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A la muntagna

Musicanova
Lingua: Napoletano

Lista delle versioni e commenti


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(Valerio Jovine)
Brigante se more
(Musicanova)
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(Eddy Napoli)


[1978]
Testo e musica di Carlo D'Angiò, Eugenio Bennato e Teresa De Sio
Album: Musicanova

musicanovasettantotto


A la muntagna proviene dall'album immediatamente precedente a quello dove si trova Brigante se more, e non esiste in questo caso nessun dubbio riguardo alla paternità di questa canzone scritta a tre mani dai tre componenti storici dei Musicanova, Carlo D'Angiò, Eugenio Bennato e Teresa De Sio (la canzone è cantata in duetto da questi ultimi due). Un testo dove la condizione e la lotta dei briganti appaiono in tutta la loro sconsolata e fierissima crudezza, e nella consapevolezza che i padroni possono soltanto cambiare con tutte le loro corti, ma resta il potere e restano soprattutto la povertà e lo sfruttamento per la gente:

Se n'è fujuto 'o rre Burbone
e n'è venuto n'ato cchiù putente:
cagna 'o guverno, cagna 'o padrone,
sulo pe' chi stà 'a sotto nun cagna niente.


Una canzone, quindi, che è al tempo stesso l' "antefatto" e la sorella -ben più esplicita- di Brigante se more. Non dà adito ad alcun fraintendimento. Ai briganti, ribadiscono D'Angiò e Bennato, non piacevano i re. Non piaceva il potere. Lottavano senza alcuna speranza contro la miseria della loro gente, ed è questa l'unica verità e l'unico rispetto autentico che è dovuto alla loro memoria. [RV]
Quanno fa notte a la muntagna
tremma 'e paura la pecurella,
si 'a vede 'o lupo se la magna.

Pure p'o lupo 'a vita è dura
quanno 'o pastore le dà la caccia
e 'a pecurella dorme sicura.

'Ncopp'a muntagna 'o cchiù feroce
mò nunn'è 'o lupo, è 'o brigante,
quanno 'o vedite, faciteve 'a croce.

'Ncopp'a muntagna quanno fa scuro
pure 'o pastore mò nun trova pace,
sente nu canto che fa paura:
songo 'e briganti ca se danno 'a voce.

E chi 'e cunosce, 'o ssape bbuono,
ca nun l'è mai piaciuto 'o rre Burbone,
ma mò nun sape chest'ata storia
ca nun le piace manco 'o rre Savoia

Se n'è fujuto 'o rre Burbone
e n'è venuto n'ato cchiù putente:
cagna 'o guverno, cagna 'o padrone,
sulo pe' chi stà 'a sotto nun cagna niente.

Chi nun l'accetta sta legge nova
a fare lu brigante ce fa la prova,
ma si ce saglie 'ncopp'a muntagna
'a vita soja è comm'a na cundanna.

Contro 'e surdate 'e rre Vittorio
mò c'è rimasto sulo sta paranza,
ma nu brigante nun cagna 'a storia
quanno cumbatte sulo, senza speranza.

E quann'o pigliano 'ncopp'a muntagna
more senza paura, senza rimpianto,
e quanno 'e ppigliano dint'e paise
diceno: quann'e bello murire acciso.

inviata da CCG/AWS Staff - 26/12/2007 - 15:44




Lingua: Italiano

Il testo in italiano
(Preparato da Riccardo Venturi il 26 dicembre 2007)
SULLA MONTAGNA

Quando fa notte sulla montagna
trema di paura la pecorella
se la vede il lupo, se la mangia.

Anche per il lupo la vita è dura
quando il pastore gli dà la caccia
e la pecorella dorme sicura.

Sulla montagna, il più feroce
non è il lupo, ma è il brigante
quando lo vedetevi, fatevi il segno della croce.

Sulla montagna quando fa scuro
anche il pastore ora non trova pace,
sente un canto che fa paura:
sono i briganti che si danno la voce.

E chi li conosce lo sa bene
che a loro non è mai piaciuto il re Borbone,
ma ora non sa quest'altra storia
che a loro non piace manco il re Savoia.

Se n'è scappato il re Borbone
e ne è venuto un altro più potente:
cambia il governo, cambia il padrone,
solo per chi sta sotto non cambia niente.

Chi non accetta questa legge nuova
allora prova a fare il brigante,
ma se sale su in montagna
la vita sua è come una condanna.

Contro i soldati del re Vittorio
ora è rimasta solo questa banda,
ma un brigante non cambia la storia
quando combatte solo e senza speranza.

E quando lo pigliano sulla montagna
muore senza paura, senza rimpianto,
e quando li pigliano nei paesi
dicono: quant'è bello morire ammazzato.

26/12/2007 - 16:14




Lingua: Inglese

An English version by Riccardo Venturi
December 26, 2007
UP THE MOUNTAINS

When the night falls on the mountains
the little sheep trembles with fear
if the wolf sees her, he ates her up

But life is hard for the wolf too
when the shepherd goes a-hunting
and the little sheep sleeps safe.

Up the mountains, the cruellest one
is not the wolf, but the outlaw.
When you see him, make the sign of the cross.

Up the mountains, when the night falls
the shepherd cannot live in peace, either,
when he hears a fearful song,
it's the outlaws singing together.

Those who know them know very well,
they've never liked the Bourbon king
but now they don't know a different story:
they don't like either the Savoy king.

The Bourbon king took to his heels,
a still more powerful king came instead:
governments change, rulers change
but nothing will change for the subjects.

If one doesn't accept this new law
so he has to try and become an outlaw,
but if he goes up the mountains
his life becomes a trial.

Against king Victor's soldiers
now there's only this band fighting
but an outlaw cannot change history
when he fights alone and without hopes.

And when they catch him up the mountain
he dies without fear and without regret,
and when they catch them in the villages
they say: How beautiful dying slain.

26/12/2007 - 16:39


"Ai briganti, ribadiscono D'Angiò e Bennato, non piacevano i re. Non piaceva il potere. Lottavano senza alcuna speranza contro la miseria della loro gente, ed è questa l'unica verità e l'unico rispetto autentico che è dovuto alla loro memoria." [RV]

La storia (che credo che Bennato e D'angio' sappiano poco)
e' ben differente.Eccone una prova :

All’armi! All’armi! All’armi !

“[…] Il piemontese nemico del nostro Re, della nostra Monarchia, delle nostre leggi, nemico del patrizio, del borghese, del contadino, nemico di tutti gli ordini militari civili e religiosi; il piemontese che arde città, scanna i fedeli a Dio ed al loro sovrano, fa macello di sacerdoti, svelle dalle loro chiese i vescovi, e per sospetti caccia nelle carceri, negli ergastoli e negli esilii quanti non vede piegar la fronte all’idolo d’ingorda e bugiarda rivoluzione, il piemontese che copre con l’orgoglio la sua nudità, e che si gloria di non sentir pietà nello sgozzar vecchi, vergini, pargoletti, nè ritrosia nel dar di piglio nella roba altrui o pubblica o privata; il piemontese che profana le nostre donne ed i nostri templi, ubriaco di libidine, fabbro di menzogna e d’inganni, schernitore di vittime da lui tradite: il piemontese fugge dinanzi allo scoppio dei nostri moschetti rugginosi; e nelle città dov’egli avea fondate le case di prostituzione ed il servaggio, ormai sventola il vessillo della libertà e della indipendenza del Regno al grido di viva Francesco II. La bandiera del sovrano è già inalberata in Sora. Popoli degli Abruzzi, delle Puglie, delle Calabrie, dei Principati, all’armi! Sopra i gioghi degli Appennini, ciascun macigno è fortezza, ciascun albero è baluardo. Ivi il nemico non potrà ferire alla lontana coi proiettili dei cannoni rigati, né con l’unghie dei cavalli. Combattendo uomo con uomo, egli che non ha fede in Dio e in Gesù Cristo, ne può avere carità de’ fratelli, dovrà soccombere al fremito del nostro coraggio, alla forza dei petti devoti alla morte per una causa che merita il sacrificio della vita. All’armi! Le falci, le ronche, i massi valgono nelle nostre mani più che le baionette e le spade. Un milione di anime oppresse si confortano con un grido alla pugna; sessantamila dei nostri stendono le braccia dalle carceri verso di noi; le ombre di diecimila ci dicono vendicateci.. Corriamo dai boschi alle città, dalle province a Napoli. L’arcangelo San Michele ci coprirà col suo scudo, la Vergine Immacolata col suo manto, e faranno vittoriosa la bandiera che appenderemo in voto nel tempio. Il piemontese che ci deride, svilisce, conculca, tiranneggia, spoglia, e uccide con l’ipocrita maschera della libertà, ritorni nei suoi confini tra il Po e le Alpi. Ritorni a noi quel Sovrano che Iddio ci ha dato, e lo fe’ generare nelle viscere di una madre santa, e crescere in virtù candido come il giglio, che adorna il borbonico stemma. Francesco II e Sofia, ed i Reali principi c’insegnarono come si debba star saldi ed intrepidi nella battaglia. Vinceremo. I potenti dell’Europa compiranno l’opera nostra rimenando la pace all’Italia; ed il nostro regno all’ombra della religione cattolica e del papato, si riabbellirà di quella gloriosa borbonica dinastica che ci sottrasse ai duri ceppi dei piccoli tiranni, e ci diede ricchezza e franchigia vera, e la indipendenza dallo straniero. All’armi!”

Proclama del Comandante in capo CHIAVONE

brigantaggio.net

In aggiunta :

NON INFANGATE LA VERITA' !!!

(DuoSiciliano)

Ehi, Duo Siciliano, statti calmino, anzi diaccino come si dice dalle mie parti. Sai bene che sulla pagina di "Brigante se more" è stato dato libero accesso a tutte le posizioni relative alla questione del Brigantaggio, cosa che continueremo a fare anche su questa pagina; ma di verità ne esistono parecchie. Esiste quella del brigante Chiavone come esiste quella di chi vuole vedere in tutti gli accadimenti della guerra antimeridionale postunitaria delle cose ben diverse da quelle che te ed altri propugnate. Toni del tipo "Non infangate!" qui dentro non sono tollerati; qui non si "infanga", ma si discute da diversi punti di vista. Cerca di ricordartene nei tuoi (eventuali) prossimi interventi. Grazie comunque per il contributo. Saluti e felice anno nuovo. [RV]

26/12/2007 - 22:33


Scusate il mio tono,sono stato un po' impulsivo

Buone feste e felice anno nuovo
(DuoSiciliano)

Ovviamente nessun problema; era solo per ricordare che tutte queste discussioni sul Brigantaggio si sono finora svolte, fortunatamente, con toni a volte anche accesi (sui quali non interveniamo mai) ma sempre con un fondo di civiltà e di rispetto reciproco che, crediamo, sia una cosa autenticamente...rivoluzionaria in questi rii tempi. Grazie e ancora buon anno a te e a tutti quanti. [CCG Staff]

27/12/2007 - 12:22



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