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Violeta Parra: Run-Run se fue pa'l norte

GLI EXTRA DELLE CCG / AWS EXTRAS / LES EXTRAS DES CCG


Lingua: Italiano


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(GLI EXTRA DELLE CCG / AWS EXTRAS / LES EXTRAS DES CCG)
Arriba quemando el sol, o Y arriba quemando el sol
(Violeta Parra)
Ayúdame Valentina
(Violeta Parra)


[1966]
Letra y música de Violeta Parra
Parole e musica di Violeta Parra
Lyrics and music by Violeta Parra

Violeta Parra e Gilbert Favre.
Violeta Parra e Gilbert Favre.



4,33
di Riccardo Venturi.

Questa canzone dovrebbe andare assieme a El amor, di cui rappresenta, per così dire, la spiegazione o il racconto degli eventi. Avrei forse dovuto, il 29 settembre 2007, parlarne quando composi quella pagina che mi costò tanto; ma, allora, ciò che mi spinse fu la mia vita ed il suo incollarsi a quella canzone che la ha accompagnata. E' arrivato stanotte il momento di quest'altra canzone, e della vita di Violeta Parra. “Nessuno è morto mai d'amore”, diceva; sapendo che lei vi sarebbe, invece, morta. Aveva cominciato a morire d'amore qualche tempo prima, tornando per la felicità a diciassette anni, quando aveva conosciuto Gilbert Favre, di quasi vent'anni più giovane di lei; il grande amore della sua vita, per il quale aveva lasciato il marito.

Gilbert Favre era un antropologo e folklorista svizzero (di Ginevra) che si trovava, allora, in Cile come assistente del suo maestro di studi, Jean-Christian Spahni. Nato il 19 novembre 1936, Gilbert Favre era un giovanotto di multiforme ingegno: era un ottimo jazzista, suonava il clarinetto e imparò in seguito a suonare la quena, il tipico strumento a fiato andino. Durante il suo lungo soggiorno latinoamericano fu anche membro fondatore del gruppo boliviano “Los Jairas”, dove lui stesso suonava, appunto, la quena. Il pubblico latinoamericano lo conosceva, per le sue lontane origini, come “El Gringo”.

Per un folklorista attivo nell'America Latina degli anni '50 era facile, prima o poi, entrare in contatto con Violeta Parra. Si innamorarono follemente; partirono insieme per la Bolivia, dove Favre cominciò a suonare e sperimentare la musica andina assieme al chitarrista Alfredo Domínguez e al charanguista Ernesto Cavour. Agli inizi degli anni '60 Gilbert Favre tornò a Ginevra, accompagnato da Violeta Parra; dopo aver vissuto qualche anno in Europa, tornarono in America del Sud. Fu probabilmente per la fama che Favre, Domínguez e Cavour avevano acquisito in Bolivia che lo svizzero decise di non tornare più in Cile e di lasciare Violeta Parra scomparendo letteralmente dopo aver spedito una lettera a Violeta dal nord del Cile. In Bolivia, Gilbert Favre incontrerà Indiana Roque Terán, che sposerà senza dire nulla a Violeta; nel 1966, quest'ultima si reca a cercarlo e lo trova sposato con un'altra. Sarà un colpo durissimo dal quale Violeta Parra non si riprenderà facendola cadere nella depressione che contribuirà a portarla al suicidio l'anno dopo, a Santiago.

Sono queste, crudamente, le vicende alla base sia de El amor, sia di questa, famosissima, canzone. Una canzone dove Run-Run, il soprannome (“Corri-Corri” in inglese) che Violeta aveva dato a Gilbert Favre, “se ne va al nord” (cioè in Bolivia) spedendo da Antofagasta quella lettera “così tanto per fare”. Da quel viaggio di disamore, di disillusione e, in ultima analisi, di morte, nasce questo capolavoro. Non è esagerato affermare che “Run-Run” è, tra le canzoni di Violeta Parra, seconda come fama (e come bellezza) soltanto a “Gracias a la vida”; l'estrema canzone che, va detto, promana anch'essa da questa vicenda.

Dopo il suicidio di Violeta Parra, Gilbert Favre decise di lasciare per sempre l'America del Sud, e si stabilì in Francia (in Dordogna) con la moglie. Ebbero due figli, Patrick e Christian; quest'ultimo morirà a vent'anni in un incidente stradale. In seguito si separeranno; mentre lavora per il New York Times, Gilbert Favre conosce Barbara Erskine, con la quale si sposerà e si stabilirà vicino a Ginevra, a Russin. E' morto il 14 dicembre 1998.

Miserias y alevosías anudan mis pensamientos...; torno ancora a quei versi. Anni dopo, quando questa canzone era diventata come il simbolo stesso del viaggiare senza meta, gli Inti-Illimani ne diedero una memorabile versione semistrumentale, nella quale veniva cantata solo la prima strofa (ripetuta due volte, all'inizio e alla fine). E' così che, nel 1974, ancora in quell'anno, ho conosciuto questa canzone di cui non potevo allora, bambino di undici anni, sapere nulla. Sono state, forse, le prime parole di spagnolo che ho imparato; quarant'anni fa. Credevo allora, cercando confusamente di capire qualcosa, che si trattasse della canzone di una donna il cui marito era emigrato e che sperava tornasse per il compleanno di una bambina chiamata Soledad. Curiosamente, perché le vicende delle vite si intrecciano in modo bizzarro a volte, quando scrissi la pagina de El amor si era concluso da pochi giorni, all'improvviso, un amore di alcuni anni per una ragazza svizzera. La quale, poco dopo, si stabilì nella stessa Ginevra di Gilbert Favre. Sono le 5,12 e può finire qui.



Lunes 4 de agosto de 1961

Gilbertito
Tengo frío; son las nueve de la mañana. Todas las mañanas tiemblo de frío. Cayó nieve y no hay sol, el frío penetra en mis huesos y en mi alma. Me falta mi Gilbertito. La casa está llena de flojos que duermen y comen. Yo soy débil y no resisto el peso de tanta gente. Tú eres mío y me ayudas con tu cariño. Pronto salgo a la calle más sola que nunca y volveré con más frio y más triste. Así he vivido años, fría muy fría y sola. Los meses contigo fueron más buenos que malos. Tú me quieres y me comprendes. Ven. Ya veremos cómo se arreglan las cosas entre los dos. Si tú me olvidas será terrible, si yo te olvido, peor. si estamos juntos se puede salvar algo del todo. Es una tontería que no estés en casa. Es fea la casa sin ti. Yo no quiero recibir comida nada más que una vez al día. De repente no comeré nada más. Tengo una rabia con todo, trabajo poco. Se fue la alegría, se fue por el desierto. La casa de madera está llorando. No tiene sentimiento la guitarra. Estar separados es como estar muertos. Un día me canso y salgo a vivir. He estado muerta años de años. Esclava de trabajo y del país ¡Ven, te digo! despues iremos por el mas y el desierto. La lluvia será dulce. ¿Qué hago sin tus manos feas? No tengo a nadie. Tú tienes a Vitervo. Que venga contigo. Quiero preparar un asao para él. ¡Vengan! les digo. Nunca supe que tenía un amigo en Arica.

Te quiere,
Violeta


En un carro de olvido,
antes del aclarar,
de una estación del tiempo,
decidido a rodar,
Run-Run se fue pa’l norte,
no sé cuándo vendrá;
vendrá para el cumpleaños
de nuestra soledad.
A los tres días, carta
con letras de coral:
me dice que su viaje
se alarga más y más.
Se va de Antofagasta
sin dar una señal
y cuenta una aventura
que paso a deletrear.
¡Ay ay ay de mí!

Al medio de un gentío
que tuvo que afrontar
un trasbordo por culpa
del último huracán,
en un puente quebrado,
cerca de Vallenar,
con una cruz al hombro
Run-Run debió cruzar.
Run-Run siguió su viaje
y llegó al Tamarugal.
Sentado en una piedra
se puso a divagar,
que sí, que esto, que lo otro,
que nunca, que además,
que la vida es mentira,
que la muerte es verdad.
¡Ay ay ay de mí!

La cosa es que una alforja
se puso a trajinar,
sacó papel y tinta,
un recuerdo quizás,
sin pena ni alegría,
sin gloria ni piedad,
sin rabia ni amargura,
sin hiel ni libertad…
Vacía como el hueco
del mundo terrenal
Run-Run mandó su carta
por mandarla nomás.
Run-Run se fue pa’l norte,
yo me quedé en el sur:
al medio hay un abismo
sin música ni luz.
¡Ay ay ay de mí!

El calendario afloja,
por las ruedas del tren,
los números del año
sobre el filo del riel.
Más vueltas dan los fierros,
más nubes en el mes,
más largos son los rieles,
más agrio es el después.
Run-Run se fue pa’l norte,
qué le vamos a hacer.
Así es la vida entonces:
espinas de Israel,
amor crucificado,
corona del desdén,
los clavos del martirio,
el vinagre y la hiel.
¡Ay ay ay de mí!

inviata da Riccardo Venturi - 8/7/2013 - 04:30




Lingua: Spagnolo

La versión semi-instrumental de Inti-Illimani
La versione semistrumentale degli Inti-Illimani


Da Inti-Illimani 2: La nueva canción chilena (1974).


De una estación del tiempo,
decidido a rodar,
Run-Run se fue pa'l norte,
no se cuando vendrá...

inviata da Riccardo Venturi - 8/7/2013 - 05:25




Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
8 luglio 2013

runrun.


Si vedano le Note alla traduzione. Si tratta di una traduzione apparentemente semplice, ma solo apparentemente. Mi sono permesso una piccola cosa proveniente dalla mia storia, vale a dire dalla mia antica formazione di germanista specializzato nelle antichità scandinave; ma corrispondeva troppo perfettamente al testo di Violeta Parra. [RV]
RUN-RUN SE N'È ANDATO AL NORD

In un treno dell'oblio
prima dell'alba,
da una stazione del tempo 1
deciso a vagare
Run-Run se n'è andato al nord,
non so quando verrà;
verrà per il compleanno
della nostra solitudine.
Dopo tre giorni, una lettera
con caratteri di corallo,
mi dice che il suo viaggio
si allunga sempre più;
parte da Antofagasta 2
senza neanche avvertire
e narra un'avventura
che vado a contare,
ahi, povera me.

In mezzo a una ressa
che ha dovuto affrontare,
un trasbordo per colpa
dell'ultimo uragano,
su un ponte crollato
vicino a Vallenar 3
con una croce in spalla
Run-Run dovette passare.
Run-Run proseguì il viaggio,
giunse al Tamarugal, 4
seduto su una pietra
si mise a cianciare
di questa e quella cosa
del mai e del perdipiù,
che la vita è menzogna,
che la morte è verità,
ahi, povera me.

È che una bisaccia
si mise a trasportare,
tirò fuori carta e inchiostro,
un ricordo, chissà.
Senza pena né gioia,
senza pietà né gloria,
né rabbia e né amarezza,
né fiele, né libertà,
vuota come il baratro terreno,
come il Ginnungagap, 5
Run-Run mandò la sua lettera
così tanto per fare,
Run-Run se n'è andato al nord,
io son restata al sud,
nel mezzo c'è un abisso
senza musica né luce,
ahi, povera me.

Il calendario fa uscire
dalle ruote del treno
i numeri dell'anno
sul filo del binario
Più giran quegli arnesi,
più nuvole nel mese,
più lunghe le rotaie,
più aspro il dopo.
Run-Run se n'è andato al nord,
che ci possiamo fare,
così in fondo è la vita,
le spine d'Israele,
amore crocifisso,
corona del disprezzo,
i chiodi del martirio,
l'aceto e il fiele,
ahi, povera me.
NOTE alla traduzione

[1] In spagnolo, estación significa sia “stazione” che “stagione”. Diverse traduzioni della canzone (non solo in italiano) preferiscono “stagione”; io, anche a causa del treno e del viaggio, ho preferito “stazione”. Ma è chiaro che, qui, la parola significa entrambe le cose.

[2] Antofagasta è uno dei principali porti cileni e tra le maggiori città del Cile settentrionale (attualmente ha oltre 300.000 abitanti). Situata sulla costa presso il deserto di Atacama, il più arido del mondo; fino al 1884 è appartenuta alla Bolivia, di cui rappresentava l'unico sbocco sul mare. Passò al Cile in seguito alla guerra cileno-boliviana. Sull'origine del suo nome, probabilmente di derivazione quechua, esistono parecchie ipotesi.

Antofagasta.
Antofagasta.


[3] Vallenar è un'altra città del Cile settentrionale (ca. 48.000 abitanti attualmente), capoluogo della regione di Huasco. Fu fondata nel 1789 da Ambrose O'Higgins, della medesima famiglia dell'eroe dell'indipendenza cilena Bernardo O'Higgins. Essendo la famiglia O'Higgins di origine irlandese, la città fu chiamata San Ambrosio de Ballenary dal luogo di origine della famiglia, Ballynary nei dintorni di Sligo. Da qui Vallenar.

Vallenar.
Vallenar.


[4] Nei pressi di Vallenar sorge la Pampa del Tamarugal, un deserto interno su un altopiano che fa parte del complesso desertico di Atacama. Il nome di Tamarugal gli viene dal Prosopis tamarugo, pianta arborea delle favacee che vi cresce. Come tutto il deserto di Atacama, il Tamarugal è uno dei luoghi più aridi della Terra, con temperature notturne fin a 12 gradi sotto zero e diurne di oltre 40 sopra.

La Pampa del Tamarugal.
La Pampa del Tamarugal.


[5] Nei primi versi della Vǫluspá, la “Predizione dell'Indovina” che è il carme che apre l'Edda Antica (o “Edda di Sæmund”), vi è la famosa descrizione del Ginnungagap, il “baratro primordiale” (o “delle origini”) che precedette la nascita della Terra nell'antica mitologia nordica. Il concetto era talmente uguale a quello espresso da Violeta Parra in questa canzone, che non ho potuto fare a meno di servirmene. Si pronuncia, propriamente, ghìttnunga-gàp.

ginnunga

8/7/2013 - 22:41



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