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Lingua: Yiddish

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New York 8 marzo 1908
(Mario Salis)
Georges Brassens: Saturne
(GLI EXTRA DELLE CCG / AWS EXTRAS / LES EXTRAS DES CCG)
Toz jorz dras de soie tristrons
(Chrétien de Troyes)


Mayn rue plats
[1911]
triangfire
Parole di Moyshe Yacob Alter, il vero nome di Morris Rosenfeld.
Su di una melodia tradizionale yiddish.
Lyrics by Moyshe Yacob Alter, true name of Morris Rosenfeld.
To the tune of a Yiddish folksong.


New York, 25 marzo 1911: l'incendio della fabbrica Triangle.
New York, 25 marzo 1911: l'incendio della fabbrica Triangle.


Operaio emigrato in uno sweatshop di New York, Morris Rosenfeld scrisse questa impressionante canzone dopo l'incendio della fabbrica Triangle del 25 marzo 1911. Morris Rosenfeld stesso lavorava in quella fabbrica.

L'interno della fabbrica Triangle devastato dalle fiamme.
L'interno della fabbrica Triangle devastato dalle fiamme.


Una camicetta shirtwaist prodotta dalla Triangle.
Una camicetta shirtwaist prodotta dalla Triangle.
La Triangle Shirtwaist Company produceva le camicette alla moda di quel tempo, le cosiddette shirtwaist. Si trattava di camicette ampie nella parte superiore, ma molto strette alla vita e munite di un cinturino che accentuava il "vitino di vespa".

Di proprietà di Max Blanck e Isaac Harris, la Triangle occupava i 3 piani più alti del palazzo a 10 piani Asch Building a New York, nell'intersezione di Greene Street e Washington Place, poco ad est di Washington Square Park.
La compagnia occupava circa 500 lavoratori, la maggior parte giovani donne immigrate dalla Germania, dall'Italia e dall'Europa dell'est. Alcune donne avevano 12 o 13 anni e facevano turni di 14 ore per una settimana lavorativa che andava dalle 60 ore alle 72 ore. Pauline Newman, una lavoratrice della fabbrica, dichiara che il salario medio per le lavoratrici andava dai 6 ai 7 dollari la settimana.

La Triangle Shirtwaist Company era diventata già famosa fuori dall'industria tessile prima del 1911: il massiccio sciopero delle operaie tessili iniziato il 22 novembre 1908, conosciuto come protesta delle 20.000, iniziò come una protesta spontanea alla Triangle Company.

La International Ladies' Garment Workers' Union negoziò un contratto collettivo di lavoro che copriva quasi tutti i lavoratori dopo uno sciopero di 4 mesi, ma la Triangle Shirtwaist rifiutò di firmare l'accordo. Le condizioni della fabbrica erano quelle tipiche del tempo. Tessuti infiammabili erano immagazzinati per tutta la fabbrica, scarti di tessuto sparsi per il pavimento, gli uomini che lavoravano come tagliatori a volte fumavano, l'illuminazione era fornita da luci a gas aperte e c'erano pochi secchi d'acqua per spegnere gli incendi.

Il pomeriggio del 25 marzo 1911, un incendio che iniziò all'ottavo piano della Triangle Shirtwaist Company uccise 146 operai di entrambi i sessi.

Alcune delle vittime dell'incendio.
Alcune delle vittime dell'incendio.


La maggioranza di essi erano giovani donne, e spesso ragazzine, italiane o ebree dell’Europa orientale: dall'elenco delle vittime risulta che molte furono identificate a fatica e che la più giovane, Mary Goldstein, aveva l'età di 11 anni. Poiché la fabbrica occupava gli ultimi tre piani di un palazzo di dieci piani, 62 delle vittime morirono nel tentativo disperato di salvarsi lanciandosi dalle finestre dello stabile non essendoci altra via d'uscita.

Altre vittime dell'incendio, sfracellate sul selciato dopo essersi gettate dai piani alti.
Altre vittime dell'incendio, sfracellate sul selciato dopo essersi gettate dai piani alti.


I proprietari della fabbrica, Max Blanck e Isaac Harris, che al momento dell'incendio si trovavano al decimo piano e che tenevano chiuse a chiave le operaie per paura che rubassero o facessero troppe pause, si misero in salvo e lasciarono morire le donne. Il processo che seguì li assolse e l’assicurazione pagò loro 445 dollari per ogni operaia morta: il risarcimento alle famiglie fu di 75 dollari.

Migliaia di persone presero parte ai funerali delle operaie. [RV]

Morris Rosenfeld

Dopo l’assassinio dello zar Alessandro II (1881), in Russia furono promulgate le leggi antiebraiche. Nei decenni successivi si verificò una vasta emigrazione degli Ebrei di Russia verso gli Stati Uniti d’America. Si formò così lo stanziamento di Ebrei che, dopo la distruzione delle Comunità europee, costituisce oggi il più grande insediamento della Diaspora ebraica nel mondo. Morris Rosenfeld (1862 – 1923), il “poeta del ghetto” cantò le illusioni e le crudeli storie di sfruttamento dell’emigazione degli Ebrei di quegli anni. Léon Bloy tracciò uno straordinario profilo del poeta in un capitolo del suo pamphlet “Il sangue del povero”, pubblicato in Italia da SE Studio Editoriale a cura di Giancarlo Pavanello. Ne riporto qui qualche stralcio tratto dal blog Fuga dal tempo – Teologia, spiritualità e mistica.



“[…] Morris (Mosè-Giacobbe) Rosenfeld è nato nella Polonia russa. Laggiù, sulla riva di un fiume ora placido e ora furioso, suo padre, un pescatore poverissimo, gli raccontava storie di ribellioni e di sofferenze per nobilitare il suo cuore. «Non sempre fummo un popolo in grado soltanto di piangere…». Chiamato a perpetuare la stirpe dei sofferenti e a essere ancora più povero di quanto lo fossero stati i suoi avi, fu consolato per tutta la vita dal ricordo della sua umile infanzia trascorsa nelle vicinanze di un fiume, delle colline e delle foreste.
[…]
Non so davvero se in poesia esista qualcosa di più angosciante dei [suoi] versi che hanno per titolo A una nuvola:

Fermati, nuvola selvaggia, fermati.
E dimmi da dove vieni e dove vai.
Perché sei così cupa, greve e nera?
Ho paura di te, tu spaventi l’anima mia.
. . .
Dimmi: ti caccia qui l’orribile vento
Della Russia nera?
. . .
Forse con te porti
La vecchia pazienza, che presto
Esploderà, sanguinosa e selvaggia,
. . .
Mentre tenevo la faccia rivolta verso il cielo,
D’un tratto dalla nuvola cadde una goccia;
Una goccia amara cadde nella mia bocca, -
Amara, più amara della bile.
E mi sembra, fratelli – anzi, ne sono sicuro,
Oh, sì, sì, mi sembra una lacrima ebraica, una lacrima di sangue,
Una lacrima ebraica, - che spavento!
Mi ha strappato l’anima e perdo la testa.
Una lacrima ebraica! – l’ho riconosciuta subito.
Ma è un misto di fiele, di cervello e di sangue.
Una lacrima ebraica! – l’ho riconosciuta subito.
Sa di persecuzione, di sventure e di pogrom.
Oh, una lacrima ebraica, sento in questo odore
L’orribile bestemmia di duemila anni…
La lacrima ebraica… Ora capisco
Di che nuvola si trattava


[…] [o di quelli con cui dipinge la scena degli] Ebrei emigranti e dei loro miserabili bagagli sulle panchine di New York:

Con loro, in quei fagotti, - vedete? –
C’è il tesoro del mondo, - la loro Thora! –
Come potete dire che è povera una simile nazione?
Un popolo che attraversa la notte e le tombe;
Che sa passare tra l’orrore, il fuoco e la morte,
Per salvare ciò che gli è sacro e caro?
Un popolo che sa resistere a tante sventure;
Che sa soffrire tanto e dare il proprio sangue;
Che non teme niente e nessuno;
Che rischia la propria vita per pochi poveri figli.
Un popolo che continua a bagnarsi nelle lacrime;
Che ognuno colpisce e tortura con gioia;
Che vagabonda da millenni nei deserti,
E non ha ancora perduto il coraggio?
Per pronunciare il nome di un simile popolo,
Dovete pulirvi le labbra. – In ginocchio,
o nazioni!


[…] Sotto il regno di Alessandro III e del suo ministro Ignatiev, la situazione degli Ebrei in Russia era ormai fatta insostenibile. Oltraggiati, perseguitati, massacrati, quell’impero selvaggio era diventato un inferno per loro. Rosenfeld prese il bordone della vita errante e partì.
« Per quattro anni » scrive uno dei suoi ammiratori « i venti lo sospinsero da un luogo all’altro; per quattro anni, ogni ondata della miseria lo inghiottiva e lo rigettava per poi lasciarlo in balìa di un’altra ondata; per quattro anni fu scosso da un specie di febbre che esiste solo nel popolo ebraico, la ricerca di un focolare. Questa spietata febbre che, da venti secoli, non dà tregua ai figli di Israele; questa vita da cane vagabondo, senza diritti e senza stima, senza nazione e senza speranza, camminando, camminando sempre, dall’Oriente all’Occidente e dal Nord al Sud, varcando monti e attraversando Oceani, pregando e gridando, piangendo e lottando, questa vita ignobile e iniqua, si può ben dire che il nostro l’abbia conosciuta ».
Nella sua ode In mezzo all’Oceano, due Ebrei, ai quali è stato rifiutato l’ingresso in America, ritornano in Europa:
.
Chi siete, sventurati, ditemi,
Voi che potete imporre il silenzio al più terribile sconforto,
Voi che non avete né singhiozzi né lacrime
Perfino presso la porta della spaventosa Morte?
. . .
« Avevamo un alloggio e ce l’hanno distrutto,
Hanno bruciati quanto avevamo di più sacro;
Dei nostri più cari e dei migliori hanno fatto mucchi di ossa.
Gli altri sono stati deportati, con le mani legate.
. . .
Siamo Ebrei, Ebrei diseredati,
Senza amici e senza gioia, senza speranza di felicità.
. . .
Siamo miserabili simili a pietre,
La terra ingrata rifiuta di offrirci un asilo.
. . .
Sia che il vento soffi e imperversi, e urli con furore,
Sia che ribollisca, schiumi e arroventi l’abisso,
Qualsiasi cosa accada, noi siamo Ebrei abbandonati ».


[…] [Ma] al di là dell’immane sventura dell’antico popolo di Geova, l’anima universale di Rosenfeld scopriva altre sventure e non nascondeva di averne il cuore straziato. La sua situazione era ben adatta per conoscerle! Era stato visto lavorare tra i più poveri operai di tutte le nazioni, ad Amsterdam, a Londra, a New York dove, per dieci anni, non ebbe altro mezzo per vivere che il triste mestiere di scalpellini di fabbrica. I suoi versi sull’infame schiavitù delle fabbriche sono forse i più dolorosi.
Abbruttito dal lavoro della giornata, l’operaio ritorna a casa. Lo attendono la moglie e il figlio:
.
Il lavoro mi caccia presto da casa
E non mi lascia tornare che tardi.
Ahimè, mi è estranea la mia stessa carne!
Estraneo lo sguardo di mio figlio!

.
La moglie gli parla del loro bambino. È buono e per tutto il giorno non fa che domandare del padre. Ma ora dorme. Il pover’uomo si avvicina alla culla del figlio. Gli mostra un soldino e gli parla per svegliarlo, per mostrarsi a lui.
.
Un sogno fa muovere le sue piccole labbra.
« Oh, dov’è mai, dov’è mai il mio papà? ».
Resto lì, pieno d’angoscia, di dolore
E d’amarezza, e penso:
« Quando ti sveglierai, domani, figlio mio,
più non mi troverai ».


[…] Nonostante la complessità della sua opera, si è detto tutto di Rosenfeld quando lo si è definito il poeta dei proletari. E lo è più di chiunque altro, essendo Ebreo e l’Ebreo essendo essenzialmente proletario.
Ma il proletario – come le lacrime – appartiene a ogni popolo e a ogni tempo.
Ma le lacrime ebraiche sono più pesanti. Hanno il peso di innumerevoli secoli. […]”



The song performed by the Vocolot Ensemble
La canzone interpretata dal Vocolot Ensemble
ניט זוך מיך װוּ די מירטן גרינען
געפֿינסט מיך דאָרטן ניט, מײַן שאַץ.
װוּ לעבענס װעלקן בײַ מאַשינען;
דאָרטן איז מײַן רוע פּלאַץ,
דאָרטן איז מײַן רוע פּלאַץ.

ניט זוך מיך װוּ די פֿײגל זינגען.
געפֿינסט מיך דאָרטן ניט, מײַן שאַץ.
אַ שקלאַף בין איך, װוּ קײטן קלינגען;
דאָרטן איז מײַן רוע פּלאַץ,
דאָרטן איז מײַן רוע פּלאַץ.

ניט זוך טיך װוּ פֿאָנטאַנען שפּריצן.
געפֿינסט מיך דאָרטן ניט, מײַן שאַץ.
װוּ טרערן רינען, צײנער קריצן;
דאָרטן איז מײַן רוע פּלאַץ,
דאָרטן איז מײַן רוע פּלאַץ.

און ליבסחו מיך מיט װאַרער ליבע,
טאָ קום צו מיר, מײַן גוטער שאַץ,
און האַטער אױף מײַן האַרץ האָס טריבע.
און טאַך מיר זיס מײַן רוע פּלאַץ,
און טאַך מיר זיס מײַן רוע פּלאַץ.

inviata da Bartleby + CCG/AWS Staff - 10/3/2011 - 11:00




Lingua: Yiddish

La trascrizione in caratteri latini.



E' stata rifatta del tutto rispetto a quella inserita finora (come testo originale) in questa pagina, e riportata rigorosamente alle norme YIVO: eliminati quindi tutti gli apostrofi immotivati (ru'e, dort'n), uniformata la grafia [kh] e, soprattutto, corretto l'orrendo tawh con il quale era stato reso l'avverbio טאָ (evidentemente perché si tratta di una trascrizione per un pubblico anglosassone, in modo da non far pronunciare come il "to" inglese). [RV]
MAYN RUE PLATS

Nit zukh mikh vu di mirtn grinen
Gefinst mikh dortn nit, mayn shats.
Vu lebens velkn bay mashinen;
Dortn iz mayn rue plats,
Dortn iz mayn rue plats.

Nit zukh mikh vu di feygl zingen.
Gefinst mikh dortn nit, mayn shats.
A shklaf bin ikh, vu keytn klingen;
Dortn iz mayn rue plats,
Dortn iz mayn rue plats.

Nit zukh mikh vu fontanten shpritsn.
Gefinst mikh dortn nit, mayn shats.
Vu trern rinen, tseyner kritsn;
Dortn iz mayn rue plats,
Dortn iz mayn rue plats.

Un libstu mikh mit varer libe,
to kum tsu mir mayn guter shats,
Un hater af mayn harts dos tribe,
Un makh mir zis mayn rue plats,
Un makh mir zis mayn rue plats.

inviata da Riccardo Venturi - 18/5/2013 - 00:09




Lingua: Italiano

La versione italiana di Riccardo Venturi
18 maggio 2013

hundred


A costo d'essermi preso qualche libertà, ho voluto fare una versione ritmica e cantabile di questa impressionante canzone di durezza proletaria e d'amore meraviglioso. Una perla della poesia in lingua yiddish. [RV]
IL MIO RIFUGIO

Non mi cercare nel mirteto,
non mi cercar là, amore mio.
Dove le vite ai macchinari
si spezzano nel logorio,
quello là è il rifugio mio.

E né tra il canto degli uccelli,
non mi cercar là, amore mio.
Ma tra gli schiavi incatenati,
tra loro sì ci sono anch'io,
quello là è il rifugio mio.

Non mi cercar tra le sorgenti,
non mi cercar là, amore mio.
Ma tra i digrigni in mezzo al pianto,
quello è il mio solo zampillìo,
quello là è il rifugio mio.

E se mi ami d'amor vero,
allora vieni, amore mio.
E poni fine a quel dolore
che stringe e serra il cuore mio,
dolce sarà il rifugio mio.

18/5/2013 - 00:35




Lingua: Inglese

Traduzione inglese di Leo Wiener.
MY RESTING PLACE

Don't look for me where myrtles blossom.
Dear, there you'll never see my face.
Where lives are wasted in the factr'y;
There you'll find my resting place,
There you'll find my resting place.

Don't look for me where birds are singing.
Dear, there you'll never see my face.
A slave am I where chains are ringing;
There you'll find my resting place,
There you'll find my resting place.

Don't look for me 'mong fountains splashing.
Dear, there you'll never see my face.
Where tears are flowing, teeth are gnashing;
There you'll find my resting place,
There you'll find my resting place.

And if your love is truly burning,
Then come to me in fond embrace,
And put an end to all my yearning,
And make it sweet - my resting place,
And make it sweet - my resting place.

inviata da Bartleby - 10/3/2011 - 11:01




Lingue: Inglese, Yiddish

Versione inglese/yiddish di June Tabor dall’album “Aqaba” del 1989.
Testo trovato su Mudcat Café




La splendida versione inglese di June Tabor (la traduzione è di Geoff Berner) viene riportata con il ru'e e gli altri adattamenti grafici. Peccato che June non l'abbia cantata anche nell'originale completo yiddish... [RV]
MAYN RU'E PLATZ

Don't look for me where leaves are springing
You will not find me there, mayn Schatz
At the machine where lives are withered
Dortn is mayn ru'e platz, dortn is mayn ru'e platz

Don't look for me where birds are singing
You will not find me there, mayn Schatz
I am a slave where chains are ringing
Dortn is mayn ru'e platz, dortn is mayn ru'e platz

Don't look for me where streams are playing
You will not find me there, mayn Schatz
Where spririts fail and tears oft plowing
Dortn is mayn ru'e platz, dortn is mayn ru'e platz

So if indeed you love me truly
Then come to me, mayn lieber Schatz
And lift my heavy heart from sorrow,
Make it sweet my resting place
Mach mir siess mayn ru'e platz

inviata da Bartleby - 14/3/2011 - 14:00




Lingua: Francese

La versione francese di Miklos
La version française de Miklos



"La Triangle Shirtwaist Factory était un immense atelier de confection de blouses pour femmes qui occupait les trois derniers étages d’un bâtiment qui en comptait dix, situé près de Washington Place à New York. On y comptait quelque 500 ouvriers – surtout ouvrières – pour la plupart juifs. Le 25 mai 1911, un incendie s’y est déclaré et propagé extrêmement rapidement, empêchant l’usage des cages d’escalier, qui, d’ailleurs, avaient été verrouillés par les patrons pour éviter les vols… Cent quarante six travailleurs y trouvèrent la mort, ce qui en fait l’accident industriel le plus meurtrier de l’histoire des États Unis à ce jour.

Une magnifique et bouleversante élégie en yiddish que l’on peut écouter ci-dessous commémore ce tragique événement ; les informations divergent quant à sa date de composition, selon l’une des sources elle la précéderait mais aurait été utilisé après à cette fin (il en a d’ailleurs été de même pour le célèbre Temps des cerises, composé cinq ans avant la Semaine sanglante lors de la Commune de Paris, et qui en rappelle le souvenir). C’est une chanson d’amour, mais celle qu’un mort chante, tel une inversion du thème d’Orphée et d’Eurydice, à la femme qu’il aime : il lui dit qu’il est mort près des machines dont les hommes sont les esclaves, à l’instar de celles des Cinq cents millions de la Bégum de Jules Verne, de Metropolis de Fritz Lang ou des Temps modernes de Charlie Chaplin, travaillant sans cesse dans le tintamarre des chaînes en métal qui s’y entrechoquent tandis que coulent les larmes et que les dents grincent. Il l’implore de venir là où repose son corps, c’est ainsi qu’il trouvera la paix.

Les paroles en sont du poète W. Morris Rosenfeld (né en Pologne russe en 1862, décédé en 1923 à New York où il avait émigré en 1886), lui-même tailleur avant de devenir journaliste et éditeur d’un magazine littéraire yiddish. Animé d’une profonde conviction socialiste, ses poèmes plutôt sombres et désespérés, et reflètent les dures conditions de vie des ouvriers juifs de l’époque."
MON LIEU DE REPOS

Ne me cherche pas
Là où verdoient les myrtes
Tu ne m’y trouveras pas, mon trésor.
Là où flétrissent les vies près des machines
C’est là qu’est mon lieu de repos,
C'est là qu'est mon lieu de repos.

Ne me cherche pas
Là où chantent les oiseaux
Tu ne m’y trouveras pas, mon trésor.
Esclave je suis là où les chaînes résonnent
C’est là qu’est mon lieu de repos,
C’est là qu’est mon lieu de repos.

Ne me cherche pas
Là où jaillissent les fontaines
Tu ne m’y trouveras pas, mon trésor.
Là où les larmes coulent, où les dents grincent
C’est là qu’est mon lieu de repos,
C’est là qu’est mon lieu de repos.

Et si tu m’aimes d’un élan sincère
Alors viens à moi, mon trésor.
Et soulage mon cœur
Lourd de chagrin
Et rends-moi doux mon lieu de repos,
C’est là qu’est mon lieu de repos.

inviata da Riccardo Venturi - 31/5/2013 - 21:34




Lingua: Tedesco

La versione tedesca di Paul Springer (2007)
Deutsche Übersetzung von Paul Springer (2007)

sloan


"Morris Rosenfeld war ein Jiddischer Arbeiterdichter, der aus russisch-Polen stammte. Sein ursprünglicher Name war Moshe Jacob Alter. Bevor er in die Vereinigten Staaten auswanderte, arbeitete er als Schneider in London und als Diamantenschleifer in Amsterdam. In New York City, wo er sich 1886 niederließ, arbeitete er 14 Stunden am Tag als Schneider in den "sweatshops", und verfasste Lyrik für die Jiddische Presse. Später wurde er Herausgeber des "New Yorker Morgenblatt" und der "Jewish Annals". Sein "Lieder Buch" wurde 1897 von Leo Wiener, einem Harvard-Philologen, als "Songs of the Ghetto" übersetzt und herausgegeben. Seine berühmtesten Gedichte "Mein Ingele" und "Cradle Song" sind wichtige Meilensteine der amerikanischen Lyrik. Er starb krank und blind in äußerster Armut, ohne etwas von seinem Ruhm erfahren zu haben."
MEINE RUHEPLATZ

Such mich nicht wo Myrthen grünen,
Findest mich dort nicht, mein Schatz.
Leben welken bei Maschinen,
Dort ist ja mein Ruheplatz.

Such mich nicht wo Vögel singen,
Findest mich dort nicht, mein Schatz.
Dort wo Sklavenketten klingen,
Dort ist ja mein Ruheplatz.

Such nicht, wo Fontänen sprießen,
Findest mich dort nicht mein Schatz.
Zähne knirschen, Tränen fließen,
Dort ist ja mein Ruheplatz.

Und liebst du mich mit wahrer Liebe,
Komm zu mir, mein guter Schatz,
Erheitre meine Herzenstriebe,
Mach mir süß den Ruheplatz.

inviata da Riccardo Venturi - 31/5/2013 - 20:54




Lingua: Spagnolo

Adaptación al castellano por Lucía F.
Adattamento spagnolo di Lucía F.

trishiw
MI LUGAR

No me busques en los arrayanes,
Yo no estoy allí, mi amor.
Donde a las máquinas se muere
Y se marchita al trabajar,
Allí está mi lugar.

Ni entre los pájaros cantando,
Yo no estoy allí, mi amor.
Yo soy un esclavo entre esclavos,
En cadenas sin descansar,
Allí está mi lugar.

Ni donde brotan dulces fuentes,
Yo no estoy allí, mi amor.
Donde las lágrimas se virten
Con los dientes a machacar,
Allí está mi lugar.

Y si tu amor es verdadero,
Ven hacia mí, mi único amor.
Consola mi corazón triste,
Y endulza mi penar,
Allí estará mi lugar.

10/5/2016 - 18:43




Lingua: Svedese

La traduzione svedese di Lennart Kerbel (1999)
Svensk version av Lennart Kerbel (1999)

otazoj

Traduzione letterale a corredo dell'interpretazione in lingua originale di Katarina Hellgren nell'album antologico di canzoni yiddish Ot azój! - Sånger på jiddisch, del 1998. Tutte le trascrizioni e le traduzioni svedesi nell'album sono di Lennart Kerbel.
MIN VILOSTAD

Sök mig ej där myrten grönskar!
Du finner mig ej där, min skatt.
Där livet vissnar vid maskiner,
där är min vilostad,
där är min vilostad.

Sök mig ej där fåglar sjunger!
Du finner mig ej där, min skatt.
En slav jag är, där kedjor rasslar,
där är min vilostad,
där är min vilostad.

Sök mig ej vid vattenspelen!
Du finner mig ej där, min skatt.
Där tårar flödar, tänder gnisslar,
där är min vilostad,
där är min vilostad.

Och älskar du mig med sann kärlek,
så kom till mig, min goda skatt.
Och muntra upp mitt dystra hjärta,
och gör min vilostad söt,
och gör min vilostad söt.

inviata da Riccardo Venturi - 12/3/2017 - 06:08




Lingua: Ebraico

La versione ebraica di Aharon Ashmen da Zemereshet
תרגום/נוסח עברי: אהרון אשמן

מְקוֹם מְנוּחָתִי

אַל תְּבַקְּשִׁי בְּנִיר וָיַעַר!
אֵינֶנִּי שָׁם, חֲבִיבָתִי.
בְּכוּר עַבְדוּת, עָמָל וָצַעַר
שָׁם מְקוֹם מְנוּחָתִי!

אַל תְּבַקְּשִׁי אֵי דְּרוֹר יָרִיעַ!
אֵינֶנִּי שָׁם, חֲבִיבָתִי.
בַּרְזֶל כְּבָלִים צְלִילוֹ יַשְׁמִיעַ
שָׁם מְקוֹם מְנוּחָתִי!

אַל תְּבַקְּשִׁי עַל יָד מִזְרֶקֶת
אֵינֶנִּי שָׁם, חֲבִיבָתִי.
בִּנְוֵה דִּמְעָה וְשֵׁן חוֹרֶקֶת
שָׁם מְקוֹם מְנוּחָתִי!

וְאִם אָמְנָם תֶּאֶהֱבִינִי
לְכִי הֲלוֹם, חֲבִיבָתִי.
וְאֶל לִבֵּךְ, אָנָּא אַמְּצִינִי,
פֹּה בִּמְקוֹם מְנוּחָתִי!

inviata da Riccardo Venturi - 31/5/2013 - 18:52


L'ELENCO DELLE VITTIME IDENTIFICATE DELL'INCENDIO DELLA TRIANGLE SHIRTWAIST COMPANY - New York, 25 Marzo 1911
LIST OF IDENTIFIED VICTIM OF TRIANGLE SHIRTWAIST COMPANY FIRE - New York, March 25, 1911


shirtvi


NAME OF FIRE VICTIM
AGE
COMMENTS

Aberstein, Julia
30
 
Adler, Lizzie
24
 
Altman, Anna
16
 
Ardito, Anna
25
 
Astrowsky, Becky
20
 
Bassino, Rosie
31
 
Belatta, Vincenza
16
 
Bellotta, Ignazia
Father identified by heel of shoe.

Benanti, Vincenza
22
 
Bernstein, Essie
19
 
Bernstein, Jacob
28
 
Bernstein, Morris
19
 
Bernstein, Moses
 
Bierman, Gussie
22
Parents complained body stripped of rings.

Binevitz, Abraham
20
 
Brenman, Rosie
 
Brenman, Surka (Sarah)
 
Brodsky, Ida
16
 
Brodsky, Sarah
21
 
Brooks, Ida
18
 
Brunette, Laura
17
 
Caputta
17
 
Carlisi, Josep
31
 
Caruso, Albina
20
 
Carutto, Frances
17
 
Castello, Josie
21
 
Cirrito, Rosie
 
Cohen, Anna
25
 
Colletti, Antonia (Annie)
30
 
Costello, Della

Crepo, Rose
19
 
Denent, Grances
20
 
Dichtenhultz (Fichtenhultz), Yetta
18
 
Dockman (Dochman), Dora (Clara)
19
 
Dorman, K
Identified by registered letter.

Downic, Kalman
24
 
Eisenberg, Celia
17
 
Feibush, Rose

Feicisch(Feibish), Rebecca
17
Died at hospital after jumping.

Feltzer
40
 
Fitze, Mrs. Dosie Lopez
24
Survived jump for day, then died.

Forrester, May
25
 
Franco, Jennie
16
 
Frank, Tina
17
 
Gallo, Mrs. Mary
23
 
Geib, Bertha
25
 
Gernstein, Molly
17
 
Gittlin, Celina
17
 
Goldfield, Esther

Goldstein, Esther

Goldstein, Lena
22
 
Goldstein, Mary
11
 
Goldstein, Yetta
20
 
Gorfield, Esther
22
 
Grameattassio, Mrs. Irene
24
 
Harris, Esther
21
Broke back coming down elevator chute.

Herman, Mary
40
 
Jakobowski, Ida

Kaplan (woman)
20
 
Kenowitch, Ida
18
 
Keober
30
 
Kessler, Becky
Tag read, "B Kessler, call for her tomorrow."

Klein, Jacob
23
 
Kupla, Sara
Jumped.  Survived five days after fire.

Launswold, Fannie
24
 
Lefkowitz, Nettie
28
 
Lehrer, Max
19
 
Lehrer, Sam

Leone, Kate
14
 
Lermack, Rosie D.
19
 
Leventhal, Mary
22
Identified by gold-capped tooth.

Levin, Jennie
19
Attractive woman who died with folded arms

Levine, Abe

Levine, Max

Levine, Pauline
19
 
Maltese, Catherine
Mother of two victims below.

Maltese, Lucia
20
One of three bodies identified by her brother.

Maltese, Rosalie(Rosari)
14
 
Manara, Mrs. Maria
27
 
Manofsky, Rose
22
Died at Bellevue Hospital.

Marciano, Mrs. Michela
25
 
Mayer, Minnie

Meyers, Yetta
19
 
Miale, Bettina
18
Identified by ring on her finger.

Miale, Frances
21
 
Midolo, Gaetana
16
 
Nebrerer, Becky
19
 
Nicholas, Annie
18
 
Nicolose, Nicolina  (Michelina)

Novobritsky, Annie
20
 
Nussbaum (Nausbaum),  Sadie
18
Lower half of body consumed by flame.

Oberstein, Julia
19
 
Oringer, Rose
Died at St. Vincent's Hospital.

Ozzo, Carrie
22
 
Pack, Annie
18
 
Panno, Mrs. Providenza
48
 
Pasqualicca, Antonietta
16
 
Pearl, Ida
20
 
Pildescu, Jennie
18
 
Pinello, Vincenza
30
 
Poliny, Jennie
20
 
Prato, Millie
21
 
Reivers, Becky
19
 
Rootstein, Emma

Robinowitz, Abraham

Rosen, Israel
17
Sister identified body by ring.

Rosen, Julia(widow)
35
$842 found in her stocking.

Rosen, Mrs. Leob
38
 
Rosenbaum, Yetta
22
 
Rosenberg, Jennie
21
 
Rosenfeld, Gussie
22
Last body to be identified.

Rosenthal, Nettie
21
 
Rother, R
25
 
Rother, Theodore
22
 
Sabasowitz, Sarah
17
 
Salemi, Sophie
24
Identified by a darn in her stocking.

Saracino, Sara

Saracino, Serafina
25
 
Saracino, Tessie
20
 
Schiffman, Gussie
18
 
Schmidt, Mrs. Theresa
32
 
Schneider, Mrs. Ethel

Schochep, Violet
21
 
Schwartz, Margaret
Named victim in criminal case.

Selzer, Jacob
33
 
Semmilio, Mrs. Annie
30
 
Shapiro, Rosie
17
 
Shena, Catherine
30
 
Sklaver, Berel (Sklawer,  Bennie)
25
 
Sorkin, Rosie
18
 
Spear

Sprunt

Spunt, Gussie
19
 
Starr, Mrs. Annie
30
 
Stein, Jennie
18
 
Stellino, Jennie
16
 
Stiglitz, Jennie
22
 
Tabick, Samuel
18
 
Terdanova (Terranova),  Clotilde
22
Only victim to die on tenth floor; jumped.

Tortorella, Isabella
17
 
Ullo, Mary
20
 
Utal, Meyer
23
 
Velakowsky,  Freda(Freida)
20
Survived jump for 3 days, then died.

Vivlania, Bessie
15
 
Vovobritsky, Annie
20
 
Weinduff, Sally
17
 
Weiner, Rose
23
 
Weintraub, Sally (Sarah?)
17
 
Weintraub, Celia

Welfowitz, Dora
21
 
Wilson, Joseph
21
Found by fiancee; to have been wed in June.

Wisner, Tessie
27
 
Wisotsky, Sonia
17
 
Wondross, Bertha

Zeltner
30
Died of internal injuries at St. Vincent's.

Riccardo Venturi - 10/5/2016 - 17:32


Una pagina completamente rifatta anche e soprattutto per la vera origine della canzone in seguito all'incendio della fabbrica Triangle del 25 marzo 1911 (si legga la nuova introduzione). E una pagina da dedicare con partecipazione e rabbia alle centinaia di vittime (ancora una volta in massima parte donne) del crollo della fabbrica di Dacca, in Bangladesh. Centodue anni dopo, nulla cambia: lavoratrici sfruttate per la "moda" -sembra che la fabbrica lavorasse anche per la Benetton, ribattezzata "United Victims of Benetton".

bangla.

Riccardo Venturi - 18/5/2013 - 01:23


Karolina

k - 13/3/2017 - 05:30


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