Casta Diva che inargenti
queste sacre antiche piante
a noi volgi il bel sembiante
senza nube e senza vel.
Tempra, o Diva,
tempra tu de' cori ardenti
tempra ancor lo zelo audace
spargi in terra quella pace
che regnar tu fai nel ciel.
Fine al rito : e il sacro bosco
Sia disgombro dai profani.
Quando il Nume irato e fosco,
Chiegga il sangue dei Romani,
Dal Druidico delubro
La mia voce tuonerà.
Cadrà; punirlo io posso.
(Ma, punirlo, il cor non sa.
Ah! bello a me ritorna
Del fido amor primiero;
E contro il mondo intiero...
Difesa a te sarò.
Ah! bello a me ritorna
Del raggio tuo sereno;
E vita nel tuo seno,
E patria e cielo avrò.
Ah, riedi ancora qual eri allora,
Quando il cor ti diedi allora,
Ah, riedi a me.)
inviata da Renato Stecca - 13/3/2007 - 00:25
[PURE GODDESS]
O pure Goddess, who silver
These sacred ancient plants,
Turn thy beautiful semblance on us
Unclouded and unveiled...
Temper, o Goddess,
The brave zeal
Of the ardent spirits,
Scatter on the earth the peace
Thou makest reign in the sky...
Complete the rite : and the sacred wood
Be clear of the laity.
When the irate and gloomy God
Asks for the Roman’s blood
My voice will thunder
From the Druidic temple.
He will fall ; I can punish him
(But my heart is unable to do so).
(Ah! Return to me beautiful
In your first true love ;
I’ll protect you
Against the entire world.
Ah! Return to me beautiful
With your serene ray;
I’ll have life, sky
And homeland in your heart.
Ah, return again as you were then,
When I gave you my heart then,
Ah, come back to me.)
inviata da Riccardo Venturi - 14/3/2007 - 16:29
CASTA DIOSA
Casta Diosa, que plateas
estas sagradas plantas ancestrales,
vuelve a nosotros tu hermoso rostro
sin nubes y sin velos.
Templa, oh Diosa,
templa Tú los corazones ardientes,
templa aún el celo audaz.
Esparce sobre la Tierra esa paz
que Tú haces reinar en el Cielo.
[Diosa, esparce sobre la Tierra
esa paz que Tú haces
reinar en el Cielo]
inviata da Riccardo Venturi - 14/3/2007 - 16:35
Renato Stecca - 14/3/2007 - 16:55
b.silvia@infinito.it - 17/5/2008 - 22:55
Federico - 28/11/2009 - 10:20
Riccardo Venturi - 28/11/2009 - 15:37
8/2/2010 - 18:26
Musica di Vincenzo Bellini
Libretto di Felice Romani
Dalla "Norma", atto I.
Ho avuto qualche incertezza nell'inserire questo pur splendido e celeberrimo brano operistico. Incertezza che mi è stata tolta dall'analisi più profonda del suo stesso testo. Davanti al desiderio dei Galli di ribellarsi al giogo romano (desiderio ovviamente più che legittimo), la sacerdotessa e veggente Norma cerca di placare gli animi dato che è scritto nel cielo che Roma dovrà cadere, ma non al momento e né per mano dei Galli. [RV]
"Casta Diva" è il cantabile della cavatina della protagonista nella Norma di Vincenzo Bellini.
È la pagina più celebre composta da Bellini. Il compositore francese Fromental Halévy dichiarò che avrebbe barattato tutta la sua musica per quest'aria.
Si colloca nel numero 4 dello spartito, la "scena e cavatina" di Norma, dove costituisce la sezione cantabile, dopo il recitativo "Sediziose voci" e prima del tempo di mezzo "Fine al rito; e il sacro bosco" e della cabaletta "Ah! bello a me ritorna".
Costituisce una preghiera che la sacerdotessa gallica eleva alla luna. È preceduta dalla didascalia:
«[Norma] Falcia il vischio: le Sacerdotesse lo raccolgono in canestri di vimini. Norma si avanza, e stende le braccia al cielo. La luna splende in tutta la sua luce. Tutti si prostrano.»
da it.wikipedia.
Composta in meno di tre mesi, dall'inizio di settembre alla fine di novembre del 1831, debuttò al Teatro alla Scala di Milano il successivo 26 dicembre. Quella sera l'opera destinata a diventare la più popolare tra le dieci composte da Bellini, andò incontro ad un fiasco clamoroso, dovuto in parte a circostanze contingenti legate all'esecuzione (pare che il grande soprano Giuditta Pasta non fosse in serata) e alla presenza di una clacque avversa, e in parte all'inconsueta severità della drammaturgia, che concedeva poco al divertimento e alla spettacolarità. In particolare, l'assenza del momento più sontuoso, il concertato che tradizionalmente chiudeva il primo dei due atti, spiazzò il pubblico milanese.
Il soggetto, tratto dalla tragedia di Alexandre Soumet Norma, ossia L'infanticidio, è ambientato nelle Gallie, al tempo dell'antica Roma, e presenta espliciti legami con Medea. Fedele a questa idea di classica sobrietà, Bellini adottò per Norma una tinta orchestrale particolarmente omogenea, relegando l'orchestra al ruolo di accompagnamento della voce. Opera incentrata sulla protagonista, Norma divenne il cavallo di battaglia di alcuni grandi soprani del passato, tra cui Maria Callas e Joan Sutherland; tuttavia la poliedricità del personaggio e della sua vocalità - che passa dal lirismo più puro ad accenti di sconvolgente drammaticità - ne fanno uno dei ruoli più impervi per voce di soprano, tanto che l'opera è oggi più famosa che rappresentata.
L'azione si svolge nelle Gallie, all'epoca della dominazione romana.
Nell'antefatto la sacerdotessa Norma, figlia del capo dei Druidi Oroveso, è stata l'amante segreta del proconsole Pollione, dal quale ha avuto due figli, costoditi dalla fedele Clotilde all'insaputa di tutti.
Atto I
Pollione confida all'amico Flavio di essersi innamorato di una giovane novizia del tempio d'Irminsul, Adalgisa, e di voler lasciare Norma. Adalgisa chiede un colloquio a Norma per aprirle il proprio animo e confessarle di aver mancato al voto di castità, senza però rivelare il nome dell'uomo amato. Norma, che riconosce nella novizia i propri sentimenti e il proprio peccato, la scioglie dai voti. Quindi le chiede chi sia l'innamorato e Adalgisa indica Pollione, che sta sopraggiungendo proprio in quel momento. Furiosa, Norma rivela tutto ad Adalgisa, che sdegnata respinge Pollione.
Atto II
Nella sua abitazione, Norma, sconvolta dalla rivelazione, ha deciso di uccidere i due figli, ma cede al sentimento materno. Decisa a suicidarsi, fa chiamare Adalgisa e la prega di adottare i bambini e di portarli a Roma, dopo essersi sposata con Pollione. Ma Adalgisa rifiuta e promette a Norma di convincere Pollione a tornare da lei.
Da tempo i Druidi, guidati da Oroveso, tramano una rivolta contro Roma. Norma, che si era sempre opposta, quando apprende che Adalgisa non ha ottenuto nulla dal colloquio con Pollione, chiama i Galli a raccolta e proclama guerra ai Romani. Sta per pronunciare il nome della vittima sacrificale da immolare al dio, quando giunge notizia che un romano è penetrato nel chiostro: è Pollione, venuto a rapire Adalgisa. Norma sta per colpirlo con un pugnale, ma poi si ferma, invita tutti ad uscire col pretesto di interrogarlo e, sola con Pollione, gli offre la vita purché egli abbandoni Adalgisa. L'uomo rifiuta e Norma chiama i suoi a raccolta; ha deciso quale sarà la vittima sacrificale: una sacerdotessa che ha infranto i sacri voti e tradito la patria. Sta per pronunciare il nome di Adalgisa, quando si rende conto che la colpa di Adalgisa è la sua e, nello sbigottimento generale, pronuncia il proprio nome. Commosso, Pollione comprende la grandezza di Norma e decide di morire con lei. In segreto, Norma confida ad Oroveso di essere madre e lo supplica di prendersi cura dei bambini, affinché possano salvarsi, raggiungendo Roma insieme a Clotilde. Quindi sale sul rogo con l'uomo amato.
Da it.wikipedia