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Sante Caserio uccisore di Sadi Carnot

anonimo
Lingua: Italiano


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[1894]
Foglio volante della Tipografia Pennaroli, Fiorenzuola d'Arda (Piacenza)
Registrazione nel disco "Quella sera a Milano era caldo"
Sull'aria della Ballata di Sante Caserio di Pietro Gori

Un'anonima ballata alquanto singolare, composta nelle campagne piacentine poco dopo l'esecuzione di Caserio, sull'aria della più celebre ballata di Pietro Gori. Da un lato è probabilmente quella in cui la condizione del carcerato in attesa di morte è meglio descritta; dall'altra, si attribuiscono all'ateo Caserio (che rifiutò persino il "conforto" del prete prima di andare alla ghigliottina) pensieri divini che possono essere spiegati solo con la provenienza rurale del canto. [RV]

Sante Caserio

casesante


Le ultime ore e la decapitazione di Sante Caserio [Il sedici di agosto]
La ballata di Sante Caserio
Caserio passeggiava per la Francia
Partito da Milano senza un soldo
Su fratelli pugnamo da forti
Sante Caserio [Antologia di canti popolari]

Divin Creator che in ciel risplendi
il mio troppo soffrir tu non comprendi
i miei verd'anni or sono appassionati
dentro una cella oscura segregati.

Addio Italia bella suol natio
sono a scontar le pen del fallo mio
per soddisfare quel mio pensier fugace
giocai la mia vita e la mia pace.

Il mio primo pensier fu solo quello
che scrissi sopra il cuor d'ogni fratello
or son rapito da un grosso dispiacere
per non poter gli amici rivedere.

Addio genitor col cuor gelato
pensate al vostro Sante carcerato
che soffre tanti affanni e tante pene
passando i giorni in mezzo alle catene.

Nell'ombra della notte vien la stella
che illumina il buior della mia cella
col suo gentil scherzare a me ben parmi
che il Dio del ciel la mandi a consolarmi.

Quando la sera batton l'inferiate
spalanco le pupille appassionate
e ripensando col cuor dolente e muto
compiango il suol natio ormai perduto.

Io vi lascia oh italiche pianure
per guadagnar patiboli e torture
varcai l'Italia per giungere a Lione
deciso di compir la mia funzione.

La Francia fu per me molto severa
m'incatenò coi piè nella galera
la mia sventura e la mia sofferenza
aspetta da lei stessa la sentenza.

O lagrime! che il volto mi bagnate
del ciel l'Onnipotente ancor pregate
pregate il Dio di sincero cuore
e fate che mi tolga dal dolore.

Addio parenti miei per sempre addio
scusate se commisi il fallo rio
ora mi trovo ad appagar le pene
con la vita legata alle catene.

inviata da Riccardo Venturi - 20/5/2007 - 12:19

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