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Jack of All Trades

Bruce Springsteen


Lingua: Inglese

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‎2 + 2 = 5 (the Lukewarm)‎
(Radiohead)
Across the Border
(Bruce Springsteen)
La Guerre de Cent mille ans
(Marco Valdo M.I.)


[2012]
Lyrics and Music by Bruce Springsteen
Testo e musica di Bruce Springsteen
The song debuted on 22 Feb 2012
Album: Wrecking Ball

"It has not yet been revealed when "Jack of All Trades was written or recorded, but it's probably in 2011. The lineup on this track is Bruce Springsteen, Ron Aniello, Tom Morello (electric guitar), Soozie Tyrell (violin), the New York String Section (strings), and a horn section consisting from Curt Ramm (trumpet and/or cornet), Clark Gayton (trombone), Stan Harrison (clarinet, alto sax, and/or tenor sax), Ed Manion (tenor sax and/or baritone sax), Dan Levine (alto horn and/or euphonium), and Art Baron (euphonium and/or tuba)." - springsteenlyrics.com

wreckbal

"La più bella canzone sulla crisi"
di Riccardo Venturi

C'è chi le canzoni del Boss se le va, giovane e intrepido, a ascoltare insieme a 45.000 persone in uno stadio, in una serata da tregenda dove sembrava che si fossero aperte le cateratte del cielo (ma qualcuno, naturalmente un giornalista, lo ha chiamato un “rito purificatorio”); e c'è chi, invece, non essendo più giovane e neppure troppo intrepido, sceglie, una settimana dopo e in una bella serata pienamente estiva, di andarsene ad ascoltarle a una festa di Rifondazione Comunista, a Campi Bisenzio, assieme a una trentina di persone scarse. “Oibò”, penserete: “Bruce Springsteen che va a cantare a Campi, alla festa di Rifondazione?...”; macché. Alla festa di Rifondazione si esibivano due nostre vecchie conoscenze, Marco Rovelli e Lara Vecoli. Come dire: il “CCG/AWS Staff” riesce ad essere sempre ovunque. Al megaconcerto allo stadio, sotto il diluvio universale, c'erano nientepopodimeno che il “Retemaestro” in persona, Lorenzo Masetti, e la sua compagna; e pare che Lorenzo si sia beccato pure, come conseguenza, un febbrone da cavallo. Ammoniti e resi saggio dall'età non più verde, il sottoscritto e la Daniela -k.d.-, invece, hanno prediletto una calda seratina nella Piana, al “Parco Iqbal Masih” (che dovrebbe essere cancellato perché l'amministrazione campigiana, naturalmente PD, vorrebbe costruirci una strada sopra). Il Parco Iqbal Masih, dedicato al bambino pakistano sfruttato per fabbricare palloni da calcio e ucciso quando aveva deciso di denunciare tutto quanto pubblicamente, ha una caratteristica unica: è, letteralmente, il regno dei conigli. Frotte di conigli in libertà, che scorrazzano tranquilli e indisturbati. Colà ci siamo sistemati, su dei duri gradoni di legno a ridosso delle solite villette a schiera, per ascoltare il Rovelli e la Vecoli. “Certo”, mi direte; “ma Springsteen...?” Presto detto. Il Rovelli, tra le sue canzoni, una bella “Amsterdam” di Jacques Brel (cantata finalmente con una pronuncia francese più che decente) e i canti anarchici, ha sparato al pubblico anche una canzone del Boss, definendola “la più bella canzone sulla crisi che sia stata scritta”. Forse che sì, forse che no; ma la canzone, recentissima perché proveniente dall'ultimo album “Wrecking Ball”, bellissima lo è comunque. Bellissima e parecchio chiara, più che altro. Non dubito che ascoltarla direttamente dal suo autore sarebbe stata la famosa “altra cosa”; però anche il Rovelli, come Boss di Campi Bisenzio, non se la cava di certo male. E poi, lo devo riconoscere, non sono più tipo da concertoni. Se mi fossi beccato io l'acquata del 10 giugno sul groppone, sarei andato minimo all'ospedale (un posto dove, sinceramente, non vorrei tornare perlomeno in tempi brevi). La canzone è là, e a costo di essere fulminato dai Bossiani (gli adepti di Springsteen, non i leghisti), dico che quel che dice e quel che suona cambia poco. E poi Springsteen mica ha una casa come quella del Rovelli incastrata tra il mare e montagne altissime, sopra Massa; un posto meraviglioso. Ci sono stato, là; a casa di Springsteen, mai (e lui non sa che s'è perso). Confidando peraltro che continuerà a scrivere canzoni come queste, anche se dovrà fare a meno della mia presenza ai concerti. [RV]
I'll mow your lawn, clean the leaves out your drain
I'll mend your roof to keep out the rain
I'll take the work that God provides
I'm a Jack of all trades, honey, we'll be alright

I'll hammer the nails and I'll set the stone
I'll harvest your crops when they're ripe and grown
I'll pull that engine apart and patch her up 'til she's running right
I'm a Jack of all trades, we'll be alright

The hurricane blows, brings a hard rain
When the blue sky breaks, it feels like the world's gonna change
We'll start caring for each other like Jesus said that we might
I'm a Jack of all trades, we'll be alright

The banker man grows fat, the working man grows thin
It's all happened before and it'll happen again
It'll happen again, yeah, they'll bet your life
I'm a Jack of all trades, darling, we'll be alright

Now sometimes tomorrow comes soaked in treasure and blood
Here we stood the drought, now we'll stand the flood
There's a new world coming, I can see the light
I'm a Jack of all trades, we'll be alright

So you use what you've got and you learn to make do
You take the old, you make it new
If I had me a gun, I'd find the bastards and shoot 'em on sight
I'm a Jack of all trades, we'll be alright
I'm a Jack of all trades, we'll be alright

inviata da CCG/AWS Staff - 17/6/2012 - 10:32




Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
17 giugno 2012
IL TUTTOFARE

Ti falcerò il prato, ripulirò lo scolo dalle foglie,
ti aggiusterò il tetto perché non ci entri la pioggia
prenderò il lavoro che Dio vorrà dare,
sono un tuttofare, tesoro, ci andrà tutto bene

Pianterò i chiodi e metterò a posto la lastra di pietra
ti mieterò i campi quando sono maturi,
metterò da parte quella macchina e la raccomoderò finché non andrà bene,
sono un tuttofare, tesoro, ci andrà tutto bene

Soffia l'uragano e porta pioggia a dirotto,
quando spunta il cielo azzurro sembra che il mondo cambi,
cominceremo a curarci l'uno dell'altro come Gesù disse che si poteva fare,
sono un tuttofare, tesoro, ci andrà tutto bene

Il banchiere ingrassa, il lavoratore dimagrisce,
è già successo prima e succederà ancora
succederà ancora, sí, si giocheranno la tua vita a scommesse,
sono un tuttofare, tesoro, ci andrà tutto bene

Ora, a volte, il domani arriva impregnato di denaro e sangue,
qui abbiamo resistito alla siccità, ora resisteremo all'alluvione
c'è un mondo nuovo che viene, vedo la luce,
sono un tuttofare, tesoro, ci andrà tutto bene

E così adoperi quel che hai, e impari a farlo bastare
prendi quel che è vecchio e lo rendi nuovo.
Se avessi una pistola, troverei quei bastardi e gli sparerei a vista,
sono un tuttofare, tesoro, ci andrà tutto bene
sono un tuttofare, tesoro, ci andrà tutto bene.

17/6/2012 - 11:30




Lingua: Francese

Version française – LE BRICOLEUR – Marco Valdo M.I. – 2012
d'après la version italienne de Riccardo Venturi
Chanson étazunienne - Jack of All Trades - Bruce Springsteen – 2012

"La plus belle chanson sur la crise"
par Riccardo Venturi

J'en connais un, jeune et intrépide, qui va écouter les chansons du « Boss », en compagnie de 45.000 personnes dans un stade, dans une soirée de Malpurgis où toutes les vannes du ciel semblaient avoir été ouvertes (quelqu'un, un journaliste, a parlé d'un « rite purificateur ») ; et, un autre, qui n'étant plus si jeune et ni si intrépide, choisit, une semaine plus tard et une belle soirée estivale, pour s'en aller les écouter à une fête de di Rifondazione Comunista, à Campi Bisenzio, au milieu d'une trentaine de personnes. « Hein, quoi ? », pensez-vous : «  Bruce Springsteen va chanter à Campi, à la fête de Rifondazione?...”; pas du tout. À la fête de Rifondazione se produisaient deux de nos anciennes connaissances : Marco Rovelli e Lara Vecoli. Autant dire que le staff des CCG réussit à être partout. Au mégaconcert dans le stade, sous un déluge universel, il n'y avait rien de moins que le « webemastère » en personne, Lorenzo Masetti, et sa compagne ; il paraît que Lorenzo s'en est tiré avec une fièvre de cheval. Prévenus et rendus sages par l'âge, le soussigné et Daniela -k.d.-, par contre, ont passé une splendide petite soirée sur la Plaine, au « Parc Iqbal Masih » (qui devrait disparaître car l'administration naturellement PD, voudrait construire une route par-dessus). Le Parc Iqbal Masih, dédié à l'enfant pakistanais exploité pour faire des ballons de foot et tué quand il a décidé de dénoncer tout cela publiquement, a une caractéristique unique : c'est, littéralement, le royaume des lapins. Des tas de lapins en liberté, qui batifolent tranquilles et insouciants. Là, nous étions installés, sur les gradins durs de bois le long des habituelles villas en série, pour accueillir Rovelli et Vecoli.
« Certes », me dira-t-on, « et Springsteen ? ». Je réponds immédiatement. Rovelli, parmi ses chansons, une belle « Amsterdam » de Jacques Brel ( chantée quand même avec une prononciation française plus que décente) et des chants anarchistes, a sorti au public une chanson du « Boss », la définissant comme «  la plus belle chanson sur la crise jamais écrite ». Peut-être oui, peut-être, non. La chanson, très récente car elle provient de son album «  Wrecking Ball », est sûrement très belle. Très belle et relativement claire, plutôt plus que moins. Je ne doute pas que l'écouter chantée directement par son auteur eût été la fameuse « autre chose » ; cependant, Rovelli, comme Boss de Campi Bisenzio, ne s'en tirait pas trop mal. Et puis, il faut le reconnaître, je ne suis plus un gars pour les concerts. S'il m'était chu dessus, l'eau de ce 10 juin sur le dos, je me serais retrouvé au minimum à l'hôpital (un endroit où, sincèrement, je n'aimerais pas retourner de si tôt). La chanson est là et, sous la menace d'être foudroyé par les Bossiens (les adeptes de Springsteen, pas les léghistes), je dis que ce qu'il dit et ce qu'il joue change peu. Et puis, Springsteen a-t-il une maison comme celle de Rovelli encastrée entre la mer et les montagnes, au-dessus de Massa; un endroit merveilleux. J'y ai été là ; à la maison de Springsteen, jamais (et il ne sait pas ce qu'il a perdu). Confiant qu'il continuera à écrire des chansons comme celles-là, même s'il devra se passer de ma présence à ses concerts. [R.V.]

Tout le monde aura compris que si on passe des chansons du dénommé Springsteen, ici dans les CCG, c'est pour le plaisir du « webemastère » et aussi, pour se tenir au courant de ce qui se fait de l'autre côté de la mer océane. D'aucuns pourraient croire que c'est une galéjade... Et bien non, s'il n'y avait eu cette fièvre de cheval du « webemastère », on n'aurait peut-être pas eu cette chanson et surtout, le récit de Riccardo Venturi. Quant à la traduction en français des mains de Marco Valdo M.I., il aurait fallu attendre le prochain orage démentiel où se seraient perdus le « webemastère » et sa compagne (je profite de l'occasion pour saluer tout ce beau monde : le « webemastère » et sa compagne, Riccardo Venturi et Daniela -k.d.-, Marco Rovelli et Lara Vecoli et Bruce Springsteen, y compris).

Juste deux mots à propos de cette version et de son titre. Comment rendre  « Jack of All Trades »... À première vue : « le mec de toutes les combines », l'arrangeur, l'homme qui sait tout faire... mais les connotations sont terribles... Alors, j'ai choisi le « bricoleur » - tout en pensant à la chanson de Brassens, que je mettrai - si ce n'est fait – sur le site des CCG... De fait, le « bricoleur » sait tout faire (ou en tous cas, il le croit et il essaie) et surtout, il sait tout faire dans sa sphère individuelle... C'est bien ce que dit la chanson... Ce qu'elle reflète, y compris sur un autre plan... Le monde est réduit au héros qui bricole, sa compagne et le reste. Sur le plan social, elle reflète, pour tout dire, une mentalité très « étazunienne », telle qu'elle a été forgée dans les campagnes, telle qu'elle s'est développée au travers du mythe du « lonesome cow-boy ». Et cette mentalité est précisément ce qui détruit les gens pauvres... Il suffit de la rapporter à la Guerre de Cent Mille Ans que les riches font contre les pauvres pour comprendre qu'il n'y a intérêt à développer pareille idée de soi que si on est fort... et incontestablement le « Boss » se sent fort. Il fait l'apologie du fort, du « self made man », de la débrouille... En somme, il rêve debout... « For a few dollars more ». Cette manière d'envisager la sortie de la « crise éternelle » est tout le contraire de la pensée solidaire, de la pensée sociale qui parcourt toute l'histoire des Zétazunis (je pense à Howard Zinn) et qu'impitoyablement, les « forts » ont systématiquement réprimée, dans le sang : qu'il s'agisse de celle des Amérindiens, des Noirs, des ouvriers, des femmes, des paysans pauvres, des Mexicains et, y compris maintenant des classes moyennes. La chanson porte une pensée du désespoir, de la désespérance, de la solitude face à l'adversité... face à la machine à broyer les hommes pour faire du dollar... Pire, elle met de l'eau au moulin de la destruction et de la répression sociale... Elle conforte l'atomisation du social. Le « diviser pour régner » et n'y a-t-il pas meilleure parcellisation que l'individuation...

Comment cela, Marco Valdo M.I., mon ami, je te croyais soucieux de l'unicité...

Mais bien évidemment que chacun est unique et qu'il faut développer cette unicité de l'être... Mais dans la Guerre de Cent Mille Ans, dans la résistance, on ne peut y arriver tout seul. La résistance est un phénomène de groupe d'individus... mais de groupe. Chacun y a son rôle, mais seul, on ne peut changer le monde. Même si seul, on peut y contribuer; chacun à sa mesure. Pour en revenir à la chanson de Springsteen... Chacun, dit-elle, à condition d'être bricoleur, pourrait s'en tirer... Il suffit en quelque sorte de passer entre les gouttes. On a vu ce que ça donnait avec - par exemple – la récente crise immobilière aux Zétazunis... Peut-on faire passer tout un peuple entre les gouttes de l'ouragan ?

Et le « desperado » s'arme pour tuer «  ces bâtards »...

D'accord, mais combien pourra-t-il en tuer avant que la machine ne le broie ? Un, dix, vingt, cent, mille ? Comme s'il suffisait de flinguer les gros gras pansus dégoulinant de pognon dans leur grosse bagnole … Bon sang, l'affaire aurait été réglée depuis très longtemps...

Je le pense aussi... Alors, nous les descendants de Cro-Magnon, nous qui ne sommes pas des héros, nous qui ne sommes même pas des chrétiens, « Noi, non siamo cristiani, siamo somari », nous qui sommes de ces « bêtes de somme », nous ne pouvons que reprendre notre tâche simple et nécessairement quotidienne qui consiste à tisser le linceul de ce vieux monde répressif, exploiteur, avide, assassin et cacochyme (heureusement!)

Ainsi Parlaient Marco Valdo M.I. et Lucien Lane
LE BRICOLEUR

Je tondrai votre pelouse, j'enlèverai les feuilles du caniveau
Je réparerai votre toit pour étancher la pluie
J'accepterai le travail que Dieu donne
Je suis un bricoleur, ma douce, tout ira bien

Je martèlerai les clous et je poserai la pierre
Je ferai votre moisson quand elle sera grande et mûre
Je prendrai ce moteur et le bricolerai jusqu'à ce qu'il tourne rond
Je suis un bricoleur, nous nous en tirerons

L'ouragan souffle, il apporte une pluie dure
Lors des éclaircies, on dirait que le monde va changer
Nous commencerons à nous choyer comme nous le pouvons
Je suis un bricoleur, nous nous en tirerons

Le banquier engraisse, le travailleur mincit
Tout cela est déjà arrivé et cela arrivera de nouveau
Cela arrivera de nouveau, ouais, ils joueront avec votre vie
Je suis un bricoleur, tout ira bien, ma chérie,

À présent, parfois, demain vient imprégné d'or et de sang
Nous résistions la sécheresse, nous connaîtrons les grandes eaux
Un nouveau monde pointe, je peux en voir la lumière
Je suis un bricoleur, tout ira bien

Ainsi on utilise ce qu'on a et on apprend à se débrouiller
On prend le vieux, on en fait du neuf
Si j'avais une arme à feu, je trouverais ces bâtards et les tirerais à vue
Je suis un bricoleur, tout ira bien
Je suis un bricoleur, tout ira bien

inviata da Marco Valdo M.I. - 18/6/2012 - 18:31


Sì, bravo RV; ma la canzone, che dice? Eh, dice tutta una serie di cose semplicissime. Dice di smuovere le manine invece di perdersi in "disperazioni" comodissime per il potere (perché riducono ancora di più all'impotenza abulica, perché creano un'atmosfera ancora più propizia alla repressione, perché debilitano l'organizzazione, perché spostano l'attenzione sul pietismo individuale e per tutta un'altra congerie di motivi); bisogna essere dei "tuttofare", rivoluzionariamente autosufficienti, e far funzionare quel che abbiamo invece di sprecare, consumare e affidare al superfluo tutta la nostra vita. Una canzone che è un invito a fare da soli, perché facendo da soli non solo passerà la "crisi", ma ci accorgeremo forse che non è mai esistita, e che si tratta solamente dell'ennesimo, criminale mezzo di controllo e di sfruttamento. Non è una canzone "pacifica"; tra le tante cose che potremmo imparare a fabbricarci da soli, ci sono anche le armi per sparare a tutti questi stronzi. Stronzi che lo sanno benissimo. Per questo si tratta di una canzone del tutto ottimista, perché il mondo non cambia con le geremiadi e con i "suicidi".

Riccardo Venturi - 17/6/2012 - 11:42


Riccardo, la volevo inserire dalla prima volta che l'ho ascoltata ma non trovavo le parole giuste... tu le hai trovate benissimo.

Dico solo che al famoso concertone sotto l'acqua Springsteen l'ha definita (in un italiano stentato, poi ha ribadito in inglese) "a song of hope for better times". Ma una speranza e un futuro che possiamo e dobbiamo costruirci da soli. Ho provato anche a immaginare come sarebbe definito in Italia uno che scrive una canzone con quel finale... ma Springsteen quando non si perde dietro a Obama sa essere straordinariamente chiaro.

Lorenzo - 17/6/2012 - 18:45


Poiché il sig. "Pinco Pallino" intende insistere, arrivando a definirci "ridicoli", lo informiamo cortesemente di avere cancellato tutti i suoi commenti (ed anche quelli di tutta la "discussione" a base dei profondissimi significati delle palle demolitrici, da baseball ecc.), e che più nessun suo "commento" sarà pubblicato, anche con eventuali nicknames differenti. Dopo qualche decennio in rete sappiamo distinguere il comportamento dei normali commentatori (anche critici) da quello dei troll, e non desideriamo che nessuna pagina di questo sito divenga un terreno di attività per simili "psicopatici virtuali". Naturalmente chiunque abbia da dire qualcosa su questa canzone, su questa pagina e sul sito in generale (anche criticandolo, ripetiamo) continua ad essere il benvenuto. Chi invece intende fare altrimenti, meglio che sappia fin da ora che per farlo scomparire definitivamente ci bastano un paio di click. Saluti.

CCG/AWS Staff - 18/6/2012 - 17:54


Ho letto il bel commento di Marco Valdo M.I. e la sua critica all'"individualismo" della canzone. Sicuramente per alcuni versi Marco Valdo ha ragione, ma non bisogna dimenticare che la cultura statunitense è imperniata su immaginari ricorrenti e in qualche modo condivisi che però possono essere declinati in modo opposto a sinistra o a destra. Ma lascio la parola a Alessandro Portelli che sa scrivere molto meglio del sottoscritto.

“Certe volte il domani arriva intriso di tesoro e di sangue; siamo sopravvissuti alla siccità, adesso soprivveremo all’alluvione; so fare tutti i mestieri, ce la caveremo” (Jack of All Trades).

La capacità di risollevarsi dalle crisi e dalle catastrofi contando sulle proprie forze è un grande tema americano che affonda nella letteratura, nel cinema, nella letteratura degli anni ’30 e della Grande Depressione. Da Furore di Steinbeck e John Ford alle Dustbowl Ballads di Woody Guthrie (Springsteen ha dedicato un disco a Tom Joad, protagonista di Furore; e Jack of All Trades è intrisa di riferimenti a Guthrie) fino a Via col Vento di Margaret Mitchell e Victor Fleming, le tempeste di polvere, le alluvioni, persino la Guerra Civile sono tutte metafore di catastrofi che sfidano la nostra sopravvivenza.

E’ un immaginario condiviso, a sinistra in termini di solidarietà (Steinbeck, Guthrie) come a destra in termini di egoismo (“dovessi rubare o uccidere, non avrò fame mai più: Scarlet O’Hara in Via col Vento). Ma proprio questa ambiguità permette a chi lo evoca di parlare a tutti, non solo a chi è già d’accordo, e magari di spostare qualche sensibilità, proporre altri significati.

Negli Stati Uniti infatti il conflitto culturale e politico non avviene fra sistemi simbolici contrapposti, ma sul significato di simboli condivisi – chi decide che cosa significano la patria, la religione, la bandiera, la libertà, e a chi appartengono?

Bruce Springsteen questo lo ha capito fin da Born in the USA , e qui lo sviluppa dando a questa narrativa condivisa e contesa una declinazione democratica, progressista, direi anche di classe: quello che ci permetterà di uscire dalla crisi di oggi non sarà la guerra di tutti contro tutti (come nei primi momenti del Superdome) ma la capacità di riconoscerci come simili, la solidarietà, la visione del futuro. La bandiera, pure subito evocata, non è il simbolo che ci separa dagli altri, ma quello che ci unisce fra noi – e infatti sta insieme ad altri simboli: il lavoro, la pala piantata nella terra (“la figlia della libertà è una camicia sudata”); la memoria, la catena che legava fra loro gli schiavi e i forzati, che li opprimeva e li univa (Shackled and Drawn); la socialità proletaria del baseball e della birra (Wrecking Ball).


PS. Prima che qualche Pinco Pallino venga a rompere ancora le scatole (anzi le palle, visto l'oggetto della precedente polemica) diciamo che anche Portelli commette un piccolo errore parlando di baseball invece che di football, ma la sostanza non cambia.

Lorenzo - 19/6/2012 - 09:27


Mi sono appena imbattuto in un "ragazzo" sui quarant'anni, scarpe antinfortunistiche, pantaloni da lavoro grigi, maglietta abbinata, cinturone in vita con pochi, essenziali attrezzi, che si affacciava ai negozi e chiedeva se c'era bisogno di qualche riparazione...
Era Jack Tuttofare in person and in action!
Anche qui ormai ci siamo e chi soccomberà - come canta Thom Yorke in ‎2 + 2 = 5 (the Lukewarm)‎ - è perchè non ha fatto attenzione.

Dead End - 19/6/2012 - 11:14


Mon Amérique à moi

C'est mon Amérique à moi, même si elle est trop bien pour moi, comme dit le cousin Gaston... (Jacques Brel)


Lorenzo a raison... et il a raison d'insister et de citer Alessandro Portelli ... (que j'ai donc été lire).

Cependant...

Aux Zétazunis, il y a une condivision, un partage de « valeurs » qu'on fait semblant de croire communes... mais enfin, le drapeau, la patrie, la liberté statufiée, la religion, Dieu en tous cas (dont on ne sait trop de quel côté il penche ; en fait, il penche de tous les côtés à la fois dans un somptueux numéro d'illusionniste), sans oublier le dollar... Mais si tout cela existe et c'est en effet le fondement de la foi partagée dans le système... C'est vrai seulement pour ceux qui sont d'une façon ou d'une autre ralliés au système... Cette communion dans le « Travail, famille, patrie », dans l’État étazunien, cette démocratie pervertie par le culte de l'argent (Combien de pauvres pour faire un riche ? - Combien de millions de dollars pour faire un juge, un sénateur, un président ?) est bien le creuset d'une certaine conception du monde, le fondement du totalitarisme démocratique... Et – tout comme il est de mise dans toutes les nations et tous les nationalismes, il s'agit de créer une sorte d'unanimisme qui désamorce – in fine – toute remise en cause du système (voir les « puissances » européennes : Allemagne, Italie, Grande-Bretagne, France...) – système, par essence, dominé par les riches... ce qui nous ramène à la Guerre de Cent Mille Ans...

Au travers de cet unanimisme (un vrai tabou, comme Dieu), il s'agit de mettre hors jeu toute conception du monde qui porte en elle et met en jeu une réelle solidarité... Ce n'est pas un hasard si le pire ennemi des Zétazunis n'est pas la Russie, la Chine, le Mexique, l'Allemagne ou l’Europe ou, ou ou... Mais bien, un fantôme : le communisme ou décliné autrement, le socialisme, le syndicalisme, tout mouvement collectif à vocation solidaire et libératrice... À quelque niveau que ce soit.... C'est bien le monde des pauvres qu'il convient de nier, d'écarter, d'écraser ... et quand c'est nécessaire la répression est des plus féroces. Il s'agit de protéger le droit à la richesse, le droit d'exploitation illimité, le droit au « rêve américain », « american dream », lequel pour la plupart des gens se révèle être un cauchemar.

C'est là que je disais, parlant du personnage de la chanson de Springsteen , qu'il rêve debout... C'est comme avec la Madeleine de Brel...

Et cet « imaginario condiviso » n'existe en réalité que pour certaines couches de population des Zétazunis... Demandez un peu à ce qui reste des Amérindiens... Demandez un peu à Sacco et Vanzetti, demandez aux femmes brûlées vives un 8 mars d'il y a un siècle, demandez aux cheminots tués dans les grèves des années 1800 et quelques... Demandez aux « vétérans » du Vietnam, d'Irak ou d'Afghanistan... Demandez aux Noirs, aux Spanglishes, aux immigrés de toutes couleurs et de toutes provenances qui n'ont pu accéder à la « middle class »... et encore. Les vieux, les mutilés, les chômeurs, les sans logis... Ceux qui végètent, après avoir servi.

En fait, l'idéologie totalitaire des Zétazunis crée cette image de l'Amérique... Et d'abord, pourquoi dire l'Amérique, alors qu'il ne s'agit que d'une petite partie de ce double continent... Il y a déjà là une première et formidable escroquerie, l'affirmation d'une volonté de puissance, d'appropriation... Comme disent les autres « Américains », un putain d'impérialisme.

Cette image de l'Amérique patrie de la liberté (celle de crever sous les ponts de Brooklyn ?), cette Amérique libératrice (où ça ? C'est comme le loup de la fable : c'est pour mieux te manger mon enfant !), de l'apologie du travail (jusqu'à quatre-vingts ans ? Pour rappel : Arbeit macht frei !, disaient d'autres nationalistes)... On comprend que toute l'industrie de la propagande étazunienne (en termes clairs : les mass-médias - publicité, cinéma, télévision, agences d’information, tournées de spectacle...) diffuse tout cela, y compris des morceaux critiques – comme les chansons de Bruce Springsteen – pour autant qu'ils restent à l'intérieur de la mythologie « américaine »... « Born in the USA »...

« Mon Amérique à moi »..., c'est pur fantasme. C'est toujours leur Amérique à eux, celle des riches... Évidemment, comme ils l'ont toujours fait, on évacuera cette réflexion en disant qu'elle est celle d'un apatride, d'un sans patrie... Un être qui ne connaît pas les frontières.

L'Amérique étazunienne, c'est le vieux monde, celui qui fait la guerre depuis plus de deux siècles, celui qui pour exister et s'installer sur ce qu'il appelle à présent son territoire a massacré la presque totalité des habitants originaires au nom du droit de propriété... qui n'est autre que le droit du fort à exploiter le faible ou à l'éliminer ...

Alors, dit Lucien Lane, il ne nous reste qu'à reprendre ici, là-bas et ailleurs, avec tous ceux qui refusent obstinément tout nationalisme, toute forme d'exploitation des gens, avec tous ceux qui résistent (Ora e sempre : Resistenza!) à tisser le linceul de ce vieux monde libéral, patriotique, mythique, national, groupé autour de son drapeau, de sa statue, de ses fanfares, de ses hymnes...et cacochyme (Heureusement!)

Marco Valdo M.I. et Lucien Lane

Marco Valdo M.I. - 19/6/2012 - 11:24


Quando avevo sentito questa canzone sul disco mi era piaciuta e basta. Averla sentita in concerto con quell'assolo di tromba sotto la pioggia...mamma mia, i brividi.

Luca 'The River' - 24/8/2012 - 13:32


Ciao Luca, hai visto il concerto sotto la pioggia a Firenze o dove? Comunque io sono sempre più convinto che Bruce dia il meglio di sé quando piove.

Lorenzo - 24/8/2012 - 13:51


A Firenze! Un diluvio mai visto, ma sono d'accordo con te: dà assolutamente il meglio di sé, basta vedere quando si è fatto mettere il microfono sotto la pioggia e si è inzuppato insieme a noi. :)

Luca 'The River' - 27/8/2012 - 16:19


Scopro sul sempre ottimo Mudcat Café che il Boss potrebbe qui aver tratto ‎ispirazione da una ballata ottocentesca inglese intitolata proprio ‎‎Jack of All Trades e della quale esistono numerose ‎versioni con localizzazioni diverse: Londra, Dublino, Birmingham, Nottingham, ecc…‎

Una versione che vorrei qui proporre è quella scritta da John Hasted (1921-2002, un fisico atomico ‎con la passione per le folksong) e incisa da Ewan MacColl con The Critics Group nel loro ‎disco del 1967 intitolato “Sweet Thames Flow Softly”. Poi anche da Leon Rosselson e ‎‎Roy Bailey in “Songs of Life from a Dying British Empire” del 1981. La melodia è quella ‎di una canzone di strada irlandese, “Dublin Jack of All Trades”, per l’appunto.‎

weet Thames Flow Softly
Songs of Life ‎from a Dying British Empire

La propongo come contributo “filologico” al brano di Bruce Springsteen e anche per gli ultimi ‎versi: “Sono uno che ha girato dappertutto ed ha imparato ogni mestiere. E se volete sapere il ‎mio nome, mi chiamano Jack Tottofare. E so fare davvero di tutto, ma l’unico mestiere che non ho ‎mai voluto fare è il crumiro, e ne vado fiero!”

THE STREETS OF LONDON

I'm a roving blade of many a trade. I've every trade and all trades.
And if you want to know my name, then call me Jack of all trades.
I'd often heard of London town, the pride of every nation.
At twenty-one it's here I've come to try for a situation.

I'm a roving Jack of all trades, of every trade and all trades,
And if you want to know me name, they call me Jack of all trades.

In Covent Garden I began and there I was a porter.
My boss and I we soon fell out which made acquaintance shorter.
Then I drove a number 46 from Waterloo to Wembley,
Where I became an engineer on aeroplane assembly.

I'm a roving Jack of all trades, of every trade and all trades,
And if you want to know me name, they call me Jack of all trades.

In Charlotte Street I was a chef, in Stepney Green a tailor,
But very soon they laid us off, so I became a sailor.
In Rotherhithe a stevedore, in Gray's Inn Road a grinder.
On Hampstead Heath I lost my wife, it's sad but I could never find her.

I'm a roving Jack of all trades, of every trade and all trades,
And if you want to know me name, they call me Jack of all trades.

In Downing Street I was a lord. In Denmark Street I made songs.
In every street and all streets with my banjo I played songs.
In Harley Street I was a quack, in Turnham Green a teacher,
On Highbury Hill a half-back, and on Primrose Hill a preacher.

I'm a roving Jack of all trades, of every trade and all trades,
And if you want to know me name, they call me Jack of all trades.

In Gower Street I'd furniture. With fleas and bugs I sold it.
In Leicester Square a big white card I often stood to hold it.
By London Bridge I'd lodging beds for all who made their way there,
For London is of high renown and Scotsmen often stay there.

I'm a roving Jack of all trades, of every trade and all trades,
And if you want to know me name, they call me Jack of all trades.

I'm a roving blade of many a trade. I've every trade and all trades.
And if you want to know my name, then call me Jack of all trades.
I've tried my hand at everything from herringbones to hat pegs,
But I can raise my head and say I've never been a blackleg.‎

Bernart - 28/8/2013 - 13:46


Inutile dire che amo Springsteen e soprattutto l'intensità della sua musica. A volte gli appassionati sono meglio dei critici di professione come ho letto nei commenti precedenti. Secondo me il Boss è una contraddizione in termini, in quanto si dichiara il contrario di quello che pensa. Non solo in questo brano ma anche in The Ghost of Tom joad, perché viene fuori il suo individualismo e, per quanto si sforzi di compiacere i meno fortunati, che, però, comprano i dischi, non ce la fa ad esprimere il suo vero pensiero politico. Insomma non riesce ad essere demagogo e populista come un Bob Dylano o altri di quel genere. Questa è una canzone che dovrebbe far riflettere molti Italiani, che non sanno far altro che piangersi addosso.

Alfonso Venosi - 16/7/2015 - 18:51


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