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Prima del 2015-9-15

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Partigiani di Castellino

anonimo
Posso confermare che Renzo Cesale comandante della Brigata Castellino è lo stesso che tra il 1963 ed il 1974 è stato il comandante del CAR del 2º reggimento alpini di Cuneo. Aveva allora 23 anni... (nato il 25 aprile di 1920 in Castellino). Sono un suo nipote nato a Cuneo, attualmente in Argentina e mi fa molto piacere sentir parlare di mio zio. O pure il piacere di aver consciuto Mauri, Gildo Milano ed altri comandanti partiggiani.
Un saluto cordiale
Giusseppe Carlo Torrismondi
Giusseppe Carlo Torrismondi 15/9/2015 - 21:10
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Ἀμοργός

una curiosità:
anni fa in Bretagna ho sentito musicare per voce e arpa un testo greco di Giorgos Andreou dal titolo "Lettera al Signor Nicos Gatsos" da parte del duo femminile Sedrenn.
Il testo recita tra l'altro:
Il violino spezzato del mondo urla ancora...dei soldati danzano tutte le notti dentro taverne vuote...noi aspettiamo tutte le primavere ciò che si allontana. Signor Nicos, amico mio, tutto è là, quello che hai lasciato e quel che conosci dopo gli anni d'angoscia e quando sarai tornato verrò a portarti nella caraffa dorata l'acqua amara della dimenticanza....per quanto tempo ancora sotto il giogo le povere madri morte nell'albergo di Ulisse...
Si può ascoltare qui:
Lettre à Monsieur Nicos Gatsos - YouTube
Flavio Poltronieri 15/9/2015 - 18:35
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Racconta una storia d'amore

So-no le fo-le!!!
Si sen-te!
krzyś 15/9/2015 - 18:07
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Erin

2014
Minoranza rumorosa

Erin racconta la storia di un piccolo drappello di esplorazione dei Saraceni che, nel 711, dopo la conquista della Spagna, si spinsero in avanscoperta fino in Irlanda, ma colpiti dalla sua bellezza decisero che non potevano portare guerra ad un paese così bello...
Ti ho seguita notti fa,
(continua)
inviata da dq82 15/9/2015 - 16:12
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Ballo per l'onore (La ciociara)

(testo e musica Benedetto Vecchio )

Il generale Juin, al termine della battaglia di Cassino, diede ai suoi “goumiers” (militari marocchini) carta bianca per due giorni, come premio della vittoria che implicava il diritto di vita e di morte sulle popolazioni civili, il furto dei loro beni e la violenza sulle donne (le cosiddette "marocchinate"). Così per due giorni e due notti razziarono, violentarono, uccisero. Stuprarono donne e bambine obbligando padri e mariti ad assistervi. Chi tentò di reagire venne ucciso.
Quann ‘la ciociara va alla mola,
(continua)
inviata da dq82 + Benedetto Vecchio 15/9/2015 - 15:56
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Patches

[1970]
Scritta da General Johnson (1941-2010, frontman del gruppo rhythm and blues “Chairmen of the Board”) e Ron Dunbar (1939-), produttore e songwriter.
Nel primo album dei Chairmen of the Board, intitolato “The Chairmen of the Board” (o “Give Me Just a Little More Time”)

Interpretata subito da Clarence Carter (1936-), bluesman e soulman cieco, che ne fece la sua hit più famosa.

“Patches” – letteralmente, pezze, rattoppi – è il soprannome di un bambino afroamericano, figlio di braccianti, cresciuto troppo in fretta in un’Alabama rurale dove il tempo sembra essersi fermato a prima della Guerra Civile… Ciò che si chiamava schiavitù ora si chiama segregazione, le catene di un tempo ora si chiamano sharecropping e schiavitù da debiti e morte precoce per la fatica, le privazioni e per un Dio inclemente, ma sempre ringraziato…

La canzone è strettamente legata alla splendida voce di Clarence... (continua)
I was born and raised down in Alabama
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 15/9/2015 - 15:32
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Il galeone

Un'annotazione: si scrive pugniamo, anche se all'occhio "stona" un po'; perché la radice verbale è pugn-, e la desinenza del modo indicativo tempo presente prima persona plurale è -iamo per tutte le coniugazioni (cant-iamo, ten-iamo, cred-iamo, dorm-iamo).
Un suggerimento: sarebbe utile scrivere la parola coltrice con l'accento. Pochi infatti sanno che si pronuncia cóltrice (come cóntro); da cóltre - coperta, ma anche telo funebre.
P.S.: sì, è un testo un po' legnoso, sia da capire sia da pronunciare; ma una volta capito, è stupendo. ;)

(NOTA: "Pugniam" e' stato corretto nel testo)
Stefano Stronati 15/9/2015 - 12:22
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Mushroom Clouds

[1966]

Scritta da Arthur Lee, John Echols, Ken Forssi e Bryan MacLean
Nell’album d’esordio della celebre band di Los Angeles, intitolato semplicemente “Love”
Mushroom clouds are forming
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 15/9/2015 - 10:27
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Anti-Pope

[1979]
Nell’album “Machine Gun Etiquette”
I'm going back to church tonight
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 15/9/2015 - 09:49
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Across the Wire

[2003]

Parole e musica di Joey Burns
Nell’album intitolato “Feast of Wire”
Alberto hits his brother on the back of the head
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 15/9/2015 - 09:00
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Scuola

[1977]
Album: "Diesel"
Ci dicevano, insistevano, di studiare
(continua)
inviata da daniela -k.d.- 14/9/2015 - 20:20
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Supper's Ready

Questa è una canzone immortale e unica, come dimostrano questi commenti di anni ed anni...Avevo 3 anni quando questo capolavoro è stato pubblicato e mai mi stancherò di ascoltarlo e cantarlo. Grazie per la traduzione e la passione!
Luca 14/9/2015 - 19:11
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Gente di merda

[2009]
Prima come singolo nella compilation “Il paese è reale”, progetto ideato dagli Afterhours, poi nell’album degli Zen Circus significativamente intitolato “Andate tutti affanculo”, sempre del 2009.

Propongo il brano nel percorso “Guerra alla Terra”, visto che ci sono già sulle CCG/AWS alcuni brani che invocano l’estinzione del genere umano – di cui sono personalmente un sostenitore – come unica (seppur da taluni ritenuta un po’ troppo radicale) soluzione a tutti i problemi che affliggono il pianeta. E sarebbe anche bene che la cosa avvenisse prima che qualche scienziato ci metta in condizione di andare a far danni altrove…
Un mucchio di persone non hanno mai ragione,
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/9/2015 - 16:26
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Postumia

[2014]
Nell’album intitolato “Canzoni contro la natura”


In Un giorno dopo l’altro, Tenco cantava che la speranza è ormai un’abitudine. Il brano Postumia, da questo punto di vista, non lascia scampo.

«Lo scrissi ricordandomi di una notte a Salerno, in piazza, in cui incontrammo dei ragazzi che non potettero assistere a un nostro concerto perché erano usciti dal lavoro in un bar molto tardi. Stavano letteralmente consumando il sabato sera ed erano anche un po’ alticci. Una scena questa che vedo dovunque, anche a Livorno, dove vivo. I ragazzi hanno perso la speranza, sentono di non averne più «Il futuro me lo bevo per non pensarci», canto nel brano. Tutti vivono questa perdita come dramma, ma io che non credo nella speranza ho un’altra idea: se non ti dai da fare le cose rimarranno esattamente così. Nel brano si vive anche uno scontro generazionale tra chi, gli anziani, ha vissuto la vera... (continua)
Due e ventisei del mattino metà febbraio
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/9/2015 - 12:46
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Canzone contro la natura

[2014]
Nell’album intitolato “Canzoni contro la natura”


«[il titolo del disco] è ispirato alle parole che Ungaretti rilasciò in una famosa intervista con Pasolini. Nello spirito lo abbiamo scelto perché rappresentava al meglio quello che volevamo comunicare con questo disco. Si parla di contrapposizione tra uomo e natura. Siamo gli unici esseri in questo pianeta che hanno coscienza di sé (a quanto pare). E siamo anche gli unici che riescono a remare contro la natura e odiare la loro stessa specie (nessun altro animale lo fa). Siamo partiti da questo percorso filosofico per realizzare dieci brani che alla fine parlano anche tanto di Italia. Molto spesso siamo stati tacciati di essere catastrofisti. Ci sono alcune band che con le loro canzoni danno spiragli di luce. Noi pensiamo, con Mario Monicelli, che la speranza sia una trappola. Ecco perché non indichiamo soluzioni né siamo consolatori. ».

Intervista a XL Repubblica.
Se questa notte fosse tutto ciò che ti rimane
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/9/2015 - 12:41
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Albero di tiglio

[2014]
Nell’album intitolato “Canzoni contro la natura”

Ci sono delle canzoni in tema (la title track) e soprattutto l’Albero di tiglio, una ballata di cui andiamo molto fieri perché è molto diversa dalle cose che abbiamo fatto finora: è la rappresentazione dell’idea di un dio che si manifesta sotto forma di albero anziché di uomo. Come Zen Circus abbiamo volontariamente bistrattato l’idea di Dio. Io penso di pregare molto più di tanta gente che invece dice di farlo davvero. Lo penso perché credo che la musica sia una preghiera

Intervista a XL Repubblica.
Cani rabbiosi, qualche ratto qua e là
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/9/2015 - 12:38
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The Riverbed

Dall'album "Industrial silence" Deluxe edition 2010.
Testo trovato su rockol.it rockol
Moon,
(continua)
inviata da Maria Cristina Costantini 14/9/2015 - 12:07
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Le Rosier

2015
Têtu

Le rosier è una bella canzone d’amore scritta dal compositore Mario Breault, la storia è quelle di un militare pronto alla diserzione piuttosto che rinunciare a rivedere il suo amore
On vous aurait vue étreindre la main d’un prétendant 
(continua)
inviata da Donquijote82 14/9/2015 - 11:39

La processione della Madonna dei Porci (15 agosto)

[1992]
In “Demo Nero”, poi nell’album d’esordio “Stanze” dell’anno seguente.
E’ una tradizione nell’hotel dove lavoro
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/9/2015 - 10:46
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La vaccata

Chanson italienne – La vaccata – Ivan Della Mea – 2000

Langue: italien
[2000]
Texte : Ivan Della Mea
Musique : Paolo Ciarchi
Interprétation et guitare : Paolo Ciarchi
Album: La Cantagranda


Une vache demande l'asile politique et l'hospitalité à ses camarades ânes
de Rosa Luxembourg

Salut camarades. Je suis Rosa. Rosa Luxembourg. Longtemps j'ai été la vache d'Ivan Della Mea qui, par bonté, me gardait dans sa maison, à Milan, rue Montemartini, de Sudadio Giudabestia. Comme on voit, il écrivit aussi une chansonnette sur moi ; ô Dieu, une vraie vacherie – comme le dit du reste le titre – qu'il eut la bonne idée, dans l'album de la Cantagranda, de faire jouer et chanter par ce fou furieux de Paolo Ciarchi ; dans la chanson, d'autre part, il préfigurait mon abattage.

Le problème est que, le pauvre Ivan s'en est allé d'abord ; et je me suis retrouvée seule et sans but. Et où le trouverai-je... (continua)
LA VACHERIE
(continua)
inviata da Marco Valdo M.I. 13/9/2015 - 21:41
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Il primo giorno di scuola

[2015]
Singolo
Testo e musica di Belisari, Civaschi, Fasani

We don't need no education!
Uè mamma oggi è il primo giorno di scuola
(continua)
inviata da adriana 13/9/2015 - 20:11
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Τα τραγούδια του αγώνα

Curioso, sulla copertina, il circonflesso sull'articolo ma solo l'acuto su agOna.
Vasiloukos 13/9/2015 - 19:07

Déclaration universelle des droits de l'âne

Una proposta della melodia ...
Non è proprio la versione migliore, ma ho scoperto stasera che sabato sera verso le 19.00 è molto difficile registrare quasiasi cosa sul YT, e cantare per la decima volta un pezzo grezzo stuffa assai :)
Diletanti specialmente
Vi voglio un sacco bene
Ciao
Pa
Krzyś

Krzysiek Wrona 12/9/2015 - 22:23
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Le Mantellate

gli autori non sono stati 3 milanesi. non so gli altri due, ma Giorgio Strehler era triestino
rebetiko 12/9/2015 - 20:32
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Contro

tantissimi "CONTRO",per un solo "a favore",LIBERTA'!Nomadi si nasce...
davide 12/9/2015 - 13:38
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Lamkin

anonimo
Questa versione è quella interpretata dagli "Steeleye Span" nel disco "Commoners Crown" nel 1975 con la voce di Maddy Prior.
Flavio Poltronieri 12/9/2015 - 13:09
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Such a Parcel of Rogues in a Nation

Robert Burns non ha mai rivendicato la paternità di questa canzone, troppo preoccupato a non esporsi pubblicamente nel suo ruolo di pubblico ufficiale (esattore delle tasse dal 1789). Tuttavia non poteva restare indifferente all’evento del secolo ossia al Trattato di Unione del 1707 che aboliva il parlamento di Scozia e Inghilterra per creare un unico Parlamento del Regno Unito. Unione osteggiata da una grande parte della popolazione scozzese che temeva di perdere la propria libertà.
tratto da Terre celtiche
Addio a tutta la nostra fama scozzese
(continua)
inviata da Cattia Salto 12/9/2015 - 00:05
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A Man's a Man for a' that

L’analisi del testo si presta a molteplici letture ideologiche, per cui alcuni vogliono vedere in Burns un rivoluzionario, un precursore del socialismo.
A mio avviso la lettura più coerente è quella che inquadra Burns come fratello massone e uomo del suo tempo; nella prima strofa Burns afferma che la ricchezza e la classe sociale non devono essere il metro con cui misurare il valore di un uomo, bensì il suo carattere. Il concetto si sviluppa nella seconda strofa: l’aspetto esteriore è solo apparenza e l’onestà vale più dei vestiti eleganti. E prosegue: il giovanotto elegante con il titolo di Lord (l’aristocratico) che si pavoneggia e riceve gli elogi è solo un idiota, mentre l’uomo “comune”, che impara a ragionare, non si lascia irretire (dalla ricchezza, dai privilegi, dalle consuetudini, dalle opinioni “comuni”. Infine nella quarta strofa si ribadisce che l’onestà (integrità) di un uomo... (continua)
TUTTO E' PER QUESTO E PER QUELLO
(continua)
inviata da Cattia Salto 11/9/2015 - 23:49
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September 11, 2001

[11 settembre 2001]
Parole di Jason Molina (1973-2013), musicista e cantautore dell’Ohio, fondatore di formazioni come Songs: Ohia e Magnolia Electric Co.
Musica di Jason Molina, Will Oldham ed Alasdair Roberts

La canzone è rimasta inedita fino a pochi mesi fa.
Nel frattempo il suo autore è morto, il 16 marzo 2013, a soli 39 anni, stroncato dalla sua dipendenza dall’alcol.

Nel settembre del 2001 i musicisti Jason Molina, Will Oldham ed Alasdair Roberts avevano deciso di trovarsi per iniziare una collaborazione artistica. Si erano incontrati nella fattoria di Paul, fratello di Will Oldham, in una zona rurale del Kentucky.
L’11 Settembre li colse lì, e questa fu la loro istintiva risposta a quanto accaduto, un evento terribile che da allora non ha mai smesso di proiettare la sua ombra nefasta sull’intera umanità...
That's all
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 11/9/2015 - 22:42
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The Slave's Lament

In “The Slave’s Lament” Burns accomuna il dolore dell’emigrante costretto dalle necessità a lasciare i suoi affetti, a quello dell’uomo nero messo in schiavitù e allontanato dal suo amato Senegal

L’atteggiamento di Burns nei confronti dello schiavismo è più blando e tuttavia importante: all’epoca ai neri si vuole negare l’appartenenza al genere umano, ritenendole creature prive di sentimenti umani, perciò sottolineare le eguaglianze negli affetti, contribuiva a far sorgere la compassione per la loro sofferenza. Questa propensione verso un trattamento più umano degli schiavi, non implicava però la denuncia del sistema e molti all’epoca consideravano la schiavitù come una necessità.
LAMENTO DELLO SCHIAVO
(continua)
inviata da Cattia Salto 11/9/2015 - 22:27




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