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Partigiani di Castellino

anonimo
Lingua: Italiano

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Un canto (anzi un coro) partigiano che potete ascoltare nel disco "Con la guerriglia" (Dischi del Sole) nell'interpretazione di un gruppo di partigiani di Mondovi. Registrazione di Michele L. Straniero, Mondovì, Cuneo, casa Rolfi, 31 marzo 1964.

La linea melodica ricalca (e si sente) un canto fascista, cioè l’"Inno degli studenti universitari fascisti", notizia trovata sul sito gemello "il deposito".
altre notizie nei commenti che seguono il testo.

Castellino
Al comando di Renzino
dalle Langhe noi veniamo
partigiani di Castellino
che la patria difendiam

Barbe lunghe e scarpe rotte
un fucile nella man
noi pugnamo sempre giorno e notte
ed i morti vendichiam

Quando il cammin si fa più duro
noi resistiam, non ci arrestiam
quando il cielo si fa più scuro
allora noi cantiam

Tra boschi e macchie
nelle tane come lupi noi viviam
aspra guerriglia
che da giorni e da mesi conduciam

La nostra fede
sarà quella che sui vili vincerà
c'è una voce che dirà
viva i baldi viva i veci partigian di Castellin
c'è una voce che dirà
viva i baldi viva i veci partigian di Castellin

inviata da gianfranco - 11/12/2014 - 10:03


La canzone richiede alcune valutazioni personali.
La prima è relativa all'incipit della canzone, per cui il nome del comandante può essere Renzino, come riportato dal solito copiaincolla sulla rete, oppure Granzino, che a me sembra ai numerosi riascolti...

La seconda è quella dell'adattamento dell’inno degli studenti fascisti, di cui non riesce a cancellare completamente la lugubre andatura. Del resto se l'anonimo autore/arrangiatore ha usato proprio quel canto, è perché lo conosceva bene, ma questo non è un demerito, quei tormentoni li sapevano o dovevano sapere tutti. Semmai gli va il merito di averlo riadattato al nuovo testo, per cui autore e compagni hanno ritenuto il vecchio motivo musicale, nella nuova veste, degno di essere l'inno di brigata, con sicura soddisfazione di amici e ascoltatori.

Il terzo discorso è più complesso e riguarda la genesi dei canti partigiani, ed ora provo a chiarire.
Intanto per canto partigiano intendo una di quelle canzoni spontaneamente create dai partigiani, per istinto naturale, qual'è sempre il desiderio di cantare, specie a vent'anni, creando un testo letterario su misura degli esecutori, e adattando sempre, con rarissime eccezioni, una musica preesistente, gradevole, facile, ben conosciuta a tutti, in tono con l'argomento del testo, che è più vasto di quanto si possa pensare in un primo momento. Non solo battaglie e combattimenti, piuttosto l'esame critico e succinto della condizione presente: le scarpe rotte sono onnipresenti (come ahimè ai piedi), i vestiti poco adatti alla stagione invernale... Poi il ricordo, prima della mamma, poi della morosa, il papà non esiste. Il pensiero ai compagni caduti, per ultimi i nemici fascisti o tedeschi, destinati a sicura sconfitta. Il motivo per cui saranno sconfitti, più morale che militare, derivante dalla certezza di essere nel giusto. Ancora non si sapeva, ma forse si intuiva, il livello di barbarie raggiunto coi campi di annientamento e con gli stermini di massa nell'Europa dell'est. Arrivavano però le notizie di stragi di civili e di partigiani, che avevano anche lo scopo di fare terra bruciata intorno al movimento partigiano.
Tutto questo si rifletteva nel canto partigiano, lasciando, come ripeto a mio modestissimo parere, poco spazio alla goliardia e agli scherzi e alle facezie, quando in gioco c'era continuamente la pelle propria e quella dei compagni. E magari si tornava da una missione avendo perso qualche amico o col ferito in spalla o su una barella improvvisata o si doveva battere in ritirata perché quella che stava risalendo la collina era una intera divisione di crucchi e non la solita pattuglia da rimandare a valle disarmata e senza scarpe e calzoni.
Ma, visto che mi è scappato il mouse sull'argomento, proverò ad approfondire brevemente. Anche perché riguarda questa canzone. Vi sono, circa le canzoni, diciamo, "da bivacco" due diversi pareri. Il primo è improntato ad una visione "retorica" dell'evento resistenziale, per il quale poco o niente spazio era riservato agli aspetti meno nobili dell'animo umano, tutti i patrioti erano santi o quantomeno in odore di santità. A questa visione idilliaca si rifanno gli scritti di Paolo Castagnino "Saetta" e quanto ho scritto sopra o in altre pagine del sito. Potrei citare anche, come esempio, quanto mi disse, oltre 10 anni fa, il partigiano "V." che interrogato sull'argomento mi rispose bruscamente che loro, quel pò di fiato che avevano, lo usavano per scappare dai tedeschi e non per cantare. Fine delle mie indagini.
Vediamo ora le ragioni di chi la pensa in modo opposto. Tra questi ad esempio Mario Giovanna e il suo articolo riportato sul libretto del Cd "Chicchiricchi", come pure quanto riportato da Riccardo Venturi relativo al suo amico partigiano "Sugo". Si tratta di testimoni diretti, quindi attendibili.
Vorrei però aggiungere qualcosa alla loro testimonianza. Intanto il territorio è diverso, le lunghe marce in pianura (le Langhe) lasciavano spazio al canto, mentre sulle Alpi o sull'Appennino di spazio (e fiato) ne restava poco, anche a chi era ben allenato, figurarsi per i partigiani "cittadini" per i quali l'allenamento doveva essere come il mio che nelle gite in montagna avevo la lingua che raschiava per terra...
Poi c'è da vedere se il severo capo plotone era disponibile a sentire certe voci "stonate", e non in senso musicale, e non li faceva stare zitti. Il che immagino abbia salvato diverse vite, se nel bosco vicino c'era qualche pattuglia nemica.
L'ultimo elemento a mio favore penso che sia questo: anche se i partigiani, in condizioni favorevoli, volevano cantare canti poco convenzionali, potevano benissimo attingere ad un vasto repertorio popolaresco "scanzonato", a base di osterie vaticane, cacciatori nel bosco, spazzacamini ben dotati e così via all'infinito, senza bisogno di inventarne delle nuove. (ammesso che ne fossero capaci, a noi non è arrivato niente).
E, dato che queste "canzoni da bivacco" anzi da caserma, erano condivise e cantate anche dai loro coetanei in nero o della monterosa, non mi sembrano degne di affiancarsi a quelle cantate da chi si è sacrificato per noi.

gianfranco - 11/12/2014 - 10:07


Ciao Gianfranco,

la brigata "Castellino" dipendeva dalla I Divisione Autonoma Langhe al comando del maggiore degli alpini Enrico Martini, detto Mauri. Il comandante della brigata si chiamava Renzo Cesale ed era a sua volta un militare, anche lui un alpino, allora con il grado di tenente... Doveva quindi essere abbastanza giovane e, forse (ma azzardo), i suoi potevano anche chiamarlo Renzino... Credo che si trattasse di monarchici, "badogliani" o "autonomi" o "azzurri", come erano chiamati... E' possibile che quel Renzo Cesale sia lo stesso che tra il 1963 ed il 1974 è stato il comandante del CAR del 2º Reggimento Alpini della Taurinense, di stanza a San Rocco Castagnaretta (CN)...

Le fonti su cui baso questa osservazione: qui e qui

Non c'è traccia in Rete di un comandante partigiano, della "Castellino" o comunque operante nelle Langhe, che si chiamasse (di cognome o di battaglia) Granzino, Grazzino o Grenzino...

Saluti

Bernart Bartleby - 11/12/2014 - 15:01


Aggiungo che il fatto che si trattasse di partigiani "badogliani", militari del Regio esercito, spiegherebbe meglio certi toni marziali e patriottardi e anche certi termini (penso al "veci") e pure l'uso della melodia di una canzone fascista....

Bernart Bartleby - 11/12/2014 - 15:21


Grazie B.B. delle precisazioni
in effetti il nome Renzino/Granzino dovrebber riferirsi al nome del comandante (Al comando di...)
ho riscoltato varie volte l'audio, che oltretutto e' afflitto dal fade-in (sfumatura iniziale). un'altra possibilità era:

dal comando di Granzino

se fosse esistito un paese di tale nome...

comunque le tue precisazioni mi sembra chiariscano parecchio della faccenda. ti saluto e vado a mangiare la "Sbobba"

gianfranco

11/12/2014 - 19:32


Confermo il comandante della Brigata Castellino era Renzo Cesale. La Brigata era composta da militari sbandati dal fronte francese,da partigiani locali di Castellino Ceva Carrù e paesi limitrofi. Della Brigata facevano parte mio padre e due miei zii deceduti in combattimento.

roberto odello - 16/4/2015 - 23:04


Grazie Sig. Odello per la conferma.

Trovo un Cesare Odello di Castellino Tanaro, classe 1922, caduto a Murazzano il 22 marzo 1944... era uno dei suoi familiari?

Un saluto cordiale.

Bernart Bartleby - 17/4/2015 - 08:22


si confermo era mio zio. l'altro mio zio deceduto è Broccardo
Lorenzo classe 1926 e caduto a Castellino il 13 7 1944.

roberto odello - 21/4/2015 - 06:34


Uno 22 e l'altro 18 anni... Un grande tributo alla Liberazione quello offerto dalla Sua famiglia, Sig. Odello!
Un caro saluto.

Bernart Bartleby - 21/4/2015 - 08:57


Posso confermare che Renzo Cesale comandante della Brigata Castellino è lo stesso che tra il 1963 ed il 1974 è stato il comandante del CAR del 2º reggimento alpini di Cuneo. Aveva allora 23 anni... (nato il 25 aprile di 1920 in Castellino). Sono un suo nipote nato a Cuneo, attualmente in Argentina e mi fa molto piacere sentir parlare di mio zio. O pure il piacere di aver consciuto Mauri, Gildo Milano ed altri comandanti partiggiani.
Un saluto cordiale
Giusseppe Carlo Torrismondi

Giusseppe Carlo Torrismondi - 15/9/2015 - 21:10


Grazie, Signor Torrismondi, per l'ulteriore conferma.
Un caro saluto a Lei e alla terra d'Argentina.

Bernart Bartleby - 16/9/2015 - 10:25


Anche mio padre era nella brigata castellino comandata da Renzo Cesale che io ho anche conosciutto ..grandi uomini che hanno fatto la storia. .e che purtroppo dimenticati troppo presto. . saranno sempre nei nostri cuori ..

Fenoglio Mauro - 2/5/2016 - 13:47


Grazie, Mauro Fenoglio, per la sua testimonianza su queste pagine.
Non le nascondo che, leggendo il suo cognome, ho subito pensato a Beppe Fenoglio, che pure lui fu sotto il comando di Enrico Martini detto "Mauri", ma nella brigata di Piero Balbo detto "Poli" o "Comandante Nord"... E poi Beppe Fenoglio ebbe solo una figlia, Margherita.

Saluti

Bernart Bartleby - 2/5/2016 - 23:34


Non so se Gianfranco sia d'accordo ma, a questo punto, date le cospicue conferme, direi di correggere il primo verso della canzone: "Al comando di Renzino".

B.B. - 3/5/2016 - 09:04


Sabato 16 luglio si è spento mio suocero Vincenzo Resio, capo squadra di Renzo Cesale, partigiano di Castellino, medaglia al valore militare per azioni partigiane.
Per me è stato un onore ed un privilegio condivere un pezzo di vita con lui

Maurizio Vanni - 20/7/2016 - 16:04


Saluto Maurizio Vanni e gli porgo le mie condoglianze per la scomparsa del suocero Vincenzo Resio, partigiano della Brigata Castellino e braccio destro del suo comandante, Renzo Cesale.

A questo punto chiederei nuovamente agli Admins di sostituire il primo verso con "Al comando di Renzino".

Bernart Bartleby - 20/7/2016 - 23:48


Di "Renzo", ten. Renzo Cesale, comandante degli autonomi stanziato a Castellino, ne parla anche Gildo Milano "Gildo della Pedaggera" (comandante di una brigata appartenente alla della I div. Langhe di Mauri), nel suo bel volume "Nebbia sulla Pedaggera".
Nel libro Gildo narra, senza retorica e con molto realismo e anche durezza, la sua esperienza come partigiano operante nella zona di Murazzano/Saliceto/Sale/Mombarcaro.
Mi era stato consigliato da un carissimo amico, partigiano garibaldino; una scoperta. L'ho poi riletto più volte e ne consiglio la lettura.

Luisa - 7/9/2016 - 15:41


Io sono il figlio della badante del Generale di Corpo d’Armata Renzo Cesale. Non ho alcuna parentela con questo grande uomo, ma posso dire che è stato un grandissimo onore per me poter ascoltare le sue storie e i suoi aneddoti.
Purtroppo il Generale è deceduto ormai da diversi anni, ma ciò che ha dato al nostro Paese insieme a tutti coloro che si sono sacrificati non morirà mai.

A. V. - 23/5/2019 - 03:14



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