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Maremma

Del Sangre


Lingua: Italiano


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(Del Sangre)


[2007]
Ritornello: Da una canzone popolare toscana
Il resto del testo è di Luca Mirti
Burden: from a Tuscan folksong
The remaining lyrics are by Luca Mirti


tiburziRestituendo la Maremma agli Indiani
di Riccardo Venturi

[...] E poi arrivano sul palco, che palco non è, i Delsangre. Luca Mirti e lo Schuster, insomma. Quando cantano le loro canzoni si chiamano Delsangre. I Delsangre sono il gruppo più straordinario che mi è stato dato di ascoltare in lingua italiana in questi ultimi anni. Devono fare soltanto tre canzoni, e le prime due le conosco, le conoscono tutti coloro che li seguono oramai da non so quanto tempo a giro per i posti più improbabili di questo paese. Un giorno a Vertemate con Minoprio, ché bisogna affidarci a un lontano campanile nella pianura Padana per trovarlo; un altro in un capannone a Frosinone; un altro ancora a Gesummorto nel Sannio Inferiore, e quello dopo in via dei Servi. Le prime due canzoni, "La mia città" (che è una Firenze stralunata e notturna) e "Se potessi". Già dopo quest'ultima, sulla sedia da giardino su cui sono seduto con la mia camiciaccia oramai consunta acquistata al mercato di Berna un giorno che mi sembrano mill'anni fa, mi sembra di averci dentro un incrocio tra un rullo compressore e le vaghe stelle dell'Orsa. Io e Franco ci si guarda. Io e Franco siamo diversi, e tanto diversi, ma a volte s'ha la stessa espressione negli occhi; e quando la abbiamo, qualcuno (forse Apollonio di Tiana?) fa sempre in modo che ci guardiamo. Bastano due milionesimi di secondo.

Avevano annunciato, i Delsangre, che la terza sarebbe stata una canzone inedita. Stanno registrando un nuovo album, che è fatto così. Hanno preso delle canzoni popolari, e le hanno, non so come dire, rielaborate. Ci faranno "Maremma". In Toscana, chi non la conosce "Maremma"? "Tutti mi dicono Maremma Maremma"….proprio pochi mesi dopo la morte di Caterina. Dice Luca Mirti, che prima delle canzoni parla poco: "Magari i puristi della tradizione potranno storcere il naso, ma come diceva mio nonno…non me ne frega un cazzo". E attacca la canzone. Che di "Maremma Maremma" mantiene soltanto il famoso ritornello. Il resto l'ha scritto lui, di sana pianta, e quel che passa per questa canzone popolare è puro Luca Mirti; senza che per questo cessi minimamente di essere popolare.

Inchiodati alla sedia mentre Luca canta, e gli canta anche quel suo braccio muscoloso col tatuaggio che si muove sulla chitarra. Mentre lo Schuster lo accompagna, e quando lo accompagna ogni tanto lo guarda per tre attimi (magari manco se ne accorge, ma io sì). Mentre canta questa canzone indimenticabile, la più bella che abbiano mai fatto quei due ragazzi. S'avrebbe voglia di saltare da quella sedia, e alla fine, come accadrà anche a dieci minuti prima della fine del mondo, si va fuori a fumare. Eccoli che arrivano. Eccolo il Mirti che arriva per il corridoio…e devia per andare a pisciare in bagno. Lo Schuster, invece, si divora un panino con la mortadella, il pomodoro e lo stracchino. E Franco che ha il dono innato della frase giusta, della definizione stringata e precisa come un orologio belga. Dice: Hanno restituito la Maremma agli indiani d'America. Ora, io non ve la spiego questa cosa. Quando l'album sarà pronto, procuratevelo in qualche modaccio cane, e ascoltatevela quella canzone. Altro non saprei dirvi. Sennò muovete le chiappe e andate a ascoltare i Delsangre a Pompinate sul Minchio o a San Troiaio de' Volsci, ché questi sono due operai che la mattina ci hanno da andare a lavorare e che a volte si fanno centinaia di chilometri su una Trabant per andare a cantare le loro canzoni. Come diceva il Larocca in un suo famosissimo album (e visto che alla fine dei concerti, tutti insieme, si fanno sempre la cover di Bob Dylan, mi chiedo seriamente quando Bob Dylan si deciderà assai opportunamente a venire a San Salvi e fare una cover del Larocca): Il ritorno delle passioni. Ma qui non devono tornare affatto perché non sono mai andate via.

Grazie a Luca Mirti per averci inviato il testo della canzone, e soprattutto per averla scritta.
Nella foto: il brigante Tiburzi messo in posa da morto dopo essere stato ammazzato dai carabinieri.
Mio nonno era solito dire,
quando il cielo si fa rosso sangue
quando il grano diventa di fuoco,
hanno ucciso un altro brigante
ed è lì che la corda è spezzata,
dove tutto ha un inizio e una fine
dove il diavolo piega l'aratro
e traccia il solco di un altro confine

Tutti mi dicon Maremma, Maremma, Maremma
a me mi pare una Maremma amara
l'uccello che ci va ci perde la penna
io ci ho perduto una persona cara


Mio padre era solito dire
quando il cielo tuona di maggio
hanno messo i ribelli in catene,
hanno ucciso il loro coraggio
ed è lì che hanno messo una croce,
ai piedi di quella colonna
dove Cristo consegna a Caronte
colui che ci va e che non torna

Tutti mi dicon Maremma, Maremma, Maremma
a me mi pare una Maremma amara
l'uccello che ci va ci perde la penna
io ci ho perduto una persona cara


Mia madre era solita dire,
quando piove sui campi in aprile
c’è un seme che si apre alla terra
e un bandito che sta per morire
ed è lì che la morte ha una falce,
che conosce soltanto un destino
quello di chi ha guardato la sorte
dentro agli occhi durante il cammino

Tutti mi dicon Maremma, Maremma, Maremma
a me mi pare una Maremma amara
l'uccello che ci va ci perde la penna
io ci ho perduto una persona cara

Sia maledetta Maremma, Maremma, Maremma
sia maledetta Maremma, Maremma e chi l'ama
sempre mi trema il cuor quando ci vai
perché ho paura che non torni mai.

inviata da Riccardo Venturi - 3/10/2007 - 14:16




Lingua: Inglese

An English version by Riccardo Venturi
Givin' Maremma back to Indians
October 3, 2007
MAREMMA

My grandpa used to say
when the sky turns blood red
when the wheat turns into fire
they’ve killed another outlaw
and just there the rope breaks
where there’s a start and an end
where the devil’s bendin’ the plow
settin’ the track of another border

Ev’rybody tells me Maremma, Maremma, Maremma
yet methinks it be so bitter to forbear
the birds upon flying there lose their feathers,
and I lost there someone I had so dear.


My father used to say
when the sky’s thunderin’ in May
the rebels have been put in chains,
their boldness has been kill’d away
and just there they’ve put a cross
at the feet of that pillar stone
where Jesus hands Charon
him who goes there and won’t come back

Ev’rybody tells me Maremma, Maremma, Maremma
yet methinks it be so bitter to forbear
the birds upon flying there lose their feathers,
and I lost there someone I had so dear.


My mother used to say
when it rains on the fields in April
there’s a seed opening to the earth
and an outlaw on the edge of death
and just there the death holds a scythe
knowing no other fate but one,
that of those who looked at fate
in their own eyes on the road to go

Ev’rybody tells me Maremma, Maremma, Maremma
yet methinks it be so bitter to forbear
the birds upon flying there lose their feathers,
and I lost there someone I had so dear.

Curse be upon Maremma, Maremma, Maremma,
be cursed Maremma and them who have it dear
when you go there I feel trouble in my heart
for fear that you go and never come back.

3/10/2007 - 15:28




Lingua: Francese

Version française de Riccardo Venturi
(revue par Marco Valdo M.I.)
3 mai 2010
MAREMME

Mon grand-père avait coutume de dire
quand le ciel se fait rouge sang,
quand le blé prend la couleur du feu,
“Ils ont tué un autre brigand”.
C'est là que la corde se rompt,
que tout commence et se termine,
où le diable trace de sa charrue
le sillon d'une autre frontière.

Tous me disent Maremme, Maremme, Maremme
mais à moi elle me semble une Maremme amère
l'oiseau qui y va, perd ses plumes,
moi j'y ai perdu une personne chère.


Mon père avait coutume de dire
quand le ciel tonne au mois de mai,
ils ont enchaîné les rebelles,
ils ont tué leur courage.
C'est là qu'ils ont placé une croix,
au pied de cette colonne-là,
où Jésus consigne à Charon
celui qui y va et ne revient pas.

Tous me disent Maremme, Maremme, Maremme
mais à moi elle me semble une Maremma amère
l'oiseau qui y va, perd ses plumes,
moi j'y ai perdu une personne chère.


Ma mère avait coutume de dire
quand il pleut sur les champs en avril,
il y a une graine qui s'ouvre à la terre
et un bandit qui va mourir.
C'est là que la faux de la mort
ne connaît qu'un seul sort,
celui de ceux qui regardent leur destin
dans les yeux, chemin faisant.

Tous me disent Maremma, Maremma, Maremma
mais à moi elle me semble une Maremme amère
l'oiseau qui y va, perd ses plumes,
moi j'y ai perdu une personne chère.

Sois-tu maudite, Maremma, Maremma,
Sois-tu maudite, e tous ceux qui t'aiment,
Mon cœur pleure toujours quand tu y vas
De peur que tu ne reviennes jamais.

3/5/2010 - 22:15




Lingua: Esperanto

Versione in Esperanto di Nicola Ruggiero
Fatta al volo su Skype il 4 ottobre 2007
MAREMO

Mia avo kutimis diri,
kiam la ĉielo sange ruĝiĝas
kiam la greno iĝas fajra,
ili mortigis alian banditon
kaj tie kie la ŝnuro rompiĝis,
kie ĉio havas komencon kaj finon
kie la diablo klinas la plugilon
kaj fosas la sulkon de alia limo

Ĉiuj al mi diras Maremo, Maremo, Maremo
al mi ĝi ŝajnas Maremo amara
la birdo kiu tien iras tie perdas la plumon
mi tie perdis personon karan


Mia patro kutimis diri
kiam la ĉielo tondras maje
ili enkatenigis la ribelulojn,
ili mortigis ilian kuraĝon
kaj tie ili metis krucon,
ĉe la piedo de tiu kolono
kie Kristo liveras al Karono
tiu kiu iras kaj ne revenas

Ĉiuj al mi diras Maremo, Maremo, Maremo
al mi ĝi ŝajnas Maremo amara
la birdo kiu tien iras tie perdas la plumon
mi tie perdis personon karan


Mia patrino kutimis diri,
kiam pluvas sur la kampoj en aprilo
ĉeestas semo kiu malfermiĝas al la tero
kaj bandito mortonta
kaj tie la morto havas falĉilon,
kiu konas nur unu destinon
tiu de kiu rigardis la sorton
en la okuloj dum la promeno

Ĉiuj al mi diras Maremo, Maremo, Maremo
al mi ĝi ŝajnas Maremo amara
la birdo kiu tien iras tie perdas la plumon
mi tie perdis personon karan

Estu malbenita Maremo, Maremo, Maremo
estu malbenita Maremo, Maremo kaj kiu ĝin amas
ĉiam al mi tremas la koro kiam vi iras tien
ĉar mi timas, ke vi neniam revenos.

inviata da CCG Staff - 4/10/2007 - 16:14


Forse - anzi, senz'altro, a mio avviso - " Tutti mi dicon Maremma" avrebbe dignità di canzone ‎autonoma su queste pagine, visto che mi pare si tratti di un antico e triste canto di lavoro, quello dei ‎pastori del centro Italia che si recavano a svernare nella Maremma paludosa, malsana e infestata ‎della malaria (così Giuseppe Vettori in “Canzoni italiane di protesta 1794 – 1974”, citato su ‎‎Il Deposito)…‎

Visto però che si trova già qui nel ritornello, ho pensato di aggregare anche il testo così come ‎cantato in modo così bello e toccante dalla grande Caterina Bueno in molti suoi dischi, a ‎cominciare da “Canti del lavoro 3” del 1964‎

TUTTI MI DICON MAREMMA

Tutti mi dicon Maremma, Maremma
e a me mi pare una Maremma amara.‎
L'uccello che ci va perde la penna,‎
io c'ho perduto una persona cara.‎

Sia maledetta Maremma Maremma,‎
sia maledetta Maremma e chi l'ama.‎
Sempre mi trema il cor quando ci vai
perchè ho paura che non torni mai.‎

Dead End - 10/10/2012 - 12:02


Caterina Bueno, da “"Toscana -- L'ora che volge al desio”, documentario di Frédéric Rossif del ‎‎1981.‎

Dead End - 10/10/2012 - 12:03


bellissima e nuova versione

maria grazia verzani - 9/4/2014 - 16:45


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