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Le Murate

Collettivo Víctor Jara


Lingua: Italiano

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[febbraio 1974]
Scritta da:
David Riondino, Chiara Riondino, Daniele Trambusti,
Massimo Fagioli, Gaia Gualtieri, Silvano Panichi
Cantata da Chiara Riondino

[february 1974]
Written by:
David Riondino, Chiara Riondino, Daniele Trambusti,
Massimo Fagioli, Gaia Gualtieri, Silvano Panichi
Sung by Chiara Riondino

Firenze, vecchio carcere delle Murate. Sera del 24 febbraio 2014.
Firenze, vecchio carcere delle Murate. Sera del 24 febbraio 2014.


Quaranta galere fa
di Riccardo Venturi



Stasera ero uscito per due cose. La prima, l'hanno annullata. La seconda era un film che avevo visto e rivisto. Alla fine ho deciso di tornare a casa. Di film già visti, si vede che non ne avevo tutta quella voglia.

Sarà, probabilmente, anche per questo motivo che ultimamente ho poca voglia di scrivere.

Così sono passato da quel bar aperto fino a tardissimo, dove hanno i sigari che fumo. C'è entrato anche un grondino, con quei pochi soldi che avevo in tasca.

Al semaforo di via Fra' Giovanni Angelico devo girare a destra e prendere i Viali, per tornare a casa. A Firenze si prendono sempre i Viali. Tettuppigliviali.

Trenta metri prima m'è venuta a mente una cosa. M'è venuto in mente che, stasera, è il ventiquattro di febbraio.

Allora, all'improvviso, non ho girato a destra.

Ho tirato a diritto. Sono andato in via dell'Agnolo.

In fondo a via dell'Agnolo ci ha lavorato il mio babbo, per una vita. E, in cima a via dell'Agnolo, c'era il carcere delle Murate.

Quaranta galere fa.

Esserci e non esserci. Quarant'anni fa ero un bambino di poco più di dieci anni. Sicuramente, a quell'ora ero già andato a dormire, o mi ci avevano mandato. Avrò guardato Carosello. Avrò sognato qualcosa che si sogna da bambini. Non lo so.

Intanto, in quella che era la galera della mia città, c'era un ragazzo che aveva sì e no dieci anni più di me.

Dieci anni, dieci stupidi anni bastano per segnare un confine. Il sonno di un bambino e la rivolta in una galera.

Ventiquattro febbraio 1974. Esserci e non esserci. Pochi chilometri di distanza.

Sono sceso dalla macchina parcheggiata a cazzo sul marciapiede.

Dove c'era la galera, ora ci hanno fatto gli appartamenti. E i locali alla moda. Persino il “caffè letterario”. Dicevano che in via delle Murate, così si chiamava non mi ricordo se via dell'Agnolo o via Ghibellina, c'era uno scalino; e chi non lo aveva salito, non era fiorentino.

Gioventù moderna e ben vestita, persino un qualsiasi lunedì sera.

E le piazzette. Nel cortile della galera.

Ma quel ragazzo di quaranta galere fa, no, non lo hanno voluto ricordare.

Abbattuto come un cane su un tetto, da un poliziotto, con una raffica di mitra.

Ragazzo,
senti il rumore del tuono?
forse da qualche parte un uomo sta lottando.
Lotta per te, per me, per tutti,
ma pochi sanno dirgli grazie......

Ragazzo,
senti lo stillicidio della pioggia?
forse da qualche parte
una vita si sta spegnendo
e questa pioggia è l'eco di un lontano dolore....

Ragazzo,
senti il peso di questo improvviso silenzio?
forse da qualche parte un uomo è stato vinto,
fucili di venduti fratelli
gli hanno impedito di gridare "Libertà!".

Ragazzo,
il dolore di uno
dovrebbe essere il dolore di tutti
e non è giusto che
mentre tu piangi
altri ridono
e mentre tu ridi
altrove altri si disperano.

Ragazzo,
al prossimo tuono
non spaventarti,
alla prossima pioggia
non chiudere la tua finestra,
al prossimo silenzio
mettiti a gridare con rabbia!


Questa cosa la scrisse, pochi giorni dopo, da un'altra galera, Horst Fantazzini. Parlava di lui. Di Giancarlo del Padrone.

Fu scritta anche una canzone, da un collettivo che prendeva nome da un cantante assassinato in uno stadio lontano.

Il Collettivo Víctor Jara, 1974.
Il Collettivo Víctor Jara, 1974.


Per questo non ho girato a destra. Non ho preso i Viali, stasera.

C'ero e non c'ero. Oppure, non c'ero e c'ero.

Sono ripartito e ho dovuto attraversare il centro. Prima di ripartire, gli sguardi di quattro o cinque ragazzotti tutti bellini, che mi guardavano esterrefatti la macchina.

Mi è venuto di pensare a che cosa ci sia, ora, sotto quel tetto.

Qualcosa, forse, dove si nasce o si muore. Dove si ama o si odia. Dove si partecipa o si è indifferenti. La galera è stata spostata altrove. Anche lei espulsa dal centro. Delocalizzata.

Ho chiuso gli occhi per un attimo, prima di rimettere in moto. Risentire quel che non ho mai sentito. “Mi hanno preso”, avrà detto; poi, il buio.

Un proletario di vent'anni in carcere ammazzato come una bestia.

Ecco cosa c'era negli occhi chiusi, quaranta galere dopo.

E se qualcosa dev'essere, questo sia un fiore per Giancarlo. Puzza del mefitico scarico della mia macchina, ferma là sotto, con le musichette alla moda in una sera che ha un ancor lontano odore di primavera.


24 febbraio 1974: Rivolta al carcere di Firenze
da Infoaut

giadep
É il 1974 e nel carcere delle Murate di Firenze si vivono giorni di tensione: la riforma carceraria è stata molte volte promessa nel tentativo di mantenere il controllo del complesso, ma i detenuti sono stanchi dell’attesa ed è ormai chiaro a tutti che ciò che chiedono non può trovare alcun appoggio nelle autorità carcerarie.

Così il 24 Febbraio la rabbia esplode e in breve travolge tutte le zone del penitenziario; un gruppo di detenuti sale sul tetto in segno di protesta ma la repressione non tarda ad arrivare, brutale e folle: un agente di custodia spara una raffica di mitra, uccidendo il ventenne Giancarlo Del Padrone e ferendo altri quattro carcerati.

Ma l’episodio non intimidisce i detenuti, anzi è come benzina gettata sul fuoco della loro rabbia, che li spinge a rimanere sul tetto in numero sempre crescente.

Nel frattempo l’eco della rivolta è giunta all’esterno del complesso e molte persone si radunano sotto il carcere per assediarlo; si intonano cori di solidarietà e gli stracci insanguinati di Giancarlo e i feriti vengono gettati dal tetto per farne degli striscioni.

Lotta Continua dà indicazione di rompere l’assedio delle Murate ma nemmeno i suoi militanti vi si attengono, confermando la rottura dei rapporti di collaborazione tra l’avanguardia carceraria e la Commissione carceri di LC, una rottura che era nell’aria già dal Luglio dell’anno precedente.

Particolare è la composizione sociale fra i detenuti fiorentini: un proletariato che quotidianamente vive di espedienti e per cui il carcere rappresenta, prima o poi, una tappa quasi obbligata.

Non sono “batterie” organizzate, bensì piccoli artigiani della rapina che hanno fatto propria la convinzione di doversi riprendere autonomamente i propri bisogni.

La nottata di assedio si conclude con duri scontri tra polizia e manifestanti e con l’intero quartiere di Santa Croce invaso dal fumo dei lacrimogeni e dai rastrellamenti degli agenti.

Ma il problema delle condizioni di vita nel carcere non può più essere circoscritto alle celle delle Murate: la questione è stata posta e la notizia è destinata ad avere un forte impatto ideologico anche sull’esterno.

La rivolta e l’assassinio di Giancarlo hanno ispirato la canzone “Le Murate” del Collettivo Victor Jara.
E non si respira più
E non ci si vede più
Ma nella fuga, compagno
Nella paura, compagno
Come nella lotta, compagno
Resterò sempre a fianco a te.

E, ventiquattro febbraio
E, settantaquattro febbraio
Sparano i poliziotti
Sparano alle Murate
Muore Giancarlo del Padrone

E non si respira più
E non ci si vede più
Si fan le barricate
Tutti lanciamo sassi
Contro gli scudi del potere

E il tetto delle Murate
E' pieno di carcerati
Cantiam "Bandiera Rossa"
Scoppiano i candelotti
Comincia ormai la caccia al rosso

E non se ne può più
E il fiato ti va via
Carican i celerini
Ma rimaniamo ai nostri posti

Moschetti e manganelli
Scoppiano i candelotti
Ora siam senza armi
Ma canterà presto il fucile

Giustizia sarà fatta
Fuori, e nelle prigioni
Contro padroni e questori
Suonerà la giusta carica
Della giustizia proletaria

E non si respira più
E non ci si vede più
Non scoraggiarti compagno
Lotta e resisti compagno
E costruisci la tua vittoria

E, ventiquattro febbraio
E, settantaquattro febbraio
Ma nella fuga, compagno
Nella paura, compagno
Come nella lotta, compagno
Resterò sempre a fianco a te.

inviata da Riccardo Venturi - 24/2/2014 - 23:41




Lingua: Inglese

English translation by Riccardo Venturi
February 24, 2014

Florence: The old Murate jail.
Florence: The old Murate jail.
MURATE JAIL

giadepspAnd you can breathe no more
And you can see no more
But in the flight, comrade,
And in the fear, comrade
As in the struggle, comrade
I'll always stand at your side.

February twenty four
February seventy four
The cops are shooting
They're shooting at Murate jail
Giancarlo Del Padrone dies.

And you can breathe no more
And you can see no more
And we dress barricades
And we all throw stones
At the power's shields

And the roof of Murate jail
Is crowded with prisoners
We all singing “Red Flag”,
Teargas bombs exploding,
They're now hunting the Reds

And you can stand no more,
And you can breath no more
The riot cops are charging
But we still hold our position

Muskets and truncheons,
Teargas bombs exploding
Now we are left unarmed
But rifles are going to sing.

Justice will be made
Outside and in the prisons
Against the masters and the police
The right charge of proletarian
Justice will be sounded.

And you can breathe no more
And you can see no more
Don't be discouraged, comrade,
Fight and resist, comrade,
And build your victory.

February twenty four
February seventy four
But in the flight, comrade,
And in the fear, comrade,
As in the struggle, comrade,
I'll always stand at your side.

25/2/2014 - 00:46




Lingua: Spagnolo

Traducción al castellano por Riccardo Venturi
24 de febrero 2014

revuelta
LAS MURATE

Y no se respira más
Y no se ve nada más
Pero en la huida, compañero,
Y en el miedo, compañero,
Y así en la lucha, compañero,
Siempre voy a quedarme a tu lado.

Veinticuatro de febrero,
Setenta y cuatro, febrero,
Disparan los maderos,
Tiran a las Murate,
Muere Giancarlo Del Padrone.

Y no se respira más,
Y no se ve nada más,
Se hacen barricadas,
Todos arrojan piedras
A los escudos del poder

Y el techo de las Murate
Está lleno de prisioneros,
Cantamos “Bandera Roja”
Exploden los botes
Ya empezó la caza al rojo

Nada más a hacer,
No se respira más,
Cargan los maderos
Y mantenemos posición

Porras y mosquetones,
Exploden los botes
Ahora estamos desarmados
Pero el fusil va a cantar

Y va a hacerse justicia
Fuera en las prisiones
Contra patrones y jefes
Se va a dar la carga
De la justicia proletaria

Y no se respira más,
Y no se ve nada más
No te desanimes, compañero,
Lucha y resiste, compañero,
Y construye tu victoria

Veinticuatro de febrero,
Setenta y cuatro, febrero,
Pero en la huida, compañero
Y en el miedo, compañero,
Y así en la lucha, compañero,
Siempre voy a quedarme a tu lado.

25/2/2014 - 01:55


Quella sera ero fra le persone corse spontaneamente a protestare sotto le mura del carcere.....

Silva - 28/2/2014 - 17:30


Un abbraccio, Silva...

Riccardo Venturi - 1/3/2014 - 00:33


"Le Murate" su YouTube

Riccardo Venturi - 13/4/2015 - 19:20


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