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Kerfank 1870

Tri Yann


Lingue: Francese, Bretone

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Tradizionale / Traditionnel
[1870 ca.]
Album: "Urba" (1978)
urba

Una storia assolutamente incredibile accaduta all'epoca della guerra franco-prussiana del 1870, e che ci dimostra ancora una volta la stupidità della guerra (se mai ce ne fosse ancora bisogno). L'album "Urba", da cui è tratta la canzone, prende il suo curioso nome dal brano in latino medievale presente nella canzone "L'aimante à la grand' messe"

Ille mansit in urba, ista mansit cum vaccis et porcis in medio pratorum. Ille studens oblitus est eam et ill factus est ecclesiasticus, Ista venit in urbis ecclesiam ubi missam cantabat ille...


"Urba" è una forma medievale, e scorretta, del termine "urbs": significà, quindi, "città". Sulla copertina dell'album si vede una bellissima finestra in legno intagliato aperta sulla città di Nantes, l'urba cui si fa riferimento nel brano in latino.

kerfank


Il 4 settembre 1870, in seguito alla capitolazione di Napoleone III a Guglielmo I, Kaiser di Prussia, viene proclamata la Repubblica in Francia e l' "imperatore" fugge in esilio. Gambetta organizza la "Difesa nazionale": i mobilitati dei cinque dipartimenti bretoni formano un' "Esercito bretone" dallo status incredibilmente avanzato, praticamente autogestito dato che prevedeva addirittura la libera elezione dei capi da parte della truppa. In realtà il governo aveva inteso speculare su ciò che considerava lo "spirito di campanile" bretone e sulla voglia di combattere che ciò avrebbe suscitato in dei combattenti che , in maggior parte, non si sentivano francesi e non parlavano che il bretone. Scendere in campo tutti assieme, e sotto le proprie bandiere, avrebbe dovuto quindi motivarli alla lotta.

Il potere centrale ebbe rapidamente paura d'aver forgiato un'arma a doppio taglio, e il conte di Kératry, messo a capo di quell'esercito, fu immediatamente, e senza alcun motivo tangibile, sospettato di mire separatiste. Gambetta non armò mai i bretoni, ritenendo più "saggio" mandarli a marcire in un campo insalubre, vicino a Conlie, nel dipartimento della Sarthe (quindi presso Le Mans). Centinaia di soldati bretoni morirono in qualche mese di fame, di dissenteria e di malattie varie nel campo, che fu ribattezzato "Kerfank" (in bretone: "fangaia"). I reclami incessanti di Kératry furono il pretesto per la sua sostituzione con il generale De Marivault, giudicato più "sicuro" e messo alle dipendenze di Chanzy, capo di stato maggiore della divisione della Loira.

Quando De Marivault assunse il comando del campo, accadde un episodio che ha ancor più dell'incredibile di tutta l'incredibile situazione. E' l'episodio cui si fa allusione nella prima strofa della canzone (in lingua bretone).

Mentre De Marivault passava in rassegna i soldati bretoni, questi si misero a urlare, nella loro lingua celtica: "d'ar gêr, ma jeneral, d'ar gêr! ", che vuol dire: "a casa, mio generale, a casa!" Il problema è che "gêr", forma "mutata" del sostantivo femminile "kêr", "luogo, città, posto" (che si ritrova anche in "Kerfank" : "posto del fango") dopo l'articolo determinato, si pronuncia esattamente come il francese "guerre". Il generale, credendo che i soldati gli stessero gridando "alla guerra! alla guerra!", si mise a lodare il loro ardore e spedì quindi urgentemente un dispaccio a Charles de Freycinet, braccio destro di Léon Gambetta, perché si decidesse a inviarli a combattere. Questo bastò perché De Marivault fosse sospettato di nazionalismo bretone (lui che neanche intendeva mezza parola di bretone, come abbiamo visto!) e fosse a sua volta silurato. Nel frattempo, de Freycinet, per creare il pretesto per il siluramento di De Marivault, aveva mandato al massacro oltre trecento bretoni disarmati, che furono annientati dai prussiani. De Marivault, che non ne era assolutamente colpevole, fu accusato di "incompetenza" e spedito altrove. Sulla pelle di soldati inermi.

Fu solo alla fine della guerra che una commissione si decise, molto discretamente, a riabilitare Kératry e De Marivault. Gambetta divenne presidente della Camera succedendo poi alla presidenza del Consiglio a De Freycinet, accademico francese... [RV, 20/11/2004]
Jeneral, ma jeneral, d'ar gêr,
D'ar gêr ma jeneral,
D'ar gêr n'eo ket d'ar brezel,
Jeneral, ma jeneral d'ar gêr,
D'ar gêr ma jeneral,
Ma kaer de Marivault.

En habit et jabyot doré,
Tu nous vois d'en haut,
Vive la Prusse et la France;
Le cul nu, tout dépenaillés,
On te voit d'en bas,
A bas Guillaume et Chanzy.

'Poléon, tu nous avais dit :
- Jamais les Prussiens
Ne verront la capitale.
'Poléon nous en a menti :
Les Prussiens l'ont pris,
Guillaume est devant Paris.

Ventre rond, le gilet brodé,
Tu nous vois d'en haut,
Vive la Prusse et la France ;
Varioleux, le ventre affamé,
On te voit d'en bas,
A bas Guillaume et Chanzy.

Freycinet, tu nous avais dit :
- Oubliez d'être bretons,
Vous servez la République,
Freycinet, tu nous avais dit :
- Oubliez d'être bretons,
Battez-vous pour la Nation.

Bien au chaud, en souliers cirés,
Tu nous vois d'en haut,
Vive la Prusse et la France;
Dans la neige, en sabots crottés,
On te voit d'en bas,
A bas Guillaume et Chanzy.

Kératry tu nous as donné
Des biscuits salés,
De la goutte et des cartouches,
Kératry, tu nous as donné
Des biscuits moisis,
De la goutte et des fusils

Des cartouches qui nous pètent au nez,
Des fusils rouillés,
Vive la Prusse et la France;
Les cartouches elles nous pètent au nez,
La goutte est mouillée,
A bas Guillaume et Chanzy.

Gambetta nous avait promis
Qu'on serait bientôt
Libérés dans nos campagnes...
Gambetta, tu nous a menti :
Tu nous tiens parqués
Dans la boue devant Conlie.

Féniassant de fauteuils en lits
Tu nous vois d'en bas,
Vive la Prusse et la France;
Gambetta, tu nous a trahis,
On te voit d'en haut,
A bas Guillaume et Chanzy.

inviata da Riccardo Venturi - 19/11/2004 - 03:24



Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi (2004)
KERFANK 1870

Generale, mio generale, a casa,
a casa, mio generale,
a casa non vuol dire in guerra,
Generale, mio generale, a casa,
a casa, mio generale,
mio caro de Marivault.

Con la tua uniforme dorata
tu ci guardi dall'alto,
viva la Prussia e la Francia;
a culo nudo, tutti a brandelli
noi ti si guarda dal basso,
abbasso Guglielmo e Chanzy.

Napoleone, ci avevi detto:
"Mai i Prussiani
vedranno la capitale."
Napoleone ci ha mentito,
i Prussiani l'hanno presa
e Guglielmo è davanti a Parigi.

Con la pancia rotonda e il gilé ricamato
tu ci guardi dall'alto,
viva la Prussia e la Francia;
col vaiolo e la pancia affamata
noi ti si guarda dal basso,
Abbasso Guglielmo e Chanzy.

Freycinet, ci avevi detto:
"Scordatevi d'essere bretoni,
voi servite la Repubblica."
Freycinet, ci avevi detto:
"Scordatevi di essere bretoni,
battetevi per la Nazione."

Bello al caldo e con le scarpe incerate
tu ci guardi dall'alto,
viva la Prussia e la Francia;
nella neve, cogli zoccoli infangati
ti si guarda dal basso,
abbasso Guglielmo e Chanzy.

Kératry, tu ci hai dato
delle gallette salate,
grappa e cartucce,
Kératry, tu ci hai dato
gallette ammuffite,
grappa e fucili.

Cartucce che ci scoppiano sul naso,
fucili arrugginiti,
viva la Prussia e la Francia,
le cartucce ci scoppiano sul naso,
nella grappa c'è l'acqua,
abbasso Guglielmo e Chanzy.

Gambetta, tu ci avevi promesso
che saremmo stati presto
liberi nelle nostre campagne...
Gambetta, ci hai mentito:
ci tieni rinchiusi
nel fango davanti a Conlie.

Fannullone tra poltrone e letti,
tu ci guardi dall'alto,
viva la Prussia e la Francia;
Gambetta, ci hai traditi,
ma ti si guarda dall'alto,
abbasso Guglielmo e Chanzy.

19/11/2004 - 03:25


"Je vous conjure d'oublier que vous êtes Bretons pour ne vous souvenir que de votre qualité de François" (Le ministre de la Guerre Louis Charles de Saulces de Freycinet au général Émile de Kératry, à la tête de cinquante à soixante mille mobilisés bretons, formant l'armée de Bretagne).

In Bretagna, i bravissimi Tri Yann non sono stati gli unici, nè i primi a ricordare in musica gli avvenimenti di Conlie. Nel 1976, l'amico sensibile e libertario Serge Kerguiduff nel consacrare un intero Lp all'opera di Tristan Corbière, ha inserito anche una selezione di quartine dall'impressionante "La Pastorale di Conlie" che di quei scandalosi fatti è quasi un resoconto poetico scritto in contemporanea e il cui testo (e relativa mia traduzione) riporto più in basso.
La forma canzone viene preceduta dalle seguenti due strofe:

Puisque de nouveau vous faites la Bretagne
Moins par plaisir que par état
Vous n'avez pas le temps d'aller à la campagne
N'est-ce pas? Maître Gambetta

Et vous avez brûlé la plaine de Conlie
Où votre rappel a battu
Où l'écho nous eut dit le passé qu'on oublie
Sur l'air "Soldat t'en souviens-tu?"

Nello stesso anno, gli An Triskell hanno interpretato invece questo testo scritto da Per-Mari Mevel, in forma di Kan-ha-Diskan con l'accompagnamento musicale di violoncello, chitarra, organo, bombarda e percussioni (il susseguente Ton Doubl musicale è stato composto da Hervé Queffeleant) in quel capolavoro (a cominciare dalla copertina del vinile) che è "Kroaz-hent" edito dalla "Le Chant Du Monde" (etichetta che mai sarà lodata abbastanza).

SOUDARD CONLIE

Didostait, mignoned, a barrez Plodiern
Ma kontin deoc'h va zourmant
Me zo bet en ifern
E Conlie 'm-eus tremenet
Ouzhpenn daou viz hanter
O c'houzañv merzherinti, an naon hag ar vizer.

Ar Jeneral Keratry hag an noblisite
A c'halve ar Bretoned da sevel un arme
Evit saveteiñ ar vro partial a rankan
Hag an dour em daoulagad kenavo a lâran.

Ni oe kaset da Conlie da ober pinijenn
Da zibriñ bara loued er fank hag el lagenn
(Ar yenijenn, ar glac'har, an hirnezh, ar c'hleñved
A lakas meur a hini da gousked er vered.)
Que nous importe, a lârent, ces Bretons bretonnants
A Conlie c’est d’la piétaille, ramassis de chouans.
Didostait, mignoned, a barrez Plodiern
Ma kontin deoc'h va zourmant
Me zo bet en ifern
La la la la la la la la la la

Nota: le due righe tra parentesi non sono cantate, al loro posto le due che seguono in francese.

IL SOLDATO DI CONLIE
Venite, amici della parrocchia di Plodiern
che vi racconto il mio tormento
sono stato all'inferno.
A Conlie ho passato
più di due mesi e mezzo
a soffrire il martirio, la fame e la miseria.

Il Generale Keratry e la nobiltà
hanno chiamato i Bretoni a formare un esercito
per salvare il paese; sono dovuto partire
e, con le lacrime agli occhi, dirvi addio.

Fui inviato a Conlie per fare penitenza
per mangiare pane ammuffito in mezzo al fango e alle paludi
(il congelamento, la tristezza, la nostalgia, la malattia
hanno spedito più d'uno a dormire al cimitero.)
Que nous importe, a lârent, ces Bretons bretonnants
a Conlie c’est d’la piétaille, ramassis de chouans.
Venite, amici della parrocchia di Plodiern
che vi racconto il mio tormento
sono stato all'inferno.

La la la la la la la la la la
(traduzione Flavio Poltronieri)

In seguito nel 1984, il sommo Glenmor ha omaggiato Corbière attraverso la sua recita musicale, con un intero disco dal titolo "Paria"e inciso a sua volta la propria interpretazione dell'intero poema "La Pastorale di Conlie" con composizione e accompagnamento musicale di Christian Le Delezir al piano, tastiera, flauto traverso e percussioni oltre a Georges Pruvost al contrabbasso e alle percussioni.

LA PASTORALE DE CONLIE
par un mobilisé du morbihan

Qui nous avait levés dans le Mois-noir — Novembre —
Et parqués comme des troupeaux
Pour laisser dans la boue, au Mois-plus-noir — Décembre —
Des peaux de mouton et nos peaux!

Qui nous a lâchés là: vides, sans espérance,
Sans un levain de désespoir!
Nous entre-regardant, comme cherchant la France…
Comiques, fesant peur à voir!

— Soldats tant qu’on voudra!… soldat est donc un être
Fait pour perdre le goût du pain?…
Nous allions mendier; on nous envoyait paître:
Et… nous paissions à la fin!

— S’il vous plaît: Quelque chose à mettre dans nos bouches?…
— Héros et bêtes à moitié! —
… Ou quelque chose là: du cœur ou des cartouches:
— On nous a laissé la pitié!

L’aumône: on nous la fit — Qu’elle leur soit rendue
À ces bienheureux uhlans soûls!
Qui venaient nous jeter une balle perdue…
Et pour rire!… comme des sous.

On eût dit un radeau de naufragés. — Misère —
Nous crevions devant l’horizon.
Nos yeux troubles restaient tendus vers une terre…
Un cri nous montait: Trahison!

— Trahison… c’est la guerre! On trouve à qui l’on crie!…
— Nous: pas besoin… — Pourquoi trahis?…
J’en ai vu parmi nous, sur la Terre-Patrie,
Se mourir du mal-du-pays.

— Oh, qu’elle s’en allait morne, la douce vie!…
Soupir qui sentait le remord
De ne pouvoir serrer sur sa lèvre une hostie,
Entre ses dents la mâle-mort!…

— Un grand enfant nous vint, aidé par deux gendarmes,
— Celui-là ne comprenait pas —
Tout barbouillé de vin, de sueur et de larmes,
Avec un biniou sous son bras.

Il s’assit dans la neige en disant: Ça m’amuse
De jouer mes airs; laissez-moi. —
Et, le surlendemain, avec sa cornemuse,
Nous l’avons enterré — Pourquoi!…

Pourquoi? dites-leur donc! Vous du Quatre-Septembre!
À ces vingt mille croupissants!…
Citoyens-décréteurs de victoires en chambre,
Tyrans forains impuissants!

— La parole est à vous — la parole est légère!…
La Honte est fille… elle passa —
Ceux dont les pieds verdis sortent à fleur-de-terre
Se taisent… — Trop vert pour vous, ça!

— Ha! Bordeaux, n’est-ce pas, c’est une riche ville…
Encore en France, n’est-ce pas?…
Elle avait chaud partout votre garde mobile,
Sous les balcons marquant le pas?

La résurrection de nos boutons de guêtres
Est loin pour vous faire songer;
Et, vos noms, je les vois collés partout, ô Maîtres!…
— La honte ne sait plus ronger. —

— Nos chefs… ils fesaient bien de se trouver malades!
Armés en faux-turcs-espagnols
On en vit quelques-uns essayer des parades
Avec la troupe des Guignols.

— Le moral: excellent — Ces rois avaient des reines,
Parmi leurs sacs-de-nuit de cour…
À la botte vernie il faut robes à traînes;
La vaillance est sœur de l’amour.

— Assez! — Plus n’en fallait de fanfare guerrière
À nous, brutes garde-moutons,
Nous: ceux-là qui restaient simples, à leur manière,
Soldats, catholiques, Bretons…

À ceux-là qui tombaient bayant à la bataille,
Ramas de vermine sans nom,
Espérant le premier qui vint crier: Canaille!
Au canon, la chair à canon!…
— Allons donc: l’abattoir! — Bestiaux galeux qu’on rosse,
On nous fournit aux Prussiens;
Et, nous voyant rouler-plat sous les coups de crosse,
Des Français aboyaient — Bons chiens!

Hallali! ramenés! — Les perdus… Dieu les compte, —
Abreuvés de banals dédains;
Poussés, traînant au pied la savate et la honte,
Cracher sur nos foyers éteints!

— Va: toi qui n’es pas bue, ô fosse de Conlie!
De nos jeunes sangs appauvris,
Qu’en voyant regermer tes blés gras, on oublie
Nos os qui végétaient pourris,

La chair plaquée après nos blouses en guenilles
— Fumier tout seul rassemblé…
— Ne mangez pas ce pain, mères et jeunes filles!
L’ergot de mort est dans le blé.

LA PASTORALE DI CONLIE

per un mobilitato del morbihan

Chi ci aveva arruolati nel Mese nero - Novembre -
e rinchiusi come greggi
per lasciare nel fango, nel Mese più nero - Dicembre -
delle pelli di pecora e le nostre pelli?

Chi ci ha abbandonati là, vuoti, senza speranza,
senza un fermento di disperazione,
a guardarci l'un l'altro, come a cercare la Francia...
comici, da far paura solo a guardarci?

- Soldati fino a quando vorranno!...soldato è dunque uno
fatto per perdere il gusto del pane?...
Andavamo a mendicare; ci mandavano a pascolare:
e...pascolavamo veramente!

- Per favore: qualcosa da mettere in bocca....
Eroi e bestie a metà!
...o qualcosa di simile: cuore o cartucce:
- ci hanno lasciato la pietà!

L'elimosina: ce l'hanno fatta – che gli sia restituita
a quei beati ulani sbronzi!
Che venivano a lanciarci una palla perduta...
e per ridere...come dei soldi.

Ci avrebbero detto una zattera di naufraghi. - Miseria -
Noi crepavamo davanti all'orizzonte.
I nostri occhi foschi restavano tesi verso una terra...
Un grido ci saliva: Tradimento!

- Tradimento!...è la guerra. Si trovi a chi gridarlo!...
- Noi: non c'è bisogno...- Perchè traditi?...
Ne ho visti in mezzo a noi, sulla Patria-Terra,
morire di nostalgia.

- Oh, come se ne andava triste, la dolce vita!...
Sospiro che sentiva il rimorso
Di non poter stringere fra le labbra un'ostia,
fra i denti la malamorte!...

Venne un bambinone, aiutato da due gendarmi,
- Quello non capiva -
Tutto imbrattato di vino, sudore e lacrime,
Con un biniou sottobraccio.

Si sedette sulla neve dicendo: Mi piace
suonare le mie melodie; lasciatemi. -
E, due giorni dopo, con la sua cornamusa,
L'abbiamo seppellito – Perché?...

Perché? Chiedetelo a loro dunque! Voi del Quattro Settembre!
A quei ventimila imputriditi!...
Cittadini-decretatori di vittoria in camera,
Tiranni buffoni impotenti!

- A voi la parola – la parola è leggera!...
La Vergogna è ragazza...passa -
Quelli i cui piedi ricoperti di verde sbucano a fior di terra
tacciono... - Troppo verde per voi, eh!

- Ah! Bordeaux, è una città ricca, non è vero?...
Ancora in Francia, non è vero?...
Aveva caldo ovunque la vostra guardia mobile,
sotto i balconi, segnando il passo?

La resurrezione dei nostri bottoni di ghette
è lontana per farvi pensare;
E i vostri nomi li vedo incollati dappertutto, o Padroni!...
- La vergogna non sa più rodere. -

- I nostri capi...facevano bene a darsi malati!
Armati da falsi turchi-spagnoli
se ne vide qualcuno verificare parate
con la truppa dei Burattini.

- Il morale: eccellente – Questi re avevano delle regine
in mezzo alle loro coperte di corte...
Con lo stivale di vernice servono abiti con lo strascico;
La temerarietà è sorella dell'amore.

- Basta! Non c'è più bisogno di fanfara da guerra
per noi, rozzi pecorai,
Noi: quelli che rimanevano semplici, a modo loro,
Soldati, cattolici, Bretoni...

A quelli che cascavano bocconi in battaglia,
accozzaglia di parassiti senza nome,
sperando che il capo venisse a gridare: Canaglia!
Al cannone, carne da cannone!...

- Andiamo dunque: al macello! - Bestiame scabbioso da pestare,
da fornire ai Prussiani;
E, vedendoci rotolare piatti sotto i colpi di coda,
dei Francesi abbaiavano – Buoni cani!

Hallali! Superstiti! - I perduti...Dio li conta, -
colmi di banale disprezzo;
Spintonati, strascicando al piede la ciabatta e la vergogna,
sputare sui nostri fuochi estinti!

- Dai: tu che non sei imbevuta, o fossa di Conlie!
Del nostro giovane sangue impoverito,
Vedendo germinare di nuovo il tuo grasso grano, si dimenticano
Le nostre ossa che vegetavano marcite,

La carne placcata sotto i nostri grembiuli cenciosi
- tutto un ammasso di letame...
- Non mangiate questo pane, madri e giovani figlie!
Lo sperone della morte è dentro il grano.

(traduzione Flavio Poltronieri)

Tristan Corbière nato a Coat Congar, Ploujean, antico comune nel Finistère, a nord di Morlaix, ha vissuto neanche trent'anni, sputando i polmoni assieme alle sue litanie e alle sue lamentazioni. Un bretone in piena burrasca e in piena miseria, vittima delle ingiustizie del destino, un uomo semplice nato da un padre glorioso e affermato, Edouard Corbière, scrittore e capitano, ricco e influente notabile dell'epoca del paese di Léon, coperto di successo e fortuna. Tristan invece bambino ammalato, marinaio mancato, amante disprezzato e poeta inascoltato pubblicò a sue spese un solo libro "Les amours jaunes", un paio di anni prima di morire, che passò totalmente inosservato per una decina di anni, prima che dall'oblìo lo recuperasse Paul Verlaine. Tristan Corbière ha avuto il merito, anche più del poeta anarchico Armand Robin, (romanziere e traduttore prodigioso da ogni lingua del mondo), di vedere nel contenuto della poesia bretone una sorgente di modernità, individuando le miserie sotto la lucentezza religiosa e le grandezze sotto le miserie sociali. Corbière è stato il solo a denunciare in poesia il genocidio di Conlie, orrore che avviene quando lui ha 25 anni (tra l'altro Aimé Vacher, marito di Lucie Corbière, la sorella di Tristan, riuscì a fuggire dall'accampamento e a raggiungere Morlaix).

Infine vorrei ricordare le altre due canzoni che trattano di questo argomento: François Budet ha inciso "Le Champ de Conlie", un testo di autore anonimo che ancora si può ascoltare nella raccolta (periodo 1975-1987) "Résurgences" (Production ARDOL) pubblicata nel 1990 e, in tempi più recenti, il gruppo folk-rock Red Cardell, originario di Quimper, ha inciso il brano "Conlie" nel proprio primo cd dal titolo "Rouge" del 1993 (Kas Ha Bar-Arcade).

LE CAMP DE CONLIE
anonimo (forse proprio uno dei soldati di Conlie)

Notre camp de Conlie
Est le plus beau des camps
Où jamais la patrie
Ait couché ses enfants
Nous y dormons très bien
Car sans plaisanterie
Nous avons le frimas
Pour drap,
Et pour tout matelas
Verglas,
Sut la lande fleurie.

Mais qu'importe la boue
A nos grands généraux
Kératry fait la roue
Et nous dit des héros
Certes il faut aux Bretons
Bien du patriotisme
Pour vivre dans ces creux
Brumeux,
Lre ventre soucieux
Et creux,
Voilà notre héroïsme.

Comme la viande est chère
En ces champs dénudés
Le jeûne et la prière
Nous sont recommandés,
Mais de ces actes saints
On se lasse bien vite,
Traînant force canons
Très longs,
Gamelles et fourgons,
Bidons
Sans rien dans la marmite.

Sergents et capitaines
De nous sont satisfaits
Grâce à quelques centaines
De manches à balai
Ce sont là nos engins
Nos machines de guerre
Et vraiment nous trouvons
Bretons
Ces nouveaux mousquetons
Très bons
Pour ce qu'il faut en faire.

Glais-Bizoin qu'on renomme
Pour un guerrier parfait
Nous dit un jour, en somme,Bretons, qu'avez-vous fait ?
Nous n'avons point de honte
Car sans fainéantise
Nous avons tous changé
Ma doué !
Trois fois de généraux
Oh, Oh !
Quatre fois de chemise.

Enfin le glas suprême
Tinte sur notre camp
Gougeaud en prend la crème
Pour marcher en avant
Le reste déconfit
De sa longue campagne
Bien loin de Kératry
Meurtri,
Fourbu, variolé,
Gelé
S'en retourne en Bretagne.

Le polémiste Léon Bloy, ayant recueilli les témoignages des survivants de Conlie en tira un récit «LaBoue», publié dans son ouvrage «Sueur de sang» en 1894 : « (...) Sur une masse de 45bataillons, six seulement furent opposés à l'ennemi, dans les plus atroces conditions imaginables.(...) Il paraît que ces fiévreux, mangés de vermine et incapables de défendre leur peau une demi-minute, étaient redoutés comme chouans probables ou possibles. Rien ne prévalut contre cette imbécile crainte et les malheureux furent sacrifiés odieusement dans les circonstances précises où devaient s'accomplir le dernier et suprême effort de la guerre de résistance.(...) Quand les hommes avaient accompli les corvées indispensables à la quotidienne existence, ils étaient à bout de force, à moitié morts d'épuisement. On voyait des êtres jeunes et robustes, les plus intelligents peut-être, dont on eut pu faire des soldats, s'arrêter, privés d'énergie, enfoncés dans la boue jusqu'aux genoux, jusqu'au ventre, et pleurer de désespoir. (...) À Conlie, (...) plus on crevait, plus la boue montait. Si, du moins, c'eût été de la bonne boue, de la saine argile délayée par des météores implacables ! Mais comment oser dire ce que c'était, en réalité, cette sauce excrémentielle ou les varioleux et les typhiques marinaient dans les déjections d'une multitude ? (...) Même après vingt ans, ces choses doivent être dites, ne serait-ce que pour détendre un peu la lyre glorieuse des vainqueurs du Mans qui eurent, en vérité, la partie beaucoup trop belle. Il ne serait pas inutile, non plus, d'en finir, une bonne fois, avec les rengaines infernales dont nous saturent les moutardiers du patriotisme sur l'impartialité magnanime et le désintéressement politique de certains organisateurs de la Défense.»

Flavio Poltronieri - 4/2/2016 - 22:31


Anche Wig a Wag, dell'omonimo gruppo, nel suo primo disco del 1999, contiene un brano intitolato "Avel Conlie" (Vento di Conlie" su un testo in bretone del cantante Loïc Chavigny.

Flavio Poltronieri - 25/3/2017 - 12:59


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