Lingua   

Varsavia

Pierangelo Bertoli


Lingua: Italiano


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Sfiorisci bel fiore
(Enzo Jannacci)
Alléluia
(Jean Yanne)
L'autre côté du Mur
(Marco Valdo M.I.)


[1984]
(P.A.Bertoli-G.Brandolini)
Dall'album "Dalla finestra"
dfin

Hanno ucciso un ragazzo di vent'anni... Grzegorz Przemyk
Hanno ucciso un ragazzo di vent'anni... Grzegorz Przemyk


La canzone si riferisce alla repressione del regime di Jaruzelski, che alla fine del 1981, su indicazione dei sovietici, attuò un golpe militare proclamando lo stato di guerra ed instaurando il cosiddetto Consiglio Militare di Salute Nazionale Polacco.

Su questi fatti vedi anche la famosa New Year's Day degli U2.

"All'inizio avrebbe dovuto chiamarsi Varsavia '82, ma mi sembrava troppo specifico, datato, ristretto a un tempo e a un episodio ben precisi. Così ho eliminato dal titolo ogni riferimento temporale perché il messaggio che intende trasmettere la canzone è a-temporale, non localistico, esteso, anzi, al mondo intero. È il solito grido disperato di libertà."

(Pierangelo Bertoli)


Leggi anche il commento di Marco Valdo M.I., in francese Varsavia ou les trahisons des clercs, o in italiano: Varsavia, o il tradimento dei clerici.
Mentre è notte a Varsavia piove forte
lampi e tuoni che spaccano il cielo
che è più nero del velo che copre la morte
a Varsavia hanno chiuso le porte
dentro casa qualcuno sta piangendo
qualcun'altro vorrebbe far l'amore
come posso tesoro tenerti sul cuore
se stanotte a Varsavia si muore
come posso tesoro tenerti sul cuore
se stanotte a Varsavia si muore.

Hanno ucciso un ragazzo di vent'anni
l'hanno ucciso per rabbia o per paura
perché aveva negli occhi quell'aria sincera
perché era una forza futura
sulla piazza ho visto tanti fiori
calpestati e dispersi con furore
da chi usa la legge e si serve del bastone
e sugli altri ha pretese di padrone
da chi usa la legge e si serve del bastone
e sugli altri ha pretese di padrone.

Sull'altare c'è una madonna nera
ma è la mano del minatore bianco
che ha firmato cambiali alla fede di un mondo
sulla pelle di un popolo già stanco
stanco marcio di chiese e di profeti
da una parte e dall'altra tutti uguali
perché a stare in trincea
sono gli uomini normali
non i capi di Stato o i generali,
perché a stare in trincea
sono gli uomini normali
non i vescovi e neanche i cardinali.

Ci han traditi e lo han fatto molte volte
con cinismo e determinazione
han portato fratelli e compagni in prigione
e hanno messo un guinzaglio all'illusione
non esiste un popolo padrone
non esiste ancora un popolo vincente
ma soltanto una massa di povera gente
da umiliare e da rendere impotente,
ma soltanto una massa di povera gente
da piegare e da rendere ubbidiente.

E per tutti oggi è un giorno brutto
troppe code di paglia stan bruciando
troppa rabbia per chi vive ancora sperando
in un mondo che vedi sta crollando
è una notte e a Varsavia piove forte
una pioggia che scende sul dolore
come posso tesoro tenerti sul cuore
se stanotte a Varsavia si muore
Come posso tesoro tenerti sul cuore
se stanotte a Varsavia si muore.



Lingua: Francese

Version française – VARSOVIE – Marco Valdo M.I. – 2013
Chanson italienne – Varsavia - Pierangelo Bertoli – 1984
(P.A.Bertoli-G.Brandolini)
Dall'album "Dalla finestra"
Voir Varsavia ou les trahisons des clercs
VARSOVIE

C'est la nuit à Varsovie; il pleut fort
Éclairs et tonnerres brisent
Un ciel plus noir que la mort
À Varsovie , les portes sont closes
Dans une maison, l'un pleure
L'autre voudrait faire la chose
Comment puis-je te tenir sur mon cœur, trésor
Quand cette nuit à Varsovie, on meurt ?
Comment puis-je te tenir sur mon cœur, trésor
Quand cette nuit à Varsovie, on meurt ?

Mon garçon de vingt ans, ils ont tué
De rage ou de peur, ils l'ont tué
Car c'était une force future
Car il avait dans les yeux cet air sincère
Sur la place, j'ai vu tant de fleurs
Piétinées et dispersées avec fureur
Par qui emploie la loi et se sert du bâton
Et sur les autres a des prétentions de maître
Par qui emploie la loi et se sert du bâton
Et sur les autres a des prétentions de maître

Sur l'autel, il y a une madone noire
Mais c'est la main du mineur blanc
Qui a signé des traites en blanc
Sur le dos d'un peuple déjà fatigué
Las, soûlé d'églises et de prophètes
Semblables, venant de l'un ou l'autre côté.
Car sur le terrain
Il n'y a que les hommes normaux
Pas les chefs d'État ou les généraux,
Car sur le terrain
Il n'y a que les hommes normaux
Pas les évêques , ni même les cardinaux

Ils nous ont trahis nombre de fois
Avec cynisme et détermination
Ils ont envoyé frères et camarades en prison
Et ils ont muselé l'illusion
Il n'y a pas de peuple patron
Il n'y a pas encore peuple gagnant
Seule une masse de pauvres gens
À humilier, à rendre impuissants,
Seule une masse de pauvres gens
À faire plier, à rendre obéissants.

Et pour tous aujourd'hui, c'est un jour noir
Trop de queues de paille brûlent
Trop de rage pour qui vit encore de l'espoir
En un monde qui s'écroule
C'est la nuit à Varsovie ; il pleut fort
Une pluie qui ruisselle sur nos douleurs
Comment puis-je te tenir sur mon cœur, trésor
Quand cette nuit à Varsovie, on meurt ?
Comment puis-je te tenir sur mon cœur, trésor
Quand cette nuit à Varsovie, on meurt ?

inviata da Marco Valdo M.I. - 14/8/2013 - 22:23




Lingua: Polacco

Versione polacca di Krzysiek Wrona
Agosto 2013

La traduzione corretta e ricollaudata, nonche' "universalizzata", in vista delle intenzioni dell'autore stesso, riportate sopra.


Note
WARSZAWA

Jest noc i nad Warszawą chmury czarne,
a nieba całun błyskawice rozdzierają,
leją się deszczu strugi na ulice martwe,
ludzie za drzwiami się skryli w Warszawie.
Ktoś właśnie cicho płacze w swym pokoju,
ktoś inny nie śpi, bo chciałby się kochać,
jak w swych ramionach mogę tulić Cię najdroższa,
kiedy tej nocy w Warszawie ktoś kona,
jak w swych ramionach mogę tulić Cię najdroższa,
kiedy tej nocy w Warszawie ktoś kona.

Ten chłopak nie miał jeszcze lat dwudziestu,
strach czy zawziętość nimi kierowała,
zabili go, bo marzył o lepszej przyszłości,
bo w jasnych oczach szczerość harcowała.
I plac widziałem pokryty kwiatami,
które wgniótł w błoto ciężki but oprawcy,
co prawa używa jak gumowej pały,
i pretendować chce do roli jedynowładcy,
co prawa używa jak gumowej pały,
i pretendować chce do roli jedynowładcy,

Czarna Madonna na ołtarzu gości,
ale to ręka białego pasterza,
weksel na wiarę za świat cały podpisała,
kosztem narodu, co w udręce mu zawierza.
Ludzi zmęczyli już prorocy i kościoły,
znój wszystkich zrównał, równi wszyscy sobie,
a to przecież zwykli ludzie ciągle tkwią w okopie,
nie głowy państw, czy też generałowie,
a to przecież zwykli ludzie ciągle tkwią w okopie,
a nie biskupi, czy nawet kardynałowie.

Zdradzili nas i okłamali tyle razy,
idąc w zaparte i drwiąc z naszej nędzy,
w więzieniach nasi bliscy i koledzy,
a krótka smycz złudzenia nasze więzi.
I tak jak nie ma zwycięskiego ludu,
tak nie ma władzy lud nad rządzącymi,
są tylko tłumy biednych pomiędzy ubogimi,
których poniżyć trzeba, by byli bezsilni,
są tylko tłumy biednych pomiędzy ubogimi,
których czas złamać i uczynić posłusznymi.

Ten dzień dla wszystkich wielką jest przegraną,
tak wielu parzą krwią splamione ręce,
tak wiele złości w tych, co nadzieje pokładają,
w świecie, co rychło na ich oczach sczeźnie.
Jest noc i nad Warszawą chmury czarne,
deszczem spowija miasto żałobna zasłona,
jak w swych ramionach mogę tulić Cię najdroższa,
kiedy w Warszawie tej nocy wolność kona,
jak w swych ramionach mogę tulić Cię najdroższa,
kiedy w Warszawie tej nocy wolność kona.

inviata da Krzysiek Wrona - 20/8/2013 - 22:44


Un capolavoro. Grazie per averla proposta al sito.

Marco M. - Como - 21/11/2005 - 20:08


Ciao Marco. Piacere di rivederti e grazie per le tue parole!
Sto ancora cercando materiale per la sezione sull'Ungheria e sulla Primavera di Praga, a presto!

Riccardo Venturi - 21/11/2005 - 20:54


Ciao a te e buon lavoro!

Marco M. - Como - 21/11/2005 - 20:58


Una canzone stupenda. Pierangelo ci manca proprio!

Luca 'The River' - 26/9/2008 - 01:10


Scusate, ma questo brano riguarda il 1944 e l'invasione nazista o invece la rivolta degli operai polacchi, iniziata nei cantieri di Danzica nel 1980? Una rivolta appoggiata dal sindacato di Solidarnosc con a capo Lech Walesa contro il regime del Generale Jaruzelski. Una rivolta costata la vita al cappellano del movimento Jerzi Popielusko, recentemente beatificato e che venne assassinato dal regime.
Questo brano l'ho sempre letto in questa direzione. Poi posso anche sbagliarmi, ma Pierangelo ha scritto questo testo nel 1983-84, proprio a ridosso di questi avvenimenti.
Come si capisce meglio da questo link:
http://onesongfortoday.wordpress.com/2011/06/19/day-21-varsavia-bertoli/

i.fermentivivi - 13/8/2013 - 11:03


Credo proprio che abbiate ragione...

La canzone si riferisce alla repressione del regime di Jaruzelski, che alla fine del 1981, su indicazione dei sovietici, attuò un golpe militare proclamando lo stato di guerra ed instaurando il cosiddetto Consiglio Militare di Salute Nazionale Polacco.

Il "ragazzo di vent'anni" citato dalla canzone potrebbe essere Grzegorz Przemyk, giovane poeta di 19 anni, che nel maggio del 1983 fu massacrato di botte ed ucciso da membri della Służba Bezpieczeństwa, la polizia politica del regime.

Grzegorz Przemyk era figlio della nota militante dell'opposizione anticomunista Barbara Sadowska.

I funerali di Grzegorz Przemyk si trasformarono in una grande manifestazione contro il regime e furono celebrati da padre Jerzy Popiełuszko, che a sua volta venne poi ucciso dalla polizia politica nell'ottobre del 1984...

Bernart - 13/8/2013 - 15:45





Ai primi di maggio del 1983 l'oppositrice del regime Barbara Sadowska fu selvaggiamente picchiata per strada da sconosciuti, sicuramente membri della polizia politica. Il 12 maggio suo figlio Grzegorz Przemyk fu arrestato mentre festeggiava l'ottenimento del diploma. Portato nella stazione di polizia di via Jezuicka, Grzegorz fu brutalmente picchiato e morì due giorni dopo per le emorragie interne causate dalle botte. Il ministro degli interni e i giudici coprirono i poliziotti assassini dando la colpa a presunte negligenze dei medici (la solfa di sempre, vedi il caso del nostro Stefano Cucchi e decine e decine di altri)





Il suo corpo massacrato fu ritrovato nella Vistula il 30 ottobre del 1984. Responsabili dell'omicidio furono quattro ufficiali della Służba Bezpieczeństwa, la polizia politica polacca, i capitani Grzegorz Piotrowski, Leszek Pękala e Waldemar Chmielewski, gli esecutori, ed il colonnello Adam Pietruszka, mandante dell'assassinio.
Il 13 ottobre cercarono di farlo fuori simulando un incidente d'auto. Non vi riuscirono, così lo sequestrarono, torturarono, massacrarono di botte, lo uccisero e buttarono il suo corpo nel fiume nei pressi della cittadina di Włocławek.

Bernart - 14/8/2013 - 08:54


Volevo ringraziare Marco Valdo M.I. che mi ha svelato l'identità del minatore bianco (chiaro.... Karol Wojtyła che fece il minatore prima di entrare in seminario... ma io non ci avevo pensato....). Il nostro Marco Valdo e il suo amico asino Lucien hanno promesso anche un dialogo su questa canzone che credo sarà molto interessante. Intanto ho inserito nell'introduzione uno stralcio di un'intervista a Bertoli che ho trovato nel libro di Bonanno.

Lorenzo - 15/8/2013 - 20:28


Eccoti Lorenzo la mia versione polacca pienamente cantabile (cantata e colaudata). Du' glosse:
per primo, primo - mi sono permesso di precisare l'età esatta di Grzegorz Przemyk "un ragazzo che non aveva ancora vent'anni",
per secondo, primo - con propia disinvoltura ho cambiato il misterioso "minatore bianco" nel "bianco pastore" visto che Karol Wojtyła nella sua gioventù non abbia lavorato mai come minatore. Casomai il mestiere che svolgeva lo si potrebbe definire come "cavatore " oppur "scavatore", perchè fra 1941 e 1942 lavorò nelle cave di pietra (calcarea) alla periferia di Cracovia. Tanto, per un lettore (ascoltatore????????) polacco questo soprannome è già abbastanza enigmatico.
Un caro salutone!

krzyś - 16/8/2013 - 20:33


...e poi, sono di Wrocław...io

krzyś - 16/8/2013 - 20:36


Voici donc le petit dialogue annoncé et promis à Lorenzo. Normalement, c'est l'introduction à la version française : VARSOVIE.

qui in italiano

Varsavia ou les trahisons des clercs.

Te souviens-tu, Marco Valdo M.I. mon ami, que nous avons promis à Lorenzo, un petit dialogue à propos de la chanson Varsavia que tu as récemment traduite sous le titre Varsovie et à propos de laquelle tu avais fait quelques réflexions en aparté ? Arguant si je ne me trompe qu'il te faudrait du temps pour en dire plus et mettre un peu d'ordre dans ces bribes...

Évidemment que je m'en souviens très bien et si je n'étais pas si fatigué, je le ferais ce soir-même et je m'aperçois d'ailleurs en rentrant que Lorenzo a déjà vendu un peu la mèche... Mais pour bien situer la chose, tout m'est venu de la traduction... enfin, comme j'ai l'habitude de le préciser – et ce n'est pas une précision inutile – ce n'est pas une traduction, mais une version. Je prends toujours cette précaution pour éviter certaines chicanes et aussi, de donner une dimension poétique dans la langue d'arrivée : ici, le français. En quelque sorte, c'est une recréation. Donc, en donnant la version française de Varsovie, durant l'élaboration, il m'a bien fallu aussi essayer de comprendre de quoi cette chanson parlait.

De Varsovie, je présume, dit Lucien l'âne.

C'est l'évidence. Elle raconte un moment de Varsovie, une histoire à Varsovie, une nuit où s'abat sur la ville une pluie effroyable et une répression policière, militaire et politique. Des nuits de ce genre, me dis-je, Varsovie en a connu beaucoup. On est dans une maison ; il y a là un couple : l'un ou l'une veut faire l'amour, l'autre pleure et une voix – homme ou femme – raconte les événements. On a tué le fils ; c'est comme si on tranchait dans l'avenir. Une nuit de coup d'État, une nuit où le pays tout entier bascule.

Jusque là, dit Lucien l'âne en hochant son grand crâne et en balançant ainsi ses oreilles, on pourrait être au Caire, à Tunis, à Berlin, à Paris, à Madrid, Lisbonne, Athènes... En somme, dans presque toutes les villes du monde. Par exemple, Buenos-Aires pourrait très bien convenir aussi ou Santiago ou Shanghai, Pékin, Chicago, Kinshasa, Damas, Stamboul, Ankara ou Moscou... J'arrête mon énumération...

Et c'est exactement ce que voulait l'auteur de la chanson, comme le rappelle Lorenzo dans sa note. Mais tout devient plus complexe par la suite... À cause de cette madone noire et de ce mineur blanc, qui semblent former un couple... Et c'en est un, d'ailleurs. Je cite :

« Sur l'autel, il y a une madone noire
Mais c'est la main du mineur blanc. »


Czestochowa GPIIComme Lorenzo a déjà, comme je l'ai dit, vendu la mèche, je vais directement au fait : il s'agit de la Vierge noire de Czestochowa et son plus ardent admirateur, le mineur blanc, alias Jean Paul II, lui aussi polonais et fervent idolâtre de la Vierge."Totus tuus", tout à toi, telle était sa devise. C'était évident pour moi, mais il vaut mieux préciser les choses pour la suite... et la compréhension de la chanson. Certes, elle a dénoncé un coup d'État militaro-politique (en l'occurrence, celui de Jaruzelsky, opéré sur ordre de Moscou) et donc, la trahison des communistes polonais face au rêve de société égalitaire qu'ils avaient promis aux gens, spécialement aux pauvres. Mais la chanson dénonce immédiatement l’autre grande trahison, celle de Woytila et de son parti... je veux dire de son Église. Lui aussi avait promis aux pauvres gens... Mais il n'était pourfendeur du communisme (l'église concurrente, instrumentée par et pour d'autres puissants, soit dit en passant) que pour appuyer le parti des riches et des puissants du monde. On retrouve là le vrai rôle de l'Église dans la Guerre de Cent Mille Ans : mener le troupeau des pauvres pour le plus grand profit des riches... Ce qui est encore vrai aujourd'hui. Et, c'est ce qui s'est passé en Pologne et les pauvres gens de Pologne connaissent maintenant le prix de cette trahison et en sauront encore plus demain.

« Seule une masse de pauvres gens
À humilier, à rendre impuissants,
Seule une masse de pauvres gens
À faire plier, à rendre obéissants. »

En fait, il me semble à présent que c'est un peu la même chose que racontait la chanson que tu avais écrite à propos des événements de Berlin quelques années plus tard, quand ils ont fait tomber le mur... où tu disais :
« L'Autre Côté du Mur n'a rien d'un « Sunny side of the street ».
 
et

« On abat en même temps que le mur
Toute une vie collective
On étend la misère d'un côté, comme de l'autre
C'est la vie

La liberté d'exploiter passe derrière le mur
On crée le chômage individualisé
Richesse d'un côté, pauvreté de l'autre
C'est la vie » - L'autre côté du Mur


Et tu pourrais ajouter, mais là c'est encore une autre église, mais la même histoire : Regardez ce qu'ils font aux Grecs... Enfin, pour conclure très provisoirement... en ce qui concerne la chanson Varsavia, elle renvoie dos à dos les deux églises (la catholique et la communiste) pour cause de trahison des clercs, en quelque sorte et c'est là le fait essentiel.

la photo qui illustre ce qu'est devenue Varsovie...
la photo qui illustre ce qu'est devenue Varsovie...


Nous, nous qui ne sommes pas chrétiens, nous qui sommes des bêtes de somme – traduction française de notre devise que nous devons aux paysans pauvres de Lucanie qui disaient à Carlo Levi : « Noi, non siamo cristiani, siamo somari », nous essayerons de ne pas trahir et de ne pas tromper... Alors, reprenons notre tâche essentielle qui est de tisser, tels des Canuts modernes, le linceul de ce vieux monde passéiste, clérical, brutal, violent, traître, menteur et cacochyme.

Heureusement !

Ainsi Parlaient Marco Valdo M.I. et Lucien Lane

Marco Valdo M.I. - 17/8/2013 - 09:35


Varsavia, o il tradimento dei clerici
Traduzione (non eccelsa) di Lorenzo Masetti del dialogo tra Marco Valdo M.I. e Lucien l'asino

Ti ricordi, Marco Valdo M.I. amico mio, che avevamo promesso a Lorenzo un piccolo dialogo a proposito della canzone “Varsavia” che di recente hai tradotto e sulla quale avevi fatto qualche riflessione in privato? Dicevi se non erro che ti ci voleva del tempo per mettere un po' d'ordine in queste riflessioni...

Certo che me ne ricordo bene e se non fossi stato così stanco l'avrei fatto la sera stessa. anzi m'accorgo ora che Lorenzo s'è già fatto sfuggire qualcosa... Comunque per inquadrare meglio il commento, ti dirò che tutto è partito dalla traduzione. Come non manco mai di precisare – e non è una precisazione inutile – la mia non è una traduzione, ma una versione. Prendo sempre questa precauzione per evitare certe curve difficili e per cercare anche di dare una dimensione poetica nella lingua d'arrivo, in questo caso il francese. In qualche modo, si tratta di ri-creare il testo originale. Quindi, preparando la versione francese di “Varsavia”, mi sono sforzato di capire bene di cosa parlasse la canzone.

Di Varsavia, presumo, disse Lucien l'asino.

Evidentemente. Racconta un momento di Varsavia, una storia di Varsavia, di una notte in cui si abbatte sulla città una pioggia spaventosa e una repressione poliziesca, militare e politica. Di notti del genere, mi dico, Varsavia ne ha conosciute parecchie. Siamo in una casa; c'è una coppia: l'uno o l'altra vuole far l'amore, l'altro piange e una voce – di uomo o di donna – racconta cos'è successo. Hanno ucciso un ragazzo; è come se avessero troncato il futuro. Una notte di colpo di stato, una notte in cui il paese intero è in subbuglio.

Fin qui, dice Lucien l'asino scuotendo la grande testa ed anche le orecchie, potremmo essere al Cairo, a Tunisi, a Berlino, a Parigi, a Madrid, Lisbona, Atene... insomma praticamente in tutte le città del mondo. Per esempio, Buenos Aires potrebbe andare benissimo ma anche Santiago o Shangai, Pechino, Chicago, Kinshasa, Damasco, Istanbul, Ankara o Mosca... mi fermo qui con questa lista...

E questo è precisamente ciò che voleva l'autore della canzone (“Così ho eliminato dal titolo ogni riferimento temporale perché il messaggio che intende trasmettere la canzone è a-temporale, non localistico, esteso, anzi, al mondo intero.”). Ma nel seguito della canzone tutto diventa più complesso... per via di questa madonna nera e di questo minatore bianco che sembrano formare una coppia. E d'altra parte si tratta proprio una coppia. Cito:
madonna nera czestochowa
Sull'altare c'è una madonna nera
ma è la mano del minatore bianco...


Siccome Lorenzo, come ti dicevo, ha già svelato in anteprima il segreto, vado direttamente al sodo: si tratta della Vergine nera di Czestochowa e del suo più ardente amminatore, il minatore bianco, alias Giovanni Paolo II, anch'egli polacco e fervente idolatra della Vergine. “Totus tuus”, tutto tuo, era il suo motto. Per me era evidente ma è sempre meglio precisarlo per seguire quel che voglio dire, e interpretare la canzone.

La polizia disperde una manifestazione sindacale a Varsavia, il 3 maggio 1982.
La polizia disperde una manifestazione sindacale a Varsavia, il 3 maggio 1982.


Certo, la canzone di Bertoli denuncia un colpo di stato militare-politico (nello specifico quello di Jaruzelsky su ordine di Mosca) e pertanto, il tradimento da parte dei comunisti polacchi del sogno di società egualitaria che avevano promesso al popolo, e in particolar modo ai poveri. Ma la canzone denuncia immediatamente dopo l'altro grande tradimento, quello di Woytila e del suo partito... volevo dire della sua Chiesa. Anche lui aveva promesso alla povera gente... Ma non si era proclamato distruttore del comunismo (la chiesa concorrente strumentalizzata da e per altri potenti, sia detto en passant) altro che per appoggiare il partito dei ricchi e dei potenti. Ritroviamo qui il vero ruolo della Chiesa nella Guerra dei Centomila Anni: guidare e tenere a bada il gregge dei poveri per il più grande profitto dei ricchi... e questo è vero ancora oggi. Ed è quello che è successo in Polonia e la povera gente in Polonia paga ancora il prezzo di questo tradimento e ne sapranno ancora più domani.

Ma soltanto una massa di povera gente
da umiliare e da rendere impotente,
ma soltanto una massa di povera gente
da piegare e da rendere ubbidiente.


In effetti, mi sembra che è un po' la stessa cosa che raccontava la canzone che avevi scritto a proposito dei fatti di Berlino di qualche anno dopo, quando hanno fatto cadere il muro... dove dicevi:

“L'altro lato del muro non ha niente di un « Sunny side of the street ».”


ed anche

Insieme al muro si abbatte
tutta una vita collettiva
s'espande la miseria da un lato, come dall'altro
Così va la vita

La libertà di sfruttare passa dietro il muro
si crea la disoccupazione individualizzata
Ricchezza da un lato, povertà dall'altro
Così va la vita


E potresti anche aggiungere, ma questa è ancora un'altra chiesa, ma sempre la stessa storia: Guardate quel che fanno ai greci... E finalmente, per concludere molto provvisoriamente, la canzone spartisce equamente i torti tra le due chiese (la cattolica e la comunista) a causa del tradimento dei clerici, e questo è il fatto essenziale.

Quanto a noi, noi che non siamo cristiani, siamo somari, tenteremo di non tradire e di non cadere in errore... riprendiamo allora il nostro compito essenziale che è quello di tessere, come dei moderni Canuts, il sudario di questo vecchio mondo retrivo, clericale, brutale, violento, traditore, menzognero e malato.

Così parlarono Marco Valdo M.I. e Lucien l'âne.

20/8/2013 - 23:34


Je non parle france...e qualcosa mi dice che a sto' punto tocchera' a te, caro Lorenzo, farmi una traduzione del soprastante dialogo, nel caso in cui lo stesso Marco V.M.I. se ne rifiutasse..fiu,fiu!
E poi...hm...insomma, purtroppo ho scoperto che il collaudo della mia versione e' stato assai precoce e dopo la importante levigatura e un apposito controcollaudo vorrei cambiare il testo della mia versione. Si puo' fare? Chiedo scusa per le eventuali incovenienze. Per gli interessati (?) aggiungo, che oggi ho proposto altre due mie traduzioni delle canzoni di Faber ai siti ViaDelCampo di Walter e FaberDeAndre di Marcello. Un saluto.

Krzysiek Wrona - 18/8/2013 - 20:55


Volevo ringraziare emtrambi Marco e Lorenzo, il primo per il suo commento illustre e il secondo per la traduzione dal francese. Ho notato subito (anche non conoscendo francese) che la versione di Marco mantiene il ritmo e le rime del testo in italiano. Il dialogo con Lucien (er asino) e' un bellissimo quadro in cui vengono messe al nudo tutte le esitazioni di un traduttore della poesia che viene cantata.
Certamente, anche la mia versione non puo' essere letterale.
E' come sempre un compromesso tra la traduzione filologica e quella letteraria. Ho tradotto questa canzone (istigato da Lorenzo) perche' nello stesso tempo potevo fare un esercizio di rendere una poesia italiana nella mia lingua natia e dare una testimonianza dei tempi lontani, che non conoscevano ne' cellulari ne' internet e che ho vissuti di persona. Cosi', bisogna pur ricordare che la ottica con cui era scritta questa canzone da Bertoli, non regge, secondo me, fino ad oggi. Non vorrei entrare nelle discusioni ideologiche; qua, non e' neanche il luogo per esse, ma solamente segnalare le curiose differenze fra uno che scrive una canzone di solidarieta' da un cantautore di certa fama e uno che passa la sua gioventu' sotto i torchi del regime di qualche merdoso Jaruzelski. Proprio queste riflessioni mi hanno portato alla decisione di mettere l'accento sulla parola "wolność"-"liberta'", al costo di tradire la struttura originale del brano, rendendo mi conto anche del fatto che l'autore non la usa affatto nel tutto il suo testo. Certo...dira' qualcuno...ma quale liberta'? Tanto, rimaniamo sempre immersi nelle utopie delle poesie.
Saluti.

Krzysiek Wrona - 23/8/2013 - 21:35


Une immense symphonie

Tout d'abord, merci pour les remerciements... Enfin, c'est dit et une fois pour toutes...
Cependant ici, dans les Chansons contre la Guerre, on devrait éviter de se remercier tous l'un l'autre, car on n'en finirait pas. Et puis, étant tous logés à la même enseigne, celle du bénévolat et de la gratuité, nous ne sommes pas venus pour recueillir des lauriers, mais bien au contraire pour apporter notre pierre (évidemment, ni celle sur laquelle certains bâtissent des églises, ni cette autre pierre de touche...) à la maison commune des CCG. De plus, on ne contribue aux CCG que volontairement et si ce n'est pour notre bon plaisir, pourquoi le ferait-on ? Par « militantisme » ? J'entends déjà les hurlements de rire de Riccardo et je perçois ses ruminations sous-jacentes... Et pourtant, si ??? Si quand même, c'était le cas... Qu'on soit là pour assumer un destin, pour assurer un minimum de décence à l'humaine nation, pour tisser le linceul de ce vieux monde, à tous égards indigne et insupportable...

Assurément,dit Lucien l'âne en balançant la tête et en agitant la queue pour marquer le sérieux de son approbation. Assurément, nous ne sommes pas là pour la gloriole et moins encore pour le pognon. Pourtant, je sais qu'on te pose souvent la question , si, si, à toi, Marco Valdo M.I. mon ami, combien on te paye, combien tu gagnes... etc. Et je sais aussi que ta réponse les plonge dans la perplexité... Pour rien, pour rien ? Encore une chance qu'il n'y ait plus l'URSS, ils y verraient la main et les roubles de Moscou.

Ce coup-là, ils me l'ont déjà fait et plusieurs fois... Tu sais, la ridicule histoire de la main de Moscou dans la culotte de ma sœur... Agent de ceci, agent de cela... S'il y avait des Martiens, ils me verraient bien agent de Marsx. Mais il y a sans doute aucun des raisons à cette pratique, à cet engagement auprès des Chansons contre la Guerre. Je vais te dire comment j'y suis venu... Je cherchais un lieu où il y aurait des gens décents et capables d'assumer leur liberté et celle des autres... J'ai testé les Chansons contre la Guerre et comme tu le vois, tu le sais et tu le vis : d'une certaine manière, nous en faisons partie.

Enfin, si les autres le veulent bien et apparemment, jusqu'ici, ils nous acceptent. Nous verrons bien la suite, dit Lucien l'âne en souriant de toutes ses dents. Et puis, tout le monde sait ou devine que Marco Valdo M.I., ni Lucien l'âne ne sont des personnes physiques, bien qu'ils existent plus sûrement que certains mythes qui ravagent la terre entière. Et... et le personnage duquel nous tenons notre existence pourra et devra – par la force des choses – disparaître demain (à moins que ce ne soit aujourd'hui encore... là, tout de suite...).

Halte ! Laissons-le vivre encore un peu ! Pour le reste, je t'accorde volontiers que toi et moi, c'est-à-dire Marco Valdo M.I. et Lucien l'âne, sont de pures créations, mais toi, Lucien l'âne, tu vis depuis si longtemps. Certes, tu vis par l'écriture...

Mais je ne suis pas le seul... à vivre par les écritures ou par la littérature. On est des millions... Par exemple, Lazarillo, Sancho, Zorro, Madame Bovary, Bolkonski, Oblomov, Oskar le Blechtrommel, Tristram, Julien Sorel, le fidèle berger... Que sais-je ? L'homme qui marchait sur l'eau ?

Ne te fâche pas et laisse-moi finir. Donc, toi, Lucien l'âne, tu vis dans et par l'écriture depuis des milliers d'années et sans doute, as-tu été conçu bien avant ces temps-là dans la brume des récits des veilles de Cro-Magnon.

C'est l'évidence-même... J'ai porté Cro-Magnon, sa femme et ses enfants et tout leur fourbi sur mon dos que tu vois là... par parenthèse, votre ancêtre Cro-Magnon était un homme fort cultivé.

Certes, il n'y a qu'à voir Lascaux et Altamira; ce sont les origines de l'Europe. Et puis, pour en revenir à mon propos, j'ai tendance à considérer l'ensemble des CCG comme une création commune ou collective, comme on voudra. Je ne remercie donc plus des remerciements... mais par contre, j'ai plaisir à répondre à certaines interpellations – même indirectes. Je ne sais si tu connais les gars qui écrivent sous le nom de Wu Ming et entendent ainsi mener une création collective... Et bien, j'ai comme l'impression, le sentiment et pour être plus net, la certitude que les Chansons contre la Guerre peuvent et doivent être considérées comme un immense roman en chansons ou une immense chanson. Bref, une création en devenir où se mêlent les musiques, les écrits, les chants, les paroles, les images, les sons... une immense symphonie. Avec des milliers de créateurs...

Une symphonie, dit Lucien l'âne raidissant l'échine et dressant ses noires oreilles d'âne, lesquelles comparées aux oreilles humaines sont gigantesques, dans un immense éclat de rire. J'imagine soudain un orchestre symphonique où chaque musicien se mettrait à remercier ses partenaires... Quelle cacophonie... Pire même, ils ne joueraient plus.

Évidemment, c'est bien pour ça que je pense que nous devons nous concentrer sur notre tache... Maintenant, dit Marco Valdo M.I., je voudrais remettre au centre du débat cette découverte poétique qu'est la Guerre de Cent Mille Ans, qui fonctionne comme un phare dans la nuit d'hiver au large d'un cap breton. Si par une nuit d'hiver, un voyageur... (en italien : Se una notte d'inverno un viaggiatore), si tu vois l'allusion...

Bien sûr et il faut insister sur ce point essentiel : sans les Chansons contre la Guerre, elle n'aurait sans doute jamais vu le jour, cette Guerre de Cent Mille Ans ; ni elle, ni les plus de trois cents chansons que tu as écrites, ni celles que j'ai écrites, ni les milliers de traductions... Sans les Chansons contre la Guerre... Tout cela n'existerait tout simplement pas. Alors, cessons de nous congratuler et tissons en bons canuts le linceul de ce vieux monde terne, insipide, infantile, capricieux, avide, ambitieux, avare, absurde et cacochyme.

Heureusement !

Ainsi Parlaient Marco Valdo M.I. et Lucien Lane

Marco Valdo M.I. - 24/8/2013 - 18:11


Va bene, me la sono cercata. Anche "Une immense symphonie" mi pare molto interessante come commento, a parte il fatto che non lo capisco. Nonostante ciò, vorrei dare qualche risposta.

Krzysiek Wrona - 26/8/2013 - 20:07


Heureusement !

Krzysiek Wrona - 26/8/2013 - 20:07


La odierna sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo sul caso Grzegorz Przemyk pare chiara.

Il padre di Grzegorz ha vinto la causa.

Krzysztof Wrona - 17/9/2013 - 17:33


krzyś - 7/5/2014 - 09:12


E' morto oggi alla bella età di 90 anni Wojciech Jaruzelski. I giornali ora scrivono che fu quello che "aprì la strada alla democrazia", mi pare una grande castroneria. D'altra parte perfino Pinochet permise di indire un referendum sul suo regime, e questi gesti tardivi non bastano certo a riabilitare questa razza di militari sanguinari. Altra tesi molto in voga è che il suo colpo di stato servì comunque a risparmiare alla Polonia un'invasione sovietica stile Cecoslovacchia o Ungheria. Non so, certo è che con i se non si fa la storia, ma mi pare una difesa un poco debole. Krzys, che ne pensi?

Lorenzo - 25/5/2014 - 21:58


Sono d'accordo con te, Lorenzo. Non sono uno storico, anche se ho avuto sempre un certo interesse per la storia, ma quello che scrivono i giornalacci è la solita propaganda e pappina riscaldata ripetuta da anni per voce dei sostenitori del generale, i suoi ex-compagni del partito, che oggi sono confluiti nella SLD (Alleanza della Sinistra Demokratica), l'erede della PZPR. Il loro leader ha chiesto oggi il lutto nazionale, ma menomale non si farà niente, visto lo scempio dell'impunità e mancata resa dei conti con questo traditore e "Pinochet polacco", anche se di colore opposto. Si racconta che fu Jaruzelski in persona a reccarsi a suo tempo a Mosca e chiedere l'intervento militare, ma i russi lo avrebbero scaricato. D'altro canto si dice che i vertici russi sono tradizionalmente imprevedibili e pure dicendo "niet" ufficialmente, potessero scatenare una rappresaglia. Fu da sempre questa la linea della difesa del generale, o per chi dava il suo volto all'epoca. Per quanto ne so, però, sono gli stessi storici russi a rivelare che Mosca ormai ha cambiato la strategia in questi anni, e non aveva la minima intenzione di immischiarsi direttamente. Di fatto sta che Jaruzelski sia stato il principale responsabile di tutti i crimini commessi dalle forze della repressione, cioè la milicja e servizi segreti SB (la sihurezza, come dice Riccardo), verso l'opposizione democratica, il sindacato "Solidarność" e la gente comune, le vere forze che hanno portato alla svolta e fautori reali dei cambiamenti. Ma forse la sua colpa più grave, secondo me, fu il prolungare all'oltranza il blocco delle riforme civili dal 1981 fino al 1989, causando il marasma economico totale, coprendo le spalle ai suoi compagni del regime marcio oramai e frenando lo sviluppo dell'intero paese. A me personalmente tutto ciò ha spinto all'emigrazione nel 1988, e a chiedere una mano agli italiani che, al livello delle istituzioni mi hanno tollerato e con tempo legalizzato con la legge Martelli, e al livello umano accolto e dato conforto in quei tempi difficili. Non sono capace di gioire per la morte di qualsiasi persona, anche se fosse un assassino, ma sono ben contento che con la sua scomparsa, "el generale" permetterà di risparmiare allo stato polacco una bella somma, visto che fino all'ultimo giorno percepiva una pensione militare abbastanza elevata, un fatto vergognoso in un paese dove parecchia parte della popolazione deve campare con stipendi da fame e continua a essere costretta ad andare fuori la patria per migliorare le sue condizioni di vita. Più o meno è questo, quel che penso e che cerco di esprimere oggi in mio italiano scritto un po' zoppicante, nonostante intensi studi. Ma si sa, sono nato ingorante e ingoranta morirò, è questa la mia karma : )
Un saluto a te, a tutti i admins, i collaboratori del sito e i liberi lettori.
Ciau!

krzyś - 26/5/2014 - 01:31


p.s.
Comunque, il fatto che "stiantasse" proprio nel giorno delle elezioni parlamentari europee, sia un bel ghigno della sorte. Lui, che nel suo cuore portava sempre l'Asia. Purtroppo pare che abbiamo battuto un ennessimo triste record, come la nazione con appena 23% dei partecipanti, alla faccia dei 43% di media europea. Non mi intendo molto di politica, ma sono sempre stato d'avviso che, in un mondo dove così poco dipende dalla gente comune, come me, sia uno dei pochi modi per far sentire la propria voce. Non era questo, quel bricciolo di libertà, per il quale si sono scannati gli nostri avi? Sarò ingenuo, ma ricordo i tempi molto più brutti, come quelli della Polonia sotto lo stivale di Jaruzelski e i suoi amicchetti. Ammettere oggi che sia stato lui, essendo il primo presidente della Polonia che stava allora combattendo per la sua indipendenza, a portarci in Europa, è una balla enorme e al tempo stesso una golpe sì, ma alla ragione e alla elemntare verità storica. Non ci siamo riusciti noi, allora ce ne pensata la vita a levarcelo dalle palle. Meglio così.
Salud!

krzyś - 26/5/2014 - 02:31


Perché non siamo né lavapiatti né dirigenti di questo mondo paranoico, ma sappiamo chi siamo!

krzyś - 25/2/2015 - 01:10


E a vaffanculo tutti i filo/nostalgici/criptobolscevichi/putinosvenenti ammiratori del cazzo!

krzyś - 25/2/2015 - 01:15


Una spruzzatina di propaganda patriottarda, cioè Varsavia oggi secondo sappiamo chi : D

https://www.youtube.com/watch?v=qTWOhggtCQQ

krzyś - 23/8/2015 - 23:49


Cone mai non ci sono più le canzoni che criticano il papa. Il vostro papa, che guevara, con tablet
Ormai non mi sento nemmeno un cristiano, non avendo sudetto aggegio.

Viva Francesco finto papesco
Cazzate

krzyś - 3/10/2015 - 00:31



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