La mattina del cinque d'agosto
si muovevan le truppe italiane
per Gorizia, le terre lontane
e dolente ognun si partì
Sotto l'acqua che cadeva al rovescio
[variante: che cadeva a rovesci]
grandinavan le palle nemiche
su quei monti, colline e gran valli
si moriva dicendo così:
O Gorizia tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu
O vigliacchi che voi ve ne state
con le mogli sui letto di lana
schernitori di noi carne umana
questa guerra ci insegna a punir
Voi chiamate il campo d'onore
questa terra di là dei confini
Qui si muore gridando assassini
maledetti sarete un dì
Cara moglie che tu non mi senti
raccomando ai compagni vicini
di tenermi da conto i bambini
che io muoio col suo nome nel cuor
Traditori signori ufficiali
Che la guerra l'avete voluta
Scannatori di carne venduta
[altra versione: 'Schernitori di carne venduta']
E rovina della gioventù
[altra versione: 'Questa guerra ci insegna così']
O Gorizia tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu.
"E LA MATTINA DI VENTITRÈ MAGGIO"
E la mattina di ventitré maggio
si movevano le truppe italiane
dalle terre l'armate lontane
in partenza ognun si partì
Su pe' quei monti che l'acqua rovescia
grandinavano le bombe nemiche
su per quei monti colline e gran valle
ci massacravano a tutti così
Quanti al mio fianco ne sono caduti
e piangevano moglie coi figli
ma senza patria e senza vessilli
rimpiangendo dolori nel cuor
O tu moglie che tu non mi senti
ti raccomando i compagni vicini
e di tenermi di conto i bambini
ched io ne muoio straziato nel cuor
O vigliacchi che voi ve ne state
co le mogli sui letti di lana
scarnitori di carne umana
che questa guerra ci insegna a 'mpugnar
Voi chiamatelo il campo dolore
quelle terre da là dai confini
là si moreva come assassini
e benedetti sarete nel ciel.
(inviata da Riccardo Venturi)
GORIZIA
Oh Gorizia tu sei maledetta
Per ogni cuore che sente coscienza
Dolorosa ci fu la partenza
E il ritorno per molti non fu
La mattina del cinque di agosto
si muovevan nel fango le truppe italiane
per Gorizia e le terre lontane
e dolente ognun si partì
Sotto l’acqua che cadeva a rovescio
grandinavano le palle nemiche
su quei monti coline e gran valli
si moriva
Mein Görz verdammt
Du bist verdammt
Für jedes liebe, liebe Herz
Der weg war schmerzlich
Und das Leben wurde tod
Maledetti signori ufficiali
che la guerra l’avete voluta
scannatori di carne perduta
e rovina della gioventù
O vigliacchi che voi ve ne state
con le mogli sui letti di lana
schernitori di noi carne umana
questa guerra ci insegna a punir
Voi chiamate il campo d’onore
questa terra al di là dei confini
qui si muore gridando assassini
maledetti sarete un dì
Cara moglie che tu non mi senti
raccomando i compagni vicini
di tenermi da conto i bambini
che io muoio col suo nome nel cuor
Mein Görz verdammt
Du bist verdammt
Für jedes liebe, liebe Herz
Der weg war schmerzlich
Und das Leben wurde tod
Oh Gorizia tu sei maledetta
Per ogni cuore che sente coscienza
Dolorosa ci fu la partenza
E il ritorno per molti non fu.
inserita il 11/9/2005 - 11:24
CURSE UPON YOU, GORIZIA
The fifth day of August in the morning
the Italian troops were moving
to Gorizia, that land so far away
and everyone set off in grief.
Under the rain pouring in torrents
the enemy’s bullets were hailing
and on those hills, mountains and valleys
people died saying this so loud:
Alas! Curse be upon you, Gorizia,
by all hearts feeling a conscience!
We left filled with pain and with sorrow
and many of us have never come back.
And you cowards, curse be upon you!
You lie in soft wool beds with your vives
sneering at us, poor cannon fodder;
this war learnt us how to punish you.
You call a field of honour
this land far beyond the border,
there we die crying: Butchers!
Curse will be upon you one day.
My dear wife, you cannot hear me,
I pray our closest comrades
To watch over our beloved children,
I am dying with their names in my heart.
And you traitors, generals, officers,
you who strongly pushed for this war,
you’re the butchers of our flesh for sale
you’re the ruin of the youth.
Alas! Curse be upon you, Gorizia,
by all hearts feeling a conscience!
We left filled with pain and with sorrow
and many of us have never come back.
inserita il 24/5/2005 - 16:24
GORIZIA
O GORIZIA, SOIS-TU MAUDITE
Le matin du cinq août
Avançaient les troupes italiennes
Sur Gorizia, en terres lointaines
Et chacun partit dans la douleur.
Sous l'eau qui tombait à verse
Les balles ennemies pleuvaient comme grêle
Sur ces monts, ces collines et grandes vallées
On mourait en disant ceci:
O Gorizia, sois maudite
Pour chaque cœur qui écoute sa conscience!
Le départ fut douloureux,
Pour beaucoup il n'y eut pas de retour.
Oh les lâches que vous êtes!
Avec vos épouses sur des lits de laine,
Railleurs de nos chairs humaines,
Cette guerre nous apprend à punir.
Vous appelez le champ d'honneur
Cette terre au-delà des frontières,
Ici l'on meurt en criant “Assassins,
Un jour vous serez maudits!”
Chère épouse qui ne m'entends pas,
Je demande à mes proches compagnons
Qu'ils veillent sur nos enfants,
Je mourrai avec leurs noms dans le cœur.
Vous les traîtres, messieurs officiers,
C'est vous qui avez voulu la guerre!
Vous les bouchers de viande à canon
Et ruine de la jeunesse.
O Gorizia, sois maudite
Pour chaque cœur qui écoute sa conscience!
Le départ fut douloureux,
Pour beaucoup il n'y eut pas de retour.
inserita il 4/11/2008 - 09:09
GORICA LEGYEN ÁTKOZOTT
Augusztus ötödikén korán reggel
indultak az olasz seregek
Goricára, távoli országokra
és mindenki szomorúan indult le.
A golyók a szakadó eső alatt
úgy hullottak, mint a jégeső;
dombokon, hegyeken, völgyeken át
meghalva úgy kiabáltunk:
Ó Gorica legyen átkozott
minden szívben, aminek van lelke!
Szomorú volt elindulásunk,
olyan sok sohasem tért vissza.
Ti gyávák, akik feküdtek
gyapjúágyakon feleségetekkel,
eladott emberhús mészárosai
s az ifjúság veszte vagytok.
Ti becsület mezejének hívjátok
Ezt a határon túl levő földet;
itt meghaltunk kiabálva: Gyilkosak,
rátok legyen az elátkozás.
Feleségem, aki nem hallsz engem,
gyermekeinket a közeli társak
gondoskodására bízom,
meghalok névükkel szívemben.
Tisztek urak, árulók,
akik akartátok ezt a háborút,
eladott emberhús mészárosai,
s az ifjúság veszte vagytok.
Ó Gorica legyen átkozott
minden szívben, aminek van lelke!
Szomorú volt elindulásunk,
olyan sok sohasem tért vissza.
inserita il 14/1/2009 - 19:52
( Alessandro)
inserita il 23/3/2006 - 13:42
( CCG/AWS staff)
inserita il 5/11/2008 - 09:41
Fu uno dei più pazzeschi massacri di una guerra tutta pazzesca.
"O Gorizia tu sei maledetta" è una canzone nella guerra, che da sempre fa parte della tradizione anarchica e antimilitarista.
Si dice che chi veniva sorpreso a cantare questa canzone durante la guerra era accusato di disfattismo e poteva essere fucilato.
La versione originale venne raccolta da Cesare Bermani, a Novara, da un testimone che affermò di averla ascoltata dai fanti che conquistarono Gorizia il 10 agosto 1916.
1964: scandalo nazionale al "Festival dei due mondi" di Spoleto.
(Cesare Bermani, da A - rivista anarchica)
"Finalmente siamo in scena di fronte a una sala tutta piena. Cominciamo a cantare. Silenzio tombale : sono tutti incuriositi da questi canti, a partire dal Bella Ciao di Giovanna Daffini. Via via che si procede, crescono i commenti, mormorati, qualche volta anche detti ad alta voce. Alla strofa di Sandra Mantovani "...e nelle stalle più non vogliam morir..." una voce di donna urla : "Posseggo duecento anime e nessuna di loro è morta nelle stalle!". Seguono una serie di "Buuuu" dal loggione.
Finalmente si alza Michele Straniero e intona Gorizia. Alla strofa "Traditori signori ufficiali / voi la guerra l’avete voluta / scannatori di carne venduta / questa guerra ci insegni a punir" succede l’ira di Dio. Una voce si leva dalla platea : "Evviva gli ufficiali" seguita da cori di "Evviva l’Italia". Dal loggione arriva, una risposta immediata e viene lanciata in platea una sedia, mentre si intona Bandiera Rossa. Dal basso rispondono con Faccetta Nera. Spintoni a destra e a sinistra. Tutt’intorno, la gente continua a discutere sempre più "animatamente". Insomma, si menano."
(racconto di Giovanna Marini)
La strofa "Traditori signori ufficiali" non è presente in tutte le versioni ed è stata certamente aggiunta in seguito. In origine proviene da "O Venezia", sulla cui melodia, perfettamente adattabile, viene a volte cantata anche "O Gorizia". Tra le due canzoni esiste certamente una correlazione molto stretta.