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Chiedo scusa se parlo di Maria

Giorgio Gaber
Lingua: Italiano


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(1973)
di Giorgio Gaber e Sandro Luporini
nello spettacolo "Far finta di essere sani"


Abbiamo sempre cercato, io e Luporini, di contrapporre e unire questi due piani, il personale e il politico, di individuarli come contrapposti e di risolverli con l'unione nel gesto che diventa personale e politico contemporaneamente ma questa scissione tra personale e politico mi sembra già sbagliata nell'enunciazione. Non puoi parlare di "personale" e di "politico", nel momento in cui tu li distacchi o - cercando di metterli insieme - li consideri separati. "Maria il Vietnam, Maria la libertà, Maria la rivoluzione", sono parole messe insieme che a me danno una emozione proprio perché diventano la stessa cosa: Maria è il Vietnam. Non è che bisogna occuparsi del personale o del politico, sono la stessa cosa. lo non mi sono mai trovato d'accordo su questo tipo di scissione, che poi diventa degli slogan riduttivi, da "uniti sì ma contro la DC", diventa questo, in cui la coscienza è dietro l'angolo, è facile, è da prendere subito. Mi sembra tutto più elaborato

C. Bernieri, Giorgio Gaber, in Non sparate sul cantautore, vol. 1, Mazzotta editore, Milano, 1978.


Giorgio Gaber 1973


In questo spettacolo, inoltre, Gaber mette in luce la sua forte sensibilità verso la sfera del privato: è come se volesse dire, l’autore, che se un individuo non conosce le sue verità più profonde, se non comprende l’animo delle persone a lui più vicine, è impossibile che possa intendere e tanto meno affrontare i grandi drammi, le questioni che sconquassano quegli anni tormentati, come la guerra in Vietnam o le violenze politiche.

La canzone è proprio emblematica della scelta di dare spazio all’aspetto dei sentimenti, del personale, del privato come azione prioritaria rispetto all’adesione alle grandi questioni collettive. La canterà al Palalido di Milano durante una manifestazione di solidarietà per il popolo cileno dopo il colpo di stato di Pinochet. Sarà fischiato e contestato. Ma lui era coerente all’idea che non esiste una rivoluzione fatta di slogan: la rivoluzione viene dal quotidiano senso di realtà.

da Patria indipendente
Chiedo scusa se parlo di Maria
non nel senso di un discorso quello che mi viene
Non vorrei che si trattasse di una cosa mia
e nemmeno di un amore non conviene

Quando dico parlare di Maria
voglio dire di una cosa che conosco bene
certamente non è un tema appassionante
in un mondo così pieno di tensione
certamente siam vicini alla pazzia
ma è più giusto che io parli di Maria

La libertà, Maria
la rivoluzione, Maria
il Vietnam la Cambogia
Maria
la realtà.

Non è facile parlare di Maria
ci son troppe cose che sembrano più importanti
mi interesso di politica e sociologia
per trovare gli strumenti e andare avanti
mi interesso di qualsiasi ideologia
ma mi è difficile parlare di Maria

La libertà, Maria
la rivoluzione, Maria
il Vietnam la Cambogia
Maria
la realtà.

Se sapessi parlare di Maria
se sapessi davvero capire la sua esistenza
avrei capito esattamente la realtà
la paura la tensione la violenza.
Avrei capito il capitale e la borghesia
ma la mia rabbia è che non so parlare di Maria

La libertà, Maria
la rivoluzione, Maria
il Vietnam la Cambogia, Maria
la realtà.

Maria
la libertà, Maria
la rivoluzione, Maria
il Vietnam la Cambogia
Maria
la realtà.

Maria, Maria, la realtà
Maria, Maria, la realtà

18/11/2017 - 23:19


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