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L'allenatore in campo

Red Riot
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arpadweisz

Corriere di Novara, 21 ottobre 2017




« Fatto sta che di Weisz, a sessant'anni dalla morte, si era perduta ogni traccia. Eppure aveva vinto più di tutti nella sua epoca, un'epoca gloriosa del pallone, aveva conquistato scudetti e coppe. Ben più di tecnici tanto acclamati oggi. [...] Sarebbe immaginabile che qualcuno di loro scomparisse di colpo? A lui è successo. »

(Matteo Marani, Dallo scudetto ad Auschwitz)


arpweisz


Árpád Weisz, a volte italianizzato in Arpad Veisz (Solt, 16 aprile 1896 – Auschwitz, 31 gennaio 1944), è stato un calciatore e allenatore di calcio ungherese di origine ebraica, vittima dell'Olocausto. Dopo una breve esperienza calcistica nel campionato italiano degli anni 1920, iniziò una brillante carriera di allenatore vincendo uno scudetto con l'Ambrosiana, ad appena trentaquattro anni, e altri due con il Bologna. In quanto ebreo fu vittima delle leggi razziali in Italia. Rifugiatosi nei Paesi Bassi, con l'occupazione tedesca durante la seconda guerra mondiale fu rinchiuso dapprima nel Westerbork, quindi inviato in campi di lavoro e condotto infine ad Auschwitz, dove morì dentro una camera a gas.

Figlio di ebrei ungheresi, Weisz fu un'ala sinistra di discreto livello: giocò per la propria nazionale, convocato anche per il torneo olimpico di Parigi 1924, ma in quest'occasione non venne mai schierato nelle due partite disputate dai magiari. Visse la sua carriera da calciatore semiprofessionista tra Ungheria, Cecoslovacchia, Italia e Uruguay. Come allenatore, dopo un periodo di apprendistato in Sudamerica e all'Alessandria, raggiunse la fama con la vittoria del titolo italiano, alla guida dell'Ambrosiana di Milano, nella stagione 1929-1930, la prima disputata a girone unico. Lo scudetto vinto con la squadra milanese fece di Weisz, allora trentaquattrenne, il più giovane allenatore a laurearsi campione d'Italia, record tuttora imbattuto. Nel periodo di permanenza a Milano fu inoltre lo scopritore di Giuseppe Meazza. Nel 1930 fu anche coautore, con Aldo Molinari, del manuale Il giuoco del calcio, testo all'avanguardia rispetto ai dettami "inglesi" del tempo e divenuto abbastanza famoso. Negli anni successivi si stabilì in Italia, allenando il Novara, con cui ottenne il secondo posto nel girone A di Serie B, e il Bari, che guidò alla salvezza nel campionato di Serie A della stagione 1931-1932, grazie anche a uno spareggio vinto contro il Brescia.[11] Nel 1935 approdò al Bologna, squadra con la quale conquistò i campionati nazionali del 1935-1936 e 1936-1937. Coi rossoblù vinse inoltre nel 1937 a Parigi il Torneo dell'Esposizione Universale, imponendosi con un secco 4-1 sugli inglesi del Chelsea. In seguito alla promulgazione delle leggi razziali, istituite nel 1938 dal regime fascista al tempo al potere in Italia, Weisz dovette lasciare prima il lavoro e poi la Penisola, passando per Bardonecchia e riparando a Parigi con la moglie Elena (nota anche come Ilona Rechnitzer), anche lei ebrea-ungherese, e con i figli Roberto e Clara. Pochi mesi dopo, la famiglia Weisz si trasferì nel piccolo paese di Dordrecht, nei Paesi Bassi, dove Árpád allenò la squadra locale con eccellenti risultati: il primo anno colse un'insperata salvezza, mentre il secondo guidò il Dordrecht al quinto posto e togliendosi la soddisfazione di battere più blasonate rivali come Ajax, Feyenoord e PSV.

In seguito all'occupazione tedesca del Paese i Weisz furono dapprima rinchiusi nel campo di transito di Westerbork. In questo luogo, dopo qualche tempo, la famiglia venne divisa: nell'ottobre 1942 la moglie e i figli vennero deportati ad Auschwitz dove, appena giunti e selezionati, troveranno la morte nelle camere a gas di Birkenau; Árpád viene invece assegnato a un campo di lavoro imprecisato dell'Alta Slesia. Weisz rimase in vita per altri quindici mesi sino a trovare, proveniente dai campi della Slesia, la morte ad Auschwitz in una camera a gas, la mattina del 31 gennaio 1944. - it.wikipedia

Árpád Weisz (Hungarian pronunciation: [ˈaːrpaːd ˈvɛis]; also spelt Veisz; 16 April 1896 – 31 January 1944) was a Hungarian football player and manager. Weisz was Jewish, and died during The Holocaust in World War II at Auschwitz.

Weisz played club football in Hungary for Törekvés SE, in Czechoslovakia for Makkabi Brno, and in Italy for Alessandria and Internazionale. Weisz earned seven international caps between 1922 and 1923, and was a member of the Hungarian squad at the 1924 Summer Olympics. After retiring as a player in 1926, Weisz became an assistant coach at Alessandria before moving to Internazionale, where he won one championship in the 1929/1930 season. Weisz had three separate spells as manager of Inter, 1926-1928, 1929-1931, and 1932-1934, managing Giuseppe Meazza among his players. He also coached Bari, Novara and Bologna, where he won two league titles before he was forced to flee Italy with his wife and two children following the enactment of the Italian Racial Laws. Weisz finished his career by coaching DFC in the Netherlands, leaving in 1940 following the outbreak of the Second World War. He died four years later at Auschwitz, while his family was gassed immediately upon entering Birkenau.
- en.wikipedia

weissanluca


Da oggi la curva sud dello Stadio Renato Dall’Ara di Bologna è ufficialmente intitolata ad Arpad Weisz, allenatore del Bologna calcio dal 1935 al 1938, deportato e ucciso nel campo di concentramento di Auschwitz nel 1944. La denominazione della curva diventa così "Curva Madonna di San Luca - Arpad Weisz", come riporta il cartiglio che è stato scoperto questa mattina dal sindaco Virginio Merola. All’intitolazione hanno partecipato numerose classi delle scuole del territorio e il Bologna calcio. - Repubblica - Edizione Bologna, 27 gennaio 2018
Raccontano la mia storia da anni,
ma è stata cancellata dai libri di scuola
il ricordo di un'epoca che ha fatto troppi danni
io da quassù ti guardo, parli proprio
come lo stesso nazista che condanni.
Il calcio oggi tu lo guardi nel modo diverso
da come lo guardavo io al tuo tempo,
oggi, anche se perde, ogni allenatore è contento,
ieri passavi dal campo di calcio a quello di concentramento.
Io, figlio del Danubio, famiglia a far la fame,
arrivato in Italia all'Inter, sale la fama,
il più giovane allenatore a vincere il titolo,
ho scoperto Meazza, quello che perde oggi è un idolo.
Ho fatto la storia del calcio italiano,
ho lanciato schemi innovativi,
ho trionfato col Bologna all'Expo di Parigi,
ma gli archivi con le mie gesta,
dove cazzo sono finiti?

Anche tu sai che morirai,
ma dove quando e come non lo saprai mai,
Lascio qui il mio nome,
almeno così di me ti ricorderai,
allora sai che trionferai come Árpád Weisz.
Anche tu sai che morirai,
ma dove quando e come non lo saprai mai,
Lascio qui il mio nome,
almenocosì di me ti ricorderai,
allora sai che trionferai come Árpád Weisz.

Finalmente ho coronato un sogno,
ho dimostrato a tutti chi sono, e quanto valgo,
sono all'apice della mia carriera
sto giocando molto lontano, sì molto lontano,
troppo lontano.
Non avevo idea di quel sarebbe successo,
la mia famiglia è orgogliosa di me,
ora che ho successo.
E proprio quando pensavo
di aver risolto i problemi miei,
la legge ci scheda come stranieri ebrei,
di lì a poco tutti cominciarono a dimenticarmi,
lascerò l'Italia, ne parlano poco i giornali,
mi prendono in Olanda senza troppi complimenti,
invasione tedesca, iniziano i rastrellamenti.
Non sono più nessuno e mai lo sono stato,
ogni pensiero diverso viene indottinato,
nessuno più mi vede per l'allenatore che ero,
sono macchiato dal peccato di essere nato ebreo.

Anche tu sai che morirai,
ma dove quando e come non lo saprai mai,
Lascio qui il mio nome,
almeno così di me ti ricorderai,
allora sai che trionferai come Árpád Weisz.
Anche tu sai che morirai,
ma dove quando e come non lo saprai mai,
Lascio qui il mio nome,
almeno così di me ti ricorderai,
allora sai che trionferai come Árpád Weisz.

Qui sono uno fra tanti, fra tanti sfrattati,
maltrattati, frustati come animali, disarmati,
deportati al campo, ricordo il mio di campo,
i miei ragazzi facevano gioire, ma dove va a finire
quello che ho creato, di tanto in tanto ci ripenso
mentre vado incontro all'immenso,
che cosa abbiamo noi di tanto diverso,
uno stemma io penso,
ora ho la stella, prima avevo lo scudetto,
ora sotto il campo che non volevo solcare,
pensavo di averli solcati tutti
quelli miei mi facevano sognare,
questi sono pieni di soldati, armi e animi distrutti.
Guarda come son caduto in basso,
ma il mio orgoglio resta alto, guardo in alto,
sono lontano.
Il mio nome resterà scolpito nel marmo,
muoio da allenatore, da allenatore in campo.

Anche tu sai che morirai,
ma dove quando e come non lo saprai mai,
Lascio qui il mio nome,
almeno così di me ti ricorderai,
allora sai che trionferai come Árpád Weisz.
Anche tu sai che morirai,
ma dove quando e come non lo saprai mai,
Lascio qui il mio nome,
almeno così di me ti ricorderai,
allora sai che trionferai come Árpád Weisz,
Árpád Weisz.

inviata da Riccardo Venturi - 27/1/2018 - 08:10



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