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Concerto delle menti

Pholas Dactylus
Langue: italien


Pholas Dactylus

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1973

Concerto delle menti
PARTE I

Tra poco voi salirete su di un tram
Uno di quei vecchi, scassati tram
Che assomigliano tanto a voi
Dopo una giornata nera, vuota, paranoica
Per un po' l'andatura di quel tram
Sarà per voi quella di tutti i giorni
E il vostro occhio cadrà sul pavimento
Lurido pavimento, ricoperto
Dalle incrostazioni degli sputi
Dei passeggeri che vi hanno preceduto
Toccherete sulla spalla
Il vostro vicino di sedile
Per chiedergli qualcosa
Vi renderete conto, con immensa disperazione
Che non avete toccato altro
Che un mucchio di stracci
Il cui contenuto è il nulla
Chiamerete, urlando, il conducente
Egli si volterà e vedrete
Il volto della morte delle menti
La vostra unica possibilità d'uscita
Sarà quella d'affacciarvi ad uno qualsiasi
Dei tanti finestrini dello stesso tram
E allora v'accorgerete
Che quello che vi vedevate di solito
Sta cambiando, lentamente, inesorabilmente
La forma delle case, le auto, la gente
Prenderanno le forme e i colori, i profumi
Che la vostra mente vi suggerirà
Il tram stesso si staccherà da terra e ognuno di voi
Pur rimanendo sullo stesso tram
Viaggerà per conto suo
Superando porte dimensionali
A questo punto, la vostra mente
Sarà predisposta ad accettare
Ciò che Pholas Dactylus
Ha già accettato a suo tempo:
Non siamo soli nell'universo

Il poeta scava con artigli di ferro
Le sabbie del deserto che sprofonda
Rifatta seme, la rosa rampicante
L'insetto riprende la sua forma di larva
Nella gola vuota di Mosè, come fumo
Rientrano tutte le parole pronunciate
La lama di Caino si leva dalla ferita
E Abele risorge dalla polvere
Pilato non trova più la sua lingua
E Giuda sale all'albero a cui s'appese
Lucifero s'invola, ruggendo dalla Terra
E ricade il Cristo nella sua, solo sua, morte
Adamo ha nuovamente la sua costola
Una donna piange entro il suo fianco
La distesa dell'Eden è verde e folta
La foresta mormora, non si vede animale
Un sole, sciolto in catene di avida sete
Ciba il primo con l'ultimo giorno

Camminando sui tetti delle case morte
M'accorgo d'avere le tasche piene di sabbia
Sabbia azzurra di un deserto d'ametista
Nelle narici semi di belladonna
E le piante della canapa indiana
Mari di libanese rosso
E mille cavalli in corsa
Sul dorso della mia mano
Ditemi voi, piccoli uomini insignificanti
Che credete di stare così bene laggiù
Semi-sepolti sotto una pioggia di tarantole nere:
Perché non dovrei viaggiare oltre la soglia
Di un'altra dimensione?
E ditemi voi, piccole donne di stucco:
Che ci capite voi se vi dico
Che ci capite voi se vi dico
Che ci capite voi se vi dico
Che un sasso si apre e ne esce un fiore?
Che ci capite voi se vi dico
Che da un mare salgono comete viola?
Che ci capite voi se vi dico
Che da una camera vuota può uscire
Un esercito di funghi verdi
E scomparire inghiottiti dalla bocca di un inferno?
Che ci capite voi se vi dico
Che da un mare salgono periscopi d'argento
Con la lente candida?
Che vedo una lunga fila di esseri umani
Sono nudi e privi di faccia
Al posto della faccia c'è uno specchio levigato
Che vedo rospi con occhi di gemme
Che vedo alberi con le foglie nere
Che vedo edifici, le cui fondamenta fluttuano
Sopra la superficie del suolo
Che vedo abissi scarlatti, montagne d'oro
E dal mare salgono periscopi giganti...
Però funziono... funziono bene
Ed è questo, solo questo, che conta

Gli imbecilli ci stanno guardando
E non sanno più cosa fare
Il terrore diventerà grande
Ed il gas farà da padrone
Quanti dischi coperti di sangue
Sangue viola, respiri mozzati
E i pianeti di questa galassia
Si son fusi in un unico blocco
In un unico ammasso di fuoco

Quante vite tagliate di netto
Vite senza significato
Ed un boia con le sue ruffiane
Sta guardando dall'alto
Ridendo di quelli
Che pretendono di salvarsi
Comperando i cervelli degli altri

Dai celesti spazi infiniti
Scenderanno un giorno
Sei angeli d'acciaio
Non avranno una bocca per parlare
Non avranno occhi per vedere
Né orecchi per sentire
Il primo stenderà le sue appendici sull'oceano
Che diventerà nero: aghi di sole bucheranno
I semi della terra, facendone scaturire
Putrefazione e morte
Il secondo metterà le sue radici
Nelle lande più deserte
Divenendo l'albero degli alberi
Il terzo sprofonderà nelle fosse abissali
Di un mare immaginato
Facendo terribile strage dei mostri in esso sepolti
Il quarto farà uso di una ventosa d'alabastro
Che risucchierà tutto ciò che drogava
Gli umani da molte migliaia d'anni
Il quinto impedirà il risveglio
Del colosso dai piedi d'argilla
E la volta del cielo verrà oscurata
Da barche di platino
Milioni d'animali d'ogni specie
Verranno assorbiti dalla tromba solare
E mandati ognuno verso una stella diversa
Il sesto riedificherà la torre Atlantica
E si parlerà finalmente una sola lingua
Abismo, nutrajo, veneni, okazi, nutranjo
Veneni, flago, stalo, detrui, cevalo, repacigi
Fringo, donaco, eniri, plenigi, flami, provizi
Cerbumi
Poi egli scenderà come pioggia sul selciato
E ci sarà abbondanza di pace
Sino alla scomparsa dei pianeti
Egli dominerà da un mare all'altro
Dal fiume sino ai confini della terra
Questo vi dico io
Ma i seguaci di Baal sono ancora in agguato:
"E squartate dunque le vostre vacche
Noi squarteremo le nostre"
Il fuoco del Dio dell'arca lucente
Brucerà una sola delle vacche squartate
E la fine definitiva dei seguaci di Baal
Sarà così segnata
Fabelo, panisto, furago, liveri, galono
Burgono, agrabla, frosti, plezure
Busastro, lunturo, frandema
Jasmeno, frandema, cerbumi, frandema, lunturo

Ma non saremo che all'inizio del nostro cammino:
La nostra meta sarà quella
Di unirci per sempre a quei popoli
Che già c'aspettano
E tuffarci con loro nell'universo degli universi
Nella dimensione degli intoccabili
E colà giunti, nascere e rinascere
Più volte, con diverse forme
Poiché il corpo può essere
10, 100, 10000, un milione, un miliardo
La mente una

Una delle navi delle sabbie
Si schianta sulle dune azzurre
Con la grande vela amaranto
La chiglia di rame
La barra biancaluna
E tutte le annegate immagini
Che la fendono

Gli uomini mascherati, le donne mascherate
Tutti sprofondano nella sabbia
Per poi dissolversi in una nuvola
Arancione prima, nera dopo...
Poi il tuono della morte
Una morte che non è morte
Perché non c'è mai stata vita

PARTE II

(Compro e vendo cervelli usati
Compro anche quelli di scarto
Compro e vendo cervelli usati
Compro anche quelli di scarto
Compro e vendo cervelli usati
Compro anche quelli di scarto)

Minuscole creature marine ti coprivano
Componendo sul tuo corpo
Un molle tappeto brulicante di vita
Vita che abbandonava lentamente
Le tue membra ed i tuoi polmoni
Spossati nell'angoscia
Di non poter respirare
Quando, ad un tratto
Una tenue luminosità ha preso forma
In fondo al nero gorgo della paura
Un giglio candido e abbagliante
Che accecava la coscienza
Ricoprendola di bagliori rossastri e violacei
Poi alla velocità
Che solo il pensiero sa avere
Qualcuno o qualcosa mi scagliò lontano
Tanto lontano
In un deserto di perle nere

Il tempo e lo spazio non ci son più!
Il tempo e lo spazio non ci son più!

Il tempo e lo spazio non ci son più!
Il tempo e lo spazio non ci son più!

Quaggiù, in riva a questo mare
C'è un vecchio con la barba grigia
Che raccoglie rifiuti
Senza mai dire una sola parola
C'è anche un bimbo di pietra
Che lo sta a guardare silenzioso
Senza versare lacrime di cristallo
In questo mare c'è l'odore della nafta
Che macchia la superficie calma dell'acqua
Luccicante nei colori dello spettro solare

In questo mare privo di vento
Esistono tante cose inutili
Esiste un'asta di metallo
Che nessuno ha mai osato toccare
E tanti sporchi relitti
Coperti di rifiuti che non puzzano

In questa spiaggia, da quel mare
Dove ogni granello di sabbia
Ha già scritto un suo libro
Udii predicare un monaco rosso
Dall'alto di un pulpito retto
Da colonne di onice e legno

In questa spiaggia, da quel mare
Giunse un giorno una bambina verde
Aveva visto alberi verdi, notti verdi
Ed aveva ricordi verdi
Sempre nel verde si perdette

Dietro persiane nere vidi il mare
La spiaggia piena di rifiuti
E la bambina verde muoversi e danzare
Come una cosa sola

Ritornai dopo secoli in quella spiaggia
Dove le navi non possono fare scalo
E vi trovai un bimbo di pietra
Con un braccio spezzato
E glielo avete spezzato voi!
Mi raccontò delle stragi di colombe bianche
Nelle mattine d'agosto
Mi raccontò della pelle umana
Stesa ad asciugare al sole
Mi raccontò della caduta del fall-out
E della polvere bianca
Che ingessava gli occhi alle bimbe verdi
Di una madre di pietra

E intanto il suo occhio
Sopra le celle ricolme di larve
Uccide, uccide e uccide

Uccide, uccide senza pietà alcuna
Senza un solo attimo di sosta

Poi raccoglie i corpi e li butta nell'abisso
Che tutto brucia da duemila anni ormai

Poi nuove vite, nuovi corpi, nuove menti
Riempiranno la nuova terra

Poi i demoni vestiti di bianco
Vi spanderanno sopra nuova luce
Luce d'altri mondi

Anime dannate dal cosmo
Per sempre impresse sulla fronte di...

envoyé par Alberto Scotti - 24/7/2020 - 04:00


Questo che ad un ascolto superficiale può apparire come uno sproloquio senza né capo né coda è in realtà un volo pindarico che tocca nel profondo chiunque abbia un animo anche solo minimamente sensibile. Perché? E chi lo sa! Questo però è quel che sento, e mi sembra giusto portare il mio insignificante omaggio alla forza visionaria di chi ha saputo prendermi per mano e trascinarmi nel suo mondo di follia del quale sento la forza pur senza comprenderne a fondo il significato. Grazie.

Un ex-musicista vissuto di tasti per tanti, tanti anni - 13/12/2023 - 23:06




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