Lingua   

La guerra di Piero

Fabrizio De André
Lingua: Italiano

Scarica / ascolta

Loading...

Guarda il video

Loading...

Ti può interessare anche...

Veteran's Day Poppy
(Captain Beefheart)
Southampton Dock
(Pink Floyd)
Auschwitz (Canzone del bambino nel vento)
(Francesco Guccini)

papaveri
Il Papavero: un fiore contro la guerra?
primitiva
Le CCG Primitive

Vai al testo
basic fabfuma
[1964]
Campo di papaveri. Olio su tela di Gustav Klimt
Campo di papaveri. Olio su tela di Gustav Klimt

Testo di Fabrizio De André
Lyrics by Fabrizio De André
Paroles de Fabrizio De André

Musica di Fabrizio De André e Vittorio Centanaro
Music by Fabrizio De André and Vittorio Centanaro
Musique de Fabrizio De André et Vittorio Centanaro

La guerra di Piero ha oramai oltre quarant'anni; e non solo ricantandola, ma semplicemente rileggendola, sorge spontanea una domanda: ma se questa canzone fosse stata scritta in una lingua di circolazione un po' più larga dell'italiano, dove sarebbe? Probabilmente nelle menti e nei cuori di tutto il mondo. Per questo, anche per farla conoscere meglio, cercheremo di darne il più versioni possibili in varie lingue.

La canzone ha dei probabilissimi echi provenienti da una celebre poesia di Arthur Rimbaud, Le dormeur du val (L'addormentato nella valle), musicata e cantata da Léo Ferré. Si veda a tale riguardo questo articolo di Giuseppe Cirigliano.

La guerra di Piero ha delle incredibili (anche se probabilmente casuali) corrispondenze con una canzone di Gustave Nadaud ispirata alla spedizione garibaldine dei Mille, Le Soldat de Marsala.

La Guerra di Piero was written more than 40 years ago; yet, one question arises spontaneously on singing, or simply reading it: what would have become of this song, if only it had been written in a language better known than Italian? Probably, it would be now in everyone’s heart and mind the world over. That is why the greater number possible of versions and translations has been made available: this song deserves being better known also by English-speaking readers.

More than probably, this song echoes in its verses Arthur Rimbaud’s famous poem Le dormeur du val (The Sleeper in the Valley), which has been set to music and sung by Léo Ferré (see this article in Italian by Giuseppe Cirigliano).

Moreover, La guerra di Piero shows a number of incredible, though probably accidental, points of contact with a song by Gustave Nadaud ispired by Garibaldi’s expedition of the so-called “Thousand”, Le soldat de Marsala.

La guerra di Piero a 40 ans révolus. Lisez-la, ou chantez-la donc, et vous vous poserez une question spontanément: qu’est-ce qu’elle serait devenue, si elle avait été écrite dans une langue un peu plus connue que l’italien? Elle serait probablement dans le cœur et dans l’esprit de chacun dans le monde. C’est exactement pourquoi nous avons essayé d’en donner le plus grand nombre possible de versions et traduction, car elle mérite qu’on la connaît mieux.

La chanson a des échos très probables dans un célèbre poème d’Arthur Rimbaud, Le dormeur du val, qui a été mis en musique et chanté par Léo Ferré (voir cet article de Giuseppe Cirigliano en italien).

Encore, quoique tout à fait accidentaux, elle montre des incroyables points de contact avec une chanson de Gustave Nadaud, Le soldat de Marsala, inspirée de l’expédition de Garibaldi en Sicile.


INDICE RAPIDO DELLE VERSIONI DISPONIBILI [24 lingue sinora]]
QUICK INDEX OF VERSIONS AVAILABLE [24 languages up to now]
INDEX RAPIDE DES VERSIONS DISPONIBLES [24 langues jusqu'à présent]

AlbaneseBretone - CasatenoveseCinese - Coreano - Corso - CroatoEbraico 1Ebraico 2 - Ebraico 3 - EsperantoFrancese 1Francese 2 - Francese 3 - Finlandese 1 - Finlandese 2 - Galliatese - Giapponese - Greco 1Greco 2 - Inglese 1Inglese 2 - Kelartico - Latino - Neerlandese - Polacco - Portoghese 1Portoghese 2 - Retoromancio - Russo 1 - Russo 2 - Russo 3 - Serbo - SpagnoloSvedeseTedesco 1 - Tedesco 2 - Tedesco 3

AlbanianBreton - Casatenovo Brianza dialectChinese - Corsican - CroatianDutch - English 1English 2 -EsperantoFinnish 1 - Finnish 2 - French 1French 2 - French 3 - Galliate Dialect - German 1German 2 - German 3 - Greek 1Greek 2 - Hebrew 1Hebrew 2 - Hebrew 3 - Japanese - Kelartic - Latin - Korean - Polish - Portuguese 1Portuguese 2 - Russian 1 - Russian 2 - Russian 3 - Serbian - SpanishSwiss RomancheSwedish

AlbanaisAllemand 1Allemand 2 - Anglais 1Anglais 2 -Breton - Casatenovo Brianza (dialecte)Chinois - Coréen - Corse - CroateEspagnolEspérantoFinnois 1 - Finnois 2 - Français 1Français 2 - Français 3 - Galliate (dialecte de) - Grec 1Grec 2 - Hébreu 1Hébreu 2 - Latin - Hébreu 3 - Japanais - Kélartien - Néerlandais - Polonais - Portugais 1Portugais 1 - Romanche Grisonnais - Russe 1 - Russe 2 - Russe 3 - Serbe - Suédois.


Vittorio Centanaro (assieme a Luce Tondi). Verona, 2003.
Vittorio Centanaro (assieme a Luce Tondi). Verona, 2003.
"Fu con Vittorio Centanaro, valente chitarrista di impostazione classica, che Fabrizio mise a punto questa nuova composizione che sarebbe diventata una delle sue più famose. Fabrizio ha sempre ricordato l'amicizia con Centanaro e l'importanza della sua frequentazione, dalla quale sarebbe poi nata anche la straordinaria Si chiamava Gesù.
La guerra di Piero ritorna sul tema della guerra; punto di riferimento stilistico è Georges Brassens, ma l'ispirazione viene dalla figura dello zio Francesco. Il ricordo del suo ritorno dal campo di concentramento, i suoi racconti, il resto della vita trascorsa alla deriva, segnarono profondamente la sensibilità di Fabrizio, che in più occasioni si ricorderà di lui. L'infanzia a Revignano d'Asti e i personaggi che la popolarono rimarranno fonte di ispirazione costante fino all'ultimissima produzione.
De André e Centanaro partirono per Roma con le loro chitarre e con un liuto che Fabrizio avrebbe poi venduto qualche anno più tardi a un conoscente di Remo Borzini.
La guerra di Piero venne incisa a Roma tra il 18 e il 25 luglio 1964 agli studi Dirmaphon. 'Tornammo a Roma con venticinquemila lire!' (Vittorio Centanaro).
La canzone fu abbinata alla Ballata dell'eroe, già edita, che ben si accompagnava alla nuova incisione.
'La guerra di Piero' sarebbe entrata, col '68, nel repertorio militante degli studenti di sinistra e in quello dei cattolici, egualmente impegnati a ridefinire il proprio ruolo nel sociale.
'Quando è uscita, la Guerra di Piero rimase praticamente invenduta; divenne un successo solo cinque anni dopo, con il boom della protesta, con Dylan, Donovan e compagnia. Penso che finirò per scrivere una canzone in favore della guerra, che naturalmente venderò nel 1980 quando ci sarà qualche 'guerra sacra' in nome di qualche non meglio identificato ideale.' Così ebbe a dichiarare provocatoriamente Fabrizio de André in un'intervista al "Corriere Mercantile" di Genova, l'8 marzo 1968."

Da: Luigi Viva, "Non per un dio ma nemmeno per gioco - Vita di Fabrizio de André", Feltrinelli, Milano 2000 (8a edizione), pp. 113-114.

"Fabrizio composed this new song together with Vittorio Centanaro, a skilled guitarist with classic formation; this was to become one of his most celebrated songs. Fabrizio has always mentioned his friendship with Centanaro and how much important was his acquaintance with him, that also produced the extraordinary Si chiamava Gesù (“Jesus was his name”)
La guerra di Piero focuses again on the theme of war; the song style is influenced by Georges Brassens, but direct inspiration was given by the songwriter's uncle, Francesco. The memory of his comeback from a concentration camp, his tales, his difficult and even desperate life made great impression on Fabrizio's sensitiveness, and he would often remember all this. Revignano d'Asti, where Fabrizio spent most of his childhood years, and the figures he learnt to know there, would remain a constand source of inspiration for him until his very last songs.
De André and Centanaro left for Rome with their guitars and a lute Fabrizio would later sell to a friend of Remo Borzini.
La guerra di Piero was recorded in Rome 18 through 25 July, 1964, in the Dirmaphon studios. “We got back in Rome with 25,000 lire!” (Vittorio Centanaro)
The disc also included La ballata dell'eroe, that had already been published and fit well the new recording.
La guerra di Piero was to be included, in 1968, in the militant repertory both of leftist and catholic students, that were at that time equally engaged in a reshaping of their social role.
“When La guerra di Piero was released, it practically remained unsold; it became a hit only four years later, with the protest song boom, with Dylan, Donovan and others. I think I'll write a pro-war song, that of course I'll sell in 1980 when there'll be some 'holy war' in the name of a vague and occasional ideal”. Rather provokingly, Fabrizio declared this in an interview granted to “Corriere Mercantile” of Genoa on March 8, 1968.”

From: Luigi Viva, "Non per un dio ma nemmeno per gioco - Vita di Fabrizio de André", Feltrinelli, Milano 2000 (8a edition), pp. 113-114.

"La Guerra di Piero" è stata registrata la prima volta tra il 18 ed il 25 Luglio 1964 negli studi "Dirmatron" di Roma
tecnico del suono: Carlo Nistri
chitarra acustica: Fabrizio De André
chitarra solista: Vittorio Centanaro
basso: Pierazzoli
arrangiamento di Vittorio Centanaro


Discografia
Il primo 45 giri de La Guerra di Piero
La prima registrazione (più lenta rispetto alla seconda):

1964 - 45 giri Karim KN 194
1966 - LP Tutto Fabrizio De André (Karim - KLP 13)


La seconda registrazione:

1968 - 45 giri BLUEBELL RECORDS (BB 3204)
1968 - LP "Volume III"
1970 - 45 giri PRODUTTORI ASSOCIATI (PA/NP 3204)


La versione riarrangiata dalla PFM:

1979 - LP Fabrizio De André in concerto - arrangiamenti PFM

Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi,
ma sono mille papaveri rossi.

«Lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendan i lucci argentati,
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente.»

Così dicevi ed era d'inverno
e come gli altri verso l'inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve.

Fermati Piero, fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po' addosso,
dei morti in battaglia ti porti la voce,
chi diede la vita ebbe in cambio una croce.

Ma tu non lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera.

E mentre marciavi con l'anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore.

Sparagli Piero, sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue,
cadere in terra a coprire il suo sangue.

«E se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore.»

E mentre gli usi questa premura
quello si volta ti vede ha paura
ed imbracciata l'artiglieria
non ti ricambia la cortesia.

Cadesti a terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chieder perdono per ogni peccato.

Cadesti a terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato ritorno.

«Ninetta mia, crepare di Maggio
ci vuole tanto troppo coraggio.
Ninetta bella, dritto all'inferno
avrei preferito andarci in inverno.»

E mentre il grano ti stava a sentire
dentro le mani stringevi il fucile,
dentro la bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole.

Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi.


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Italiano

La cover cantata dai Modena City Ramblers e Piero Pelù nell'album "Appunti Partigiani" (2005)

Piero Pelù (ovviamente) fa la parte di Piero, quindi rispetto all'originale due quartine (qui evidenziate in corsivo) sono riscritte in prima persona.

Modena City Ramblers.
Modena City Ramblers.
Piero Pelù mentre registra
Piero Pelù mentre registra "La guerra di Piero".




Questa versione può essere scaricata gratuitamente e legalmente da Vitaminic

LA GUERRA DI PIERO

Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma son mille papaveri rossi

«Lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente»

Così dicevi ed era inverno
e come gli altri verso l'inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve

Fermati Piero, fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po' addosso
dei morti in battaglia ti porti la voce
chi diede la vita ebbe in cambio una croce

Ma tu non lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera

E mentre marciavo con l'anima in spalle
ho visto un uomo in fondo alla valle
aveva il mio stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore


Sparagli Piero, sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue

E se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore

E mentre gli uso questa premura
quello si volta, mi vede e ha paura
ed imbracciata l'artiglieria
non mi ricambia la cortesia


Cadesti in terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chiedere perdono per ogni peccato

Cadesti in terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe più stato ritorno

«Ninetta mia crepare di maggio
ci vuole tanto troppo coraggio
Ninetta bella dritto all'inferno
avrei preferito andarci in inverno»

E mentre il grano ti stava a sentire
dentro alle mani stringevi un fucile
dentro alla bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole

Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi.

16/8/2005 - 15:37


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Albanese

ALBANESE / ALBANIAN - Alvin Ekmekolu

Versione albanese di Alvin Ekmekolu
La versione è in rima e interamente cantabile dal punto di vista metrico.

Albanian version by Alvin Ekmekolu
The version is written in rhyme and fully singable.

La version albanaise d'Alvin Ekmekolu, en rime et complètement chantable

LUFTA E PIRROS

Prehesh i varrosur nën një fushë pjellore
sipër eshtrave që të bëjnë roje
nuk ke trëndafila apo tulipanë
por me mijra lulëkuqe janë.

Përroit tim brigjeve përgjatë
dua të zbresë rrezja e artë
jo më kufomat e ushtarëve të vrarë
që mbi krahët e saj rryma i ka marrë.

Ishte dimër kur kështu the
dhe si te tjerët drejt e në ferr
u nise i trishtuar por nga një zor
era në fytyrë tė pështynte borë

Ndalo Pirro mos shko më tutje
lëre pak erën të të shkundte
të të sjellë lajmin mbi ata që u vranë
në këmbim të gurëvarri jetën e dhanë

Por ti se dëgjoje dhe koha shkonte
dalëngadalë stina ndërronte
erdh çasti e rrugën e kufirit more
në një ditë të bukur pranverore

Dhe ndërsa marshoje e zemra të buçiste
në fund të luginës sheh dikë që priste
i cili ndjehej po ashtu si ti
por uniformën e kish tjetërsi

Shtii Pirro, shtii tashti
e pas një të shtëne shtii përsëri
deri sa të mos ketë më fuqi
e të bjerë në tokë mbi gjakun e tij.

Dhe nëse e qëlloj në ballë a në zemër
nuk do të ketë më kohë të bëjë gjë tjetër
ndërsa mua kohë do të më ketë mbetur
tė shoh sytë e një njeriu që është në të vdekur

E ndërsa ti kështu je duke menduar
ai kthehet të sheh e i friksuar
rrok armën e vet e shtin
nuk ta kthen zemergjërsinë

Në tokë bjen pa nxjerrur zë
për një çast të vetëm kuptove tashmë
që koha nuk kishte për të të mjaftuar
falje për mëkatet për të kërkuar

Në tokë bjen pa nxjerrur zë
për një çast të vetëm kuptove tashmë
që jeta jote mbaronte asaj dite
e kthim prapa më s´mund të kishte

E dashurza ime për të vdekur në maj
duhet shumë tepër kurajë
E bukurzë moj në ferr me vullnet
kisha shkuar në dimër vetë

E ndërsa dëshmitar i qëndronte ara
nëpër duar shtrënguar qe arma
nëpër gojë shtrënguar qenë fjalë
tepër të rënda jashtë për të dalë

Prehesh i varrosur nën një fushë pjellore
sipër eshtrave që të bėjnë roje
nuk ke trëndafila apo tulipanë
por me mijra lulëkuqe janë.

inviata da Riccardo Venturi - 17/3/2005 - 23:48


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Bretone

BRETONE / BRETON - Gwénaëlle Rempart

La versione bretone della "Guerra di Piero fattaci pervenire stasera dall'amica e collaboratrice Gwénaëlle. Tiene a precisare che, purtroppo, non è cantabile, ma che è anche la prima traduzione di questa canzone non solo in bretone, ma anche in una lingua celtica in generale. [RV]

BREZEL PER

Te a gousk interet en ur maez gwinizh,
n'eo ket ar roz, n'eo ket ar tulipez
a ziwall anezhañ e skeud ar fozioù teñval
met eo mil rozenn-aer ruz.

Fellout a ra din a-hed ribloù ma froud
e redfe ar vekeded, ar vekeded c'hris,
ha ne ken korf marv ar soudarded
kaset e divrec'h gant ar red.

Se a lavares pa oa er goañv
ha gant ar re all trema'n ifern
ez ez atristet evel an hini a zle mont,
an avel a duf dit erc'h d'ar fas.

Harp Per! Harp Per bremañ!
Lez an avel da flourañ ac'hanout!
Mouezh reuzidi ar brezel a gasez ganit,
Ur groaz eo ar gopr evit ar re a ro o buhez.

Met ne gleves ket ha tremen a rae
an amzer, ar mizioù e kammed java
degouezhet az peus da dremen an harz
en un deiz brav e nevezamzer.

Ha pa valees gant an ene war an divskoaz
ez peus gwelet un den ahont en draoñienn
an doa ar memes imor fall ganit,
met un lifre a liv disheñvel.

Tenn warnañ Per, tenn warnañ bremañ,
ha goude ur tenn, tenn warnañ adarre!
Betek ma weli anezhañ diwadet
o kouezhañ d'an douar en e wad gantañ.

Ha ma tennez warnañ er penn p'er c'halon
n'en do nemet an amzer da vervel,
met din e vano an amzer da welet,
da welet daoulagad un den o vervel.

E-keit ha ma en em chalez gantañ
en em dro hennezh, spontet e wel ac'hanout
e fuzuilh a gemer ha warnout e tenn,
setu ar gopr evit da gourtezi.

D'an douar out kouezhet hep garmoù
hag en ur c'houlz ez peus merzet
n'az pije ket bet a-walc'h a amzer
da c'houlenn pardon evit da holl bec'hedoù.

D'an douar out kouezhet hep garmoù
hag en ur c'houlz ez peus merzet
e oa da vuhez echu en deiz-se
ha ne vijes biken distroet d'ar gêr.

Ma c'harantez, da vervel e miz-Mae
eo ret kalz, marteze re a c'halon.
Ma c'harantez, war-eeun d'an ifern
em bije aet gwell en un deiz goañv.

Emañ ar gwinizh o selaou ac'hanout
hag en divrec'h e stardez ur fuzuilh.
Hag er genoù e stardez gerioù
re revet d'en em ziskornañ gant an heol.

Te a gousk interet en ur maez gwinizh,
n'eo ket ar roz, n'eo ket ar tulipez
a ziwall anezhañ e skeud ar fozioù teñval
met eo mil rozenn-aer ruz.

inviata da CCG/AWS Staff - 4/12/2007 - 22:58


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Italiano (Lombardo Brianzolo)

CASATENOVESE / CASATENOVO BRIANZA DIALECT - Lele de Casanöv

La (stupefacente) versione della canzone nel dialetto brianzolo di Casatenovo (LC) inviataci da "Lele de Casanöv" (Gabriele di Casatenovo).
Ancora grazie a Lele per la sua fatica.

The (amazing) version in the Brianza dialect of Casatenovo, Lecco, made and contributed by "Lele de Casanöv" (Gabriele of Casatenovo).
Thanks to Lele for his work.

La (surprénante) version dans le dialecte lombard de Casatenovo Brianza (province de Lecco) préparéet et envoyée par "Lele de Casanöv" (Gabriele de Casatenovo).
Merci à Lele pour son travail!

LA GUERA DE PEDER

Te requìet sùta tèra in d’un lögh de furmènt
l’e mia la rösa l’è mia ‘l tülipàn
che te tègnen d’oeucc de l’umbrìa di fòss,
ma hinn mìla papàver róss

«Adree di spûnd del mè turènt
e vöri che vègnen gió i lösc argentaa,
mia i cadàver di suldaa
purtaa in bràsc de la curènt.»

Inscee te disévet e l’eva d’invèrnu
e cumpàgn di ólter in vèrs l’infèrnu
te vêt via magunènt cumè chi che ghe tùca
ul vènt el te spüa in fàcia la nêf.

Fèrmes Péder, fèrmes adè’
làsa che ul vènt el te pàsa un poo adòss,
di mòrt in guèra el te mèna la vûs,
chi che l’ha daa la vita gh’hann daa indree una crûs.

Ma tè te l’êt mia sentüü e ul tèmp el pasàva
cùnt i stagión al pàss de giava
e te sêt rüvaa a pasà la fruntéra
in d’un bèll dé de primavéra.

E intànta che te marciàvet cùnt l’anima sö i spàll
te vést un òm gió in fùnd a la vàll
che ‘l gh’eva i pensee cumpàgn di tö
ma la divìsa d’un ólter culùr.

Spàrigh Péder, spàrigh adèss
e dòpu un cùlp spàrigh amò
fìna quànd te ‘l vedarêt mia sbiavii,
burlà in tèra e quatà via ‘l sò sàngh

«E se ghe spàri in frùnt o in del cör
dumè ul tèmp el gh’avarà de muré
ma a mé ul tèmp el me restarà per vedè
vedè i oeucc d’un òm che ‘l mör.»

E intànta che te ghe fêt ‘sta premüra
quèll’là el te vèd e ‘l gh’ha pagüra
el brànca scià l’artilierìa
e ‘l vüsa mia la tua curtesìa.

Te sêt naa i tèra sènza un lamènt
e te sêt nacurgiüü in d’un mumènt
che ul tò tèmp pö asee el sarèss staa
per dumandà perdòn de töcc i pecaa.

Te sêt naa i tèra sènza un lamènt
e te sêt nacurgiüü in d’un mumènt
che la tua vìta la finìva chèl dé lé
e te sarìset pö turnaa indree.

«Ninèta mia crepà de màgg
ghe vör tàntu tròpp curàgg.
Ninèta bèla, drézz a l’infèrnu
avarìsi preferii nàcch a l’invèrnu.»

E intànta che ‘l furmènt el te scultàva
in di man te strengévet ul sĉiupètt
in de la bùca te strengévet paròj
tròpp gelaa per deslenguàss al sû

Te dòrmet sùta tèra in d’un lögh de furmènt
l’e mia la rösa l’è mia ‘l tülipàn
che te tègnen d’oeucc de l’umbrìa di fòss
ma hinn mìla papàver róss

inviata da Lele de Casanöv - 13/11/2004 - 22:00


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Cinese

CINESE / CHINESE - Chang Tsin Lie

Versione cinese (semplificata) di Chang Tsin Lie, ricevuta il 3 settembre 2005

Simplified Chinese version by Chang Tsin Lie, received on September 3, 2005

Version en chinois simplifié de Chang Tsin Lie, reçue le 3 septembre 2005


被简化的汉语版本接受在2005 年9月3 日

一个无名的战士的歌曲
Fabrizio de André, 意大利歌曲作者
1964

你说谎杀害, 在玉米田睡觉,
并且两者都不这朵玫瑰或郁
金香正在观看你在垄沟的阴影,
但数以万计血液红色鸦片。

沿这条国家小河银行我会
喜欢侦察银色矛游泳,
和不是 战士尸体随员带
来与小河, 象死分支。

你说如此, 并且这是一个冷冬天,
并且, 象其他人, 你一 定对地狱那
么哀伤地前进你哀伤的义务,
风是分散雪在你的面孔。

停止你的步, 战士, 现在停止你的步!
允许风爱抚你的身 体,
你负担声音所有下落谁给他
们的生活为一个木十字架。

但你没听见他们, 和时间
通过与季节于舞蹈步和如
此你准 备好穿过边界在一
温暖的和明亮春天天

并且行走在担负你的灵魂你
你那里下来注意人在这个谷行
走在和一样种哀伤的心情
但与一种异常颜色的制服。

现在射击他, 战士, 射击于他!
再射击设法他是死, 直到
他跌倒死地面和盖
他自己血液致命受伤。

并且如果我瞄准他的前线或
于他的心脏我将留给
他唯一时 间去世, 仅我有时刻丰
足看在去世眼里手工

并且当你对他是很亲切,
他转动得环绕,看见你和得到吓唬;
他带来他的步枪对升火位置
和不回报你为你的厚待。

你跌倒地面没有啼声并且你比
片刻注意在没有较少
你没有足够时间乞求体
谅为所有你的罪孽。

你跌倒地面没有啼声并且你比
片刻注意在没有较少
你的生活有被投入末端,
并且你从未回来在家。

噢亲爱的妻子,去世在月
你需要和可能许多勇气。
噢亲 爱的妻子, 我想好去
地狱在一冷冬天天.

并且当这个玉米倾听你使你的
步枪握紧在你的手里的你的词,
你使你的词结冰在从未有融解
在阳光下光芒的你的嘴。

你说谎杀害, 在玉米田睡觉,
并且两者都不这朵玫瑰或郁
金香正在观看你在垄沟的阴影,
但数以万计血液红色鸦片。

inviata da Riccardo Venturi - 3/9/2005 - 18:51


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Coreano

COREANO / KOREAN - Park Kim Hee

Versione coreana di Park Kim Hee
ricevuta il 7 agosto 2006

Korean version by Park Kim Hee
Received on August 7, 2006

Version coréenne de Park Kim Hee
reçue le 7 août 2006


한국 친구 에의한 한국 번역
2006년8월 7일 에 받는

피터의 전쟁

당신은 학살한 자다 옥수수밭에서 속인다
그리고 장미 또는 튤립 아니
도랑 그늘 아래서 당신을 보고 있다,
그러나 혈액 빨강 양귀비의 수천.

"이 국가 시내의 은행에 따라서
나는 은 미늘창 수영을 감시하고 싶으면,
그리고 군인의 시체의 한 벌 아닙니다
죽은 분지 같이 시내로 가져오는."

당신은 이렇게 말하고, 찬 겨울이었다,
그리고, 다만 다른 사람 같이, 당신의 슬픈 의무에
이렇게 슬프게 행진해 당신은 나락에 바운스된다,
당신의 얼굴에 있는 바람의 분산 눈.

당신의 단계, 피터를 멈추고십시오, 당신의 단계를 지금 멈추십시오!
바람이 당신 몸을 귀여워하는 것을 허용하십시오,
당신은 떨어진 모든의 음성을 품는다
나무로 되는 십자가를 위한 그들의 생활을 누구가 준지.

그러나 당신은 그들 및 자바 단계에 절기로
곁에 통과된 시간을 듣지 않았다
그리고 이렇게 당신은 온난하고 밝은 봄날에
있는 국경을 넘어가게 준비되어 있었다.

그리고 당신의 넋을 짊어지기에 걷기
당신과 동일한 슬픈 정취에서 걸어 당신은 남자를
골짜기에서 거기 아래로 주의했다
그러나 다른 색깔의 제복에.

그를, 피터 의 그에 싹 지금 쏘십시오!
그가 지상에 황폐하게 넘어질 때까지 그가
죽다는 것을 확인하기 위하여 다시 쏘십시오,
그리고 덮개 그 자신의 혈액 치명적인 상처 입는.

"나가 그의 정면을 겨냥하거나 그의 심혼에 나가
그에게 죽는 단지 시간을 주는 경우에,
그러나 나는 있을 것이다 죽어가는
남자이 본 바로는 보는 시간의 많음이."

그리고 당신이 그에게 아주 친절한 동안,
그는 주변에 돌고, 당신을 보고 두려워하게 한다를 얻는다;
그는 사격위치에 그의 소총을 가져온다
그리고 당신의 호의를 위해 당신을 상환하지 않는다.

당신은 없이 지상에 외침 넘어지고 당신은
충분한 시간을 없을 아무에서 순간 보다는
더 적은을 주의하지 않았다
용서를 당신의 죄악 전부를 위해 구걸하기 위하여.

당신은 없이 지상에 외침 넘어지고 당신의
생활이 끝이라고 있는 것을 있었다 아무에서
순간 보다는 더 적은을 주의하지 않았다,
그리고 저것 당신은 결코 집으로 돌아오지 않을 것입니다.

"이동식 기중기 당신, 5월에서 죽기 위하여
개는 다량과 어쩌면 너무 많은 용기를 필요로 한다.
이동식 기중기 당신, 나는 잘 좋아할 것입니다
나가 뒈져라에 찬 겨울날에서."

그리고 옥수수가 당신이 당신의 소총을 당신의
손에서 움켜 쥐이 붙든 당신의 낱말을 경청하고
있는 동안, 당신의 낱말이 당신에 의하여 결코
일광에 있는 용해가 없을 당신의 입에는에서 얼어 보전되었다.

당신은 학살한 자다 옥수수밭에서 속인다
그리고 장미 또는 튤립 아니
도랑 그늘 아래서 당신을 보고 있다,
그러나 혈액 빨강 양귀비의 수천.

inviata da Riccardo Venturi - 7/8/2006 - 15:28


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Corso

Vai al testo
CORSO / CORSICAN - U Pomontincu

La Corsica vista da Pomonte, Isola d'Elba. A Corsica vista da Pomonte in l'Isula d'Elba.
La Corsica vista da Pomonte, Isola d'Elba. A Corsica vista da Pomonte in l'Isula d'Elba.


Cù a traduzzione in corsu (supranacciu, che qualchì volta lu chjamanu “Pomontincu”) di “A guerra di Pieru” di Fabrizziu De André cumincia à cullaburà cù u nostru situ un personaghju strampalatu (chì si definisce “à dimezu terraghjolu eremitu è à dimezu supertecnulogicu aitèccu”) chì vive “à u pede di u Monte Cintu”. Certu ùn stò à dìvvi cum'è chè ci sò entratu in cuntattu, ma noialtri di l'Isula d'Elba avemu un affettu naturale pè i corsi (è praticamente parlamu a listessa lingua e ci capimu senza chè ci vole l'interpetre). Pè sta prima traduzzione che ci hà mandatu, s'hè ricumandatu di dedicàla à Eio Ùn Stò Cù l'Oriana; è ubbidiscu. (RV)

Con la traduzione in corso (settentrionale, detto a volte, appunto, "Pomontinco") de "La guerra di Piero" inizia la collaborazione col nostro sito di un bizzarro personaggio (che si definisce "metà contadino eremita e metà supertecnologico hi-tech") che vive, sempre a suo dire, "alle pendici del Monte Cinto". Non sto naturalmente a dirvi come ci sono entrato in contatto, ma noialtri elbani ci abbiamo un feeling naturale coi córsi (oltre a parlare, praticamente, la stessa lingua e a capirci senza nessun bisogno dell'interprete). Per questa prima traduzione che ha inviato, si è raccomandato di dedicarla a Io Non Sto Con Oriana; e obbedisco. (RV)

A GUERRA DI PIERU

Dormi interratu ind'un campu di granu
unn hè a rosula, unn hè u tulipanu
chì ti veghjanu da l'ombra di i fossi,
ma sò mille pampasgioli rossi.

“Longu e rive di u me turrente
vógliu chè scendinu i luzzi d'arghjentu,
micca i cadaveri di i suldati
purtati in bracciu da a currente.”

Cusì dicii è era d'imbernu
è cum'è l'altri versu l'infernu
marchji intristitu cum'è chì deve,
u ventu ti sputa in faccia a neve.

Fèrmati Pieru, fèrmati avale
lascialu u ventu accarizzatti un pocu,
di i morti in battaglia ti porti a voce,
chì dò a so vita ebbe in cambiu una croce.

Ma tu ùn lu sintisti è u tempu passava
cù e stagioni à passu di giava
è ghiunghjisti à passà a fruntiera
ind'un bellu ghjornu di primavera.

È mentre marchjavi cù l'anima in spalla
vidisti un òmu in fondu à la valla
chì avia u to listessu identicu umore
ma l'uniforme di un altru culore.

Sparali Pieri, sparali avale,
e dopu un colpu sparali torna
tan'à chè un lo viderè dissanguatu
cascà in terra è copre u so sangue.

“È sì li sparu in fronte o in u core
sultantu u tempu averà pè more,
ma u tempu à me resterà pè vede,
pè vede l'ochji d'un òmu chì more.”

È mentre li faci tuttu sto piacè,
quellu si gira, ti vede è hà paura
in una stonda agguanta u fucile
e ùn ti rende micca a curtesia.

Cascasti in terra senza un lamentu
è lu capisti ind'un solu momentu
chè u tempu ùn ti serebbe abbastatu
pè chere perdonu pè ogni peccatu.

Cascasti in terra senza un lamentu
è lu capisti ind'un solu momentu
chè a to vita finia in quellu ghjornu
è ùn ci serebbe statu ritornu.

“Ninetta mia, pè crepà di maghju
ci vole tantu, troppu curaghju.
Ninetta bella, drittu à l'infernu
preferia andacci d'imbernu.”

È mentre u granu ti stava à sente,
indu e mani stringhjii u fucile,
indu a bocca stringhjii parolle
troppu ghjalate pè strughjesi à u sole.

Dormi interratu ind'un campu di granu
unn hè a rosula, unn hè u tulipanu
chì ti veghjanu da l'ombra di i fossi,
ma sò mille pampasgioli rossi.

inviata da U Pomontincu - 1/10/2012 - 21:10


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Croato

CROATO / CROATIAN - Monia Verardi

Versione croata di Monia Verardi (2004)
Si veda anche la trascrizione serba

Croatian versio by Monia Verardi (2004)
See also the Serbian transcription

Version croate de Monia Verardi (2004)
Voir aussi le transcription serbe

PEROVI RAT

Pokopan spavaš u žitnom polju
nisu ni ruža ni tulipan
koji probde pored tebe od sjene jaraka
nego su tisuća crvenih makova.

Uz obale svoje bujice
želim da otiđu srebrnaste štuke
a ne više leševi vojnika
nošeni na rukama od struje.

Ovako si rekao to je bilo zimi
kao i drugi ti si išao prema paklu
tužno hodaš kao tko to mora raditi
vjetar ti pljune snijeg u lice

Stani Pero, stani sada!
dopusti da će vjetar proći kroz tebe
to ti nosi glas palih boraca
tko je dao život, dobio je natrag križ.

Pa ti nisi ga čuo i vrijeme je prošlo
s godišnjim doba korakom jednog marša
a ti si jednog lijepog proljetnog
dana prelazio preko granice

A dok si marširao s dušom na ramena
vidio si muža na kraju doline
koji je imao tvoje takvo isto duševno raspoloženje
pa samo je bio u drugoj boji uniforme.

Pucaj na njega, Pero! Pucaj na njega sada!
I poslije jednog hitca, pucaj na njega opet
dok ga nećeš vidjeti beskrvan
dok padne na zemlju pokriti svoju krv.

Ako mu pucam u celo ili u srce
on će samo imati vrijeme umrjeti
pa meni će ostati vrijeme
vidjeti muževe oči koji umire.

I dok ti potrudiš za njega
on se okrene, vidi te i ima strah
i dok uzme artiljeriju,
on ne odvrati tebi tvoju udvornost.

Padao si na zemlju bez jadanja
a ti si odmah opazio
što neće ti vrijeme biti dosta
moliti za oproštanje zbog svakog grijeha.

Padao si na zemlju bez jadanja
a ti si odmah opazio
da je tvoj život savršio toga dana
i da neće uopće biti nikakav povratak.

Ivanka moja, treba puno hrabrosti
raspuknuti se u svibnju
Ivanka lijepa, bio bih htio ići
ravno prema paklu zimi.

A dok te žito čulo
na rukama si pograbio pušku
stisnuo si riječi u ustima koje su bile
previše sledjene okopnjeti ispod sunca

Pokopan spavaš u žitnom polju
nisu ni ruža ni tulipan
koji probde pored tebe od sjene jaraka
nego su tisuća crvenih makova.

inviata da Monia - 25/11/2004 - 09:40


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Ebraico

EBRAICO / HEBREW [1] - Riccardo Venturi

Versione ebraica di Riccardo Venturi
11 maggio 2005

Si vedano le "note alla traduzione" riportate nel commento.

Questa traduzione è dedicata a Ale Redfiddler del newsgroup it.cultura.linguistica.francese, מידידוח ומהערכה.

Hebrew version by Riccardo Venturi
May 11, 2005

See the "translation notes" in the special commentary.

This translation is dedicated to Ale Redfiddler of the Usenet forum it.cultura.linguistica. francese, מידידוח ומהערכה.

Version hébraïque de Riccardo Venturi
11 mai 2005

Des "notes à la traduction" se trouvent dans un spécial commentaire

Cette traduction est dédié à Ale Redfiddler du forum Usenet it.cultura.linguistica.francese, מידידוח ומהערכה.

המלחמה של פירו
פבריציו דה אנדרה, 1964

אתה ישן קבור בשדה חטה
אינו הורד ואינו הצבעני
ששמרים עליך מצל התעלות,
אבל אלף פרגים אדמים.

אני רוצה, לאודך גדות נחלי,
שיורדים זאבי המים
ולא יותר גופות החיילים
שהזרם מביא בזרוע.

כן אתה אמרת כשהיה בחרף
וכמו האחרים לגיהנם
הלכת עצוב לחובתך,
הרוח ירק שלג על פניך.

עצר פירו, עצר עכשו
ותלתף דכות מרוח.
אתה מביא את קול המתים בקרב,
הנתן את הייו פצה עם צלב.

אבל לא שמעתו כהזמן עבר
עם הענות בצעד ג’וה
והגיעת לעבר את הגבול
ביום אביב יפה.

וכהלחת עם הנפש על הכתף
ראית אבם אחד למטה בעמק
שהיה לו מצב רוח לך דומה
אבל צבע מדיו היה שונה.

ירה בו פירו, ירה בו עכשו
ירה בו, ירה בו וירה בו שוב!
עד שתראה אותו חסד דם
לפל למטה בכסות את דמו.

ואם אני יורה בהזיתו או בלבו
יהיה לו רק הזמן למות
אבל לי ינשאר הזמן לראות
לראות את עיני אדם שמת.

ובזמן שאתה כן עדין אתו
הוא סבב ראהך נבהל.
הוא לוקח את הרבה שלו
ולא משיב לך את הטובה.

נפלת למטה בלי קינה אחת
והרגישת ברגע אחת
שלא היתה לך הזמן המספיק
לדרש מחילה לכל חטה.

נפלת למטה בלי קינה אחת
והרגישת ברגע אחת
שחייך גמרו ביום ההוא
ולא היה הווה חזרה.

נינטה שלי, למות במאי
נחוץ אמץ רב, יותר מדי.
נינטה שלי, ישירות לגיהנם
היתי העדיף ללכת בחרף.

ובזמן שהחטה שמעך
בידיך אחזת את הרובה
בפהך אחזת מילי כפור
שלא נהמסו בשמש.

אתה ישן קבור בשדה חטה
אינו הורד ואינו הצבעני
ששמרים עליך מצל התעלות,
אבל אלף פרגים אדמים.

12/5/2005 - 11:31


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Ebraico

EBRAICO / HEBREW [1]

La traslitterazione in caratteri latini della precedente versione ebraica.
Romanized Hebrew version
La version hébraïque en lettres latines

hamilkhamà shel pyèro

atà yàshen kàvur besadè khìtà
enò havèred veenò hatsiv’onì
sheshomrìm ‘alèkha metsèl hate’alòt
àval èlef pragìm adomìm.

anì rotsè, lodèkh gadòt nàkhli,
sheyordìm ze’evèy hamàyim
velò yotèr gufòt hekhayyalìm
shehazèrem mavìa bezrò’a.

ken atà amàrta vehàya bahòrf
vekmò heakhrìm le’èver-hatòfet
halàkhta 'atsùv lehovatèkha,
harùakh yàrak shelèg 'al panèkha.

‘atsòr pyèro, ‘atsòr ‘akhshàv
vetelutàf dakòt marùakh.
atà mavìa et kol hametìm bekràv,
hanàtan et hayyò putsà ‘im tselàv.

àval lo shamà’to vehazmàn ‘avàr
‘im ha’onòt betsa’àd g’àva
vehighì’ata li’vòr et hagevùl
beyòm avìv yafè.

ukehalàkhta ‘im hanèfesh ‘al hakòtef
ràyta adàm ehàd lematà ba’emèk
shehàya lo matsàv rùakh lakh domè
avàl tsva madàv hàya shonè.

irè bo pyèro irè bo ‘akhshàv
irè bo, irè bo veirè bo shùv!
‘ad shetirè òtò hàsad dam
lipòl lematà biksòt et damò.

veìm anì yorè behazitò o belibò
ihyè lo rak hazmàn lamùt
avàl li inàsher hazmàn liròt
liròt et eynèy àdam shemèt.

ubìzman sheatà ken ‘adìn
hu savèv roèkha nivhàl.
hu lokèkh et harovè shelò
velò mashìv lèkha et hatovà.

nafàlta lematà bli kinà akhàt
vehirgìshta beregìa’ akhàt
shelò hàyta lèkha hazmàn hamaspìk
lidròsh mekhilà lekòl khetè.

nafàlta lematà blì kinà akhàt
vehirgìshta beregìa’ akhàt
shekhayyèkha gàmru bayòm hàhu
velò hàya hovà hazarà.

ninèta shelì, lamùt bemày
nakhùts omèts rav, yotèr midày
ninèta yafà ishiròt lagihenèm
hàyti he’edìf lalèkhet bahòrf.

ubizmàn shehakhità shamà’kha
beyadèkha akhàzta et harovè
bapèkha akhàzta milèy kfor
shelò nihmèsu bashèmesh.

tà yàshen kàvur besadè khità
enò havèred veenò hatsiv’onì
sheshomrìm ‘alèkha metsèl hate’alòt
àval èlef pragìm adomìm.

inviata da Riccardo Venturi - 12/5/2005 - 11:33


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Ebraico

EBRAICO / HEBREW [2] - Daniel Shalev

Versione ebraica cantabile di Daniel Shalev.
Grazie a Daniel per la sua fatica, veramente straordinaria!

Fully singable Hebrew version by Daniel Shalev.
Thanks to Daniel for his ex-tra-or-di-na-ry performance!

Version hébraïque de Daniel Chalev, complètement chantable.
Merci à Daniel pour sa performance vraiment extraordinaire!

המלחמה של פִּיאֶרוֹ

נָח לְתמיד בִּשְׁדֵה דַגָן,
לא וֶרֶד קַט, ולא השוֹשַן
שוֹמֵר עליך בַּדִמדוּמים,
אֶלא מִשמָר של פרגים אדומים.

כן, על גדות נחל-הבית
רק הֱאַמנוּן ייצֵא לָשַיִט,
ולא גופות נוֹשאֵי החֶרֶ
בהנִישָאים עָלֵי הזֶרֶם

ככה אמרת, ביום של חורף,
לַאחרים, כשמִן העורף
איתם צעדת, וּלְפָניך
תוֹפֶת, ושלג יורק על פניך.

עצור נא, פיארו, אנא עצור
ותן לרוח קצת לעבור,
לשאֱת את קול המתים בצבא:
נתנו החיים וקִבלו מצֵבה.

אך לא הקשבת, הזמן עבר,
עת סוף החורף, חודש הדר,
הכל פַרחַ וְלִבְלֵב מיסביב,
שם בַחזית, יום יפה של אביב.

בעוד צעדת, ונֶפש על שֶחם
הִינֵה אדם בִקְצֵה העֶמק,
בדיוק כמוך מְהָרֶר וְחוֹשֵב,
אך המדים, הם מָדֵי האויב.

תירָה בו, פיארו, תירה בו פעם,
אם לא יַספיק, תירה עוד פעם,
עד שְיִפוֹל, יַחווִיר וְיִדּוֹם
וְיְכָסֵה את דמו הֱאָדום.

"אך, אם אפגע בו בַלֵב או בַמצח,
זה לא נקרא מלחמה,
אֶלָא רֶצח,ועוד אראֵה את עינֵיי הֱחָייל
בַרֶגַע בוֹ הוא פוֹגֵש ת'הַגורל.

ובו בזמן שאתה מתחשב,
הינֵה לְפֶתַע הוא מִסתובב,
והוא רואה, ונבהל הוא ממך
ולא מחזיר לך את הטובה.

ככה נפלת, בלי קול של יֶגַע,
וגם הבנת, באותו הרגע,
שזמן לךָ לא יישָאֵר
על אָווֹנוֹת גם לכָפֵּר.

ככה נפלת, בלי קול של יֶגַע,
וגם הבנת, באותו הרגע,
שדרכּךָ, בחיים נִגמרה
וגם שלא תהיה חזרה

רותי שלי, אִם ליבּךְ עוד מקשיב,
למה? ולמה למות באביב?
רותי שלי, לוּ יכולתי לִבחוֹר,
מוּטַב היה לי למות ביום-כְפוֹר!

כשְרק מקשיב הדגן בשדה,
בין הידַים החזקת רובה
וּבֵין שְפָתֵיך החָתוּמוֹת
מילות פרֵידה שנותרו שם קפואות.

נָח לְתמיד בִּשְׁדֵה דַגָן,
לא וֶרֶד קַט, ולא השוֹשַן
שוֹמֵר עליך בַּדִמדוּמים,
אֶלא מִשמָר של פרגים אדומים.

inviata da Daniel e Riccardo - 29/10/2005 - 23:51


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Italiano

EBRAICO / HEBREW [2]

La versione letterale della versione ebraica di Daniel Shalev, seguita da alcune note:

A word-for-word Italian translation of Daniel Shalev's Hebrew version, followed by some notes (in Italian):

Traduction littérale en italien de la version hébraïque da Daniel Shalev, suivie de notes (en italien):

LA GUERRA DI PIERO

Riposi per sempre (1) in un campo di grano (2),
non una piccola (3) rosa, non il giglio (4),
ti fa la guardia (5) al crepuscolo (6),
ma una scorta (7) di papaveri rossi.

“Sì, sulle sponde del torrente di casa
solo il pesce-san-pietro (8) andrà a navigare (9) ,
e non i cadaveri dei portatori di spada (10)
portati (11) sulla (12) corrente”

Così dicevi, in un giorno d’inverno,
agli altri, quando dalle retrovie (13)
insieme a loro marciavi, e di fronte a te
inferno (14), e neve ti sputa in faccia

Fermati Ti prego, Piero, ti prego fermati
E lascia che il vento passi un poco,
a portare la voce dei morti nell’esercito (15):
dettero la vita (16) e ricevettero una lapide (17).

Ma non l’ascoltasti, il tempo passò
tempo della fine dell’inverno, mese di Hadàr (18) ,
tutto fioriva e germogliava intorno,
là al fronte, un bel giorno di Primavera.

Mentre marciavi, l’anima sulle spalle (19)
Ecco un uomo in fondo alla valle,
esattamente come te sta pensando (20) ,
ma la divisa (21), è la divisa del nemico.

Sparagli, Piero, sparagli una volta,
E se non basta, spara un’altra volta,
finché non cada, impallidisca e taccia (22)
e copra il suo sangue rosso.

“Ma se gli sparo in cuore od in fronte
questa non si chiama guerra, ma assassinio,
ed in più, vedrò gli occhi del soldato
nel momento in cui incontra il fato (23).

E mentre tu ti fai premura,
ecco, improvvisamente lui si volta,
lui vede ed ha paura di te,
e non ti ricambia la cortesia.

Così sei caduto, senza una voce di lamento (24) ,
ed anche hai capito, nello stesso momento,
che tempo a te non sarebbe rimasto
anche per avere il perdono (25) dai peccati (26) .

Così sei caduto, senza una voce di lamento,
ed anche hai capito, nello stesso momento,
che la tua strada, nella vita finiva
ed anche che non ci sarà un ritorno.

“Mia Ruty (27), se il tuo cuore ancora ascolta,
perché? E perché morire di Primavera (28)?
Mia Ruty, se avessi potuto scegliere,
era meglio per me morire in un giorno di gelo (29) !”

Mentre ti ascolta solo il grano nel campo,
tra le mani trattenevi il fucile
e tra le tue labbra serrate (30)
parole d’addio che restarono lì ghiacciate.

Riposi per sempre in un campo di grano,
non una piccola rosa, non il giglio,
ti fa la guardia al crepuscolo ,
ma una scorta di papaveri rossi.

inviata da Riccardo e Daniel - 30/10/2005 - 00:03


EBRAICO / HEBREW [2]

NOTE di Daniel Shalev alla sua traduzione
Daniel Shalev's TRANSLATION NOTES
NOTES A LA TRADUCTION de Daniel Shalev


(1) Per ragioni di metrica ho dovuto cambiare il”sepolto” con il “riposi per sempre”.

(2) Dagàn è propriamente cereale in generale.

(3) Kat è la forma poetica di Katàn.

(4) Shoshàn è propriamente il giglio. Il termine botanico è shoshàn tzachòr (giglio candido). Shoshanà è spesso erroneamente identificata con rosa, benché il nome botanico della rosa sia Vèred. Varòd è il colore rosa.

(5) Lishmòr significa fare la guardia, ma anche proteggere, ecc.

(6) Pluralia tantum. Sostituisce i fossi per far rima con adumìm.

(7) Mishmàr kavòd, infatti, è la scorta d’Onore...

(8) l’Amnùn (pesce S. Pietro) è il tipico pesce del Giordano e del Lago Tiberiade. Infatti si chiama pesce S. Pietro, perché era quello che... pescava S. Pietro! Il nome ebraico deriva da Em (madre) e Nun (termine arcaico per pesce), perché questo pesce usa “ingioiare” gli avannotti, per proteggerli dai pericoli. Letteralmente amnun significa “Pesce-mamma”. In Arabo è conosciuto col nome di Musht.

(9) Latzèt leshàit (letteralmente uscire per una navigata) ha il senso di andare a fare una crociera, un giro in barca.

(10) Cioè i portatori d’armi, i soldati.

(11) Nota che il verbo lassèt significa portare... un peso, quindi anche... sopportare. Nota la differenza con Lehavì (portare da qualche posto, quindi, semmai, trasportare).

(12) Alèi=Al. Forma poetica della preposizione, ottima per... la metrica!

(13) Òref (sing.) propriamente nuca, ma anche retrovie. Pikùd haOref=(in Inglese) Home Front.

(14) Qui molto appropriato, invece del più noto Gheenòm (Geenna!). Infatti l’Inferno dantesco è reso in Ebraico proprio con Tòfet e la locuzione Esh-tofet significa Fuoco d’inferno.

(15) Metìm batzvà=morti nell’esercito, qui intesi per “morti in guerra”. L’uso della parola tzavà è stato derteminato dalla rima con “matzevà”.

(16) Natnù hachaìm è la forma poetica di natnù et hachìm.
Ovviamente, trattandosi di una canzone in ebraico, non si può mettere la croce, ma il corrispondente: la lapide, con lo stesso significato.

(17) Ovviamente, trattandosi di una canzone in ebraico, non si può mettere la croce, ma il corrispondente: la lapide, con lo stesso significato.

(18) Corrispondente al mese di Febbraio-Marzo, che, in Israele segna l’inizio della Primavera. Inoltre è considerato un mese gioioso, per la festa di Purìm (il carnevale ebraico) che cade alla metà di questo mese.

(19) Shéchem (singolare) è la parte superiore della schiena. In italiano corrisponde a: le spalle.

(20) Nota la sfumatura tra il verbo leharer (pensare pensieri) e lachshòv (pensare a qualcosa di concreto).

(21) Madìm (divisa) in ebraico è plurale.

(22) La parola dom, come anche il verbo, usato generalmente, come qui solo nella forma al futuro idòm, significa propriamente “stare in silenzio immobile” (le due azioni insieme). Oltre al significato di “morire” come in questo caso e nella famosa canzone “Ha sela haadom”, si ricordi che “Amòd-dòm!” significa “Attenti” (mentre “Amòd-nòach!” significa: “Riposo!”.

(23) Nota la forma di scrittura ‘popolare’ con la tav seguita da un apostrofo, al posto della particella ‘et’ che, come noto, in ebraico precede il complemento oggetto che ha l’articolo detrminativo.

(24) Ièga è propriamente la fatica, ma qui in senso di peso insopportabile. Quindi la voce della fatica è qui intesa il lamento... e poi mi serviva la rima con... règa!

(25) Dal verbo Lechapèr viene la parola Kippùr.

(26) Avòn=peccato, generalmente perpetrato nei confronti di qualcuno.

(27) Vezzeggiativo di Ruth, classico nome di “ragazza”, corrispondente a… Ninetta!

(28) Nota che mi sono allontanato dal testo originale, ma… è poetico, no?

(29) E qui nota che, nonostante il significato sia completamente diverso, la parola kfòr=gelo, si scrive esattamente come… Kippùr!

(30) Letteralmente: sigillate

30/10/2005 - 00:11


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Ebraico

EBRAICO /HEBREW [3]

La versione ebraica di Eli Tomer
Hebrew version by Eli Tomer

Inseriamo nel campo testo, per ora, l'immagine contenente la traduzione. In seguito verrà provveduto ad una trascrizione. [CCG/AWS Staff]

tomerpiero

inviata da CCG/AWS Staff - 9/9/2009 - 17:22


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Esperanto

ESPERANTO - Renato Corsetti

Versione in esperanto di Renato Corsetti
Dal principale sito contenente traduzioni di canzoni italiane e non nella internacia lingvo del dr. Zamenhof.

Esperanto version by Renato Corsetti
From the most important site including translations of Italian (and other) songs into Dr Zamenhof's
internacia lingvo.

Version en espéranto de Renato Corsetti
D'après le principal site contenant des traductions de chansons italiennes (et d'autres pays) dans la langue internationale du Dr. Zamenhof

LA MILITO DE PJERO

Dormu trankvile en kampa la tombo
ne estas rozo por doni la ombron
por doni la ombron al via terkavo
jen estas nur ruĝa granda papavo.

Apud la bordoj de mia rivero
mi volas vidi nur fiŝajn laŭnaĝon
ne plu kadavrojn en tre juna aĝo
kiujn forpuŝas la flu' al infero

Tion vi diris dum lasta somero
nun kun aliaj en kota la tero
vi trejnadas malĝoje pro endo
kaj neĝon kraĉas al vi frosta vento

Haltu vi Pjero, haltu momenton
kaj vin surblovi permesu la venton
ĝi flustru la leĝon de ĉiu batalo
se donas vi vivon, jen estas medalo.

Sed vi ne aŭskultis pasadis la tagoj
kaj la sezonoj kaj multaj fiagoj
kaj vi forfuĝis armean la flagon
estis printempo kaj tre bela tago.

Dum vi kunportis animon tornistre
vi vidis homon ja kvazaŭ prodistre
li havis saman pripenson en koro
sed de la vesto malsaman koloron

Pafu lin, Pjero! Pafu lin lerte!
Kaj por finmurdo pafu lin certe!
Ĝis lia falo rapida al grundo
ĝis lia morto la morto de hundo

Kaj se vi celos ja rekte la koron
li havos tempon nur por la foriro
sed al vi tempo ne mankos por miro
miro pri homo kaj lia doloro.

Dum havas vi tian senton anime
li tuj turniĝas, vin vidas, ektime
abrupte fajras la armilaro
malgraŭ de vi kompleza la faro

Vi falis al tero sen veo sen krio
kaj ekrimarkis vi kun emocio
ke via vivo jam longas neniom
ke ne plu estos reven' eĉ por iom

Vi falis al tero sen veo sen krio
kaj ekrimarkis vi kun emocio
ke tiu estos la lasta vivsceno
pro vi neniel estos reveno

Ninjeto mia pro morto en majo
min kaptas multa eĉ troa malgajo
Ninjeto mi al la nigra infero
preferus iri dum vintra vetero

Kaj dum vin gapis de l'sulkoj la greno
pafilon tenis vi per forta teno
vortojn vi tenis ja firme en buŝo
kiuj ne likvos pro suna la tuŝo.

Dormu trankvile en kampa la tombo
ne estas rozo por doni la ombron
por doni la ombron al via terkavo
jen estas nur ruĝa granda papavo.


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Finlandese

FINLANDESE / FINNISH [1]

Versione, o tentativo di versione, di Riccardo Venturi in finlandese (23/24 giugno 2008). Dopo vent'anni e rotti di studio l'autore se la sente finalmente di cominciare a scrivere qualcosa in quella lingua, bellissima e infernale al tempo stesso; ma naturalmente un eventuale madrelingua finlandese ha il diritto e il dovere di metterci le mani come e quando desidera.

PETERIN SOTA

Nukut haudatuna vehnäpellossa,
sinuapa ei vahdi ojien varjosta
ruusuja eikä tulppaania
vaan tuhat punaista unikkoa.

Virtani rantoja pitkin, haluan,
että virraa hopeanvärisia haukija
ettei enää virran tuomien
sotilasten kuolleita ruumiita.

Te sanoit niin ja oli talvena
ja kuin muut helvettiä kohti
menet surullisena velvollisuuteesi,
tuuli sylkee lunta kasvoillesi.

Pysahdy Peteri, pysahdy nyt,
anna tuuli hyväillä sinua vähän.
Tuot taistelussa kuolleiden äänen,
joka antoi elämään palkittiin ristilla.

Mutt' et kuullut sen ja aika kului
vuodenaikojen kanssa javan tahdissa
ja saavuit ylittämään rajan
eräänä kauniina kevätpäivänä.

Ja marssiessasi sielulla harteillasi
te näit miehen laakson pohjassa
joka oli samalla pahalla päällä
mutta piti yllään erivärisen univormun.

Ammu häneen, Peteri, ammu häneen nyt
ja ensimmäisen osuman jälkeen, ammu uudestaan
kunnes näet hänet pudotessaan
kylmänä ja verettömänä maahan.

Ja jos ammun hänen otsaansa tai sydämeensä
hänellä on vain aika kuollakseen
mutta minullapa on aika nähdäkseni,
nähdäkseni kuolevan miehen silmät

Ja ollessasi niin avulias ja ystävällinen,
hän kääntyy, näkee sinut ja pelästyy.
Hän ottaa kiväärinsä esille
ja ei vastaa sinulle palvelusta.

Pudosit maahan ilman vaikerrusta
ja oivalsit yhdessä ainoassa hetkessä
etta sinulle ei olisi aika
pyytäksesi kaikki sinun syntisi anteeksi.

Pudosit maahan ilman vaikerrusta
ja oivalsit yhdessä ainoassa hetkessä
etta elämäsi loppui tuona päivänä
ja ettet olisi palannut kotiin.

"Mun Niina, kuollakseen toukokuussa
kestää paljon, liian paljon rohkeusta.
Mun Niina, suoraan helvettiin
olisin mennyt ennemmin talvenä.

Ja vehnän ollessaan kuuntelemassa sinua
kädessäsi tartuit kiinni kiväärin,
ja suussasi tartuit kiinni sanoja
liian jäätyneitä liuetakseen auringossa.

Nukut haudatuna vehnäpellossa,
sinuapa ei vahdi ojien varjosta
ruusuja eikä tulppaania
vaan tuhat punaista unikkoa.

24/6/2008 - 01:45


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Finlandese

FINLANDESE / FINNISH [2]

Versione finlandese di Juha Rämö.
Finnish translation by Juha Rämö.


For the inspiration to this Finnish version of 'La guerra di Piero' many thanks to Christian Rafelsberger.

Für die Inspiration zu dieser finnischen Version von La guerra di Piero, besten Dank an Christian Rafelsberger.

PIERON SOTA

Tähkien alla sä mullassa makaat
tulppaanit, ruusut ei kummullas kasva
hautojen varjossa punainen hehku
unikkomeren sun untasi valvoo

Kirkkailla rannoilla joen on uida
virtojen pyörteissä lipua vitkaan
parempi hopeisten haukien vainen
kuin sodassa kuolleiden sotilaiden

Tämän sä sanoit ja sotaan vei tiesi
joukossa muiden sä paikkasi tiesit
kauhuihin taistelun, talveen ja jäähän
läksit sä tiettömäin taivalten päähän

Pysähdy, sotilas, vielä on aikaa
kuunnella tuulta mi etäältä kantaa
kuolleiden ääniä kentiltä taiston
veren ja kunniaristien loiston

Et kuunnellut tuulta vaan matkasi jatkui
talvi kuin tanssien kevääksi taittui
vieraalle maalle sun marssisi johti
uusia sankaritekoja kohti

Rohkehin mielin kun marssit sä siellä
sotilaan toisen sä kohtasit tiellä
sotilaan itsesi kaltaisen kyllä
vaan vaatetus vihollisarmeijan yllä

Ammu jo, sotilas, ammu jo joutuin
niin että kuolleena nurmelle kaatuu
niin että verissään vereensä vaipuu
vihollissotilas, kuolohon taipuu

Rintaan tai otsaan jos luotisi sattuu
hänellä aikaan vain kuolema mahtuu
vaan sinulla aikaa on muutakin tehdä
sammuvan ihmisen silmien nähdä

Viel tätä mietit kun peloissaan kääntyy
mies, aseen nostaa, ei epäröi, ampuu
palkaksi kiitävän elämän hetken
hän luotiin päättää sun kunniaretken

Maahan sä tuuperrut ääneti, hiljaa
mielessäs ajatus sammuva hyytää
aikaa ei korjata elämän viljaa
kaikkia syntejään anteeksi pyytää

Maahan sä tuuperrut ääneti, hiljaa
mielessäs ajatus sammuva hiipuu
tänään se päivä kun elämä loppuu
tänään se päivä kun päättyvi kaipuu

Rakkaani, toukokuun kunnaille kuolla
vaikeempaa on kuin ois elämä tuolla
mieluummin helvetin portille oisin
talvella tullut, jos valita voisin

Tähkäpää pellon ei ääntäsi kuullut
nähnyt ei kätesi harovan rintaa
sanojen kylmien tarttuvan kurkkuun
tiennyt ei aurinko taivahan laella

Tähkien alla sä mullassa makaat
tulppaanit, ruusut ei kummullas kasva
hautojen varjossa punainen hehku
unikkomeren sun untasi valvoo

inviata da Juha Rämö - 30/9/2009 - 11:21


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Francese

FRANCESE / FRENCH [1] - Joëlle Iannicelli

Versione francese di Joëlle Iannicelli
Sicuramente la più brava e dotata traduttrice delle canzoni di Fabrizio de André in lingua francese. Joëlle viene dalle Ardenne, la terra natale di Arthur Rimbaud.

French version by Joëlle Iannicelli
No doubt the most gifted translator of Fabrizio de André's songs in French. Joëlle is originary of the Ardenne, Arthur Rimbaud's native land.

Version française de Joëlle Iannicelli
Sans doute la plus valide et douée traductrice des chansons de Fabrizio de André en langue française. Joëlle est originaire des Ardennes, le pays natal d'Arthur Rimbaud.

LA GUERRE DE PIERRE

Tu reposes étendu dans un champs de blé
Ce n'est pas la rose, ce n'est pas l'œillet
Qui te veillent depuis l'ombre des fossés
Mais ce sont mille coquelicots rouges.

Le long des berges de mon torrent
Je veux que descendent les poissons d'argent
Et non plus les cadavres des soldats
Emportés par le courant.

Ainsi pensais-tu, et c'était l'hiver
Et comme les autres vers l'enfer
Tu t'en vas triste comme il se doit
Le vent te crache la neige au visage.

Arrête-toi, Pierre, arrête-toi maintenant
Laisse que le vent te caresse un peu
Des morts en bataille il emporte la voix
Qui donna sa vie en échange eut une croix.

Mais tu ne l'entendis pas et le temps passa
Avec les saisons, sur un pas de java
Et tu parvins à percer la frontière
Par un belle matinée printanière.

Et pendant que tu marchais, ta peine en fardeau
Tu vis un homme au fond de la vallée
Qui partageait avec toi ton humeur
Mais son uniforme était d'une autre couleur.

Tire, Pierre, tire maintenant !
Et après le premier coup, tire encore,
Jusqu'à ce que tu ne le voies, tout blanc,
Glisser à terre et recouvrir son sang.

Mais si je tire au front ou dans le cœur
Il n'aura que le temps de mourir
Mais il me restera le temps pour cueillir
Le dernier regard d'un homme qui se meurt.

Et pendant que tu lui accordes ce répit
Celui-là se retourne, te vois et s'affole
Et, saisissant l'artillerie
Ne te rend pas ta courtoisie.

Tu tombas à terre sans une plainte
Et t'aperçus en un instant
Que le temps allait te manquer
Pour expier chaque péché.

Tu tombas à terre sans une plainte
Et t'aperçus en un instant
Que ta vie s'arrêtait en ce jour
Et qu'il n'y aurait pas de retour.

Ma Ninon, pour crever en mai
Il faut beaucoup, trop de courage
Ma belle Ninette, tout droit en enfer
J'aurais préféré partir en hiver.

Et pendant que le blé t'écoutait
Dans tes mains ton fusil tu serrais
Dans ta bouche tu serrais des mots
Trop gelés pour se fondre au soleil.

Tu reposes étendu dans un champs de blé
Ce n'est pas la rose, ce n'est pas l'œillet
Qui te veillent depuis l'ombre des fossés
Mais ce sont mille coquelicots rouges.


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Francese

FRANCESE / FRENCH [2] - Jacky Fluttaz

Versione francese di Jacky Fluttaz
French version by Jacky Fluttaz
Version française de Jacky Fluttaz


Traduzione che si prende qualche libertà con il testo di De André ma che, credo, ne conserva tutta la potenza originale

Une traduction qui prend quelques libertés avec le texte de De Andre mais qui je crois en garde toute la force originale

LA GUERRE DE PIERRE

Tu dors enfoui sous un grand champ de blé
Ce ne sont ni les roses ni les tulipes
Qui veillent sur toi par ce beau soir d'été
Mais ce sont mille coquelicots rouges

Dans les remous de mon torrent
Je veux que descendent des lumières argentées
Et non plus les cadavres des soldats
Portés par les bras du courant

Ainsi tu parlais, et c'était l'hiver
Et comme tant d'autres vers l'enfer
Tu t'en vas triste comme celui qui boit
Plein de rancoeur et de désarroi

Arrête-toi Pierre vaille que vaille
Laisse le vent passer par-dessus toi
Des morts à la bataille il te porte la voix
Eux qui donnèrent leur vie pour une croix

Mais sans que tu l'entende le temps a passé
Et les saisons aussi, à pas feutrés
Tu es arrivé tout près d'une rivière
Un jour où perçaient les premières primevères

Et tout en marchant ton arme à la main
Tu vois un homme dans le petit matin
Qui comme toi laisse voir la même peur
Mais dont l'uniforme est d'une autre couleur

Tire donc Pierre, tire sans attendre
Et tire encore sans chercher à comprendre
Jusqu'à ce que tu le voies agonisant
Tomber à terre recouvert de son sang

Et si tu lui tire en plein dans le coeur
Il aura juste le temps pour mourir
A moi juste le temps pour soutenir
Soutenir le regard d'un homme qui meurt

Mais tu réfléchis trop et c'est là ton erreur
Car lui se retourne te vois et a peur
Et s'emparant de son artillerie
Il ne te rend pas la courtoisie

Tu chus à terre tout doucement
Et tu t'aperçus en un instant
Que le temps ne te serait pas donné
Pour rendre compte de tous tes péchés

Tu chus à terre tout doucement
Et tu t'aperçus en un instant
Que ta pauvre vie finissait à ce jour
Et qu'il n'y aurait pas de possible retour

Ô mon amour crever au mois de mai
C'est vraiment trop dur si tu savais
Ô mon amour pour me rendre en enfer
J'aurais mille fois préféré l'hiver

Et dans le blé tu gisais sans vie
Dans tes mains raides tu serrais ton fusil
Et dans ta bouche demeuraient des merveilles
Trop gelées pour aller vers le soleil

Tu dors enfoui sous un grand champ de blé
Ce ne sont ni les roses ni les tulipes
Qui veillent sur toi par ce beau soir d'été
Mais ce sont mille coquelicots rouges

inviata da Jacky Fluttaz - 6/9/2006 - 01:18


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Francese

FRANCESE / FRENCH [3] - Marco Valdo M.I.

Nuova versione francese di Marco Valdo M.I.
A new French version by Marco Valdo M.I.
Nouvelle version française de Marco Valdo M.I.

LA GUERRE DE PIERO

Tu dors sous un champ de blé
Ni la rose ni la tulipe
ne te veillent à l'ombre des fossés
mais mille coquelicots.

Au long des rives de mon torrent
Je veux que descendent les brochets argentés,
plus les cadavres des soldats, portés
à bras par le courant.

Tu devisais ainsi et c'était l'hiver
et comme les autres vers l'enfer
tu t'en vas triste comme qui doit
Le vent te crache la neige au front

Arrête Piero, arrête-toi tout de suite
Laisse le vent te dépasser
Il t'apporte l'avertissement des morts à la bataille :
« Qui donne sa vie, a en échange une croix »

Mais tu ne l'entendis pas et le vent passait
avec les saisons sur un air de java
et tu franchis la frontière
un beau jour de printemps

Et tandis que tu marchais l'âme voilée
tu vis au fond de la vallée
un homme de la même humeur
mais son uniforme était d'une autre couleur.

Tire-lui dessus Piero, tire encore
et après un coup tire encore
Jusqu'à ce que tu le voies exsangue
tomber à terre pour couvrir son sang

Si je le touche au front ou au cœur
Il aura seulement le temps de mourir
mais il me restera le temps de découvrir
de découvrir les yeux d'un homme qui meurt.

Et tandis que tu lui fais cette obligeance
il se retourne, il te voit et il a peur,
il empoigne son artillerie
et il ne te rend pas ta courtoisie.

Tu tombes à terre sans un mot
et tu t'aperçois en un instant
que tu n'auras pas eu le temps
de demander pardon pour tous tes péchés.

Tu tombes à terre sans un mot
et tu t'aperçois en un instant
que toute ta vie finit ce jour
et qu'il n'y aura pas de retour.

Pour crever en mai, ma Ninette
Il faut trop de courage, ma belle Ninette
Pour aller tout droit en enfer
j'aurais préféré l' hiver.

Et tandis que le grain se donnait à sentir
Dans tes mains, tu serrais un fusil
Dans ta bouche, tu serrais tes mots
Trop glacés pour se fondre au soleil

Tu dors sous un champ de blé
Ni la rose ni la tulipe
ne te veillent à l'ombre des fossés
mais mille coquelicots.

inviata da CCG/AWS Staff - 26/5/2008 - 18:55


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Giapponese

GIAPPONESE / JAPANESE - Satsuo Tsemisaburo

Versione Giapponese di Satsuo Tsemisaburo (dalla versione inglese), ricevuta il 1° settembre 2005

Japanese Version by Satsuo Tsemisaburo (from the English version), received on September 1, 2005

Version japanaise de Satsouo Tsemisabouro (de la version anglaise)
reçue le 1er septembre 2005

9 月1 日, 2005 年に受け取られる英語版からの日本語 版

無名の兵士の戦争
Peter's War, or the War of a Nameless Soldier
Fabrizio de André, 1964

眠っているあなたは,
とうもろこし畑で殺害されてあり ,
どちらもばらかチューリップ溝の影のあなた,
たくさんの血赤 いケシを見ていない。

この国の流れの銀行に沿って私は銀製の
穂 先の水泳を調査することを望み,
ない続きの兵士の死体は流れと 持って来た,
死んだ枝のようにあなたはそう言い

それは冷たい 冬であり, ちょうど他のように,
あなたの悲しい義務へそう悲し げに行進して
いるあなたは地獄へ風であるあなた
ùの表面の分 散の 雪区切られる。

あなたのステップ, を停止しなさい,
あな たのステップを今停止しなさい!
木の十字のための生命を与えた かだれが へ風にあなた
のボデ ィすなわちあなた を耐える落

ちるすべてのの声に与えなさい。
しかしあなたはそれら及びジャ
ワステップで季節と渡された時間を
及び聞かなかった従ってあな たは暖かく,
明るいばね日のボーダーを交差させて

準備ができて いた。そしてあなたの 精神を背負
うことで歩いてあなたと 同じ悲 しい気分
で別の色のユニフォームによって歩いてい
るあ なたは人 に谷でそこに気づいた。

彼を, の彼のシュート今撃ちなさい !
彼が地面へ完全にころび, 彼自身の
血の致命的なけが人を覆う まで完全に
確かめるために 再度撃ちなさい。

そして私が彼 の前部をねらうかまたは
彼の中心で私が彼に死ぬ時期しか残さな
ければ私死ぬ人の目で見る時間
の沢山を持っている。

そしてあな たが彼へとても親切な間,
彼は回り, あなたに会い, そして驚か されて得る;
彼は射撃陣地に彼のライフルを持って来,
あなたの 好意のためのあなたを返さない。

あなたは均一なしの地面へ叫び ころび,
あなたがすべてのあなたの罪のために許
しを頼む十分な 時間がないこと否で時よ
りより少しに気づいた。

あなたは均一な しの地面へ叫びころび,
あなたの生命が端と置かれることを持っ
ていたこと, そしてて起点にもどって
来ないこと否 で時よりより少しに気づいた。

の妻の最愛の人は, 月日 に死ぬため
に多くと多分たくさんの勇気を必要とする。
オハイオ 州の妻の最愛の人,
冷たい冬日の地獄へ行く最もよくのような。

そしてトウモロコシがあなたがあなたのライフルを
あなたの手でくいしばられて握ったあなたの単語を
聞いている間, あな たはあなたの単語をあなたの口にで
凍らせていて保持した決して の溶解がない。

眠っているあなたは, とうもろこし畑で
殺害されてあり, どちらもばらか女性チュー
リップ溝の影のあな た, たく
さんの血の赤のケシを見ていない。

inviata da Riccardo Venturi - 1/9/2005 - 18:01


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Italiano (Piemontese Galliatese)

GALLIATESE / GALLIATE DIALECT

Una versione de "La guerra di Piero" in galliatese, il dialetto di Galliate (provincia di Novara).
Avendo molti fonemi, il galliatese non è facile da scrivere.
Perciò chiunque più esperto di me può, se vuole, rimaneggiarla e correggerla.

A GUÈRA DI PIDRÎN

Ti dreûma starà int'un cänpu al grön
l'i mîja ' röşa, l'i mîja 'l tulipön
ca cürenti da l' unbrîja d'un cavötu
ma ina mêla papavri rôsji

Giò prè i spundi d'i mè turèntu
in da gnì giò lüscji argiantài
mîja i cadavrji di suldài
purtà in brascia dla curénta

Ti zèva insê, e l'eva d'invèrnu
e cumè i òci vèrs' a l'infèrnu
ti scàpa malingru cuma chi l'a da fèru
e i ventu cilapti 'n facia ' fiòca

Fèrmu Pidrîn, fermu d'adèsu
lasa ch'i ventu pàsti un po' dòsu
d'i mòrci in bataglia traspòrtti ' vôşa
chi ca l'i mòrtu l'è sôtu 'na crôşa [1]

Ma t'i mîja sintìra e 'l tènpu pasèva
co 'i stagiùgni ca balèva ' java
e ti rivèva ' pasè cunfîn
int' un bel dê al prêumavèra

E 'ntän che t' andèva co l'änma sêu ' spàli
t'i vêust' un òmu giò int'a vala
ch'i eva i to istösu pracişu ümoru
ma la divisa d'un òn' culòru

Sparji Pidrîn, sparji d'adèsu
e dop' un côlpu, sparji uncô
finchè ti vêudru là cumè mortu
càgi par tèra ' quarcè i so sängu

E se mê i sparji in frunta o 'nt'i pîciu
lü 'vrà dumà ' tenpu prè mürì
ma ' tenpu ristaràmi prè şguişì
şguişì i ügi d'un òmu ca mêura

E 'ntän ca ti fêji tôt is fira-fura [2]
lü ' girsi, ' vönti, e 'nfîn l'a pagüra
e dòpu ciapà ' so artigliarîa
ma ricänbia mîjti la favurènza

Ti cagia par tèra, senz'un lumèntu
e ti nicòrsti in sêul mumèntu
ca l'eva mîja i tenpu asé
par ciamè scüşa prè i to picài

Ti cagia par tèra, senz'un lumèntu
e ti nicòrsti in sêul mumèntu
che vêta tòa furnìva cul dê
e non saresti mäj turnà indrê

O mè Ninèta, mürì di magiu
a vöji tän, tròpu curàgiu
bèla Ninèta, andè l'infèrnu
i prifirìva andè 'nt'al' invèrnu

E 'ntän ch'i grön stèva ' sintìti
int' i mön strangèv' i füşilu
int' a bûca strangèva paròli
tròpu giascià prè şlanguè ' i sô

Ti dreûma starà int'un cänpu al grön
l'i mîja ' röşa, l'i mîja 'l tulipön
ca cürenti da l' unbrîja d'un cavötu
ma ina mêla papavri rôsji

[1] Lett: chi è morto sta sotto una croce
[2] Lett: gli fai tutto questo smaneggiamento. Rende più l'idea.

1/2/2009 - 16:51


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Greco moderno

GRECO / GREEK [1]

Versione greca di Giuseppina di Lillo.
Giuseppina di Lillo è una traduttrice e interprete professionale italiana che vive da oltre vent'anni in Grecia, dove si è sposata ed ha una (stupenda) bambina. E' l'autrice di quasi tutte le traduzioni dal greco e in greco del "nucleo storico" questa raccolta.

Ο ΠΟΛΕΜΟΣ ΤΟΥ ΠΕΤΡΟΥ

Κοιμάσαι μέσα στο σιτάρι
δεν είναι το τριαντάφυλλο ή η τουλίπα
που σε προστατεύει από τη σκιά των λάκκων
αλλά είναι 1000 κόκκινα παπαρούνα.

Κατά τις ακτές του χειμάρρου σου
θα ήθελα να κατεβαίνουν ασημένια ψάρια
και όχι τα πτώματα των στρατιωτών
στην αγκαλιά του ρεύματος

Αυτά είπες και ήταν χειμώνας
και σαν οι άλλοι προς την κόλαση
προχωράς όπως αυτός που πρέπει
ο αέρας σου φτύνει το χιόνι στο πρόσωπο

Στάματα Πέτρο, σταμάτα τώρα
άσε να περάσει ο αέρας επάνω σου για λίγο
να σου φέρει την φωνή όσων πέθαναν στην μάχη
όποιος έδωσε τη ζωή σε αντάλλαγμα πήρε ένα πολεμικό σταυρό

Μα εσύ δεν τον άκουσες και ο χρόνος περνούσε
όπως οι εποχές σαν να χόρευαν
και πέρασες τα σύνορα
μια ωραία ημέρα την άνοιξη

και ενώ προχωρούσες με την ψυχή στο στόμα
είδες έναν άνθρωπο στο βάθος της πεδιάδας
που είχε την ίδια σου διάθεση
αλλά με στολή από διαφορετικό χρώμα

Ρίξε του, Πέτρο, ρίξε του τώρα
και μετά ρίξε του ακόμα
ώσπου να τον δεις άψυχο
να πέσει κάτω, να καλύψει το αίμα του

και εάν ρίξεις στο μέτωπο ή στη καρδιά
δεν θα προλάβει τίποτα παρά να πεθάνει
αλλά εγώ θα προλάβω να δω
να δω τα μάτια ενός ανθρώπου που πεθαίνει

και ενώ εσύ διστάσεις
εκείνος στρέφεται, σε βλέπει, φοβάται
βάζει στους ώμους το πυροβολικό
και δεν έχει κανένα δισταγμό

Έπεσες κάτω χωρίς να βγάλεις άχνα
και κατάλαβες αμέσως
ότι ο χρόνος δεν θα σου αρκούσε
να ζητήσεις συγχώρεση για τις αμαρτίες σου

έπεσες κάτω χωρίς να βγάλεις άχνα
και κατάλαβες αμέσως
ότι η ζωή σου θα τέλειωνε εκείνη την ημέρα
και ότι δεν θα υπήρχε επιστροφή

Νινέτα μου, για να ψοφήσεις το Μάιο
θέλει πολύ πάρα πολύ κουράγιο
Νινέτα μου, κατευθείαν στη κόλαση
θα προτιμούσα να πάω χειμώνα

και ενώ το σιτάρι σε άκουγε
μέσα στα χέρια κρατούσες το τουφέκι
μέσα στο στόμα κρατούσες λόγια
πολύ παγωμένα για να λιώσουν στον ήλιο

Κοιμάσαι μέσα στο σιτάρι
δεν είναι το τριαντάφυλλο ή η τουλίπα
που σε προστατεύει από τη σκιά των λάκκων
αλλά είναι 1000 κόκκινα παπαρούνα.


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Greco moderno

Vai al testo
GRECO / GREEK [2] - Gian Piero Testa

Gian Piero Testa.
Gian Piero Testa.

La versione greca, di fattura d'arte (e cantabile), di Gian Piero Testa
Greek version, artistically wrought and singable, by Gian Piero Testa
Η Ελληνική απόδοση του Δζαν Πιέρο Τέστα. Ποιητική και για να τραγουδιέται.


Gian Piero Testa non è certamente nuovo a traduzioni che raggiungono vette d'arte; così per questa canzone, tra i capolavori di Fabrizio de André e dell'intera canzone antimilitarista. Vorremmo aggiungere altro, perché sappiamo in quali circostanze Gian Piero l'ha eseguita, perdipiù “limandola” fino all'inverosimile. Lo sappiamo e non possiamo, per riservatezza, dire altro. Possiamo soltanto dire che, anche per questo, la consideriamo di un valore ancor maggiore.

Δεν είναι η πρώτη φορά που ο Δζαν Πιέρο Τέστα κάνει μεταφράσεις που φτάνουν στην κορυφή της τέχνης· και ούτω για το τραγούδι αυτό που συγκαταλέγεται μεταξύ των αριστουργημάτων του Φαμπρίτζιο ντε Αντρέ και του αντιμιλιταρισμού. Θα θἐλαμε να πούμε κάτι άλλο, γιατί ξέρουμε σε ποιές περιστάσεις ο Δζαν Πιέρο την έχει κάνει, κι επιπροσθέτως την χτένισε ως απίστευτον. Το ξέρουμε, αλλά δε μπορούμε να το πούμε, λόγω επιφυλακτικότητος. Μόνο μπορούμε να πούμε ότι, γι'αυτό επίσης, την αξίζουμε και περισσότερο.

Ο ΠΟΛΕΜΟΣ ΤΟΥ ΠΕΤΡΟΥ

Είναι ολοκόκκινο από παπαρούνες
Το σιτοχώραφο που'σαι θαμμένος,
Όπου κοιμάσαι τα ρόδα τηρούσες,
Άνοιξη ήταν σαν πήγες χαμένος.

Του ποταμιού μου από την πλαγιά
Θέλω να δω τα ψάρια να λάμπουν,
Δεν θέλω πτώματα των φαντάρων
Πια κρατούμενα απ'το ρεύμα αγκαλιά.

Είπες αυτά και κρατούσε ο χειμώνας
Και παρατούσες πικρός τη στρατώνα
Προσκύνημα προς τ' Άδη τα μέρη
Χιόνι στο μούτρο σου φτύνει τ'αγέρι.

Σταματα Πέτρο, σταμάτα τώρα
Καν να περάσει επάνω σου η μπόρα
Καν να σου φέρνει τον ήχο φριχτό
Όσων χαμένων αξίσαν' σταυρό.

Μα εσύ δεν ακούσες και ιδου ο καιρός
Μαζί μ'εποχές να χορέψει συρτό
Κι έφθασες να περάσεις μεθόριο
Της άνοιξης ένα απόγευμα ώριο.

Σκυμμένος από της ψυχής σου το βάρος
Ποιόν είδες ρε στου κάμπου το βάθος
Στολή κρατούσε μ'αλλιώτικο χρώμα
Μα διάθεση ίδια με σένα κι ακόμα.

Πυρ κάνε Πέτρο, πυρ ταχύς λέω
Ρίξε ένα βόλι, ρίξε και δύο
Ως τη ζωή απ'τα σπλάχνα να χάσει
Για ν'αίματα το πτώμα σκεπάσει.

Αν στην καρδιά του το ρίξεις το βόλι
Που ο Χάρος ήρθε δε θα καταλάβει
Μα εσύ τα μάτια να δεις θα προλάβεις,
Μάτια τ'ανθρώπου που πάει να πεθάνει.

Μα ενώ μπερδεύεσαι σε δισταγμό
Στρέφεται εκείνος, φοβάται κακό,
Τ'οπλο σηκώνει: "Ε ! Παλικάρι,
Να πάρεις πίσω.. αυτή την χάρη".

Έπεσες χάμου δίχως φωνή
Ενώ κατάλαβες κείνη στιγμή
Που η ζωή σου είχε τελειώσει
Και γυρισμό δεν είχε να δώσει.

Έπεσες χάμου δίχως φωνή
Ενώ κατάλαβες κείνη στιγμή
Που δεν κρατούσες χρόνο αρκετό
Να'χεις συγχώρηση από το Θεό.

Το Μάη, Νινέτα, να ψοφήσει κανείς
Θέλει κουράγιο και κουράγιο πολύ,
Αυτό το ταξίδι στου Χάρου αγκαλιά
Θα το προτιμούσα με την παγωνιά.

Ενώ βουβά γιατί ζητά σιτάρι
Άχρηστο τ'όπλο κρατάς μες στο χέρι
Και μες στα χείλη λόγια παγωμένα
Που δεν θα λειώσουν ηλιοβαρεμένα.

Είναι ολοκόκκινο από παπαρούνες
Το σιτοχώραφο που'σαι θαμμένος,
Όπου κοιμάσαι τα ρόδα τηρούσες,
Άνοιξη ήταν σαν πήγες χαμένος.

inviata da CCG/AWS Staff - Ελληνικό Τμήμα - 23/8/2009 - 18:27


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Inglese

INGLESE / ENGLISH [1]

An English Version by Riccardo Venturi (2004)

È mancata a lungo una versione inglese della "Guerra di Piero". La presente vuole essere perlomeno decente, anche se non è metricamente corretta e non è ovviamente cantabile.



Un video YouTube contenente la presente traduzione, su immagini del film The Twilight Zone con Leonard Nimoy.
A YouTube video including this translation.

PETER’S WAR

You lie slain, in a cornfield sleeping,
and neither the rose or the ladytulip
are watching you in the shadow of ditches,
but thousands of blood-red poppies.

"Along the banks of this country stream
I’d like to spy the silver pike swimming,
and not a suite of soldiers’ corpses
brought with the stream, like dead branches."

You said so, and it was a cold winter,
and, just like others, you’re bound to hell
marching so sadly to your sad duty,
the wind’s spitting snow in your face.

Stop your steps, Peter, stop your steps now!
Allow the wind to fondle your body,
you bear the voice of all the fallen
who gave their lives for a wooden cross.

But you didn’t hear them, and time passed by
with the seasons at a java step
and so you were ready to cross the border
in a warm and bright spring day.

And walking on shouldering your soul
you noticed a man down there in the valley
walking in the same sad mood as you
but with a uniform of a different colour.

Shoot him, Peter, shoot at him now!
Shoot again to make sure he’s dead,
until he falls dead to the ground
and covers his own blood deadly wounded.

"And if I aim at his front or at his heart
I’ll leave him only the time to die,
but I shall have plenty of time
to look in the eyes of a dying man."

And while you are so kind to him,
he turns around, sees you and gets frighten’d;
he brings his rifle to firing position
and doesn’t repay you for your favour.

You fell to the ground without even a cry
and you noticed in no less than a moment
that you’d not have enough time
to beg pardon for all your sins.

You fell to the ground without even a cry
and you noticed in no less than a moment
that your life had be put an end,
and that you’d never come back home.

"Oh Jenny darling, to die in May
one needs much and maybe too much courage.
Oh Jenny darling, I’d like best
to go to hell in a cold winter day."

And while the corn was listening to your words
you held your rifle clenched in your hands,
you held your words frozen in your mouth
that would never have melt in the sunrays.

You lie slain, in a cornfield sleeping,
and neither the rose or the ladytulip
are watching you in the shadow of ditches,
but thousands of blood-red poppies.


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Inglese

INGLESE / ENGLISH [2]

Versione inglese di Druso
English version by Druso

"Ho cercato di mantenere a grandi linee il ritmo del testo, anche se questa versione è ben lontana dall'essere cantabile. Il grano diventa "barley" (orzo, più adatto al ruolo nella simbologia anglosassone), insieme ad un altro paio di accorgimenti per mantenere l'immediatezza."

PETER'S WAR

You lie buried in a barley field
There's no rose, and not a tulip
Watching on you from the ditches
But it's a thousand of red poppies

"Along the banks of my brook
I want silver trouts to swim
Not soldiers' corpses
Carried by the flow"

That's what you said, and it was in winter
While, with the others, heading to hell
Marching sadly, as those who have to
Wind was spitting snow in your face

Stop, Peter, stop for a moment
Let the wind come to you
You carry the voices of those who fell
Who gave his life got a cross in return

But you didn't listen, and time passed
And so did seasons, step after step
And you finally got to the border
In a beautiful spring morning

And you were marching, your soul on your shoulders
When you saw a man from the distance
Walking, in your very same mood
Clothed in different colours

Shoot him, Peter, shoot him now
As you do it, shoot him again
Until you see him bloodless
Fall on his own blood

And if I hit his head or heart
He'll have no time but for dying
But I'll have my time for watching
Watching the eyes of a dying man

And while you behave so kindly to him
He turns, sees you and fears
And, his hands on his rifle,
He doesn't return your kindness

You fell on the ground without a moan
And you knew at once
That your life was ending that day
And there was no coming home

"Jenny, darling, dying in May
That takes way too much courage
Sweet Jenny, straight to hell
I'd have rather gone in winter"

And as the barley listened
Holding your rifle in your hand
Holding words within your mouth
Too cold to melt in the sun

You lie buried in a barley field
There's no rose, and not a tulip
Watching on you from the ditches
But it's a thousand of red poppies

inviata da Druso - 6/1/2012 - 03:07


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Artificiale (Altre) (Kelartico)

KELARTICO [2] / KELARTIC [2]

La medesima versione nell'alfabeto cirillico kelartico
The same version in the Kelartic Cyrillic script

ТО ВОГĒР НЪ ПЪЙРЕ

Ымусъз хамā ин акор нъ рāн,
нъсӣ то рōзе, нъсӣ то дуилбāн
шегвіллъ тъ ап н' хуссāи то мокен
ал съ хойл паупагън дръкен.

Анър то спунāи нъ мāн трēноре
вӯлл шетēндъ иллукāи гесыноре
нъпйŏс то кыргсāи нъ солдāтāи
ап то сӯтрем гелāд ин харнāи.

Тевел дāйнез ин дйēн нъ вентыс
го кā т' оллŏсāи адпър то миендыс
гӣз гетāлистāт кā чес браук гӣстāи,
то вънд тъ спъд ин то кър снйāг.

Стāи ин Пъйре! Стāи ин нынема
тадни то вънд шетāне лӣг дема,
нъ мāрдāи 'н вогēр брēз то флŏссън,
чес шедудā гвӣн хā шъч ено крŏссън.

Ал нъкудвāст йъ, то земāн пēране
съм то йасадāи кā жāва ендалтāне
го дудылевāст им пъшепēраз ланвър
ин ен' дйĕн арвēн нъ пранвър.

Го зменē маршнез съм лŏче гефāрте
гӯмън дърквāст ин бъд нъ то вāлте
шединге тāн вӣсду мāтиг го смēлиг
ал т' унивŏрмъм съм ченде нъттēриг.

Сӣд ин Пъйре! Сӣд ин нынема!
Го мон 'но стрāк, сӣд ин 'нāкēма!
Бес шедъркъз йъ вателēме
пāдӯрус хамā, тӯгӯрус чāн хēме.

Го йъ ансӣдъм ин бозъм ау 'н кāрд
земāн нъмеис шет им шепāд мāрд,
ал мъ, то з'мāн мъ калше 'м шедъркъм,
шедъркъм āпāин нъ гӯм мāрдиганкъм.

Го зменē йъ фаувъз каландыр тут
не ŏмверът, дърк тъ го хе бактӯт
го импърӯрус то артиллерӣйе
тъ āрнъдā то куртуазӣйе.

Пāдвāст хамā аун ено дархӯг
го шавилвāст дымā 'н ено дӯг
то з'мāн тъ шера нъгингетерик
им шевоскъз виен пър кāис масылерик.

Пāдвāст хамā аун ено дархӯг
го шавилвāст дыма 'н ено дӯг
тāн гвӣ шебъдне ин те дйēн
го шенъбырра пър тъ ревйēн.

Ō мāн Мӣнеле, мāрдестāи ин мāй
браукуар кŏурāй пŏлл го пърпŏлл.
Ō мāн Мӣнеле, уссыд ад то гентыс
рам гегӣ пйŏссавӯа ин вентыс.

Го зменē то рāн стодн' йъ лъснестāи
ин то менъс тāн геврен хъунднез,
ин то вехāд мелāкāин хъунднез
гефрадӯсвиен им шемулдшъ ин халāи.

Ымусъз хамā ин акор нъ рāн,
нъсӣ то рōзе, нъсӣ то дуилбāн
шегвіллъ тъ ап н' хуссāи то мокен
ал съ хойл паупагън дръкен.

26/4/2012 - 16:36


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Artificiale (Altre) (Kelartic)

KELARTICO / KELARTIC

La versione in kelartico, la lingua personale di Riccardo Venturi. Un mese di lavoro per una versione cantabile.

A version into Kelartic, Riccardo Venturi's personal language. A month's work for a singable version.

TO VOGĒR NĂ PĂYRE

Ŭmusăz hamā in akor nă rān,
năsī to rōze, năsī to duilbān
syegvĭllă tă ap n'hussāi to moken
al să hoyl paupagān drăken.

Anăr to spunāi nă mān trēnore
vūll syetēndă illukāi gesŭnore
năpyŏs to kŭrgsāi nă soldātāi
ap to sūtrem gelād in harnāi.

Tevel dāynez in dyēn nă ventŭs
go kā t'ollŏsāi adpăr to miendŭs
gīz getālistāt kā ces brauk gīstāi,
to vănd tă spăd in to kăr snyāg.

Stāi in Păyre! Stāi in nŭnema
tadni to vănd syetāne līg dema,
nă mārdāi’n vogēr brēz to flŏssăn,
ces syedudā gvīn hā syăc eno krŏssăn.

Аl năkudvāst yă, to zemān pērane
săm to yasadāi kā zyāva endaltāne
go dudŭlevāst im părsyepēraz lanvăr
in en’ dyēn arvēn nă pranvăr.

Go zmenē marsynez săm lŏce gefārte
gūmăn dărkvāst in băd nă to vālte
syedinge tān vīsdu mātig go smēlig
al t’univŏrmăn săm cende năttērig.

Sīd in Păyre! Sīd in nŭnema!
Go mon ‘no strāk, sīd in 'nākēma!
Bes syedărkăz yă vatelēme
pādūrus hamā, tūgūrus cān hēme.

Go yă ansīdăm in bozăm au’n kārd
zemān nămeis syet im syepād mārd,
al mă, to z'mān mă kalsye'm syedărkăm,
syedārkăm āpāin nă gūm mārdigankăm.

Go zmenē yă fauvăz kalandŭr tut
ne ŏmverăt, dărk tă go he baktūt
go impărūrus to artillerīye
tă ārnădā to kurtuazīye.

Pādvāst hamā aun eno darhūg
go syavilvāst dŭmā’n eno dūg
to z'mān tă syera năgingeterik
im syevoskăz vien păr kāis masŭlerik.

Pādvāst hamā aun eno darhūg
go syavilvāst dŭmā’n eno dūg
tān gvī syebădne in te dyēn
go syenăbūrra păr tă revyēn.

Ō mān Mīnele, mārdestāi in māy
braukuar kŏurāy pŏll go părpŏll.
Ō mān Mīnele, ussŭd ad to gentŭs
ram gegī pyŏssavūa in ventŭs.

Go zmenē to rān stodn' yă lăsnestāi
in to menăs tān gevren hăundnez,
in to vehād melākāin hăundnez
gefradūsvien im syemuldsyă in halāi.

Ŭmusăz hamā in akor nă rān,
năsī to rōze, năsī to duilbān
syegvĭllă tă ap n'hussāi to moken
al să hoyl paupagān drăken.

13/3/2006 - 23:40


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Latino

LATINO / LATIN - Richardus Venturi

guerpier


Fra un paio di giorni, Fabrizio de André sarà rimorto. Poi, come tutti gli anni, rinasce poco dopo la metà di febbraio. Oggi m'è preso di ricordarlo in un modo un po' così, ma estremamente "mio": ho tradotto "La guerra di Piero" in latino. Addirittura con qualche rima (o assonanza) qua e là e cercando di tenere un po' il ritmo. Naturalmente ne è venuta fuori una cosa piuttosto buffa, e di quella buffezza che riescono ad avere soltanto le cose più improbabili. Del resto, è pure improbabile che Fabrizio de André sia morto; per me sta nascosto nel Borneo assieme a Elvis Presley. [RV, 9/1/2012]

CARMEN DE PETRI MILITIA

Pro te sepulto atque dormiente
neque rosae in agro frumenti
neque tulipae e fossis umbrosis
vigilant, sed milia rubrorum florum.

“Utinam fluant secundum ripas
rivi mei argentei lucii esoces!
Sed ut ferantur corpora mortua
militum nolo secundo amne.”

Tempore brumae haec dixisti
agitatusque furiis abisti,
in faciem tuam omniumque aliorum
conscriptorum nivem inspuit ventus.

Petre, nunc recte tibi consistendum,
atque te mollire ventum sinendum.
Tecum fers vocem mortuorum proeliantum
cruce pro vita remuneratorum.

Sed non audisti. Tempus fugiebat
et pleno gradu menses effluebant,
externum limitem demum transisti
suave die in tempore verni.

Umeris animam sicut transferens
vidisti in valle aliquem distantem
ut te morosum, tetricum, tristem
sed differentem vestitum habentem.

Petre, nunc tibi hunc est percutendum
bis terque tibi hunc est verberandum
dum eum exanimem atque morientem
in suum sanguinem vides decidentem.

“Percute frons vel cor vel caput,
tantum moriendi ut ei sit tempus.
Sed mihi ut observem sufficiet tempus
vultum oculosque hominis morientis.

Dum tecum reputas animo tam benigno
se vertit iste terrore perculsus,
te aspicit, capit ignivoma tela
tibique officium et obsequium non reddit.

Gemitum nullum edens decidisti,
ad punctum temporis hoc percepisti
temporis satis tibi non futurum
ad peccatorum veniam petendam.

Gemitum nullum edens decidisti,
ad punctum temporis hoc percepisti
de te illo die esse acturum
teque numquam esse rediturum.

“Ninula mea, ut moriar mense Maio
maximo animo mihi confidendum.
Ninula pulchra, di sane me perdant
sed hoc malueram tempore brumae.”

Atque frumento aures praebente
telum manibus constringebas,
et ore verba tua retinebas
adstricta gelu quae sol non solvebat.

Pro te sepulto atque dormiente
neque rosae in agro frumenti
neque tulipae e fossis umbrosis
vigilant, sed milia rubrorum florum.

9/1/2012 - 19:34


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Neerlandese

NEERLANDESE (OLANDESE-FIAMMINGO) / DUTCH

Versione neerlandese di Tim Blom

"This is the Dutch translation, for which not the Italian, but the English and German versions have been consulted. Unfortunately I'm not able to deliver a straight translation, for I hardly understand any Italian."

Tim Blom
041520@nhtv.nl

PETERS OORLOG

Je ligt begraven in een korenveld
En de roos noch de tulp
Waakt over je in de schaduw der graven
Doch slechts duizenden klaprozen.

Aan de oevers van deze stroom,
Zou ik de snoek willen zien zwemmen,
En niet meer de lijken der soldaten,
Die door de stroming meegevoerd worden.

Zo zei je het en het was in de winter,
En, als de anderen, ging je richting de hel.
Zo treurig marcherend naar je treurige plicht,
De wind die de sneeuw in je gezicht spuuwde.

Sta toch stil, Peter, sta nu toch stil!
En laat de wind zich over je heen gleiden.
Je draagt de stemmen van alle gevallenen,
Die hun leven gaven en een kruis werden.

Maar jij hoorde ze niet en de tijd verstreek,
Met de seizoenen in de maat van een mars.
En zo stond je klaar de grens over te steken
Op een warme, zonnige lentedag.

En terwijl je liep met je ziel op de schouder,
Zag je een man lopen in het dal,
Die de zelfde gevoelens als jij droeg,
Doch een uniform van andere kleuren.

Schiet op hem, Peter, schiet nu toch snel!
Schiet nog een keer om zijn dood te verzekeren.
Tot hij levenloos op de grond neervalt,
En dodelijk gewond zijn eigen bloed bedekt.

“En als ik op zijn voorhoofd of op zijn hart richt,
Laat ik hem slechts nog de tijd om te sterven,
Maar mij zal tijd te over blijven,
Om in de ogen van een stervende te kijken.”

And terwijl jij zoveel mededogen toont,
Draait hij zich om, ziet jou en wordt bang,
Hij brengt zijn wapen in vuurpositie,
En doet niets terug voor jouw heldendaad.

Je viel op de grond, nog zonder een schreeuw,
En merkte dat in een ogenblik,
Dat je nog niet genoeg tijd had,
Om voor vergeven der zonden te smeken.

Je viel op de grond, nog zonder een schreeuw,
En merkte dat in een ogenblik,
Je leven aan een einde was gekomen,
En dat je nimmer weer huiswaarts zou keren.

“Mijn lieve Ninetta, om in mei te sterven,
Heeft men veel, wellicht teveel moed nodig.
Mijn lieve Ninetta, naar de hel,
Ging ik veel liever op een koude winterdag.”

En terwijl het koren je woorden aanhoorde,
Hield je je wapen in je handen geklampt,
Hield je je woorden bevroren in je mond geklampt,
Die nooit in het zonlicht waren ontdooid.

Je ligt begraven in een korenveld
En de roos noch de tulp
Waakt over je in de schaduw der graven
Doch slechts duizenden klaprozen.

inviata da Tim Blom - 5/1/2006 - 14:12


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Polacco

POLACCO / POLISH - Krzysiek Wrona

Versione polacca cantabile di Krzysiek Wrona
Pasqua 2014

WOJNA PIERA

Pod zboża łanem śpisz pogrzebany
nie są to róże, nie są tulipany
tysiąc tam w rowach, w świergocie ptaków
czuwa nad tobą czerwonych maków.

„Potokiem moim chcę, by spływały
iskrząc się w nurcie pstrągi srebrzyste,
by wody znowu były przejrzyste
i trupów żołnierzy nie kołysały”.

Zima wciąż trwała, gdy tak mówiłeś,
lecz w stronę piekła, jak inni ruszyłeś
ponury idziesz krokiem rekruta,
wiatr szydząc śniegiem w twarz ci spluwa.

Nie idź tam Piero, zawróć swe kroki
posłuchaj tylko wiatr niesie głosy
poległych, co ścielą bitewne pole
krzyż dostał w zamian, kto życie dał swoje.

Nie usłyszałeś go w ten czas mroczny,
dni wirowały, jak walczyk skoczny
przyszło ci w końcu przekroczyć granicę
w dniu pełnym słońca, w wiosny rozkwicie.

A na ramieniu twym dusza tańczyła,
gdy się przed tobą otwarła dolina
widzisz człowieka, on podobny tobie,
lecz mundur jego jest w innym kolorze.

Za spust pociągnij, przeładuj Piero
i nie przestawaj strzelać do niego,
aż martwe ciało jego padając
przesłoni ziemię krwią zachlapaną.

I jeśli strzelisz mu w serce lub w głowę
zdąży jedynie wyzionąć ducha,
nim się po niego zgłosi kostucha
ja śmierci w oczach człowieka spojrzę.

Kiedy tak stoisz, on się obraca
teraz cię widzi i strach go ogarnia
on nie podziela twej ostrożności
i za broń chwyta wbrew uprzejmości.

Padłeś na ziemię bez słowa skargi,
a świat pociemniał ci przed oczyma
pojąłeś, że czasu już będzie zbyt mało,
by wszystkie swe winy zdążyć wyznać śmiało.

Padłeś na ziemię bez słowa skargi,
a świat pociemniał ci przed oczyma
pojąłeś, że życie twe kończy się marnie,
że w dniu tym zgaśnie nieodwołalnie.

Marie maleńka, by umrzeć w maju
odwagi trzeba mieć ponad miarę
Marie najdroższa, prosto do piekła
Ruszyć bym wolał, gdy zima wściekła.

Nad tobą kłosy się cicho kładły
w dłoniach ściśniętych uwiązł karabin
w gardle ściśniętym uwięzły słowa
lód, co go słońce stopić nie zdoła.

Pod zboża łanem śpisz pogrzebany
nie są to róże, nie są tulipany
tysiąc tam w rowach, w świergocie ptaków
czuwa nad tobą czerwonych maków.

inviata da Krzysiek Wrona - 21/4/2014 - 16:14


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Portoghese

PORTOGHESE / PORTUGUESE [1] - Riccardo Venturi

Versione portoghese di Riccardo Venturi (2004).

Questa nuova versione, finalmente in rima e metricamente corretta, sostituisce la vecchia che...ha fatto il suo dovere fino ad oggi. Per mantenere la struttura ritmica della canzone è stato ovviamente necessario allontanarsi in qualche punto dall'originale, senza però mai tradirne il senso.

A GUERRA DE PEDRO
Nova versão portuguesa de Riccardo Venturi (2004)

Dorme num campo de trigo enterrado
e não há rosas que, ao seu lado,
sobr’ ele velem em regos sombreados,
mas mil e mil papoilas encarnadas.

“À beira deste impetuoso torrente
desejo ver que leve a corrente
com a sua força lúcios prateados
e não cadáveres de soldados.”

Assim dizia, e era no inverno
E como os outros, rumo ao inferno
Anda triste como o que deve,
O vento cospe-lhe na cara a neve.

Pára, Pedro, pára um momento
Deixa que um pouco te acaricie o vento,
Trazes a voz dos caídos na guerra
Pagos com cruzes e dois metros de terra.

Mas não a ouviu, e o tempo passava
Com as estações ao passo de java
E um dia chegou a passar a fronteira
A primavera iluminando o ar.

Enquanto o Pedro seguia marchando
Apercebeu outro homem passando
Na vale, e tinha o seu mesmo humor
Mas a uniforme era de outra cor.

Tira-lhe, Pedro, tira-lhe cedo,
Tira outra vez e não tenhas medo
Até o deixar morto e exangue
Cair no chão e cobrir o seu sangue.

"E se lhe tirar no peito ou na frente
P’ra morrer terá tempo suficiente;
e a mim, vai-me ficar tempo p’ra ver,
Os olhos dum homem que está a morrer."

Esta atenção muito caro lhe custa,
O outro se vira, o vê e se assusta.
Pega nas armas, aponta e dispara,
A gratidão é coisa muito rara.

Sem uma queixa, no chão caiu
E num momento ele percebeu
Que o tempo não lhe teria chegado
P’ra pedir perdão por qualquer pecado.

Sem uma queixa, no chão caiu
E num momento ele percebeu
Que a sua vida a acabar-se ia
E que ele nunca regressaria.

"Ó, meu amor, minh’última viagem
a faço em Maio, devo ter coragem.
Ó meu amor, direito ao inferno
Eu preferia ir no gelo do inverno."

Só o trigo ouvia tudo o que dizia
O seu fusil empunhando morria.
Na boca palavras geladas havia
Que nunca o sol derreteria.

Dorme num campo de trigo enterrado
e não há rosas que, ao seu lado,
sobr’ ele velem em regos sombreados,
mas mil e mil papoilas encarnadas.


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Portoghese

PORTOGHESE / PORTUGUESE [2] - Pino Ulivi

Versione portoghese (brasiliana) di Pino Ulivi dalla pagina di scaricamento mp3

Portuguese (Brazilian) version by Pino Ulivi, from the download page

Version portugaise (brésilienne) de Pino Ulivi d'après la page de téléchargement de la chanson.

A GUERRA DE PIERO

Dormes sepultado num campo de trigo,
não é a rosa, não é a tulipa
que te velam dá sombra dos fossos,
mas são mil papoulas vermelhas.

Ao longo das margens do meu torrente
quero que desçam os peixes prateados,
não mais os cadáveres dos soldados
levados nos braços dá corrente.

Assim tu dizias e era de inverno
e como os outros em direção do inferno
tu caminhas triste como quem deve.
O vento te cospe na cara a neve.

Pare Piero, pare agora,
deixas que o vento te passe um pouco no corpo,
dos mortos em batalha te leve a voz.
Quem deu a vida teve em troca uma cruz.

Mas tu não o ouvistes e o tempo passava
com as estações a passo de dança
e chegastes a passar a fronteira
num belo dia de primavera.

E enquanto marchavas com a alma nos ombros
viste um homem no fundo do vale
que havia teu mesmo idêntico humor
ma a farda de uma outra cor.

Disparas-lhe Piero, dispara-lhe agora
e depois de um tiro dispara-lhe ainda
até que tu não o verás exangue
cair no chão a cobrir seu sangue.

E se lhe dou um tiro na testa ou no coração
terá somente o tempo para morrer,
mas para mim ficará o tempo de ver,
ver os olhos de um homem que morre.

E enquanto tu lhe reservas esta atenção
aquele se vira , te vê e fica com medo,
e apoiada no ombro a artilharia
não retribui a cortesia.

Caístes no chão sem um lamento
e reparastes num só momento
que o tempo não seria bastante
para pedir perdão por cada pecado.

Caístes no chão sem um lamento
e reparastes num só momento
que a tua vida acabava aquele dia
e não teria uma volta.

Ninetta minha, morrer de maio
é preciso ter tanto, demais coragem.
Ninetta bela, direto para o inferno
teria preferido ir de inverno.

E enquanto o trigo te estava ouvindo,
entre as mãos apertavas o fuzil,
dentro da boca apertavas palavras
demais geladas para derreter ao sol.

Dormes sepultado num campo de trigo,
não é a rosa, não é a tulipa
que te velam dá sombra dos fossos,
mas são mil papoulas vermelhas.

inviata da Riccardo Venturi - 7/9/2006 - 12:43


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Italiano (Pugliese Altamurano)

PUGLIESE ALTAMURANO / APULIAN (ALTAMURA)

Versione in pugliese di Altamura di CARL

LA WERRE DE PITRE

Derme ddè sotte à na lenze de rejne
mbicche jè na rose, mbicche jè u tulupuejne
ca te dè denze da sobbe e crawutte
ma sonde mille sckattabbutte.

a ripe a ripe de cussu turrende
vogghje ca scennene i pesce d'arginde
e naune i suldejte accise a na werre
purtejte 'zine da l'acque ca scorre.

Chessì decivve e stajme jinde ò wirne
e come all'alte ritte ò 'mbuirne
te ne vè triste e ammaresciùte
u vinde 'mbacce la najve te sckute.

Firmete Pitre, ta fermè propte
nan'ze facenne nemmanghe nu muetre
di muerte se disce, te puerte la vausce
ci jè dejte la vite, jè 'vute na crausce.

ma tu no sendiste e u timbe passaje
che li staggiune ddè ca se ne sciaje
t'acchieste à passè all'alta vanne de la cumbuine
jinde a primavere, na bella matine.

E mendre marcivve che l'aneme 'nzanze
vediste a june a na certa destanze
ca tenaje pure cudde na cère amejre
ma 'nguedde na giubbe de naltu culoure,

Spàrenge 'mbronde, spàrenge 'mbitte
mò ca ù tinne sotte e ù sì pueste a lu stritte
fin'ga nan'vite ca stè legne legne
stennute 'nderre jinde à nu puzze de sagne.

E ce lu spuejre ritte a lu core
jinde a quande l'è ditte, vite ca more
ù timbe ggiuste ca me pote abbastè
pe vedè la morte ca su vejne a pigghjè.

E mendre stè pinze e te sinde nu werme
cudde s'aggire, te vajte e s'assorme
e 'mbrime acciaffe u fucile pe 'nnanze
senze ca aspette a na malacriànze.

Cadiste 'nderre senza lagnàrte
e te n'avvertiste all'andrasarte
ca u timbe nan t'avastaje nemmejne
pe na Regghia Materne ò na Salva Reggine.

Cadiste 'nderre senza lagnàrte
e te n'avvertiste all'adrasarte
ca chedda dìe te ne scivve pe sembe
te cungedòrne prime du timbe.

Ninetta à crepeje jinde ò muajse de Mejsce
nge woule curagge, à jesse capejsce
Ninetta bella, abbasce à lu 'mbuirne
wulisse jesse sciute, quanne stajme jinde ò wirne.

E mendre ù rejne... te staje à sende
jinde à li mejne strengivve nu garande
jinde a la wocche strengivve parawle
troppe aggelèjte pe squagghiarse ò sàule.

Derme ddè sotte à na lenze de rejne
Mbicche jè na rose, 'mbicche jè ù tulupuejne
ca te dè denze da sobbe e crawutte
ma sonde mille sckattabbutte.

inviata da CARL - 6/11/2013 - 20:39


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Reto-Romanzo (Rumantsch grischun)

RETOROMANCIO / SWISS ROMANCHE

Emil Schavut è un cantastorie grigionese che di lavoro ha fatto l'operaio, prima tessile e poi in un'azienda che produce piccoli elettrodomestici. Ha 66 anni e vive a Coira (Chur), la capitale del Cantone dei Grigioni. Scrive delle canzoni per diletto, se le canta quando gli va (spesso in fiere e mercati) e le spedisce, rigorosamente per posta normale con invio di francobolli per la risposta), a chi gliele richiede. Ultimamente, dato che conosce benissimo sia l'italiano che il tedesco, si è messo a fare anche qualche traduzione nella sua vera lingua materna, che è il "romantsch grischun", ovvero il romancio, o retoromancio, o ladino grigionese che dir si voglia. Nelle traduzioni usa una sorta di "koiné" tra tutti i dialetti romanci, che sono cinque.
Siccome sono uno sfacciato, gli ho chiesto se per caso conoscesse Fabrizio de André, e in una letterina mi ha risposto gentilmente che non solo lo conosce bene, ma che ha preso penna e chitarra e ha buttato giù una traduzione della "Guerra di Piero".

LA GUERRA DE PIETAR
(La guerra di Piero, Fabrizio de André, traducziun d'Emil Schavut,
Coira, 20 settember 2004).

Sepulì dormas en in camp da furment
nun è la rosa ni l'autra flura
che ta veglian dals foss sumbrivauns
mabain èn milli papairs cotschens.

Per lung da las rivas da mes ual
vi vesair peschs a la pel d'argient
e na pli baras da schuldads
purtads en bratsch dal current.

Uschia ti schevas ed era d'enviern
e sco ils auters vers l'enfiern
ti vas a pè sco tgi che sto ir,
il vent ta spida naiv en la fatscha.

Ta ferma, Pietar! Ta ferma ussa!
Lascha ch'il vent ta passia zichel en dies
dals morts al cumbat ti portas la vusch
tgi ch'ha dà la vita, l'han redà ina crusch.

Ma na l'has dudì ed il temp passava
cun las stagiuns al pass da la giava,
e t'es arrivà a passar la fruntaira
en in bel di da primavaira.

Entant che marschavas cun l'olma spatlada
t'has vis in um el fund da la vallada
ch'aveva il medem umor pervers
ma era vestgì in zichel divers.

Al tira Pietar ina schluppettada!
Al tira e suenter in'autra schluppettada
enfin che ti n'al vesias scolurir
crudar en terra e ses sang cuvrir.

E sche al tir al frunt ubain al cor
sulettamain ha il temp da murir
ma il temp a mai resta per vesair
vesair ils egls d'in um che mora.

Entant che t'es uschè curtaischavel
quel là ta vesa e al prenda l'anguscha
e prenda en bratsch l'artigliaria
e na ta sa grà per la curtaischia.

Crudas en terra senza in lament
e t'has encletg en in sulet mument
che quel pauc temp na ta fiss bastà
a rugar per perdun per mintgin putgà.

Crudas en terra senza in lament
e t'has encletg en in sulet mument
che tia vita quel di gieva a finir
e che na vegnissas mai a turnar.

A mia Nenaitta per murir en matg
basegna tant, da memia curaschi
Nenaitta bella dretg a l'enfiern
jau preferiva ir plitost d'enviern.

Entant ch'il frument ta steva a dudir
en las mauns tegnevas il schluppet
ed en la bucca tegnevas pleds
memia schelads per sa luar al sulegl.

Sepulì dormas en in camp da furment
nun è la rosa ni l'autra flura
che ta veglian dals foss sumbrivauns
mabain èn milli papairs cotschens.

inviata da Riccardo Venturi


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Russo

Vai al testo
RUSSO / RUSSIAN [1] - "Sascetta"

La traduzione è ripresa da un sito russo antimilitarista, Music Action, che dichiara espressamente, nella homepage ospitata da LiveJournal, di ispirarsi a "Canzoni contro la guerra" (esiste anche un link diretto al nostro sito). "Music Action" intende occuparsi principalmente di video, con brevi introduzioni in lingua russa ad ogni singola canzone, ma in alcuni casi -come questo- esiste anche una traduzione del testo. Riportiamo l'introduzione a "La guerra di Piero" in russo:

Де Андре и "Война Пьеро"

Пока по среднеевропейсклму времени ещё не наступило завтра и ещё не закончилось 18-ое, хочу всё-таки вспомнить об этом человеке, который не был активистом в прямом смысле этого слова... А был просто, скромненько так, человеком-эпохой, сердцем итальянской песни, бунтарём, который при жизни прятался от толпы, а после смерти стал классиком. Пронзительный и мудрый Фабрицио де Андре. Я не знаю, не могу точно сказать, какое конкретно движение в Италии его считает "своим". Моя подруга Стефания занимается помощью заключенным и приговорённым к смерти, организует конференции и различные манифестации против смертной казни и т.д. Она большой фанат Де Андре, у неё дома не очень большая фонотека - просто весь Де Андре и ещё чуть-чуть разной музыки. Я знаю лохматого фотографа-анархиста Валерио, который колесит по свету, снимая "униженных и оскорблённых" всех мастей... У него когда-то в сумке случайно совершенно нашлась книга со всеми нотами и текстами песен Де Андре. Как-то любовь к Де Андре почти всегда перекликается с определённым идейным и деятельностным подходом: просто невозможно не задуматься, слушая его песни, и невозможно ничего не сделать, задумавшись... 18-ого февраля этого года ему могло бы исполнится 68 лет... Скоро 23-ее февраля, так что дню красной армии посвящается. Песня про солдата, который не смог выстрелить, потому что ему не хватило духу увидеть глаза умирающего.

ВОЙНА ПЬЕРО

Спишь погребённый в пшеничном поле,
Не роза и не тюльпан
Будят тебя из сумерка небытия,
А тысячи красных маков.

Пусть осветит мой путь,
Спустившийся свыше посеребрённый свет
Пусть не будет больше трупов солдат
Вынесенных на плечах с поля боя.

Так говорил ты и была зима,
И как другие, прямиком в ад,
Уходишь ты грустный, потому-что должен
И ветер плюет снегом тебе в лицо.

Остановись Пьеро, остановись немедленно,
Пусть ветер пройдёт над тобой
Пусть донесёт до тебя голоса погибших в баталиях,
Тот кто отдал жизнь, получил взамен крест...

Но ты остался глух, а время шло,
Времена года быстро сменяли друг друга
Вот ты и на границе,
В один прекрасный весенний день.

И вот, неуверенно шагая,
Ты увидел человека вдалеке,
У которого была твоя внешность
Но мундир был другого цвета.

Стреляй в него Пьеро! Стреляй, не медли!
И после выстрела, выстрели снова!
До тех пор пока не увидишь его окровавленным,
Падающим на землю и истекающим кровью.

"Если выстрелю я ему в лоб или в сердце
Ему хватит времени, только на то, чтобы умереть,
А вдруг он успеет посмотреть на меня и я увижу его глаза,
Что если я увижу глаза человека, который умирает..."

И пока ты колебался, страшась взгляда умирающего,
Он повернулся, увидел тебя и испугался,
И загрохотала артиллерия,
В ответ на твоё милосердие...

Ты беззвучно упал на землю
И заметил в этот момент
Что у тебя даже нет времени,
Раскаяться и попросить прощения за свои грехи.

Ты беззвучно упал на землю
И заметил в этот момент
Что твоя жизнь заканчивается прямо сейчас
И пути назад уже нет.

Нинетта моя, уходить в мае,
Для этого нужно очень много мужества,
Нинетта красавица, прямиком в ад,
Я предпочёл бы отправиться туда зимой...

А пока, тебя слышали только колосья пшеницы.
В руках ты сжимаешь ружьё,
В горле твоём застряли слова,
Слишком холодные, чтобы растаять на солнце.

Спишь погребённый в пшеничном поле,
Не роза и не тюльпан
Будят тебя из сумерка небытия,
А тысячи красных маков.

inviata da Riccardo Venturi - 27/3/2009 - 04:43


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Russo

RUSSO / RUSSIAN [2] - Dewaere [Деваэр] da/from stihi.ru

ВОЙНА ПЬЕРО

Спишь погребенный на дне этой ямы,
Это не розы и не тюльпаны
Манят тебя из холодного мрака,
А тысячи красных нетронутых маков.

«Пусть уж плывут серебристые щуки
Вдоль по течению речки моей,
Чем на груди сложившие руки
Плавают трупы убитых людей».

Так говорил ты холодной зимою
И уходил ты дорогою в ад,
Как и другие охвачен тоскою,
Бил по лицу обжигающий град.

Остановись, Пьеро, прямо сейчас,
Ветер, пройдя, донесет тебе глас,
Солдат, что кресты получили в боях,
Но не в награду, а на гробах.

Но ты не услышал, дней вереницы
В бешенном ритме сменяли друг друга,
Вот и весна приходит в округу,
А время идёт, и ты на границе.

Ты неуверенный делаешь шаг,
А вдалеке появляется враг,
С ним вы похожи как два близнеца,
Но разного форма у вас образца.

Ну же, стреляй, Пьеро, без приговора!
И после выстрела — выстрели снова!
После второго — снова за дело,
Пока не утонет в крови его тело.

«Если я буду в сердце стрелять,
Ему лишь останется душу отдать,
А я же успею увидеть глаза,
Безмерно пустые глаза мертвеца»

И в этот момент, что ты думал о нем,
Он, обернувшись, тебя испугался,
И на добро не ответив добром,
Нажал на курок, и выстрел раздался.

И вот ты безмолвно на землю упал,
И в эту минуту ты осознал,
Что с жизнью тебе придется проститься
И времени нету, чтоб помолиться.

И вот ты безмолвно на землю упал,
И в эту минуту ты осознал,
Что без сомнения скоро умрешь,
И ничего уж назад не вернешь.

«Как много отваги, Нинетта родная,
Надо, чтоб сдохнуть в преддверии мая,
Нинетта-краса, в преисподней я сгину,
Я предпочел бы для этого зиму».

Но слышит тебя лишь только трава,
Руки от боли винтовку сжимают,
А в горле твоем застывают слова,
Они холодны и на солнце не тают.

Спишь погребенный на дне этой ямы,
Это не розы и не тюльпаны
Манят тебя из холодного мрака,
А тысячи красных нетронутых маков.

inviata da CCG/AWS Staff - 8/12/2011 - 03:44


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Russo

RUSSO / RUSSIAN [3] - Ekaterina Monastyrska

La versione russa, pienamente cantabile, di Ekaterina Monastyrska, da Cantautori e dintorni (blog russo)

The fully singable Russian translation by Ekaterina Monastyrska, from Cantautori e dintorni (a Russian blog)

ПЕТЬКИНА ВОЙНА

Спи, похоронен в поле пшеницы.
Розы, тюльпаны, что тебе снится?
Что охраняет сон твой во мраке?
Тысячи маков, алые маки.

Вдоль берегов стремительной речки
Пусть проплывают блестящие щуки,
А не убитые во поле сечи
В мутном потоке крови и муки.

Так ты сказал, и вокруг выла вьюга.
Грустно, за всеми, в спину друг друга,
глядя, шагал ты в сторону ада.
Ветер плевал в лица снегом - так надо.

Петька, постой, погоди, дай утихнуть
Ветру, ты слышишь голос убитых?
Сейчас они шепчут твоими губами,
Отдавшие жизни за крест и за знамя.

Но ты не услышал, и время летело,
как в темпе вальса - все было бело,
А лишь запели первые птицы,
Ты подошел к этой самой границе.

Дальше, вперед, с душой за плечами,
Ты разглядел - человека - вначале.
Был он, как ты, но навстречу шагая,
Понял, что форма и каска - другая.

Петька, стреляй! Петька, стеляй же,
Чтоб, как стоял, тут же он ляжет,
Пусть он уткнется в поле сырое,
солдатской сермягой красное кроя,

Но если я выстрелю в голову, в сердце,
Смерти мгновенной не оглядеться,
Но и мнговенья хватит, я знаю,
чтобы прочесть в глазах: "Умираю"

Ты окзал ему эту любезность,
Он повернулся, вздрогнув - ты здесь, но
Он вскинул ружье, испугался, бывает...
Жалостью милость враг не покупает.

Рухнув, как сноп, без единого стона,
понял, ты понял в мгновение оно,
ты понял, что вовсе не хватит, мгновенья,
Для покаяния или прощенья.

И ты упал на землю без крика,
И понял, ты понял в течение мига,
Что этот день был самым последним,
И безвозвратным не-возвращеньем.

Ниночка, Нина, чтобы весною
так вот погибнуть, только герою
храбрости хватит, в сторону ада
лучше зимой уходить - так и надо.

Всходы пшеницы слышали только,
что ты хотел, сжимая винтовку,
тихо шепнуть, но слова леденели.
Солнце сияло и птицы звенели.

Золотом сверху - волны пшеницы,
Розы, тюльпаны - что тебе снится,
Что охраняет сон твой во мраке?
Тысячи маков, алые маки...

inviata da CCG/AWS Staff - 8/12/2011 - 03:53


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Serbo

SERBO / SERBIAN

Trascrizione serba di Riccardo Venturi
18 marzo 2005
basata sulla versione croata di Monia Verardi

Il serbo e il croato sono fondamentalmente la stessa lingua, con differenze lievi di natura fonetica e grammaticale; non per niente, fino alle guerre jugoslave si parlava ufficialmente di lingua serbocroata. Adesso, invece, si parla di "lingua croata" e di "lingua serba"; la prima è scritta in caratteri latini, la seconda in caratteri cirillici.
Astenendomi da ogni altro commento, ho preparato la seguente versione serba basandomi su quella croata dell’amica Monia Verardi, adattandola al serbo graficamente, lessicalmente e grammaticalmente; anche il "Pero" croato è adattato al Петар serbo.

ПETPOBИ PAT

Пoкопан спаваш у житном пољу
нису ни ружа ни тулипан
који продбе тебе од сене јарака
него су хиљади црвених макова.

Уз обале своје бујице
желим да отиђу сребрнасте штуке
a не више лешеви војника
ношени на рукама од струје.

Oвaко си рекао то је било зими
као и други ти си ишао према паклу
тужно ходаш као ко то мора да ради
ветар ти пљуне снег у лице.

Cтани Петар, стани сада
допусти да ће ветар да прође кроз тебе
то ти носи гласи палих бораца
ко je дао живот, добио je натраг криж.

Па ти ниcи га чуо и време je прошло
c гoдишњим дoба кораком jeдног марша
a ти си jeдног лепог прољетног
дана прелазио преко границе.

A док си маршисао c душом на paмeнa
видео си мужа нa крају долине
кojи je имao твoje такво душевно pacположење
пa caмо je био у другој боји унифopмe.

Пуцај на њега, Петар! Пуцај на њега caда!
И после jeдног хитца, пуцај на њега oпет
док нећеш да га видиш бескрван
док падне на земљу и покрије своjy крв.

Aко му пуцам y цeло или y cpцe
oн имаће caмо време да yмирe
па мени ocтaће врeме
да видим очи мужа, коjи yмире.

И док ти потрудиш за њега
oн ce oкрене, види те и има cтрaх
и док узме артилериjy
oн не одврати теви твоjy удвopнocт.

Падао cи на земљy без jaдања
a ти cи oдмах oпазио
шта неће ти време да буде доста
да молиш за oпроштање због сваког греха.

Падао cи на земљy без jaдања
a ти cи oдмах oпазио
да je твој живот caвршио тога дана
и да неће уопће да буде никaкав повратак.

Ивaнка мoja, треба пуно хpaбpocти
да ce раcпукне y cвибњy
Ивaнка лепа, био бих хтео да иђeм
paвно према паклу зими.

A док те жито чуло
на рукама си пограбио пушку
стиснyo си peчи y yстима, кoje cy биле
превише следене да oкопње испод cyнца.

Пoкопан спаваш у житном пољу
нису ни ружа ни тулипан
који продбе тебе од сене јарака
него су хиљади црвених макова.

18/3/2005 - 12:28


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Spagnolo

SPAGNOLO / SPANISH

Versione spagnola di José Antonio (joanloro2@wanadoo.es), da Via del campo

LA GUERRA DE PEDRO

Duermes sepultado en un campo de trigo,
no es la rosa no es el tulipán
los que te velan en la sombra de las zanjas
solamente son mil amapolas rojas.

«A lo largo de las riveras de mi torrente
quiero que desciendan los lucios plateados,
no más los cadáveres de soldados
llevados en brazos de la corriente.»

Así decías y era invierno
y como los demás hacia el infierno
te vas triste como quien debe
el viento te escupa en la cara la nieve.

Párate Piero, párate ahora,
deja que el viento te pase un poco encima,
de los hombres muertos en batalla tu llevas la voz,
quién dio la vida recibió a cambio una cruz.

Pero tu no lo oíste y el tiempo pasaba,
con las estaciones al paso de giava
y llegaste a cruzar la frontera
un hermoso día de primavera.

Y mientras marchabas con el alma en los hombros
viste un hombre en el fondo del valle
que tenia tu mismo, idéntico, humor
solamente el uniforme de otro color.

Dispárale Piero, dispárale ahora,
y después de un golpe dispárale otra vez,
hasta que tu no lo veras exánime
caer en tierra a cubrir su sangre.

«Y si disparo en la frente o en el corazón
solamente el tiempo tendrá para morir,
pero el tiempo a mi quedará para ver
ver los ojos de un hombre que muere.»

Y mientras le prestas tu atención
él se da la vuelta, te ve y tiene miedo
y abrazada la artillería
no te devuelve la gentileza.

Caíste en tierra sin un lamento
y te diste la cuenta en un solo momento
que el tiempo no te habría bastado
para pedir perdón por cada pecado.

Caíste al suelo sin un lamento
y te diste la cuenta en un solo momento
de que tu vida terminaba en ese día
y no habría sido retorno.

«Ninetta mia, morir en mayo,
necesita mucho, demasiado coraje,
Ninetta bella, directo al Infierno
habría preferido irme in Invierno.»

Y mientras el trigo te escuchaba
entre las manos apretabas el fusil,
entre la boca apretabas palabras
demasiado heladas para derretirse al sol.

Duermes sepultado en un campo de trigo,
no es la rosa no es el tulipán
los que te velan en la sombra de los hoyos
solamente son mil amapolas rojas.

inviata da Riccardo Venturi - 2/5/2005 - 22:58


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Svedese

SVEDESE / SWEDISH

Versione svedese di Riccardo Venturi
12-18 marzo 2005

Si tratta di una versione letterale del testo; ma ne sto preparando una maggiormente cantabile dal punto di vista metrico. (R.V.)

PÄRS KRIG

Du sover begravd i en veteåker
men inga rosor, inga tulpaner
håller dig likvaka från skuggiga diken
utan tusen röda vallmor.

Längs stränderna av min bergström
vill jag, att silverglänsande gäddor flyter
och inte lik av döda soldater
flytande bort med strömen.

Så talade du, det var på vintern,
och, som de andra, till helvetet
går du sorgsen och gör din plikt,
vinden spottar dig snö i ansiktet.

Stanna, Pär, stanna nu då
låt vinden smeka dig ett ögonblick
av de kampsdöda bär du korset,
de, som gav sitt liv fick ett kors i utbyte.

Men du hörde den inte, och tiden gick
med årstiderna i javatakt
och du kom att passera gränsen
på en vacker varm vårdag.

Och medan du gick med själen på skuldror
såg du en man längst bort i dalen
som hade densamma humör som du,
men uniformen var av olik färg.

Skjut åt honom, Pär! Skjut nu!
Och efter en skott, skjut igen åt honom
till du ser honom blodlös
falla död ned och täcka sin blod.

Skjuter jag honom för pannan, åt hjärtat
ska han ha bara tid för att dö
men mig ska tid bli för att se,
för att se ögonen av en man, som dör.

Och medan du tar sådan hänsyn till honom,
den vänder sig, ser dig och förskräcks,
då läggar han an med geväret
och viser dig inte likadan artighet.

Du föll ned på jorden utan en klagan
och blev varse i ett ögonblick
att du hade inte ganska tid
för att be om förlåtelse för dina synder.

Du föll ned på jorden utan en klagan
och blev varse i ett ögonblick
att ditt liv gick till ända den dag
och att du skulle inte komma hem igen.

Inga lilla, för att dö i maj månad
behövs man mycket, för mycket mod,
Inga lilla, rakt till helvetet
skulle jag gå hellre på vintern.

Och medan vetet lyssnade på dig
hart i händerna höll du ett gevär,
hart i munnen höll du ord som var
för mycket frusna för att smälta i solen.

Du sover begravd i en veteåker
men inga rosor, inga tulpaner
håller dig likvaka från skuggiga diken
utan tusen röda vallmor.

18/3/2005 - 15:18


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Tedesco

TEDESCO / GERMAN [1]

Versione tedesca di Riccardo Venturi (2003).

"Ho tirato giù questa versione una mattina quasi disperata, alla Camera di Commercio di Valenciennes, dove lavoravo."

PETERS KRIEG

Du schläfst begraben in einem Weizenfeld
Weder die Rose noch die Tulpe
Wachen über dich im Schatten der Gräben
Sondern tausendfacher roter Klatschmohn.

Entlang den Ufern meines Baches
Möchte ich silberne Hechte schwimmen sehen
Nicht mehr die Leichen der Soldaten
Die von der Strömung getragen werden.

So sagtest du es und es war im Winter
Und wie die anderen Richtung Hölle
Gehst du traurig , erfüllst deine Pflicht
Der Wind spuckt dir den Schnee ins Gesicht.

Bleib' stehen Peter, bleib' jetzt stehen,
Laß den Wind ein bißchen über dich hinwegziehen
Er bringt dir die Stimmen der Kampfgefallenen,
Wer sein Leben gab, bekam dafür ein Kreuz.

Aber du hast ihn nicht gehört und die Zeit verrann
Die Jahreszeiten im Takt eines Marsches
Und du überschreitest die Grenze
An einem schönen Frühlingstag.

Und während du mit deiner Seele auf den Schultern marschierst
Am Ende des Tales siehst du einen Mann
Der deinen identischen Gefühlen hatte,
Aber mit einer andersfarbigen Uniform.

Erschieß ihn Peter, erschieß ihn jetzt
Und nach dem ersten Schuß schieß noch ein mal
Bis du ihn leblos siehst
Zu Boden fallen und sein eigenes Blut bedecken.

Wenn ich ihm in die Stirn oder ins Herz schieße
Wird er nur die Zeit zum sterben haben
Mir aber wird die Zeit bleiben
Die Augen eines Sterbenden zu sehen.

Und während du ihm diese Rücksicht entgegen bringst
Dreht er sich um und hat Angst,
Und während er die Waffe ergreift
Erwidert er nicht deine Höflichkeit.

Du fielst zu Boden ohne ein Laut
Und merktest sofort in einem Augenblick
Daß die Zeit nicht ausreichen würde
Um für all deine Sünden um Verzeihung zu bitten.

Du fielst zu Boden ohne einen Laut
und merktest sofort in einem Augenblick
Daß dein Leben an diesem Tag zu Ende war
Und daß es keine Rückkehr mehr geben würde.

Meine Ninetta, um im Mai zu krepieren
braucht es viel, zu viel Mut
Schöne Ninetta geradewegs in die Hölle
Wäre ich viel lieber im Winter gegangen.

Und während der Weizen dir zuhörte
Mit deinen Hände umklammerst das Gewehr
Mit deinem Mund umklammerst du Worte,
Zu eisige Worte um in der Sonne aufzutauen.

Du schläfst begraben in einem Weizenfeld
Weder die Rose noch die Tulpe
Wachen über dich im Schatten der Gräben
Sondern tausendfacher roter Klatschmohn.


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Tedesco

TEDESCO / GERMAN [2]

Versione tedesca di Christian Rafelsberger da faberdeandre.com (sito dell'amico Marcello Motta)

Si tratta di una traduzione in rima e cantabile.

DER KRIEG DES PIERO

In einem Kornfeld, da schläfst du begraben.
Weder die Tulpe noch Rose, die haben
dich zu bewachen im Schatten der Gräber,
blutrotes Meer nur aus Mohn ist darüber.

Und an den Ufern des Flusses so helle
silberne Hechte soll’n schwimmen gar schnelle
und nicht die Leichen der toten Soldaten,
umarmt von der Strömung in die sie geraten.

So sagtest du und es war kalter Winter
und ins Inferno hast du auch gleich hinter
den andern zu geh’n, eine traurige Pflicht.
Eisigen Schnee spuckt dir Wind ins Gesicht.

Piero, bleib stehen! Halt ein auf der Stelle!
Lass dass der Wind dich umspült wie die Welle.
Stimmen der Toten vom Kampf bringt er eben,
im Tausch für ihr Blut wurden Kreuze vergeben.

Du hörtest es nicht und die Zeiten vergingen
im Laufe des Jahres bei Tanzen und Singen.
Dann an dem herrlichen Tage im Lenze
warst du soweit und gingst über die Grenze.

Wie du marschiertest, voll Mut deine Seele
auf deinen Schultern, da sahst du im Tale
drunten den Mann, der wie du froh gestimmt war,
doch seine Uniform anderer Farb’ gar.

Schieß auf ihn, Piero, schieß schnell jetzt auf ihn dort
und nach dem Schusse schieß fort noch und noch fort
bis du dann schaust, ob er blutend verrecke
und auf der Erde sein Blut selbst bedecke.

Wenn du ihn triffst in sein Herz oder Stirn
reicht ihm die Zeit nur gerad’ zum Krepieren
aber für mich bleibt die Zeit um zu sehen,
zu seh’n, wie die Augen des Menschen vergehen.

Während du so diesen Dienst ihm erwiesen,
dreht er sich um, voller Angst, und will schießen.
In seinem Arm hält auch er seine Waffen
kein gutes Wort von ihm macht dir zu schaffen.

Du fielst zu Boden, kein Schrei und kein Klagen,
nur ein Moment, zu erkennen und sagen,
dass die zu knappe Zeit schneller wird schwinden
als deine Bitt’ um Vergebung der Sünden.

Du fielst zu Boden, kein Schrei und kein Klagen,
nur ein Moment, zu erkennen und sagen,
dass nun dein Leben zu Ende gebracht war
und keine Rückkehr mehr für dich gedacht war.

Mein liebes Mädchen, im Mai zu Krepieren
braucht viel mehr Mut als ich hatt’ zu verlieren.
Mein schönes Mädchen, geradwegs zur Hölle
wär lieber im Winter ich gangen so schnelle.

Wiegender Weizen war hier, dich zu hören.
Und deine Hand klammert fest das Gewehre,
in deinem Mund kleben eiskalte Worte,
Sonnenglut selbst löst die Kälte nicht fort.

In einem Kornfeld, da schläfst du begraben.
Weder die Tulpe noch Rose, die haben
dich zu bewachen im Schatten der Gräber,
blutrotes Meer nur aus Mohn ist darüber.

inviata da Riccardo Venturi - 1/4/2007 - 22:16


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Tedesco

TEDESCO / GERMAN [3]

Versione tedesca di Christoph Gerhard
Deutsche Version von Christoph Gerhard
German version by Christoph Gerhard

Dopo tanto tempo (e dopo aver sentito e visto a Colonia la versione del complesso Il Parto) sono riuscito a finire la traduzione di questa canzone - una delle più belle canzoni contro la guerra - nel 2010. Il grande problema, traducendo (o meglio: trasponendo) in tedesco dall'italiano è che alla lingua tedesca occorre più materiale fonetico rispetto alla lingua italiana: mentre una sillaba italiana si compone di solito da un vocale e forse un consonante nel tedesco una sillaba consiste di solito di un vocale in mezzo e di due, tre o quattro consonanti intorno a questo vocale. Perciò non sono riuscito a mettere in un unico verso "la rosa" ed "il tulipano" e l'unica soluzione per me è stata di lasciare la prima strofa alla rosa e l'ultima strofa al tulipano.

Tutto sommato per la traduzione di "La guerra di Piero" ci ho messo dei mesi mentre nel frattempo ho tradotto "Amore che vieni, amore che vai" in un mezz'oretta. (Christoph Gerhard)

PIEROS KRIEG

Auf einem Kornfeld ruhst du in Frieden,
es schmückt keine Rose dein einsames Grab,
es sind nur Tausende roter Mohnblumen,
die dort erinnern an den, der da starb.

“In diesem Flusse, an seinen Gestaden,
haben sich früher Forellen getummelt,
jetzt stranden hier Leichen von den Soldaten,
die der Krieg hat grausam verstümmelt.”

Dies warn beim Marschieren deine Gedanken
und es war Winter, du tatst deine Pflicht,
zogst mit den anderen in Richtung Hölle,
der Wind spuckt dir eiskalten Schnee ins Gesicht.

„Halt inne Piero und lausche dem Winde,
der dir erzählt von den Toten der Schlacht,
jeder Gefallne, und sei’s noch ein Kinde,
wird zum Lohn mit einem Kreuze bedacht.“

Doch du gehorchst nicht den Worten des Windes,
gingst einfach weiter, der Winter verging,
und du erreichtest, überschrittest die Grenze
eines schönen Tags im lauen Frühling.

Und du marschiertest, es fiel dir nicht leicht,
wolltest das Ende des Tales erreichen,
doch plötzlich steht da ein Mann, der dir gleicht,
die Uniform ziert das falsche Abzeichen.

„Leg auf ihn an, Piero, schnell, knall ihn ab,
und noch einen Schuss, komm, schieß ihn schon tot,
strecke ihn nieder, los, schick ihn ins Grab,
er soll ertrinken im eigenen Blut.“

“Würd ich ihn abknalln, würd ich ihn erschießen,
so wär das für ihn nur ein Augenblick
der Blick in Augen, die im Tod sich schließen,
ich müsst immer denken daran zurück."

Und während du so mit dir selber noch ringst,
dreht jener sich um, er sieht dich, hat Angst,
er reißt das Gewehr hoch und legt auf dich an,
hat keine Bedenken und fackelt nicht lang.

Ohne zu klagen fielst du zu Boden
und während du fielest, wurde dir klar:
dass um Vergebung der Sünden zu bitten,
ausreichend Zeit für dich gar nicht mehr war.

Ohne zu klagen fielst du zu Boden,
und während du fielest, war für dich klar,
dass es nie eine Rückkehr mehr gebe,
dein Leben für immer jetzt zu Ende war.

“Ach, liebste Nina, im Mai zu sterben,
das tut weh und war nie mein Verlangen.
ach, meine Nina, den Weg ins Verderben,
wäre im Winter ich lieber gegangen.“

Und während dein Klagen langsam verstummte,
kralln deine Hände sich fest ans Gewehr,
gefrorene Worte in deinem Munde,
die Sonne des Frühlings taut sie nicht mehr.

Auf einem Kornfeld ruhst du in Frieden,
auch keine Tulpen schmücken dein Grab,
es sind nur Tausende roter Mohnblumen,
die dort erinnern an den, der da starb.

inviata da Christoph Gerhard - 29/5/2011 - 23:32


PIERO, L'EBRAICO, DE ANDRÉ &C.
Dalla mailing list "Fabrizio", 12-5-05

Mi ricordo che qualche tempo fa, parlando di "Ottocento", qualcuno ebbe a rimarcare che il "lamento" contenuto nella canzone ("Figlio, figlio, unico figlio, eri bianco rosso e vermiglio"...) è ripreso in modo assai preciso dalla lamentazione di Maria di Jacopone da Todi; il quale, a sua volta, scriveva su altrettanto precisi modelli biblici, in particolare il Lamento su Assalonne morto. In una di quelle occasioni, mi sembra, mi era venuto di parlare un pochino delle caratteristiche dell'ebraico, della maestosità di quella lingua (anche ad un mangiadèi come me l'ebraico fa venire davvero i brividi ogni volta che ci ho a che fare a vari titoli) e di altre cose squisitamente inattuali. Faccio quindi seguire questa cosa altrettanto squisitamente inattuale, prima di riprendere il discorso interrotto su De André e l'Anarchia, visto che in questi giorni mi è preso l'uzzo di cercare di tradurre qualcosa di De André in ebraico; e forse ne potrebbe venir fuori qualcosa di 'nteressante, specialmente dal punto di vista del confronto tra un testo di De André e la sua resa (per forza di cose imperfetta ed ovviamente priva della benché minima velleità letteraria) in una lingua veramente diversa da tutte le altre, non solo come struttura.

L'ebraico è una lingua scarnificata, veramente un "golgota" (ebr. < gulgolet > "teschio, cranio"). Non soltanto nella scrittura (dove, come è noto, sono notate soltanto le consonanti e le semivocali; dimodoché, ad esempio, il titolo della "Guerra di Piero", < Hamilkhamà shel pyero >, in una trascrizione letterale suonerebbe < hmlkhmh shl pyrw >), ma anche nella sua stessa struttura morfologica, sintattica e lessicale. La sua maestosità è dovuta principalmente a questo suo essere ridotto all'osso: tutto l'ebraico biblico consta di non più di ottomila parole, ed anche l'ebraico moderno, che riproduce esattamente l'ebraico biblico coi necessari adattamenti, non si discosta da questo in quanto -a parte alcuni prestiti internazionali oppure da altre lingue, principalmente l'arabo!- tutte i neologismi sono formati sulle radici antiche (ad esempio, dalla radice trilittera "contare", da cui il verbo < khashav > "contò", si forma modernamente < makhshev > "computer"). Nella morfologia non esistono declinazioni, si forma solo un plurale, c'è un solo tipo di articolo e i verbi, nella loro componente fondamentale, hanno solo un participio presente, un "indefinito" passato e un imperativo; la sintassi aborre le subordinate, e più si può coordinare, meglio è. Dal punto di vista pratico è una lingua semplicissima, ma questa sua semplicità riesce a renderla oltremodo difficile perché, quando si legge o si scrive qualcosa in ebraico, bisogna letteralmente cambiare testa. Dove nella nostra lingua c'è "fioritura", abbellimento, ornamento, retorica, metafora, l'ebraico vuole essere quanto più possibile disadorno, nudo, concreto. L'ebraico ama la ripetizione dei termini, a differenza delle nostre lingue; dove queste ultime tendono all'unicità e alla sottiglienza, l'ebraico martella e insiste ("figlio mio, figlio mio, figlio mio solo, figlio, figlio, figlio"; è il "Lamento su Assalonne" di cui sopra). Non ha neppure un modo di formare un superlativo; se noi diciamo "bellissimo", l'ebraico biblico (ma non quello moderno, stavolta) dice "bello dei belli"; e così si hanno il "Re dei Re" ( < mèlekh hamelkhìm >) e il "Cantico dei Cantici" (< shir hashirìm >) passati fino a noi, che altro non vorrebbero dire che "super-re, re assoluto" e "canto massimo" (o "canticissimo"; e siccome "shir" in ebraico moderno vuol dire anche "canzone", < shir hashirìm > verrebbe utilizzato anche per "Canzonissima"...)

Anche per chi non avesse nessun rudimento di ebraico, è possibile vedere come "funziona" leggendo il testo greco, o anche una buona traduzione italiana, dei Vangeli. Il greco evangelico è aramaico (cioè ebraico; l'aramaico biblico è quasi identico all'ebraico) travestito da greco, a parte nell'ellenizzato Luca. Un greco che sta a quello classico di Platone o Demostene come il giorno sta alla notte, senza contare che alcuni dei famosi vangeli "apocrifi" ci sono noti soltanto nel testo aramaico. Ora, ignoro se De André avesse qualche cognizione di ebraico; però deve aver capito bene la lezione, se nella "Buona Novella" ha scritto perlomeno un paio di canzoni che presentano la stessa secchezza testuale, "Via della Croce" e "Maria nella bottega del falegname". A tale riguardo, per un attimo vorrei rivalutare anche il "den den" e il "fren fren" che tanto di solito spiacciono dal punto di vista estetico (a me compreso): sono modi di esprimersi tipicamente ebraici. In ebraico biblico, dove noi diremmo che un falegname "batte sonoramente col martello" o "produce con la pialla un rumore stridente", l'ebraico passa senz'altro all'onomatopea e dice "fa den den col martello" e "fren fren con la pialla". Quindi è una cosa che va considerata, insomma. Altra cosa: non so se qualcuno ha mai notato che nella "Bottega del falegname" De André elimina volentieri l'articolo: "Mio martello non colpisce, pialla mia non taglia", ad esempio. Questioni metriche, uno si dirà; senz'altro. Però in ebraico va esattamente così: nessun articolo, e il possessivo infilato come suffisso in fondo alla parola (il verso di cui sopra si renderebbe:
< ptishi lo poghè, plini lo hotèkh >). Insomma, dei Vangeli, seppure "apocrifi", quel diavolo del genovese non ha voluto soltanto rendere il "messaggio" riportandolo ovviamente alla natura umana di gesù cristo, ma ha voluto un po' anche rendere lo stile originale.

E così, fatte queste oziosissime considerazioni, non resta magari che far vedere come suonerebbe davvero la traduzione della "Guerra di Piero" in ebraico; vale a dire, una traduzione assolutamente letterale della traduzione. Così, per fare; e poi ho finito.

*
la guerra piero

tu dormiente sepolto in-campo grano
non la-rosa non il-tulipano
che veglianti su-te da-ombra i-fossi
ma mille papaveri rossi

su le-rive che-a torrente-mio io volente
che-scenderanno argentati l'-acqua
e-non cadaveri i-soldati
che-essenti-portati in-braccio da-corrente.

così tu dicevi e-era in-l'inverno
e-come gli-atri verso l'inferno
tu andante triste come il-dovente
il-vento sputante la-neve in-faccia-tua.

fermati piero fermati ora
il-vento accarezzi te poco
tu portante voce tutti-morti in-guerra
desti vita-tua diedero a-te croce-una.

ma no udisti-lo e-il-tempo passava
con le-stagioni a-passo giava
e-arrivasti passare la-frontiera
in-giorno primavera bello.

e-in-tempo-che marciavi con l'-anima su-spalla
vedesti uomo-uno in-il-fondo che-di-valle
che-era a-lui soffio-di-vento ("umore") come-tuo
ma non era a-lui veste-di-soldato come-tua

spara a-lui piero spara a-lui ora
e-dopo-colpo-primo spara a-lui ancora
fino che-vedrai lui senza sangue
cadere in-terra e-coprire sangue-suo

e-se io sparante in-fronte o-anche in-il-cuore
sarà a-lui solo il-tempo morire
ma a-me resterà il-tempo vedere
vedere gli-occhi che-di uomo che-morente.

e-in-tempo-che-tu così gentile
lui si volta vede-te spaventa-se
prende il-fucile che-di-lui
non ricambia a-te il-favore

cadesti al-suolo senza lamento-uno
e-ti-accorgesti in-attimo uno
che-non era a-te tempo sufficiente
chiedere perdono per-ogni peccato.

cadesti al-suolo senza lamento-uno
e-ti-accorgesti in attimo-uno
che-vita-tua finiva in-giorno quello
e-non era ritorno

ninetta che-di-me morire in-maggi
necessario coraggio che-non-è a-me ("troppo" non esiste in ebraico!)
ninetta che-di-me dritto a-l'-inferno
preferivo andare in-inverno

e-in-tempo-che il-grano ascoltava-te
in-mani-tue stringevi il-fucile
in-bocca-tua stringevi parole-ghiaccio
che-non fondevano in-il-sole.

tu dormiente sepolto in-campo grano
non la-rosa non il-tulipano
che veglianti su-te da-ombra i-fossi
ma mille papaveri rossi

Riccardo Venturi - 12/5/2005 - 14:56


COMMENTO DI WALTER LEONARDI

Poesia di grande forza emotiva e potente inno contro la guerra,"La guerra di Piero" è sicuramente il capolavoro giovanile di De André, e una delle sue pù belle canzoni. La ballata appare pervasa da un senso di morte e di fatalità, come se il destino di Piero fosse il destino dell'intera umanità, inerosarabilmente votata alla morte e al dolore. E' significativo, in questo senso, che la canzone cominci con la contemplazione, da parte del poeta, del campo di grano in cui Piero (nome italiano, ma che identifica un personaggio di valore simbolico e universale) "dorme sepolto". La ballata prosegue poi con un analessi, ovvero con la rievocazione dei sogni di pace e di serenità di Piero prima della sua partenza per la guerra e con la drammatica narrazione del cammino del giovane sodato verso quella "valle" dove il suo destino si compirà. Passata la frontiera, infatti, Piero si ritrova di fronte un soldato nemico e quindi a una drammatica scelta: uccidere quell'uomo, la cui unica colpa è quella di avere la " divisa di un altro colore", o andare in contro ad una morte sicura, secondo le regole della guerra. Piero sceglie di non uccidere, e cade colpito a morte dal nemico, senza riuscire neanche in tempo a " chieder perdono per ogni peccato". E nel momento più estremo dell'esistenza, il suo pensiero non può che andare alla sua amata, Ninetta, con la quale immagina di dialogare, manifestando un certa ironia nel constatare che la sua morte avviene proprio nel bellissimo mese di maggio, in primavera: "dritto all'inferno/ avrei preferito andarci in inverno!"). Vera protagonista della ballata, prima ancora che la guerra, è la natura, vera "mater dolorosa" che assiste muta alle dolorose vicende del figlio Piero ( "e mentre il grano ti stava a sentire..."),o che addirittura partecipa alla vicenda, ceracando di frenare il corson inarrestabile degli eventi ("Fermati Piero, fermati adesso/ lascia che il vento ti passi un pò addosso/ dei morti in battaglia ti porti la voce/chi diede la vita ebbe in cambio una croce/), o che veglia sul sepolcro del povero milite. Fondamentale è anche il tema del tempo che scorre, del ciclo inesorabile delle stagioni, con il quale la vicenda di Piero ha un rapporto anomalo e quasi "chiasmico" (inverno- sogni di pace/ primavera-morte in guerra).

Walter Leonardi


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Italiano

Tautogramma de "La guerra di Piero" di Luca Sbordone
Da questa pagina

Un tautogramma è un componimento al quale si impone il vincolo che tutte le parole abbiano la medesima lettera iniziale.

Sonnecchi sepolto sul suol seminato,
steso soltanto su stelo spiumato,
salici secchi sorveglian silenti,
sulla salma steli stupefacenti

sulle sponde, sul sentiero
spero scendano sardine serene
scorrono solo salme sopite
scorre sangue, soldati spenti.

Sì sussurravi, solo senza scorte
Similmente soci satanica sorte
Soldati silenziosi senza speranza
Soffi sputano sporca sostanza.

Stop, soldato!stop subito!
Saranno soffi sputanti silenzio
Sorreggi sorti sulle spalle
Soldati scomparsi, sortirono simbolo sacro

Senza sentire, scorrevan stagioni
Subitanee, serene, saltavano sambe
Solcasti stanco suolo straniero,
sorgeva sicuro sole sereno.

Salivi, spirito sopra spalle
Scorgesti soldato sulla strada
Soffriva stesse sensazioni sue,
solo schivava stranier schieramento.

Spara, soldato! Spara subito!
Sei, sette siluri seguitanti,
stop solo se sarà steso
sepolto sotto suo sangue.

Se spari sotto, sopra
Soffrirà sordide sensazioni
Starai scorgendo salma stesa
Scorgendo sguardo sanguinare.

Soldato, sentendosi salvato
Scatta, scorge soldato spaventato
Spara sicuro, senza sapere
Se salvato spara salvatore.

Stendesti supino senza soffrire
Sentisti subitaneamente
Scorrere stagioni
Supplicando scuse sue stoltezze.

Stendesti supino senza soffrire
Sentisti subitaneamente
sua sorte salire sui santi
Sapeva: salita senza sortita

Sorella, sotto sole soldato soffre
Serve soltanto sana speranza
Sorella, sorella, satanica sorte
Speravo soffrire senza sole

Semina sente sussurro soave
Stretto stringevi spingarda
Stretto stringevi sussurri
Senza sole, solo sangue

Sonnecchi sepolto sul suol seminato,
steso soltanto su stelo spiumato,
salici secchi sorveglian silenti,
sulla salma steli stupefacenti.

5/1/2006 - 10:29


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Italiano

LA GUERRA DI PIER-SILVIO
Una parodia antiberlusconiana de "La guerra di Piero"

Anonima, da drzap.it

Dormi sepòlto in un campo di gràna
non è la ròsa non è la bandàna
che ti protèggon dai togati ròssi
ma son le truppe del senatur Bòssi.

"Adesso che sòno il presidènte
voglio che assòlti sian gli imputati,
che i cadàveri dei magistràti
vengano dàti in pasto alla gènte"

Così dicèvi ed eri al govèrno:
tanti casìni, una vita d'infèrno.
Sempre un po' trìste come chi bève
ma del potère comandi le lève.

Fermati Sìlvio, fermati adèsso,
quelli ti fànno passare per fèsso.
Dei perseguitàti porti la vòce:
"Chi diede la vita ebbe in cambio una croce".

Ma tu non udìsti la rava e la fàva
e dalla bòcca perdevi la bàva.
Però coronàsti la tua carrièra
in un bel giòrno di primavèra.

E mentre sentìvi girare le pàlle
vedesti un giùdice in fondo alla vàlle
che infastidìto dal tuo candòre
ti promettèva sangue e sudòre.

Ricusalo Sìlvio, ricusalo òra
e dopo una vòlta ricusalo ancòra,
fino a che tù non lo vedrai esàngue
scrivere 'fìne' a un processo che làngue.

"Se lo ricùso senza pudòre
le prove sùe non avran mai valòre
e il tempo a mè resterà per godére
d'averlo préso per il sedére".

E mentre gli tìri la fregatùra,
quello stravòlge la procedùra
e come gli USA in Normandìa
manda affancùlo la tua strategìa.

Ti ritrovàsti in un solo momènto
col culo a tèrra senza un lamènto
e la tua vita cambiò da quel giòrno,
senza possìbilità di ritòrno.

"Cesare mìo all'arrembàggio!
se gli procùro un buon appannàggio,
Cesare bèllo, vedrai il Padretèrno
ci tira fuòri da questo infèrno".

Ma neanche un pìrla ti stava a sentìre,
dalle tue màni sfuggivan le lìre,
dalla tua bòcca sfugivan paròle
che s'attaccàvan sotto le suòle.

Dormi sepòlto in un campo di gràne
non è la ròsa, ma son le bandàne
che ti fan véglia dall'ombra dei fòssi.
T'hanno mollàto anche quelli di Bòssi.

inviata da Riccardo Venturi - 12/12/2006 - 04:07


confronta con l'originale

confronta con un'altra versione

Lingua: Italiano

La parodia dei Gem Boy

LA GUERRA DI PIERO

Dormi appoggiato su un tavolino
non è un criceto, non è un canarino
lui se ne sta su dei fogli riposti
vicino a mille pastelli rossi.

Ti spedirono in guerra a pedate,
ti insegnaron a lanciar le granate,
ma tu contavi troppo piano
e te ne esplose una in mano.

Così fasciato eri in trincea
e, come gli altri, con la diarrea
ti lanciasti all’assalto anche se malato
ma andasti verso un campo minato.

e ti gridaron:
“Fermati Piero, fermati cazzo,
non, far ti prego, un altro passo
se vai lì sopra potresti morire…
chi mi ridarà la mie 1000 lire!”

Ma tu andasti avanti come chi se ne sbatte
partisti in aria come lo Shuttle
e senza una gamba atterrasti in frontiera
in un bel giorno di primavera.

E mentre marciavi a zoppogalletto
vedesti un uomo in fondo al vialetto
che aveva il tuo stesso identico umore
ma ti puntava addosso un cannone.

“Sparagli Piero, sparagli adesso,
prima che lui faccia con te lo stesso,
non ci pensare al tuo dolore
se lo ammazzi avrai una medaglia al valore”

Afferra il fucile usato come bastone
nel caricarlo si spara a un marone
comincia ad urlare come i deficienti
mandando al nemico mille accidenti.

E mentre gli usi questa premura
lui ha già preso la mira con cura
e spara un colpo dal suo carrarmato
e in pieno petto lui t’ha centrato.

Cadesti a terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che neanche il tempo ti poteva bastare
nemmeno quello per mandarlo a cagare.

Sentisti un buco dentro lo stomaco
e pensasti: “Porco cane,
ma dimmi te se proprio in questo momento
mi doveva venire fame”

Ma così non potevi finire
eri un Terminator che non vuole morire
strisciasti in un campo in un giorno di nebbia,
ti passò sopra una mietitrebbia!

E adesso che ormai ho finito le rime
anche ‘sta storia ha un lieto fine:
la testa di Piero fu messa da parte
adesso ha un impiego da fermacarte.

Dormi appoggiato su un tavolino
non è un criceto, non è un canarino
lui se ne sta su dei fogli riposti
vicino a mille pastelli rossi.

inviata da CCG/AWS Staff - 17/6/2009 - 18:29


Molte volte mi è capitato di sentire questa canzone ma non mi sono mai soffermato a leggere dentro le parole e capire il vero significato della parole. Recentemente, obbligato e stimolato da altre persone, ho analizzato questa canzone parola per parola e sono arrivato ad una conclusione che questa canzone rappresenta il vero significato della guerra vista da tutti noi...

giulio


Alvin Ekmekolu è autore di altre traduzioni in albanese di canzoni di Fabrizio de André, che si possono trovare anche al sito di Walter Pistarino, Via del Campo, oppure in questa pagina Google, essendo a suo tempo state pubblicate anche sul newsgroup it.fan.musica.de-andre.

Riccardo Venturi - 17/3/2005 - 23:59


LA GUERRA DI PERO
di Riccardo Venturi (2000)

Vi vorrei raccontare una cosa, accaduta nei Balcani durante le guerre jugoslave. Una cosa che ho visto coi miei occhi, perché ero là. Nessun idealismo: c'ero andato a lavorare. Allora facevo l'interprete e traduttore per una organizzazione cosiddetta "umanitaria" (il che mi ha fatto maturare un odio feroce verso tutte le organizzazioni del genere, e verso l'aggettivo "umanitario" tout court); dietro compenso -ed anche perché ero in una situazione finanziaria non certamente florida- ho accettato di andare quattro volte da quelle parti: Bosnia, Sarajevo, Mostar, Srebrenica. Altrimenti, col cavolo che ci sarei andato. Così per sgombrare subito il campo da ogni possibile fraintendimento. La storia che vado a raccontarvi è assolutamente vera, nonché testimoniata da dei giornalisti e raccontata anche in un articolo della "Nazione" di Firenze del 25 aprile 1993. Un racconto di guerra, senza aggettivi.

*

Mercoledì 14 aprile 1993 un interprete si trovava assieme a un giornalista e ad un fotografo d’un quotidiano italiano in una parte della ex-Jugoslavia appartenente politicamente alla Croazia, ma da secoli abitata da serbi. Tale zona, nell’entroterra dalmata, veniva chiamata "Krajina" come se questo fosse un toponimo; ma in realtà si tratta di un comune sostantivo dal significato di "regione", "circondario". Di "krajine" ce ne erano e ce ne sono in realtà parecchie.

Il lavoro dei giornalisti consiste nel raccontare, e quello dei fotografi nel prendere immagini. Fermare dei momenti, l’uno con le parole e l’altro con l’obbiettivo; l’unione eterna fra il dire e l’illuminare. Il lavoro dell’interprete consiste invece nell’ascoltare, nel prevedere quel che si dirà, nel costante dimensionarsi sull’altro; e così sia. Tutti stavano facendo il loro lavoro, quel giorno di sette anni fa, senza aver mangiato quasi niente ma con abbondante "rakija" in corpo. Arrivarono su una specie d’immaginaria linea di confine alle tre del pomeriggio, con una pioggerella sottile, a bordo d’una vecchia Golf scalcagnata prestata, pensate un po', da un vescovo cattolico.

La strada sterrata si ferma ad un villaggio semidistrutto, nell’ultimo lembo d’una piana sterposa; il villaggio di Stjepancevo, qualcosa che ha a che fare con il nome "Stjepan", Stefano. Forse un Santo Stefano, uno delle migliaia di villaggi dedicati a un santo. Cubi di cemento in mezzo a quelli che una volta dovevano essere campi coltivati; scritte sui muri, e dietro ai muri macerie. Macerie dalle quali, ogni tanto, fa capolino il lacerto d’un oggetto; una vecchia scatola di detersivo, una suppellettile, un pezzo di coperta.

Nel villaggio morto c’è però qualcuno. In una casa rimasta in piedi si è sistemata una pattuglia della milizia volontaria croata, l’ HVO; il comandante è un uomo di circa 45 anni, di bellissimo aspetto, con la barba, la tuta mimentica, il berretto militare, gli occhi scuri. Si presenta come "Ivan", ma avverte che non è il suo vero nome, e comincia a parlare del villaggio.

Lui abitava poco lontano, e con alcuni amici faceva parte di una jazz band. L’interprete crede di aver capito male, e ripete la domanda; sì,
proprio una jazz band. Stava parlando un clarinettista in tuta mimetica, e i giornalisti fiutano subito la "storia".

Arrivano gli altri; otto soldati volontari agli ordini di Ivan il clarinettista. Ecco Anton, sassofonista; Jozo, bassista; Dino, batterista; Zvonimir, pianista ("con una passione per Duke Ellington"). Parte un’altra bottiglia di rakija, si fanno le foto e sembra di stare a casa di amici, a una festicciola. Si aspetta da un momento all’altro che la band tiri fuori gli strumenti musicali e si metta a suonare, ed in effetti Anton ha con sé il sassofono. Ma non vuole suonare, non può. Non dice il perché e nessuno ha il coraggio di chiederglielo o di farglielo chiedere.

L’interprete si fa una foto assieme a Ivan, fuori dalla casa; appoggiati al muro ci sono degli strumenti, ma non musicali. Sono gli strumenti della guerra: nove Kalašnikov. "Kalašnjikov, Kalašnjikov", come la famosa canzone di Goran Bregovic'. Appunto. Musica e guerra, senza aggettivi.

Oltre alla jazz band nel villaggio è rimasto un vecchio contadino. Uno di quelli che ha giurato di rimanere fino all’ultimo a difendere la sua casa e la sua terra (l’interprete giura di non aver mai sentito tante volte in vita sua pronunciare le parole "difesa" -obrana- e "difendere" -obraniti-; ne inferì a suo tempo che la guerra è sempre "difesa", ma, forse, anche qui potrebbe sbagliarsi e comunque ha detto d’aver sempre avuto un’autentica capacità di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato e che, in certi momenti, le capacità critiche e d’analisi della realtà si fanno evanescenti).

Il contadino fa entrare in casa ed offre rakija ("ma i generali ti rispondono che l’uomo è vino, combatte bene e muore meglio solo quando è pieno"); in casa ha un autentico arsenale, e tiene a dire che ce lo aveva da dieci anni e oltre. Già tutto pronto. Un figlio prigioniero in Slavonia occidentale, l’altro non si sa dove, la moglie e le figlie al sicuro a Spalato. "Che vengano!". E chi dovrebbe venire?

I serbi. Quelli di là.

Ma quali serbi? Chi sono i serbi?
Qui non si sente muovere una foglia. Solo la pioggia che comincia a cadere fitta; vengono quasi a mente i famosi versi di Marino Moretti, "Piove, è mercoledì, sono a Cesena..."
In effetti piove. È pure mercoledì. Ma sono a Stjepancevo, villaggio distrutto difeso da una jazz band coi mitra e da un contadino armato fino ai denti.

"Li volete vedere i serbi?"
I giornalisti fanno finta di non credere alle loro orecchie; in realtà non aspettavano altro. Non c’è bisogno dell’interprete, stavolta; i jazzisti capiscono immediatamente e uno di loro va a prendere la jeep. Perchè non c’è strada. Bisogna passare in mezzo ai campi. Com’è importante la rakija, con la rakija si passa tranquillamente anche in mezzo ad una povera, dimenticata terra di nessuno di serie Z. Finchè non si arriva a una specie di garitta dove c’è un altro soldato col mitra e col binocolo.

"Ehilà!"
"Ciao Pero! Oggi abbiamo visite! Giornalisti italiani! ("talijanski novinari")"
Pero è un ragazzino, l’unico ragazzino in mezzo a dei quarantenni e a un vecchio, Il binocolo fisso sugli occhi, il mitra alla cintura, non smette un secondo di guardare di là, anche mentre parla.
"Sono venuti oggi?"
"No, ma Serban mi ha fatto cenno che fra poco viene."

Serban?
"Ma non è un nome serbo, Serban?", chiede di propria iniziativa l’interprete. "Serban" vuol dire "Serbo"; un serbo che si chiama Serbo.
"Sì, fra poco viene a trovarmi. Mio amico! (in italiano)".
E infatti dopo cinque minuti arriva un altro ragazzino. Di là.
Come diceva la canzone di De André? Chi era quello che aveva il suo stesso identico umore, ma la divisa di un altro colore? E si chiama pure "Pero". La guerra di Pero.

Pero e Serban si abbracciano come due vecchi amici. Perché _sono_ due vecchi amici. L’interprete riesce a cogliere qualcosa del discorso che si fanno, in dialetto stretto; si scambiano notizie sulle famiglie, la fidanzata di Serban è a Belgrado, ridono.
I giornalisti tempestano l’interprete. "Che si dicono? Che si dicono?"
Sarebbe questa la guerra, pensa l’interprete?
Pero nota la faccia esterrefatta degli italiani e si sente in dovere di spiegare.

"Serban è di Blizevo, a due km da qui...siamo andati a scuola insieme, una volta mi ha fregato la ragazza (Serban ride), spesso si andava pure a pesca insieme (Serban mima il gesto d’un pesce esagerato e fa "uuuhhhhh"). Lui è serbo, io sono croato, lui deve stare coi suoi e io coi miei. Però siamo rimasti amici!".
Amici. Prijatelji.
"Scusa Pero, che ore sono?", chiede Serban.
"Dieci alle quattro Serban", risponde Pero.
"Devo andare."
"Ci si vede domani!"
"Domani!"

Domani?
Smette di piovere. Vicino c’è una casa diroccata con un tavolo pieno di bottiglie di birra, piene. Scritte, scritte, scritte.
Cinque alle quattro.
Le quattro.
Parte una raffica di mitra. "Giù tutti!"
L’inferno totale. Granate che scoppiano, i giornalisti vengono invitati a scappare verso dove ci sono le birre e l’interprete non sa cosa fare. Comincia a correre, sente un "pazi!!!" ("attento!!!") e si accorge d’aver messo un piede su una mina anticarro. Fortunatamente l’interprete non pesa quanto un carro armato; ma da qualche parte ci devono essere anche quelle antiuomo.

Mezz’ora a bere birra e a vedere quelli che si fanno la guerra. Arriva pure il contadino a tirare le sue brave granate, mentre la jazz band di Stjepancevo ci intrattiene con un concertino per Kalashnikov, Uzi e mortaio leggero. Per mezz’ora, forse un’ora, chissà. Viene seppellito il tempo finché non si sente l’ultima granata che scoppia, come al termine d’uno spettacolo pirotecnico, e poi un silenzio terrificante.

Ci salutiamo con dei "buona fortuna". In inglese, chissà perché; "good luck".
La Golf è sempre lì. A Spalato il gruppo si getta sul primo chiosco di panini. Non so se qualcuno di voi ha mai provato una fame boia assieme a una voglia immensa di vomitare.
Ecco cosa andavano a fare gli amici Serban e Pero.
Andavano a salutarsi, prima; e a farsi la guerra poi.
Un salutino a dieci alle quattro prima di spararsi.
Alle quattro in punto c’è da farsi la guerra.

Riccardo Venturi - 6/4/2005 - 02:53


Engraziel per il spazi che m'avais vulì dar per mias traducziuns en romantsch grischun, na carteva betg che mes lavur pudess obtegnair tanta onur en in sit ch'è tschert il principal en il mund per las chanzuns cunter la guerra ed antimilitaristas. Vegn a continuar mias traducziuns en romantsch ed en svizzer tudestg, e grazia per il mument da Coira e da mes munts che n'han plu vis la guerra durant tschientaners.

Emil Schavut, Cuira (Chantun Grischun) - 28/4/2005 - 11:33


Alcuni versi riecheggiano "Dove vola l'avvoltoio", una canzone scritta da Italo Calvino nel 1958 e non particolarmente ispirata.

laverdure - 9/9/2005 - 23:58


Domani 5 dicembre 2005 si terrà a Siena una giornata di studio sul tema "Come dire 'No!' alla guerra. La canzone antimilitarista nella storia e nella cultura contemporanea". Il programma dettagliato dell'iniziativa è disponibile on line.

Purtroppo non potrò partecipare perché non sono in Italia, ma se qualcuno vuole fare l'inviato speciale del sito e raccontarci cosa verrà detto, raccogliendo qualche intervento interessante, la cosa sarebbe estemamente gradita.

Lorenzo Masetti - 4/12/2005 - 19:31


Bellissima!

.... - 13/12/2005 - 21:50


Da poco ho scoperto de andre, bellissima canzone, mi sta cambiando la vita

Giacomo - 4/11/2006 - 17:03


De Andrè è stato un grande la sua canzone sulla guerra è una delle più commoventi che ci siano a mio parere..

jame - 12/12/2006 - 22:42


L'equivoco di sempre:uccidere per non essere uccisi.Come se fosse una maledizione! Dino

disan2002@libero.it - 12/1/2007 - 19:22


stupenda! mi è piaciuta moltissimo

elisa93 - 28/2/2007 - 16:04


È il non plus ultra. Non ci sono parole per definirla. Tutte le volte che la sento mi viene la pelle d'oca e mi commuove. Trovo che l'iniziativa di tradurla in tante lingue sia meravigliosa, già io stavo provando a farlo in tedesco per una mia amica come il massimo di canzone ( se così si può definire ) italiana. Bisognerebbe che la conoscessimo tutti..forse il mondo andrebbe meglio.
Secondo me altre canzoni splendide sono " Primavera di Praga" e " Il testamento di Tito" di Guccini "Il mio nome è mai più" di Jovanotti, Pelù ecc.. e "Imagine" bellissime.. ma la guerra di Piero non ha paragoni! Grazie per il vostro lavoro!

Ilaria - 12/7/2007 - 20:31


Il nuovo numero della rivista Musica e parole è incentrato sulle canzoni contro la guerra. Contiene tra l'altro un'intervista a due amministratori di questo sito.
Lo trovate in tutte le librerie ben fornite nel settore musicale.

Lorenzo Masetti - 28/5/2008 - 15:00


questa canzone a me piace moltissimo da piccola setivo mio padre cantarlo cosi la cantavo anke io fin da quando avevo 7 anni ke me l'ero imparata a memoria e la cantavo cosi tanto che la gente si stupiva veder una bambina vedere cantare quella canzone hiihihi vabe cmq belixima ciao

8/8/2008 - 18:00


la guerra di piero è una bellissima canzone

Rebecca - 17/9/2008 - 14:59


sekondo me questa canzone scritta da fabrizio de andrè, ci vuole lasciare 1 messaggio molto profondo a tutti noi...
piero non è solo un semplice soldato ma rappresenta il desiderio di pace ke l'autore ha dentro di sè e desidera realizzato!!! ciao!!

Jack 95 - 19/12/2008 - 15:36


è una bella canzone ...

2/4/2009 - 19:58


Io non riesco mai ad ascoltare questa canzone senza piangere, il testo è troppo bello e troppo vero.

Sabrina - 4/4/2009 - 19:49


Vorrei far notare una correzione da fare.
Penserete che sia pignola, ma e' solo perche' amo tantissimo la canzone.
Quando dice "lascia che il vento ti passi un po' addosso/dei morti in battaglia ti PORTI la voce...." "porti e' un congiuntivo, e il senso e' "lascia che il vento ti porti la voce..", infatti poi continua "ma tu non LO udisti" (il vento...)
Quindi in inglese sarebbe "IT bears the voice..." e poi "but you didn't hear IT.."

Grazie per il vostro incredibile lavoro di raccolta di traduzioni. Mi piacerebbe contribuire con un'altra versione, invece che solo con una correzione, ma non conosco altre lingue.....

Claudia - 15/10/2009 - 05:08


Bellissima sigla del programma Mille papaveri rossi di Rai Storia

DonQuijote82 - 17/4/2011 - 18:22


Volevo ringraziare Lorenzo per l'attenzione dedicata alle poesie di Miłosz e per aver annoverato la lingua polacca fra le lingue del primo listino.
Un salud a tutti i "fedayin"!

Krzysiek Wrona - 21/4/2014 - 20:29


... col culo esposto a un radiatore / s'era assopito il cantautore...

Bernart Bartleby - 16/8/2014 - 11:16

Aggiungi...

 Nuova versione o traduzione   Commento   Segnala indirizzo per scaricare la canzone 

Pagina principale CCG
L'archivio Chi siamo Novità Guestbook Links

Segnalate eventuali errori nei testi o nei commenti a antiwarsongs@gmail.com




hosted by inventati.org