Langue   

La leggera

anonyme


Langue: italien (Toscano)


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Canzone popolare toscana
A folksong from Tuscany
Principali interpreti:
Main performers:
- Caterina Bueno
- Ginevra Di Marco (dallo spettacolo Stazioni Lunari e dall'album "Stazioni Lunari prende terra a Puerto Libre")
- Suonatori Terra Terra (nell'album Ma statevi attenti... [2010])

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Il "Trenino della Leggera" e le sue canzoni

Siamo, probabilmente, agli albori delle lotte proletarie, quando ancora la classe lavoratrice non si era data un'organizzazione (o stava appena cominciando a darsela); un'epoca in cui il lavoro stagionale era la normalità. Seguendo flussi antichissimi, dall'Italia settentrionale i lavoratori si recavano in Maremma, terra oramai soggetta alla bonifica Medicea ma ancora intesa come malsana, pericolosa, "strana". Chi andava a fare la stagione nei campi di Maremma, contadini poverissimi, doveva prendere un treno che arrivava passando dall'Appenino tra la Toscana e l'Emilia;era il famoso "Trenino della Leggera", o "Leggera" tout court.

Si chiamava così, quel treno, perché i suoi viaggiatori non avevano niente o quasi. Nella valigia o nella sporta che si portavano dietro, c'erano un tozzo di pane, una mela e un paio di scarpe sfondate. Racconta Caterina Bueno, che raccolse questo canto a Stia, in provincia di Arezzo, nei primi anni '60: “Il treno che agli inizi del secolo portava i lavoratori stagionali attraverso tutto la regione fino in Maremma, veniva chiamato il “Trenino della leggera”, dove “leggera” era un termine dispregiativo e canzonatorio con cui si indicavano i disoccupati, gli stagionali o comunque gli emigranti che, poverissimi, viaggiavano “leggeri” con una sola sporta…”. Il treno, dunque, era la "Leggera" perché il bagaglio di chi vi viaggiava era fatto di niente; ma in quel treno, come in tutti i treni dei lavoratori, si cantava.

Cantare non aveva soltanto una funzione di svago e di passatempo (e, probabilmente, era anche un sistema per cercare di farsi passare la fame); era, per molti, un mezzo per pagarsi il soldo che costava il biglietto. Nelle stazioni, delle specie di bande di stagionali s'improvvisavano canterini e si esibivano chiedendo qualcosa; e cantavano, spesso, canzoni inventate da loro stessi. E quando cantano i lavoratori, o si parla d'amore in forme assai poco convenzionali, o si parla di lavoro. Erano canzoni particolari, sovente rognose, e ancor più spesso piene di sogni d'una vita migliore. La vita migliore, in questa canzone, consiste giustappunto nel non dover lavorare come schiavi, e nel mandare in culo il sor padrone; quando i lavoratori cantano di lavoro, liberi di farlo nelle forme che preferiscono, il lavoro non fa una bella fine. Non è "santificato", come spesso accade anche nelle canzoni di lotta scritte da qualcuno che vuole organizzare in base a qualcosa; in canzoni come questa, il lavoro è ancora nella sua forma bruta. Servaggio, schiavitù. E il sogno è una settimana dove non si fa niente e si viene pagati; che, va detto francamente, è proprio un bel sogno. Canzoni come questa sono piene di sarcasmo, perché chi le inventava e le cantava sapeva bene che cosa, invece, andava a fare. Settimane, mesi a spaccarsi la schiena per una miseria.

Gli stagionali erano i precari di un tempo. Erano migranti per mezzo soldo bucato e una zuppa quando c'era. Avevano un piccolo e leggero bagaglio, se ce lo avevano. Bisognerebbe allora capire cosa cantano gli immigrati, nelle loro lingue, quando vengono mandati nei campi di pomodori dell'Agro Domiziano o a Rosarno. Bisognerebbe sentirli cantare sui treni e sui furgoni, sulle "Leggere" di questo tempo maledetto. [RV]
Il lunedì la testa mi vacilla
Oi che meraviglia non voglio lavorar
Il lunedì la testa mi vacilla
Oi che meraviglia non voglio lavorar


Il martedì poi l’è un giorno seguente
Io non mi sento di andare a lavorar
Il martedì poi l’è un giorno seguente
Io non mi sento di andare a lavorar


Il mercoledì poi l’è un giorno di baruffa
Io c’ho della ciucca non voglio lavorar
Il mercoledì poi l’è un giorno di baruffa
Io c’ho della ciucca non voglio lavorar


Il giovedì poi l’è festa nazionale
Il governo non permette ch’io vada a lavorar
Il giovedì poi l’è festa nazionale
Il governo non permette ch’io vada a lavorar

Oh leggera dove vai
Io ti vengo io ti vengo a ritrovar
Oh leggera dove vai
Io ti vengo io ti vengo a ritrovar

Il venerdì poi l’è un giorno di passione
Io che son cattolica non voglio lavorar
Il venerdì poi l’è un giorno di passione
Io che son cattolica non voglio lavorar


Il sabato poi l’è l’ultimo giorno
Oi che bel giorno non voglio lavorar
Il sabato poi l’è l’ultimo giorno
Oi che bel giorno non voglio lavorar


Arriva la domenica mi siedo sul portone
Aspetto il mio padrone che mi venga a pagar
Arriva la domenica mi siedo sul portone
Aspetto il mio padrone che mi venga a pagar


Padron l’è là che arriva l’è tutto arrabbiato
Brutto scellerato lèvati di qua!
Padron l’è là che arriva l’è tutto arrabbiato
Brutto scellerato lèvati di qua!


Noi siam della leggera e poco ce ne importa
Vadan sull’ostia la fabbrica e il padron!
Noi siam della leggera e poco ce ne importa
Vadan sull’ostia la fabbrica e il padron!


Oh leggera dove vai
Io ti vengo io ti vengo a ritrovar
Oh leggera dove vai
Io ti vengo io ti vengo a ritrovar

envoyé par Riccardo Venturi - 31/5/2011 - 18:36




Langue: italien (Toscano)

La versione interpretata da Caterina Bueno

catbue


Dalla trascrizione dell'l'ultimo concerto di Caterina Bueno tenuto al Teatro Saschall (registrazione dal vivo a cura di Donato Landini), in occasione della terza biennale arte&anarchia 2005 e della prima Vetrina dell'Editoria Anarchica e Libertaria, concerto che Caterina ha offerto al movimento anarchico di Firenze.
LA LEGGERA

Il lunedì la legge non permette
che la leggera la vada a lavorà
tirullallillillero
Il lunedì la legge non permette
che la leggera la vada a lavorà.

Il martedì è giorno di mercato
non 'mai lavorato, nun voglio lavorà
tirullallillillero
il martedì è giorno di mercato
non 'mai lavorato, nun voglio lavorà.

Il mercoledì io vado sul lavoro
piglio la cazzuola mi metto a lavorà
tirullallillillero
piglio la cazzuola, mi casca giù 'l martello
proprio per quello nun voglio lavorà.

Il giovedì poi e l'è il giorno dei santi
noi tutti quanti 'un si vole lavorà
tirullallillillero
il giovedì poi e l'è il giorno dei santi
noi tutti quanti 'un si vole lavorà.

Il venerdì poi è morto Gesù Cristo
'nun l'ho mai visto, nun voglio lavorà
tirullallillillero
il venerdì poi è morto Gesù Cristo
'nun l'ho mai visto, nun voglio lavorà.

Il sabato poi io vado in sul cantone
aspetto il padrone che mi venga a pagà
tirullallillillero
il sabato poi io vado in sul cantone
aspetto il padrone che mi venga a pagà.

E alla leggera che poco gliene importa
la manda sull'ostia la fabbrica e 'l padron
tirullallillillero
e alla leggera che poco gliene importa
la manda sull'ostia la fabbrica e 'l padron.

La forza leggera che canta il cucù
un bacio alla mamma n'Italia mai più.

1/6/2011 - 09:32




Langue: français

Version française – LA LÉGÈRE – Marco Valdo M.I. – 2012
d'une chanson populaire toscane (Italien) – La leggera – anonyme

Principaux interprètes

- Caterina Bueno
- Ginevra Di Marco (de son spectacle Stazioni Lunari e de son album "Stazioni Lunari prende terra a Puerto Libre")
- Suonatori Terra Terra (dans l' album "Ma statevi attenti..." [2010])

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Le "Trenino" de la Légère et ses chansons

Nous sommes, probablement, à l'aube des luttes prolétariennes, quand a classe travailleuse ne s'était pas encore dotée d'une organisation, ou commençait à peine à s'en doter; une époque à laquelle le travail saisonnier était la normalité. En suivant de très anciens flux, de l'Italie septentrionale, les travailleurs se rendaient en Maremme, terre désormais soumise à la bonification des Médicis, mais encore réputée malsaine, dangereuse, "étrange." Ceux qui allaient faire la saison dans les champs de Maremma, des paysans très pauvres, devaient prendre un train qui passait l'Appenino entre la Toscane et l'Emilia. C'était le célèbre "Trenino de la Légère », ou "Légère", tout court.

Ce train s'appelait ainsi parce que ses voyageurs n'avaient rien ou presque. Dans la valise ou dans le sac à provisions qui se portait derrière, il y avait un morceau de pain, une pomme et une paire de chaussures défoncées. Caterina Bueno raconte, qu'elle recueillit ce chant à Stia, en province d'Arezzo, au début des années 60 : "... 'légère' était un terme méprisant et railleur par lequel on désignait les chômeurs, les saisonniers ou tout autant, les émigrants qui, très pauvres, voyageaient 'légers' avec seulement un sac à provisions... » Le train était donc la "Légère", parce que le bagage de ceux qui l'empruntaient était fait de rien; mais dans ce train, comme dans tous les trains de travailleurs, on chantait.

Chanter n'avait pas seulement une fonction de distraction et de passe-temps (c'était aussi probablement un système pour tâcher de faire passer la faim); c'était, pour beaucoup, un moyen pour se payer le sou que coûtait le billet. Dans les gares, des espèces de groupes de saisonniers s'improvisaient chanteurs et donnaient un spectacle en demandant quelque chose; ils chantaient, souvent, chansons inventées par eux mêmes. Et quand les travailleurs chantent, ou on parle d'amour en des formes assez peu conventionnelles, ou on parle de travail. C'étaient chanson spéciales, souvent râleuses, et encore plus souvent pleines de rêves d'une vie meilleure. La vie meilleure, dans cette chanson, justement consiste à ne pas devoir travailler comme esclaves, et à envoyer se faire foutre le « sor » patron; quand les travailleurs chantent le travail, libres de le faire dans les formes qu'ils préfèrent, le travail ne s'en sort pas trop bien. Il n'est pas « sanctifié », comme il arrive souvent dans les chansons de lutte écrites par quelqu'un qui veut organiser la base de quelque chose; Dans les chansons comme celle-ci, le travail est encore dans sa forme brute. Servage, esclavage. Et le rêve est une semaine où on ne fait rien et où on est payé; ce qui, soit dit franchement, est vraiment un beau rêve. Des chansons comme celle-ci sont remplies de sarcasmes, car ceux qui les inventaient et les chantaient, savaient bien par contre, ce qui les attendait. Des semaines, des mois à se briser le dos pour une misère.

Les saisonniers étaient les précaires d'un autre temps. Ils étaient migrants pour un demi sou troué et une soupe quand il y en avait. Ils avaient un petit bagage léger, s'ils en avaient un. Alors, il faudrait comprendre ce que les immigrés chantent, dans leurs langues, quand envoyés dans les champs de tomates de l'Agro Domiziano ou au Rosarno. Il faudrait les entendre chanter sur les trains et sur les fourgons, sur les « Légères » de ce temps maudit. [RV]


Dans notre série du Premier Mai, voici une chanson qui reprend l'opinion des travailleurs...
Comme il y a toute une série de chansons qui reprennent cette ferme condamnation du travail par les travailleurs et leur aspiration fondamentale à la sieste, au farniente et leur souhait de ne faire en matière de travail que ce qui est vraiment nécessaire (donc, pas des armes, des babioles, des objets de luxe...) et de le faire au moindre effort ou de faire, de créer, de pratiquer les activités qui leur plaisent... Elles sont généralement ironiques et drôles comme par exemple : « Je peux pas travailler », « Le Travail, c'est la santé », ou révoltées comme « Le travailleur », comme "Mort au travail" ...On pourrait les réunir – le petit train de la Légère oblige – en faire un parcours...

Ainsi Parlaient Marco Valdo M.I. et Lucien Lane
LA LÉGÈRE

Le lundi ma tête vacille
Comme c'est surprenant... Je ne veux pas travailler
Le lundi ma tête vacille
Comme c'est surprenant... Je ne veux pas travailler


Puis le mardi c'est le jour qui suit
Je ne suis pas en état d'aller travailler
Puis le mardi c'est le jour qui suit
Je ne suis pas en état d'aller travailler


Puis le mercredi, c'est jour de bagarre
Je suis bourré, je ne veux pas travailler
Puis le mercredi, c'est jour de bagarre
Je suis bourré, je ne veux pas travailler


Puis, le jeudi, c'est la fête nationale
Le gouvernement ne me permet pas de travailler
Puis, le jeudi, c'est la fête nationale
Le gouvernement ne me permet pas de travailler


Oh légère où tu vas
Je viens, je viens avec toi
Oh légère où tu vas
Je viens, je viens avec toi

Ensuite, le vendredi est jour de la passion
Moi qui suis catholique, je ne veux pas travailler
Ensuite, le vendredi est jour de la passion
Moi qui suis catholique, je ne veux pas travailler


Ensuite, le samedi, le samedi, c'est le dernier jour
Ohlala, quel beau jour, je ne veux pas travailler
Ensuite, le samedi, le samedi, c'est le dernier jour
Ohlala, quel beau jour, je ne veux pas travailler


Vient le dimanche, je m'assieds à l'entrée
J'attends que le patron vienne me payer
Vient le dimanche, je m'assieds à l'entrée
J'attends que le patron vienne me payer


Tiens voilà le patron, il a l'air bien fâché
Maudit scélérat, lève-toi de là !
Tiens voilà le patron, il a l'air bien fâché
Maudit scélérat, lève-toi de là !


C'est nous les gars de la légère ; alors, on s'en fout
Qu'ils aillent au diable, l'usine et le patron !
C'est nous les gars de la légère ; alors, on s'en fout
Qu'ils aillent au diable, l'usine et le patron !


Oh légère où tu vas
Je viens, je viens avec toi
Oh légère où tu vas
Je viens, je viens avec toi

envoyé par Marco Valdo M.I. - 30/4/2012 - 11:59




Langue: français

Version française – LA LÉGÈRE – Marco Valdo M.I. – 2012
de la version interprétée par Caterina Bueno – Toscan (Italien)

catbue



De la transcription de l'ultime concert de Caterina Bueno au Théâtre Saschall, enregistrement par Donato Landini, à l'occasion du troisième "arte&anarchia" 2005 et de la première Vitrine de l'Edition du livre Anarchiste et Libertaire, concert que Caterina a offert au mouvement anarchiste de Florence.
LA LÉGÈRE

La loi ne permet pas
Que la Légère aille au travail le lundi
Tirullallillillero
La loi ne permet pas
Que la Légère aille au travail le lundi

Le mardi, c'est jour de marché
On ne travaille jamais, je ne veux pas travailler
Tirullallillillero
Le mardi, c'est jour de marché
On ne travaille jamais, je ne veux pas travailler

Le mercredi, je vais au travail
Je prends la truelle, je me mets au travail
tirullallillillero
Je prends la truelle, un marteau me tombe sur le dos
Je ne peux pas travailler

Et puis, le jeudi, c'est le jour des saints
Aucun de nous ne veut travailler
Tirullallillillero
Et puis, le jeudi, c'est le jour des saints
Aucun de nous ne veut travailler

Puis Jésus Christ est mort le vendredi
On ne l'a jamais vu, mais on ne veut pas travailler
Tirullallillillero
Puis Jésus Christ est mort le vendredi
On ne l'a jamais vu, mais on ne veut pas travailler

Puis, le samedi je vais sur le chantier
J'attends le patron qui vient me payer
Tirullallillillero
Puis, le samedi je vais sur le chantier
J'attends le patron qui vient me payer

À la légère peu nous importe
On envoie au diable l'usine et le patron
Tirullallillillero
À la légère peu nous importe
On envoie au diable l'usine et le patron

Avec la force légère qui chante la vie
Maman, on a quitté l'Italie.

30/4/2012 - 13:15


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