Partito [1] da Milano senza un soldo
arrivai a Parigi a tasche vuote
sempre col mio pugnale ben affilato
il cuore di quel vigliacco devo spaccare.
Quando Caserio vide la carrozza
e lui s'avvicinava piano piano
quel mazzolin di fiori e che gridava amore
gl'inferse il pugnale dentro il cuore.
Quando Caserio fu arrestato
gli domandaron chi eran i suoi compagni
I miei compagni sono dell'anarchia
io facevo il fornaio e non la spia.
Quando Caserio fu in tribunale
gli domandarono se conosceva il suo pugnale
Sì sì che lo conosco ha il manico rotondo
nel cuore di Carnot andò nel fondo.
Quando Caserio fu condannato
gli domandarono s'era pentito del suo reato
Se per dieci minuti m'avessero lasciato
il nuovo presidente l'avrei scannato.
Quando Caserio vide la ghigliottina
a lei s'avvicinò pian piano
con una mano levandosi il cappello
Addio amici e compagni vado al macello
ma prima di morire vo' dire una parola
sia maledetto il re, casa Savoia.
Partito da Milano senza un soldo
anonyme
Registrazione di Franco Coggiola
Recording by Franco Coggiola
Informatrice / Informator: Teresa Viarengo Amerio (1891-1966)
1964
Franco Coggiola (1939-1996) alla cascina del "Micio" Azzali con Genia Azzali, Pontirolo (CR)
Teresa Viarengo, nata sul finire dell’Ottocento, è stata una grande interprete della cultura canora contadina, depositaria di più di trecento ballate piemontesi e testimone della tradizione vivente monferrina. Roberto Leydi le ha dedicato un volume (con 42 canzoni -musiche testi e note + 28 tracce sul CD allegato) Canté Bergera, la ballata piemontese dal repertorio di Teresa Viarengo (Diakronia, 1995), e così la descrive a pagina 26: «Quando io la conobbi, nel 1964, Teresa Viarengo aveva 73 anni. Era di famiglia della campagna astigiana, di Scurzolengo, ma già la madre si era trasferita prima dell’altra guerra, in città, ad Asti, dove era diventata operaia tessitrice. Sposata (Amerio) e poi vedova, Teresa era stata tutta la vita casalinga ad accudire le due figlie, e nella solitudine della casa aveva sempre cantato, ripetendo le canzoni che diceva di aver imparato dalla madre, dalla suocera, anche loro appassionate cantanti, e imparandone di nuove non appena le si presentasse l’occasione. Come tutti i grandi cantanti e i musicisti popolari, Teresa Viarengo era una donna viva e intelligente, con un carattere forte, con una coscienza solida e modi al tempo stesso molto cortesi e decisi, come si dice debbano essere i piemontesi. Ricordo ancora con piacere (ed emozione) i lunghi pomeriggi passati, tra il 1964 e il 1965, nella sua modesta casa di Asti, proprio in corso Alfieri, un po’ a registrare, un po’ a parlare di vecchie e nuove canzoni, bevendo malvasia, un po’ a conversare di mille cose. Del passato ma anche del presente, della sua vita e della sua famiglia, spesso dei suoi dispiaceri (che le rendevano meno gradito il cantare), ma anche delle cose del giorno». E ancora a pagina 30: «Il colore del timbro della voce, l’articolazione del fraseggio, con anticipi e ritardi, l’uso rapido del vibrato, delle acciaccature, delle note aspirate, sono i tratti del fortissimo temperamento musicale della Viarengo». Anche Franco Coggiola registrò circa 300 canzoni della Viarengo di cui una settantina compresi nella raccolta di Costantino Nigra (Canti Popolari del Piemonte, 1888). - Cattia Salto - Terre Celtiche
Recording by Franco Coggiola
Informatrice / Informator: Teresa Viarengo Amerio (1891-1966)
1964

Franco Coggiola (1939-1996) alla cascina del "Micio" Azzali con Genia Azzali, Pontirolo (CR)
Teresa Viarengo l’ultima cantora

Teresa Viarengo Amerio.
Teresa Viarengo, nata sul finire dell’Ottocento, è stata una grande interprete della cultura canora contadina, depositaria di più di trecento ballate piemontesi e testimone della tradizione vivente monferrina. Roberto Leydi le ha dedicato un volume (con 42 canzoni -musiche testi e note + 28 tracce sul CD allegato) Canté Bergera, la ballata piemontese dal repertorio di Teresa Viarengo (Diakronia, 1995), e così la descrive a pagina 26: «Quando io la conobbi, nel 1964, Teresa Viarengo aveva 73 anni. Era di famiglia della campagna astigiana, di Scurzolengo, ma già la madre si era trasferita prima dell’altra guerra, in città, ad Asti, dove era diventata operaia tessitrice. Sposata (Amerio) e poi vedova, Teresa era stata tutta la vita casalinga ad accudire le due figlie, e nella solitudine della casa aveva sempre cantato, ripetendo le canzoni che diceva di aver imparato dalla madre, dalla suocera, anche loro appassionate cantanti, e imparandone di nuove non appena le si presentasse l’occasione. Come tutti i grandi cantanti e i musicisti popolari, Teresa Viarengo era una donna viva e intelligente, con un carattere forte, con una coscienza solida e modi al tempo stesso molto cortesi e decisi, come si dice debbano essere i piemontesi. Ricordo ancora con piacere (ed emozione) i lunghi pomeriggi passati, tra il 1964 e il 1965, nella sua modesta casa di Asti, proprio in corso Alfieri, un po’ a registrare, un po’ a parlare di vecchie e nuove canzoni, bevendo malvasia, un po’ a conversare di mille cose. Del passato ma anche del presente, della sua vita e della sua famiglia, spesso dei suoi dispiaceri (che le rendevano meno gradito il cantare), ma anche delle cose del giorno». E ancora a pagina 30: «Il colore del timbro della voce, l’articolazione del fraseggio, con anticipi e ritardi, l’uso rapido del vibrato, delle acciaccature, delle note aspirate, sono i tratti del fortissimo temperamento musicale della Viarengo». Anche Franco Coggiola registrò circa 300 canzoni della Viarengo di cui una settantina compresi nella raccolta di Costantino Nigra (Canti Popolari del Piemonte, 1888). - Cattia Salto - Terre Celtiche
Partivo da Milano senza soldi
Arrivavo a Parigi a tasche vuote
Andavo per uccidere il re Carnot. [1]
E appena l'uccisi io fui legato
Con le catene a mani e piedi
Entro una cella.
Mi disse se conosco i miei amici
Sì sì che li conosco non dirò mai chi sia
Presidente io faccio il prestinaio [2]
E non la spia.
L'amante di Caserio piangeva forte
Vedere il fidanzato andare alla morte
Se tu sei una vera anarchica
Non devi aver paura vedere il fidanzato
Alla tortura.
Arrivavo a Parigi a tasche vuote
Andavo per uccidere il re Carnot. [1]
E appena l'uccisi io fui legato
Con le catene a mani e piedi
Entro una cella.
Mi disse se conosco i miei amici
Sì sì che li conosco non dirò mai chi sia
Presidente io faccio il prestinaio [2]
E non la spia.
L'amante di Caserio piangeva forte
Vedere il fidanzato andare alla morte
Se tu sei una vera anarchica
Non devi aver paura vedere il fidanzato
Alla tortura.
[1] Anche qui Carnot è "re". Non esistono "presidenti" nella coscienza e nella tradizione rurale popolare, né repubbliche: solo re e regni. Sarebbe del resto arduo trovare una repubblica in una fiaba! La grande eco del gesto di Caserio ha però fatto sì che il nome del presidente (o "re") sia generalmente esatto.
[2] In questa versione, il mestiere di Caserio viene enunciato con un lombardismo, prestinaio (dal latino pistrinarius). E' tuttora una parola abbastanza comune anche a Milano.
[2] In questa versione, il mestiere di Caserio viene enunciato con un lombardismo, prestinaio (dal latino pistrinarius). E' tuttora una parola abbastanza comune anche a Milano.
envoyé par Riccardo Venturi - 20/5/2007 - 01:30
Registrazione di Giorgio Bertero
Recording by Giorgio Bertero
Informatrice / Informator: Rosetta Scotti, casalinga / housewife
Voghera (Pavia)
1964
Recording by Giorgio Bertero
Informatrice / Informator: Rosetta Scotti, casalinga / housewife
Voghera (Pavia)
1964
Registrazione di Giorgio Bertero (folklorista e paroliere autore, tra le altre cose, dei testi dell’album Anna come sei di Anna Identici (1976). L’informatrice, Rosetta Scotti, era una casalinga di Voghera (Pavia) (un’autentica “casalinga di Voghera”, quindi). Rosetta Scotti pare essere stata un autentico prodigio di conoscenza di canzoni popolari: fu un’informatrice privilegiata di Roberto Leydi, che la registrò oltre 300 volte. Anche la registrazione di Bertero può essere stata fatta per conto di Leydi. Versione cit. in Quella sera a Milano era caldo, p.25, e in CIP p. 60. [RV 21-4-2026]
L'amante di Caserio alla finestra
gridava fortemente «Amore mio»
«Amore mio coraggio e non paura
che presto mi vedrai alla tortura»
Partivo da Parigi e senza un soldo
arrivò a Milano con le tasche vuote [1]
Ma un sol pugnale che a me mi rimaneva
era per andare a uccidere il re Carnot.
gridava fortemente «Amore mio»
«Amore mio coraggio e non paura
che presto mi vedrai alla tortura»
Partivo da Parigi e senza un soldo
arrivò a Milano con le tasche vuote [1]
Ma un sol pugnale che a me mi rimaneva
era per andare a uccidere il re Carnot.
[1] [1] La versione, presente sul sito fin dal 2007, è stata ricontrollata sia su Quella sera a Milano era caldo, sia su CIP p. 60. Questo per il curioso e unico “viaggio a ritroso” di Sante Caserio, che qui “parte da Parigi senza un soldo” e va a Milano. Prob. uno sbaglio della cantora, che non conosceva, o conosceva poco, la vicenda storica. La versione appare incentrata sulla “fidanzata di Caserio”, che compare in diverse versioni del canto. In realtà, non risulta che Caserio avesse una fidanzata, né ne parlò o scrisse mai.
envoyé par Riccardo Venturi - 20/5/2007 - 01:31
Registrazione di Dante Bellamio
Recording by Dante Bellamio
Informatore / Informator: Luigia Canali, ex filandiera / a former spinner
Rogeno (Lecco), 1964)
Recording by Dante Bellamio
Informatore / Informator: Luigia Canali, ex filandiera / a former spinner
Rogeno (Lecco), 1964)

Dante Bellamio (1933-2022)
Dante Bellamio, padovano di nascita ma scomparso a Milano il 3 dicembre 2022, è stata una figura storica ed importante nella ricerca etnomusicologica italiana, e tra i fondatori ed animatori dell’Istituto Ernesto De Martino. Era cognato di Gianni Bosio, avendo sposato nel 1968 sua sorella Giulia. Ci presenta qui questa breve versione, rappresentante “estrema” del filone e neppure precisamente ascrivibile ad esso, dato che non presenta il “verso identificativo” Partito / Partivo da Milano senza un soldo. Se vi è inserita, è perché non differisce fondamentalmente dalla versione raccolta da Giorgio Bertero a Voghera, già ampiamente stilizzata e passata attraverso l’erosione popolare. Dante Bellamio la raccolse a Rogeno, attualmente in provincia di Lecco ma al tempo in quella di Milano, da un'ex filandiera a nome Luigia Canali. Anche qui abbiamo la presupposta “fidanzata di Caserio” e l’immancabile “Caserio fa il fornaio e non la spia”. [RV 21-4-2026]
L'amante di Caserio alla finestra
gridava fortemente «Amore mio»
«Amore mio coraggio e non paura
che presto mi vedrai alla tortura»
Il presidente dice «A voi Caserio
dove avete lasciato vostri compagni»
Caserio dice «io faccio l'arte mia
io faccio il fornaio e non la spia»
gridava fortemente «Amore mio»
«Amore mio coraggio e non paura
che presto mi vedrai alla tortura»
Il presidente dice «A voi Caserio
dove avete lasciato vostri compagni»
Caserio dice «io faccio l'arte mia
io faccio il fornaio e non la spia»
envoyé par Riccardo Venturi - 20/5/2007 - 01:32
Versione di provenienza imprecisata
Partito da Milano senza un soldo
arrivai a Parigi a tasche vuote
soltanto il mio pugnale
pugnale avvelenato
che il cuore di Carnot
l'ha trapassato.
Interrogato fu Caserio dal Presidente
Ditemi se conoscete i vostri compagni
Caserio gli rispose
I miei compagni sono dell'Anarchia
signor Presidente io faccio il fornaio
e non la spia
Interrogato fu Caserio dal Presidente
Ditemi se del fatto voi siete pentito
Caserio gli rispose
Un quarto d'ora sol vorrei essere mollato
e poi vedresti ancor te vigliacco
t'avrei scannato.
arrivai a Parigi a tasche vuote
soltanto il mio pugnale
pugnale avvelenato
che il cuore di Carnot
l'ha trapassato.
Interrogato fu Caserio dal Presidente
Ditemi se conoscete i vostri compagni
Caserio gli rispose
I miei compagni sono dell'Anarchia
signor Presidente io faccio il fornaio
e non la spia
Interrogato fu Caserio dal Presidente
Ditemi se del fatto voi siete pentito
Caserio gli rispose
Un quarto d'ora sol vorrei essere mollato
e poi vedresti ancor te vigliacco
t'avrei scannato.
envoyé par Riccardo Venturi - 20/5/2007 - 01:32
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Unknown Storyteller, 1894
Il filone “Partito da Milano senza un soldo” (che mette l’accento sulle condizioni di estrema povertà di Sante Caserio) è anch’esso dovuto ad anonimi cantastorie ed è contemporaneo ai fatti (1894). La sua esistenza come “filone autonomo” è dovuta quasi esclusivamente all’incipit di tutta una serie di versioni di provenienza varia; per il resto, appare come un mélange, con elementi provenienti dal filone “Le ultime ore e la decapitazione di Sante Caserio” e da quello de ”L’interrogatorio di Caserio”. Delle versioni contengono però un elemento originale, quello della maledizione nei confronti di casa Savoia espresso perlopiù alla fine del canto. La prima versione che presentiamo qui è anche la prima in assoluto del canto: fu registrata nel 1962 da Sergio Liberovici a Nonantola, in provincia di Modena, da un informatore rimasto anonimo [CPI p. 59]. [RV 20-4-2026]
Sante Caserio:
A Sante Caserio, o La ballata di Sante Caserio
Le ultime ore e la decapitazione di Sante Caserio, o Aria di Caserio, o Il sedici di agosto
Caserio passeggiava per la Francia
Partito da Milano senza un soldo
Su fratelli pugnamo da forti
Sante Caserio uccisore di Sadi-Carnot
L'interrogatorio di Caserio
Bresci e Caserio
Passanante e Caserio
Un pensiero a Caserio