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O caritas

Cat Stevens / Yusuf Islam


Lingue: Latino, Inglese


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[1972]
Lyrics and music by Cat Stevens
Testo e musica di Cat Stevens
Cattus Stevens composuit atque harmonizavit a.D. MCMLXXII
Album: Catch Bull At Four

cat stevens Da molto tempo volevo inviarvi questa canzone (dall’album “Catch Bull At Four” del 1972), che è una di quelle che più mi piacciono di Cat Stevens. Bastava solo che avessi voglia di riprendere in mano il dizionario di latino, riposto da un’infinità di anni chissà dove. Bene, oggi l’ho trovato e ho provato a tradurre i versi in latino: cosa non facile, perché non mi ricordo più niente di una lingua che non ho mai amato e poi perché il testo che ho trovato in internet non so quanto sia giusto (o è il latino degli inglesi ad essere un po’ strano?). Per esempio la parola nune non esiste, ma viene tradotta in inglese con now: dunque dovrebbe essere nunc, però, ad ascoltare la canzone, sembra che Cat Stevens dica proprio nune. E altre piccole cose che mi fanno dire che la mia traduzione va presa con qualche dubbio. Infine: è questa una canzone contro la guerra? A farmi propendere per il sì, è stato proprio il dizionario (il glorioso Castiglioni-Mariotti), il quale della parola clamor dice quanto segue: clamor, oris, m., clamore, grido, specialm. grido di guerra; applauso; grido ostile ecc…Insomma, vedete voi se è il caso di pubblicarla, e se qualcuno sa il latino meglio di me, controlli la traduzione.

Abbiamo ricontrollato la traduzione (inserendo delle note esplicative)...ed anche un po' il testo originale, in quanto nel latino catstevensiano -pur apprezzando ovviamente lo sforzo!- vi sono non poche incongruenze e scorrettezze che abbiamo segnalato (in corsivo nel corpo del testo originale) non tanto per scrupoli di pignoleria, ma semplicemente per una migliore comprensione del testo. Proprio riguardo a questa canzone ci sono arrivate alcune opportune segnalazioni da Franco Senia, sia testuali sia interpretative; in particolare a proposito del debito che tale testo ha verso il De Rerum Natura di Tito Lucrezio Caro. Poiché lo stesso Franco Senia aveva avuto modo di parlare di questa canzone in un suo scritto pubblicato tempo fa sulla mailing list "Fabrizio", intitolato "Il buio e la notte". abbiamo pensato di proporlo qui in commento. [RV]
Hunc ornatum mundi
Nolo perdere
Video flagrare
Omnia res
Audio clamare
Homines
Nune extinguitur
Mundi et astrorum lumen
Nune concipitur
Mali hominis crimen
Tristetat(e) et lacrimis
Gravis est dolor
De terraeque maribus
Magnus est clamor
O caritas, O caritas
Nobis semper sit amor
Mos perituri mortem salutamus
Sola resurgit vita

Ah, this world is burning fast
Oh, the world will never last
I don't want to lost it here in my time
Give me time forever here in my time.

inviata da Renato Stecca - 26/12/2007 - 19:29




Lingua: Italiano

Versione italiana di Renato Stecca
Un po' riveduta da R.V. con qualche delucidazione (e con la traduzione della parte in inglese)
OH, AMORE

Questa bellezza del mondo
non la voglio perdere
vedo esplodere [1] in fiamme
tutte le cose [2]
Sento gridare
la gente [3]
ora [4] si spegne
la luce del mondo e delle stelle
ora [4] ne scaturisce [5]
la colpa del malvagio
il dolore ha il peso [6]
della tristezza [7] e del pianto
dal mondo intero [8]
grande è il grido di guerra [9]
O amore, o amore, [10]
sempre abbiamo amore [11]
come [12] chi sta per morire salutiamo la morte,
soltanto la vita risorge.

Oh, questo mondo sta bruciando in fretta
oh, il mondo non durerà mai
Non voglio perderlo qui, nel mio tempo
datemi tempo per sempre, qui nel mio tempo.
Note, delucidazioni ecc. al testo originale e alla traduzione

[1] Flagrāre è propriamente "esplodere con una fiammata", o più semplicemente "esplodere".

[2] Il testo latino originale qui ha un'incongruenza grammaticale. Il neutro omnia non dovrebbe accordarsi con il femminile res; *omnia res è un'aberrazione per le forme corrette omnes res, oppure per il semplice omnia (che, di per sé, significa già "ogni cosa, tutte le cose").

[3] Homines in senso generico è la "gente".

[4] I testi reperiti in rete hanno questa strana forma nune che sembra essere anche quella effettivamente cantata da Cat Stevens; altri riportano la forma corretta, nunc. Non abbiamo interferito ovviamente nel testo originale, ma sembra essere un'invenzione dell'autore. Curiosamente, la forma nune è però presente in greco (νῦνε, forma rafforzata del comune νῦν, anch'esso con il significato di "ora, adesso"). Interferenze greco-latine in Cat Stevens?

[5] Concĭpi (passivo di concĭpere), propriamente: "avere origine; scaturire; derivare; prendere forma".

[6] Qui gravis deve essere interpretato nel senso letterale: "pesante".

[7] Nel testo latino originale, tristetat(e) per il corretto tristītate. Ma tristetas è forma tardissima registrata nel Du Cange. Da notare che anche tristitas è forma rara, quasi un solecismo, per il termine comune tristitia (da cui il nostro "tristezza"). Sarebbe quasi possibile l'interpretazione di tristitas più nel senso del nostro "tristo" che di "triste", e da intendere quindi più come "malvagità".

[8] Terrae et mares è comune (e ovvia) metafora per "il mondo intero". Da notare, nel testo latino originale, l'ennesima incongruenza: in latino, normalmente, la congiunzione enclitica -que si unisce al secondo elemento, non al primo; casomai, quindi, de terrae maribusque.

[9] Qui viene accolta in pieno l'interpretazione di Renato Stecca.

[10] Qui, invece, la traduzione proposta dall'amico stecca ("affetto") è assolutamente impropria. Supponendo che Cat Stevens si sia voluto comunque rifare al latino classico precristiano, in tale fase della lingua caritas è sinonimo pieno di amor, e come tale va tradotto senza mezzi termini: "amore". Stanti le influenze lucreziane, è opportuno anche ricordare la particolare predilezione di Lucrezio per tale termine, c'è addirittura chi dice per una sorta di vezzo narcisistico basato sul suo cognomen, Carus.

[11] Qui "abbiamo" deve essere inteso come congiuntivo esortativo.

[12] Altra scorrettezza nel testo latino: il nominativo mos al posto del corretto ablativo more "come, a mo(do) di".

inviata da Renato Stecca - 26/12/2007 - 19:32




Lingua: Inglese

La traduzione inglese dal disco originale
O CARITAS

I don't want to lose the harmony of the universe
I see all things... burning, I hear men... shouting.
Now is the light of the world and the stars going out
Now does the blame for the disaster fall upon men.
Grief is heavy with sadness and tears
Great is the noise from the earth and the seas
O love, O love be with us always.
We who will perish salute death. Life alone goes on

2/3/2008 - 20:11


Il buio e la notte
di Franco Senia
Dalla mailing list "Fabrizio"
Intervento riportato in Via del Campo - Inediti

Ho sempre evitato, scientemente, di volermi accostare alle "informazioni & frammenti" che attengono all'ultimo "lavoro" di Fabrizio. Quello rimasto interrotto!
Poi, dando un'occhiata al sito di Walter, l'occhio mi è caduto sul "link" che porta agli "inediti" e, senza quasi accorgermene, mi ci sono trasportato. Così ho letto delle quattro canzoni (rimaste incompiute, forse alcune mai cominciate) "ispirate alla notte".

E ancora: "Il tema principale era il fascino del buio, male estremo, cecità del potere. L'opera incompiuta dedicata alla vita e alla morte di un amico sardo, era composta da quattro notturni con la collaborazione di Oliviero Malaspina."

Sono solito rimuginare sulle parole; così ho letto e riletto. Così ho visto la notte "trasformarsi" in buio (e sono due cose diverse!) E non ho potuto evitare di andare con la mente a "guerre stellari" e alla "forza", quando ho letto del "fascino del buio". :-)) Poi mi sono soffermato sui "quattro notturni", e qui è stato Chopin che mi è venuto in soccorso: il suo lasciarsi attrarre da quel buio di cui aveva un po' paura. E questa potrebbe essere una "chiave"!

Continuo a leggere. E arriva Malaspina, a rovesciare la prospettiva. Ma solo per un attimo. Parla della prima "suite" (che parola grossa! :-)) "incentrata sulla notte intesa come paura del giorno". Ma la paura non è di Fabrizio, a quanto pare, bensì si riferisce ad un amico scomparso che aveva la fobia del giorno!

"Il secondo notturno era dedicato alla notte intesa come cecità del potere, vista come una malattia contagiosa." Ecco! Questo già comincia a tornarmi di più, e meglio. Fabrizio ha sempre trattato, a mio avviso, la notte come un'assenza; già fin da una delle sue primissime canzoni. "E fu la notte".

"La terza come momento per la morte e per l'uomo votato alle estreme conseguenze del male."
A dirla tutta, trovo la costruzione oltremodo criptica. Sembra quasi voler parlare di serial killers. Orrore quotidiano alla Stephen King! Oppure la morte è semplicemente intesa come notte, e contemporaneamente come male estremo.

"La più incredibile era l'ultima, la notte vista come fenomeno fisico e atmosferico. Ci eravamo ispirati al De Rerum Natura di Tito Lucrezio Caro. De Andrè era affascinato dalla simmetria che si creava con "Nuvole", che era stata tratta dall'omonima opera di Aristofane. Sul piano generale l'idea era quella di spaziare in lungo e in largo sul concetto di notte vista come momento di ritrovo di sè stessi, come momento d'amore, di perdizione e di riscatto. Per Fabrizio la prostituta che lavora di notte, ma si riscatta sempre, era uno dei simboli possibili. Nella notte nasce il male, che riesce anche a trasformarsi in bene."

Ed ecco che la faccenda si fa interessante, per tutta una serie di cose. Si va dall'ispirazione al De Rerum Natura di lucrezio (cui si era già ispirato, a suo tempo, Cat Stevens, per O caritas, raro esempio di canzone americana in latino, di cui riporto, a seguire, il testo:)

O CARITAS

Hunc ornatum mundi
nolo perdere
video flagrare
omnia res
audio clamare
homines
nune extinguitur
mund(i) et astrorum lumen
nune concipitur
mali hominis crimen
tristitat(e) et lacrimis
gravis est dolor
de terraque maribus
magnus est clamor
O caritas, O caritas
nobis semper sit amor
nos perituri mortem salutamus
sola resurgit vita
Ah, this world is burning fast
Oh, the world will never last
I don't want to lost it here in my time
Give me time forever here in my time.

Altrettanto interessante il riferimento a "nuvole" che sembra parlare di "aggravamento" della situazione piuttosto che di simmetria. Come se fosse venuta meno anche la speranza che si possa alzare un vento in grado di spazzare via le nuvole. Nessun vento, per quanto forte e impetuoso sia, sarà mai in grado di spazzare via la notte!

E poi, i diversi concetti che sembra dovessero attenere al concetto di notte, che sembrano riportare ad altri temi deandreiani. La notte come "ritrovo di sé stessi" assomiglia temibilmente alla solitudine di altre canzoni. La stessa solitudine, dal fondo della quale, solamente, è possibile trovare "amore, perdizione, riscatto"!

Una notte che ci circonda con il suo buio. Una notte che è soprattutto pericolo. Nella consapevolezza che "dove maggiore è il pericolo, maggiore è la possibilità di salvezza"!

Riccardo Venturi - 27/12/2007 - 16:27


Ho visto uno dei video (bellissimo) che avete scovato; lì effettivamente c'è scritto "nunc" e non "nune" e il testo in inglese è leggermente diverso. Tutto questo per chi vuole i puntini sulle i, come si dice: ma poi, non è vero che le i si scrivono coi puntini?

Renato Stecca - 27/12/2007 - 10:37


Ho tra le mani l'LP di Catch bull at Four e devo dire che molte delle scorrettezze si trovano su internet ma non nel testo riportato sul disco.
In particolare:
Nunc è correttamente nunc e non nune
tristitat(e) è scritto correttamente (e non tristetat(e))
Mos non è un nominativo sbagliato ma è Nos, noi.

Mi resta comunque ancora oscura la ragione per cui Cat Stevens metta tra parentesi delle lettere nelle parole in latino...

Lorenzo Masetti - 2/3/2008 - 20:05


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