui regrette le temps ou on combattait" - Si c'est " homme qui a fait ses preuves de combattant ", cela prend une nuance agressive. Si c'est " homme qui a gagné une guerre ", c'est un peu vaniteux.

Croyez-moi... " ancien combattant ", c'est un mot dangereux; on ne devrait pas se vanter d'avoir fait la guerre, on devrait le regretter - un ancien combattant est mieux placé que quiconque pour haïr la guerre. Presque tous les vrais déserteurs sont des " anciens combattants " qui n'ont pas eu la force d'aller jusqu'à la fin du combat. Et qui leur jettera la pierre ? Non... si ma chanson peut déplaire, ce n'est pas à un ancien combattant, cher monsieur Faber. Cela ne peut être qu'à une certaine catégorie de militaires de carrière ; jusqu'à nouvel ordre, je considère l'ancien combattant comme un civil heureux de l'être. Il est des militaires de carrière qui considèrent la guerre comme un fléau inévitable et s'efforcent de l'abréger. Ils ont tort d'être militaires, car c'est se déclarer découragé d'avance et admettre que l'on ne peut prévenir ce fléau - mais ces militaires-là sont des hommes honnêtes. Bêtes mais honnêtes. Et ceux-là non plus n'ont pas pu se sentir visés . Sachez-le, certains m'ont félicité de cette chanson. Malheureusement, il en est d'autres. Et ceux-là, si je les ai choqués, j'en suis ravi. C'est bien leur tour. Oui, cher monsieur Faber, figurez-vous, certains militaires de carrière considèrent que la guerre n'a d'autre but que de tuer les gens. Le général Bradley par exemple, dont j'ai traduit les mémoires de guerre, le dit en toutes lettres. Entre nous, les neuf dixièmes des gens ont des idées fausses sur ce type de militaire de carrière. L'histoire telle qu'on l'enseigne est remplie du récit de leurs inutiles exploits et de leurs démolitions barbares ; j'aimerais mieux - et nous sommes quelques-uns dans ce cas - que l'on enseignât dans les écoles la vie d'Eupalinos ou le récit de la construction de Notre-Dame plutôt que la vie de César ou que le récit des exploits astucieux de Gengis Khan. Le bravache a toujours su forcer le civilisé à s'intéresser à son inintéressante personne ; où l'attention ne naît pas d'elle-même, il faut bien qu'on l'exige, et quoi de plus facile lorsque l'on dispose des armes. On ne règle pas ces problèmes en dix lignes : mais l'un des pays les plus civilisés du monde, la Suisse, les a résolus, je vous le ferai remarquer, en créant une armée de civils ; pour chacun d'eux, la guerre n'a qu'une signification : celle de se défendre. Cette guerre-là, c'est la bonne guerre. Tout au moins la seule inévitable. Celle qui nous est imposée par les faits.

Non, monsieur Faber, ne cherchez pas l'insulte où elle n'est pas et si vous la trouvez, sachez que c'est vous qui l'y aurez mise. Je dis clairement ce que je veux dire : et jamais je n'ai eu le désir d'insulter les anciens combattants des deux guerres, les résistants, parmi lesquels je compte bien des amis, et les morts de la guerre - parmi lesquels j'en comptais bien d'autres. Lorsque j'insulte (et cela ne m'arrive guère) je le fais franchement, croyez-moi. Jamais je n'insulterai des hommes comme moi, des civils, que l'on a revêtus d'un uniforme pour pouvoir les tuer comme de simples objets, en leur bourrant le crâne de mots d'ordre vides et de prétextes fallacieux. Se battre sans savoir pourquoi l'on se bat est le fait d'un imbécile et non celui d'un héros ; le héros, c'est celui qui accepte la mort lorsqu'il sait qu'elle sera utile aux valeurs qu'il défend. Le déserteur de ma chanson n'est qu'un homme qui ne sait pas ; et qui le lui explique ? Je ne sais de quelle guerre vous êtes ancien combattant - mais si vous avez fait la première, reconnaissez que vous étiez plus doué pour la guerre que pour la paix ; ceux qui, comme moi, ont eu 20 ans en 1940 ont reçu un drôle de cadeau d'anniversaire. Je ne pose pas pour les braves : ajourné à la suite d'une maladie de cœur, je ne me suis pas battu, je n'ai pas été déporté, je n'ai pas collaboré - je suis resté, quatre ans durant, un imbécile sous-alimenté parmi tant d'autres - un qui ne comprenait pas parce que pour comprendre, il faut qu'on vous explique. J'ai trente-quatre ans aujourd'hui, et je vous le dis : s'il s'agit de tomber au hasard d'un combat ignoble sous la gelée de napalm, pion obscur dans une mêlée guidée par des intérêts politiques, je refuse et je prends le maquis. Je ferai ma guerre à moi. Le pays entier s'est élevé contre la guerre d'Indochine lorsqu'il a fini par savoir ce qu'il en était, et les jeunes qui se sont fait tuer là-bas parce qu'ils croyaient servir à quelque chose - on le leur avait dit - je ne les insulte pas, je les pleure ; parmi eux se trouvaient, qui sait, de grands peintres, de grands musiciens, et à coup sûr, d'honnêtes gens.

Lorsque l'on voit une guerre prendre fin en un mois par la volonté d'un homme qui ne se paie pas, sur ce chapitre, de mots fumeux et glorieux, on est forcé de croire, si l'on ne l'avait pas compris, que celle-là au moins n'était pas inévitable. Demandez aux anciens combattants d'Indochine - à Philippe de Pirey, par exemple (Opération Sachis, chez Julliard.) - ce qu'ils en pensent. Ce n'est pas moi qui vous le dis - c'est quelqu'un qui en revient - mais peut-être ne lisez-vous pas. Si vous vous contentez de la radio, évidemment, vous n'êtes pas gâté sur le chapitre des informations. Comme moyen de progression culturelle, c'est excellent en théorie la radio ; mais ce n'est pas très judicieusement employé.

D'ailleurs, je pourrais vous chicaner. Qui êtes-vous, pour me prendre à partie comme cela, monsieur Faber ? Vous considérez-vous comme un modèle ? Un étalon de référence ? Je ne demande pas mieux que de le croire - encore faudrait-il que je vous connusse. Je ne demande pas mieux que de faire votre connaissance mais vous m'attaquez comme cela, sournoisement, sans même m'entendre (car j'aurais pu vous expliquer cette chanson, puisqu'il vous faut un dessin). Je serai ravi de prendre exemple sur vous si je reconnais en vous les qualités admirables que vous avez, je n'en doute pas, mais qui ne sont guère manifestes jusqu'ici puisque je ne connais de vous qu'un acte d'hostilité à l'égard d'un homme qui essaie de gagner sa vie en faisant des chansons pour d'autres hommes. Je veux bien suivre Faber, moi. Mais les hommes de ma génération en ont assez des leçons ; ils préfèrent des exemples. Jusqu'ici je me suis contenté de gens comme Einstein, pour ne citer que lui - tenez, voici ce qu'il écrit des militaires, Einstein...
"... Ce sujet m'amène à parler de la pire des créations : celle des masses armées, du régime militaire, que Je hais ; je méprise profondément celui qui peut, avec plaisir, marcher en rangs et formations, derrière une musique : ce ne peut être que par erreur qu'il a reçu un cerveau ; une moelle épinière lui suffirait amplement. On devrait, aussi rapidement que possible, faire disparaître cette honte de la civilisation. L'héroïsme sur commande, les voies de faits stupides, le fâcheux esprit de nationalisme, combien je hais tout cela : combien la guerre me paraît ignoble et méprisable ; J'aimerais mieux me laisser couper en morceaux que de participer à un acte aussi misérable. En dépit de tout, je pense tant de bien de l'humanité que je suis persuadé que ce revenant aurait depuis longtemps disparu si le bon sens des peuples n'était pas systématiquement corrompu, au moyen de l'école et de la presse, par les intéressés du monde politique et du monde des affaires. "
Attaquerez-vous Einstein, Monsieur Faber ? C'est plus dangereux que d'attaquer Vian. Je vous préviens... Et ne me dites pas qu'Einstein est un idiot : les militaires eux-mêmes vont lui emprunter ses recettes, car ils reconnaissent sa supériorité, voir chapitre atomique. Ils n'ont pas l'approbation d'Einstein, vous le voyez - ce sont de mauvais élèves ; et ce n'est pas Einstein le responsable d'Hiroshima ni de l'empoisonnement lent du Pacifique. Ils vont chercher leurs recettes chez lui et s'empressent d'en oublier le mode d'emploi : les lignes ci-dessus montrent bien qu'elles ne leur étaient pas destinées. Vous avez oublié le mode d'emploi de ma chanson, monsieur Faber : mais je suis sans rancune ; je suis prêt à vous échanger contre Einstein comme modèle à suivre si vous me prouvez que j'y gagne. C'est que je n'achète pas un chat en poche.
Il y a encore un point sur lequel j'aurais voulu ne pas insister, car il ne vous fait pas honneur ; mais vous avez déclenché publiquement les hostilités ; vous êtes l'agresseur.

Pour tout vous dire, je trouve assez peu glorieuse - s'il faut parler de gloire - la façon dont vous me cherchez noise.

Auteur à scandale (pour les gens qui ignorent les brimades raciales), ingénieur renégat, ex-musicien de Jazz, ex-tout ce que vous voudrez (voir la presse de l'époque), je ne pèse pas lourd devant monsieur Paul Faber, conseiller municipal. Je suis une cible commode ; vous ne risquez pas grand-chose. Et vous voyez, pourtant. loin de déserter, j'essaie de me défendre. Si c'est comme cela que vous comprenez la guerre, évidemment, c'est pour vous une opération sans danger ? mais alors pourquoi tous vos grands mots ? N'importe qui peut déposer une plainte contre n'importe qui - même si le second a eu l'approbation de la majorité. C'est généralement la minorité grincheuse qui proteste - et les juges lui donnent généralement raison, vous le savez ; vous jouez à coup sûr. Vous voyez, je ne suis même pas sûr que France-dimanche, à qui je l'adresse, publie cette lettre : que me restera-t-il pour lutter contre vos calomnies ? Ne vous battez pas comme ça, monsieur Faber, et croyez-moi : si je sais qu'il est un lâche, je ne me déroberai jamais devant un adversaire, même beaucoup plus puissant que moi ; puisque c'est moi qui clame la prééminence de l'esprit sur la matière et de l'intelligence sur la brutalité, il m'appartiendra d'en faire la preuve – et si j'échoue, j'échouerai sans gloire, comme tous les pauvres gars qui dorment sous un mètre de terre et dont la mort n'a vraiment pas servi à donner aux survivants le goût de la paix. Mais de grâce, ne faites pas semblant de croire que lorsque j'insulte cette ignominie qu'est la guerre, j'insulte les malheureux qui en sont les victimes : ce sont des procédés caractéristiques de ceux qui les emploient que ceux qui consistent à faire semblant de ne pas comprendre; et plutôt que de vous prendre pour un hypocrite j'ose espérer qu'en vérité, vous n'aviez rien compris et que la présente lettre dissipera heureusement les ténèbres. Et un conseil : si la radio vous ennuie, tournez le bouton ou donnez votre poste ; c'est ce que j'ai fait depuis six ans ; choisissez ce qui vous plaît, mais laissez les gens chanter, et écouter ce qui leur plaît.
C'est bien la liberté en général que vous défendiez quand vous vous battiez, ou la liberté de penser comme monsieur Faber ?

Bien cordialement,
Boris Vian

inviata da Marco Valdo M.I. - 30/11/2009 - 12:30


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Lingua: Italiano

ITALIANO / ITALIAN / ITALIEN [1] - Santo Catanuto


La prima traduzione italiana (depositata all'Archivio Proletario Internazionale di Milano) di Santo Catanuto. Santo Catanuto, oltre ad essere autore di canzoni, è coautore (assieme a Franco Schirone) di un importante studio e rassegna del canto anarchico in Italia.

The first Italian version by Santo Catanuto. It is kept in the "International Proletarian Archive", in Milan. Santo Catanuto is a songwriter and the author (together with Franco Schirone) of an important study and survey of Italian Anarchist songs.

La première version italienne de Santo Catanuto, conservée à l' "Archive Proletaire International" de Milan. Santo Catanuto est un auteur de chansons et aussi l'auteur (avec Franco Schirone) d'une importante étude sur la chanson anarchiste italienne.

Archivio Proletario Internazionale
Viale Monza 255, I-20100 Milano (Italy/Italie)
Telefono e fax/Phone-Fax/Téléphone-Fax:
0039.02.2551994


Catanuto.

IL DISERTORE

Questa lettera qui,
Egregio Presidente,
se il tempo lo consente
forse la leggerà.
Ho appena ricevuto
la carta di chiamata
per guerra dichiarata
non so da chi e per chi.
Illustre Presidente
io non la voglio fare:
non son qui per ammazzare
altra gente come me.
Le devo dichiarare,
sia detto senza offesa,
la decisione presa:
certo, diserterò!

Da quando sono nato
partenze, lutti e pianti
ne ho già vissuti tanti
che non ne voglio più.
Mia madre e mio papà
già sono al cimitero:
se ne infischiano davvero
di bombe e vermi, là.
Quand'ero prigioniero
mia moglie hanno stuprato
ed anche il mio passato
e la mia dignità.
Domani, a buon mattino,
io chiuderò la porta
su un'esperienza morta
e in strada me ne andrò.

In Bretagna o in Provenza,
in giro per la Francia
vivrò con qualche mancia
e alla gente dirò:
Rifiuta d'obbedire,
non andare alla guerra,
rifiuta di farla,
rifiuta di partir.
Se è necessario il sangue,
Illustre Presidente,
il vostro è caldo, è ardente:
andate a darne un po'.
Se mi perseguirà
avverta i suoi gendarmi
che io non porto armi
e mi potran sparar.


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Lingua: Italiano

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ITALIANO / ITALIAN / ITALIEN [2] - Luigi Tenco

Luigi Tenco e Dalida. Luigi Tenco et Dalida. Luigi Tenco and Dalida. Sanremo, 1967.
Luigi Tenco e Dalida. Luigi Tenco et Dalida. Luigi Tenco and Dalida. Sanremo, 1967.



La versione italiana di Luigi Tenco. Rimasta inedita a lungo, è stata eseguita pubblicamente la prima volta il 30 agosto 1979, a cura di Enrico de Angelis e grazie alla disponibilità del fratello di Tenco, Valentino, al Teatro del Casino Municipale di Sanremo, nel corso di un Ricordo di Boris Vian tenuto nell’ambito della 6a Rassegna della canzone d’autore organizzata dal Club Tenco.
Il testo di Tenco era già stato pubblicato, invece, in un periodico del Club Tenco di Venezia, nel lontano 1969.
(grazie a Enrico de Angelis stesso per la preziosa segnalazione)


Italian version by Luigi Tenco. It was left unperformed for a very long time, until it was performed for the first time in Sanremo on August 30, 1979, by Enrico de Angelis (kindly supported by Luigi Tenco's brother, Valentino), on an evening performance in memory of Boris Vian in the sphere of the 6th "Songwriter Show Festival" (Rassegna della Canzone d'Autore) organised every year by Club Tenco.
The lyrics of Luigi Tenco's version had already been published in a magazine edited by the "Club Tenco" of Venice, so far as in 1969.
(Thanks to Enrico de Angelis).

La version italienne de Luigi Tenco. Elle n'a été interprétée pour la première fois que le 30 août 1979 par Enrico De Angelis (grâce aussi à la disponibilité du frère de Luigi Tenco, Valentino) au Théâtre du Casino Municipal de San-Remo, à l'occasion d'une "Soirée en memoire de Boris Vian" dans le cadre du 6ème "Festival de la Chanson à Texte" organisé par le Club Tenco.
Les paroles de cette version avaient déjà paru dans un magazine du Club Tenco de Venise, en 1969.
(Un très grand merci à Enrico de Angelis).


Si può ascoltare in formato real audio nella pagina:
Available in .ram format at the following page:
Disponible en format .ram à la page suivante:

I file audio del sito luigi-tenco.tripod.com


Luigi Tenco e Lucio Dalla
Luigi Tenco e Lucio Dalla
Luigi Tenco. Alla chitarra, Fabrizio de André.
Luigi Tenco. Alla chitarra, Fabrizio de André.



Come spiega Enrico de Angelis, la traduzione di Tenco ha i limiti inevitabili del testo censurato, ma è fedele, onesta, coraggiosa; risente del clima battagliero e ribelle delle generazioni giovani, che poi sarebbe sfociato poco dopo nell’esperienza del Sessantotto e Tenco, come al solito precursore di eventi, vi appare più ‘arrabbiato’ – come si usava dire – di quello che era invece il personaggio originale di Vian, il quale, in pieni anni Cinquanta, invitava a disertare le guerre con atteggiamento molto fermo ma anche umile, sofferente, pudico, quasi scusandosi di incitare a una cosa oggettivamente sconvolgente, ma in cui d’altra parte credeva. Citando nuovamente Enrico de Angelis, Tenco traduce bene - meglio dei colleghi che lo seguirono più avanti in questa piccola impresa - i due incisivi e fondamentali versi di Vian: ‘Non lo voglio più fare/ non posso più ammazzare la gente come me’(…); dichiara solidarietà non tanto alla ‘povera gente’ ma alla gente ‘come me’; non gli va di mendicare per le strade, ma preferisce subito mettersi in giro a predicare il suo messaggio pacifista; il suo finale è ancora più diretto e sfrontato di quello di Vian: ’E se mi troverete, con me non porto armi/ coraggio su gendarmi sparate su di me!

(Paolo Predieri, da Boris Vian, storia di un disertore)

L'incredibile sgùb de "La Stampa" nel 2001

Vi presentiamo qui un tipico esempio di "giornalismo all'itagliana", che si potrebbe intitolare anche "La scoperta dell'acqua calda". L'articolo qui riprodotto proviene da "La Stampa", autorevole bollettino della famiglia Agnelli, ed è stato pubblicato nel 2001. La "prima ballata contro la globalizzazione" (!!!!) scoperta dallo "scrittore di Moneglia"...Ma va' a magnà er sapone, dicono a Roma...!

sgub

PADRONI DELLA TERRA

Padroni della Terra,
vi scrivo queste righe
che forse leggerete
se tempo avrete mai.

Ho qui davanti a me
il foglio di richiamo:
io devo ritornare
in caserma lunedì.

Padroni della Terra,
non lo voglio più fare,
non posso più ammazzare
la gente come me.

Non è per farvi torto
ma è tempo che vi dica:
la guerra è un'idiozia,
non ne possiamo più.

Da quando sono nato
dei figli son partiti,
dei padri son caduti
davanti agli occhi miei.

Ho visto mille madri
che han perso tutto quanto
ed ancora vanno avanti
senza saper perché.

Al prigioniero poi
han rubato la vita,
han rubato la casa
e tutto quel che ha.

Domani alla mia porta
verranno due gendarmi,
verranno ad arrestarmi,
ma io non ci sarò.

Lontano me ne andrò;
sul mare e sulla terra,
per dire no alla guerra
a quelli che vedrò

E li convincerò
che c'è un nemico solo:
la fame che nel mondo
ha gente come noi.

Se c'è da versar sangue
versate solo il vostro;
signori, ecco il mio posto:
io non vi seguo più.

E se mi troverete,
con me non porto armi:
coraggio, su, gendarmi,
sparate su di me.

inviata da Giovanni Branca


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Lingua: Italiano

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ITALIANO / ITALIAN / ITALIEN [3] - Giorgio Calabrese



Versione italiana di Giorgio Calabrese [1971].
Cantata, tra gli altri. da Ivano Fossati nell'album "Lindbergh (Lettere da sopra la pioggia)" (1992)

Italian version by Giorgio Calabrese [1971]. It has been performed, among others, by Ivano Fossati in his LP "Lindbergh (Lettere da sopra la pioggia)" (1992)

Version italienne de Giorgio Calabrese [1971], chantée, parmi autres, par Ivano Fossati dans son album "Lindbergh (Lettere da sopra la pioggia)" (1992)


Ivano Fossati.
Ivano Fossati.


Alessandro ci segnala che si può scaricare l'mp3 della versione di Fossati live al Club Tenco.
La versione di Fossati si può scaricare anche dal sito del Centro Sociale Gabrio.

mltPer una strana coincidenza, fra il 1970 e il ’71 arrivano altre due traduzioni molto importanti. Quella di Giorgio Calabrese, autore di testi e traduttore di canzoni dal francese e dal portoghese, è la versione che nel tempo si afferma nei confronti di tutte le altre: la interpretano prima Serge Reggiani e Ornella Vanoni (in singolo assieme a Le Mantellate) , vent’anni dopo la riprende Ivano Fossati come contributo all’opposizione alla guerra del Golfo per poi inciderla nell’album Lindbergh del ’92 e, fra gli ultimi viene ripresa da Massimo Di Cataldo in versione pop e i Marmaja in versione folk-rock.
(Paolo Predieri, da Boris Vian, storia di un disertore)

Incisa nel 2006 anche dai Folkabbestia! nell'album25-60-38 / Breve saggio sulla canzone italiana. L'autore della traduzione non è citato. La musica è un "adattamento folk" dei Folkabbestia!.

folkabb

IL DISERTORE


In piena facoltà,
Egregio Presidente,
le scrivo la presente,
che spero leggerà.
La cartolina qui
mi dice terra terra
di andare a far la guerra
quest'altro lunedì.
Ma io non sono qui,
Egregio Presidente,
per ammazzar la gente
più o meno come me.
Io non ce l'ho con Lei,
sia detto per inciso,
ma sento che ho deciso
e che diserterò.

Ho avuto solo guai
da quando sono nato
e i figli che ho allevato
han pianto insieme a me.
Mia mamma e mio papà
ormai son sotto terra
e a loro della guerra
non gliene fregherà.
Quand'ero in prigionia
qualcuno m'ha rubato
mia moglie e il mio passato,
la mia migliore età.
Domani mi alzerò
e chiuderò la porta
sulla stagione morta
e mi incamminerò.

Vivrò di carità
sulle strade di Spagna,
di Francia e di Bretagna
e a tutti griderò
di non partire più
e di non obbedire
per andare a morire
per non importa chi.
Per cui se servirà
del sangue ad ogni costo,
andate a dare il vostro,
se vi divertirà.
E dica pure ai suoi,
se vengono a cercarmi,
che possono spararmi,
io armi non ne ho.


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Lingua: Italiano

ITALIANO / ITALIAN / ITALIEN [4] - Gino Paoli

Forse la migliore traduzione italiana, recentemente interpretata da Gino Paoli

IL DISERTORE

Signor presidente
ti faccio questa lettera
che forse vorrai leggere
se ti capiterà
Ho ricevuto
la chiamata militare
e adesso devo andare
in guerra martedì
Signor Presidente
io non la voglio fare
non voglio più ammazzare
la gente come me
non voglio infastidirti
ma te lo devo dire
non voglio più obbedire
per cui diserterò

Da quando sono nato
han preso già mio padre
han preso mio fratello
e adesso tocca a me
Mia madre dal dolore
è già nella sua tomba
e adesso delle bombe
non gliene importa più
Quand'ero prigioniero
m'hanno rubato tutto
l'anima, la mia donna
e la mia dignità
Domani chiuderò
la porta sul passato
sugli anni che ho perduto
e mi incamminerò

Io mi trascinerò
nel mondo tra la gente
con un pensiero in mente
e a tutti io dirò
dite di no a partire
dite di no a obbedire
dite di no a sparare
dite di no a morire
Mio caro presidente
se c'è da versar sangue
versate prima il vostro
andate avanti voi
e dite ai suoi gendarmi
se vengono a cercarmi
che possono spararmi
che armi io non ne ho

inviata da Lorenzo Masetti che ringrazia Massi - 16/9/2009 - 11:38


ITALIANO / ITALIAN / ITALIEN [5] - Marmaja e Tupamaros



La versione di Giorgio Calabrese eseguita da Ivano Fossati è stata interpretata anche dai Marmaja e dai Tupamaros. Riportiamo da
Bastaguerra:

La version italienne de Giorgio Calabrese interprétée par Ivano Fossati a été interprétée aussi par le Marmaja and par les Tupamaros. D'après Bastaguerra:

Giorgio Calabrese's Italian version has been also performed by Marmaja and by Tupamaros. From Bastaguerra:


Marmaja e Tupamaros - Il disertore
(2002) B.Vian/I.Fossati/Marmaja
con Francesco Grillenzoni dei Tupamaros che legge il testo di "Non è in nome mio"
Dal CD "Sogni da coltivare"


La versione del "Disertore" interpretata dai Marmaja può essere scaricata in video dal sito ufficiale del gruppo: http://www.marmaja.com, sezione "Dal fondo del bicchiere"

I Marmaja, gruppo rodigino ormai "storico" della musica italiana, hanno avuto la prima ribalta importante nel 1994 con la partecipazione ad "Arezzo Wave" per arrivare nel 1999 all'esordio discografico con "In tel vento sonà" seguito dal più recente "Il metro dell'età"). Le loro storie in musica raccontano di desideri e di speranze, di emarginati e di emigrati, di sogni e di carovane in viaggio, con atmosfere sospese fra danze e umori di festa e il dolore della strada e della vita, con atmosfere sospese fra danze e umori di festa e il dolore della strada e della vita.

Succede così che a brani sferzanti e festosi si frappongano ballate toccanti come ai tempi dei migliori poeti della canzone d'autore italiana a cui i MARMAJA, con particolare riferimento a Fabrizio De Andrè, pagano volentieri il debito di una evidente eredità.

Negli ultimi tempi, hanno partecipato ad eventi dal vivo di grande spessore, spesso affiancati dai "cugini" GANG e dai modenesi "TUPAMAROS", oltre ad essere tra i promotori dell'esperienza culturale del Teatro '99 a Ceregnano di Pezzoli (RO), dove hanno suonato con i Tupamaros, Alberto Cantone e Gianantonio Rossi e altri musicisti e cantautori. Recentemente hanno aperto un concerto di Cristiano De Andrè, interpretando insieme a lui una ispirata versione di "Creuza de ma".

Ma un'altra dimensione connaturata nello spirito e nella gioiosa musicalità dei sette musicisti rodigini è quella dei festival di strada, con frequenti e indimenticabili partecipazioni in versione "buskers" a Ferrara", alla "Festa dell'illustrazione per l'infanzia" di Sarmede e alla "Festa dell'uva" di Macerata.

Con altri gruppi e artisti italiani hanno partecipato alla compilation contro la guerra "Not in my name" del quotidiano "Liberazione" dove hanno interpretato una loro versione del brano-simbolo "Il disertore" di Boris Vian.

La numerosa, chiassosa. festosa carovana dei MARMAJA vede alla voce Maurizio Zannato, Guido Frezzato al clarinetto, sax, flauti eccetera, Elia Mantovani alle chitarre, Walter Sigolo alla fisarmonica e alla ghironda, Cristiano Vincetti al basso e Antonio Carrara alla batteria.

Per contatti e info:
http://www.marmaja.com

Marmaja.
Marmaja.

Riccardo Venturi - 29/3/2005 - 00:08


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Lingua: Italiano

ITALIANO / ITALIAN / ITALIEN [6] - Giangilberto Monti


Versione italiana di Giangilberto Monti, che la interpreta nel disco Boris Vian - Le canzoni (1995)

Version italienne de Giangilberto Monti de l'album Boris Vian - Le canzoni (1995)

Italian version by Giangilberto Monti, from the album
Ripresa dal sito del Boris Vian - Le canzoni (1995)

Da/D'après/From
Comitato per la Pace


Giangilberto Monti.
Giangilberto Monti.
Boris Vian: Canzoni.
Boris Vian: Canzoni.


EGREGIO PRESIDENTE

Io spero leggerà
egregio Presidente
la lettera presente
se tempo mai ne avrà.
La posta mi darà
prima di domattina
la vostra cartolina
che in guerra m’invierà.
Ma io non sarò mai
Egregio Presidente
il boia o l’assassino
di gente come me.
mi creda ma non è
per darle del fastidio
in cuore ho già deciso
che io diserterò.

Mio padre non c’è più
i miei fratelli andati
e i figli disperati
a piangere con me.
Mia madre come lui
è dentro la sua tomba
e i vermi od una bomba
che cosa cambierà.
Quand’ero in prigionia
qui tutto mi han rubato
la moglie, il mio passato
la mia migliore età.
Domani mi alzerò
e sbatterò la porta
in faccia alla memoria
e in strada me ne andrò.

Di carità vivrò
sulle strade del mondo
e a tutti fino in fondo
io questo griderò
"Non obbedite più
gettate le armi in terra
e basta con la guerra
restatevene qui!"
Se sangue servirà
Egregio Presidente
c’è il suo, se mi consente
lo dia a chi ne vorrà.
La legge violerò
lo dica ai suoi gendarmi
io armi non ne ho...

inviata da Lorenzo Masetti


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Lingua: Italiano

ITALIANO / ITALIAN / ITALIEN [7] - Renato Dibì


Versione italiana di Renato Dibì
[2002]

Version italienne de Renato Dibì
[2002]

Italian version by Renato Dibì
[2002]

Renato Dibì, nel suo album Canzoni nascoste del 2002, inserisce "Io disertore", altra personale traduzione, pure fedele, che rispetto ad altre rende bene il passaggio centrale che fa riferimento alle radici storiche del protagonista.
(Paolo Predieri, da Boris Vian, storia di un disertore)


Renato Dibì.
Renato Dibì.

IO DISERTORE

In tutta verità Illustre Presidente
le scrivo la presente che forse leggerà
Qui tra le mani ho l’avviso militare
che mi dovrò arruolare questo Mercoledì
Però le dico no, la guerra non mi va
per ammazzare chi? la gente come me
Si arrabbierà però Illustre Presidente
le dico francamente che io diserterò

Mio padre non c’è più, appena sono nato
è andato via soldato, non è tornato più
Da quasi un anno già mia madre è sottoterra
si fotte della guerra e credo anche di lei
Quand’ero in prigionia m’hanno portato via
la moglie, la poesia e la mia gioventù….
All’alba me ne andrò e sbatterò la porta
su questa storia morta, la vita sceglierò

Per vivere sarò poeta e mendicante
del mondo sarò amante, a tutti griderò
"No, non partite più, restate sulla terra
sputate sulla guerra, non obbedite più"
Se proprio insisterà, se sangue servirà
potrà versare il suo, diventi un vero eroe.
E se mi cercherà avverta i suoi gendarmi
che possono spararmi, io armi non ne avrò

inviata da Paolo Predieri - 10/7/2005 - 09:48


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Lingua: Italiano

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ITALIANO / ITALIAN / ITALIEN [8] - Terminale X


Versione italiana rap "attualizzata" di R.Pasini e L.Cappellini (2003) per Terminale X
Scarica OGG / MP3

Version italienne rap actualisée de R.Pasini et L.Cappellini (2003) pour Terminale X
Télécharger OGG / MP3

Italian actualized rap version by R.Pasini and L.Cappellini (2003) for Terminale X
Download OGG / MP3

da/d'après/from http://Bastaguerra

Terminale X è un progetto nato dall'incontro tra bus3 e Leo M.P. allo European Social Forum di Firenze (9 novembre 2002).

Suonano in una sala prove virtuale, composta da elettricità, cavi telefonici, segnali acustici digitali in ridondanza da un terminale all'altro.
Mancano di fisicità.
I loro progetti vengono sviluppati alla luce del server, passo dopo passo, coordinati nel loro sito internet.

Sostanzialmente, Terminale X non esiste.

Per contatti, info o per suonare con loro:
bus3: bus3@artesottomarina.it
Leo M.P.: leomp@artesottomarina.it
http://www.artesottomarina.it/tx


Terminale X.
Terminale X.

IL DISERTORE

Strano gioco, strano gioco,
l'unica mossa vincente è non giocare


Signor presidente le scrivo una lettera
che lei forse leggerà se avrà tempo per farlo
ho appena ricevuto la cartolina militare
dovrò partire in guerra entro mercoledì sera
signor presidente io non la voglio fare
non sto su questa terra per ammazzare
non per farla arrabbiare ma glelo devo dire
la decisione è presa io diserterò

da quando sono nato ho visto mio padre morire
ho visto i miei fratelli partire
mia madre ha già pianto per l'orrore della guerra
ha tanto sofferto che ormai è nella tomba
quando ero prigioniero la donna m'han rubato
l'anima mi han strappato e tutto il mio passato
domattina di buonora chiuderò la mia porta
me ne andrò per le strade e alla gente dirò:

In guerra non andate, di farla rifiutate
all'ordine di partire rifiutarsi d'obbedire!

Egregio presidente,
dietro la collina non ci sono solo funghi
la vede la bambina che non li raccoglie più
colpa di una mina
altro che bella la guerra è fredda e assassina
e là dietro quel fumo non c'è una cucina
ma una donna stuprata di nuovo disperata

da Belgrado e Baghdad, Asmara e Dakar,
Timor e Beirut, Nairobi e Kabul
occhi verso il cielo
piombo da montagne all'orizzonte
lacrima che scende sotto ai piedi ho troppa gente


In guerra non andate, di farla rifiutate
all'ordine di partire rifiutarsi d'obbedire!

Se bisogna dare il sangue vada a dare il suo
lei ch'è un buon apostolo signor presidente
se mi darà la caccia avverta i suoi gendarmi
che non avrò le armi e potranno sparare.

inviata da Riccardo Venturi - 28/3/2005 - 23:55


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Lingua: Italiano

ITALIANO / ITALIAN / ITALIEN [9] - Alessio Lega


Versione italiana letterale di Alessio Lega
Version italienne littérale d'Alessio Lega
Word-for-word Italian version by Alessio Lega

Da un articolo su Sguardomobile


Riportiamo questa versione letterale, perché le altre versioni italiane sono abbastanza libere.

Alessio Lega.
Alessio Lega.

IL DISERTORE

Signor Presidente,
le scrivo una lettera
che leggerà, forse,
se avrà tempo.
Ho appena ricevuto
la cartolina militare
per andare alla guerra
entro mercoledì sera.
Signor Presidente,
non voglio farlo
non sono sulla terra
per uccidere povera gente.
Non per farvi arrabbiare,
ma devo dirlo
ho preso la mia decisone:
diserterò.

Dacchè sono nato
ho visto partire i miei fratelli
ho visto morire mio padre
e piangere i miei figli
mia madre ha tanto sofferto
che è nella sua tomba
e se ne fotte delle bombe
come se ne fotte dei vermi.
Quand’ero in prigionia
hanno rubato la mia anima
hanno rubato la mia donna
con tutto il mio passato.
Domani uscirò
sbattendo la porta
in faccia agli anni morti:
vivrò sulla via.

Mendicherò la vita
sulle strade di Francia
dalla Bretagna alla Provenza
e dirò alla gente
"Rifiutate d’obbedire,
non fatelo
non andate in guerra,
rifiutate di morire".
Se si deve versare sangue
vada a versare il Suo
caro "buon apostolo",
signor Presidente.
Se mi fa perseguire
avverta i suoi gendarmi
che non ho armi
e che possono sparare.

15/11/2004 - 11:00


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Lingua: Italiano

ITALIANO / ITALIAN / ITALIEN [10] - Note e parole contro la guerra (?)

Non so chi sia l'autore di questa traduzione italiana cantabile che riprendiamo da Note e parole contro la guerra

IL DISERTORE

Mie care autorità
lo so che è una pazzia,
ma scrivo questa mia
con molta serietà:

vi arrabbierà, però
di voi non ho timore
mi faccio disertore
al fronte non ci andrò.

Mie care autorità
sparare non mi piace,
non ne sarei capace
la guerra non mi va !

Io ci ho pensato su
e trovo più virile
ridarvi il mio fucile:
non mi vedrete più!

Mentre nascevo io
cadevano le bombe
e conto quattro tombe
laggiù al paese mio:

ci dormono mio padre
mia madre e i miei fratelli
caduti pure quelli
per cosa non si sa.

Mie care autorità
non posso farci niente,
non sparerò alla gente
solo perché vi va.

E a tutti griderò
che con le cannonate
e con le forze armate
la pace non si fa.

Se è il sangue che ci vuole
andate a dare il vostro
e non chiedete il nostro,
mie care autorità.

Firmando questa mia
avverto anche i gendarmi
che io non porto armi:
mi spari chi vorrà.

22/9/2011 - 22:45


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Lingue: Francese, Inglese

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INGLESE / ENGLISH / ANGLAIS [1] - Peter Paul and Mary

THE PACIFIST - Le Déserteur nella versione di Marcel Mouloudji riscoperta e cantata da Peter, Paul and Mary [1966]

THE PACIFIST - Le Déserteur as performed by Peter, Paul and Mary in 1966

THE PACIFIST - La version du Déserteur de Marcel Mouloudji redécouverte et chantée par Peter, Paul and Mary en 1966.


Peter, Paul and Mary.
Peter, Paul and Mary.


La versione de "Le Déserteur" eseguita da Peter, Paul and Mary nel 1966. Fu grazie proprio a questa versione che la canzone, caduta nel dimenticatoio oppure censurata fin da poco dopo il suo apparire, conobbe finalmente la fama meritata inserendosi nel movimento contro la guerra nel Vietnam e, più in generale, in quello antimilitarista e pacifista mondiale.

Si tratta, come accennato anche nell'introduzione al testo originale francese, della versione via via modificata da Marcel Mouloudji per sfuggire alle maglie della censura francese (cui, comunque, non sfuggì affatto). In inglese Peter Paul and Mary cantarono solo un brevissimo brano iniziale, passando poi al testo francese molto simile, seppure leggermente diverso, a quello della versione di Mouloudji trasmessa dalla radio Europe 1 il 4 marzo 1954, data della prima storica trasmissione della canzone.

The following is the version of Le Déserteur as sung by Peter, Paul and Mary in 1966. It was just this version that, after long time of banishment and oblivion, allowed the song to be rediscovered and to gain all the celebrity it deserves. It soon became a symbol on the wings of the protest move against the war in Vietnam and, generally speaking, of the antimilitarist and pacifist world movement.

As it has already been stated in the introduction to the original French lyrics, it is the version as originally sung by Marcel Mouloudji, with all the changes Boris Vian and Marcel Mouloudji themselves had been constantly making to get through the censorship imposed by French authorities; it was all in vain. Peter, Paul and Mary used to sing in English only the first four verses, then singing the modified French lyrics. The following lyrics are slightly different from the version performed by Marcel Mouloudji and broadcast by the station Europe 1 on March 4, 1954, the historic date on which the song was transmitted for the first time.

La version du Déserteur chantée par Peter, Paul et Mary en 1966. C’est juste grâce à cette version que la chanson, que la censure française avait fait oublier, a connu la célébrité qu’elle mérite, et qu’elle est devenue le symbole même du mouvement de protestation contre la guerre de Viêt-Nam et des mouvements antimilitaristes et pacifistes du monde entier.

Comme on a déjà spécifié dans l’introduction aux paroles originales françaises, il s’agit de la version que Marcel Mouloudji et Boris Vian avaient modifié pour essayer de passer à travers la censure française. Peter, Paul et Mary ne chantaient en anglais que les premiers quatre verses de la chanson, puis ils passaient aux paroles françaises modifiées, un peu différentes de celles de la version de Mouloudji transmise par Europe 1 le 4 mars 1954, le jour de la première et historique émission du Déserteur.


Peter, Paul and Mary sono ancora in attività. Per una migliore conoscenza (e per la biografia) rimando al loro sito ufficiale (ovviamente in inglese):

Peter, Paul and Mary are still in activity. For further information (including a biography) see their official website (in English):

Peter, Paul et Mary sont encore en activité. Si vous voulez mieux connaître leurs chansons et leur histoire (la page est en anglais):

http://www.peterpaulandmary.com/


Segue una traduzione italiana di Riccardo Venturi di questa versione e una inglese di Jim Dixon del testo francese

French lyrics are followed by an Italian translation by Riccardo Venturi and an English one by Jim Dixon

THE PACIFIST

Men whose names are great, I am writing you a letter
That you will read perhaps If you have the time
Men whose names are great, I don't want to do that
I am not on Earth To kill miserable Mankind...


Messieurs qu'on nomme grands,
Je vous fais une lettre
Que vous lirez peut-être
Si vous avez le temps
Je viens de recevoir
Mes papiers militaires
Pour aller à la guerre
Avant Mercredi soir
Messieurs qu'on nomme grands
Je ne veux pas la faire
Je ne suis pas sur terre
Pour tuer les pauvres gens
Il n'faut pas vous fâcher
Mais Il faut que je vous dise
Les guerres sont des bêtises
Le monde en a assez

Depuis que je suis né
J'ai vu mourir des frères
J'ai vu partir des pères
Et les enfants pleurer
Les mères ont trop souffert
Quand d'autres se gobergent
Et vivent à leur aise
Malgré la boue de sang
Il y'a les prisoniers
On a volé leurs âmes
On a volé leurs femmes
Et tout leur cher passé
Demain de bon matin
Je fermerai la porte
Au nez des années mortes
J'irai par les chemins

Je mendierai ma vie
Sur la terre et sur l'onde
Du vieux au nouveau monde
Et je dirai aux gens
Profitez de la vie
Eloignez la misère
Les hommes sont tous des frères
Gens de tous les pays
S'il faut verser le sang
Allez verser le vôtre
Messieurs les bons apôtres
Messieurs qu'on nomme grands
Si vous me poursuivez
Prévenez vos gendarmes
Que je serai sans armes
Et qu'ils pourront tirer,
Et qu'ils pourront tirer.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi di "The Pacifist" (la versione di Peter, Paul & Mary)

IL PACIFISTA

Uomini dai grandi nomi, vi scrivo una lettera
che leggerete forse, se ne avrete il tempo
Uomini dai grandi nomi, io non voglio farlo
Non sono sulla terra per uccidere povera gente...


Signori dai grandi nomi,
vi scrivo una lettera
che forse leggerete
se ne avete il tempo.
Ho appena ricevuto
i documenti militari
per andare alla guerra
prima di mercoledì sera.
Signori dai grandi nomi
io non voglio farla,
non sono sulla terra
per uccidere la povera gente.
Non dovete adirarvi
ma bisogna che vi dica,
le guerre sono delle idiozie
il mondo ne ha abbastanza.

Da quando sono nato
ho visto morire dei fratelli,
ho visto partire dei padri
e i bambini piangere
Le madri hanno troppo sofferto
quando altri se la spassano
e vivono a proprio agio
malgrado la melma di sangue.
Ci sono i prigionieri,
cui han rubato l'anima,
cui han rubato le donne
e tutto il loro caro passato,
Domani di buon mattino
io chiuderò la porta
in faccia agli anni morti
e m'incamminerò.

Mendicherò la vita
sulla terra e sul mare,
dal vecchio al nuovo mondo
e alla gente dirò:
godetevi la vita,
cacciate la miseria,
gli uomini son tutti fratelli,
gente di tutti i paesi.
Se occorre versare il sangue
andate a versare il vostro,
o voi signori ipocriti,
signori dai grandi nomi.
E se mi cercherete
avvertite i vostri gendarmi
che io non porto armi
e che potranno sparare,
e che potranno sparare.

19/12/2005 - 23:39


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Lingua: Inglese

Full English version by Jim Dixon of "The Pacifist" (Peter Paul & Mary's version), from Mudcat Café
Versione completa inglese di Jim Dixon di "The Pacifist" (la versione di Peter Paul & Mary), da Mudcat Café

THE PACIFIST

[Men whose names are great, I am writing you a letter
That you will read perhaps If you have the time
Men whose names are great, I don't want to do that
I am not on Earth To kill miserable Mankind...]


Sirs, you who are called "great,"
I am writing you a letter
That you will read, perhaps,
if you have the time.
I have just received
my military papers
To go to war
before Wednesday evening.
Sirs, you who are called "great,"
I don't want to do that.
I am not on earth
to kill poor people.
This is not meant to annoy you,
but I must tell you:
Wars are insane.
The world has enough of them.

Since I was born,
I have seen brothers die.
I have seen fathers leave,
and children cry.
Mothers have suffered too much
while others prosper
And live at their ease
in spite of mud and blood.
There are prisoners
whose souls have been stolen,
Whose wives have been stolen,
and all their loved ones gone.
Tomorrow, first thing in the morning,
I will close the door
On the past.
I will go on the road.

I will beg for my livelihood
on land and sea,
From the old to the new world,
and I will say to people:
Profit from life.
Alleviate misery.
All men are brothers.
People of all countries:
If it is necessary to spill blood,
go spill your own.
Sirs, you good apostles
sirs, you who are called "great":
If you pursue me,
inform your police
That I will be unarmed,
and they can shoot,
And they can shoot.

19/12/2005 - 23:46


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Lingua: Inglese

INGLESE / ENGLISH / ANGLAIS [2] - Gilles d'Ayméry/Jan Baughman


Versione inglese di Gilles D'Ayméry e Jan Baughman, ripresa Boris Vian for English language readers (uno dei principali siti in lingua inglese dedicati a Boris Vian). Non è cantabile.
Essendo contenuta anche in numerosi altri siti, finora era stata attribuita erroneamente a Jerome Swans. Ci scusiamo per l'errore.

English translation by Gilles d'Ayméry & Jan Baughman, from Boris Vian for English language readers (a main website in English on Boris Vian. It is not made for singing.

Version anglaise de Gilles d'Ayméry et Jan Baughman, d'après Boris Vian for English language readers (l'un des sites principaux en anglais sur Boris Vian). Pas chantable.

THE DESERTER

Mr. President
I'm writing you a letter
that perhaps you will read
If you have the time.
I've just received
my call-up papers
to leave for the front
Before Wednesday night.
Mr. President
I do not want to go
I am not on this earth
to kill wretched people.
It's not to make you mad
I must tell you
my decision is made
I am going to desert.

Since I was born
I have seen my father die
I have seen my brothers leave
and my children cry.
My mother has suffered so,
that she is in her grave
and she laughs at the bombs
and she laughs at the worms.
When I was a prisoner
they stole my wife
they stole my soul
and all my dear past.
Early tomorrow morning
I will shut my door
on these dead years
I will take to the road.

I will beg my way along
on the roads of France
from Brittany to Provence
and I will cry out to the people:
Refuse to obey
refuse to do it
don't go to war
refuse to go.
If blood must be given
go give your own
you are a good apostle
Mr. President.
If you go after me
warn your police
that I'll be unarmed
and that they can shoot.


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Lingua: Inglese

INGLESE / ENGLISH / ANGLAIS [3] - James Prescott



Versione inglese di James Prescott [1983], da Questa pagina. Si tratta di un adattamento cantabile, nel quale il Presidente viene sostituito, britannicamente, con Sua Maestà il Re.

English translation by James Prescott [1983], from This page. A very British singable adaptation in which the French president is replaced by His Majesty the King.

Version anglaise de James Prescott [1983], d'après Cette page. Il s'agit d'une version chantable très britannique, où le Président est remplacé par Sa Majesté le Roi.

THE DESERTER

Your Majesty the King,
I'm writing you a letter,
Though you might hear me better,
if you could hear me sing.
There just came through my door,
my army papers warning,
We leave on Monday morning,
we march away to war.
Well, I don't fit your plan,
I must refuse the shilling,
For I'm no longer willing
to kill my fellow man.
Your Majesty, I say,
with due consideration,
It's my determination,
I will desert today.

I've seen my father die,
I've seen my sisters grieving,
My older brothers leaving,
my younger brothers cry.
My mother knew such wrongs,
she lies beneath her tombstone,
She cares no more for tombstones,
she cares no more for songs.
While I was in the hole,
they stole away my good wife,
They stole away my good life,
they stole away my soul.
So now I'll slam my door,
on all those years of sorrow,
And starting from tomorrow,
I'll sleep at home no more.

I'm off to beg my way,
to tramp the roads and islands,
From Cornwall to the Highlands,
and this is what I'll say:
"Refuse to go to war,
refuse to cross the borders,
Refuse to obey orders,
desert and fight no more."
If blood must flow this spring,
why don't you give a sample?
You'd be a fine example,
Your Majesty the King.
If you would hunt me down,
tell Tom and Dick and Harry,
No weapon will I carry,
and they may gun me down.

16/5/2005 - 22:23


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Lingua: Inglese

INGLESE / ENGLISH / ANGLAIS [4] - Davide Turcato


Altra versione inglese (non cantabile) di Davide Turcato, che però, come ammette onestamente l'autore, è ripresa piuttosto dalla versione italiana di Giorgio Calabrese che dall'originale francese. È quindi la versione inglese della versione italiana. Da Questa pagina

Une autre version anglaise, par Davide Turcato. L'auteur même admet clairement qu'elle est basée sur la version italienne de Giorgio Calabrese plutôt que sur l'original français. C'est donc la version anglaise de la version italienne. D'après cette page.

Further English version by Davide Turcato. As the author himself clearly states, it is based upon Ivano Fossati's Italian version, rather than on the French original. It's so an English version of the Italian version. From this page.

THE DESERTER

In full awareness,
Dear President,
I am writing you this letter,
which I hope you will read.
The draft card here
plainly tells me that
I have to go make war
this coming Monday.
However, I am not here,
Dear President,
to kill people
more or less like me.
I am not annoyed with you,
by the way,
but I feel I have decided
and I will desert.

I only had trouble
since I was born
and the children I brought up
have cried with me.
My mom and my dad
are buried now
and about the war
they won't give a damn.
When I was a prisoner
someone stole
my wife and my past,
my best age.
Tomorrow I am going to get up
I am going to close the door
on the dead season
and set off.

I'll live on charity
on the streets of Spain,
of France and Britain
and I'll call on everyone
not to leave anymore
and not to obey
just to end up dead
for no matter who.
Therefore if you need
blood at all costs,
go give yours,
if this amuses you.
And, please, tell your men,
if they come for me,
that they can shoot at me,
weapons ... I don't have.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Inglese

INGLESE / ENGLISH / ANGLAIS [5] - Andreas Hilmo Teig

Una ulteriore versione inglese di Andreas Hilmo Teig (2001). Per sua stessa ammissione è ispirata alla versione norvegese di André Bjerke, anch'essa qui presente.
Il sito di Andreas Hilmo Teig

Ultérieure version anglaise, par Andreas Hilmo Teig (2001). L'auteur même, norvégien, affirme qu'elle se base sur la version norvégienne d'André Bjerke.
Le site d'Andreas Hilmo Teig

Further English Version by Andreas Hilmo Teig (2001). As the author himself clearly states, it is based on André Bjerkell's Norwegian version.
Andreas Hilmo Teig's Website

THE DESERTER

Dear Mister President,
I write this letter truthfully
And given enough time maybe
you'll read what I have sent.
For I've received with fright
a letter from the army
Informing that they need me
in the trenches Wednesday night.
But Mister President,
my heart was never willing
I wasn't made for killing,
you'll never have me bent.
I hope you don't feel hurt
by reading my confession
I've made a firm decision:
I'm going to desert.

I've felt the pains of war:
my father followed orders
And died, just like my brothers.
My kids I hardly saw.
My mother's suffering ended
and where she is resting
No bombs and no molesting
upon her may descend.
When I a captive was
they took away my wife
That woman was my life,
and all that's left is loss.
Tomorrow I will rise
and close my front door silently
At dawn, and leave behind me
the dead years of my life.

I now will spend my time
a pilgrim on a voyage
So all can hear this message,
be told about this crime:
Do not accept that hate,
refuse to obey their orders,
Do not commit their murders,
be not a soldier made.
If blood must now be shed
you should give some of yours
For, President, your laws
like apostles' words us led.
If my arrest you plot,
please tell the guards that catch me
That I no arms will carry,
and safely can be shot.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Inglese

INGLESE / ENGLISH / ANGLAIS [6] - John Hayday

Versione inglese di John Hayday, cantautore folk neozelandese.
Version anglaise de John Hayday, folksinger néozélandais.
English version by John Hayday, a folk songwriter from New Zealand.

"My sister and I put out heads together and we think this is the way he used to do it. John was busking in France with Ralph McTell in the 60s and he apparently asked someone to translate it for him to sing." (Little Robyn, from The Mudcat Café Forum).

THE DESERTER

Spoken:

Men whose names are great,
I'm writing you this letter
That you will read, perhaps,
If you have the time.


This morning through my door there fell the orders telling me
Where I must go, where I must be to serve you in your war.
Dear sirs who rule the earth this war of yours is not for me
For the deaths of other men can't be the purpose of my birth.
I bear you no ill will but you should know that men like me
Think war is just stupidity and man has had his fill.

The days of all our lives have just seen husbands dying
And little children crying, and the misery of wives.
And mothers in their tears, while others just grow fat on war
And do not grieve a moment for those wasted wasting years.
And prisoners of war who prison robs of heart and mind
Of youth, of joy and all that's kind and all that's gone before.

Tomorrow I will go, I'll turn my back upon the past
And try to find some peace at last but where I do not know.
I'll beg my way around and tell all people that I find
Until I've told all human kind that life is ours to live.
And if you have lust for blood then let the blood be yours
For yours are all the bloody wars, dear sirs who rule the earth.

If you send your police to hunt and catch me as I go
Tell them I am unarmed and so they can shoot me in peace.
Unarmed I'm safe to kill.

26/8/2005 - 13:36


AVVERTENZA

A partire da quella che segue, tutte le versioni e traduzioni della canzone saranno ordinate alfabeticamente per lingua.

NOTICE

From the following version onwards, all versions and translations of the song will be ordered alphabetically by the language.

AVIS

A partir de la version suivante toutes les versions et traductions de la chanson seront ordonnées alphabetiquement selon la langue.

NO WAR! NON A LA GUERRE!
NO WAR! NON A LA GUERRE!

19/6/2005 - 15:43


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Lingua: Aleut

ALEUTINO / ALEUT - Elmett R. Maynery

Versione in lingua aleutina di Elmett R. Maynery, trascritta dagli "Exercises to R.J.Geoghegan's Aleut Grammar", Baltimore, The John Hopkins Press, 1987, p. 143
L'aleutino, attualmente ancora parlato da non più di 300 persone nell'Alaska del nord e nelle isole dello Stretto di Bering, è una lingua di ceppo eschimese.

Aleut version by Elmett R. Maynery, transcribed from the "Exercises to R.J.Geoghegan's Aleut Grammar", Baltimore, The John Hopkins Press, 1987, p. 143
Aleut, now spoken by not more than 300 people in Northern Alaska and on the islands of Bering's Strait, is an Eskimo language.


Danzatori aleutini. Aleut Dancers.
Danzatori aleutini. Aleut Dancers.

VIIGMAAQQAVORPAQ
Boris Vianaahtlendloárvesippa 1954ssa

Nûqqaame kaasyqaab
qatyppoqnaaqo túhdla
haannâqqatas máhlevu
pooqqínnas miiturvoq.
Kuisiityhdlûtasiita
viigdlúqtiilaqqa arvoq
rypiiq viighaynaaqyhsa
dût punhdlovaqtiissaab.
Nûqqaame kaasyqaab
tuquultamaaqqasiita
igdlóhdlaqqapeqiita
dût mooqta siivundlup.
Nûbatypaaqqasii,
tunhglússattavinarpoq
suurpyqmuu palárvoq
viigmaaqqataahtlútta.

Suummuksitassiqtaa
maaqmúp piikistiqtaa
darvarvúp taalistiqtaa
koqervúq tyvistiqtaa
maahtâmuu sovoqlerqe
tunggurssussasseervoq
pommiqtissattéharvoq
puqsiiqtissattéharvoq.
Prihonneeraq masysiita
kussapmuutinavertaq
mytûgdláqtinavertaq
poin suumuutinavertaq.
Arvorgáq nuuhlútaq
igdlómmûp pisitiiqta
tuinnuqseviq moiqviq
taindlakiipquuhaayiita.

Bûrúqmûp vihlisiita
Paransaahtle tyhiiviq
Perehtania Perovansiaas
niitoviqûrvaqhliktaa:
tuuskurvuq viigtipiq
tuuskurvuqna paasiviq
viigmoqqarpoqaasiviq
tuuskurvuqna tiippiiq.
Intígdlarvoqmeittaa
tuulûp intíkkappuqna
muustutnaaqossarveisi
Nûqqaame kaasyqaab.
Hooqsiitterastammuup
poliisitiissittuttaiqna
arûnasaantiisiistaa
ô muunappûqsilee.

inviata da Riccardo Venturi - 15/9/2005 - 10:25


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Lingua: Arabo

ARABO / ARABIC / ARABE - Yassir [ياسر]

Versione araba di Yassir, Friburgo, 8 luglio 2006.
Arabic version by Yassir, Fribourg, July 8 2006.
Version arabe de Yassir, Fribourg, 8 Juillet 2006.
الترجمه العربيه ، ياسر فريبورغ 8 تموز 2006.

والهارب
ب بوريس مدينه فايان ، 1954.

السيد الرءيس
انا لك كتابه رساله
بيرفابس ان شءتم اقرا
اذا كان لديكم الوقت.
انني تلقيت
العسكريون الصحف
الرحيل الي المواجهه
قبل ليله الاربعاء.
السيد الرءيس
لا اريد الذها
لست علي هذه الار
قتل شعب باءس.
الا انها تجعلك جنوني ،
لا بد ان اقول لك
هذا هو قراري
ولن تكون البادءه بالحرب.

لانني ولدت
لقد رايت والدي يموت
رايت اخوتي اجازه
رايت اولادي البكاء.
والدتي عاني الكثير
وهي الان في القب
وهي تضحك في القنابل
وهي تضحك علي الديدان.
عندما كنت سجينا
وقد سرق زوجتي
وسرقت روحي
وكل الاعزاء الماضي.
مبكر صباح الغد
سوف اغلق الباب و
في هذه السنوات قتيل
ساحمل علي الطريق.

لن اتوسل علي طريقتي
علي الطرق في فرنسا
من اجل مقاطعه بريتاني
وسوف تصرخ في الناس :
رفض اطاعه
هل رفض القيام بذلك
لا تذهب الي الحرب
رفض الذهاب اليها.
اذا يجب اعطاء الدم
اذهب امنح دماءها
تعلمون جيدا الرسول
السيد الرءيس.
لو تابع لي
ثم حذر شرطتكم
بانني لن يكونوا مسلحين
ويمكنها اطلاق النار.

inviata da Riccardo Venturi - 8/7/2006 - 23:04


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Lingua: Basco

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BASCO (EUSKARA) / BASQUE (EUSKARA) - Koldo Izagirre

La versione basca (euskara) di Koldo Izagirre proveniente da Literatur Emailuak - Susa literatura argitaletxea, gentilmente segnalataci da Gorka Arrese del sito stesso.

The Basque (Euskara) version by Koldo Izagirre, reproduced from Literatur Emailuak - Susa Literatura argitaletxea. Kindly contributed by site owner and administator Gorka Arrese.

La version basque (euskara) de Koldo Izagirre, tirée de Literatur Emailuak - Susa literatura argitaletxea. Cette version nous a été signalée par Gorka Arrese, administrateur du même site. [CCG/AWS Staff]

Boris Vianen Desertorea kantua euskaraturik kendu diogu Koldo Izagirreri. Kantu antimilitarista oso ezaguna egin zen, lehendabizikoz Marcel Mouloudjik abestua 1954ko maiatzean Harold Berge-ren musikarekin. Boris Vianek berak kantatua entzun dezakezu.

Duela 50 urte, gaurkoa bezalako egun batez hil zen Parisen Boris Vian idazle frantsesa. Ramon Etxezarretak ekarri zuen euskarara Egunen aparra (1988, Elkar) eta Juantxo Zigandak Ttu eginen dut zuen hilobietan (1992, Igela) nobela. Aldizkarietan irakurriko dituzu poema bat eta bi narrazio ere: Olertin 1982an Sabin Muniategik, Susan 1983an Joserra Utretxek eta Ttu-ttuán 1985ean Antton Azkargortak emanak. Boris Vianen Desertorea kantuaren itzulpena kendu diogu Koldo Izagirreri orain. Kantu antimilitarista oso ezaguna egin zen Le déserteur, 1954ko otsailaren 15ean idatzia eta lehen aldiz Marcel Mouloudjik abestua maiatzean 8an, Harold Berg-en musikarekin. Boris Vianek berak kantatua entzun dezakezu hemen.

DESERTOREA

Lehendakari jauna
Otoi hartzazu astia
Letzeko bidalia
Dizudan gutuna
Goizean zait heldu
Soldadutzako deia:
Gerran behar dut lehia
'ta nadila gertu
Jaun txit bihotzeko
Ez dut gerrarik gura
Ez naiz jaio mundura
Inoren hiltzeko
Ez zaitez haserra
Baina jakin ezazu
Desertore noazu
Ez dut maite gerra

Sortu naiz aidanez
Aita lurperatzeko
Senideak uzteko
Haur denak negarrez
Amak zenbat malko
Bonben beldurrik gabe
Harren beldurrik gabe
Hilobian dago
Preso nintzelarik
Neska zidaten kendu
Nire arima irendu
Ez dut iraganik
Bihar goizaldean
Hementxe ate joka
Urte ustelen tropa
Baina ni bidean

Banoa eskeko
Limosna baten galde
Frantzian aldez alde
Ozen esateko:
Egiozu uko
Gerrara ez joan inora
Ez hadila enrola
Ez zaik damutuko
Odolik behar bada
O jaun gerrazalea
Emantzazu zeurea
Lehendakari jauna
Hona azken nota:
Ez daramat armarik
Jendarmek beldur barik
Nazaten tiroka.

inviata da CCG/AWS Staff - 24/6/2009 - 16:00


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Lingua: Cabilo

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BERBERO (CABILO) / BERBERIAN (KABYLIAN) / KABYLE - Mohand Ouhyaya (Mohya) - Ferhat Mehenni - Imaziγen Imula

imazigen

Versione berbera (cabila) di Mohya (Mohand Ouyahya)* cantata anche da Ferhat Mehenni. Mohya è morto il 7 dicembre 2004. La versione risale al 1996 e fu registrata dal gruppo Imaziγen Imula prima su un 33 giri (LP MDZ 105) e poi sul Cd Imaziγen Imula - Chants berbères de lutte et d'espoir

* Pagina con un link a questa pagina delle CCG. Dal sito di Vermondo Brugnatelli.

Berberian (Kabylian) version by Mohya (Mohand Ouyahya)*, also performed by Ferhat Mehenni. Mohya died on December 7, 2004. This version was composed 1996 and has been first recorded by the band Imaziγen Imula on LP MDZ 105 and, then, on a the CD Imaziγen Imula - Chants berbères de lutte et d'espoir.

* Page linked to this AWS page. From Vermondo Brugnatelli's web blog.

Version Kabyle de Mohya (Mohand Ouhyaya)*, interprétée aussi par Ferhat Mehenni. Mohya est mort le 7 décembre 2004. Cette version a été composée en 1996 et enregistrée par le groupe Imaziγen Imula sur un 33 tours (LP MDZ 105) et, ensuite, sur le CD Imaziγen Imula - Chants berbères de lutte et d'espoir

* Page contenant un lien à cette page des CCG. D'après le blog de Vermondo Brugnatelli.


Mohya (Mohand Ouhyaya)
Mohya (Mohand Ouhyaya)
Ferhat Mehenni
Ferhat Mehenni




Une Version du Déserteur en kabyle par Ferhat Mehenni. Par rappel, Boris Vian a écrit son texte en pleine guerre d'Algérie.

www.dailymotion.com


Ferhat, Le Déserteur
di traquedarts


La seguente versione ha una storia singolare. Innanzitutto perché è in una lingua assai singolare di per sé, il berbero (o cabilo), e poi perché mi è stata fatta pervenire direttamente sul newsgroup dei tifosi del Genoa (it.sport.calcio.genoa) dall'amico F.B. (peraltro un tifoso della Sampdoria: un esempio perfetto, seppure in un ambito...un po' sui generis, di pace e tolleranza!) il quale ha al riguardo interpellato il fratello, appassionato, studioso e cultore di "lingue strane" (perciò naturale fratello anche del sottoscritto). Ovviamente a F.B , a suo fratello e a tutto il NG del Genoa vanno i miei più calorosi ringraziamenti, e la mia amicizia che dura da anni.

Riporto le parole del fratello di F.B.:

"Il testo della canzone "Amezzart'i" non è (ancora) su nessun sito. Lo ricopio dal libro di Chérif Makhlouf "Chants de liberté - Ferhat la voix de l'Espoir", Parigi, ed. L'Harmattan, 1997, p. 164 (la trascrizione del testo berbero è un po' semplificata, secondo le norme prevalenti sul forum amazigh-net). [...]
Al momento non ho tempo per fare anche la traduzione; in generale comunque il testo è abbastanza aderente all'originale. Un "dettaglio" aggiunto quando il disertore parla della propria esperienza di galera è che gli hanno strappato le unghie, esperienza questa purtroppo frequente per gli Algerini finiti in prigione, non solo sotto i Francesi ma anche sotto il governo indipendente.
Una circostanza interessante è che questo testo fa parte del repertorio di Ferhat Mehenni, che da sempre è un cantante impegnato anche politicamente, per la causa della pace e della democrazia. A legarlo strettamente a questa canzone, oltre al fatto di averla inserita nel
proprio album "Chants berbères de lutte et d'espoir" (1981) è il fatto che egli ha vissuto sulla propria pelle molte delle drammatiche esperienze narrate nella canzone: nel 1985-1986, dopo avere fondato la Lega Algerina per i Diritti dell'Uomo viene imprigionato in un carcere di estremo rigore dove subisce le peggiori torture; inoltre, ha anche avuto la sorte di vedersi colpito negli affetti più cari: non solo il padre è morto quando lui era bambino nella guerra contro i francesi, ma anche il figlio maggiore, Ameziane, gli è stato ucciso qualche mese fa con una coltellata, molto probabilmente come "avvertimento" mafioso contro le sue attività politiche."

AMEZZART'I

A widak i gh-ih'ekmen
A wen-in-arugh tabratt
Wiss m'a tt-teghrem ahatt
Ma testufam, m'ulac d ayen.
Aql-i tt'fegh-d lek°aghed' nni
Akken ad ddugh d aâsekriw
Ad defâegh af tmurt-iw
Tughal-ed lgirra nni
A syad imeqqranen
Ur ttkalet ara fell-i
Yemma ur d-id-egg'i
Akken ad neqqegh imdanen
Seg wul is'fan d nneyya
Neâya di texnanasin
Irgazen am tilawin
Nerni tura berka.

Kecc'ini seg wasmi d-necfa
I immuten g babaten
I ijeghh'en g watmaten
Engh igujilen tura
Ayen runt tiyemmatin
Macc'i d ayen ar ad neh'ku
Ula d az'ru ad iru
Melt-iyi d acu i d-ssulin
Nekk ijerrben leh'bus
Qelâen-iyi accaren-iw
Kksen-iyi tamett'ut-iw
Kkaten-iyi qqaren drus
Azekka zik ad kkregh
As rregh tablatt' i wul
Z'righ abrid-iw id'ul
Wissen ak°it m'ad ughalegh

Ad lehh'ugh deg yid' deg uzal
Ad aghegh ak timura
Ad ttbeddagh af tebbura
a sen-qqaregh yiwen wawal
Ma tuggim tixettarin
Ak°it a medden ak°it
Ur h'eddret i twaghit
Ar yeghzer i k°en-ttawin
Tebgham tazla n idammen
Idammen-nwen kenwi
Zwiret a k°en-nwali
A ssyad imeqqranen
Midi tteddam fell-i
Init i ijadarmiyen
Ifasse-iw d ilmawen
Ma bghan a yi-nghen neghn-i.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Bretone

BRETONE / BRETON / BRETON - Gwenaëlle Rempart


La versione bretone di Gwenaëlle Rempart (2004), da me espressamente richiestale.

The Breton version Gwenaëlle Rempart (2004) prepared on my request (2004)

La version Bretonne que Gwenaëlle Rempart a préparé à ma requête (2004).


Bretagna: Le rovine di Brest. 1944. Bretagne: Brest en ruines. 1944. Brittany: Brest in ruin. 1944.)
Bretagna: Le rovine di Brest. 1944. Bretagne: Brest en ruines. 1944. Brittany: Brest in ruin. 1944.)

AN DISERTOUR

Aotrou Prezidant
me a skriv deoc’h ul lizher
a lennot C’hwi marteze
ma hoc’h eus amzer.
Me am eus resevet
ma faperioù-soudard
da mont kuit d’ar brezel
a-raok dilun da noz.
Aotrou Prezidant,
ne fell ket din mont kuit,
n’on ket war an douar
da lazhañ tud paour.
N’eo ket d’ho lakaat droug,
ret eo e lârfen deoc’h,
ma diviz eo kemeret,
ha disertiñ a rin.

Abaoe ma oan bet ganet,
mervel em eus gwelet
ma zad ha ma breur mont kuit
ha ma bugal’ gouelañ.
Gouzañvet he deus mamm kalz,
emañ d’he vez bremañ
ha goap a ra eus bombez,
ha goap a ra eus buzhug.
Pa oan prizoniad
diganin o deus laerezhet
ma gwrag ha ma ene
ha ma holl vuhez ger.
Warc’hoazh ar beure
serriñ a rin an nor
war fri ar bloavezhioù marv
e hent e kemerin penn.

Klask a rin ma bara
war hentoù Bro-C’hall
eus Provañs da Vreizh
lavar a rin d’an dud:
Ret eo nac’h sentiñ,
ret eo nac’h d’en ober,
arabat mont d’ar brezel,
arabat mont kuit.
Ma ret eo reiñ e wad
it da reiñ ho hini,
C’hwi zo ur mat abostol
Aotrou Prezidant.
War ma lerc’h ma redit
kasit keloù an archerien
n’am eus ket armoù
ha c’hellout a raint tennañ.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Italiano (Lombardo Brianzolo)

CASATENOVESE (Casatenovo Brianza) / CASATENOVO BRIANZA DIALECT (ITALIAN) / CASATENOVO BRIANZA (dialecte italien) - Lele de Casanöv

Versione nella parlata di Casatenovo Brianza di Lele de Casanöv.
Traduce, come variante, anche la chiusa originale non pacifista.

The following version of "Le Déserteur" is in the Lombard dialect spoken in Casatenovo Brianza (province of Lecco). Also the "non-pacifist" original final stanza has been translated.

La version du Déserteur dans le dialecte lombard de Casatenovo Brianza (province de Côme). Le couplet final original, non-pacifiste, a été aussi traduit.


Casatenovo Brianza, Lecco, Italy: Villa Greppi
Casatenovo Brianza, Lecco, Italy: Villa Greppi

UL DISERTÙR

Sciùr presidènt, ghe scrìvi una lètera
che ‘l lengiarà, fòrzi, se ‘l gh’avarà tèmp.
M’è apèna rüvaa la cartulìna de nà a suldaa
per nà in guèra prìma de merculdé de sìra
Sciùr presidènt, e vöri mia fàl
sùnt mia sö la tèra per mazzà i pôr gènt.
L’è mia per fàf inrabié, ma gh’hoo de dìvel
me sùnt decidüü: disertaroo.

De quànd che sùnt nasüü hoo vést nà via i mè fredèj
hoo vést a muré mè pà e piàncc i mè bagàj
mia màmm l’ha tànt penaa che l’è in de la sua tùmba
E la se incàga di bùmbi cumè la se incàga di vermisöö.
Quànd che sévi presunee m’hann rübaa la mia anima
m’hann rübaa la mia dòna cùnt tött ul mè pasaa.
Dumàn naroo foe e picaroo l’örĉ
in fàcia ai ann mòrt: scamparoo sö la via.

Cercaroo la caritaa per la vìta sö i stràd de la Frància
de la Bretàgna a la Pruvènza e ghe disaroo ai gènt
"refüdee de übedé, fìl mia
nee mia in guèra, refüdee de muré".
Se ghe vör spantegà ‘l sàngh che ‘l nàga a trà in gìr ul Sò
càru "bràvu apòstul", sciûr presidènt.
Se ‘l vör perzepitàm che ‘l ghe dìsa inscee ai sö gendàrmi
che gh’hoo mia scià di àrmi e che pöden sparà.

Se me perzepitii
disìgh ai vòst gendàrmi
che saroo armaa
e che mé sùnt bóm de sparà.

inviata da Lele de Casanöv (LC) - 23/2/2005 - 22:23


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Lingua: Catalano

CATALANO / CATALAN [1] - Joan Isaac

barcciutat

Versione catalana di Joan Isaac. E' del 1980; inserita nell'album Barcelona, ciutat gris.

Version catalane de Joan Isaac. Composed 1980 and included in the album Barcelona, ciutat gris.

Catalan version by Joan Isaac. Composée en 1980 pour l'album Barcelona, ciutat gris.


Joan Isaac.
Joan Isaac.

EL DESERTOR

Senyor governador
jo vos escric tres ratlles.
I no és demanar gaire
si os prego les llegiu.
Jo tinc entre els meus. dits
les ordres que m'obliguen
partir prest a la guerra
dimecres a la nit.
Senyor governador
li dic que em nego a fer-la
no tinc raons ni em tenta
matar cap enemic.
I quedi clar senyor
que això no és cap ofensa
la decisió ja és presa:
jo vull ser desertor.

Després d'haver nascut
he vist morir al meu pare
germans marxar de casa
i els plors, dels meus petits.
Ma mare patí tant
que avui ja és a la tomba
i se'n riu de les bombes
i els cucs del seu voltant.
Quan era presoner
varen prendre'm la dona
varen prendre'm les hores
i el meu passat feliç.
Demà de bon matí
me n'aniré de casa
i esclafaré la porta
als nassos de l'ahir.

Viuré de les almoines
que em donin mans senzilles.
D'Alcoi a la Cerdanya
diré a la bona gent:
Negueu-vos a obeir
digueu no, a les ordres
no aneu pas a la guerra.
Negueu-vos a partir.
Si s'ha de perdre sang
perdeu Senyor la vostra
feu bé el paper d'apòstol
senyor governador.
I si em feu perseguir
digueu als qui em segueixin
que no duré cap arma.
Podran tirar tranquils.


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Lingua: Catalano

CATALANO / CATALAN [2] - Toni Giménez


Un'ulteriore versione catalana opera di Toni Giménez. La versione è però abbreviata di una strofa.

Autre version catalane par Toni Giménez. La version manque d'un couplet.

Further Catalan version by Toni Giménez. This version lacks one stanza.

EL DESERTOR

Senyor que mana tant
escric aquesta lletra;
llegeixi una miqueta
si pot trobar un instant.
M’acaben de portar
el paper groc i negre,
per anar a la guerra
el vespre del dimarts.
I no és per molestar,
però cal que li ho digui:
no s’estranyi que trigui,
car penso desertar.

D’ençà que sóc aquí,
he vist morir al meu pare,
germans perdre la cara;
he vist plorar els amics.
I si ens cal donar sang,
podeu donar la vostra,
que n’és de millor mostra,
senyor que mana tant.
I si em feu agafar,
podeu dir als gendarmes
que no portaré armes
ja em podem disparar.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Catalano

CATALANO / CATALAN [3] - Manuel Rodríguez-Castelló


Un'altra recentissima versione catalana, opera del valenciano Manuel Rodríguez-Castelló (2003). Si tratta in alcuni punti di una versione molto libera.

Une version catalane très récente par Manuel Rodríguez-Castelló, de Valence (2003). Il s'agit d'une version très libre dans quelques points.

A very recent Catalan version by Manuel Rodríguez-Castelló (2003). It is a definitely free version, particularly in some points.

EL DESERTOR

Senyor president,
Us escric aquesta carta
Que vós llegireu potser
Si us plau i si teniu temps.
M'acaben d'arribar
Uns documents militars,
Que se'm porten a la guerra
Dimarts en clarejar.
Senyor president,
Jo no vull anar a la guerra;
No sóc vingut a la terra
Per matar la pobra gent.
No us ho dic per emprenyar,
Però està tot decidit,
I que conste per escrit
Que em dispose a desertar.

D'ençà que em varen parir
He vist morir el meu pare,
He vist partir els germans
I he vist plorar els meus fills.
Ma mare va patir tant
Que ara en el lloc de les tombes
Es burla de vostres bombes,
I del mot altisonant.
Quan vaig caure presoner
Varen furtar-me la dona,
L¹ànima em van segrestar,
Tot el meu passat també.
Demà, a punta de dia
Pegaré amb la meua porta
Al nas d'una vida morta
I encetaré nova via.

Me n'aniré mendicant
Per tots els camins d¹Espanya,
D¹Itàlia i de Gran Bretanya
Dient a tots els germans:
"Negueu-vos a obeir,
No consentiu la desferra,
No accepteu aquesta guerra,
Refuseu-vos a partir".
I si cal la sang donar,
Aneu-hi i vesseu la vostra.
Ja que en sou la millor mostra
L¹exemple us cal practicar.
Si em volíeu encalçar,
Aviseu la policia
Que ben nu vaig nit i dia
I que em poden disparar.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Catalano

CATALANO / CATALAN [4] - Eduquem en pau

Da / D'après / From
Eduquem en pau

EL DESERTOR

Digneu-vos Gran Senyor escoltar la requesta
bo i que us sigui molesta del vostre servidor.

Encara no he estripat ni he llençat a terra
l’ordre d’anar a la guerra que vos m’heu enviat.

Us dic, oh Gran Senyor! Que no vull anar a la guerra
per convertir en desferra la carn de cap minyó.

Oïu senyor després, el clam de milers d’ombres
que de guerres i bombes no en volen tastar més.

D’ençà que visc al món he vist marxar als pares
he vist morir les mares de fills que avui no són.

He vist als presoners, els han robat la dona,
fou tan llarga l’estona d’absència dels guerrers.

Demà de bon matí jo tancaré la porta
d’una època ja morta i em posaré en camí

"No vulgueu obeir", per valls i per muntanyes
cridaré a les cabanes i a qui em vulgui sentir

Si cal vessar la sang Vos en teniu de sobres,
deixeu estar als pobres tranquils damunt el fang.

I si m’heu d’empaitar aviseu la gent d’armes
que jo aniré sense armes que poden disparar,
que poden disparar.

6/8/2005 - 16:11


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Lingua: Catalano

CATALANO / CATALAN [5] - Ramon Muntaner

Credo di dover contribuire qui questa canzone perché mi pare proprio che non sia altro che una ‎versione de “Le déserteur” di Boris Vian, per quanto l’adattamento testuale in catalano sia opera di ‎Joan Ollé e la musica di Ramon Muntaner, che la incluse nel suo disco intitolato ‎‎“Cròniques” del 1977.‎

Cròniques

SENYOR PRESIDENT ‎

Senyor President: ‎
si vol, pot treure’m fora, ‎
però crec que va essent hora ‎
de parlar francament. ‎

Sempre he sentit parlar ‎
que abans d’arribar a la terra ‎
ja vaig perdre una guerra ‎
i vosté la va guanyar. ‎

Ara, Senyor President, ‎
cal tenir molta mà esquerra; ‎
fa molts anys d’aquella guerra ‎
Res no dura eternament. ‎

També li voldria dir ‎
‎-si no s’ho pren malament- ‎
que no vaig donar el meu “sí”, ‎
i vosté és President. ‎

Sóc totalment conscient ‎
que l’afer és delicat: ‎
i això rima amb “llibertat”. ‎
Ho sent, senyor President? ‎

Com vol que siguem patriotes, ‎
si vivim a un paradís ‎
on, darrera el seu somrís, ‎
s’amaguen deu mil ganyotes? ‎

I, sobretot, Excel•lència, ‎
perdone si he estat sincer; ‎
una mica de paciència ‎
li anirà la mar de bé. ‎

Li agreixo immensament ‎
el temps que m’ha dedicat: ‎
Gràcies, senyor President; ‎
i recordi, llibertat.‎

inviata da Bernart - 22/10/2013 - 11:41


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Lingua: Ceco

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CECO / CZECH / TCHEQUE - Miloš Rejchrt / Jaromír Nohavica


La versione ceca [1965] di Miloš Rejchrt, arrangiata e eseguita da Jaromír Nohavica, da Questa pagina

Czech version [1965] by Miloš Rejchrt, arranged and performed by Jaromír Nohavica, as reproduced from This page

Version tchèque [1965] de Miloš Rejchrt, arrangée et interprétée par Jaromír Nohavica, d'après Cette page



Jaromír Nohavica.
Jaromír Nohavica.


Miloš Rejchrt.
Miloš Rejchrt.
" PÁNOVÉ NAHOŘE ( 1982 )
hudba: Boris Vian, Harold Berg (15.2.1954)
text: Boris Vian
překlad: Miloš Rejchrt (1965)

Seděli jsme s Jirkou Tvrzem ve foyeru Divadla hudby, z oken prvního patra koukali ven na ostravské Náměstí Lidových milicí a ani ve snu nás nenapadlo, že už (nebo až) za 8 let to bude zase staré známé Masarykovo náměstí a že ty kvalifikační přehrávky, které se ten den v Divadle hudby konaly, budou pak už ve směšném nenávratnu. Byl duben 1982. Jirka mi jen tak hrál své písně, jak jsme to s kamarády dělávali, když jsme se potkali. Jedna z nich byla jiná. Jakoby nebyla Jirkova, který celým svým hudebním tíhnutím směřoval k Marsyasům a hlavně Petrovi Kalandrovi. A taky že nebyla. To je Dezertér Borise Viana, řekl mi. A já už si půjčoval od paní z bufetu kus papíru a psal si česká slova. I s akordy. Vzpomínám, že tam byl i jeden dimenzovaný akord a Jirka mi vysvětloval, jak se drží. Na složitější akordy já nikdy nebyl.
Škoda, že se mi ten papír v běhu času ztratil, stejně jako Jirka, který ještě stačil vystudovat v Praze medicínu, oženit se, ale nemoc byla silnější než on. A tak pro vzpomínku na dobrého kamaráda a výborného písničkáře vytahuji dnes ze svého kazetového archivu jednoho Jirku Tvrze ze Svinova a jeho vlastní písničku Hallo, boy
Až si ji doposlechnete, přečtěte si mou mejlovou korespondenci ze začátku letošního roku. Je výmluvnější, než všechny mé komentáře k české verzi Vianovy písně."



Písničkář, skladatel, textař, folkový zpěvák, narozený 7. 6. 1953 v Ostravě hraje na kytaru od svých třinácti let. Začal studovat na Vysoké škole báňské, ale studia přerušil, vystřídal několik zaměstnání, ale pak raději zůstal textařem na volné noze. Proslavil se svým prvním textem pro Marii Rottrovou Lásko, voníš deštěm. Bydlí v Českém Těšíně, má ženu a dvě děti.

V roce 1982 se odhodlal veřejně vystoupit jako písničkář, jeho start byl úspěšný, stal se velmi populární a některé jeho písničky dokonce postupně zlidověly. To vše bez přítomnosti v médiích a vydaných desek. Až v roce 1988 přišlo první album Darmoděj, které okamžitě zmizelo z pultů. Vznikl Nohavicův mýtus, který přetrval i krizové období v Nohavicově životě, kdy se léčil ze závislosti na alkoholu. (Tuto dobu zachycuje kniha rozhovorů Zdeňka Zapletala s Jaromírem Nohavicou: Poslední mejdan.) Jasným znamením, že Nohavica opět skládá naplno, bylo pěkné, mírně pesimistické album Mikymauzoleum, plné většinou smutných písniček.

Zdálo se, že je těžké takové album překonat, ale Nohavica přišel v roce 1996 s deskou Divné století, kde k novým písním přidal spolu s producentem nové nástroje a hlasy. Album mělo obrovský úspěch. Po dvou letech vyšlo album Koncert, na němž se Nohavica objevuje na pódiu s Kapelou, což o poznání změnilo podobu písniček (album obsahuje většinou starší písně, jimž toto zpracování dodalo nové kouzlo). Zatím poslední Nohavicovou řadovou deskou je Moje smutné srdce z roku 2000, jsou na ní většinou posmutnělé milostné písně.

Letošní rok přinesl vydání soundtracku k filmu Rok ďábla, kde Jarek Nohavica hraje a zpívá spolu s Čechomorem, Karlem Plíhalem a Jazem Colemanem.

http://www.tenzor.cz/jura/nohavica/

DEZERTÉR
PÁNOVÉ NAHOŘE

Pánové nahoře,
já píšu vám dnes psaní
a nevím vlastně ani,
budete-li ho číst,
přišlo mi ve středu
do války předvolání,
je to bez odvolání,
tím prý si mám být jist.
Pánové nahoře,
já už to lejstro spálil,
už jsem si kufry sbalil,
správcové vrátil klíč,
pánové nahoře,
uctivě se vám klaním
a zítra vlakem ranním
odjíždím někam pryč.

Co už jsem na světě,
viděl jsem zoufat matky
nad syny, kteří zpátky
se nikdy nevrátí,
slyšel jsem dětský pláč
a viděl jejich slzy,
které snadno a brzy
se z očí neztratí.
Znám vaše věznice,
znám vaše kriminály,
i ty, kterým jste vzali
život či minulost,
vím také, že máte
solidní arzenály,
i když jste povídali
o míru víc než dost.

Pánové nahoře,
říká se, že jste velcí
a na věci to přece
vůbec nic nemění,
pánové nahoře,
na to jste vážně malí,
abyste vydávali
rozkazy k vraždění.
Musí-li války být,
běžte si válčit sami
a vaši věrní s vámi,
mě, mě nechte být,
jestli mě najdete,
můžete klidní být,
střílejte, neváhejte,
já zbraň nebudu mít,
nebudu mít,
nebudu mít ...

inviata da Riccardo Venturi - 27/11/2004 - 13:44


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Lingua: Italiano

CECO - Traduzione italiana

Versione italiana di Atyka della versione ceca di "Le Déserteur"
da Le pagine italiane di Jaromir Nohavica

DISERTORE

Signori Superiori, oggi vi scrivo una lettera
E non so se la leggerete o no
Il mercoledì mi è arrivata la chiamata alle armi
Non esiste apello, e su questo non ci sono dubbi
Signori Superiori, ho già bruciato quel pezzo di carta,
Già ho fatto le valigie, ho restituito le chiavi alla padrona
Signori Superiori, vi onoro e vi rispetto molto
E domani parto con un treno della mattina e me ne vado.

Da quando sono al mondo, ho visto mamme disperate
per i loro figli, che non torneranno mai più,
ho sentito il pianto dei bambini ed ho visto le loro lacrime,
che non lasciano facilmente ed in fretta i loro occhi
Conosco le vostre carceri, conosco le vostre galere
E pure quelli a cui avete rubato la vita od il passato,
Ed anche so che avete l'arsenale ben fornito
Anche se avete parlato della pace più che abbastanza.

Signori Superiori, dicono che siete grandi
e questo non cambia assolutamente nulla.
Signori Superiori, per questo siete davvero piccoli,
perché potreste dare ordine di uccidere.
Se c'è bisogno di guerre, andate a combattere voi stessi
ed i vostri fedeli con voi, a me lasciatemi in pace.
Se mi trovate, potete stare tranquilli,
Sparate, non esitate, io non avrò armi,
Non ne avrò, non ne avrò.

8/2/2006 - 18:15


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Lingua: Cinese

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CINESE / CHINESE / CHINOIS - Ting Xu (徐婷)

Chinese version contributed by Ting Xu
Versione cinese inviata da Ting Xu
Version chinoise envoyée par Ting Xu

(riadattata da questa pagina)

Riportiamo anche l'introduzione che ne viene fatta:


LE DÉSERTEUR
告別戰地 (棄隊者) 1954

維昂(法) BORIS VIAN


維昂是法國巴黎二次大戰后出現的一個傳奇性人物. 他的一生在法國知識和藝術界留下了奇特的印記. 集作家,詞作者和音樂人于一身卻英年早逝的維昂, 身后留下了大量歷時不朽意義現實和獨特的作品, 是一筆至今仍不斷啟示著后人的真正的文化遺產.

維昂1920年3月10日出生于巴黎地區. 他一生中創作了400多首歌曲, 其中最著名的是1954年完成的« 棄隊人 ». 這是一首凄苦悲涼的反戰歌曲, 描寫的背景是殘酷的印度支那戰爭. 它的正式發表适逢阿爾及利亞戰爭(1954 -1962) 處于激烈交戰時期, 戰事雙方是阿爾及利亞民族主義人士和他們的殖民宗主國法國. 這場戰爭如同印度支那戰爭一樣, 引發了法國國內民眾輿論的分裂, 以及一系列的示威游行.

值得一提的是, 這首歌在阿爾及利亞戰爭期間受到法國官方禁止. 維昂為了得到發表許可, 曾將歌中最后兩行歌詞作了如下修改 :

原詞 : 手持鋼槍准備著

我會開火自衛

新詞 : 我已經放棄武裝

盡可以向我射擊

這首已被翻譯成多种文字的歌,到今天不僅在法國已流行了將近50年.而且在各國反戰反軍隊人士中也受到相當喜愛.

在此, 我們第一次將這首歌的中文翻譯介紹給大家.

如朋友們想听樂曲, 可以到以下网頁 :


告別戰地 (棄隊者)

弃队者 (法)
Boris Vian

总统先生你好
这封信写给你
闲暇的时间里
你也许会留意

征战的军令状
我才不就收讫
后天傍晚之前
要奔赴前线去

总统请听我说
我已决定不去
生在世界岂能
伤害可怜生命

纵然你会咆哮
我还是要说明
决心已经坚定
我要离队放弃

在我的世界里
眼见父亲故去
兄弟征战他乡
幼小心灵哭泣

母亲历经艰辛
如今长眠大地
笑对枪林弹雨
如同蚯蚓蚂蚁

被俘的日子里
被夺去了娇妻
被吞噬了心灵
美好往事尽逝

明日太阳升起
我将推门离去
忘掉伤心岁月
我将启程远行

法兰西土地上
从普罗旺斯到不列塔尼
纵然一路行乞
要对世人呼吁

拒绝听从服役
拒绝走上战地
远离战场杀地
不必离乡背井

如若必须流血
总统你应先行
既然宣扬真理
此为大好时机

如果军令追击
告诉你的军警
我已放下武器
尽请向我射击

inviata da 徐婷 - 24/11/2004 - 15:15


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Lingua: Francese (Ch'ti)

CH'TI (NORD-PAS DE CALAIS) / CH'TI (NORD-PAS DE CALAIS DIALECT / CH'TI (NORD-PAS DE CALAIS) - Anonyme Valenciennois


La versione della canzone in "Ch'ti", o "ch'timi", il dialetto dei dipartimenti francesi settentrionali del Nord e Pas-de-Calais. E' opera di una persona che ha voluto restare anonima, abitante a Valenciennes. La ringrazio per la sua gentilezza e rispetto il suo desiderio.

La version du Déserteur en Chtimi, le dialecte des départements français du Nord-Pas de Calais. C'est l'œuvre d'une personne qui a voulu rester anonyme, habitant à Valenciennes. Je la remercie pour sa gentillesse tout en respectant sa volonté.

The version of Le Déserteur in the "Chtimi" dialect of the French departments Nord-Pas de Calais, made by someone who wants to keep anonymate, living in Valenciennes. I thank him/her for his/her kindness and respect his/her will.

(Riccardo Venturi)


Valenciennes, 15/3/2003.
Valenciennes, 15/3/2003.

ECH DESERTEUR

Ch’ maite Président
ej vos fais eunne lett’
ke vos lirez p’tê’t’
si vos avez ech’ tans
ej vins d’erchuvoir
mes papiers militaires
pour daler à ch’le guère
avan mercredi vièpe.
Ch’ maite Président
ej n’veux mie y aler,
mi j’n’su pon sur tière
pour tuer des paures gins,
ch’est pon pour vos fâcher
i faut k’ej vos diche
em décision l’est prise
ej m’in va déserter.

D’pui’ ke mi j’ su né
j’a vu moir ech père
j’a vu partir ches frères
et brère ches éfants
elmèr’ l’a tint soufert
al’ est là dins chle tombe
et ale’s fout des bombes
et ale’s fout des vers.
Quand j’étos prisonnier
in m’a volé m’finme
in m’a volé emn âme,
tertout min kèr passé
Dmin d’bon matin
ej va frunmer em porte
à ch’nez d’echs années mortes
j’ va daler sur ches chmins.

Ej va mendier em vie
sur ches cauchies d’France
d’ Brettagne en Provance
et j’ va crier a’chs’ gins:
n’baissez mie la tiète,
refuzez d’la faire,
dalez mie à ch’le guère
et n’y partez mie pon.
S’i faut bailler sin saing
dalez bailler ech votre
vos ètes bon apôtre,
ch’ maite Président.
Si vos em poursuivez
dalez dir’ à ch’s gindarmes
k’j’n’a pon d’armes
et k’is pouront tirer.

inviata da Riccardo Venturi - 29/11/2004 - 17:40


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Lingua: Coreano

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COREANO / KOREAN / COREEN


Versione coreana, da questo sito dedicato a Georges Brassens

Korean version, from this website on Georges Brassens

Version coréenne, d'après cette page sur Georges Brassens


Riportiamo anche l'introduzione alla canzone:


* 보리스 비앙의 <병역거부 편지(Deserteur>는 1954년 인도차이나 전쟁이 끝나고 알제리 전쟁이 시작될 무렵에 만들어졌다. 이 곡을 가수 Mouloudji가 선보였을 때, 곧바로 금지되었다. 음반은 압수되고 공영 방송은 전파를 거부했다. 그 후 이 곡은 문제된 구절들이 완전히 탈색된 채 한동안 불려졌다. 61년 알제리 전쟁이 끝나자, Serge Reggiani가 원곡을 복귀시켰다. Peter, Paul & Mary 등이 부른 버젼도 원곡의 뜻이 손상된 것이었다. 비앙은 참전 용사들에게 모욕이 될 만한 가사로 하나의 금기를 깼다. 이 노래는 냉전 시대에 만들어진, 수많은 반전, 평화 시위 노래들 가운데 하나였지만, 개인 문제가 되는 구체적인 내용(병역거부)를 대립적으로 멜로디화해서 가장 공격적인 효력을 보였다. 특히 개인 편지의 형식은 진지함을 더해 주어 효과적이었다. 국가권력을 대표하는 대통령에게 이름없는 내가 맞서 가식없는 평범한 말투로 일반 대중의 정서와 삶을 노래하는 방식은 많은 이의 호응을 불러일으켰다.

병역거부 편지


대통령 각하께
당신에게 편지 한 통 보냅니다
시간이 나시면 아마
읽게 되겠지요.
저는 방금
소집영장을 받았답니다
수요일 저녁이 되기전에
전쟁터로 떠나라는 거군요
대통령 각하
저는 전쟁에 동참할 수 없습니다
저는 이 땅에 태어나
불쌍한 사람들을 죽이긴 싫습니다
실례되는 말이지만
당신에게 말해야겠군요
저는 굳게 결심했습니다
병역을 기피할 것을 말입니다

제가 태어난 뒤로
저는 제 아버지가 죽는 것을
제 형제들이 전선으로 떠나는 것을
제 아이들이 우는 걸 보았답니다
저의 어머니는 너무 고통을
겪으신 나머지 무덤에서조차
폭탄을 비웃고 계시고
구더기를 비웃고 계십니다
제가 포로가 되었을 적에
저는 제 아내를 뺏기고
제 영혼을 뺏기고
제 소중한 과거를 몽땅 빼앗겼답니다
내일 아침 일찍
저의 죽은 세월들을
떨쳐버리고 이제
제 갈 길을 가렵니다

저는 브레타뉴에서 프로방스까지
프랑스의 거리를 헤매며
구걸하며 살아갈 겁니다
그리고 사람들에게 말할 겁니다
복종하지 맙시다
동참을 거부합시다
전쟁터로 가지 맙시다
입소하지 맙시다
사람들이 피를 바쳐야 한다면
당신의 피나 주십시오
대통령 각하
당신이야말로 훌륭한 전도자니까요
당신이 절 쫓겠다면
헌병들에게 미리 알리십시오
저에게 저항할 무기도 없고
마음대로 절 쏠 수 있다는 걸 말입니다

inviata da Lorenzo Masetti - 16/4/2005 - 12:10


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Lingua: Corso

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CORSO / CORSICAN - U Pomontincu

Questa hè a me traduzzione litterale di u testu francese di “U disertore”, a canzona antimilitarista più celebre di tutta a storia. Forse pudia adattà una traduzzione italiana, chì ci stà megliu pè cantàlla in corsu, ma hò preferitu andà appressu à u testu originale, cambiendu sultanto a Provenza cù a Corsica (forse pè Boris Vian a Corsica un facia micca parte di a Francia, e sò d'accordu). “U disertore” fubbe scritta da Boris Vian e messa in musica da Harold Berg ind'u 1954, dopu a mazzata che i francesi chjapponu da i vietnamiti à Dien-Bien-Phu; a canzone fubbe subitu censurata e schjuppò u scandalu. Cum'è chè scrisse Boris Vian ind'una lettera aperta à un cunsiglieru municipale di Parigi, “a me canzone unn'hè micca antimilitarista, hè violentamente pro-civili”. Censurata e dimenticata malgradu a versione addulcita di Mouloudji, a canzona fubbe riscoperta durante l'ondata di e canzone di prutesta di i anni '60: u celebre gruppu americano Peter, Paul & Mary la cantò tutta in francese cù solu i primi quattru versi in traduzzione inglese. Da u 1966, “U disertore” hè a canzona antimilitarista più famosa che sia mai stata scritta. Hà traduzzioni ind'ùn si sà nemmancu quante lingue, è ùn si pò certu esclude chè ce ne sia aghjà una ancu in corsu. Però pè sta traduzzione aghju preferitu lascià i versi finali duve u protagonistu ùn si lascia tumbà tantu facilmente da i giandarmi, è ùn vole more senza vende cara a so pelle. Mi sembra più adattu à una traduzzione in corsu. (U-Pom)

U DISERTORE

Mussiù Presidente
vi scrivu sta lettera
che forse lighjerete
sì averete u tempu.
M'anu mandatu appena
l'ordine per iscrittu
di andà à fà a guerra
nanzu à mercuri.
Mussiù Presidente,
ùn vogliu micca fàlla,
ùn stò qua in sta terra
pè tumbà povara ghjente.
Unn hè pè indispittìvi,
ci vole propriu à dìllu,
però l'hò aghjà decisu
chè vocu à disertà.

Da quandu sò natu
hò vistu more u me babbu,
hò vistu partì i me fratelli
è pienghje i me figlioli.
A me mamma hà patitu tantu,
avà stà indu a sò tomba
è ùn l'importa di i bombe,
ùn l'importa di i vermi.
Quand'éra prigiuneru
m'anu arrubbatu a moglia,
m'anu arrubbatu l'anima
è tuttu u me passatu.
Dumane à l'albetta
chjuderaghju a porta
ind'u nasu di i anni morti
è m'incamineraghju.

Limusineraghju a vita
ind'e strade di Francia,
Da a Corsica à a Bretagna
diceraghju à a ghjente :
ricusate di ubbidì,
ricusate di fàlla,
unn' andate à a guerra,
ricusate di partì.
Sì ci vole à dà u sangue,
andate à dà u vostru,
site un santu cacadiavuli,
mussiù Presidente.
È sì mi perseguite
dite à i vostri giandarmi
chè sò bravu cù l'arme
è sò prontu à sparà.

inviata da CCG/AWS Staff - 2/10/2012 - 01:04


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Lingua: Croato

CROATO / CROATIAN / CROATE - Monia Verardi

(2005)
Versione croata di Monia Verardi
Version croate de Monia Verardi
Croatian version by Monia Verardi


Nota: Su questa versione, e sulla susseguente serba sono state apportate alcune modifiche di carattere "locale" che ben si adattano alla situazione: così la vita viene mendicata sulle strade di Croazia e Serbia, e i gendarmi diventano ustaša nella versione croata e četnici in quella serba. La versione è letterale e non cantabile.

Note:Cette version et la successive version serbe présentent des modifications de caractère "local" pour s'adapter à la situation particulière de ces deux pays: p.ex., le déserteur va mendier sa vie sur les routes de Croatie et de Serbie, et les "gendarmes" deviennent de ustaša dans la version croate et des četnici dans la version serbe. La version n'est pas chantable.

Note:This version and the following Serbian version show a number of modifications of "local" nature to better fit the peculiar situation of relevant countries: f.ex., the deserter begs his bread on the roads of Croatia and Serbia, and the "gendarmes" become ustaša in the Croatian version, and četnici in the Serbian version. This is no singable version.

DEZERTER

Poštovani predsjedniče,
Hoću vam pisati jedno pismo
Koje ćete možda čitati
Ako ćete imati vremena
Tek sam primio
vojni poziv
za ići u rat
u roku od večere srijede
poštovani predsjedniče,
neću to raditi
nisam ja u zemlji
za ubiti siromašne ljudi
neću vas naljutiti
ali moram to reći
več sam odlučio:
dizertirat ću

Od kad sam rođen
Vidio sam umrijeti moga oca
Vidio sam otputovati moju braću
I vidio sam plakati moju djecu
Moja je mama tako puno patila
Da je sada u grobu
njoj se jebe i za bombe
i njoj se jebe za crvove.
Kad sam bio u zarobljeništvu
Uzeli su mi ženu
I uzeli su moju dušu
I svu moju prošlost
Sutra ću ujutro
ižaći zalupeći vratima
umrlim godinama za inat
živjet ću uz put

Probijat ću se teško kroz
život na putima Hrvatske
Dalmacije u Slavoniji
I reći ću ljudima:
Otkažite poslušnost!
Nemojte to raditi
Nemojte ići u rat
Otkažite odlazak
Ako moramo proliti krv
Idite proliti vašu
Dragi dobri apostol
Poštovani Predsjednik,
Ako ćete narediti uhićenje
Upozorite vašim ustašama
Da ja nemam oružja
i da se smiju pucati.

6/4/2005 - 16:47


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Lingua: Danese

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DANESE / DANISH / DANOIS [1] - Per Dich

dichper

La versione in lingua danese di Per Dich, da Questa pagina. Del 1964, nell'album collettivo En aften i folkeklubben ("Una serata al folk club"), assieme a Cæsar e Poul Dissing.

Version danoise de Per Dich, d'après Cette page. Composée en 1964 et enregistrée dans l'album collectif En aften i folkeklubben ("Une soirée au club folk") avec Cæsar et Poul Dissing.

Danish version by Per Dich, from This page. Composed 1964 and included in the collective album En aften i folkeklubben ("A night at the Folk Club") together with Cæsar and Poul Dissing.

Dansk tekst av Per Dich



PER DICH (04.04.1926)

Uddrag af interview fra Vi unge juni 1966:

...Ved siden af folkesangen er Per Dich journalist på SF-bladet, og har været det lige siden Socialistisk Folkeparti blev dannet i 1959.

- Jeg er milieuskadet, siger Per Dich, og efter en længere pause fortsætter han: - I min pure ungdom oplevede jeg at se socialister, socialdemokrater og jøder strømme igennem mit hjem. Mine forældre havde en slags central for flygtninge, og det gjorde mig interesseret i politik. Jeg så, hvor elendigt mennesker havde det, og siden blev det naturligt for mig at interessere mig for politik.

Hjemme sang og spillede mine forældre for de flygtninge, vi havde boende, og det blev hurtigt lettere for mig at synge det, jeg ville have frem end at sige det. Til at begynde med sang jeg hvad, jeg kunne finde, men det blev jeg frygtelig frustreret af, for der var så at sige ikke meget.

Jeg har lyst til at synge det, som rager folk i dag.

Jeg vil bryde med sange som "Katinka, Katinka", for Gud og enhver mand ved, at der ikke er noget romantisk ved at være luder i Nyhavn. Det er til at brække sig over.

Nu synger jeg kun mine egne viser. "Sådan er kapitalismen" har jeg for eksempel selv skrevet, og med den er det min mening at sige, at prostitutionen er en følge af det dødssyge samfund, vi lever i. Jeg vil lære folk at sætte spørgsmålstegn bag al ting. ...

DESERTØREN

Til Dem, Hr. præsident
jeg disse ord vil skrive
som måske er naive
men læs i allenfald.
Igen fik jeg et brev
med ordre til at stille
men da jeg ikke ville
jeg disse linier skrev.
Jeg tænkte ved mig selv,
det er jeg ikke nødt til
for jeg er ikke født til at
slå mennesker ihjel.
Så bliv nu ikke vred,
jeg har da lov at mene
at krige er gemene
at verden vil ha fred.

Det' over min forstand
at lande skal gøres øde
at men'sker skal forbløde
og slås til sidste mand,
at der endnu er nogen
der har så lidt af krig forstået
trods kvinders sorg og barnegråd,
at de bevarer roen.
Bag fangelejrens hegn
er mænd med sjæl besløvet
hvis bedste år er røvet,
hvis kære lider savn.
I morgen før det gryr
forlader jeg mit barndomshjem
hr. præsident, og det er Dem
og Deres krig, jeg skyr.

Mit ønske det er blot
at jeg må gå i verden
og prøve på at lære den
at vi ku' ha' det godt.
Lad os bruge det liv, vi har
til at kæmpe mod den nød, der gør
at bro'r vil slås med broder
gør men'sket til barbar.
Hr. præsident, farvel,
hvis De vil kræve heltemod
hvis der skal ofres helteblod,
så må De gøre det selv.
En desertør, javel,
men jeg er ikke bange
og før jeg la'r mig fange,
må De slå mig ihjel.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Danese

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DANESE / DANISH / DANOIS [2] - Kjeld Ingrisch / Fin Alfred Larsen

kjeld


tapre
Un'altra versione in lingua danese, di Kjeld Ingrisch, da questa pagina. Risale al 2003 ed è stata prima registrata da Kjeld Ingrisch sotto il titolo di Præsidenten ("Il presidente"), poi da Fin Alfred Larsen nell'album Den tapre landsoldat ("Il fante coraggioso").

Alternative Danish version by Kjeld Ingrisch, from This page. Composed in 2003. First recorded by Kjeld Ingrisch as Præsidenten ("The President") and, later, by Fin Alfred Larsen in the album Den tapre landsoldat ("The bold soldier").

Ultérieure version danoise de Kjeld Ingrisch, d'après Cette page. Composée en 2003 et enregistrée d'abord par Kjeld Ingrish sous le titre de Præsidenten ("Le Président") et, à la suite, par Fin Alfred Larsen dans l'album Den tapre landsoldat ("Le soldat courageux").

DESERTØREN

Må jeg Hr. præsident, blot be’ Dem om at vente lidt
jeg ved enhver har nok i sit men hør hvad de’r mig hændt.
I dagens stille dont der fik jeg min soldaterbog,
med ordre til at ta’ et tog, der fører til en front,
og den har De vidst sendt, og hvis jeg ikke gør det
tror De jeg ikke tør det ,men undskyld præsident.
I denne bog er sat, en ordre til at dræbe,
det brænder på min læbe. Jeg flygter nu i nat.

Krig får altid fangst, min far har måtte bøde,
min ældste bror forbløde, mens småbørn græd af angst.
Hvis ikke De forstår, så lyt til frontens vilde skrig,
i denne meningsløse krig, og gør hvad De formår.
For ingen af os vil, vi er jo som de andre,
dog slås vi mod hverandre, hvem leder dette spil?
I morgen går jeg ud, jeg går på Deres vegne,
til alle landets egne med dette enkle bud.

Få dette vanvid endt, så sig dog alle sammen stop,
vi kan hvis blot vi går i trop, og dog Hr. Præsident.
Det lyder måske dumt, jeg er jo kun alene,
hvor længe vil de mene at det bliver’ mig forundt,
at sprede dette bud, det passer sig vist ikke ,
og flygte må jeg ikke, det ender med et skud.
Men vent nu lidt og hør, vi bør jo begge sammen gå,
så selv gendarmen kan forstå, og kom så hvis De tør
og gør så hvad De bør.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Ebraico

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EBRAICO / HEBREW / HEBREU [1] - Avraham 'Oz [אברהם עוז]

Versione ebraica di Avraham 'Oz
Hebrew Version by Avraham ‘Oz
Version hébraïque d’Avraham ‘Oz
עברית: אברהם עוז

Avraham ‘Oz
Avraham ‘Oz



La seguente versione del Déserteur è particolarmente significativa in quanto è, in Israele, l'inno riconosciuto dei Refuseniks, ovvero i soldati di leva che, richiamati nello Tsahal (l’esercito israeliano), si rifiutano di combattere contro i Palestinesi andando spesso incontro a pesantissime condanne penali per diserzione. Il prof. Avraham 'Oz, l'autore della versione (pubblicata per la prima volta nel 1971 nella rivista Ha'olàm Hazè, "Questo mondo"), insegna lingua e letteratura inglese all'università di Haifa ed è un loro leader riconosciuto.

The following version of Le Déserteur is particularly important, being the officially recognized hymn of the Israeli Refuseniks, the conscripts of the Tsahal (the Israeli army) who refuse to fight against the Palestinians and are often sentenced to long terms for desertion. Prof. Avraham 'Oz, the author of this version (first published 1971 by the magazine Ha'olam Haze -"This World") is a teacher of English language and literature at the Haifa University, Israel and one of their recognized leaders.

La version suivante du Déserteur est particulièrement importante. En Israël, elle est connue (et reconnue) comme l’hymne officiel des Refuseniks, les conscrits du Tsahal (l’armée israélienne) qui refusent de se battre contre les Palestiniens et à qui l’on inflige souvent des longues peines pour désertion. M. Avraham 'Oz, l'auteur de cette version (publiée pour la première fois en 1971 dans le magazine Ha'olam Hazé -"Ce Monde"), en est l'un des chefs les plus connus.


התרגום של “Le Déserteur” שבא אחור יחודי חשוב היות שזה בשראל השיר הרשמי של “הרפוזניקס” שסורבים ללחם בצחל נגד הפלשתינים.


(Riccardo Venturi)

העריק

בוריס ויאן
פורסם לראשונה ב"העולם הזה", 1971

אדון נשיא נכבד,
מכתב לך ממני:
אולי בו תעיין, אם
רק תתפנה מעט.
קיבלתי כאן פקודה
ללבוש מדים ותיכף
למלחמה ללכת
ביום שישי מוקדם.
אדון נשיא נכבד,
עליך להבין:
אני לא כאן בשביל
לירות בבני אדם.
לא, אל תכעס עלי,
אך לא אסכים ללכת
תרשום זאת לפניך:
אני עריק ודי.

נולדתי לראות
כיצד הורגים את אבא,
אחיי מקרב לא שבו,
ובני כולו דמעות.
אמי בכתה בלי סוף,
עד שירדה בור קבר;
עכשיו היא כבר מעבר -
צוחקת לפצצות.
שבוי במחנות,
גזלו את נשמתי;
גנבו לי את אשתי,
את כל הזכרונות.
מחר בטרם אור
אגיף דלתי לנצח
על שנות חיים שמתו -
הביתה לא אחזור.

אוציא את כל ימי
על פני דרכי המלך,
אהיה נודד והלך
ולבריות אומר:
סרבו פקודה כולכם:
המלחמה נפשעת!
אל תתגייסו אף פעם!
סרבו להילחם!
אם כבר נותנים פה דם,
תיתן אתה הכל!
אתה נואם גדול,
אדון נשיא נכבד!
אם תבקשוני עוד,
אמור נא לבולשת
שאין לי, אין לי נשק;
הם יכולים לירות!

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Ebraico

EBRAICO / HEBREW / HEBREU [1]


La traslitterazione del testo ebraico della versione di Avraham 'Oz in caratteri latini, ad opera di Riccardo Venturi.

Romanized Hebrew version by Riccardo Venturi.

Transcription de la version hébraïque d'Avraham 'Oz, par Riccardo Venturi


Refuseniks.
Refuseniks.

HA'ARIK

adòn nasì nikhbàd
mekhòtev lakh mimèni:
ulày bo t’iyìn, im
rak titpanà me’àt.
kibàlti kaàn pkudà
lilbòsh madìm vetìkhef
lamilkhamà lalèkhet
beyòm shlishì mukdàm.
adòn nasì nikhbàd,
alèkha lehavìn:
anì lo kaàn bishvìl
leyròt bebnèy adàm.
lo, lo tik’òs alì,
akh lo askìm lelàkhet
tirshòm zot lefanèkha:
anì ‘arìk udày.

nolàdeti liròt
kitsàd horgìm et avà,
akhèy mukràv lo shàvu
ubnèy kolò dima’òt.
amì bakhtà bli sof,
‘ad sheyardà bor kver;
‘akhshàv hi kvar maavèr –
tsokhèket leftsatsòt.
shavùy bemakhanòt
gàzlu et neshmàti;
gànvu li et ishàti
et kol hazikronòt.
makhàr bterèm or
agìf daltì lenetsàkh
‘al shanòt khàyim shemètu –
habàyta lo ahazòr.

atsìa et kol yimì
‘al pnèy drakhèy hamèlekh,
ehyè nodèd vehalàkh
velebriyòt omàr:
sàvru pkudà kolkhàm:
hamilkhamà nifhsèt!
al titgayès af pe’àm!
sàvru lehilakhèm!
im sver notnìm po dam,
titèn atà hakòl!
atà noèm gadòl,
adòn nasì nikhbàd!
im tevakshùni ‘od,
amùr na lebolèshet
sheèn li, en li nèshek;
hem yekholìm liròt!

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Ebraico

EBRAICO / HEBREW / HÉBREU [2] - yossik.geo

Una versione letterale del testo originale francese in lingua ebraica, da yossik.geo.
A word-for-word translation of the French original lyrics into Hebrew, from yossik.geo.

העריק

אדוני הנשיא
הריני כותב לך מכתב
שתקרא אולי
אם יאפשר לך הזמן
זה עתה קיבלתי
את הצו הקורא
לעזוב לחזית
עד רביעי בליל
אדוני הנשיא
אני לא רוצה ללכת
איני נמצא על האדמה
כדי להרוג אומללים
זה לא כדי להכעיסך
אני חייב לך לומר
החלטתי סופית
כוונתי לערוק

מאז הולדתי
ראיתי את אבי מת
ראיתי את אחי עוזבים
ואת ילדי בוכים
אמי סבלה כל כך
עד שירדה אל קבר
והיא צוחקת לפצצות
והיא צוחקת לתולעים
כשהייתי אסיר
הם גנבו את אשתי
הם גנבו את נשמתי
ואת כל עברי היקר
מחר עם שחר
אנעל דלתי
על שנים מתות אלו
ואצא לדרך

אשא צעדי
על שבילי צרפת
מבריטני לפרובנס
ואזעק לאנשים:
סרבו לציית
סרבו לעשות זאת
אל תלכו למלחמה
סרבו ללכת
אם חובה היא להקיז דם
לך הקז את שלך
אתה מטיף טוב
אדוני הנשיא
אם תרדוף אותי
הזהר את שוטריך
שאהיה בלתי חמוש
ושיכולים הם לירות.

inviata da Riccardo Venturi - 27/6/2008 - 12:33


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Lingua: Esperanto

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ESPERANTO [1] - Georges Lagrange - Jak Le Puil

dangeraul

Versione in esperanto di Georges Lagrange, direttamente condotta sull'originale di Boris Vian e probabilmente la più antica tra tutte le traduzioni della canzone, risalendo al 1956. È stata interpretata da Jak le Puil, uno dei più noti cantanti in esperanto; inserita nell'album Danĝera ul' (1978).

Esperanto Version by Georges Lagrange, directly based on Boris Vian's original and probably the oldest version of the song in any language (1956). It has been sung by Jak Le Puil, one of the most celebrated singers in Esperanto; included in the 1978 album Danĝera ul'.

Version Espéranto de Georges Lagrange, basée directement sur l'original français de Boris Vian. Il s'agit probablement de la plus ancienne version de la chanson dans n'importe quelle langue (1956). Elle a été interprétée par Jak Le Puil, l'un des plus célèbres chanteurs en Espéranto; dans l'album Danĝera ul' (1978)


Jak Le Puil.
Jak Le Puil.

LA DIZERTONTO

Sinjoro Prezident'
mi skribas ĉi leteron
kaj havas mi esperon,
vi legu kun atent'.
Alvenis jen paper'
kun la ordon-invito
foriri al milito
mekrede je l'vesper'
Mi diras sen rezon'
ke tion mi ne faros
mi sur la ter' ne staros
por murdo de la hom'.
Ne ofendiĝu vi
se mi per ĝi vin spitas,
mi ĉion mem decidas
kaj tuj dizertos mi.

En mia juna aĝ'
formortis mia patro,
foriris mia frato
kaj brulis la vilaĝ'.
Patrino pro sufer'
jam kuŝas en la tombo,
ne zorgas ŝi pri bombo
ne zorgas eĉ pri verm'
Dum mia kaptitec'
jam oni la edzinon
forŝtelis kaj animon
kaj pasintecon eĉ.
Jam morgaŭ sen prokrast'
fermiĝos mia pordo
al jaroj de la morto
kaj fuĝos mi kun hast'.

En almozpeta viv'
mi iros tra la mondo
mi estos vagabondo
kaj diros re al vi:
"Rifuzu al buĉad'
rifuzu murdinciton
ne faru vi militon,
rifuzu al murdad'".
Se fluu nun la sang'
la propran do vi donos,
jen kion mi proponos,
Sinjor' de alta rang'.
Kaj se vi serĉos min
eksciu trup' ĝendarma,
ke estos mi senarma:
ĝi pafu do sen tim'.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Esperanto

ESPERANTO [2] - Renato Corsetti


La versione in esperanto di Renato Corsetti, condotta però palesemente sulla traduzione italiana di Giorgio Calabrese cantata da Ivano Fossati. Renato Corsetti è l'attuale presidente della Universala Esperanto-Asocio (UEA).

Esperanto version by Renato Corsetti, clearly based on Giorgio Calabrese's Italian version sung by Ivano Fossati. Renato Corsetti is the chairman in charge of the Universala Esperanto-Asocio (UEA).

Version en espéranto de Renato Corsetti, basée évidemment sur la version italienne de Giorgio Calabrese interprétée par Ivano Fossati. Renato Corsetti est l'actuel président de l'Universala Esperanto-Asocio (UEA)


Renato Corsetti, presidente della UEA (Universala Esperanto-Asocio)
Renato Corsetti, presidente della UEA (Universala Esperanto-Asocio)

LA DIZERTINTO

En plena kapablo,
estimata Prezidanto,
mi skribas ĉi leteron,
kiun eble vi leĝos.
Ci tiu rekrutkarto
al mi rekte ordonas
foriri al milito
venontan lundon.
Sed mi ne estas ĉi tie,
estimata Prezidanto,
por mortiĝi homojn
similajn al mi.
Mi ne koleras kontraǔ vi,
mi diru parenteze,
sed mi nun jam decidis
mi estas dizertonta.

Min trafis nur malfeliĉoj
ekde kiam mi naskiĝis
kaj idoj kiujn mi kreskiĝis,
ploradis kun mi.
Miaj patro kaj patrino
nun jam estas subgrunde
kaj pri la milito
ili nepre ne zorgos.
Dum mia mallibereco
iu stelis al mi
mian edzinon, mian pasintecon
kaj mian plej belan aĝon.
Morgaǔ mi leviĝos,
fermos la pordon
antau mortintajn jarojn
kaj ekmarsis.

Mi vivos per almozo
sur stratoj de Hispanio
de Francio kaj Britio
kaj al ĉiuj mi krios
ke oni ne plu foriru
kaj oni ne plu obeu,
nur por iri morti
por ne gravas kiu.
Tial se necesos
sango ĉiakoste,
iru doni la vian,
se tio amuzas vin.
Kaj diru al siaj uloj,
se ili venos min ŝerĉi,
ke al mi ili povas pafi,
armilojn mi ne havas.


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Lingua: Esperanto

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ESPERANTO [3] - Franko Luin

Franko Luin.
Franko Luin.



Ulteriore versione in esperanto di Franko Luin, da questa pagina

Alternative Esperanto version by Franko Luin, from This page

Ultérieure version en espéranto, par Franko Luin, d'après cette page

"Le Déserteur (esperante: La Dizertonto aŭ La Dizertinto) estas fama kontraŭ-milita kanzono verkita franclingve de Boris Vian kaj eldonita en 1954 dum la Batalo de Dien Bien Phu. Ĝi estis unue kantita de Marcel Mouloudji, en 1954. Ĝi estis poste tradukita al la angla, itala, hispana kaj multaj pliaj lingvoj kaj estis grava kontraŭ-milita kanzono de Joan Baez dum la Vjetnama milito.

En Esperanto diskonatiĝis tri diversaj tradukoj: La unua estis de Georges Lagrange, rekte bazita sur la originala teksto de Boris Vian kaj eble entute la unua traduko de la kantoteksto al alia lingvo (1956). Ĝi kantiĝis fare de Ĵak Le Puil, dum la 1970-aj kaj 1980-aj jaroj unu el la plej konataj esperantlingvaj kantistoj, kaj inkluziviĝis en la albumo Danĝera ul’ de 1978. La dua versio estas traduko de Renato Corsetti, multjara estrarano kaj de 2001 ĝis 2007 prezidanto de Universala Esperanto-Asocio, kaj klare baziĝas sur la itallingva versio de Giorgio Calabrese kantata aparte de Ivano Fossati. La tria, alternativa versio estas traduko de Franko Luin."

(eo:wikipedia)

LA DIZERTINTO

Al vi en registaroj
mi sendas ĉi leteron,
vi prenu en konsideron
la vortojn tiujn ĉi.
Ricevis mi ordonon
eniri la armeon,
akcepti la ideon,
ke pafi estas bon'.
Mi tion ne obeos!

Ne estas mi sur tero
por ies ajn konkero
nek pafo de kunhom'!
Tro longan tempon jam
milito nin turmentis,
tro longe jam violentis
la homo kontraŭ hom'.

Dum miaj dudek jaroj
mi vidis patrojn morti,
patrinojn nigron porti,
infanojn en la plor'.
Suferas la patrinoj,
dum kelkaj sin amuzas
kaj la militon uzas
por gajno kaj profit'.

Al la militkaptitoj
forprenas vi l'animon,
forprenas memestimon,
forprenas ĉion ajn.
Se sango vin allogas,
vi verŝu vian sangon.
Vi havas altan rangon,
do ĝi valoros pli.

Mi morgaŭ estos for,
mi fermos mian pordon,
fortranĉos mi la kordon,
kiu ligas min al vi.
Mi iros inter homoj,
mi vagos tra la mondo,
mi estos vagabondo,
al ĉiuj diros mi:

"Vi uzu vian vivon!
Vi uzu ĝin en paco!
Ne estas vi pajaco!
Vi estas frato, hom'!"
Al tiu kruda mondo
plenplena da perforto,
mizero, sango, morto
ni diru kune: Ne!
Ni kriu kune: Ne!

inviata da Riccardo Venturi - 5/5/2005 - 10:44


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Lingua: Estone

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ESTONE / ESTONIAN / ESTONIEN - Heldur Karmo

Heldur Karmo (1927-1997)
Heldur Karmo (1927-1997)

La versione estone di Heldur Karmo, ripresa dal suo sito ufficiale. Si tratta di una versione incompleta, in quanto consta esclusivamente della prima strofa. Heldur Karmo (1927-1997) è stato uno dei maggiori cantautori estoni, ed anche tra i più prolifici: tra canzoni originali e traduzioni, ha scritto oltre 3500 testi. La versione del Déserteur è del 1990.

The Estonian version by Heldur Karmo, reproduced from his official website. The version is incomplete and includes only the first verse of the original song. Heldur Karmo (1927-1997) was one major, and extremely prolific, Estonian folksinger: he is the author, or translator, of some 3,500 songs. This version of the Déserteur dates 1990.

La version estonienne de Heldur Karmo, tirée de son site officiel. Cette version est incomplète, n'étant constituée que du premier couplet de la chanson originale. Heldur Karmo (1927-1997) a été l'un des plus importants chanteurs à texte estoniens, et même des plus prolifiques: il est l'auteur, ou le traducteur, de quelque chose comme 3500 chansons. La version a été composée en 1990. [CCG/AWS Staff]

DESERTÖÖR

Jah, härra President,
pean kirja Teile saatma –
Te kirja ehk ei vaata,
kuid nõnda siiski teen.

Ma eile kutse sain
armeesse aastaks minna...
Et ma ei kõlba sinna,
ei või ma olla vait.

Ma mõtlen nii ja naa,
kõik mõtted viivad rappa –
teist endataolist tappa
ma ilmaski ei saa.

Ei keeldu ausast tööst,
kuid relva küll ei kanna...
Mind võite vangi panna
ja öelda – desertöör!

HK 1990

inviata da CCG/AWS Staff - 10/9/2009 - 12:13


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Lingua: Finlandese

FINLANDESE / FINNISH / FINNOIS [1] - Antti Kauppinen


Versione finlandese di Antti Kauppinen (2002)
Ripresa da questa pagina

Finnish version by Antti Kauppinen (2002)
available at this page

Version finnoise d'Antti Kauppinen (2002)
d'après cette page


Antti Kauppinen.
Antti Kauppinen.

SOTILASKARKURI

Herra presidentti
Kirjoitan teille kirjeen
Jonka ehkä luette
Jos teillä on aikaa
Sain juuri
Sotilaspaperini
Minun on määrä lähteä sotaan
Ennen keskiviikkoiltaa
Herra presidentti
En tahdo tehdä sitä
En ole maan päällä
Tappakseni köyhiä
En tee sitä ärsyttääkseni teitä
Mutta täytyy sanoa
Päätökseni on tehty
Alan sotilaskarkuriksi

Syntymäni jälkeen
Olen nähnyt isäni kuolevan
Olen nähnyt veljieni lähtevän
Ja lasteni itkevän
Äitini kärsi niin
Että on nyt haudassaan
Ja tekee pilkkaa pommeista
Ja tekee pilkkaa madoista
Kun olin vankilassa
Naiseni varastettiin
Sieluni varastettiin
Ja samalla koko rakas menneisyyteni
Huomenna heti aamulla
Paiskaan oven
Kuolleiden vuosien nenään
Ja lähden tien päälle

Kerjään elantoni
Ranskan teillä
Bretagnesta Provenceen
Ja sanon ihmisille:
Kieltäytykää tottelemasta
Kieltäytykää tekemästä sitä
Älkää menkö sotaan
Kieltäytykää lähtemästä
Jos on uhrattava verensä
Sen kun uhraatte omanne
Olettehan hyvä apostoli
Herra presidentti
Jos ajatte minua takaa
Kertokaa santarmeillenne
Että minulla ei ole aseita
Ja että he voivat ampua

Vaihtoehtoinen loppu, ei levytetty:

Jos ajatte minua takaa
Kertokaa santarmeillenne
Että kannan asetta
Ja että osaan ampua.

inviata da Riccardo Venturi - 6/4/2006 - 11:20


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Lingua: Finlandese

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FINLANDESE / FINNISH / FINNOIS [2] - Tuula Saarikoski / Kaisa Korhonen

Kaisa Korhonen.
Kaisa Korhonen.
Liisa Tavi.
Liisa Tavi.


Seison torilla, la versione artistica de Le déserteur in lingua finlandese, è opera della poetessa Tuula Saarikoski ed è stata interpretata nel 1970 dall'attrice teatrale e cantante Kaisa Korhonen e nel 1979 da Liisa Tavi (e incisa nel suo album Ponsi). Quasi introvabile il testo della canzone: se ne trova la prima strofa sulla pagina dedicata a Boris Vian da fi.wikipedia, che qui riportiamo.

Seison torilla, the artistic version of Le déserteur in Finnish, was written by the poet Tuula Saarikoski and performed 1970 by the actress and singer Kaisa Korhonen and 1979 by Liisa Tavi (and
recorded in her album Ponsi). The complete lyrics of the song are very difficult to find, except the 1st verse reproduced here from the fi.wikipedia page dedicated to Boris Vian. [CCG/AWS Staff]

SEISON TORILLA

Mä seison torilla,
sirkus menee ohitse
sen äänet menee ohitse,
oon täynnä murhetta.
Sydämeni laulaa
laulun hänen katseestaan,
laulun hänen huulistaan,
niin täynnä toimintaa.
Oi sanokaa mitä te,
mitä itse tekisitte,
ketä kuulisitte
jos rakastettunne
ois viety sotimaan,
niin turhaan aikaa hukkaamaan
ja toisten kanssa vaihtumaan
kuin vaihtoraha vain,
kuin vaihtoraha vain.

[...]

inviata da Riccardo Venturi - 27/6/2008 - 12:04


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Lingua: Italiano (Genovese)

GENOVESE / GENOESE - Paolo Bosso / Buio Pesto

diserto

Versione genovese di Massimo Bosso (2006). Dall'album Palanche del gruppo Buio Pesto.

A Genoese version by Massimo Bosso. Recorder in the album Palanche ("Money") by the band Buio Pesto.

O DISERTÔ

In pinn-a facoltæ, Egregio Prescidente,
ghe scrivo a presente, che spero scia a lezzià.
A cartolinn-a chi, me dixe tæra tæra,
che devo anâ a fâ a guæra, quest'atro lunedì.
Ma mi no staggo chi, Egregio Prescidente,
pé ammassâ da-a gente, ciù o meno comme mì.
Mì no ghe l'ho con lé, g'ho diggo pè inciso,
ma sento che ho deciso, e che mì disertiò.

Ho avuo solo di-i guai da quande son nasciuo,
e i figgi ch'ho cresciuo, han ciænto insemme a mì.
Mé moè e anche me poè, ormai son sotto tæra
e a loiatri de stà guæra, no ghe ne pêu fregà.
Quand'ea prexonê, qualcun o m'ha arröbou,
a mæ sposa e o mæ passou, a mæ ciù bella etæ.
Doman mì me issiò, e poi serriò a porta
in sci-a stagion zâ morta e poi m'incamminiò.

Viviò de caitæ in sci-e stradde de Spagna,
de França e de Bretagna e a tutti mì criò,
de no partì mai ciù, e de no obbedì,
de no anâ a moî, pé no l'importa chi.
E dunca se servià, do sangue ad ogni costo,
anæ a daghe o vostro, se a cosa vé piaxà.
Sci-a digghe pure ai sò, se vegnan a çercame,
che peuan anche sparame, mi armi no ghe n'ho.

inviata da adriana - 29/9/2007 - 10:30


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Lingua: Giapponese

GIAPPONESE / JAPANESE / JAPANAIS - The Folk Crusaders

folkrus


大統領様 (Daitôryôsama) - La versione giapponese dei Folk Crusaders (2006) registrata nell'album In Concert.

大統領様 (Daitôryôsama) - The Japanese version by The Folk Crusaders (2006) recorded in the album In Concert.

大統領様 (Daitôryôsama) - La version japanaise des Folk Crusaders (2006) enregistrée dans l'album In Concert.

大統領様 Le Déserteur

詞 Boris Paul Vian 曲 Harold Bernard Berg
訳詞 高石ともや

大統領殿 お暇があれば
読んでほしい この手紙を
僕は今 戦場へ行く
徴兵カードをもらったところ
僕は逃げる 戦いたくない
哀れな人を殺したくない
大統領殿 腹を立てないで
聞いてほしい 僕は逃げる

父は昔戦争で死んだ
子供達は泣きじゃくってた
女手ひとつ苦労をしていた
母も今はお墓の中
爆弾をもてあそび
僕の心を奪っていった
旅に出よう 明日の朝にも
僕の住み慣れた家を後に

世界中のすべての兄弟
僕は行こう 言って歩こう
人生を大切にしなさい
僕らはみんな兄弟だ
血を流すならあなたの血を
猫っかぶりの偉いお方
僕は逃げる 武器は持っていない
憲兵達よ 撃つがいい
     撃つがいい

inviata da Riccardo Venturi - 27/8/2005 - 00:01


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Lingua: Giapponese

GIAPPONESE / JAPANESE [2]

Versione giapponese
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脱走兵


(作詩:ボリス・ヴィアン)


大統領閣下
お手紙を差し上げます
お時間がある時
たぶん読んでいただけるでしょう

たった今
水曜の夜に
戦地に出発せよとの
礼状を受け取りました

大統領閣下
わたしは戦争をしたくありません
哀れな人びとを殺すために
わたしは生まれてきたのではありません

あなたを怒らすためではありませんが
でもいわなければなりません
もう決めました
わたしは脱走します

生まれた時から
わたしは父が出征し
兄弟たちが出征するのをみました
そして自分の子供たちが泣くのをみました

わたしの母は苦しみぬき
今は墓の中で
爆弾をあざ笑い
うじ虫どもをあざ笑っています

わたしが捕虜だった時
わたしは女房を奪われ
わたしの魂を奪われ
わたしのいとしい過去まで奪われました

明日の朝早く
死んだ年月を置いて
わたしは扉を閉め
旅に出ます

わたしは物乞いをして暮らすでしょう
ブルターニュからプロヴァンスまで
フランスじゅうの街道を歩いて
そしてわたしは人々にこう訴えるでしょう

服従することを拒みなさい
戦争を拒否しなさい
戦場にいっちゃだめだ
出征を拒否しなさい、と

もし血を流さなくてはならないのだったら
ご自分のを流しなさい
あなたはとんだ偽善者だ
大統領閣下

わたしを追跡させるのでしたら
憲兵におっしゃっておいてください
わたしが武器をもっていないことを
そして撃ち殺しても構わないということを

inviata da DonQuijote82 - 10/9/2011 - 19:45


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Lingua: Greco moderno

GRECO / GREEK / GREC - Kostas Kessisoglu [Κώστας Κεσσισογλού]


La versione greca di Kostas Kessisoglu (1975).
Greek Version by Kostas Kessisoglou (1975)
Version grecque de Costas Kessisoglou (1975)

O ΛΙΠΟΤΑΚΤΗΣ
Μπορίς Βιαν (1954)
μετάφρασε o Κώστας Κεσσισογλού (1975)

Κύριε Πρόεδρε
Σας γράφω ένα γράμμα
Που ίσως θα διαβάσετε
Αν έχετε καιρό
Φτάσαν τα χαρτιά μου
Πως πρέπει να καταταγώ
Να φύγω για τον πόλεμο
Το αργότερο Τετάρτη.
Όμως κύριε πρόεδρε
δεν πρόκειται να πάω
Δε βρέθηκα σ’ αυτή τη γη
Για να σκοτώνω αθώους
Δε θέλω να θυμωσετε
Μα πρέπει να σας πω
Πως τό ‘χω πάρει απόφαση
Να γίνω λιποτάκτης

Βλέπω στη δική μου ζωή
Πως πέθανε ο πατέρας μου
Πως φύγανε τα αδέλφια μου
Και τα παιδιά μου κλαίνε
Η μάνα μου απ’ τα βάσανα
Τώρα βαθιά στον τάφο
Γελάει με τους εξοπλισμούς
Περιγελάει τους τοίχους
Όταν με χώσαν φυλακή
Αρπάξαν τη γυναίκα μου
Αρπάξαν τη ψυχή μου
Το παρελθόν που αγάπησα
Αυριο ξημερώματα
Την πόρτα θα χτυπήσω
Στα μούτρα των νεκρών καιρών
Και θα χυθώ στους δρόμους

Θα ζητιανέψω τη ζωή μου
Γυρνώντας τη Γαλλία
Από Βρετάνη ως την Προβηγκία
Και σ’ όλους θα φωνάζω
Άρνηση στην υποταγή
Άρνηση στην κατάταξη
Μην πάει κανείς στον πόλεμο
Να φύγετε αρνηθείτε
Αν πρέπει αίμα να χυθεί
Να δώσετε το δικό σας
Αφού αυτό διδάσκετε
Σε όλους, κύριε πρόεδρε
Κι αν είναι να με πιάσετε
Πέστε στους χωροφύλακες
Ότι θα είμαι άοπλος
Και αν θέλουν, ας μου ρίξουν.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Greco moderno

GRECO / GREEK / GREC

Trascrizione fonetica della versione greca
Phonemic transcription of the Greek version
Transcription phonétique de la version grecque

[olipo'taktis]

[ ‘kjirje ‘proeδre
saz’γrafo ‘ena ‘γrama
pu’isos θaδja’vasete
a’neχete kje’ro:
‘ftasan.da χar’tjamu
pos’prepi nakatata’γo
na’fiγo jatom’bolemo
toar'γotero te’tarti.
‘omos ‘kjirje ‘proeδre
δem’brokjite na’pao
δe’vreθika sa’fti ti’ji
janasko’tono a’θous
δe’θelo naθi’mosete
ma’prepi nasas’po
po’stoχo ‘parji a’pofasi
na’jino lipo’taktis ]

[ ‘vlepo stiδi’kjimu zo’i
po’speθane opa’terasmu
po’sfiγane taδel’fjamu
kjetape’δjamu ‘klene
i’manamu apta’vasana
‘tora va’θja ston’dafo
je’lai metus eksopli’zmus
perije’lai tus’tiχus
‘otan me’χosan fila’kji
‘arpaksan diji’nekamu
‘arpaksan dibzi’çimu
toparel’θombu a’γapisa
‘avrjo ksime’romata
tim’borta θaχtipjiso
sta’mutra ton.ne’kroη gje’ron
kje θa’çiθo stus’δromus ]

[ θazitja’nepso tizo’imu
jir’nondas tiγa’lia
a’po vre’tanji ostimbroviη’gjia
kje’solus θafo’nazo
‘arnjisi stin.ipota’ji
‘arnjisi stiη.ga’tataksi
mim’bai ka’njis stom’bolemo
na’fijete arnji’θite
am’brepji ‘ema na’çiθji
na’δosete toδi’kosas
a’fu a’fto δi’δaskjete
se’olus, ‘kjirje ‘proeδre
kja’nine name’pjasete
‘peste stus.χoroìfilakjes
‘oti θa’ime ‘aoplos
kje an’θelun azmu’riksun ]

inviata da Riccardo Venturi - 16/9/2005 - 03:17


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Lingua: Greco moderno

GRECO / GREEK / GREC

Trascrizione grafemica della versione greca
Graphemic transcription of the Greek version
Transcription graphematique de la version grecque

O LIPOTAKTĒS

Kýrie Próedre
Sas gráphō éna grámma
Pou ísōs tha diavásete
An éhete kairó
Phtásan ta hartiá mou
Pōs prépei na katatagõ
Na phýgō gia ton pólemo
To argótero Tetártē.
Ómōs kýrie próedre
Den prókeitai na páo
De vréthēka s’autē tē gē
Gia na skotõnō athõous
De thélō na thymõsete
Ma prépei na sas pō
Pōs tó’hō párei apóphasi
Na gínō lipotáktēs.

Vlépō stē dikē mou zōē
Pōs péthane o patéras mou
Pōs phýgane ta adélphia mou
Kai ta paidiá mou kláine
Ē mána mou ap’ta vásana
Tõra vathiá ston tápho
Geláei me tous exoplismoús
Perigeláei tous tóihous
Ótan me hõsan phylakē
Árpaxan tē gynáika mou
Árpaxan tē psyhē mou
To parelthón pou agápēsa
Áurio xēmerõmata
Tēn pórta tha htypēsō
Sta moútra tōn nekrõn kairõn
Kai tha hythõ stous drómous.

Tha zētianépsō tē zōē mou
Gyrnõntas tē Gallía
Apó Vretánē ōs tēn Provēgkía
Kai s’ólous tha phōnazō
Árnēsē stēn ypotagē
Árnēsē stēn katátaxē
Mēn páei kanéis ston pólemo
Na phýgete arnēthéite
An prépei áima na hythéi
Na dõsete to dikó sas
Aphoú autó didáskete
Se ólous, kýrie próedre
Ki an éinai na me piásete
Péste stous hōrophýlakes
Óti tha éimai áoplos
Kai an théloun, as mou ríxoun.

inviata da Riccardo Venturi - 16/9/2005 - 03:52


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Lingua: Greco antico

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GRECO ANTICO (CLASSICO)/ ANCIENT (CLASSICAL) GREEK / GREC ANCIEN (CLASSIQUE) - Riccardo Venturi

Versione in greco antico di Riccardo Venturi
9-10 gennaio 2006
Classical Greek version by Riccardo Venturi
January 9-10, 2006
Version en grec ancien de Riccardo Venturi
9-10 Janvier 2006

Crediamo che, con tutta probabilità, una traduzione in greco antico di una canzone moderna non sia mai stata tentata. Naturalmente non possiamo essere sicuri di questa affermazione, ma, in ogni caso, la presente traduzione de Le Déserteur nella lingua di Platone, Eschilo e Aristotele è ragionevolmente una prima assoluta, e le CCG/AWS sono liete di offrirla ai propri collaboratori e frequentatori non solo come semplice curiosità, ma anche come omaggio alla cultura ed alla lingua dell’antica Ellade, che stanno all’origine della nostra civiltà.

Nel tradurre un testo moderno in una lingua antica, si è principalmente davanti al bivio se usare dei presupposti termini modernizzati (che, nel caso del greco classico, potrebbero agevolmente essere ripresi dalla forma dotta del greco moderno, la cosiddetta Katharévousa), oppure se attenersi veramente al greco classico di una data epoca. Abbiamo scelto volutamente questa seconda possibilità, che ha comportato naturalmente un adattamento del testo ad una realtà di 2500 anni fa. E’ una scelta non semplice, poiché è necessario porsi, nei limiti del possibile, in un’ottica totalmente differente, e non solo dal punto di vista linguistico. Un’ottica storica, soprattutto; e così abbiamo optato per situare la traduzione nell’Atene di Pericle, coi suoi Arconti che sostituiscono il presidente dell’originale (del resto, nessuna figura politica seppur minimamente paragonabile a un moderno presidente è mai esistita nell’antica Grecia); l’Atene splendida che, assieme a tutta la Grecia, stava per declinare proprio per gli effetti di una guerra terribile, quella del Peloponneso. E l’antico Disertore che abbiamo presupposto, proprio nel Peloponneso va a dire di rifiutare di obbedire ai signori della guerra…
Abbiamo però mantenuto la chiusa originale, che ci sembra senz’altro più vicina allo spirito antico.

Non sappiamo se una figura del genere sarebbe mai potuta esistere nell’antica Grecia. Non lo sappiamo, ma ci piace comunque poterlo immaginare anche sulla scorta di alcuni passi letterari (specialmente dai grandi tragici, Eschilo, Sofocle e Euripide, e da Aristofane) che già allora descrissero la guerra in tutta la sua crudezza, esecrandola e rifiutandola. Passi che ci piacerebbe poter riportare. Ma lasciamo ogni altra considerazione alla necessaria traduzione letterale della versione, che permetterà di valutare meglio l’operazione, senz’altro azzardata e proprio per questo ancor più stimolante e affascinante, che abbiamo inteso compiere.

La traduzione è stata eseguita alla Bibliothèque Cantonale Universitaire di Friburgo il 9 e 10 gennaio 2006, sulla scorta del grande dizionario francese-greco del Bailly (1905), uno dei pochi esistenti e consultabili con sicurezza.


Riccardo Venturi, Friburgo, 10 gennaio 2006.

ΤΟΥ ΛΕΙΠΩΣΤΡΑΤΙΩΤΟΥ ᾼΣΜΑΤΙΟΝ
ὑπὸ τοῦ Βορισίου Ούιὰν ποιηθέν

Ὦ κύριοι ἄρχοντες
ἐπιστολὴν πρὸς ὑμᾶς γράφω
ἣν τάχ' ἀναγνοίητε
εἲ ὑμῖν ἱκανὸς χρόνος γένοιτο.
Προσετάξατ' ἐμοὶ γὰρ
διαῤῥήδην ὡς πολίτῃ
οἴκοθεν συνεχῶς
ἐπὶ στρατείαν ἐξελθεῖν·
ὦ ἄρχοντες, ἀλλ'ἐγὼ
τὴν στρατείαν ἀποπτύω·
ἐκ μητρός οὐ γέγονα
πτωχῶν σφαγεύς
ἐμὲ δι' ὀργῆς ἔχουσιν
ἄρχουσι δεῖ ταῦτα λέγειν·
περὶ ἑμαυτοῦ ἐβουλευσάμην
τὴν στρατείαν λιπεῖν

Ἐκ παίδων ἑώρων μὲν
τοῦ πατρὸς τὸν θάνατον
τῶν ἀδελφῶν τὴν ἔξοδον
τῶν παίδων τὰ δάκρυα·
ἡ μήτηρ δὲ τόσ' ἔπαθεν
ὧστ' ἐν τῷ τάφῳ κειμένη
τῶν πυροβολῶν κατατολμᾷ
καὶ σκολήκων καταγελᾷ·
αἰχμαλώτου ὄντος μοι
τὴν γυναῖκα ἔκλεψαν
καὶ σὺν αὐτῇ τὴν ψυχὴν
καὶ πάνθ' ὅσα ἐν τῷ βίῳ·
αὔριον ὄρθρου βαθέος
τῆς οἰκίας θύραν ἀποκλεῖσας
τοὺς πρὶν χρόνους πάντας
οἴκοθεν πορεύω

Τὴν δ' ἐφήμερον τροφὴν
κατὰ τὴν χώραν μεταιτήσω
καὶ εἰς τὴν Πελοπόννησον
πᾶσι ταῦτα πορευόμενος λέξω·
ἀνανεύσετε ὑπακούεσθαι
τοῖς ὑμῖν ἐπὶ στρατείαν
ἐξελθεῖν προστάττουσιν
καὶ οἴκοθεν πορεῦσαι·
ἂν οὖν χρῇ αἷμα χεῖν
ὑμῶν χεῖτε, ὦ ἅνδρες·
παρ' ὑμῶν γὰρ
οὐ προσδοκῶ
ὑπόκρισιν τοιαῦτην·
ἀλλ' ἂν διώξητέ με τοίνυν
τόθ' εἵπετε τῷ ἀστυνόμῳ
ὡς καλός εἰμι ὁπλίτης
καὶ ὑμᾶς ἀμυνοῦμαι.

inviata da Riccardo Venturi e Lorenzo Masetti - 10/1/2006 - 19:07


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Lingua: Greco antico

GRECO ANTICO (CLASSICO) / ANCIENT (CLASSICAL) GREEK / GREC ANCIEN (CLASSIQUE)

Trascrizione in caratteri latini della versione in greco antico.
Romanized lyrics.
Translitteration du texte en caractères latins.

Per la trascrizione: < y > corrisponde sempre a < ü > tedesco o < u > francese o lombardo. Lo spirito aspro iniziale è sempre stato notato con < h- >, mentre lo spirito dolce non è notato. < ou> corrisponde sempre a < u > italiana, così come < ph > corrisponde a < f >. Le vocali lunghe sono notate come tali solo quando non accentate; una vocale tonica che reca il circonflesso è sempre lunga. Lo “iota sottoscritto” è stato sempre notato con < ĭ > e non deve mai essere pronunciato. Nei dittonghi, l’accento (in greco obbligatoriamente notato sul secondo elemento) è stato riportato sul primo elemento come da effettiva pronuncia; su < oû > è stato però lasciato sul secondo elemento dato che il nesso non è pronunciato come dittongo. < G > è sempre dura (come in “gatto, ghiro”) in qualsiasi posizione; il nesso < gn > deve essere quindi pronunciato < gh-n> col primo elemento duro, e non come nell’italiano “bagno”.

TOU LEIPŌSTRATIŌTOU AĬSMATION
hypò toû Borisíou Ouiàn poiēthén

Ô kýrioi árkhontes
epistolèn pròs hymâs gráphō
hèn tákh’àn anagnóiēte
èi hymîn hikanòs khrónos génoito.
Prosetáxat’emòi gàr
diarrhédēn hōs polítēĭ
óikothen synekhôs
epì stratéian exelthêin,
ô árkhontes, all’egò
tèn stratéian apoptýō,
ek mētròs ou gégona
ptōkhôn sphagéus
emè di’orgês ékhousin
árkhousi dêi tâuta légein,
perì hemautoû ebouleusámēn
tèn stratéian lipêin.

Ek páidōn heórōn mèn
toû patròs tòn thánaton
tôn adelphôn tèn éxodon
tôn páidōn tà dákrya,
hē métēr dè tós’épathe
hôst’en tôĭ táphōĭ keiménē
tôn pyrobolôn katatolmâĭ
kài skōlékōn katagelâĭ,
aikhmalótou óntos moi
tèn gynâika éklepsan
kaì syn autêĭ tèn psykhén
kài pánth’hósa en tôĭ bíōĭ,
áurion órthrou bathéos
tês oikías thýran apoklêisas
toùs prìn khrónous pántas
óikothen poréuō

Tèn d’ephémeron trophèn
katà tèn khóran metaitésō
kài eis tèn Pelopónnēson
pâsi tâuta poreuómenos léxō,
ananéusete hypakoúsesthai
tôis hymîn epì stratéian
exelthêin prostáttousin
kài óikothen porêusai,
àn oûn khrêĭ hâima khêin
hymôn khêite, ô ándres,
par’hymôn gàr
ou prosdokô
hypókrisin toiáutēn,
all’àn dióxēté me tóinyn
tóth’héipete tôĭ astynómōĭ
hōs kalós eimi hoplítēs
kài hymâs amynoûmai.

inviata da Riccardo Venturi - 10/1/2006 - 19:11


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Lingua: Italiano

GRECO ANTICO (CLASSICO) / ANCIENT (CLASSICAL) GREEK / GREC ANCIEN (CLASSIQUE)

Versione italiana letterale della traduzione in greco antico.
Word-for-word Italian translation of the Classical Greek version.
Traduction littérale italienne de la version en grec ancien.


NB. Abbiamo in questo caso rinunciato alla divisione in versi (che poi non sono tali), mantenendo soltanto la separazione tra le strofe ma procedendo in prosa.

LA CANZONE DEL DISERTORE
composta da Boris Vian

Signori Arconti, vi scrivo un’epistola che forse leggerete se ne avrete il tempo necessario. Mi avete infatti ordinato espressamente, in quanto cittadino ateniese, di partire da casa per andare a fare la guerra. Ma io, signori Arconti, sulla guerra ci sputo sopra: non sono stato generato da mia madre per essere un massacratore di povera gente. E bisogna una buona volta dire queste cose agli Arconti, seppure irati verso di me: ho deciso, per conto mio, di disertare l’esercito.

Fin dall’infanzia ho visto la morte di mio padre, la partenza dei miei fratelli e le lacrime dei bambini; mia madre ha patito talmente tante cose che, oramai sepolta nella sua tomba, affronta i proiettili infuocati non curandosene e irride i vermi. Quando ero prigioniero di guerra mi hanno rubato mia moglie e, assieme a lei, la mia anima e tutto quel che avevo avuto nella vita; domani, avanti l’alba, chiudendo la porta sul naso di tutti gli anni precedenti, partirò da casa e mi metterò in cammino.

Mendicherò il pane quotidiano per il paese, e andando verso il Peloponneso dirò a tutti quanti: rifiutate di obbedire a coloro che vi ordinano di partire da casa per andare alla guerra. Se infatti occorre versare il sangue, allora versate il vostro, signori: da voi certo non mi aspetterei una simile ipocrisia! Ma se mi manderete a cercare, allora dite all’astinomo [*] che sono un buon oplita [**] e che mi difenderò da voi.

[*] Capo della polizia
[**] Soldato addestrato al combattimento.

inviata da Riccardo Venturi - 10/1/2006 - 19:13


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Lingua: Islandese

ISLANDESE / ISLANDAIS / ICELANDIC - Riccardo Venturi


Versione islandese di Riccardo Venturi, 13 aprile 2006
Icelandic version by Riccardo Venturi, April 13, 2006
Version islandaise de Riccardo Venturi, 13 avril 2006


"Il dialogo è la miglior difesa". "Dialogue is best defence". "Le dialogue est la meilleure défense".

LIÐHLAUPASÖNGUR

Besti herra forseti,
ég skrifa yður bréf
sem þér lesið ef til vill
og ef þér hafið tíð.
Ég er búinn að fá
kvaðningu í herinn
til að fara í styrjöld
fyrir miðvikudag.
Besti herra forseti,
í styrjöld vil ég ekki,
ég var ekki fæddur
fátækra morðingi.
Ég vil ei hræða yður,
- það mun ég vel segja:
sú ákvörðun mín er tekin,
ég gerst liðhlaupi í dag.

Síðan ég var fæddur
sá ég föður minn deyja,
og bræður mína fara
og gráta börnin mín.
Móðir mín þoldi allt:
nú er hún lögð í gröf,
henni er skítsama um sprengjur
og um maðka svo vel.
Þegar ég var stríðsfangi
mér var kona burtrænd,
mér voru líf og sál
rifin miskunnarlaust.
Snemma í fyrramalið
ætla ég að loka dyrin
á nef á dauðum árum,
fer ég án eftirsjá.

Ég ætla að betla um brauð
á vegi og götur Frakklands,
frá Próvönsu til Bretalands
og það segi ég öllum:
Neitið þið að hlýða!
Neitið þið að gera hana!
Farið þið ekki í styrjöld,
neitið þið að fara í stríð!
Ef þarf að hella út blóð,
úthellið nú vel yðar,
ef þér eruð enginn hræsnari,
besti herra forseti!
Ef sóttst er eftir mér,
segið lögreglumönnum,
að ég sé ekki með vopn:
þeir geta skotið á mig.

13/4/2006 - 15:38


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Lingua: Artificiale (Altre) (Kelartic)

KELARTICO / KELARTIC / KELARTIEN - Riccardo Venturi

Versione in Kelartico di Riccardo Venturi
6 giugno 2005
61° anniversario dello sbarco in Normandia

Kelartic version by Riccardo Venturi
June 6, 2005
61th anniversary of the D-Day

Version Kelartienne de Riccardo Venturi
6 juin 2006
61ème anniversaire du débarquement en Normandie



Sarebbe difficile che cercaste e trovaste il "kelartico" tra le lingue esistenti al mondo; questo perché tale lingua è stata inventata dallo scrivente a partire da oltre trent'anni fa. Si tratta della sua "lingua privata e personale", con tutta una sua storia ed una sua evoluzione, che egli usa rigorosamente con se stesso. Pochissime volte è "venuta allo scoperto", per delle eccezioni del tutto particolari; e questa è una di quelle. Il "kelartico" (nome derivato dalla parola che significa "cantina", in quanto nata in un'angusta cantina condominiale che, all'epoca, fungeva come una sorta di "rifugio segreto" per un tredici o quattordicenne un po' bislacco) è in realtà una specie di centone lessicale di lingue reali (con prevalenza del greco) assemblate su una morfologia e su una sintassi molto semplici, ma non del tutto "artificiali".

(Riccardo Venturi).

TO DEZERTŌR

Hadōn to prezident
văs grābăm eno grāsto
apsyevasăv nŭvas yă
andev zemān kāzig.
Em geprīm năvvisād
mān nastāi vogērdārig
im syegīm du to vogēr
inăs meidsŭm viaspăr.
Hadōn to prezident
mī năvūll dĕstāi yă
nām avos ap to dŏrr
dŭruhāin im syebănăm.
To nī im syedangăm văs
braukăm văs dāistāi ton,
mān mutālen sī gepăr
gīm im syedezertăm.

Merkād em gedŭle duleuk
mān pārn duistāi em gedărk
go mān brādāir ekgīstāi,
mān hutāin pelăstāi.
Mān mār bōyl’hē gepăsăk
nŭ sī did in nūr strōb
go nazikăt săm bombāi,
nazikăt săm to līmt.
Merkos verem gestŭld
mă hoā gereud to mŭila
mă hoā gereud to ŏllo
go mān trekot gemad.
Kărās in prōyto dŭan
gasparsyem mān dūran
la nuz nă nyăutonāi mārd
ya hadsyem ap to sintrāi.

Ya mān gvīn biegsyem yă
ap to pŭit nă Galdŏrr,
ek Brettŏrr ad Provānsa
hadsyem dāistāi al to gĕn:
būtaiv du im syemaldăv
būtaiv du im syedadkŭv yă
năhadaiv du to vogēr
būtaiv du adsyehadăv.
Anbraukuar dāstāi yŏng
hadaiv dāstāi vās
vī sīv palastŭr dăn,
hadōn to prezident.
Ya mă păranhepnăv
dudāiv al vās zyandarmāi
mī syesām aun haublāi
g’ī mă syestreishantsyă.

6/6/2005 - 18:04


KELARTICO / KELARTIC / KELARTIEN - Note di pronuncia


Qualche nota di pronuncia per chi volesse provare:

La principale caratteristica del kelartico è la sua totale e voluta anarchia tonica. Vale a dire: l'accento può essere messo dove volete (di solito io tendo a pronunciarmelo con l'accento sulla penultima sillaba, ma se vi va di metterlo sulla prima o sull'ultima fate pure). In realtà, tutte le sillabe dovrebbero essere isotone, come accade in alcune lingue naturali (ad esempio il basco).

La pronuncia, per il resto, è molto semplice:

[c] si pronuncia sempre come in "ciao", "Lucio", in qualsiasi posizione.

[g] si pronuncia sempre dura come in "gatto, ghiro". Però, nella terminazione -ig di molti aggettivi, è muta;

[h] è sempre leggermente aspirata e si sente sempre (come la "c" aspirata del fiorentino "la casa");

[rh] è una "r" seguita da una forte aspirazione.

[s] è sempre sorda: si pronuncia in ogni posizione come in "cosa", mai come in "rosa";

[ly, ny, sy, zy] si pronunciano rispettivamente come "gl" in "figlio", "gn" in "bagno", "sc" in "scemo" e come "j" nel francese "jour".

le vocali con il segno di lunga (cioè la lineetta orizzontale) si pronunciano in generale come se fossero doppie: quindi, [ sīv ] "voi siete" si pronuncia "siiv", oppure [ dubūtaiv ] "rifiutate" si pronuncia "dubuutaiv";

però [ ā ] si pronuncia in ogni posizione come una "o" molto aperta (simile alla < å > dello svedese o alla < ā > del persiano moderno);

[ ē ] è sempre lunga e stretta, come in "séra";

le vocali con il segno di breve (cioè la lunetta) si pronunciano molto brevi, quasi solo accennate;

però [ ă ] è la vocale indistinta, come la "e muta" francese , o la [ ë ] albanese, o la [ ă ] rumena;

mentre [ ŭ ] si pronuncia come la < bI > (y) russa, o come la < â / î > rumena (in pratica, si deve stringere la bocca e pronunciare qualcosa a metà tra una "u" e una "i").

In kelartico non esistono dittonghi. Ogni vocale deve essere pronunciata chiaramente secondo le regole e forma sillaba a sé.

NB. "Canzoni contro la guerra" si dice: Kadmēnāi postŭn to vogēr oppure Kadmēnāi postŭnvogērig.

R.V. - 6/6/2005 - 18:29


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Lingua: Artificiale (Altre) (Kelartic)

KELARTICO / KELARTIC / KELARTIEN [2] - Riccardo Venturi

La medesima versione in kelartico scritto nell'apposito alfabeto cirillico modificato. Il kelartico può scriversi anche con una forma adattata dell'alfabeto greco. Presto sarà possibile imparare il kelartico grazie al sito (in costruzione) kelartico.com.

ТО ДЕЗЕРТŌР

Хадōн то президент
въс грāбъм ено грāсто
апшевасъв нывас йъ
андев земāн кāзиг.
Ем гепрӣм нъввисāд
мāн настāи вогēрдāриг
им шегӣм ду то вогēр
инъс меидсым виаспър.
Хадōн то президент
мӣ нъвӯлл дĕстāи йъ
нāм авос ап то дŏрр
дырухāин им шебънъм.
То нӣ им шедангъм въс
браукъм въс дāистāи тон,
мāн мутāлен сӣ гепър
гӣм им шедезертъм.

Меркāд ем гедыле дулеук
мāн пāрн дуистāи ем гедърк
го мāн брāдāир екгӣстāи,
мāн хутāин пелъстāи.
Мāн мāр бōйл' хē гепъсък
ны сӣ дид ин нӯр стрōб
го назикът съм бомбāи,
назикът съм то лӣмт.
Меркос верем гестылд
мъ хоā гереуд то мыила
мъ хоā гереуд то ŏлло
го мāн трекот гемад.
Кърāс ин прōйто дыан
гаспаршем мāн дӯран
ла нуз нъ њъутонāи мāрд
йа хадшем ап то синтрāи.

Йа мāн гвӣн биегшем йъ
ап то пыит нъ Галдŏрр,
ек Бреттŏрр ад Провāнса
хадшем дāистāи ал то гĕн:
бӯтаив ду им шемалдъв
бӯтаив ду им шедадкыв йъ
нъхадаив ду то вогēр
бӯтаив ду адшехадъв.
Анбраукуар дāстāи йŏнг
хадаив дāстāи вāс
вӣ сӣв паластыр дън,
хадōн то президент.
Йа мъ пъранхепнъв
дудāив ал вāс жандармāи
мӣ шесāм аун хаублāи
г' ӣ мъ шестреисхантшъ.

inviata da Riccardo Venturi - 13/4/2012 - 01:07


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Lingua: Kongo

KIKONGO / KIKONGO - Jean-Basile Mavungu Khoto

Versione in lingua KiKongo di Jean-Basile Mavungu Khoto

Version en langue KiKongo par Jean-Basile Mavungu Khoto

KiKongo version by Jean-Basile Mavungu Khoto


Cette traduction a été faite par un ami congolais que j’ai connu à Florence. Il est en Italie pour raison d’étude et s’apprête à regagner sa terre natale. Son pays, la République Démocratique du Congo, après les 30 ans de dictature de Mobutu, a connu 6 années de guerre, qui ont fait plus de 3 millions de morts. Il est temps, estime-t-il, que les Africains comprennent que leur continent ne devra pas continuer indéfiniment à être le théâtre des guerres, souvent téléguidées de l’extérieur par les stratégies politiques et les intérêts financiers, faisant tant de morts innocentes.

Le KiKongo est parlé en République Démocratique du Congo (RDC), en République du Congo (Brazza) et en Angola.

KUTINA MVITA

Tata Président,
mu me sonikina nge mukanda
nge ke tanga yawu
si kana nge ke na ntangu.
Mu me kuzua mikanda
ya munu ya ki soda
Samu mu kuenda na mvita
bilumbu ke kuiza.
Tata Président,
Mu zona kuenda na mvita ve
Mu kuizaka na ntoto yayi ve
Samu na ku kufua batu.
Ya kele ve samu nge fuema,
Mu zona zabisa
nge ti mu me zua lukanu:
Mu ke tina.

Banda mu butukaka
Mu monaka lufua ya tata ya munu
Mu monaka ku kuenda ya bampangi ya munu
Na lelaki mpe bana na nga.
Mama na munu mona mpasi mingi
Yandi ke na dibulu na yandi
Kuna, ba bombe na nge na
mitshiopi ke sala yandi kima mosi ve.
Thangu mu vuandaka na buloko,
ba yibaka nkento ya munu;
ba yibaka muela na munu
na ba souvenir na munu.
Mbazi na nsuka,
mu ke kanga porte
ya ba mvula yonso ya mpasi me luta.
Mu ke kuenda na munu.

Mu ke banda sosa dimpa ya munu
Na ba nzila ya Africa,
ya Soudan, ya Congo.
Mu ke zabisa batu:
Benu ndima ve,
benu kuenda na mvita ve.
Si kana nge zona dukula menga,
buna pesa yina ya nge.
Nge za kaka kutuba,
Tata Président.
Si kana nge zona landakana munu,
zabisa ba gendarme ya nge
ti mu ke vuanda na munduki ve;
ba lenda bula munu masasi.

inviata da Riccardo Venturi - 12/12/2006 - 13:24


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Lingua: Latino

LATINO / LATIN -Riccardo Venturi

In latino, ovviamente, non si può né sparare, né portare fucili o altre armi da fuoco; e la Francia si chiamava "Gallia", la Bretagna "Armorica" (come sanno tutti i lettori di Asterix) e la Provenza (dal latino "Provincia") ancora non si chiamava così (era un po' Gallia Narbonensis, un po' Arvernia e un po' altre cose).
Per il resto, i concetti base della canzone sono mantenuti appieno.

In Latini sermonis natura non est admittendus usus atque nominatio pyrobolorum vel aliorum pyricorum armorum. Quod vulgo nunc “Francia” appellatur, eo tempore Gallia fuit; sicut “Bretagna” –ut omnes Asterigis lectionis fautores sciunt- fuit Armorica, et “Provenza” fuit tunc Narbonensis Gallia, tunc Arvernia et aliae regiones atque provinciae.
Quo dicto, omnes carminis significationes profundissimae retentae sunt immutatae.
(RV)

MILITIAE PERFUGA
In Latinum sermonem vertit a Gallica lingua Richardus Venturi die XXIV mensis Augusti a.d.MMV p.Chr.n.

Domine, Rei Publicae dux!
Tibi epistulam scribo
quam leges, vel non leges
si tibi tempus est.
Vix mihi mandatum est,
mihique est persequendum
ut mererem stipendium:
nunc militandum est!
Domine, Rei Publicae dux,
sed militare nolo!
Ad homines caedendos
certe natus non sum.
Ne suscensueris, sed
tibi hoc dicere volo,
iam cepi meum consilium:
militiam perfugiam.

Et post natales meos
patrem mortuum vidi,
et fratres, qui abiere,
flentes domi pueros.
Tam multa passa est
mater; nunc in sepulcro
irridet tela et arma,
vermes nihil ei sunt.
Captivus cum essem
mulier mihi est abrepta,
anima mihi est abacta
totaque vita mea.
Quar’ multo mane cras
domi ostium percludam
ad praeteritos annos,
iterque inibo meum.

Panem mendico nunc
pererrans totam Galliam,
Armoricam, Arverniam
hoc clamans omnibus:
Oboedienda non sunt
mandata, nec servanda!
Militia est deneganda,
bellum opprobrium est.
Cruor si effunditur,
Domine, effunde tuum!
O dux Rei Publicae,
animo simulator!
Cum persecutus sim
mandate praetorianis
ut telis me perfoderent,
telum mihi non erit.

24/8/2005 - 17:21


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Lingua: Lingala

LINGALA / LINGALA - Jean-Basile Mavungu Khoto

Versione in lingala di Jean-Basile Mavungu Khoto, che ringraziamo di cuore. Jean-Basile è un sacerdote congolese, viceparroco presso la parrocchia di Mercatale Val di Pesa, in provincia di Firenze.

Version lingala de Jean-Basile Mavungu Khoto, que nous remercions de tout notre coeur. Jean-Basile est un prêtre congolais, vice-curé auprès de la paroisse de Mercatale Val di Pesa, dans la province de Florence en Italie.

Lingala Version by Jean-Basile Mavungu Khoto, whom we thank with all our heart. Jean-Basile is a priest from Congo, substitute rector of the Roman Catholic parish of Mercatale Val di Pesa, near Florence in Italy [RV]


Cette traduction a été faite par un ami congolais que j’ai connu à Florence. Il est en Italie pour raison d’étude et s’apprête à regagner sa terre natale. Son pays, la République Démocratique du Congo, après les 30 ans de dictature de Mobutu, a connu 6 années de guerre, qui ont fait plus de 3 millions de morts. Il est temps, estime-t-il, que les Africains comprennent que leur continent ne devra pas continuer indéfiniment à être le théâtre des guerres, souvent téléguidées de l’extérieur par les stratégies politiques et les intérêts financiers, faisant tant de morts innocentes.

Le Lingala est parlé en République Démocratique du Congo (RDC), en République du Congo (Brazza) et en Centre Afrique.

MOKIMI BITUMBA

Tata Président
na komeli mokanda
o ko tanga ya ngo
soki o za na tango.
Na wuti ko zua
mikanda na nga ya ki soda
po na ko kende na bitumba
liboso ya mercredi soir.
Tata Président
na boyi ko sala bitumba
na yaki mokili te.
Po na ko boma ba bola
e za te po osilika
na lingi ko yebisa yo
mokano na zui
na lingi na kima.

Banda na botama
na mona ko kufa ya tata na nga
na mona ko kende ya ba ndeko na nga
na ko lela ya bana na nga.
Mama na nga a yokaki pasi mingi
a za na lilita na ye
mpe ba bombe e za sala ye eloko te
mitshiopi pe e zo sala ye eloko te
Tango na zalaki na boloko
ba yibaki muasi na nga
ma yibaki molimo na nga
na ba likaniseli na nga.
Lobi tongo tongo
na ko kanga porte na nga
na ba mbula ya pasi
na ko kende na nga.

Na ko senga lipa na nga
na ba nzela ya Africa
ya Soudan, ya Congo
na ko yebisa batu:
Bo boya ko tosa
bo sala bitumba te
bo kende bitumba te
Bo boya ko kende.
Soki olingi ko panza makila,
o panza oyo ya yo
oza moto ya malabo
Tata Président.
Soki o lingi ko landa nga
o yebisa ba gendarme na yo
ke na ko zala na munduki te
ba koki ko beta masasi.

inviata da Riccardo Venturi - 10/12/2006 - 10:38


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Lingua: Neerlandese

NEERLANDESE (OLANDESE-FIAMMINGO) / DUTCH (FLEMISH) / NEERLANDAIS (HOLLANDAIS-FLAMAND) [1] - Ernst Van Altena / Peter Blanker

Peter Blanker.
Peter Blanker.


dedeserteenDe Deserteur è una delle versioni neerlandesi effettuate nel 1964 da Ernst Van Altena ed interpretate dal cantautore Peter Blanker nell'album Peter Blanker zingt anti-militaire liedjes van Boris Vian ("Peter Blanker canta canzoni antimilitariste di Boris Vian"). E' tuttora la più nota versione in lingua neerlandese.

De Deserteur is one of the Dutch versions, or adaptations, made in 1964 by Ernst Van Altena and recorded by the folksinger Peter Blanker in the album Peter Blanker zingt anti-militaire liedjes van Boris Vian ("Peter Blanker sings anti-militarist songs by Boris Vian"). It is still the best known version of the song in the Dutch language. [CCG/AWS Staff]

DE DESERTEUR

Meneer de president,
´k schrijf u een brief bij deze,
die u wellicht zult lezen
hoewel u mij niet kent.
Vanmorgen kwam de post
mij met de oproep wekken
om naar het front te trekken
als vechter uitgedost.
Meneer al bent u groot,
u moet het mij vergeven,
maar ik schiet in dit leven
geen arme and´ren dood.
Al stelt het u teleur,
´k heb mijn besluit genomen
niet naar het front te komen.
Ik word een deserteur.

Mijn vader stierf als held
Mijn broers zijn eens vertrokken
In fraaie wapenrokken
Ze sneuvelden in ´t veld.
Mijn moeder huilde lang
Nu ligt ze onder de zoden
Daar kan geen bom haar doden
Daar is ze niet meer bang.
Toen ik gevangen zat
Heeft men mijn vrouw gestolen
Mijn hart, mijn trouw gestolen
En al wat ik bezat.
Nu sluit ik morgenvroeg
De deur af naar ´t verleden
´k Ga zwerven door het heden
Want zo is het genoeg.

Ik trek van noord naar zuid
Ik loop door zon en regen
en kom de mensen tegen
draag zo mijn boodschap uit:
Negeer het kil bevel
En weiger om te strijden
En weiger om te lijden
Blijf uit die oorlogshel.
Meneer de president
Waarom ons bloed te vragen?
Ga zelf uw leven wagen
Als u zo moedig bent.
Nee, ik draag geen geweer
Geef opdracht aan uw knechten
Mij niet te vast te hechten
Knal mij gewoon maar neer.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Neerlandese

NEERLANDESE (OLANDESE-FIAMMINGO) / DUTCH (FLEMISH) / NEERLANDAIS (HOLLANDAIS-FLAMAND) [2] - Strijdkoor Kontrarie

Strijdkoor Kontrarie.
Strijdkoor Kontrarie.



Un'altra versione nederlandese (olandese/fiamminga), dal sito dello Strijdkoor Kontrarie. Si tratta di una versione letterale non cantabile.

Alternative Dutch version from the website of Strijdkoor Kontrarie. It is a word-for-word translation not made for singing.

Autre version néerlandaise d'après le site du Strijdkoor Kontrarie. Cette version littérale n'est pas faite pour être chantée.

Mijnheer de president,
Ik schrijf je een brief,
die u misschien zal lezen,
als u tijd heeft.
Ik heb mijn militaire
papieren ontvangen:
Om naar de oorlog te vertrekken,
vóór woensdagavond.
Mijnheer de president,
Ik wil dit niet doen:
Ik ben niet op aarde
om mensen te doden.
Het is niet om u kwaad te maken,
Maar ik heb mijn beslissing genomen:
ik zal deserteren.

Sinds ik geboren ben,
heb ik mijn vader zien sterven,
Mijn broers zien vertrekken
en mijn kinderen zien wenen.
Mijn moeder heeft zo erg geleden
Dat ze nu al in haar graf ligt.
Daar spot ze met de bommen en de wormen.
Toen ik gevangen was heeft
men me mijn vrouw afgepakt
Men heeft me mijn lieve verleden ontstolen.
Morgen heel vroeg zal ik
de deur achter mij dichtdoen
….. en zal ik op weg gaan.

Ik zal mijn kostje bijeen bedelen
Op de Franse wegen
van Bretagne tot de Provence
En ik zal aan de mensen zeggen:
Weiger te gehoorzamen,
Weiger naar de oorlog te gaan,
weiger te vertrekken.
Al het nodig is zijn leven te geven,
Geef dan het uwe,
u bent een goede apostel,
mijnheer de president.
Als u me achtervolgt,
verwittig uw gendarmes
Dat ik niet gewapend zal zijn
En dat ze mogen schieten.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Norvegese

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NORVEGESE / NORWEGIAN / NORVEGIEN - André Bjerke - Birgitte Grimstad

birggrim

Herr President ("Signor presidente"), la versione norvegese di André Bjerke (1965). Interpretata da Birgitte Grimstad nel 1966 nell'album Syger Vise. Nata nel 1935 e danese di nascita (di Copenaghen), Birgitte Grimstad vive a Oslo, in Norvegia, dal 1959. Canta sia in danese che in norvegese.

Herr President ("Mister President"), the Norwegian version by André Bjerke (1965). Performed and recorded 1966 by Birgitte Grimstad in the album Syger Vise. Born in Copenhagen, Denmark, in 1935, Birgitte Grimstand has been living in Oslo, Norway, since 1959. She sings in both Danish and Norwegian.

Herr President ("Monsieur le Président"), la version norvégienne d'André Bjerke (1965). Née en 1935 à Copenhague, au Danemark, Birgitte Grimstad vit à Oslo, en Norvège, depuis 1959. Elle chante en danois et norvégien.


André Bjerke (1918-1985).
André Bjerke (1918-1985).

HERR PRESIDENT

Herr president, jeg skrev
et brev jeg nu vil sende,
og får De tid, kan hende
De leser dette brev.
For jeg har mottatt selv
et brev fra militæret,
som sier jeg skal være
ved fronten onsdag kveld.
Men jeg er ikke sendt
til jorden for å drepe,
så meg kan ingen slepe
i krig, herr president.
Beklager hvis det gjør
Dem sint å lese dette.
Nå har De altså sett det:
Jeg vil bli desertør!

I krigen har jeg selv
sett far og brødre falle,
og selv forlot jeg alle
de små som gråt farvel.
Min mor fant hvilested
hvor ingen sprenggranater
og syngende soldater
forstyrrer hennes fred.
De årene jeg satt
som fange, tok de fra meg,
den kvinne livet gav meg,
mitt hjerte har de tatt.
I morgen tidlig går
jeg ut av huset førenn
det gryr, og stenger døren
mot livets døde år.

Som tigger vil jeg gå
på veiene i riket,
og der vil jeg predike
for store og for små:
Si nei til dette hat
som krigens lov vil fordre.
Nekt blankt å lystre ordre:
Bli aldri mer soldat.
Herr President: Om blod
har De nå talt for meget.
De bør gi Deres eget
for slik apostel-tro.
Men tar de meg, så meld
til hæren at jeg bare
kan skytes uten fare -
jeg skyter ikke selv.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Occitano

OCCITANO / OCCITAN / OCCITAN - Fabrizio Simondi - L'Escabot

escsem

Versione in occitano di Fabrizio Simondi (2003), ripresa da L'Escabot. CD autoprodotto Sem montanhols ("Siamo montanari").

Occitan version by Fabrizio Simondi (2003), from L'Escabot. Autoproduced CD Sem montanhols ("We're montagnards")

Version occitane de Fabrizio Simondi (2003), d'après L'Escabot. CD autoproduit Sem montanhols ("Nous sommes des montagnards").


L’Escabot.
L’Escabot.

LO DESERTOR

Monsur lo president
Escusatz la mia arrogança
Se per corripondença
Vos ròbo un pauc de temps
M'avetz mandat pr’escrich
Marcat en bòna maniera
que chal anar en guera
denant de jòus matin
Monsur lo president
mi siu estat fach per d’autre
e pas pr’anar iqui-òuta
massar la paura gent
L’ai ren abó vos, senhor
vos prego, devetz creire
mas viro pus areire
d’encuei siu desertor

Encar ren qu’ero enlevat
Ai vist murir mon paire
ai vist partir mon fraire
ai vist piorar i minàas
Ma maire a tant soffert
E aüra qu’ilh es en la tomba
S’embat ben pro d’i bombas
S’embat dequò d’i verms
Dal temps qu’ero en preson
L’amor ilh m’an raubat
E tot lo miu passat
E tuchi i ans pus bons
Deman me levarei
E i mals de tota sòrta
Barrats dareir’dla pòrta
Pian pian m’en anarei

Anarei mendicar
Travers de la Provença
Travers d’tota la França
A dir que chal pas anar
Que chal se refusar
Chal far desobediença
A l’ordine d’partença
Pr’anar a batalhar
Se chal donar de sang
Mustatz che siatz bon mestre
Anatz donar lo vòstre
«Monsieur le President»
Se me voletz cercar
Disetz pura ai gendarmes
Che iu pòrto pas d’armes
Me pòlen d’quò tirar

inviata da Adriana - 25/6/2005 - 15:48


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Lingua: Persiano

PERSIANO / MODERN PERSIAN / PERSAN MODERNE - saayeh.blogfa.com
saayeh

La versione persiana corretta segnalataci da "Dr. faust" (ignoriamo se ne sia anche l'autore, nel tal caso lo preghiamo di segnalarcelo). La versione finora inserita, ci informa sempre il Dr. faust, non aveva nulla a che vedere col "Disertore": si trattava di una notizia giornalistica che, a suo tempo, qualche buontempone ci deve avere inviato come traduzione per giocarci uno stupido scherzo (e non è purtroppo il primo caso del genere). Ringraziamo il Dr. faust per questo importante contribuito che, al tempo stesso, colma una lacuna e ci evita un'involontaria brutta figura. [CCG/AWS Staff]

Here's the correct Persian (Farsi) version of "Le Déserteur" contributed by "Dr. faust" (we don't know if he's the translator, too; if so, we kindly ask him for confirmation). The "version" included up to now was no true translation and had nothing to do with "Le Déserteur": it was a news that some fool must have sent as a translation to poke fun on us (sadly enough, it's not the first time it happens). We heartily thank Dr. faust for this important contribution that fills a gap and, at the same time, prevents us from cutting a very poor figure. [AWS/CCG Staff]

بوريس ويان :
سرباز فراري

آقاي رييس جمهور
نامه‌اي برايتان مي‌نويسم
كه شايد بخوانيد
اگر وقت داشته باشيد

چند روز پيش به دستم رسيد
كاغذهاي سربازي‌ام
بايد به جبهه بروم
تا قبل از چهارشنبه شب

آقاي رييس جمهور
نمي‌خواهم به جنگ بروم
من به دنیا نیامده‌ام
تا مردم بيچاره را بكشم

نمي‌خواهم شما را عصباني كنم
ولي بايد بهتان بگويم
تصميمم را گرفته‌ام
من ترك خدمت مي‌كنم

از وقتي به دنيا آمده‌ام
مرگ پدرم را ديده‌ام
رفتن برادرانم را ديده‌ام
و گريه‌ي كودكانم را

مادرم خيلي رنج كشيد
حالا توي قبر خوابيده
و ديگر بمب‌ها برايش مسأله نيستند
و ديگر كرم‌ها هم برايش مسأله نيستند

وقتي اسير شدم
زنم را دزديدند
روحم را دزديدند
و تمام گذشته‌ام را

فردا صبح زود
درها را مي‌بندم
به روي اين سالهاي مرده
و به جاده مي‌زنم

تمام عمر گدايي مي‌كنم
در جاده‌هاي فرانسه
از برتانيْ تا پرووانس
و به مردم مي‌گويم :

« از دستورشان اطاعت نكنيد
به حرفشان گوش نكنيد
به جنگ نرويد
به جبهه نرويد »

اگر خون دادن خوب است
برويد خودتان خون بدهيد
شما كه ايمان‌تان قوي است
آقاي رييس جمهور

اگر دنبال من هستيد
به ژاندارم‌هايتان بگوييد
كه من اسلحه ندارم
مي‌توانند شليك كنند

inviata da Dr faust - 27/11/2004 - 14:25


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Lingua: Polacco

POLACCO / POLISH / POLONAIS [1] - Jerzy Menel - Piotr Kupa


La versione polacca di Jerzy Menel, interpetrata da Piotr Kupa, da questa pagina [LINK ROTTO]. Dalla stessa pagina si poteva scaricare un frammento della canzone.


Polish version by Jerzy Menel, performed by Piotr Kupa, from this page [BROKEN LINK]. A specimen of the song could be downloaded from the same page.

Version polonaise de Jerzy Menel, interprétée par Piotr Kupa, d'après cette page [LIEN CASSÉ]. Un fragment de la chanson pouvait être téléchargé de la même page.

DEZERTOR

Szanowny Prezydencie,
Do pana są te słowa,
Ten list niech pan zachowa,
Choć raz przeczytać chce.
Dostałem właśnie dziś
Mą kartę powołania,
Co zostać mi zabrania
W rodzinnym domu mym.
Powiadam panu wprost -
Ja nie chcę z nikim walczyć
I tak dla wszystkich starczy
Tych naszych ziemskich trosk.
Niech pan nie wpada w złość,
Nie kusi mnie orderem,
Zostanę dezerterem,
Żołnierzy mamy dość.

Już ojciec mój i brat
W daremnej padli walce,
Dziś mnie pan wskazał palcem,
Mych dzieci brzmieć ma płacz.
A matka z cierpień swych
W trumience śpi spokojnie,
Nie myśli już o wojnie,
Z robaków sobie drwi.
W więzieniu byłem raz
I żonę mi zabrano,
I duszy nie oddano,
Gdym w wolny wracał świat.
Więc jutro, skoro świt,
W daleki świat wyruszę,
A tym, co piorą dusze,
Przed nosem zamknę drzwi.

Uniosę drogą swą
Jak żebrak to, w co wierzę
I cały kraj przemierzę,
I powiem wszystkim w krąg:
- Gdy krwawy zabrzmi krzyk,
Gdy ktoś do boju wzywa
I ziemia czeka chciwa,
Zostańcie w domach swych.
A jeśli w cenie krew
I własną przelać trzeba,
Niech pierwszy ją przelewa
Sam prorok nasz i szef!
Gdy swoim ludziom pan
Rozkaże zwlec mnie z drogi,
Zabiją mnie bez trwogi,
Bo nagie ręce mam.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Polacco

POLACCO / POLISH / POLONAIS [2] - Marek Nowocień


Un'altra versione polacca (letterale) di Marek Nowocień da questo sito.
Marek Nowocień è membro del gruppo polacco che sostiene la liberazione di Leonard Peltier; nella foto che segue è l'uomo all'estrema sinistra.

E' stata interpretata dai Dezerter (e chi altri?)

Alternative Polish (word-for-word) translation by Marek Nowocień available at this page. Marek Nowocień is a member of a Polish organization supporting Leonard Peltier's liberation; in the following picture, he is the guy at the far left.

It has been performed by Dezerter (who else?!?)

Free Peltier!
Free Peltier!

DEZERTER

Panie Prezydencie
Piszę list do Pana
Może będzie przeczytany
W jakiejś wolnej chwili
Właśnie otrzymałem kartę powołania
żeby stawić się na Wojnie
Po południu w środę
Panie Prezydencie
Ani mi to w głowie
Nie po to żyję na świecie
Aby rżnąć biedaków
Proszę się nie gniewać
Lecz muszę być szczery
Powziąłem decyzję
Będę dezerterem.

Odkąd sięga pamięć
Widziałem śmierć ojca
Bracia odjechali
A dzieci płakały
Matka tyle wycierpiała
że teraz już w grobie
Drwi sobie z bomb pewnie
śmieje się z robactwa
Kiedy byłem więźniem
Zniewolono mi żonę
Ukradli mi duszę
Całą czułą przeszłość
Jutro wcześnie rano
Drzwi zatrzasnę mocno
Tuż przed nosem latom martwym
I wyjdę na drogę.

Pójdę żebrać życie
Na gościńcach Francji
Od Bretanii po Prowansję
I rozkażę ludziom
Nie idźcie na wojnę
Nie idźcie do walki
Zaprzestańcie marszu
A jeśli trzeba krwi
Niech Pan odda własną
Panie Prezydencie
Niezgorszy gagatku
Jeśli będzie mnie Pan ścigał
Uprzedź Pan żandarmów
Nie nie będę uzbrojony
Niech strzelają śmiało.

inviata da Riccardo Venturi - 27/11/2004 - 14:08


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Lingua: Portoghese

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PORTOGHESE / PORTUGUESE / PORTUGAIS [1] - José Mário Branco

Versione in portoghese lusitano composta e cantata da José Mário Branco tra il 1966 e il 1974
(da questa pagina).

Lusitan Portuguese version composed and performed by José Mário Branco between 1966 and 1974 (from this page).

Version portugaise de Portugal écrite et interprétée par José Mário Branco entre 1966 et 1974 (d'après cette page).

José Mário Branco
José Mário Branco



Si noti che la versione è adattata alla realtà portoghese, sia geografica che politica (vi si parla, infatti, di "guerra colonial" riferendosi alle guerre coloniali portoghesi che portarono alla ribellione del 25 aprile 1974, la "rivoluzione dei garofani", che restaurò la democrazia in Portogallo dopo la lunghissima dittatura di Salazar e Caetano).
La versione di José Mário Branco, inoltre, è una delle poche che mantiene volutamente la chiusa "originale" non pacifista.

This version was adapted to Portuguese reality, both geographical and political (f.ex. special reference is made to the "guerra colonial", that is, Portugal's colonial wars that led to the "Poppy Revolution" of April 25, 1974, restoring democracy in Portugal after Salazar's and Caetano's record long dictatorship).
José Mário Branco's version is also one of the few maintaining the non-pacifist original final stanza.

Cette version a été adaptée à la situation géographique et politique portugaise (en effet, on y parle p.ex. de la "guerra colonial", c'est-à-dire les guerres coloniales portugaises qui furent la cause de la "révolution des œillets" du 25 avril 1974, rétablissant le démocratie au Portugal après la très longue dictature de Salazar et Caetano).
En plus, ce qui est rare, la version de José Mário Branco garde le couplet final original non-pacifiste.

O DESERTOR

Ao senhor presidente
e chefe da nação
escrevo a presente
pra sua informação
recebi um postal
um papel militar
com ordem pra marchar
prà guerra colonial
diga aos seus generais
que eu não faço essa guerra
porque eu não vim à Terra
pra matar meus iguais
e aqui digo ao senhor
queira o senhor ou não
tomei a decisão
de ser um desertor

Desde que me conheço
já vi meu pai morrer
vi meus irmãos sofrer
vi meus filhos sem berço
minha mãe sofreu tanto
que me deixou sozinho
morreu devagarinho
nas dobras do seu pranto
já estive na prisão
sem razão me prenderam
sem razão me bateram
como se fosse um cão
amanhã de madrugada
pego numa sacola
e na minha viola
e meto-me à estrada

Irei sem descansar
pela terra lusitana
do Minho ao Guadiana
toda a gente avisar
à guerra dizei 'não!'
a gente negra sofre
e como nós é pobre
somos todos irmãos
e se quer continuar
a matar essa gente
vá o senhor presidente
tomar o meu lugar
se me mandar buscar
previna a sua guarda
que eu tenho uma espingarda
e que eu sei atirar.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Portoghese

PORTOGHESE / PORTUGUESE / PORTUGAIS [2] - Fernando Cabral Martins / Irene Freire Nunes


Versione portoghese di Fernando Cabral Martins e Irene Freire Nunes, in "Boris Vian, Canções e Poemas", Lisboa, 1997

Portuguese version by Fernando Cabral Martins and Irene Freire Nunes", in "Boris Vian, Canções e Poemas", Lisboa, 1997

Version portugaise de Fernando Cabral Martins et Irene Freire Nunes, d'après "Boris Vian, Canções e Poemas", Lisboa, 1997


Fernando Cabral Martins.
Fernando Cabral Martins.

O DESERTOR

Senhor presidente
Escrevo-lhe uma carta
Que há-de ler talvez
Se tiver tempo
Acabo de receber
Os papéis militares
Para partir para a guerra
Até quarta-feira à noite
Senhor presidente
Eu não quero fazê-la
Não estou sobre a Terra
Para matar pobre gente
Não é para o ofender
Mas tenho de lhe dizer
A minha decisão está tomada
Vou desertar

Desde que nasci
Vi morrer o meu pai
Vi partir meus irmãos
E chorar os meus filhos
Minha mãe sofreu tanto
Que está na sua campa
Onde se ri das bombas
Onde se ri dos vermes
Quando estive prisioneiro
Roubaram-me a mulher
Roubaram-me a alma
E o meu querido passado
Amanhã de manhã cedo
Fecharei minha porta
Na cara dos anos mortos
Irei pelos caminhos

Mendigarei o meu pão
Pelas estradas de França
Da Bretanha à Provença
E direi a toda a gente
Recusem obedecer
Recusem ir fazê-la
Não vão à guerra
Recusem-se a partir
Se é preciso dar o sangue
Vá derramar o seu
Pois é bom apóstolo
Senhor presidente
Se me perseguir
Previna os seus guardas
Que eu não terei armas
E podem disparar.

inviata da José Colaço Barreiros - 17/11/2004 - 17:18


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Lingua: Portoghese

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PORTOGHESE / PORTUGUESE / PORTUGAIS [3] - José Colaço Barreiros


Versão um tanto livre: José Colaço Barreiros (2004)
(Portoghese)


«La mia versione del Disertore è un tantino libera... (due quartine in più...) Come vecchio disertore anch'io, mi sono preso questa libertà»
(José Colaço Barreiros)



Quel che José Colaço Barreiros non ci ha detto, e che diciamo noi assai volentieri, è che è un poeta e un traduttore eccelso e di fama nel suo paese. Sue sono ad esempio le traduzioni in portoghese di Jorge Luis Borges e di Umberto Eco. Avere qui dentro una sua traduzione, inviata da lui personalmente, è quindi motivo di grande onore per il nostro sito.
Si veda anche questo articolo.

O que José Colaço Barreiros não nos disse, e que dizemos nós com muito prazer, é que ele é um poeta de muito requinte e un tradutor excelente e célebre em seu país. Por exemplo, é o autor das traduções portuguesas das obras de Jorge Luís Borges e de Umberto Eco. O termos aqui uma tradução por ele feita e enviada pessoalmente é para nós motivo de grande honra. Ver também este artigo. [RV-5/5/2006]

Baudolino di Umberto Eco nella traduzione di José Colaço Barreiros.
Baudolino di Umberto Eco nella traduzione di José Colaço Barreiros.

O DESERTOR


Perdoe-me, Excelência,
o meu atrevimento:
mas peço-lhe um momento,
se tiver paciência.
Acabo de saber
que fui mobilizado
p’ra ir como soldado
a pátria defender.
Não, senhor Presidente,
eu não quero ir p’rà guerra,
não se defende a terra
matando a pobre gente.
Fartei-me de pensar
qual a melhor acção,
e a minha decisão
é que vou desertar.

Só vi desde que vivo
filhos perder os pais,
de irmãos lutas mortais
sem razão nem motivo.
A minha pobre mãe
sofreu tanto e penou:
da morte precisou
p’ra enfim se sentir bem.
Ao ser encarcerado,
minha mulher, perdi-a;
e esqueci o que havia
de bom no meu passado.
Logo de madrugada
fecho a porta e assim corto
com um tempo já morto
p’ra me fazer à estrada.

Irei ter com o povo
p’los campos e cidades,
explicar as verdades
deste discurso novo:
«No mundo os explorados
são uma só nação,
mas sem haver união
são sempre derrotados.
Negai-vos a ob’decer,
se vos mandam para a guerra,
que impor fome e miséria,
não é o vosso dever.»
Se há-de o sangue correr,
o nosso deixe em paz:
não se arme em frei Tomás,
tem o seu p’ra of’recer.
Se achar que ponho em perigo
a ordem e o seu bem-estar,
declare-me inimigo
que é preciso anular.

Sou um simples desertor:
comunique aos seus guardas
que ando sempre sem armas,
que atirem sem temor.

inviata da José Colaço Barreiros - 17/11/2004 - 17:20


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Lingua: Portoghese

PORTOGHESE / PORTUGUESE / PORTUGAIS [4] - Riccardo Venturi

Versione Portoghese di Riccardo Venturi (2004)
Portuguese Version by Riccardo Venturi (2004)
Version portugaise de Riccardo Venturi (2004


"Ho cercato di mantenere il ritmo originale; per le rime, mi è stato a volte impossibile. Sempre per il ritmo, in alcuni punti (come del resto fanno quasi tutte le versioni) mi sono allontanato leggermente dal testo originale."

Così scrivevo a suo tempo, quando la mia piccola e brutta versione portoghese del Déserteur era l'unica presente. Ora sta in fondo a quelle di José Mário Branco (!!!) e di José Colaço Barreiros (!!!). La tentazione di toglierla di mezzo è stata forte, e se non l'ho fatto è soltanto in memoria delle vecchie CCG del tempo che fu... [RV]

O DESERTOR

Senhor Presidente,
escrivo-lhe esta carta,
talvez o Senhor leja
se o tempo tiver.
Hoje eu recebi
meus papéis militares,
eu devo ir p'rà guerra
na tarde de amanhã.
O meu Presidente,
eu não quero fazê-la,
não estou aqui na terra
a gente p'ra matar,
Não é p'ra o zangar
mais eu tenho que dizer
que a minha decisão
é a de desertar.

Desde que eu nasci
eu vi morrer meu pai,
e partir meus irmãos
e meus filhos chorar,
minha mãe tão sofreu,
agora está enterrada
não lhe importa das bombas,
dos vermes nem sequer.
Quando estava em prisão
roubaram-me a esposa,
roubaram-me a alma
e tudo o que passei.
Assim, ao amanhecer
eu vou fechar a porta
na cara de anos mortos
e vou-me encaminhar.

Meu pão mendigarei
atravessando Espanha
e França, e Bretanha
e à gente eu direi:
Não obedeçam mais
e recusem fazê-la,
não vão para a guerra,
e recusem partir.
Se o sangue houver que dar,
Senhor, vá dar o seu,
não seja descarado
tão muito, meu Senhor.
E se me perseguir
avise os seus gendarmes
que eu ando sem armas
e que podem tirar.


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Lingua: Reto-Romanzo (Rumantsch grischun) (Puter)

PUTER [ROMANCIO DELL'ALTA ENGADINA] / PUTER [HIGH ENGADINE ROMANCHE]/ PUTER [ROMANCHE DE LA HAUTE-ENGADINE] - Daniele Pandocchi

Versione in "Puter" (Romancio dell'Alta Engadina) di Daniele Pandocchi
"Puter" (High Engadine Romanche) version by Daniele Pandocchi
Version en "Puter" (Romanche de la Haute-Engadine) de Daniele Pandocchi

"Mi sono permesso di tradurre "Le Déserteur in lingua romancia, per l'esattezza nell'idioma parlato in Alta Engadina (Puter). Per quanto riguarda l'ultima strofa, mi sono ispirato alla versione originale di Boris Vian, nella quale
diceva "que j'emporte des armes et que je sais tirer ..." invece di "que je n'aurai pas d'arme et qu'ils pourront tirer".


(Daniele Pandocchi)

*

Un ringraziamento personale a Daniele per la sua fatica, con la malcelata speranza che voglia ancora collaborare con il nostro sito!
(Riccardo Venturi).

IL DESERTÖR

Stimo sar president,
in mia correspondenza
el legiaregia, spraunza,
che ch'eau d'he uoss' avaunt.
M'es güst gnieu cumando
dad ir, e que dal vaira,
in guerr' aunz damaun saira,
cha 'm drouvan scu sudo.
Stimo sar president,
umauns scu ch'eau sun svess,
a quels mê nu cuppess,
nu füss bun da fer taunt.
Eau nu'l vuless gnierver,
ma eau'l disch aint pella vista:
“Mia decisiun es quista,
d'he avaunt da deserter!”

In tuot mia existenz'
al bap vains sepulieu,
mieus frers quels sun partieus,
crido haun mieus iffaunts.
Mia mamm' es a la fin
eir ella già suot terra
e ria sur d'la guerra
e skerza culs vermins.
Cur ch'eau d'eir in praschun,
qualchün m'ho invulo
mia duonn' e mieu passo,
tuot que ch'eau vaiv da bun.
Damaun bunura bod
eau serraro la porta
sül nes d'la stagiun morta
e giaro sur pros e god.

Eau giaro dappertuot
vivand scu ün murdieu
e dormaro sün via,
però eau dscharo a tuots
da nu's lascher cupper,
da nun ir a cumbatter
i'l interess dals quatter,
chi 'ns lessan cumander.
E scha que es do avaunt,
cha'l saung ho da culer,
ch'el giaja svess a'l der,
stimo sar president.
Als sieus ch'el dschaja pür,
scha vegnan a'm piglier,
ch'eir eau sun bun da trer
e challaro dal sgür!

inviata da Daniele Pandocchi - 3/1/2006 - 20:13


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Lingua: Reto-Romanzo (Rumantsch grischun)

RETOROMANCIO / SWISS ROMANCHE / ROMANCHE GRISONNAIS (ROMANTSCH GRISCHUN) - Emil Schavut


La versione in "Romantsch Grischun" (il ladino o retoromancio del cantone dei Grigioni) del "Disertore". E' opera del cantastorie Emil Schavut, di Coira, che l'ha preparata espressamente per questo sito.

Common Swiss Romanche (Romantsch Grischun) version by the storyteller and ballad singer Emil Schavut, who made it expressly for this site.

Version romanche grisonnaise (Romantsch Grischun) préparée exprès pour ce site par le chanteur populaire Emil Schavut, de Chur.

IL DISERTOR

Signur President
ina brev as vi scriver
che vus vegnis a leger
sche vus avais il temp.
Ier m’han fatg avair
mias cartas militaras,
ma ‘lan far ir en guerra
avant mesemna saira.
Ma signur President
jau na vi far la guerra,
na sun qua sur la terra
per mazzar povra glieud,
na vi vus grittentar,
as l’hai da dir clermain
ma jau m’hai decidì
e vom a disertar.

Dapi che jau sun nat
hai vis murir mes bab
hai vis partir mes frars
e bragir mes uffants
mia mamma ha tant suffert
ella è dadens la fossa
l’importa betg da bumbas,
l’importa betg da verms.
Cur ch’era en fermanza
m’han viulentà la dunna
e m’han engulà l’olma
e tutt mes char passà,
a bun’ura damaun
vegn a serrar la porta
al nas d’annadas mortas
part e ma vom davent.

La vita ‘gn a rugar
sur las stradas da Frantscha
da Bretagna en Provantscha
vegn a sbragir a la glieud:
refusai d’obedir,
refusai da la far,
na giai far la guerra,
refusai da partir.
Sche ‘s duai dar il sang,
giai ussa dar il voss,
bella fatscha de bronz
mes signur President.
Sche vus m’persequitais
schai bain a voss giandarms
che jau na sun armat
et che pon trair sur mai.


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Lingua: Rumeno

ROMENO / ROMANIAN / ROUMAIN - Riccardo Venturi

Versione romena di Riccardo Venturi (2004)
Romanian version by Riccardo Venturi (2004)
Version roumaine de Riccardo Venturi (2004)


Anche questa versione è mia, sempre con le medesime avvertenze di quella portoghese (e con inaderenze ancora maggiori per questioni metriche).

DEZERTORUL

Domnule Preşedinte,
vă scriu o scrisoare
pe care o veţi lege
dacă aţi avea timp,
astăzi mi-au ordonat
să plec la serviciu
ca să merg la război
înainte miercuri.
Domnule Preşedinte
eu nu vreau să-o fac,
nu sunt pe pământ
să omor pe săraci,
şi nu vă supăraţi,
dar trebuie să vă zic
că am luat o decizie
şi că voi dezerta.

De când eu m-am născut
tatăl meu mi-a murit,
frăţii mei mi-au plecat
şi copiii mei mi-au plâns,
mama mea a mult îndurat,
acuma în mormânt zăce,
nu-i fac nimic bombele
viermii nu-i fac nimic.
Când eram prizonier
îmi au furat pe soţie,
îmi au furat sufletul,
tot trecutul meu drag,
şi mâine la zori
uşa mea o să-o închid
în faţa anilor morţi
şi la drum voi pleca.

Viaţa îmi voi cerşi
prin drumuri din Franţa,
şi până la Provanţa
lumii i-voi declara:
Nu-li ziceţi da,
şi nu vă supuneţi,
la război nu mergeţi,
refuzaţi a pleca.
Şi, Domnule, vă spun
dacă v-ar trebui sânge,
nu simulaţi a plânge
şi al vostru daţi acum.
Dacă am fi prigonit,
ziceţi-i la jandarmi
că eu n-au armi
şi că pot împuşca.


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Lingua: Russo

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RUSSO / RUSSIAN / RUSSE [1] - Vladimir Naumov [Владимир Наумов]

Prima versione russa, di Vladimir Naumov [1995]
First Russian version by Vladimir Naumov [1995]
Première version russe de Vladimir Naumov [1995]


Dal meraviglioso sito russo dedicato a Vian, che compensa il suo...essere in russo con la possibilità di scaricare mp3 di moltissime canzoni di Boris Vian. Il traduttore, Vladimir Naumov, è noto anche con lo pseudonimo di Jacques Petit-Vert (in grafia russa: Жак Петивер).

From the splendid Russian site on Boris Vian. Russian may be a rather inaccessible language to many, but the site will reward you by giving possibility to download a huge quantity of songs by Boris Vian. The translator, Vladimir Naumov, is also known under the pen-name of Jacques Petit-Vert (in Russian writing: Жак Петивер).

D'après le merveilleux site russe dédié à Boris Vian. Le russe n'est certainement pas une langue où tout le monde se sent à son aise, mais vous y pourrez télécharger une très grande quantité de chansons. Ce n'est pas une mince récompense! Le traducteur, Vladimir Naumov, est connu aussi sous le nom de plume de Jacques Petit-Vert (en lettres russes: Жак Петивер).

ДЕЗЕРТИР

Почтенный Президент!
Я вам черкнул словечко.
Прочтите (ну, конечно,
Коль выдастся момент).
Вчера мне (ну и ну!) —
Повестка из полиции,
Что должен, мол, явиться я
Немедля на войну.

Всё в жизни помню я:
Как мой отец кончался,
Как с братьями прощался,
Как плакало дитя
И как страдала мать.
Её уж нет на свете,
Ей на червей и эти
Бомбёжки наплевать.

Пока сидел в тюрьме,
Меня жены лишили
И душу сокрушили.
Всё прошлое — во тьме.
А завтра я чуть свет
Захлопну дверь хибары,
Чёрт с нею, с жизнью старой,
И нет меня как нет.

Как нищий поброжу
По всем дорогам Франции
Бpeтании и Пpoвaнcы
И людям я скажу:
«Мы — люди, не рабы,
Не пушечное мясо.
Мы гибнем понапрасну,
Не надо нам пальбы!»

Что, крови больше нет?
Свою и подарите.
Уж больно вы хитрите,
Почтенный Президент.
Жандармам, Ваша власть,
Скажите, если нужно,
Что я ведь безоружный —
Пускай стреляют всласть.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Russo

RUSSO [1] / RUSSIAN [1] / RUSSE [1]

Trascrizione in caratteri latini della precedente versione russa.
Romanized Russian version.
Transcription de la version russe dans l'alphabet latin.

DEZERTIR

Počtennyj Prezident!
Ja vam čerknul slovečko.
Pročtite (nu, konečno,
Koľ vydastsja moment).
Včera ne (nu i nu!) –
Povestka iz policii,
Čto dolžen, mol, javiťsja ja
Nemedlja na vojnu.

Vsë v žizni pomnju ja:
Kak moj otec končalsja,
Kak s braťjami prošćalsja,
Kak plakalo ditja
I kak stradala mať.
Eë už na svete,
Ej na červej i əti
Bombëžki naplevať

Poka sidel v tjurme,
Menja ženy lišili
I dušu sokrušili.
Vsë prošloe – vo ťme.
A zavtra ja čuť svet
Zaxlopnu dver’ xibary,
Čërt s neju, s žizn’ju staroj,
I net menja kak net.

Kak nišćij pobrožu
Po vsem dorogam Francii
Bretanii i Provansy
I ljudjam ja skažu:
“My – ljudi, ne raby,
Ne pušečnoe mjaso.
My gibnem ponaprasnu,
Ne dalo nam paľby!”

Čto, krovi boľše net?
Svoju i podarite.
Už boľno vy xitrite,
Počtennyj Prezident.
Žandarmam, Vaša vlasť,
Skažite, esli nužno,
Čto ja veď bezoružnyj –
Puskaj streljajut vslasť.

inviata da Riccardo Venturi - 16/9/2005 - 02:14


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Lingua: Russo

RUSSO / RUSSIAN / RUSSE [2] - Michail Jasnov [Михаил Яснов]


Seconda versione russa, di Michail Jasnov [2002] , sempre dal medesimo sito.

Second Russian version by Michail Yasnov [2002], also from the Vian Russian site

Deuxième version russe de Michaïl Yasnov [2002]], d'après le site russe sur Boris Vian.

ДЕЗЕРТИР

Пишу Вам Президент
Хоть и не жду ответа
Поверьте мне что это
Последний аргумент

Свой призывной листок
Я получаю в среду
Вы ждёте что поеду
Я тотчас на Восток

Скажу Вам наперёд
Такого не случится
Месьё! меня убийцей
Никто не назовет

Желанья Вас позлить
Нет у меня ей-Богу
Но выбрал я дорогу
Не умирать а жить

Обрыдли беды мне
Разлуки мне постыли
Отец давно в могиле
А братья на войне

И матери моей
В земле — ну что ей надо?
Плевать ей на снаряды
Плевать ей на червей

Случилось без вины
Сидеть мне в каземате
А выпустили — нате
Ни дома ни жены

Ну что же — я готов
Уйду нагим и босым
Захлопнув дверь под носом
У прòклятых годов

Едва взойдёт заря
Пойду как нищий в рвани
В Провансе и в Бретани
Всем встречным говоря

Да будет в мире мир
Да кончатся проклятья
Бросайте ружья братья
Скажу я дезертир

А если кровь нужна
Отдайте Вашу сударь
И проявите удаль
Коль смерть Вам не страшна

Пустяк меня схватить
Пускай Вас не тревожит
Я безоружен — может
Полиция палить.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Russo

RUSSO [2] / RUSSIAN [2] / RUSSE [2]

Trascrizione in caratteri latini della precedente versione russa
Romanized Russian version
Transcription de la version russe dans l'alphabet latin

DEZERTIR

Pišu Vam Prezident
Xoť i ne ždu otveta
Pover’te mne čto əto
Poslednyj argument

Svoj prizyvnoj listok
Ja polučalo v sredu
Vy ždëte čto poedu
Ja totčas na Vostok

Skažu Vam naperëd
Takogo ne slučitsja
Mes’ë! menja ubijcej
Nikto ne nazovet

Želan’ja Vas pozliť
Net u menja ej-Bogu
No vybral ja dorogu
Ne umirať a žiť

Obrydli bedy mne
Razlukimne postyli
Otec davno v mogile
A braťja na vojne

I materi moej
V zemle – nu čto ej nado?
Plevať ej na snarjady
Plevať ej na červej

Slučilos’ bez viny
Sideť mne v kazemate
A vypustili – nate
Ni doma ni ženy

Nu čto že – ja gotov
Ujdu nagim i bosym
Zaxlopnuv dver’ pod nosom
U pròkljatnyx godov

Edva vzojdët zarja
Pojdu kak nišćij v rvani
V Provanse i v Bretani
Vsem vstrečnym govorja

Da budet v mire mir
Da končatsja prokljaťja
Brosajte ruž’ja braťja
Skažu ja dezertir

A esli krov’ nužna
Otdajte Vašu sudar’
I projavite udaľ
Koľ smerť Vam ne strašna

Pustjak menja sxvatiť
Puskaj Vas ne trevožit
Ja bezoružen – možet
Policija paliť.

inviata da Riccardo Venturi - 16/9/2005 - 02:33


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Lingua: Russo

RUSSO / RUSSIAN / RUSSE [3] - Igor' Bojkov [Игорь Бойков]



Terza e ultima versione russa, di Igor' Bojkov. E' però l'unica che traduce come variante anche la chiusa originale.

Third and last Russian version by Igor' Boykov [2002]. It is however the only one with the translation of the original non-pacifist final stanza.

Troisième et dernière version russe par Igor' Boykov [2002]. C'est la seule qui traduit le couplet final original.

ДЕЗЕРТИР

Товарищь президент
«За подчерк извените»
Но пять минут найдите
На скромный мой конверт

Я вам мою страну
Доверил на поруки
А мне вручили суки
Повестку на войну

Товарищь президент
Свою спросите свиту
Кто хочет быть убитым
В неполных двадцать лет

Я выйду на врага
В отечественных войнах
Но вот от этой бойни
Я ухожу в бега

Пока война идёт
Пал смертью храбрых батя
Дядья погибли, братья
Оставили сирот

Сошла в могилу мать
Оделись в траур сёстры
Вы думаете просто
Родню свою терять

Пока мне следари
В СИЗО кроили дело
Жена мела панели
С зари и до зари

Довольно с утряка
Всем будущим потерям
Я закрываю двери
И подаюсь в бега

Коль суждено почить
Так лучше дезертиром
А не в чужих сортирах
Мочиться и мочить

Я вольный человек
А вам здесь всем как видно
В колясках инвалидных
Недостаёт калек

А если кровь стране
Нужна — у вас есть тоже
Да и моей дороже
Товарищь президент

А буду окружён —
Менты пусть не боятся
Я не опасен кстати
И не вооружён

Вариант последнего куплета:

Не трус я не пижон
Не лох не малолетка
Я снайпер очень меткий
И я вооружён

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Russo

RUSSO [3] / RUSSIAN [3] / RUSSE [3]

Trascrizione in caratteri latini della precedente versione russa
Romanized Russian version
Transcription de la version russe en lettres latines

DEZERTIR

Tovarišć’ prezident
"Za podčerk izvenite"
No pjať minut najdite
Na skromnyj moj konvert

Ja vam moju stranu
Doveril na poruki
A mne vručili suki
Povestku na vojnu.

Tovarišć’ prezident
Svoju sprosite svitu
Kto xočet byť ubitym
V nepoľnyx dvadcať let

Ja vyjdu na vraga
V otečestvennyx vojnax
No vot ot ətoj bojni
Ja uxožu v bega

Poka vojna idët
Pal smerťju xrabryx batja
Djaďja pogibli, braťja
Ostavili sirot

Sošla v mogilu mať
Odelis’ v traur sëstry
Vy dumaete prosto
Rodnju svjoju terjať

Poka mne sledari
V SIZO kroili delo
Žena mela paneli
S zari i do zari

Dovoľno s utrjaka
Vsem budušćim poterjam
Ja zakryvaju dveri
I podajus’ v bega

Koľ suždeno počiť
Tak lučše dezertirom
A ne v čužix sortirax
Močiťsja i moliť

Ja voľnyj čelovek
A vam zdes’ vsem kak vidno
V koljaskax invalidnyx
Nedostaët kalek

A esli krov’ strane
Nužna – u vas esť tože
Da i moej dorože
Tovarišć’ prezident

A budu okružën –
Menty pusť ne bojatsja
Ja ne opasen kstati
I ne vooružën.

(Variant poslednego kupleta):
Ne trus ja ne pižon
Ne lox ne maloletka
Ja snajper očen’ metkij
I ja vooružën.

inviata da Riccardo Venturi - 16/9/2005 - 02:51


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Lingua: Sardo

SARDO / SARDINIAN / SARDE [1] - Fabio Coronas / Askra


Versione sarda di Fabio Coronas
cantata dagli Askra, nell'album Hijos (2004)

La traduzione è palesemente condotta sulla versione italiana di Giorgio Calabrese piuttosto che sull'originale.

Sardinian version by Fabio Coronas
as performed by Askra in the album Hijos(2004)

This version derives clearly from the Italian version by Giorgio Calabrese rather than from the French original.

Version en langue sarde par Fabio Coronas
interprétée par les Askra dans l'album Hijos(2004)

Cette version paraît dériver clairement de la version italienne de Giorgio Calabrese plutôt que de l'original français


Askra: Hijos, 2004.
Askra: Hijos, 2004.

SU DISERTORE

Chin paraulas meas a bois presidente
bos iscrio sa presente ch’ispero azis a lezere
Custu papiru narat, mi narat terra terra
che depo andare in gherra a pustis custu lunis

Ma inoche jeo non so pro vois su presidente
a uchiere custa zente chi est cantu o prus de mene
Bos narjo dae su coru pro la secare curtza
ma intendo e apo dezisu chi apo a disertare

Apo tentu solu anneos dae cando son naschitu
sos fizus chi apo tentu na prantu paris a mie
Siat mama e peri babbu como son interratos
e a issos de sa gherra li nd’importat prus

Cand’ ipo in sa prejone mi nc’an vintzas uratu
muzere e tempus andatu s’etate mea pitzinnu
Cras m’apo a pesare, sa janna apo a tancare
in custu tempus mortu pro andare a camminare

Vivende de caritate in sas vias de Ispagna
de Francia e de Bretagna e a totus apo a gridare
de non partire prus e de mai ubidire
pro andare a sa morte, pro non importat chie

Si tando hat a servire su sambene a onzi preju
andate a dare su ostru si potet divertire
e nazili a sor vostros chi enin a mi chircare
ja poten isparare, jeu armas no nde tenzo!

inviata da José Colaço Barreiros - 12/6/2005 - 10:44


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Lingua: Sardo

SARDO / SARDINIAN / SARDE [2] - Francesco Frau

Versione sarda di Francesco Frau
Sardinian version by Francesco Frau
Version en langue sarde par Francesco Frau


Dopo aver letto con piacere tutte le varie versioni de Le Déserteur di Boris Vian, artista geniale e poliedrico, del quale ho voluto studiare alcune opere per la mia tesi di laurea, ho pensato fosse cosa gradita inviare anche una versione nella mia lingua, il sardo. La versione è completamente cantabile. Mio fratello, Francesco che ha scritto la canzone, ha cercato di attenersi il più possibile al testo, anche se chiaramente le rime chiedevano qualche variazione.
Vi ringrazio per averci dato il modo di far sentire il nostro no contro la guerra anche in limba sarda
Distinti saluti Mariassunta Frau
stellamaria18@libero.it

SU DISERTORE

Mi pigo cunfidentzia
e bi imbio sa presente,
illustre presidente
dda lezat cun cussentzia.
Oe mi est arribau
s'ordine de pretzettu
de lassare onnia affettu
seo in gherra richiamau.
Zeo rispondo como
egregiu presidente
po ochire atera zente
non mi movo de 'omo.
Cun sambene e suòre
tribballo custa terra
non b'ando a cussa gherra
fatzo su disertore.

Dae cando seo naschìu
apo solu peleau
tres fizos allevau
cun megus an'patìu.
Babbu paris cun mama
che suni sutta 'e terra
a issos custa gherra
no binde ‘atit fama.
Seo istau in prisonia
e cando seo torrau
luttos ap'agattau
in sa famillia mia.
Totu mi ch'ant furau
benes e propiedade(s)
sa mia dinnidade
e a pobidda mia.

Chitzo cras manzanu
in domo frisco totu
zeo mi ‘etto a mortu
e mi ch'ando lontanu.
Mi ch'ando a pedire
in sas biddas de Ispagna,
de Frantza e de Bretagna
sa zente ap’a avvertire.
A no ponner in mente
a no andare a fagher gherra
de lassare sa cuntierra
e a non bochire zente.
Si sàmbene chéries
semper a d’onnia costu
bogàe-che su ‘ostru
ca meda nde tenìes.
E si m’ais a agatare
inue mi seo cuau
zeo seo disarmau
mi podìes isparare.

inviata da Francesco e Mariassunta Frau - 2/1/2005 - 22:26


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Lingua: Serbo

SERBO / SERBIAN / SERBE [1]

Trascrizione serba di Riccardo Venturi
basata sulla traduzione croata di Monia Verardi
8 aprile 2005

Per le osservazioni sul serbo e sul croato si veda la versione serba della “Guerra di Piero”.

Serbian transcription by Riccardo Venturi
based on Monia Verardi's Croatian version
April 8, 2005

For further information on the Croatian and Serbian languages, see the Serbian version of
La guerra di Piero.

Transcription serbe par Riccardo Venturi
sur la base de la version croate de Monia Verardi
8 avril 2005

Pour les observations sur la langue serbe et croate, voire la version serbe de
La guerra di Piero.

ДЕЗЕРТЕР
Борис Bиан (1954)

Пocтовани президентe
Xoћу да вам пишем писмо
Кoje ћeте можда да читате
Aко ћeте да имате времена.
Tек сам примио
Bojни позив
За да иђем y paт
У poку oд вeчеpe cpeдe.
Пocтовани президентe
Ja нећу то да paдим
Hисам ja y зeмљи
Да yбијем сиромашне љyди.
Heћу вac да нaљyтим
Aли морам а то peчем
Beч caм oдлучио
И дизертирађу.

Oдкад caм poђен
Bидио caм мога оца да yмре,
Mojy враћу да отпyтyjy
И мojy децу да плаче.
Moja je мaмa тaко пyно патила
Да je caдa y гробу
И њoj ce jeбе и за бомбе
И њoj ce jeбе и за цpвови.
Кад cам био у заpoбљeништвy
Узели cy ми женy
И узели cy мojy дyшy
И свy мojy прoшлост
Cутpa ћy yjyтpo
Да изађeм залупеђи вpaтима
Умрлим годинама за инат
Жибећy yз пут.

Пoбиjaћy ce тешко кpoз живот
Ha пyтима Cрбиje
Цpне Гope у Кocoва
Љyдимa ћy да peчем:
Oткажитe поcлушност,
Heмojте да тo paдите,
Heмојтe да иђете y paт,
Oткажитe oдлажак.
Aко треба да ce пpоли крв
Идитe да пpолити вашy
Дрaги добри aпостол
Постовани президент.
Aко ћетe да наредитe ухићење
Упозopите вашим четницима
Да ja немам opyжja
И да ce cмиjy да пуцy.

inviata da Riccardo Venturi - 8/4/2005 - 14:14


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Lingua: Serbo

SERBO / SERBE / SERBIAN [2]

Versione serba di Nikola
Version serbe de Nikola
Serbian version by Nikola

DEZERTER

Gospodine Predsedniče,
pišem Vam ovo pismo
možda ćete ga pročitati
ako nađete vremena.

Upravo sam primio
poziv za vojsku,
da krenem u rat
pre srede uveče.

Gospodine Predsedniče,
ja neću da idem
ja nisam na ovom svetu
da ubijam jadne ljude.

Ne bih da Vas ljutim
ali Vam moram reći
doneo sam odluku.
Dezertiraću.

Od kada sam rođen
video sam svog oca kako umire
video sam svoju braću kako odlaze
i svoju decu u suzama.

Moja majka patila je toliko,
da sad leži u svom grobu
i smeje se bombama
i smeje se crvima.

Dok sam bio zatvorenik
oteli su moju ženu
oteli su moju dušu
i svu moju dragu prošlost.

Sutra rano izjutra
Zalupiću vrata
za tim mrtvim godinama
i krenuću na put.

Skitaću uzduž i popreko
putevima Francuske
od Bretanje do Provanse
i vikaću ljudima:

Odbijte da se odazovete
Odbijte da učinite to
Ne idite u rat.
Odbijte da idete.

Ako se krv mora proliti
prolijte svoju sopstvenu,
vi ste dobri apostol,
gospodine Predesdniče.

Ako pošaljete poteru za mnom
upozorite svoju policiju
da ću biti nenaoružan
i da mogu da pucaju.

inviata da Nikola - 5/5/2007 - 12:48


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Lingua: Serbo

SERBO / SERBE / SERBIAN [2] Cirilica

La trascrizione in caratteri cirillici della precedente versione serba di Nikola

ДЕЗЕРТЕР

Господине Председниче,
пишем Вам ово писмо
можда ћете га прочитати
ако нађете времена.

Управо сам примио
позив за војску,
да кренем у рат
пре среде увече.

Господине Председниче,
ја нећу да идем
ја нисам на овом свету
да убијам јадне људе.

Не бих да Вас љутим
али Вам морам рећи
донео сам одлуку.
Дезертираћу.

Од када сам рођен
видео сам свог оца како умире
видео сам своју браћу како одлазе
и своју децу у сузама.

Моја мајка патила је толико,
да сад лежи у свом гробу
и смеје се бомбама
и смеје се црвима.

Док сам био затвореник
отели су моју жену
отели су моју душу
и сву моју драгу прошлост.

Сутра рано изјутра
Залупићу врата
за тим мртвим годинама
и кренућу на пут.

Скитаћу уздуж и попреко
путевима Француске
од Бретање до Провансе
и викаћу људима:

Одбијте да се одазовете
Одбијте да учините то
Не идите у рат.
Одбијте да идете.

Ако се крв мора пролити
пролијте своју сопствену,
ви сте добри апостол,
господине Предесдниче.

Ако пошаљете потеру за мном
упозорите своју полицију
да ћу бити ненаоружан
и да могу да пуцају.

5/5/2007 - 13:59


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Lingua: Spagnolo

SPAGNOLO / SPANISH / ESPAGNOL [1] - Marcelo Saenz Rojos


Versione letterale spagnola di Marcelo Saenz Rojos (1998).
Spanish word-for-word translation by Marcelo Saenz Rojos (1998)
Version littérale espagnole de Marcelo Saenz Rojos (1998)

EL DESERTOR

Señor Presidente
Le escribo solo estas letras,
que a lo mejor hasta lee,
si tiene tiempo pa' ello.
Recibo en este momento
mis papeles militares
para irme a la guerra
Antes del miércoles tarde.
Señor Presidente,
Pero yo no quiero hacerla.
yo no estoy aquí en la Tierra
pa' matar a unos probes hombres.
Me da igual que usted se enfade
por lo que vengo a decirle.
Mi decisión es tomada,
ya que voy a desertar.

El día en que nací,
he visto a mi padre morir,
a mis hermanos marchar,
y vi a mis hijos llorar.
Cuando me metieron preso,
me robaron la mujer,
y me robaron la fe
con sus recuerdos queridos.
Y de haber sufrido tanto
mi madre se fue a la tumba
lo mismo le dan ya bombas
lo mismo le dan las larvas.
Mañana, de madrugada,
yo mi puerta cerraré
en narices de años muertos.
Y saldré por los caminos.

Y mendigaré mi vida
por los caminos de Francia,
desde Bretaña a Provenza,
y a la gente le diré :
"No debéis obedecer,
no debéis hacer la guerra,
y no cojáis el petate,
ni vayáis hacia el cuartel."
Si hubiera que dar la sangre,
vaya usted y de la suya
ya que buen apóstol es,
Señor Presidente.
Por si me quiere buscar,
dé este aviso a sus gendarmes
de que no llevaré armas
y que podrán disparar.


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Lingua: Spagnolo

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SPAGNOLO / SPANISH / ESPAGNOL [2] - Manuel Talens

Versione spagnola di Manuel Talens, da questa pagina

Spanish version by Manuel Talens, from this page

Version espagnole de Manuel Talens, d'après cette page

Manuel Talens.
Manuel Talens.




Manuel Talens, nato a Granada nel 1948, è romanziere, traduttore e giornalista per la stampa cartacea e elettronica di lingua spagnola. Invitando a leggere la seguente biografia più completa in lingua spagnola, ricordiamo che è anche ideatore di Tlaxcala, Rete di traduttori per la diversità linguistica.

Manuel Talens (Granada 1948) es novelista, traductor y articulista en la prensa y en los medios electrónicos de lengua española. Ha publicado hasta la fecha dos novelas, La parábola de Carmen la Reina (1992) e Hijas de Eva (1997) y tres libros de relatos, Venganzas (1995), Rueda del tiempo (2001, Premio Andalucía de la Crítica 2002) y La sonrisa de Saskia y otras historias mínimas (2003). Como traductor, además de una intensa labor en los medios alternativos de internet, especialmente en Rebelión, donde forma parte del grupo de traductores habituales, ha vertido al castellano textos de ficción, semiótica, psiquiatría, teatro, ensayo y cine, de autores que van desde el francés Georges Simenon al inglés Tibor Fischer o a la estadounidense Edith Wharton, pasando por Groucho Marx, Paul Virilio, Blaise Cendrars, Derek Walcott, Georges Hyvernaud, Geert Lovink, James Petras, Donna J. Haraway o el Groupe µ. En la actualidad prepara la edición su tercera novela (La cinta de Moebius, que aparecerá en octubre), la edición en papel de los ensayos cinematográficos Cuba en el corazón y una antología de artículos periodísticos.
*

"Ante la inminencia de la agresión militar en Irak, de la que José María Aznar, Presidente del Gobierno de España, es un cómplice destacado, vale la pena recordar estos días una vieja canción del polifacético francés Boris Vian (1920-1959), músico, novelista, poeta, autor dramático... Se trata de El desertor. En el caso hipotético de que el ejército español reciba la orden de colaborar con algunos de sus efectivos en las matanzas de iraquíes inocentes que se avecinan, nuestros soldados podrían tomar ejemplo de este hermoso canto a la paz, pues ningún ser humano, militar o civil, tiene obligación alguna de obedecer órdenes inmorales. He aquí, para los lectores castellanohablantes, mi versión libre de Le Déserteur. Manuel Talens"

EL DESERTOR

Señor presidente
Le escribo esta carta
Que quizá lea usted
Si tiene tiempo
Acabo de recibir
La orden militar
Para ir a la guerra
El próximo miércoles
Señor presidente
No voy a hacerlo
No vine a este mundo
Para matar pobre gente
No quiero que se enfade
Pero he de decirle
Que mi decisión es firme:
Voy a desertar

Desde el día en que nací
He visto morir a mi padre
Partir a mis hermanos
Y llorar a mis hijos
Mi madre sufrió tanto
Que ya está bajo tierra
Se ríe de las bombas
Y hasta de los gusanos
Cuando estuve preso
Me robaron la mujer
Me robaron el alma
Y todo mi pasado
Mañana muy temprano
Les cerraré la puerta
A aquellos años muertos
Y me echaré al camino

Pediré limosna
Por las rutas de Francia
De Bretaña a Provenza
Y les diré a las gentes:
«Niéguense a obedecer
Niéguense a colaborar
No vayan a la guerra
Niéguense a partir»
Si hay que derramar sangre
Derrame usted la suya
Pues tan buen apóstol es
Señor presidente
Si ordena que me busquen
Dígales a sus agentes
Que no llevaré armas
Que pueden disparar.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Spagnolo

SPAGNOLO / SPANISH / ESPAGNOL [3] -José Manuel Caballero Bonald


Ulteriore versione (letterale) spagnola di José Manuel Caballero Bonald. Un altro contributo di José Colaço Barreiros.

Alternative, word-for-word translation by José Manuel Caballero Bonald. Another contribution by José Colaço Barreiros.

Autre version littérale en espagnol par José Manuel Caballero Bonald. Une autre contribution de José Colaço Barreiros.

EL DESERTOR

Señor gobernador
le escribo sólo tres líneas
y no es pedir demasiado
si le ruego que las lea.
Tengo entre mis dedos
las órdenes que me obligan
a partir pronto a la guerra
el miércoles por la noche.
Señor gobernador
le digo que me niego a hacerlo
no tengo razones ni me tienta
matar ningún enemigo.
Y quede claro señor
que esto no es ninguna ofensa
la decisión ya está tomada:
yo quiero ser desertor.

Después de haber nacido
he visto morir a mi padre
irse de casa a mis hermanos
y los llantos de mis pequeños.
Mi madre sufrió tanto
que hoy ya está en la tumba
y se ríe de los hombres
y de los gusanos de su alrededor.
Cuando estaba preso
me quitaron a mi mujer
me quitaron las horas
y mi pasado feliz.
Mañana bien temprano
me iré de casa
y aplastaré en la puerta
las narices de ayer.

Viviré de las limosnas
que me den manos sencillas.
De Alcoi a la Cerdaña
diré a la buena gente:
Negaros a obedecer
decid no a las órdenes
no vayáis a la guerra
negaros a partir.
Si se ha de perder sangre
pierda señor la suya
haced bien el papel de apóstol
señor gobernador.
Y si mandáis que me persigan
decid a los que salgan por mí
que no llevo ninguna arma.
Podrán disparar tranquilos.

inviata da José Colaço Barreiros - 17/11/2004 - 17:22


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Lingua: Spagnolo

SPAGNOLO / SPANISH / ESPAGNOL [4] -Poemas Por la Paz


Ulteriore versione spagnola (anonima)
da Poemas por la Paz (in formato .PDF)

Alternative (anonymous) Spanish translation from Poemas por la Paz (in .PDF format)

Autre version espagnole (anonyme) d'après Poemas por la Paz (en format .PDF).

EL DESERTOR

Señor Presidente,
le escribo una carta
que quizás lea usted
si tiene tiempo.
Acabo de recibir
mi citación militar
para ir a la guerra
antes del miércoles por la noche.
Señor Presidente
yo no quiero ir,
no estoy en la tierra
para matar a pobres hombres.
No pretendo hacerle enfadar
pero debo decírselo,
mi decisión está tomada:
voy a desertar.

Desde que nací
he visto morir a mi padre,
he visto partir a mis hermanos
y a mis hijos llorar.
Mi madre sufrió tanto
que ahora yace en su tumba
y se ríe de las bombas
y de los gusanos también.
Mientras estuve prisionero
me robaron a mi mujer,
me robaron el alma
y todo mi querido pasado.
Mañana muy temprano
cerraré mi puerta
a todos estos años muertos
y por los senderos me perderé.

Pediré limosna
en los caminos de Francia
desde Bretaña a Provenza
y a la gente le gritaré:
Negaos a obedecer,
negaos a hacerlo,
no vayáis a la guerra,
negaos a ir.
Si hay que entregar la sangre
vaya y entregue la suya,
usted tiene pasta de apóstol
señor Presidente.
Y si me persigue,
advierta a s us gendarmes
que estaré desarmado
y que podrán disparar.

inviata da Riccardo Venturi - 22/5/2005 - 02:22


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Lingua: Spagnolo

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SPAGNOLO / SPANISH / ESPAGNOL [5] - Sergio Menéndez Gayol

Versione spagnola di Sergio Menéndez Gayol dal suo blog Titiritero de Palabras e dal ng it.fan.musica.guccini. La versione è piuttosto una resa della versione italiana di Giorgio Calabrese interpretata da Ivano Fossati.

Spanish version by Sergio Menéndez Gayol from his blog Titiritero de Palabras. It is, rather, a translation of the Italian version by Giorgio Calabrese, as performed by Ivano Fossati.

Ivano Fossati, Boris Vian y la paz

La otra noche me encontré a una chica tomando la luna y me dio por preguntarle qué cantantes italianos le gustaban. Me sorprendió que me citara a Lucio Dalla, porque sospecho que en España la mayoría de la gente no le conoce. Conoce, seguramente, la versión de Luciano Pavarotti de su canción "Caruso" ( espero que no hayas tenido la desgracia de escuchar la versión de Julio Iglesias, pues es horrenda ). Seguramente han oído a Ana Belén cantar una versión en español de alguna canción suya ( ¿ os suena aquella de "Existe un país en el trópico..." ?), pero a Dalla, concretamente, no se le suele conocer por estos lares. Y eso que a mí me cuesta conocer a alguien con los ojos azules y no cantarle aquello de "Occhi di mare senza scogli il mare sbatte su di te, io ho sempre ho fatto tanti sbagli, uno sbaglio in più cos'è" :-) [ o, en cristiano: "ojos de mar sin escollos, el mar bate contra ti, yo siempre he cometido tantos errores que qué importa uno más" ].

El caso es que yo creo que había que popularizar más en este país algunos cantantes italianos, para luchar contra el riesgo de que sigamos conociendo nada más lo más patético del panorama musical de ese grandísimo país que es Italia. Para gustos, colores, ciertamente, pero yo pongo la radio y me sale Marco Masini y se me cae el alma a los pies, aunque sea un anuncio de pizza. No me pasaré de purista y admitiré ( que no se entere nadie ) que a pesar de un cierto exceso de miel, Eros Ramazzotti lo considero un compositor que no es nada malo, todo lo contrario... Pero eso que no salga de aquí, que si se enteran mis amigos italianos ¡ lo que voy a tener que oir !

El caso es que hoy le ha tocado que lo promocione (gratis) a Ivano Fossati. ¿ Sabéis ? Yo me pirro por la gente culta, de la que puedo aprender, e Ivano es uno de los músicos más cultos de este continente. Estudió piano y flauta travesera, y tiene una amplísima formación como músico "clásico". Sin embargo, a mí lo que me gusta es oirle cantar acompañado sólo de su guitarra.

Y la canción que borda, para mí, es "Il disertore". El desertor ( "Le déserteur" ) es una canción de Boris Vian. Haciendo otro inciso (uno más ) , Vian es otro personaje excepcional, pero ese merece otro post para él solo, así que lo vamos a dejar aquí.

"Le déserteur" fue traducida al italiano por el escritor Giorgio Calabrese. Una traducción excepcional. Dicha traducción, ligeramente retocada, ha sido usada por Ivano Fossati. Os recomiendo que busquéis por esos sitios que os imaginais "Il disertore, Ivano Fossati (live al club Tenco)"... a mí se me saltan las lágrimas con esa versión...

Puesto al disparate, voy a traducir del italiano al español un texto que, originalmente, era francés. Pido disculpas por mi pésima traducción de una traducción ( Traduttore, traditore ), pero merece la pena. Naturalmente, a los que entendais el italiano o el francés, os recomiendo las correspondientes versiones.

EL DESERTOR

En plenitud de mis facultades
distinguido presidente,
le escribo la presente
que espero que leerá.
La carta que aquí está,
me dice, a fin de cuentas,
que vaya a hacer la guerra
el lunes que vendrá.
Pero yo no estoy aquí,
distinguido presidente
para matar a gente
que se parece a mí.
No la tomo con Usted,
digamoslo de paso
pero creo haber decidido
y que desertaré.

Sólo he tenido disgustos
desde mi nacimiento,
y los hijos que he criado
han llorado junto a mí.
Mi madre y mi papá
están ya bajo tierra
de modo que la guerra
no les importará.
Cuando estaba en prisión
alguno me ha robado
la esposa, mi pasado, y mi mejor edad.
Mañana me alzaré
y cerraré la puerta
detrás de mis espaldas
y echare a caminar.

Viviré de caridad
por las tierras de España
de Francia y Gran Bretaña
y a todos gritaré
que no dejen sus casas
para irse a morir
no me importa por quién.
Motivo por el cual
si necesita sangre,
aporte usted la Suya,
si le parece bien.
Y dígale a los suyos
si vienen a buscarme
que pueden dispararme,
armado yo, no voy.

inviata da Riccardo Venturi - 26/2/2007 - 14:00


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Lingua: Spagnolo

SPAGNOLO / SPANISH / ESPAGNOL [6] - anonimo/anonymous

Versione spagnola anonima fatta pervenire dall'amministratrice Marcia Rosati.

Version espagnole anonyme - Anonymous Spanish version

EL DESERTOR

Señor Presidente
Voy a escribirle una carta
Que quizá usted lea
Si dispone de tiempo
Acabo de recibir
Mis papeles militares
Para irme a la guerra
Antes del miércoles por la tarde
Señor Presidente
Me gustaría no tener que hacerlo
Pues no estoy en la tierra
Para matar a pobres gentes
No es por molestarle
Pero he de comunicarle
La decisión que he tomado
Voy a desertar

Después de haber nacido
He visto morir a mi padre
He visto partir a mis hermanos
Y llorar a mis hijos
Mi madre sufrió tanto
Que ya está en su tumba
Y se burla de las bombas
Y se burla de los gusanos
Cuando estaba prisionero
Me quitaron a mi mujer
Me quitaron mi alma
Y lo más querido de mi ayer
Mañana muy temprano
Voy a dar con la puerta
En la nariz a los años muertos
Y me iré por los caminos

Mendigaré para vivir
Por los senderos de Francia
Desde Bretaña hasta Provenza
Y les diré a las gentes
No obedezcáis
No la hagáis
No vayáis a la guerra
Negaros a partir
Si hay que dar la sangre
Id vosotros a dar la vuestra
Usted es buen apóstol
Señor Presidente
Si me hace perseguir
Prevenga a los soldados
Que yo no iré armado
Y podrán tirar sobre mí.

inviata da Marcia - 2/7/2008 - 22:34


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Lingua: Spagnolo

SPAGNOLO / SPANISH / ESPAGNOL [7]

EL DESERTOR

Señor Presidente:
Le he escrito una carta
que pueda que usted lea
si tiene tiempo para ello
Acabo de recibir
mis papeles militares
para ir a la guerra
el miércoles que viene
Señor Presidente,
yo no quiero hacer la guerra,
yo no estoy en esta tierra
para matar a otras personas
No es que quiera enfadarle,
pero tengo que decirle
que mi decisión está tomada:
Voy a desertar.

Desde que nací,
he visto morir a mi padre,
he visto partir a mis hermanos
y he visto llorar a mis hijos
Mi madre ha sufrido tanto
que ya está en su tumba
y desde ahí se burla de las bombas,
se burla de los gusanos
Cuando estuve prisionero
me robaron a mi mujer,
me robaron mi alma
y todo mi querido pasado
Mañana al amanecer
daré con la puerta en las narices
a un pasado ya muerto,
me iré a recorrer los caminos.

Mendigaré para vivir
por las carreteras de Francia
de Bretaña y de la Provenza,
y le diré a la gente:
«Negaros a obedecer,
negaros a hacerla
No vayáis a la guerra,
negaros a salir»
Si hay que dar sangre
vaya usted a dar la suya,
usted que se las da de bueno
Señor Presidente
Si usted decide perseguirme
dígale a su policía
que no estaré armado
y que podrán disparar.

inviata da giorgio - 1/4/2010 - 20:06


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Lingua: Svedese

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SVEDESE / SWEDISH / SUEDOIS [1] - Roland Von Malmborg

klotrunda

La versione svedese di Roland von Malmborg, tratta da questa pagina. Risale al 1970 ed è stata inserita nell'album Vårt klotrunda fosterland. La si può ordinare direttamente all'autore:
Roland von Malmborg, Majorsvägen 9 133 34 Saltsjöbaden
(Svezia), tel. 0046-08–717 15 88

Roland von Malmborg's standard Swedish version, available at this page. Composed 1970 and included in the album Vårt klotrunda fosterland. Orders should be made directly to the author: Roland von Malmborg, Majorsvägen 9 133 34 Saltsjöbaden (Sweden), phone: 0046-08-717 15 88

La version suédoise de Roland von Malmborg, d'après cette page. Composée 1970 pour l'album Vårt klotrunda fosterlandOn peut la commander directement à l'auteur:
Roland von Malmborg, Majorsvägen 9 133 34 Saltsjöbaden
(Suède), tel. 0046-08–717 15 88


Roland von Malmborg, 1970.
Roland von Malmborg, 1970.

DESERTÖREN

Ni män som kallas stora,
och sägs representera
båd’ mej och många flera,
- här är mitt ord till er:
Jag har fått av er en order
att lära mej att mörda,
att öka världens börda
av cynism,hat och våld.
Men, jag tänker inte lyda!
Jag föddes ej till Jorden
för att delta uti morden
på människor som jag!
Alldeles för länge har
krigen mänskan plågat.
Jag finner måttet rågat.
Jag blir en desertör.
Jag blir en desertör.

Sen dagen då jag föddes
har jag sett krigens plågor,
sett mänskor dö i lågor,
och familjer slås av sorg.
När somliga har lidit
och bördorna måst bära
har andra skaffat ära
och pengar uppå hat.
När stora ord har flödat,
har unga mänskor haffats,
bespottats och bestraffats,
för att de älskar fred...
Ni stora män som sänder oss
ut att dö och döda,
om ni vill att blod ska flöda,
spill då ert eget blod
spill då, ert eget blod ...

På stora män jag litat,
för länge har jag tigit,
när dödens siffror stigit.
Nu gör jag vad jag kan:
Jag ska vandra genom världen,
som är mitt sanna fosterland.
Jag ska knyta vänskapsband
och säja alla folk:
"Vägra lyda order!
Vägra värnplikt! Vägra döda!
sälj ej vapen som föröda!
Vi mänskor hör ihop.
För de förtrycktas rätt,
för jämlikhet och föda,
satsa nu er möda!
Låt oss dela det vi har,
Låt oss dela det vi har!¨

inviata da Riccardo Venturi - 2/1/2006 - 21:36


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Lingua: Svedese

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SVEDESE / SWEDISH / SUÉDOIS [2] - Lars Forssell

Lars Forssell (1928-2007).
Lars Forssell (1928-2007).


"Jag står här på ett torg" ("sto qui in una piazza") - la libera versione svedese del poeta e cantautore svedese Lars Forssell (1958). Pur mantenendo la musica originale, è piuttosto un'amara canzone contro la guerra e sulla responsabilità dei potenti (vi si nomina espressamente De Gaulle). La canzone di una donna che ha perso il suo uomo in guerra e si pone certe domande. Si noti che la canzone di Boris Vian era nota a Lars Forssell nel 1958, ovvero nel suo "periodo di oblio" dopo la censura. E' stata approntata di seguito al testo una traduzione italiana.
Lars Forssell è scomparso lo scorso 26 luglio 2007 all'età di 79 anni.

"Jag står här på ett torg" ("I am here in a square") - a free version by the Swedish folksinger and poet Lars Forssell (1958). Though keeping the original tune, it is rather a bitter meditation against war and on the responsibility of powerful men (De Gaulle is expressly mentioned in the lyrics). A song sung by a woman who has lost his man in a war and asks herself certain questions. It should be noted that the song was known to Lars Forssell in 1958, say, in its "oblivion period" after censure.
Lars Forssell passed away last 27 July, 2007, aged 79.

"Jag står här på ett torg" ("Je suis là sur une place") - la version très libre du chanteur et poète suédois Lars Forssell. Tout en gardant la mélodie originelle de la chanson de Boris Vian, c'est plutôt une amère refléxion contre la guerre et sur la responsabilité des puissants (les paroles mentionnent spécifiquement le général De Gaulle). Chantée par une femme qui a perdu son homme à la guerre, et qui se pose certaines questions. Il faut remarquer que Lars Forssell connaissait la chanson en 1958, c'est-à-dire pendant la "période de son oubli" après la censure.
Lars Forssell est décédé le 27 juillet 2007 à l'âge de 79 ans.

La canzone è stata interpretata anche da Arja Saijonmaa (Arja Nara) nel 2003, nell'album Close to Arja - CD Kirkelig Kulturverksted FXCD 271 (2003). Accompagnamento al pianoforte di Petri Somer. In seguito (2005) anche da Lill-Babs nell'album Här är jag ("Eccomi").

The song has been also performed by Arja Saijonmaa (Arja Nara) in 2003, in the album Close to Arja - CD Kirkelig Kulturverksted FXCD 271 (2003), piano accompanying by Petri Somer. Later (2005) also by Lill-Babs in the album Här är jag ("Here I am").

lillbabs

Jag står här på ett torg.
Ett cirkuståg passerar.
En clown, en vind passerar.
Men jag är full av sorg.

Mitt hjärta är en sång.
Den handlar om hans läppar.
Den handlar om hans ögon
som spelade en gång.

O, säj, Ni som är här,
vad skulle Ni då höra,
vad skulle Ni då göra
om den som Ni har kär

blev borta i ett krig
till ingen, ingen nytta
där mänskor blev förbytta
som djävlarna me dig.

Jag står här på en square.
Det regnar i mitt hjärta.
Det säjer i mitt hjärta
att han är inte här.

Fast fåglarna ger hals
och träden gröna vaknat…
jag ser det med en saknad.
Jag ser det inte alls.

För den som jag höll av
har stympats, bränts och satsats,
förlorats, glömts och kastats
med andra i en grav.

Vem spelar detta spel
med blod och svett och tårar,
med kulsprutor och bårar…
Jag vet att det är fel.
Ni vet att det är fel.

Jag vet att jag är dum.
Säj ingenting om riken,
de Gaulle och politiken,
för då så blir jag stum,

men säj, herr President
om Ni har tid att svara…
å, kunde Ni förklara
det onda som har hänt?

Vem är det som ställt till
så vi som är som andra
ska slåss emot varandra
fast ingen av oss vill?

O, alla ni med makt,
jag ville bara säga:
låt människorna leva
och gör som jag har sagt!

Å, gör som jag har sagt…

STO QUI IN UNA PIAZZA

Sto qui in una piazza,
passa il corteo di un circo.
Passano un clown ed il vento
ma io sono pieno di pena.

Il mio cuore è una canzone
che parla delle sue labbra,
che parla dei suoi occhi
che una volta giocavano*.

Dite, voi che siete qui,
cosa dovreste udire,
cosa dovreste fare
per coloro che amate

Son partiti per una guerra
assolutamente inutile,
dove le persone sono state
scambiate per demoni

Sto qui in una piazza
e piove nel mio cuore.
Ed il mio cuore dice
che lui, qui, non c'è.

Già quasi gli uccelli cantano
e gli alberi verdeggiano…
lo guardo con un senso di mancanza,
lo guardo ma non vedo niente.

Perché colui che amavo
è stato mutilato, arso, bruciato,
perduto, dimenticato, gettato via
assieme ad altri in una tomba.

Chi gioca questo gioco
col sangue, col sudore e col pianto,
con mitraglie e con barelle…
Io so che è uno sbaglio.
Voi sapete che è uno sbaglio.

Lo so che sono stupida.
Non dire niente dello stato,
di De Gaulle e della politica,
bisogna che stia zitta.

Ma Le dico, signor Presidente,
se ha il tempo di rispondere…
Mi potrebbe spiegare
lui che male ha fatto?

E chi è che ha deciso
che noi, che siamo come gli altri,
ci dobbiamo combattere a vicenda
e quasi nessuno di sua volontà?

O voi che avete il potere,
vi vorrei solo dire:
lasciate vivere le persone,
e fate quel che ho detto!

Oh, fate quel che ho detto…

*o "suonavano". Il termine è ambivalente in svedese (ndt)

inviata da Riccardo Venturi - 23/8/2007 - 17:38


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Lingua: Svedese

SVEDESE / SWEDISH / SUEDOIS [3] - Blind Höna - Riccardo Venturi

blindhona



Versione "composita" in lingua svedese. Si basa in gran parte su quella, letterale ma incompleta, proveniente dal sito Blind Höna, integrata nelle parti mancanti con una mia traduzione (indicata tra parentesi quadre).

A "composite" Swedish version, mostly based on aword-for-word but incomplete translation from the Blind Höna ('Blind Hen') website The lacking parts [in square brackets] have been supplied with my own translation.

Version suédoise composite, basée pour la plupart sur une traduction littérale mais incomplète d'après le site Blind Höna et intégrée [entre parenthèses carrées] avec ma traduction personnelle.

DESERTÖREN

Herr President,
Jag skriver er ett brev
som ni kanske läser
om ni har tid.
Jag har just fått
min inkallelseorder
till kriget och måste resa
före onsdag kväll.
Herr President,
jag vill inte åka,
jag kom inte till jorden
för att utrota varenda jävel.
Inte för att jag vill förarga er
men jag måste berätta
att jag bestämt mig:
jag tänker desertera.

[Sedan jag var född
har jag sett min far dö
och mina bröder åka
och barnen brista i gråt
så mycket led min mor,
hun vilar nu i sin grav
och bryr inte om bomber
och bryr inte om maskar.
När jag var i fångenskap
har man berövt mig kvinnan,
har man berövt mig själen
och allt, som var mig kärt.
Tidigt på morgonen
ska jag slå dörren mitt
framför näsan på döda år
och jag ska gå min väg.]

Jag kommer att tigga mig fram
på Frankrikes vägar
Från Bretagne till Provence
och skrika till alla:
Vägra lyda,
vägra göra det,
gå inte med i kriget,
vägra delta.
Om blod måste offras,
offra gärna ert eget
ni är en god apostel,
herr President.
[Om ni förföljer mig
meddela era gendarmer
att jag bär inte vapen
och att de kan skjuta mig ned.]

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Tedesco (Schwyzertüütsch)

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SVIZZERO TEDESCO / SWISS GERMAN / ALLEMAND SUISSE [SCHWYZERTÜÜTSCH] - Franz Hohler

Franz Hohler.
Franz Hohler.


hohlab
Versione in "Schwyzertüütsch", il dialetto alemannico svizzero tedesco, di Franz Hohler (1973).
Dapprima composta e inserita nell'album I glaub jetz hock i ab. La versione era stata poi riarrangiata dal cantautore di Biel/Bienne per la trasmissione televisiva -poi mai andata in onda- "Denkpause" ("Pausa di riflessione"; evidentemente, allora, non si voleva riflettere sulla diserzione, nella neutrale Svizzera) del 7 ottobre 1983. La canzone fu però in seguito cantata in TV da Hohler in un'altra trasmissione e inserita nel 1989 in un altro suo album. La versione è piuttosto una riscrittura molto personale della canzone adattata alla realtà svizzera (lo stesso titolo significa "Colui che rifiuta il 'dienscht' ", il servizio militare elvetico; la lettera non è indirizzata ad un "presidente", ma all' "Oberschtdivisionär", ovvero al "capo divisione" dell'esercito. Il testo è ripreso da questa pagina.

Swiss German Version by Franz Hohler (1983).
First composed and included in the album
I glaub jetz hock i ab (1973). This version was then rearranged by the folksinger from Biel/Bienne for a TV magazine, Denkpause ("Reflection Pause"; clearly enough, desertion was no matter for reflection at that time in neutral Switzerland!), to be broadcast on October 7, 1983. This never happened. The song, however, was performed by Hohler in another program and later (1989) included in an another album. The lyrics do not adhere that much to the French original; it is rather a very personal rewriting adapted to Swiss reality (the title itself means "The Dienscht refuser" -the s.c. Dienscht is the Swiss military service; the letter is not addressed to a "president", but to the Oberschtdivisionär , i.e. to a division general of the Swiss army). The lyrics are available at
this page.

DER DIENSCHTVERWEIGERER

Herr Oberschtdivisionär
Dir gseht, das i nech schrybe
Chönnt s Läsen au lo blybe
Dir heits jo süsch scho schwär
I danken euch für d Charte
Dir wüsset, die vo wäge
Und hanech welle säge
Dir chönnet uf mi warte
Herr Oberschtdivisionär
I wirde nid Soldat
Vollbring ke Heldetat
I eusem Militär
S sell nid persönlech sy
Doch hani mi entschlosse
S wird weder zielt no gschosse
I rücke gar nid y.

I weiss, was jetze chunnt
Im Minimum drei Monet
Au d Chischten isch e Gwonet
Und sicher grad so gsund
E Vorschtrof isch z verchrafte
Und grad die Kriminelle
Die wüsse vill z verzelle
Drum loh mi au verhafte
Dir meinet jetz vilicht
Das mir das gar nüt miech
I syg e fräche Siech
Und schpeuzen euch is Gsicht.
Doch d Sach gseht nid so dry
Mi Muet isch zimli schitter
Mir gruusts vor em Auditer
I wett, es wär verby.

I weiss au, dir heit rächt
Zwee Wältchrieg, die bewyses
D Armee isch gar nüt myses
Süsch giengts is hütt no schlächt.
I weiss au nid, worum
I trotzdäm nid dra dänke
Euch mis Vertroue z schänke
Wahrschynlech bini z dumm.
I weiss nur, dass grad dä
Wo dir gärn für euch hättet
Dä, wo der zuenem bättet,
Dass dä nid gange wär.
I glaub, jetz wüsster gnue
Und die, wo mi wei foh
Die sellen ynecho
I bschliesse d Tür nid zue.

inviata da Riccardo Venturi - 8/5/2005 - 02:07


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Lingua: Tedesco

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TEDESCO / GERMAN / ALLEMAND [1] - Hans Diebstahler

"Disertori. Nessuna nazione per cui io giuri.


Versione tedesca di Hans Diebstahler (1970).
È la versione "classica" in lingua tedesca della canzone, cantata fra gli altri da Hildegard Klef; riporta anche la traduzione della "chiusa originale".

German Version by Hans Diebstahler (1970).
It is the "classic" German version of the song, performed among others by Hildegard Klef. Also the "original final stanza" is translated as a variant.

La version allemande par Hans Diebstahler (1970).
Il s'agit de la version "classique" en langue allemande, interprétée entre autres par Hildegard Klef. Le "dernier couplet original est présent comme variante.


Boris Vians bekanntestes Chanson Le Déserteur entstand Anfang 1954. Erst nach Beendigung des Algerienkrieges wurde das Verbot, das derim Lied angesprochene Präsident der vierten Republik, René Coty, verfügt hatte, aufgehoben. Der entscheidende Moment dieses Liedes ist der Appell an die Haltung des Einzelnen zum Krieg. Kriegsdienstverweigerung ist für Vian keine Frage des Gewissens, sondern der Vernunft. Es ist kein Beitrag zur Weltfriedensbewegung. Nicht die Protesthaltung ist wichtig, sondern die Entscheidung, nicht am Krieg teilzunehmen. Den Militärs hielt Vian entgegen: "Ich habe kein antimilitaristisches Chanson verfaßt, es handelt sich lediglich um ein für Zivilpersonen bestimmtes Chanson."
Ursprünglich hatte das Lied keinen "pazifistischen" Schluß, Desertion heißt für Vian eben: lebend bekommt ihr mich nicht. Freund rieten ihm zur Änderung, um das Lied "unangreifbar" zu machen, als "Pazifist" war man kein Gegner des Militärs, man hatte eben einen anderen "Glauben", den es zu respektieren galt.
Le Déserteur ist enthalten in Textes et Chansons, dort ohne die ursprüngliche Schlußstrophe des Liedes, das Vian in der gemeinsam mit Harold Berg besorgten Vertonung sang, an die sich meistens auch die zahlreichen anderen Versionen wie etwa von Serge Reggiani oder Joan Baez anlehnen.



(Aus Boris Vian, "Der Deserteur - Chansons, Satiren und Erzählungen", Wagenbach Verlag, 1992)

"Abend für Abend tritt Vian nun an den Bühnenrand, mit Magenkrämpfen vor lauter Angst. Er kommt sehr früh ins Theater, obgleich sein Auftritt erst spät angesetzt ist, um sich an den Ort zu gewöhnen und sein Herzklopfen abklingen zu lassen. Nach und nach, mehr oder weniger freiwillig, versucht er dann, seine Bühnenpräsenz bewußt als Mittel einzusetzen. Wenn er so steif ist, dann kann er auch so tun, als verzichte er willentlich auf Gestik, um seine Chansons für sich selbst sprechen zu lassen" (Philippe Boggio). Als Boris Vian 1955 in Paris auf diese Weise sein Lied "Der Deserteur" vortrug, hatte der französische Staat gerade seine Kolonialarmee aus Indochina zurückgeholt, um sie anschließend gegen die Befreiungsbewegung in Algerien einzusetzen. Trotz des politischen Sprengstoffes, den das Chanson enthielt, war das Interesse an Vians Text ein Jahr zuvor sehr gering, so daß Jacques Canetti dem Schriftsteller riet: "Singen Sie ihre Lieder selbst." Zunächst sang der bekanntere Chansonnier Marcel Mouloudji bei seinen Auftritten "Le Déserteur" mit einigem Erfolg, so daß Boris den Mut findet, selbst aufzutreten und seine anderen Texte zu singen. Bei der anschließenden Kabarett-Tournee mit anderen Künstlern hatte er einen 20-Minuten-Auftritt. Boris wirkte nach der Auffassung von Beobachtern "eher linkisch", aber "seine knappen, sarkastischen Kommentare bewirkten bald ein engagiertes Mitgehen des Publikums" (Klaus Völker). Philippe Boggio schreibt: "Er singt nicht, er psalmodiert. (...) Der Saal übernimmt sein Unwohlsein und spiegelt es."

Die Rechte störte seine Auftritte
Wendepunkt der Tournee war Vians Auftritt in Nantes, als eine Gruppe von älteren Männern seinen Vortrag mit Rufen "Nach Rußland! Nach Rußland!" - auf seinen Vornamen anspielend - unterbrach. Es handelte sich um Kriegsveteranen, denen "Der Deserteur" nicht passte. Ein patriotischer Bürgermeister organisierte die Proteste, die von nun an Vians Auftritte begleiteten: "Bleicher als je zuvor, steht Vian da, den Blick fest in die Mitte des Saales gerichtet, und versucht halsstarrig zu singen, doch ihre Schreie übertönen seine Stimme. Da steht der Bürgermeister auf, tritt vor, hievt seine ganze Würde auf die Bühne und fordert unter allgemeinem Applaus diesen Russen, diesen Anarchisten, der reif dafür ist, an die Mauer gestellt zu werden, diesen antifranzösischen Deserteur auf, endlich abzutreten" (Boggio). Die sich hier lautstark gebärdende nationalistische Bewegung korrespondierte stark mit dem 1953 aufkommenden "Poujadismus", benannt nach Pierre Poujade. Es handelt sich hierbei um rückwärtsgewandte Mittelständler und Steuerrebellen, die sogar Finanzämter überfielen. 1956 zog übrigens als jüngster Abgeordneter Le Pen mit 51 anderen Mitgliedern dieser "Union zur Verteidigung der Kaufleute und Handwerker" in das französische Parlament ein: Ein Vorläufer des Front National (FN). Und auch der spätere Le Pen-Freund Mitterand war in eben jener Zeit 1954 bis 1955 sozialistischer Innenminister Frankreichs und verfolgte eine äußerst repressive Politik gegenüber der algerischen Unabhängigkeitsbewegung. Boris Vian widmete das Chanson "Das kleine Geschäft" Poujade und gab dessen kleingeistige, aber gefährliche Krämerseele der Lächerlichkeit preis: "Ich habe Seife verkauft. Die ist nicht gegangen." Und blieb bei dem Thema, das er bei "Der Deserteur" angesprochen hatte: "Ich verkaufte Kanonen in den Straßen der Welt. Und mein Geschäft ist verdammt gut gegangen. Von allen Friedhofslieferanten bekam ich viel Geld."

Missachtung und spätere Zensur
Obwohl "Der Deserteur" in der Presse zu verschiedenen Diskussionen führte und es am 27. 8. 1955 zu einer Life-Aufnahme im belgischen Fernsehen kam, wurden nur ein paar hundert Schallplatten mit seinen Chansons hergestellt. Der Skandal um dieses Lied betraf zu dieser Zeit doch eher die Provinz. Erst später, als der Algerienkrieg ausbrach, wurde das Lied zensiert. Vian, der "einfach logisch und entschlossen destruktiv argumentierte, wie ein trotziges Kind, dem Begriffe wie Bürgerpflicht, Patriotismus keinen Eindruck machen können (...), trug das Chanson auch wie ein Kinderlied vor" (Klaus Völker).

Das passte zu ihm. Bis in das junge Erwachsenenalter war er eher mit jenen "pennälerhaften Rebellen" seiner Generation zu vergleichen, die sich den Idealvorstellungen der herrschenden Gesellschaft verweigerten. 1920 geboren und im wohlhabenden Elternhaus in einem Villenvorort von Paris aufgewachsen, beendete Boris 1942 sein Studium an der Technischen Hochschule zu einer Zeit, als Frankreich von faschistischen deutschen Truppen besetzt war. Damals wurden Jazz und Swing in bestimmten französischen Jugendcliquen populär. Boris Vian, der Trompete spielte, trat mit seiner Band auf und war begeisterter Anhänger der aus Amerika kommenden Musik. Während die Deutschen dieser unkonventionellen Bewegung wenig Beachtung schenkten und sich mehr dem Kriegsgeschehen widmeten, war der französischen Kollaborationsregierung diese "jüdisch-negroid-amerikanische" Musik suspekt. Als 1944 Frankreich größtenteils vom Faschismus befreit war, verlangten die Veranstalter verschiedener Vergnügungsbars, in der Vians Band auftrat, von ihr das Anstimmen der alliierten Nationalhymnen. Wegen dieser Zumutung verhunzten sie in ihrer Interpretation unter Anderem die amerikanische Hymne - rund 25 Jahre vor Hendrix. Es kam zum Skandal, bei dem ihm mangelnder Patriotismus vorgeworfen wurde. Boris Vian leidete seit seiner Jugend an einer Herzmuskelschwäche. Mit seinem Ausspruch "Jeder Puster in meine Trompete verkürzt mein Leben" kokettierte er schon früh mit dem Tod. Als Autor provozierender Romane ("Ich werde auf eure Gräber spucken") stand Boris Vian zusammen mit Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir und Albert Camus mitten im pulsierenden intellektuellen Leben Frankreichs und debattierte oft mit ihnen. Obwohl Boris Vian einen intensiveren persönlichen Kontakt zu Sartre hatte, verhielt sich dieser nach seiner Wahrnehmung viel zu sehr wie ein Politiker, der auffallend oft seine Meinung wechselte. Dagegen beeinflussten die Thesen von Camus in "Der Mensch in der Revolte" Boris Vian sehr. Er betätigte sich nicht nur als Musiker und Schauspieler, sondern auch als Technik-Tüftler war er ein vielfältig begabter Wissensabenteurer. In einer Zeit, in der kollektive Identitäten von allen Seiten benutzt und hochgehalten wurden, pochte Boris Vian auf die Verantwortlichkeit jedes Einzelnen für sein Tun. In seinem Chanson "Der kleine Mann ist der wahre Schuldige" singt er: "Ist ein General ohne Soldaten gefährlich?" Und antwortete: "Hitler ist tot, die kleinen Leute leben weiter und geben sich Mühe, einen harmlosen Eindruck zu machen - wie alle kleinen Leute dieser Welt."

1959 starb Boris Vian während der Uraufführung der Verfilmung seines Romans "Ich werde auf eure Gräber spucken" an Herzversagen. Seine Chansons wurden in den folgenden Jahrzehnten von Vielen gesungen. Unter anderem von Hildegard Knef und Wolf Biermann. Die "Kampagne gegen die Wehrpflicht" setzte das Lied noch 1990 bei ihren Aktionen ein. Auch heute - anlässlich des zweiten Jahrestages des Jugoslawienkrieges und der Verfolgung von Aufrufen, zu desertieren - hat es nichts an Aktualität eingebüßt.

Horst Blume

DER DESERTEUR

Verehrter Präsident
Ich sende Euch ein Schreiben
Lest es oder laßt es bleiben
Wenn Euch die Zeit sehr brennt
Man schickt mir da, gebt acht
Die Militärpapiere
Daß ich in d'n Krieg marschiere
Und das vor Mittwoch nacht
Verehrter Präsident
Das werde ich nicht machen
Das wäre ja zum Lachen
Ich hab kein Kriegstalent
Sei's Euch auch zum Verdruß
Ihr könnt mir's nicht befehlen
Ich wills Euch nicht verhehlen
Daß ich desertieren muß.

Seit ich auf Erden bin
sah ich den Vater sterben
sah meine Brüder sterben
Und weinen nur mein Kind
Sah Mutters große Not
Nun liegt sie schon im Grabe
Verlacht den Bombenhagel
und treibt mit Würmern Spott
Als ich Gefangner war
Ging meine Frau verdienen
ich sah nur noch Ruinen
Nichts blieb, was mir mal war
Früh wenn die Hähne krähn
Dann schließ ich meine Türen
Und will die Toten spüren
Und auf die Straße gehen

Ich nehm den Bettelstab
Auf meiner Tour de France
Durch Bretagne und Provence
Und sag den Menschen dies:
Verweigert Krieg, Gewehr
Verweigert Waffentragen
Ihr müßt schon etwas wagen
Verweigert's Militär
Ihr predigt, Kompliment
Doch wollt Ihr Blut vergießen
Dann laßt das Eure fließen
Verehrter Präsident
Sagt Eurer Polizei
Sie würde mich schon schaffen
Denn ich bin ohne Waffen
zu schießen steht ihr frei.


Variante zur Schlußstrophe:

Sagt Eurer Polizei
Sie würde mich nicht schaffen
Denn ich besitze Waffen
Und schieße nicht vorbei.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Tedesco

TEDESCO / GERMAN / ALLEMAND [2] - Erich Aurich


Versione tedesca alternativa di Erich Aurich (1977)
Alternative German version by Erich Aurich (1977)
Ultérieure version allemande par Erich Aurich (1977)

DER DESERTEUR

Ihr sogenannten Herrn,
ich schreibe Euch ein Schreiben,
lest oder laßt es bleiben
und habt mich alle gern.
Ich kriege da, gebt acht,
die Militärpapiere,
damit ich einmarschiere
und zwar vor Mittwoch Nacht.
Ich sag' Euch ohne Trug:
Ihr wollt doch nur schmarotzen,
ich finde das zum Kotzen,
die Welt hat jetzt genug.
Ihr sogenannten Herrn,
ich sage Euch ganz offen,
die Wahl ist schon getroffen:
Ich werde desertier'n.

Seit ich auf Erden bin,
sah ich manch Vater sterben,
sah Brüder schnell verderben,
sah weinen oft ein Kind;
sah Mütter voller Gram,
sie konnten nicht vergessen,
daß andre vollgefressen,
wohlauf und ohne Scham.
Sah der Gefang'nen Leid;
Man hat sie nur belogen,
um ihre Frau'n betrogen,
um ihre gute Zeit.
Früh, wenn die Hähne krähn,
dann schließ' ich meine Türe,
will tote Jahre spüren
und auf die Straße gehn.

Dann geht es drauf und dran
auf Welle, Wind und Wegen
der neuen Welt entgegen,
ich rufe jedermann:
Lebt euer Leben aus,
ringt Furcht und Elend nieder,
schießt nicht auf eure Brüder
in diesem Erdenhaus.
Ihr sogenannten Herrn,
müßt ihr denn Blut vergießen,
so laßt das eure fließen,
wir hätten das so gern.
Sagt eurer Polizei,
sie werden mich schon schaffen,
denn ich bin ohne Waffen,
zu schießen steht ihr frei.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Tedesco

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TEDESCO / GERMAN / ALLEMAND [3] - Wolf Biermann

La versione tedesca di Wolf Biermann.
German Version by Wolf Biermann.
Version allemande de Wolf Biermann.
(1964)
da/from/de "Lieder vom Preussischen Ikarus"

Wolf Biermann. 2001.
Wolf Biermann. 2001.


Scaricabile parzialmente / Partially Downloadable da /from Discographie de Boris Vian

Lieder vom preussischen Ikarus. DANKE SCHÖN, GOOGLE !

La storia dell’inserimento di questa importantissima versione de «Le Déserteur » merita di essere raccontata per sommi capi.
Alcuni mesi fa, Lorenzo Masetti mi ha inviato l’mp3 della versione di Wolf Biermann, la quale è particolarissima e diversa dalle altre versioni qui presenti. Cercandone in rete il testo, mi sono accorto che è totalmente impossibile reperirlo in qualsiasi sito tedesco, in quanto, dal marzo 2005, uno studio legale berlinese (come si evince ad esempio da http://www.lyriks.de/lyriks/) ha spedito a tutti i siti che ospitano testi di canzoni le famose « letterine » (su ben pagata richiesta, ovviamente, delle case discografiche), nelle quali si impone il pagamento di euro 1600,57 per ogni testo riportato coperto da « diritti d’autore » e « copyright ». Il succitato sito ha ricevuto 25 di tali letterine, per un totale di circa 50.000 euro ; il medesimo studio legale ne ha spedite altrettante a circa 40 siti di testi.
In pratica, sono stati costretti a chiudere, e ad avviare una campagna in rete per il boicottaggio dell’industria musicale tedesca, che sosteniamo riportando le relative pagine :

http://www.kampfumsongtexte.de
http://www.rettet-das-internet.de/songtexte.htm

Senonché, e mi sia permessa una sana e liberatoria risata, le case discografiche e lo studio legale berlinese non hanno fatto i conti con Google.
Impostando infatti alcuni versi della versione del « Déserteur » di Wolf Biermann, che dopo mesi mi ero oramai deciso a trascrivere all’ascolto, mi sono accorto che venivano forniti ancora da alcuni links di Google (tra i quali quello sopra riportato) ; mi è bastato quindi cliccare semplicamente su « Copia Cache » per veder magicamente comparire il testo completo da una copia archiviata della pagina.

Ciò, oltre ad avermi risparmiato la fatica di trascrivere completamente il testo tedesco all’ascolto, mi permette anche di indirizzare una sanissima e liberatoria pernacchia alle case discografiche, agli studi legali e a tutti i pezzi di merda che, in Germania, in Italia, e in tutto il mondo, stanno cercando di impedire la libera circolazione delle idee e dell’espressione artistica in nome del profitto. Wir wollen nicht diese Merde! Und danke schön, Google !

Riccardo Venturi, 21 agosto 2005.

DER DESERTEUR

Monsieur le Président
Ob Sie sich wohl bequemen
Ob Sie die Zeit sich nehmen
Und lesen meinen Brief:
Mich hat's erwischt, ich hab'
Die Musterungspapiere
Ich muß in' Krieg marschieren
Schon am Mittwoch geht es ab.
Monsieur, ich geh' nicht hin
Ich will nicht diese Merde,
Ich leb' nicht auf der Erde
Damit ich Mörder bin.
Was alle Welt längst weiß
- Sie solln es endlich wissen
Monsieur, sie sind beschissen,
Die Kriege sind ein Scheiß.

Von klein auf sah ich das
Sah Väter, die krepieren,
Sah Brüder [*] losmarschieren
Sah Kinder tränen naß
Der Mütter Schmerz und Wut
Sah andre fröhlich prassen
Hurrah! und Hoch-die-Tassen!
Ahoi! im Meer von Blut.
Sah gute Kerls im Knast
Gebrochen und verbogen
Und ihre Fraun betrogen
Um all ihr bißchen Glück.
Bevor die Hähne krähn
Verrammel' ich die Türen
Ich will mein Leben spüren
Und mach' mich auf den Weg.

Und schnorr' mir meinen Fraß
- so komm' ich durch ganz France
Bretagne bis Provence
Und alln erzähl' ich das:
Sagt nein, wenn die euch ziehn!
Sagt nein zum Exerzieren
Sagt nein zum Kriegeführen
Sagt nein, und geht nicht hin!
Monsieur le Président
Ihr seid fürs Blutvergießen?
- Allez! laßt Eures fließen
Das wär' 'ne gute Tat!
Und steckt den Bulln Bescheid:
Ich geh' erstmal alleine
Und Waffen trag ich keine
- mich knallt man lässig ab.

[*] Var: "Söhne".

21/8/2005 - 15:35


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Lingua: Italiano

TEDESCO / GERMAN / ALLEMAND [3] - [Versione italiana/Italian Version-Version italienne]

Wolf Biermann. 1976.
Wolf Biermann. 1976.
Wolf Biermann. 1973, nella DDR.
Wolf Biermann. 1973, nella DDR.






Versione italiana della versione tedesca di Wolf Biermann.
In questo unico caso traduciamo una versione, per la sua natura assolutamente straordinaria.

Italian translation of Wolf Biermann’s German version.
In this sole case, we have translated this splendid version which deserves to be better known.

Version italienne de La version allemande de Wolf Biermann.
En ce seul cas nous avons voulu traduire une version pour sa nature tout à fait particulière et extraordinaire.

IL DISERTORE

Monsieur le Président,
se Lei vuole degnarsi
e se si prende il tempo
di legger la mia lettera :
Mi sono, eh, arrivati
i documenti di leva,
devo marciare alla guerra
già da mercoledì.
Monsieur, io non ci vado,
non voglio questa merda,
non vivo sulla terra
per essere un assassino.
Come tutti sanno da tanto,
- e dovrebbe saperlo pure Lei,
Monsieur, lei è un gran merdoso
e le guerre sono una cacata.

Fin da quando ero piccolo
ho visto padri crepare,
ho visto fratelli [*] partir via,
ho visto bambini piangere a dirotto.
Col dolore e con la collera delle madri
ho visto altri farci allegri bagordi :
Hurrà ! In alto i calici !
Alé ! Nel mare di sangue.
Ho visto brava gente in galera
spezzata e piegata,
e le loro donne derubate
di tutta la loro poca felicità.
Prima che i galli cantino
inchiavardo la porta,
voglio farmi la mia vita
e mi metto in cammino.

Mi mendicherò qualche schifezza da mangiare
e me ne andrò per tutta la Francia,
dalla Bretagna alla Provenza
e a tutti dirò questo :
Dite no, se vi costringono !
Dite no alle esercitazioni,
dite no al fare la guerra,
dite no, e non partite !
Monsieur le Président,
siete per lo spargimento di sangue ?
Allez ! Sparga il Suo,
sarebbe proprio ben fatto !
E informi gli sbirri :
Io vado sempre da solo,
di armi non ne porto,
mi si spari a volontà.

Var.: "figli".

inviata da Riccardo Venturi - 21/8/2005 - 17:18


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Lingua: Turco

TURCO / TURKISH - A. Kadir


Versione turca di A. Kadir, ripresa da questa pagina.
Turkish version by A. Kadir, available at this page.
Version turque d'A.Kadir, d'après cette page.

KAÇAK

Cezayir Kurtuluş Savaşı'nda ölenleri anarak


Efendi misiniz, kodaman mısınız ne,
bir mektup yazıyorum size,
bilmem vaktiniz var mı
okumaya bu mektubu.
Az önce verdiler elime
askerlik kâğıtlarımı,
savaşa çağırıyorlar beni,
diyorlar yola çık en geç çarşamba akşamı.
Efendi misiniz, kodaman mısınız ne,
dövüşmeye hiç istek yok içimde,
insancıkları öldürmeye gelmedim ben,
gelmedim ben bu yeryüzüne.
Sizi kandırmak değil niyetim,
ama söylemeden de edemem,
savaş ahmakların işi,
hem insanlar ondan hanidir bıktı.

Doğduğum günden bu yana
ölen çok babalar gördüm,
gidip dönmeyen kardeşler gördüm,
çocuklar gördüm iki gözü iki çeşme.
Ya analar ne çekti, ya analar,
bir yanda işi tıkırında bir avuç insan
bolluk içinde rahat yaşar,
bir yanda ölüm, çamur, kan.
İnsanlar tıkılmış dört duvar içine,
çalınmış neleri var neleri yok,
karıları, eski güzel günleri bütün.
Gün doğar doğmaz yarın
kapatacağım şırak diye kapımı
ölmüş yılların suratına,
alıp başımı yollara düşeceğim.

Aşacağım karaları, denizleri,
ne Avrupa'sı kalacak, ne Amerika'sı, ne Asya'sı,
dilene dilene hayatımı
şunu diyeceğim insanlara:
Üstünüzden atın yoksulluğu,
durmayın bakın yaşamaya,
hepimiz kardeşiz, kardeşiz, kardeş,
ey insanlar, ey insanlar, ey.
İllâki kan dökmek mi gerek,
gidin dökün kendi kanınızı,
size söylüyorum bunu da,
efendi misiniz, kodaman mısınız ne.
Adam korsunuz arkama belki de,
unutmayın jandarmalara demeye:
üzerimde ne bıçak var, ne tabanca
korkmadan ateş etsinler bana,
korkmadan ateş etsinler bana.

inviata da Riccardo Venturi - 2/7/2005 - 02:01


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Lingua: Ungherese

UNGHERESE / HUNGARIAN / HONGROIS [1] - Riccardo Venturi


Versione ungherese di Riccardo Venturi
Riccardo Venturi magyar fordítása
30 marzo 2005

Si tratta di una versione letterale non cantabile.

Hungarian version by Riccardo Venturi, not made for singing.
Version hongroise de Riccardo Venturi. Il s'agit d'une version littérale qui n'est pas faite pour être chantée.

A DEZERTŐR

Kedves Elnök úr!
Ezt a levelet írom,
Amelyt az úr olvas
ha ideje van.
Tegnap kaptak meg
általános mozgositást
és háborúba mennem
kell szerdán belül.
Kedves Elnök úr, én
nem akarok menni!
Itt a földön nem vagyok
hogy szegényeket öljök meg!
Ezt tudom, hogy az úr
megijeszteni fog,
de a döntésem hoztam meg
hogy dezertálok.

A születésnapom óta
apám halálát láttak
és testvéreim elhagyását
és gyerekeim könnyeit.
Sokat anyám szenvedett,
most a sírában van
és fütyül a bombákra,
a hernyókra fütyül is.
Amikor hadifogoly voltam
a feleségem lopták,
a lelkem lopták
és a kedvelt emlékeim.
Holnap pitymallatkor
az ajtót le fogom zárni
a halott évek orrába
és útazni fogok.

Majd koldulok kenyért
Franciaország utain,
Bretagnéból Provencébe
mindenkinek ezt mondom:
Ne engedelmeskedj!
Utasíts le a háborút!
Ne menj háborúba,
Kitérj ütközet elől.
És ha kell adni vért,
adjon a vérét uram!
Képmutató ne vagyon,
kedves Elnök úr!
Ha nyomomon követ,
ezt mondjon a csendőrjeinek,
hogy nekem nincs fegyvérem
és reám rálőhetnek.

30/3/2005 - 15:36


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Lingua: Ungherese

UNGHERESE / HUNGARIAN / HONGROIS [2] - Balázs Andor

Hungarian version by Balázs Andor (2012).

andorbalazs87@gmail.com

A DEZERTŐR

Tisztelt Elnök Úr!
Önnek szánom levelem,
alkalma terem
talán olvassa borúm.
A fegyveres erőinktől
megjött behívóparancsom,
húzzak háborús bakancsot
szerda naplemente előtt.
Tisztelt Elnök Úr!
Bevonulni nem fogok.
Földi e mocsok,
szegényt ölni mint kényúr?
Dühös lesz, mérges tályog,
büszkén idevésem,
megszületett döntésem:
én dezertálok.

Mióta világra jöttem
láttam apámat meghalni,
testvéreimet elárvulni,
és sírni gyermekeimet.
Édsanyám sokat szenvedett,
de most már nyugodt sírjában,
s kigúnyolja a bombákat,
s kigúnyolja a férgeket.
Mikor magam fogoly voltam
ellopták feleségemet,
ellopták vele lelkemet,
s mindent mi kedves a múltban.
Nekivágok pitymallatkor,
a halott évek orrára
csapom az ajtót bátran
mikor végleg elballagok.

Holnaptól koldulni fogok
Franciaország utcáin
Bretagnetól egész Korzikáig,
s az embereknek azt mondom:
Ne engedelmeskedjetek!
Ne menjetek háborúba!
Ne teremjen koszorúknak
halom tetemetek felett!
Ha vért kell áldozni, úgy
sajátját adja,
jó apostol lesz maga,
Tisztelt Elnök Úr!
Ha nyomon követ,
szóljon rendőreinek,
fegyverem nincsen,
bárki könnyen lelőhet.

inviata da Balázs Andor - 26/3/2013 - 14:20


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Lingua: Italiano (Veneto)

VENETO / VENETIAN (ITALIAN) / VENITIEN - Lorenzo Zamponi ("Xyz")


Approssimativa ma sentita versione in dialetto veneto...
di Xyz (Lorenzo Zamponi)

A rough, but participating version in the Venetian dialect...by Xyx (Lorenzo Zamponi)

Version approximative, mais très affectueuse en dialecte vénitien...par Xyx (Lorenzo Zamponi)

EL DISERTOR

A nome mio de mi,
caro el me' presidente,
ve scrivo sto fojeto,
che spero lesarì.
'sta cartoìna qua
me dise tera tera
de 'ndar a far 'a guera
fra manco de do dì.
Ma mi non son qua,
caro el me' presidente,
pa' 'ndar copar a xente,
pì o manco come mi.
Mi no a go cu vu,
questo ve 'o asicuro,
ma go proprio deciso
che disertarò.

Go avuo solche casini
da quando che son nato,
e i fioi che go fato
i ga cria' co' mi.
Me mare e me pupà,
ormai i xé soto tera
e a lori de 'sta guera
no ghe ne fregherà.
Co' iero in prisonia,
chelcuni me ga roba'
me mojer e 'l me pasa'
a me mejor età.
Doman vegnaro su
e sararo 'sta porta
su 'a stagion morta
e me incaminarò.

Vivarò de 'e'mosina
sue strade dea Spagna,
dea Francia e dea Bretagna,
e a tuti ghe osarò
de no partir pì
e de no ubidir
pa' 'ndar a morir
par no so gnanca chi.
Par cui se ocorarà
par forsa tanto sangue
'ndì dargheo voaltri
se ve comodarà.
Disighe ai vostri amighi
se lori i vien sercarme
che i pol anca spararme
mi armi no' ghi n'ho.

inviata da Xyz


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Lingua: Vietnamita

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VIETNAMITA / VIETNAMESE / VIETNAMIEN - Bảo Thạch

La traduzione vietnamita di Bảo Thạch ripresa dal sito di RFI (Radio France Internationale) assieme a delle note introduttive.
A Vietnamese translation by Bảo Thạch reproduced from the RFI (Radio France Internationale) website, including an introductory note.
La traduction vietnamienne de Bảo Thạch tirée du site de RFI (Radio France Internationale), avec une introduction.


mauditeNhà văn Boris Vian mới 34 tuổi khi đặt bút sáng tác bài Le Déserteur. 5 năm sau ông đột ngột từ trần, để lại dấu ấn đậm nét của một ngòi bút sắc sảo và trữ tình. Là tác giả của tiểu thuyết L'Ecume des Jours, Bèo bọt Tháng ngày, Boris Vian cũng đã sáng tác hơn 500 ca khúc, mà trong đó nổi tiếng nhất cho đến nay vẫn là Le Deserteur.

Mồng 7 tháng 5 năm 1954, ngày đạo quân viễn chinh Pháp thảm bại tại Điện Biên Phủ, có một bài ca lần đầu tiên được trình diễn trên sân khấu Paris. Đó là bài Le Déserteur ‘’Người đào ngũ’’ do Boris Vian sáng tác. Rất mau chóng, Le Déserteur được phong trào phản chiến tại Pháp và cả ở nhiều nước Tây Phương chọn làm ca khúc biểu tượng và được đông đảo các nghệ sĩ trình bày cho đến ngày nay.

Sau một thời gian bị kiểm duyệt, nó đã được giảng dạy trong các trường lớp tại Pháp. Nhưng nửa thế kỷ trôi qua, sức công phá của nó vẫn rất đáng sợ. Lâu lâu, lại xuất hiện một vài sự cố như vào năm 1999, một hiệu trưởng trường tiểu học bị đình chỉ công tác chỉ vì đã để học sinh trình diễn bài ca này. Ca khúc này được viết dưới dạng một bức thư ngỏ gửi đến Tổng thống.

1954, Boris Vian mới 34 tuổi khi đặt bút sáng tác bài Le Déserteur. Vì mắc phải bệnh tim, ông được miễn quân dịch. Thật may mắn cho nhà văn, bởi ông thù oán chiến tranh. Đã từ mươi năm qua, ông đã sáng tác nhiều bài ca, một vở kịch sân khấu, một truyện ngắn và nhiều bài báo để công kích quân đội và tư tưởng hiếu chiến tại Pháp. Trong lĩnh vực tiểu thuyết, ông đã hoàn thành 3 tác phẩm được ghi nhận sau này như những đỉnh cao của văn học hậu chiến : L’Ecume des jours, L’Automne à Pékin và L’Arrache-cœur.

Vào đầu năm 1954, nước Pháp lún sâu vào cuộc chiến tranh Đông Dương mà Nhà Nước lúc đó, vẫn chối bỏ không muốn định nghĩa là chiến tranh. Theo Paris thời đó, quân đội Pháp có trách nhiệm ‘’bình định’’ các thuộc địa, cho dù ở Việt Nam, Madagascar hay Maroc. Hơn nữa, tin tức bất lợi cho quân đội viễn chinh, vào năm 1954, dồn dập thổi bùng tư tưởng phản chiến trong thế hệ đã trưởng thành trong Đệ Nhị Thế Chiến.
Các đài tưởng niệm liệt sĩ được xây dựng trên lãnh thổ Pháp, với dòng chữ : ‘’Hãy nguyền rủa chiến tranh’’ (Que maudite soit la guerre)

Các đài tưởng niệm liệt sĩ được xây dựng trên lãnh thổ Pháp, với dòng chữ : ‘’Hãy nguyền rủa chiến tranh’’ (Que maudite soit la guerre)

Bằng chứng là cũng vào thời điểm đó, không thiếu các đài tưởng niệm liệt sĩ được xây dựng đó đây trên lãnh thổ Pháp, với các dòng chữ ghi như sau : ‘’Hãy nguyền rủa chiến tranh’’ (Que maudite soit la guerre)

Ngày 15 tháng 2 năm 1954, Boris Vian đăng ký bài ca Le Déserteur tại cơ quan bảo vệ tác quyền SACEM. Tình cờ, bài ca này ra mắt công chúng trong một buổi trình diễn của nam ca sĩ Mouloudji vào mồng 7 tháng 5 năm 1954, ngày quân đội Pháp đầu hàng tại Điện Biên Phủ. Trong những buổi trình diễn năm đó, bài ca Le Déserteur không gây ra sự phản đối mãnh liệt nào.

Vào tháng 7, 1954, chính phủ Pháp ký Hiệp định Genève, kết thúc việc chiếm đóng các thuộc địa tại Đông Dương. Cuộc chiến này đã gây ra cái chết của hơn 20 ngàn người Pháp, hơn 11 ngàn lính lê dương, 15 ngàn người Phi châu, hơn 36 ngàn người ba nước Việt Nam, Lào, Cam Bốt, và hơn 17 ngàn lính các quốc gia liên minh với Pháp. Nhưng khi chiến tranh Đông Dương chấm dứt đối với Pháp thì cùng lúc các cuộc nổi dậy bùng phát tại Bắc Phi, đặc biệt là tại Algérie và Tunisie.

Tháng giêng năm 1955, Boris Vian quyết định tổ chức một vòng lưu diễn mà ông là nghệ sĩ trình bày bản Le Déserteur. Vòng lưu diễn này kéo dài 14 tháng, sẽ đánh dấu đỉnh cao cuộc tranh cãi mà bài ca Le Déserteur sẽ gây ra. Một trong những nguyên nhân khiến cho dư luận Pháp xôn xao, đó là mùa hè 1955, cả nước Maroc bị rung chuyển bởi các vụ khủng bố, trong khi Algérie bị đặt trong tình trạng khẩn cấp.

Vòng lưu diễn của Boris Vian căng thẳng hẳn lên. Tại thành phố Dinard, thị trưởng và nhiều nhân vật bảo thủ làm náo động cả nhà hát để ngăn cản không cho bài ca này xuất hiện. Rồi nhiều nơi khác, trên đường lưu diễn, cũng muốn kiểm duyệt bài Le Déserteur. Thậm chí, khi

Boris Vian xuất hiện trên sân khấu, có tiếng la ó đuổi ông ‘’Hãy sang Nga mà ở’’. Cả làng báo cũng tham gia trận bút chiến. Bài Le Déserteur bị kiểm duyệt, không được phát trên các đài truyền thanh. Boris Vian không ngớt bị bôi nhọ. Hãng đĩa Philips buộc phải thu gom lại tất cả các đĩa nhựa đã tung ra trên thị trường, có bài ca Le Déserteur.

Nhà văn Boris Vian đặt bút sáng tác bài "Le Déserteur", năm ông 34 tuổi

Nhà văn Boris Vian đặt bút sáng tác bài "Le Déserteur", năm ông 34 tuổi
Mãi đến 1959, bốn năm sau khi Boris Vian đột tử vì bệnh tim, Le Déserteur mới được phục hồi, cho dù sau đó, phải đợi một thời gian dài, cho đến thập niên 60 và cuộc chiến tại Việt Nam với sự can thiệp của Hoa Kỳ, Le Déserteur mới thực sự hồi sinh. Nữ ca sĩ Joan Baez, ban nhạc Peter, Paul and Mary, phổ biến bài ca này trên khắp thế giới.

Sau khi ông qua đời, Boris Vian nhờ vào tiểu thuyết L’Ecume des jours ‘’Bèo bọt tháng ngày’’ được giới trẻ tôn làm thần tượng. Trong khi đó, bài ca phản chiến Le Déserteur đôi lúc phải chịu kiểm duyệt.

Năm 1991, vào thời điểm cuộc chiến vùng Vịnh, các đài truyền thanh Pháp lại ghi Le Déserteur vào danh sách các tác phẩm cấm phát. Năm 1999, lại xảy ra một sự cố : hiệu trưởng một trường tiểu học ở địa phương bị đình chỉ công tác, chỉ vì hai học sinh Pierre và Lucas, cả hai cậu ở tuổi lên 10, đã chọn trình diễn bài Le Déserteur, trong buổi lễ kỷ niệm chiến tranh Thế giới thứ nhì kết thúc. Khi hai cậu học trò cất tiếng hát, giới chính trị gia tỉnh lẻ, các cựu quân nhân, những người kháng chiến cũ, đều giật mình rồi giận dữ phản đối.

Vào lúc đó, vụ tai tiếng này, tháng 5 năm 1999, còn khiến tướng Marcel Bigeard, cựu quân nhân từng tham gia trận chiến Điện Biên Phủ, phải thốt rằng : ‘’Ngày hôm nay, tôi đau đớn cho nước Pháp. Hỡi tướng De Gaulle, người hãy trở lại’’.

NGƯỜI ĐÀO NGŨ

Kính thưa Ngài Tổng Thống
Tôi gửi thư đến Ngài
Và nếu có thời gian
Xin Ngài ghé mắt tới.
Giấy nhập ngũ vừa đến
Buộc tôi phải ra trận
Chiều thứ tư tuần này.
Nhưng xin thưa Tổng Thống
Tôi không muốn tòng quân
Tôi sinh ra trên đời
Không giết người vô tội
Nếu Ngài có giận dữ
Tôi dứt khoát xin thưa
Tôi chọn đường đào ngũ

Kể từ lúc lọt lòng
Tôi thấy cha tôi chết
Các anh tôi ra trận
Và đàn con than khóc
Mẹ tôi quá đau khổ
Yên nghỉ trong nắm mồ
Chẳng hề sợ đàn dòi.
Khi tôi là tù binh
Vợ tôi cũng chẳng còn
Linh hồn tôi cũng mất
Cùng với bao kỷ niệm
Sớm mai tôi cài cửa
Từ giã những tháng ngày
Tôi lên đường khất thực

Thà ngửa tay mưu sinh
Khắp nẻo đường nước Pháp
Bretagne đến Provence
Để nói với mọi người :
"Các bạn hãy bất tuân
Các bạn đừng cầm súng
Các bạn không chiến đấu
Các bạn đừng ra đi."
Và nếu cần đổ máu
Hãy hiến máu của Ngài
Bởi Ngài là Tổng Thống
Hô hào cho chiến tranh
Nếu Ngài đòi truy bắt
Hãy báo với hiến binh
Rằng tôi không có súng
Họ có thể bóp cò.

inviata da Riccardo Venturi - 10/9/2009 - 11:38


LE PARODIE DEL "DÉSERTEUR"
PARODIES OF "LE DÉSERTEUR"
PARODIES DU "DÉSERTEUR"

6/6/2006 - 12:15


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Lingua: Francese

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L' QUERCY VEUT PAS MOURIR
ou LE DÉSERTEUR ANTINUCLÉARISTE


Quercy.
"Le Déserteur" è una canzone autenticamente immortale. Prova ne sia che è stata ed è oggetto, oltre che di traduzioni in tutte le lingue (quelle presenti in questa pagina sono probabilmente una goccia nel mare, anche se non cesserò ovviamente di ricercarne quante più possibile), anche di numerose parodie. Quella che segue è stata eseguita da un comitato di cittadini del Quercy, la regione tra i dipartimenti del Lot del Tarn-et-Garonne, che si oppongono alla costruzione sul loro territorio di una centrale nucleare. La parodia è stata regolarmente registrata e depositata e viene eseguita nei meeting antinucleari della zona; l'autore risulta essere Jean-Luc Petit Ternoise.

No doubt, "Le Déserteur" is an immortal song and, like any immortal song, it has been not only translated and sung in a great number of languages (those included in this page are probably a drop of water in the ocean, although we will never give up looking for as many other versions as possible), but also turned into a great number of parodies. The following is a parody by a committee of citizens of Quercy, the French region between the departments of Lot and Tarn-et-Garonne, who opposed building of a nuclear plant in their territory. The parody has been duly registered for copyright and is performed on antinuke meetings. Its author is one Jean-Luc Petit Ternoise.

"Le Déserteur" est une chanson vraiment immortelle, et comme toute chanson immortelle, non seulement elle a été traduite et chantée en toutes les langues (les versions de cette page ne sont probablement qu’une goutte dans l’océan, même si nous n’arrêterons jamais d’en rechercher de nouvelles), mais aussi parodiée un peu partout. La parodie suivante a été écrite par un comité de citoyens du Quercy qui s’opposaient à la construction d’une centrale atomique sur leur territoire. La parodie, régulièrement déposée à la SACEM, est chantée à l’occasion des manifestations anti-nucléaristes de la region. Son auteur serait Jean-Luc Petit Ternoise.

L'QUERCY VEUT PAS MOURIR
Sur la musique du Déserteur de Boris Vian
(2002)

L'Quercy veut pas mourir
Monsieur le président
C'est par une p'tite chanson
Qu'je titille vot' mission
Sur l'air de Boris Vian
Je viens d'apercevoir
A la une d'un torchon
Sur not' tranquille région
L'retour des loup-watt-bards*
Monsieur le président
On ne veut pas l'avoir
Leur haute tension cauch'mar
Ni d'ssus ni d'ssous les gens
C'est pas pour vous fâcher
Il faut qu'on vous le dise
Not' décision est prise
On va s'José Bové**

Depuis que l'on est né
Y'a eu les pollueurs
Y'a eu les bétonneurs
le triomphe de l'argent
L'pays a tant souffert
Que les coins épargnés
On veut les préserver
Tant pis pour l'nucléaire
On n'peux imaginer
Que votre quinquennat
Puisse commencer comme ça
Par l'électricité
Que des électriciens
En même temps qu'la lumière
Nous apportent le cancer
Quelques années en moins

En c'nouveau millénaire
On attend vot' décret
Que la sécurité
Passe avant les affaires
Le sang contaminé
L'amiante triomphante
C'est pas que ça nous tente
D'être le prochain dossier
C'est peut-être en chantant
Passant sur France-Inter
Qu'on remuera vos sphères
Monsieur le président
Mais s'ils préfèrent dormir
Prév'nez vos députés
Qu'on va les entarter
L'Quercy n'veut pas mourir.

* (les loubards des watts)
** (voir Souchon : on nous Claudia Shiffer; on va agir comme José Bové)

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Italiano

Versione italiana della precedente parodia, di Riccardo Venturi
8 aprile 2005
Italian version of the foregoing parody, by Riccardo Venturi
April 8, 2005
Version italienne de la précédente parodie, par Riccardo Venturi
8 avril 2005

IL QUERCY NON VUOL MORIRE

Il Quercy non vuol morire,
Signor Presidente,
ed è con una canzoncina
che stuzzico il Suo intervento
sull'aria di Boris Vian.
Mi sono appena accorto
da un giornale, in prima pagina
che nella nostra tranquilla regione
tornano i teppisti dei kilowatt.
Signor Presidente,
noi proprio non la vogliamo
la loro alta tensione da incubo
né sopra né sotto la gente.
Non è per farLa arrabbiare,
ma dobbiamo proprio dirGlielo:
la decisione è presa,
si fa come José Bové.

Da quando siamo nati
ci son stati gli inquinatori,
i cementificatori
e il trionfo dei quattrini.
Il paese ha sofferto tanto
che gli angoletti risparmati
li si vuol conservare
e tanto peggio per il nucleare.
Non possiamo immaginare
che il Suo quinquennato
possa cominciar così,
con l'elettricità,
che degli elettricisti
alla velocità della luce
ci portino il cancro
e qualche anno in meno.

In questo nuovo millennio
si attende il Suo decreto
e che la sicurezza
passi avanti agli affari.
Il sangue contaminato,
l'amianto che trionfa,
e non è che proprio ci tenti
di essere il prossimo dossier.
Ed è forse cantando
e passando su France-Inter (*)
che smuoveremo le Sue alte sfere,
Signor presidente.
Ma se preferiscono dormire
avverta i suoi deputati
che glielo metteremo in culo,
Il Quercy non vuol morire.

(*) Radio francese di ambito nazionale.

8/4/2005 - 14:30


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Lingua: Francese

LE DÉSERTEUR DES PRÉSIDENTIELLES 2002

Présidentielles 2002. Mobilisation contre l’extrême droite.
Présidentielles 2002. Mobilisation contre l’extrême droite.



Un'altra recente parodia del "Déserteur", scritta in occasione delle elezioni presidenziali del 2002 e del conseguente passaggio del nazista Jean-Marie Le Pen al ballottaggio. Come tutti sanno, ne risultò un plebiscito per Jacques Chirac, candidato della "destra istituzionale".

Another recent parody of "Le Déserteur" was composed on the Presidential election in France (April 21, 2002), that saw the personal success of the extreme right candidate Jean-Marie Le Pen, and the exclusion from ballotage of the socialist candidate Lionel Jospin. As everyone knows, president Chirac was re-elected also thanks to the votes of the leftist electors, mobilising unwillingly to avoid election of a definitely Nazi candidate.

Cette parodie du Déserteur a été composée pour les Présidentielles de 2002. Il ne faut pas expliquer à un lecteur français ce qu’il s’est passé…

LE DÉSERTEUR DES PRÉSIDENTIELLES 2002

Monsieur le Président,
Je vous fais une lettre
Que vous lirez peut-être
Si vous avez le temps.
La France vient de croire
En Jean-Marie Le Pen
Ça m’a foutu la haine
Depuis dimanche au soir.
Monsieur le président,
Je ne veux pas le faire
Voter pour vous m’atterre
Mais le choix n’est pas grand.
C'est pas pour vous aider,
Il faut que je vous dise
Ma décision est prise
Pour vous je vais voter.

Le Pen est aux aguets
Il n’aime pas le casher
Il n’aime pas nos frères
Et leur montre les dents.
Fascistes, hors de nos terres
On est venu en nombre
Pour vous creuser une tombe,
Vous faire bouffer les vers.
Moi qui n’ai pas voté
On m'a volé ma flamme
On m'a volé mon âme
J’ai honte d’être Français.
Dimanche de bon matin
J’ouvrirai grand ma porte
Jeter les idées mortes
J'irai mettre un bulletin.

Je poursuivrai ma vie
Sur les routes de France
De Bretagne en Provence
Et je dirai aux gens :
Refusez d’obéir !
Refusez de vous taire !
Repoussez la misère !
Refusez de fléchir !
Je vote avec des gants
Allez laver les vôtres
Vous êtes bon apôtre,
Monsieur le Président.
" Zéro impunité "
Tu parles d’une campagne
Toute la France en larmes
Mais on ira voter.

inviata da Riccardo Venturi


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Lingua: Italiano

Versione italiana della precedente parodia, di Riccardo Venturi
8 aprile 2005
Italian version of the foregoing parody, by Riccardo Venturi
April 8, 2005
Version italienne de la précédente parodie, par Riccardo Venturi
8 avril 2005

Signor Presidente,
le scrivo una lettera
che forse leggerete
se ne avete il tempo.
La Francia ha appena creduto
a Jean-Marie Le Pen
e sono infuriato
da domenica sera.
Signor Presidente,
io non voglio farlo,
votar per Lei mi ammazza
ma non ho grande scelta.
Non è per aiutarla,
glielo devo proprio dire,
la decisione è presa:
per Lei io voterò.

Le Pen è in agguato,
non ama il kasher,
non ama i nostri fratelli
e mostra loro i denti.
Fascisti, fuori di qui,
siamo venuti in tanti
per scavarvi una tomba,
e farvi mangiar dai vermi.
Io, che non ho votato
mi han rubato la fiaccola,
mi han rubato l'anima,
mi vergogno d'esser francese.
Domenica mattina presto
aprirò la mia porta
getterò le idee morte
e una scheda deporrò.

Continuerò a vivere
sulle strade di Francia,
dalla Bretagna alla Provenza
andrò a dire alla gente:
Rifiutate d'obbedire!
Rifiutate di tacere!
Cacciate 'sta miseria!
Rifiutate d'inginocchiarvi!
Io voto con i guanti,
vada a lavarsi i suoi,
lei è proprio un ipocrita
Signor Presidente.
"Impunità zero",
Parli di una campagna,
tutta la Francia piange
ma a votare si andrà.

8/4/2005 - 22:22


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Lingua: Francese

LE DÉSERTEUR CONTRE LA GUERRE EN IRAK

Non à la guerre en Irak!
Non à la guerre en Irak!



Una parodia dell'aprile 2003, aggiornata alla guerra in Iraq, allora appena scoppiata. E' opera di Émile Girard, webmaster del sito "Humour Québec"; ripresa daquesta pagina.

A parody of 2003 adapted to the Iraqi war, that had just broken out at that time. It has been composed by Émile Girard, site webmaster of "Humour Québec". Available at this page.

Une parodie de 2003 sur la guerre en Irak, qui venait alors d'éclater. Composée par Émile Girard, webmaster du site "Humour Québec. Disponible à cette page.

LE DESERTEUR 2003
Émile Girard

Monsieur le Président
Je vous fais une lettre
Que vous lirez peut-être
Si vous avez l'OTAN
J'viens d'voir à la télé
Vos preuves contre l'Irak
J'vous dis que ça fait pitié
Ça pue vraiment l'arnaque
Monsieur le Président
Je ne veux pas la guerre
Nous ne sommes pas sur terre
Pour tuer des pauvres gens
C'est pas pour te fâcher
Il faut que je te dise
Maudit que j'te méprise,
Tu es débile-léger.

Ton père était pas mieux
Il courait après le trouble
Toi t'es qu'un pauvre peureux
Tu fléchis sous son joug
Tu veux tout leur pétrole
Et la vie d'leurs enfants
Ça c'est agir en mongol
Et t'es même pas repentant
Quand l'ONU déclare
Qui a pas d'armes chez-eux
Tu t'offusques et déclares
« Vous êtes tous des menteux »
Demain de bon matin
Je lirai mon journal
J'verrai que tu pars le bal
Et t'souhaiterai du pétrin.

Tu vise la destruction
D'un peuple qui demande grâce
Tout ça juste pour du gaz
Je trouve ça dégradant
Refusez d'obéir
Refusez de la faire
N'approuvez pas cette guerre
Refusez d'la subir
Même si le prix de l'essence
Dépasse le dollar
C'est de la décadence
Ça vaut pas cette souffrance
Si malgré tout ceci
Vous voulez qu'ils la fassent
Alors grand bien vous fasse
Vous n'êtes plus mes amis.

21/11/2004 - 10:38


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Lingua: Italiano

Versione italiana della parodia precedente, di Riccardo Venturi
9 aprile 2003
Italian version of the foregoing parody, by Riccardo Venturi
April 9, 2005
Version italienne de la précédente parodie, par Riccardo Venturi
9 avril 2005

IL DISERTORE 2003

Signor Presidente
Le scrivo una lettera
che forse leggerà
se avrà la NATO [*]
Ho appena visto alla TV
le sue prove contro l'Iraq
e le dico che è uno schifo
e che puzza di truffa.
Signor presidente,
io non voglio la guerra,
non siamo sulla terra
per uccidere povera gente
Non è per farti arrabbiare
ma bisogna che te lo dica:
ti disprezzo, maledetto,
sei un perfetto imbecille.

Tuo padre non era meglio, [**]
correva dietro ai casini
e tu non sei che un povero succube
che si piega sotto il suo giogo
Vuoi tutto il loro petrolio
e la vita dei loro figli,
è agire da mongoloide
e manco te ne penti.
Quando l'ONU dichiara
che lui non ci ha le armi [***]
ti adombri e poi dichiari
"Siete tutti bugiardi!"
Domani al mattino presto
mi leggerò il giornale
vedrò che hai iniziato le danze
e ti augurerò di star nella merda.

Miri alla distruzione
di un popolo che chiede la grazia
e tutto questo per del petrolio,
e penso che sia vomitevole.
Rifiutate d'obbedire,
rifiutate di farla,
non approvate questa guerra,
rifiutate di subirla.
Anche se il prezzo della benzina
supera quello del dollaro,
è veramente cadere in basso,
non vale questa sofferenza.
E se malgrado tutto questo
lei vuole che la facciano
allora, buon pro le faccia,
non siete più miei amici.

[*] gioco di parole intraducibile tra "le temps" dell'originale e "l'OTAN" (= la NATO), che sono quasi omofoni (ndt)

[**] George Bush senior, ovviamente

[***] Le famose "armi di distruzione di massa", no?...

9/4/2005 - 14:13


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Lingua: Francese

LE DÉSERTEUR DES SANS-PAPIERS

Sans.



Una parodia del 2005, eseguita dalla Chorale des Chants de la Rue, ispirata alle lotte dei "Sans-papiers".

A parody of 2005 by the Chorale des Chants de la Rue, inspired by the struggle of the "Sans-papiers".

Une parodie de 2005 composée par la Chorale des Chants de la Rue, inspirée aux luttes des sans-papiers.


Air : Le Déserteur de Boris Vian, assises locales de soutien aux sans-papiers, à St Martin d'Hères, le 23 janvier (source : Inter-Peuples ; Bulletin du CIIP de Grenoble)

http://www.maretmanu.org/chorale

LETTRE AU MIRACULÉ DE LA RÉPUBLIQUE

Monsieur Chevènement, je vous fais une lettre
Que vous lirez peut-être, si vous avez le temps
Voici en commençant, mes voeux les plus sincères
Pour gagner votre guerre en bon convalescent.
Vous êtes le miraculé, essayez donc le doute
Changez un peu de route, envers les sans-papiers.
C'est pas pour vous fâcher, il faut que je vous dise
Que ce dossier s'enlise faute d'humanité.

Je suis venu chez vous, six années en arrière
Contraint par la misère qui sévissait chez nous
J'étais plein d'espérances, j'écoutais mon grand-père,
Qui avait fait la guerre, pour libérer la France.
J'ai fait plusieurs boulots, payés au lance-pierres
A l'usine, à la terre, j'ai connu bien des maux
Mais je gardais au coeur, tout au long des jours sombres
Et des pépins sans nombre, l'espoir des jours meilleurs.

Puis, j'ai appris un jour que ma terre d'asile
Rendrait bien plus facile un titre de séjour
Qu'il suffisait d'aller dans une préfecture
Avec des preuves sûres et beaucoup de papiers.
J'y suis allé confiant et j'ai tout révélé
De mes activités, de mes antécédents.
Mais quelques mois après, on m'a dit (c'est énorme !)
Que j'étais hors des normes, que j'étais refusé.

Monsieur Chevènement, dans votre circulaire
Que je ne connais guère, comme beaucoup de gens
Paraît que vous fixez des conditions très dures
Pour ouvrir l'aventure d'être régularisé.
Pour sortir du pétrin il serait raisonnable
De croire les gens capables de partager le pain
Il serait plus humain d'ouvrir les coeurs, les villes
A ces soixante mille qui demandent en vain
A ces soixante mille qui attendent en vain
A ces soixante mille qui espèrent sans fin.

inviata da Riccardo Venturi [precedentemente da Adriana, come canzone autonoma] - 20/8/2005 - 23:20


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Lingua: Italiano

Versione italiana della precedente parodia
6 giugno 2006
Italian version of the foregoing parody
Juny 6, 2006
Version italienne de la précédente parodie
6 juin 2006


La Chorale des Chants de la Rue.
La Chorale des Chants de la Rue.

LETTERA AL MIRACOLATO DELLA REPUBBLICA

Signor Chevènement, le scrivo una lettera
che forse leggerete, se ne avrete il tempo.
Tanto per cominciare, i miei più sinceri auguri
che vinca la Sua guerra da buon convalescente.
Lei è un miracolato, le prenda quindi un po’ il dubbio
di cambiare un po’ rotta verso i sans-papiers.
Non è per farla arrabbiare, ma occorre che le dica :
che ‘sto dossier sprofondi per mancanza di umanità.

Proprio sei anni fa da voi sono arrivato
spinto dalla miseria che da noi imperversava
Ero pieno di speranze, ascoltavo mio nonno
che aveva fatto la guerra per liberar la Francia.
Ho fatto tanti lavori pagati da fà’ schifo,
in fabbrica e nei campi ho conosciuto tanti mali.
Ma nel cuore serbavo, per tutti i giorni scuri
e per le noie infinite, la speranza dei giorni migliori.

Poi un giorno ho saputo che la mia terra d’asilo
avrebbe dato più facilmente un permesso di soggiorno,
che sarebbe bastato andare in una prefettura
con delle prove certe e un sacco di scartoffie.
Ci sono andato fiducioso e ho detto proprio tutto
delle mie attività e dei miei precedenti.
Ma qualche mese dopo, mi han detto (è una vergogna !)
che non ero in regola, e che ero rifiutato.

Signor Chevènement, nella Sua circolare
che io non conosco, come tant’altra gente
sembra che fissiate condizioni assai dure
per avventurarsi nella regolarizzazione.
Per sortir dai casini, sarebbe ragionevole
creder capace la gente di dividere il pane.
Sarebbe più umano aprire i cuori e le città
a quei sessantamila che chiedono invano
a quei sessantamila che aspettano invano
a quei sessantamila che sperano senza fine.

6/6/2006 - 15:08


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Lingua: Francese

LE DÉSERTEUR CONTRE LA PRIVATISATION DE LA CULTURE


Una parodia di Philippe Fourel, per una petizione al presidente della repubblica francese contro la privatizzazione del settore della Cultura.

A parody by Philippe Fourel for a petition to the President of the French Republic agains privatization of culture sector.

Une parodie de Philippe Fourel pour une pétition au Président de la République contre la privatisation du secteur de la Culture
(revue et corrigée par Philippe Fourel, "intermittent et futur intermiteux")


Lettre au président de la république

LETTRE AU PRÉSIDENT DE LA REPUBLIQUE

Monsieur le Président
Je vous fais une lettre
Que vous lirez peut-être
Si vous avez le temps
Je viens de recevoir
Un papier du MEDEF
Qui veut faire du bénef
Sur les intermittents
Monsieur le Président
Faut pas le laisser faire
Nous ne sommes pas sur terre
Seul'ment pour de l'argent
C'est pas pour vous fâcher
Il faut que je vous dise
Si ces mesures sont prises
Je n'pourrai plus chanter

Je mendierai ma vie
Sur les routes de France
De Bretagne en Provence
Et je dirai aux gens:
Souvenez vous qu'un temps
Il y avait en France
Des artistes vivants
Sur les places et les planches
De Calais jusqu'à Nice
Des acteurs qui jouaient
Des danseurs qui dansaient
Et du monde en coulisse
Demain il n'y aura plus
Que des chaînes de télé
Pour diffuser des films
Importés d¹Hollywood

Je viens de recevoir
Un papier du MEDEF
Qui veut faire du bénef
Sur les intermittents
Monsieur le Président
Faut pas le laisser faire
Nous ne sommes pas sur terre
Seul'ment pour de l'argent
Il faut choisir son camp
Rejoignez donc le nôtre
Vous êtes bon apôtre
Monsieur le Président
Quand j'irai défiler
Prévenez vos gendarmes
Que je n'aurai pas d'armes
Et qu'ils pourront tirer.

26/8/2005 - 13:22


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Lingua: Italiano

Versione italiana della precedente parodia
6 giugno 2006
Italian version of the foregoing parody
Juny 6, 2006
Version italienne de la précédente parodie
6 juin 2006

LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Signor Presidente
Le scrivo una lettera
che forse leggerà
se il tempo ne avrà.
Ho appena ricevuto
una lettera del MEDEF
che vuol beneficiare
i precari dello spettacolo.
Signor Presidente,
non bisogna lasciarlo fare,
non siamo sulla terra
solo per fare soldi.
Non è per farla arrabbiare,
ma occorre che le dica,
se queste misure saranno prese
non potrò più cantare.

Mendicherò la vita
sulle strade di Francia,
di Bretagna in Provenza
andrò a dire alla gente :
Ricordatevi che, un tempo,
esistevano in Francia
artisti che vivevano
sopra i palcoscenici
da Calais fino a Nizza
attori che recitavano
ballerini che ballavano
e gente dietro le quinte.
Domani non ci saranno altro
che canali televisivi
per trasmettere film
importati da Hollywood.

Ho appena ricevuto
un documento del MEDEF
che vuol fare del bene
ai precari dello spettacolo.
Signor Presidente,
non bisogna lasciarlo fare,
non siamo sulla terra
soltanto per i soldi.
Bisogna schierarsi :
venga nel nostro campo,
se lei non è un ipocrita,
signor Presidente.
E quando andrò in corteo
avverta i suoi gendarmi
che io non porto armi
e che potran sparar.

6/6/2006 - 15:45


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Lingua: Francese

MONSIEUR LE PRESIDENT HOLLANDE
Il rifacimento di Gavroche (2012) dedicato al neoeletto presidente socialista.

MONSIEUR LE PRESIDENT HOLLANDE

Monsieur le président
Je te fais cette chansonnette
Que t'écouteras peut être
Si t'as un peu le temps

On vient juste d'apprendre
Que t'es enfin a l' Elysée
On est content ça peut se comprendre
Mais faut pas se leurrer

Si on a voté pour toi
C'est pour virer l'autre cocker
Le changement on y croit pas
Allez ! Prouve nous le contraire

C'est pas pour te fâcher
Mais il faut qu'on te dise
Notre décision est prise
On va pas te lâcher

Souviens toi ton prédécesseur
S'en est pris aux sans papier
A tous les gens de couleur
A tous les étrangers

Les prisonniers du boulot
Ne feront pas de vieux os
Leur retraite s'est envolée
Pour encore quelques années

Fais pas la chasse aux chômeurs
J'en connais des bien tu sais
C'est pas que des glandeurs
Y'en a qui voudraient bosser

Surtout n'augmente pas ton salaire
Comme l'a fait l'autre Sarko
Sinon on te fais la misère
Et tu tomberais de haut

Si tu vas aux objets perdus
Le droit de grève faut nous le ramener
Tu verras il est juste au dessus
Du droit de vote des immigrés

Faut que tu parles aux écolo
Au Front de Gauche aussi
Ne leurs tourne pas le dos
Il faut qu'on soit unis

Si Carla Bruni
T'invite a boire le thé
Renvoie la chez Berlusconi
Dizy que t'es maqué

J'voulais te dire pour terminer
Fais qu'on ne chante jamais
La chanson de Léo Ferré
« Ils ont voté et puis après... »

inviata da Lorenzo & Adriana - Gavroche Fan Club - 10/8/2012 - 23:04


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Lingua: Francese

Lettre au miraculé de la république - La Chorale des Chants de la Rue

Assises locales de soutien aux sans-papiers, à St Martin d'Hères, le 23 janvier (source : Inter-Peuples ; Bulletin du CIIP de Grenoble)

LETTRE AU MIRACULÉ DE LA RÉPUBLIQUE

Monsieur Chevènement, je vous fais une lettre
Que vous lirez peut-être, si vous avez le temps
Voici en commençant, mes voeux les plus sincères
Pour gagner votre guerre en bon convalescent.
Vous êtes le miraculé, essayez donc le doute
Changez un peu de route, envers les sans-papiers.
C'est pas pour vous fâcher, il faut que je vous dise
Que ce dossier s'enlise faute d'humanité.

Je suis venu chez vous, six années en arrière
Contraint par la misère qui sévissait chez nous
J'étais plein d'espérances, j'écoutais mon grand-père,
Qui avait fait la guerre, pour libérer la France.
J'ai fait plusieurs boulots, payés au lance-pierres
A l'usine, à la terre, j'ai connu bien des maux
Mais je gardais au coeur, tout au long des jours sombres
Et des pépins sans nombre, l'espoir des jours meilleurs.

Puis, j'ai appris un jour que ma terre d'asile
Rendrait bien plus facile un titre de séjour
Qu'il suffisait d'aller dans une préfecture
Avec des preuves sûres et beaucoup de papiers.
J'y suis allé confiant et j'ai tout révélé
De mes activités, de mes antécédents.
Mais quelques mois après, on m'a dit (c'est énorme !)
Que j'étais hors des normes, que j'étais refusé.

Monsieur Chevènement, dans votre circulaire
Que je ne connais guère, comme beaucoup de gens
Paraît que vous fixez des conditions très dures
Pour ouvrir l'aventure d'être régularisé.
Pour sortir du pétrin il serait raisonnable
De croire les gens capables de partager le pain
Il serait plus humain d'ouvrir les coeurs, les villes
A ces soixante mille qui demandent en vain
A ces soixante mille qui attendent en vain
A ces soixante mille qui espèrent sans fin.

14/4/2014 - 16:06


APPENDICI E COMMENTI
APPENDIXES AND COMMENTARIES
APPENDICES ET COMMENTAIRES

6/6/2006 - 15:54


DISERTORI E DINTORNI
DESERTERS AND CO.
DÉSERTEURS ET AUTRES CHOSES



Segnaliamo anche:

- Il "bisnonno" del "Déserteur", L'Exécution du Déserteur, una canzone popolare del XVIII secolo ritrovata nel "Manoscritto Berssous";
- Un'altra "progenitrice" recante lo stesso titolo, Le Déserteur, canzone popolare dell'ovest della Francia eseguita dai Malicorne nel 1977;
- La canzone antimilitarista "gemella" del "Déserteur", che come essa ha dovuto subire una lunghissima censura da parte della autorità francesi: Les mutins de 1917 di Jacques Debronckart
- una godibilissima parodia del "Déserteur", Déserteur di Renaud;
- una canzone antimilitarista di Jean Ferrat, Pauvre Boris, dedicata a Boris Vian, al "Déserteur" ed alla falsa moda delle canzoni contro la guerra;
- Ir Disertore, adattamento e aggiornamento in livornese di Riccardo Venturi;
- Desertören di Cornelis Vreeswijk. Un testo originale di Lars Forssell arrangiato e cantato dal grande cantautore olandese-svedese sulla musica originale di Harold Berg.

*
We also signal:

- An “ancestor” of “Le Déserteur”, L'Exécution du Déserteur: a folksong of the 18th century from the s.c. “Berssous Manuscript”;
- Another “ancestor” bearing the same title, Le Déserteur, a folksong from western France performed by Malicorne in 1977;
- The anti-militarist “twin sister” of “Le Déserteur”, also long censored by French authorities: Les mutins de 1917 by Jacques Debronckart;
- An amusing and intelligent parody of “Le Déserteur”, Déserteur by Renaud.
- An anti-militarist song by Jean Ferrat, Pauvre Boris, dedicated to Boris Vian, to “Le Déserteur” and to the false vague of antiwar songs;
- Ir Disertore, an updated adaptation in the Leghornese dialect, by Riccardo Venturi;
- Desertören by Cornelis Vreeswijk. Original Swedish lyrics by Lars Forssell arranged and performed by the great Dutch-Swedish folksinger to the original melody by Harold Berg.

*

Nous vous signalons aussi:

- L’”arrière grand-mère” du “Déserteur”, L'Exécution du Déserteur: une chanson populaire du XVIIIème siècle d’après le “Manuscrit Berssous”:
- Un autre progéniteur au même titre, Le Déserteur, une chanson populaire de la France de l’ouest interprétée par Malicorne en 1977;
- La “jumelle” antimilitariste du “Déserteur”, longtemps censurée par les autorités françaises: Les mutins de 1917 de Jacques Debronckart;
- L’amusante et intelligente parodie de Renaud: Déserteur;
- Une chanson antimilitariste de Jean Ferrat, Pauvre Boris, dédiée à Boris Vian, à son “Déserteur” et à la false vague des chansons contre la guerre;
- Ir Disertore, une “adaptation mise à jour” en dialecte livournais, par Riccardo Venturi;
- Desertören de Cornelis Vreeswijk, paroles originelles suédoises de Lars Forssell arrangées et chantées par le grand chanteur hollando-suédois sur la mélodie de Harold Berg.


Questo pomeriggio mia madre mi ha dato il compito di trovarle su internet il testo di "La riva bianca, la riva nera" perché, essendo insegnante, vuole fare un lavoro in classe sulle canzoni contro la guerra.
Ce ne erano venute in mente un po', di cui già avevo il testo.
Quella della Zanicchi mancava e ho cercato con google, che mi ha mandato a questo sito. Mi sono gasata ed è più o meno un'ora che lo esploro.
Quando ho trovato "Le Déserteur", poi, è stata una vera sorpresa: quando ero bambina me la cantava sempre mio padre e l'avevo anche imparata, a mio modo visto che non conoscevo il francese. Ora ho studiato un po' la lingua, ma lo stesso non riuscivo a capirla perfettamente. Grazie a questo sito ora ho il testo.
Inutile dire che la canzone è spettacolare.

Valeria Marras - 21/12/2004 - 15:53


I LICEALI ISRAELIANI "DISERTANO"
di Stefania Podda


Duecentocinquanta firme per dire no al servizio militare nei Territori palestinesi. Duecentocinquanta firme di studenti che frequentano l'ultimo anno del liceo e che - con un gesto che può costar loro il carcere - si rifiutano «di prendere parte ad una politica di oppressione e distruzione».

Le firme figurano in calce ad una lettera indirizzata al primo ministro Ariel Sharon, al ministro della Difesa Shaul Mofaz e al ministro dell'Istruzione Limor Livnat. Gli studenti informano il governo che non serviranno nell'esercito, perché farlo significherebbe essere spediti nei Territori e diventare gli strumenti di quella politica che rifiutano: «La politica di occupazione militare - si legge nella lettera - è immorale e contrasta con i principi della democrazia. Non prenderemo parte a questa pratica illegale. Ci rivolgiamo a tutti i giovani che stanno per fare il servizio militare, e ai soldati già nell'esercito, perché riconsiderino la loro partecipazione ad una politica di occupazione e oppressione e il pericolo a cui vengono esposte le loro vite». Gli studenti, che avrebbero dovuto presentarsi a breve nei centri di reclutamento, sottolineano «come le scelte del governo israeliano non siano in realtà dettate da ragioni di sicurezza nazionale, ma da una visione del mondo messianica e nazionalista» e affermano di voler comunque dare il loro contributo alla società «attraverso strumenti che non portino sofferenze ad altri esseri umani».

Immediata la risposta del presidente Moshe Katsav che ha bollato la missiva come il frutto di un'«errata valutazione della situazione» e si è detto certo di una prossima correzione di rotta da parte dei giovani ribelli: «Qualcosa è andato storto nel processo di formazione della generazione più giovane - ha fatto sapere in un'intervista -, ma l'errore può essere corretto, non è irreversibile».

In realtà la lettera degli studenti refusenik ha aperto un dibattito anche nella sinistra israeliana, da cui non è arrivata solo solidarietà. Alcuni esponenti hanno infatti giudicato «inopportuna» l'iniziativa dei duecentocinquanta ragazzi, accusandoli sostanzialmente di «fare il gioco della destra». Destra che ora ricorre allo stesso strumento, l'obiezione di coscienza, per non partecipare allo sgombero dei coloni da Gaza e da alcuni insediamenti in Cisgiordania. Accusa respinta con sdegno dai firmatari: «La nostra protesta - ha detto Eyal Brami, portavoce dei liceali - rientra nel contesto degli ideali democratici, mentre la protesta dei militari di destra ha aspetti nazionalistici e anche razzisti».

La spiegazione non ha però sedato le polemiche. L'iniziativa dei liceali è riuscita a creare una sorta di alleanza trasversale tra le sezioni giovanili dei maggiori partiti politici israeliani che hanno prodotto un documento comune di opposizione ai refusenik, rifiutandosi di fare una distinzione di merito e di principio tra loro e i sostenitori dei coloni: «Chi rifiuta gli ordini sia di destra che di sinistra - si legge nell'appello indirizzato al presidente Katsav e firmato dai giovani di Labour, Likud, Shinui e National Religious Party - mette in pericolo la democrazia in Israele e noi siamo obbligati a combattere questo pericolo in tutti i modi possibili». Quanto al
motivo di questa inedita comunanza di obiettivi, la spiegazione si traduce in un attacco durissimo nei confronti degli obiettori: «Abbiamo deciso di focalizzarci su quelle cose che ci uniscono piuttosto che su quelle che ci dividono. Coloro che si rifiutano di obbedire agli ordini sono un cancro nel corpo della nazione».

Stefania Podda.

Riccardo Venturi - 15/3/2005 - 13:18


Segnalo questo articolo molto completo sulla storia della canzone di Boris Vian, di María Lopo.

"Le Déserteur", de Boris Vian a Renaud. A escuma dos días dunha insubmisión

È in galiziano (almeno credo di aver intuito che si tratti di galiziano), ma si riesce a leggere abbastanza agevolmente.

Ad un certo punto parla anche di una canzone antimilitarista francese della prima guerra mondiale, "La mère du déserteur". che dovremmo assolutamente trovare.

Lorenzo Masetti - 6/11/2005 - 20:17


La pagina è effettivamente in galiziano (galego) e si legge benissimo. Ho fatto delle ricerche sulla "Mère du Déserteur" riuscendone a reperire il titolo e gli autori (Paul Briollet, in altri siti Briolet, Léo Lélièvre e Thiels) in alcuni cataloghi, ma purtroppo del testo non v'è alcuna traccia. Ma proseguirò le ricerche.

Riccardo Venturi - 7/11/2005 - 03:21


Carissimo Daniele, ho appena effettuato la correzione da te segnalata e colgo l'occasione per ringraziarti ancora per la tua traduzione. Naturalmente ne aspettiamo altre! :-)
Essendo il sottoscritto residente in Svizzera, le traduzioni in romancio mi fanno particolarmente piacere (nel sito sono già presenti traduzioni nel romancio unificato, il "Romantsch grischun" per intenderci)...e con questo, ancora un saluto particolare a te e a tutta l'Engiadin'ota!

Riccardo Venturi - 5/1/2006 - 21:09


MP3 DELLA VERSIONE DI FOSSATI

Ehi, la pagina dedicata a "Le Déserteur" è veramente imponente! Ho qui il link all'mp3 della versione di Fossati (live al Club Tenco)... mi pare che non ci sia ancora, ma potrei sbagliarmi, vista la quantità dei riferimenti esistenti...
Ivano Fossati - Il Disertore (live al Club Tenco)

(Alessandro)

*

No, non c'era! Grazie, Alessandro, il tuo lavoro è veramente insostituibile!
(Lorenzo)

27/3/2006 - 17:39


Caro Riccardo,
Ho appena trovato un altro errore ortografico (spero l'ultimo :-) ) nella mia traduzione del Disertore in Romancio dell'Alta Engadina.
Nel pezzo "Eau giaro dappertuot/vivand scu ün murdieu/e dormaro sün via,/pero eau giaro a tuots", avrei dovuto scrivere "pero eau dscharo a tuots" anziché "pero eau giaro a tuots". Mi faresti la cortesia di correggerlo, per piacere?

Grazie e a presto

Daniele

Immediatamente, Daniele, e grazie ancora per quello che hai fatto. Naturalmente, se tu avessi altre traduzioni di canzoni in "putér", saranno sempre le benvenute! [RV]

Daniele Pandocchi - 9/8/2006 - 19:54


mi piace da morire,l'ho scoperto davvero per caso!!!!!!avete presente quando ascolti un pezzo jazz e te lo senti in testa per giorni,ma delle parole ricordi pochissimo,soprattutto se è in francese....??? beh..l'alto giorno è successo proprio così con un brano che facendo delle ricerche su internet,ho scoperto dovrebbe chiamarsi MON A..MON AMOUR, cantato da Christiane Legrand in RENDEZ-VOUS A ST.GERMAIN DES PRES:HOMMAGE A BORIS VIAN.ecco come ho scoperto questo sito,cercando il testo di questa canzone,che nn ho trovato!mi potete aiutare?vi prego è molto importante,vorrei proporla ai miei jazzisti e.. magari riuscire a cantarla. grazie mille.
nunzia

nunzia caputo - 22/10/2006 - 08:43


This is probably the best page on this song ever written in the world, and your site is among the best Internet stuff I've ever seen. My congratulations and thanks for including one of my songs.

Kris Kristofferson - 22/2/2007 - 19:44


C'est une version récente du déserteur avec les paroles originales et une musique assez proche elle est en téléchargement libre si vous la souhaitez je vous l'envoie.

Voici le lien WannaBe - Le Déserteur WannaBe

Trevor - 26/7/2007 - 15:36


UN DISERTORE DELLA GUERRA IN IRAQ RACCONTA LA SUA STORIA

Consiglio a tutti questo libro: sincero, per niente retorico e molto interessante

IL RACCONTO DEL DISERTORE di Joshua Key

Joshua Key è nato nel 1978 a Guthrie, Oklahoma, nel cuore dell'America rurale e conservatrice, tra terreni difficili da coltivare e paesini di pochi abitanti. Cresce tra baracche e roulotte, tra famiglie frantumate e aggrappate a lavori incerti, frequenta con poca voglia la scuola in attesa di un lavoro qualunque, ha poche passioni, qualche pistola con cui sparare e allenare la mira, molta noia, quella di una vita senza reali possibilità. Nel 2002 Joshua Key ha una moglie e tre figli e decide di arruolarsi: ha bisogno di imparare un mestiere e di ottenere uno stipendio fisso, e vuole garantire l'assistenza sanitaria alla propria famiglia. Il suo reggimento costruisce ponti, e il sogno di Josh è lavorare come saldatore, di sciogliere i metalli col fuoco della fiamma ossidrica. Un anno dopo il presidente Bush dichiara guerra all'Iraq. Sono passate solo due settimane dall'inizio dell'offensiva e Joshua viene informato che andrà al fronte. Ad aprile è a Ramadi con una compagnia del Genio militare, e non trova le armate del terrore globale ma moltitudini di civili iracheni maltrattati, mutilati o uccisi per una qualsiasi reazione o sospetto di provocazione. Partecipa a innumerevoli rastrellamenti e ispezioni di case in cui si ritiene si nascondano terroristi o le tracce delle loro attività. Non trova mai nessuna prova. Assiste invece alla violazione continua dei diritti umani, alla sparizione di civili iracheni nei campi di detenzione americani, alla morte e alla sofferenza dei suoi amici, dei compagni d'armi, di donne e bambini. Sette mesi dopo Joshua ritorna a casa per una licenza di due settimane. Ne ha avuto abbastanza. Non riesce a sopportare il dolore e la vergogna, la violenza inflitta ai soldati americanie ai civili iracheni. Decide di rifiutare, di sottrarsi, di smettere di agire come il braccio senza testa di una strategia insensata e tragica. Sceglie di disertare. Informa i parenti e la moglie, che lo seguirà con i figli. Lunghi mesi di spostamenti e clandestinità, per poi attraversare il confine e cercare rifugio in Canada.
Joshua Key ha abbandonato gli Stati Uniti, e ha lasciato dietro di sé un uomo che non esiste piú, un altro se stesso

Scheda del libro

Lorenzo Masetti - 18/10/2007 - 16:26


La pagina de Le Déserteur è davvero sterminata ma, dando una scorsa veloce, mi pare che gli spartiti manchino... Li ho trovati qui: http://www.swans.com/library/art13/xxx120.html
Se ci sono già, chiedo scusa...
(Alessandro)

È vero, Alessandro. Ancora non c'era lo sparito originale! A dire il vero avevamo già trovato questa pagina, ma non avevamo mai aggiunto il link ripromettendoci di tradurre l'articolo e chiedere il permesso di riprodurre lo spartito. Lo faremo presto!
(Lorenzo)

3/1/2008 - 00:16


Harold Berg

Ci eravamo più volte chiesti chi fosse il co-autore della famosissima canzone di Boris Vian. Traiamo queste informazioni biografiche da una lettera di Jim Rothschild, di Philadelphia pubblicata sul sito Swans Commentary. Sullo stesso sito è possibile vedere lo spartito originale della canzone.

Harold Berg è nato nel 1923 ed è cresciuto a Philadelphia, in Pennsylvania. Harold aveva combattuto in Francia durante la Seconda Guerra Mondiale e si era innamorato di Parigi e aveva perciò deciso di restare. Parlava un francese fluente e ottenne anche un diploma di conservatorio in Francia. A metà degli anni '50 per arrotondare lavorava come pianista di accompagnamento per una compagnia di balletto a Parigi. Boris Vian, che frequentava una ballerina della compagnia, chiese a Harold di aiutarlo con la canzone. Harold più che altro aiutò Vian a mettere giù le idee sullo spartito e curò l'arrangiamento, apportando anche qualche modifica secondaria alle idee di Vian.

Harold Berg non voleva nessun riconoscimento per la canzone perché Boris Vian aveva già da prima le parole e gran parte della melodia in testa. Ma Boris insitette che Harold fosse accreditato come co-autore perché non solo aveva arrangiato la canzone ma aveva aggiunto alcune idee melodiche. Harold Berg collaborò con Vian per altre due canzoni. Una si intitola Mon Paris à moi e l'altra Chantez. Quest'ultima è pure di tema antimilitarista.

Harold tornò poi negli Stati Uniti alla fine degli anni '50. Si trasferì poi nel sud della Francia all'inizio degli anni '80 per poi tornare a Philadelphia negli anni '90. È morto il 1 gennaio 2007.

4/1/2008 - 14:58


trp bella a me piace na cifra!!ed è piena de significato!! w la pace

martina - 29/4/2008 - 19:27


Per chi non odia - come il sottoscritto - Rapidshare, qui c'è una bella pagina in inglese su Mouloudji, dove si può scaricare l'intero doppio album "Auto-Portrait", con Le Déserteur, La Java Des Bombes Atomiques, Allons Z'enfants & many others...

Mouloudji - Auto-Portrait (cd 1)
Mouloudji - Auto-Portrait (cd 2)

Alessandro - 23/10/2008 - 21:54


Una notizia nè buona nè cattiva, visto che ammazzare li hanno ammazzati, come dei cani...

Da La Repubblica del 12 novembre 2008

Grande guerra, strappo di Sarkozy "Onore ai fucilati per diserzione"

di Giampiero Martinotti

PARIGI - Gli ammutinati, i disertori, i disobbedienti, tutti i soldati che durante la Grande Guerra furono fucilati «per l´esempio» non si erano disonorati e oggi dobbiamo ricordare la loro memoria come quella di tutti i caduti: per la prima volta, un presidente francese ha politicamente riabilitato i 675 militari giustiziati tra il 1914 e il 1918.

Commemorando l´armistizio firmato novant´anni fa, vicino a Verdun, Nicolas Sarkozy ha trovato il tono e le parole giuste per rendere omaggio a quei soldati coperti dall´ignominia ufficiale e di cui da tempo molte associazioni chiedevano la riabilitazione.
Accanto a Sarkozy c´erano Carlo d´Inghilterra e molti leader europei. Secondo l´Evening Standard, Angela Merkel, che ha preferito andare a Varsavia, non avrebbe apprezzato la decisione di commemorare la fine della guerra sui campi di battaglia, un´ipotesi che non è stata però ripresa dalla stampa tedesca.

Sarkozy ha ricordato le cifre terribili di quella guerra che sconvolse il mondo: «Otto milioni e mezzo di morti, 21 milioni di feriti, quattro milioni di vedove e otto milioni di orfani». Ma ha soprattutto insistito sulla necessità di rendere omaggio a tutte le vittime del massacro, compresi «i fucilati per l´esempio», che erano stati condannati per ammutinamento, diserzione, disobbedienza o automutilazioni.

Ascoltato in un silenzio rotto solo dal sibilo di un vento gelido, il capo dello Stato è stato solenne, emozionato: «Penserò a questi uomini dai quali si era preteso troppo, che erano stati troppo esposti, che talvolta errori di comando avevano spedito al massacro, a questi uomini che non hanno avuto più la forza di battersi. Questa guerra totale escludeva qualsiasi indulgenza, qualsiasi debolezza. Ma novant´anni dopo la fine della guerra, voglio dire in nome della nostra Nazione che molti di quelli che furono giustiziati non si erano disonorati, non erano stati vigliacchi, ma che semplicemente erano andati fino ai limiti estremi delle loro forze. Ricordiamoci che erano uomini come noi, con le loro forze e le loro debolezze. Ricordiamoci che avrebbero potuto essere i nostri figli».

Un omaggio e una riparazione già caldeggiata dieci anni fa da Lionel Jospin, per il quale gli ammutinati della Grande Guerra dovevano «reintegrare pienamente la nostra memoria collettiva nazionale». Ma Jacques Chirac [e lo stesso Sarkozy, che di Chirac è sempre stato un tirapiedi - nota di colui che posta questo commmento] aveva deplorato quelle parole, giudicate «inopportune». Adesso, il suo successore, sia pur di destra, sia pur attaccato ai valori nazionali, ha infranto un tabù. Gli storici dicono che lo ha fatto con tatto, evitando una polemica politica: non ha parlato di ammutinati, né di disertori, solo di giustiziati, ma ha anche riconosciuto che i generali e gli ufficiali avevano commesso degli errori, mandando al macello decine di migliaia di uomini (la dissennata offensiva di Nivelle, nel 1917, costò la vita a 200 mila soldati in quattro settimane e quell´episodio provocò numerosi ammutinamenti).

La Francia non è il primo paese a compiere questo passo: la Gran Bretagna, con una legge, ha riabilitato la memoria di 306 soldati giustiziati durante la Grande Guerra. Restano invece dimenticati dall´Italia ufficiale i 750 nostri soldati condannati a morte e fucilati, una cifra che non comprende le vittime delle esecuzioni sommarie.

Alessandro - 12/11/2008 - 21:16


Solo per dire che oggi 6 dicembre 2008, presso un favoloso negozio di vinili di Firenze, il "Disco Studio" di via degli Alfani (davanti alla latteria "Caffelatte"), ben due amministratori di questo sito (il sottoscritto e la k.d.) hanno avuto modo di ammirare & toccare un'incisione originale del "Déserteur" da parte di Boris Vian, colà in vendita. Ammirare e toccare e basta, perché tale incisione è in vendita al non abbordabile prezzo di euri 850. Solo avercela davanti agli occhi, però...

Riccardo Venturi - 7/12/2008 - 02:37


Un altro amministratore di questo sito, invece, al mercato delle pulci di Plainpalais in quel di Ginevra, si è procurato già da tempo (per la modesta somma di 25 franchi) il vinile (registrazione mono) di Boris Vian, quello con la macchina in copertina (l'immagine della copertina c'è anche in questa pagina nella sezione degli mp3)! Probabilmente però si tratta di una ristampa. Le note di copertina sono di Georges Brassens!

Lorenzo Masetti - 7/12/2008 - 10:51


There is also a fourth Swedish version, performed by Cornelis Vreeswijk, which is more of a song inspired by the original than a faithful rendition in Swedish. It is a far bloodier version, but it brings the gore of war into the song.

See the lyrics here.
(Christer Gulbrandsen)

Dear Mr Gulbrandsen, the song Desertören by Cornelis Vreeswijk is already included in our website as an independent song. As you can see in the relevant page, we've clearly specified that the music is the same as for the original French lyrics, but Vreeswijk's Swedish lyrics are too different to be considered as a simple translation (and, for this reason, the song is provided with an Italian translation, too). It is a fully self-standing antiwar song that needs a self-standing page; so did we. Anyway, we are pleased to thank you for your remark. [CCG/AWS Staff]

27/1/2009 - 13:27


"G. E., di Torino, anni 21, legatore, celibe, incensurato, soldato nel 2° genio; condannato all’ergastolo per tradimento.
Nell’ottobre 1917 e posteriormente facendo tra i militari propaganda per la conclusione della pace, raccogliendo offerte destinate a sovvenire un giornale che notoriamente propugnava la pace a ogni costo, tentava di togliere alle truppe la necessaria forza di resistenza per agire e per difendersi contro il nemico."

Da "Sentenze dei tribunali militari italiani durante la prima guerra mondiale". Documenti dell'archivio centrale dello Stato. Testo a cura di Gioacchino Maviglia. Luciano Manzuoli Editore, Firenze (1972/1973). Collana della Biblioteca del Lavoro, a cura de gruppo sperimentale coordinato da Mario Lodi. (Lire 1.250)

Alessandro - 5/2/2009 - 11:19


La versione in greco antico presentava finora delle difficoltà di lettura dovute al font in cui era stata redatta (che doveva essere scaricato). La abbiamo resa disponibile finalmente in normali caratteri ASCII.

CCG/AWS Staff - 26/2/2009 - 19:40


"Le Déserteur" nella raccolta primitiva delle CCG
"Le Déserteur" in the first original AWS collection
"Le Déserteur" dans la collection primordiale des CCG


In occasione del 6° anniversario di questo sito, un "documento storico": la copertina del file originale di raccolta e la prima canzone inserita: "Le Déserteur". I documenti risalgono a prima del 12 aprile 2003. Ricordiamo a tutte e tutti che, se lo desiderano, i cinque volumi originali delle "CCG primitive" si trovano ancora in rete e possono essere scaricati da questa pagina. Un breve...ritorno alle radici per guardare sempre avanti. [CCG/AWS Staff]


ccgpcop


ccgpdes

CCG/AWS Staff - 31/3/2009 - 00:03


Bill Ray - "US deserters using US flag as tablecloth", USA 1968 (from "Life")

Alessandro - 11/5/2009 - 21:47


Qui la versione persiana corretta segnalataci da "Dr. faust" (ignoriamo se ne sia anche l'autore, nel tal caso lo preghiamo di segnalarcelo). La versione finora inserita, ci informa sempre il Dr. faust, non aveva nulla a che vedere col "Disertore": si trattava di una notizia giornalistica che, a suo tempo, qualche buontempone ci deve avere inviato come traduzione per giocarci uno stupido scherzo (e non è purtrppo il primo caso del genere). Ringraziamo di cuore il Dr. faust per questo importante contribuito che, al tempo stesso, colma una lacuna e ci evita un'involontaria brutta figura. [CCG/AWS Staff]

Here's the correct Persian (Farsi) version of "Le Déserteur" contributed by "Dr. faust" (we don't know if he's the translator, too; if so, we kindly ask him for confirmation). The "version" included up to now was no true translation and had nothing to do with "Le Déserteur": it was a news that some fool must have sent as a translation to poke fun on us (sadly enough, it's not the first time it happens). We heartily thank Dr. faust for this important contribution that fills a gap and, at the same time, prevents us from cutting a very poor figure. [AWS/CCG Staff]

CCG/AWS Staff - 24/5/2009 - 21:48


Oggi 23 giugno 2009 sono esattamente 50 anni che Boris Vian ci ha lasciati. Morì il 23 giugno 1959 in un cinema, mentre assisteva alla proiezione del film J'irai cracher sur vos tombes, tratto dal suo famoso romanzo "noir" che aveva pubblicato con lo pseudonimo di Vernon Sullivan. Giusto il tempo di vivere.

bvn

CCG/AWS Staff - 23/6/2009 - 16:11


Il video della versione in cabilo (berbero) è stata spostato nella relativa sezione assieme al relativo commento.

CCG/AWS Staff - 14/7/2009 - 18:37


Ciao a tutti,
sono capitato casualmente sul sito, cercando di rispolverare un testo di una canzone di Norman Blake. Che dire, se non ringraziare per questo lavoro, che va oltre l'essere un semplice database. Approfitto per comunicarvi che esiste un'altra interpretazione della versione svedese di Lars Forssell del Disertore di Boris Vian: la potete ascoltare sull’album Visor Från Vinden (2007) di Sofia Karlsson
Enrico

enrico - 30/10/2009 - 13:46


20 ottobre 1954. L'editore Paul Beuscher scrive a Boris Vian chiedendogli di cambiare il testo de "Le Déserteur" che, a suo giudizio, "contiene alcuni passaggi eccessivi"...

Alessandro - 2/12/2009 - 21:51


Danish recordings of Le Déserteur

Folkemusikeren Kjeld Ingrisch (1925-2000), har oversat og indspillet Desertøren med titlen Præsidenten på sin første LP Kjeld Ingrisch, Sonet SLP 1104, 1963 og senere på Sangen om Larsen, CD genudgivelse, 1996. Live udgave på Tønder Musik Festival 1976. Folkemusikeren Fin Alfred har indspillet Kjeld Ingrisch version på Den tapre Landsoldat, 2003. Også folkesangeren og politikeren Per Dichs (1926-1994) udgave i Thøger Olesens oversættelse er publiceret på En aften i folkeklubben, 1964; en LP, hvor også Cæsar og Poul Dissing optræder. Per Dichs udgave er bl.a. indspillet af Lars Alvad på Tæt på, 2006.

Holger Terp - 22/1/2010 - 14:30


Versione giapponese già inserita oppure no?

DonQuijote82 - 10/9/2011 - 19:42


Bellissimo lavoro !
Come piccolo contributo segnalo che esiste anche una versione in Piemontese di Renzo Gallo, recentemente scomparso.
Se ne parla qui :

http://ilnegoziodieuterpe.blogspot.it/2012/06/renzo-gallo.html

Cesare - 25/9/2013 - 18:38


A proposito del finale: non è vero che non si trovano versioni con il finale non rassegnato: ho comprato a Parigi, una ventina di anni fa, un nastrino di Claude Reboul (che cantava in strada con l'orgue de barbarie) che finisce così: "si vous me poursuivez, prevenez vos gendarmes que je possède une arme et que je sais tirer"

Bruno Puglielli - 10/1/2014 - 15:18


MARC ROBINE CANTA LA VERSIONE CON LA CHIUSA ORIGINARIA (o "versione non censurata")
MARC ROBINE CHANTE LA VERSION NON CENSURÉE
MARC ROBINE SINGING TH UNCENSORED VERSION





Si vous me poursuivez
prévenez vos gendarmes:
que je serai en arme[s]
et que je sais tirer.


Se mi perseguite
dite ai vostri gendarmi:
che sarò armato,
e che io so sparare.

Should yo go after me,
then warn your policemen
that I shall be armed
and that I can shoot well.

Riccardo Venturi - 15/3/2014 - 11:03


http://www.charlesglass.net/books.html

krzyś - 27/5/2014 - 18:24

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