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Franco Battiato e Manlio Sgalambro: La cura

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Lingua: Italiano

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Delenda Carthago
(Franco Battiato)
Sarcofagìa
(Franco Battiato)


[1996]
Testo di Manlio Sgalambro
Musica di Franco Battiato
Album: L'imboscata



Correrò il rischio. Oggi, in morte di un filosofo che è giunto alla fama (diciamolo sinceramente) scrivendo canzoni per un conterraneo, bisognerà fare qualcosa di speciale; ma farlo senza nessun tipo d'incenso (che del resto quel filosofo, Manlio Sgalambro, avrebbe probabilmente detestato). Nel breve commento inserito prima per dare notizia della sua morte, avevo nominato questa canzone; e come non farlo. Si può dire che è nata già famosa; tre minuti dopo che è uscita ha suscitato epidemie di brividi. E' stata costruita, del resto, per questo; poiché, lo confesso senza reticenze, quei brividi li ho provati anch'io. E, quindi, correrò il rischio di essere odiato da chi i brividi li continua tuttora a provare, ora che questa canzone è diventata senz'altro una delle cinque o sei più celebri in lingua italiana, in compagnia di Volare e Caruso, per intenderci. Una costruzione praticamente perfetta. Non c'è nulla di sbagliato, come non c'è nulla di vero in quel che vi si dice; e qui risiede probabilmente tutta la sua vera forza. Si prenda ad esempio il rinomato verso: “Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono”. Le leggi del mondo? E quali sarebbero, le leggi del mondo? Sarà fatto dono delle leggi della fisica, visto che che ci sono pure le “correnti gravitazionali” (a loro volta, che accidenti sono)? Eh, la costruzione del brivido è passata anche di là, in un intreccio (invero molto sapiente) di belle parole ed eufoniche (“correnti” assieme a “gravitazionali” ci sta parecchio bene!); e si può immaginare dono più elevato delle “leggi del mondo”, figurandosi magari due amanti che si scambiano (ma perché no, in fondo) gli Elementi di Euclide, i Philosophiae naturalis principia mathematica di Newton o l' Etica di Spinoza? Ma si avrebbe un bel dire, e un bel continuare a dire; e così vai alla ricerca di uno qualsiasi dei quindicimila video de La cura sul Tubo, e ti diverti a leggere sdilinquimenti di ogni genere in tutte le lingue, dichiarazioni assolutamente assolute (tipo: “È la più bella canzone d'amore della storia”), amori eterni, primi incontri sulla spiaggia assolata al tramonto, e così via. In mezzo, magari, a intere storie (più o meno condensate) della propria vita, accenni a tragedie autentiche e a gioie passate e presenti, di tutto. Ecco, appunto, la potenza di una canzone, la sua potenza allo stato puro. “Toccare le corde”, come si dice. Poi, certo, ci saranno tanti e tanti a cui non ha toccato un bel niente; ne conosco non pochi, che detestano questa canzone e i suoi autori. Io stesso, e mi punge vaghezza di ribardilo, ho verso Franco Battiato un rapporto di odi et amo che non accenna a cambiare col tempo, perché mi rendo maledettamente conto di tutte le “operazioni” che ha combinato fin da quando andava in giro a suonare con gli strumenti elettronici sistemati sulle cassette della frutta, operazioni terribilmente riuscite -a volte- anche col sottoscritto. Da quando, poi, ci s'è messo di mezzo pure er filòsofo nichilista, non c'è stato scampo. Vabbè, è chiaro che sto sproloquiando di fronte a un cadavere ancor caldo, e che Manlio Sgalambro riposi veramente in pace. Nulla mi ha fatto di male, va detto; c'è di mezzo anche un'antipatia tanto naturale quanto inspiegabile che ho verso certe figure, a prescindere dal loro pensiero. Poi succede che faccio partire il clic de La cura, chiudo gli occhi e vedo, e penso, e ricordo certe cose; nell'intelaiatura di questa canzone, c'è pure il concetto -strappacore, strappalacrime, strappatutto- della guarigione, la “cura” appunto. Che cosa potrebbe (com)muovere maggiormente? Impossibile. Proprio oggi ho incontrato una persona conosciuta, che ha seriamente la sua giovane compagna (35 anni) gravemente ammalata, per di più in seguito ad un'operazione sbagliata alla tiroide. Ho visto il dolore, ho visto la consunzione di questa persona; sono bastati dieci minuti in un posto strano, mentre lui telefonava e io mangiavo un pezzo di polenta col formaggio. Ecco, posso capire che cosa proverebbe quella persona ascoltando questa canzone. La quale, ovviamente, crea illusioni. Crea finzione luminosa: “ti guarirò da tutte le malattie”. Addirittura una funzione taumaturgica, oltre che terapica. E, del resto, ora che ci penso quei due, Battiato e Sgalambro, agirono su di me proprio mentre me ne stavo in ospedale; tout se tient. Volle così il caso; mettiamo che avessi acceso quel famoso televisore, in quella notte, e mi fosse comparso Mino Reitano che cantava “Bronzi di Riace, bronzi della pace” (introvabile!), o invece del capitano Shackleton mi fossi ritrovato davanti al capitano Cocciolone (qualcuno se ne ricorda?). Casi, puri casi. E così proprio io, forse, oggi pago una specie di debito mettendo questa canzone nel sito; vedendo quel che è successo sulla pagina di Stranizza d'amuri (che per me, comunque, nella sua semplicità è canzone di ben altro spessore e di ben altra sincerità, senza “sgalambramenti” e senza “leggi del mondo”), posso ipotizzare che anche questa si riempirà, prima o poi, di commenti innamoratissimi, di “quori”, di santificazioni, di ricordi, di ogni cosa. E va bene, perché mi sono accorto con l'andar del tempo che la rinuncia programmatica alla comprensione e il disprezzo degli altri spanto a piene mani, quasi fosse uno stupido “marchio di fabbrica”, producono non odio (io non rifiuto affatto l'odio, e arrivo a considerarlo a volte nobile quanto l'amore), ma ridicolo. E con questo, un benvenuto alla “Cura” in questo sito proprio nel giorno della morte dell'autore delle sue falsissime parole. E ci sarebbe, a questo punto, da ragionare sulla potenza enorme della falsità, che altri chiama illusione. Talmente potente da essere confusa inestricabilmente con la “verità”; si pensi soltanto a quante “verità rivoluzionarie” si sono dimostrate sarabande di falsità. Ci potrà stare quindi anche una canzone d'amore, comunque la si veda, comunque la si ami, comunque la si detesti, comunque la si percepisca (forse fintamente) indifferente. Può darsi, chissà, che sia stata dedicata a qualche essere umano poi ammazzato senza pietà proprio in nome dell' “amore”; può darsi, chissà, che sia stata dedicata a qualche essere, umano o animale che sia, amato per davvero. E che, ovviamente, non è guarito per nulla dalla sua malattia; ma si lamenta una grossa penuria di canzoni dedicate alla scienza medica, e bisognerà farsene una ragione. O, forse, ci ha pensato CapaRezza, in una canzone intitolata poeticamente Sono troppo stitico: “Ti solleverò dalle paure e dall'ipocondria / imbottendoti di psicofarmaci”. Salud, Sgalambro. Settantadue gradi di latitudine est?....ma come cavolo ti era venuta ?!?! [RV]

Manlio Sgalambro 1924-2014
Manlio Sgalambro 1924-2014
Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che, per tua natura, normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.

Vagavo per i campi del Tennessee
(come vi ero arrivato, chissà).
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
attraversano il mare.


Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza.
I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi,
la bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi.
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
Ti salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te...
io sì, che avrò cura di te.

inviata da Riccardo Venturi - 6/3/2014 - 20:46


Vi voglio rifilare un paio di inutili consigli.
Godete del potere e della bellezza della vostra gioventù senza pensarci. Oppure pensateci (tanto è lo stesso).
Se ci pensate troppo... scompaiono subito.
Bellezza e gioventù le capirete solo una volta appassite, dicono i saggi. Ma non vi illudete troppo; tra vent’anni guarderete le vostre vecchie foto come dei santini: le adorerete in ginocchio. Quante possibilità avevate e che aspetto magnifico: non eravate per niente grassi come vi sembrava.
Niente pancia. Ma questo è il consiglio: la pancia non esclude l’erotismo; guardate Socrate: pancione e grande amatore.
Non preoccupatevi del futuro. Oppure preoccupatevene, fate voi.
Fate una cosa quando siete spaventati: cantate. Il canto è esistenza.
Non siate crudeli, oppure siatelo, ma solo un pochino.
Lavatevi bene i denti! Pulite, strigliate il vostro corpo.
Non perdete tempo con l’invidia. I Greci però l’apprezzavano e la attribuivano anche agli dei: tenetene conto.
Guardate con terrore la ragazza accanto: un giorno potrebbe essere vostra moglie. E voi ragazze guardate con orrore quel giovanottone che siede accanto a voi: un giorno potrebbe essere vostro marito!
Ricordate tutti i complimenti che ricevete. Scordate gli insulti ma non tutti. Conservate quello che vi è piaciuto di più.
Conservate le vecchie lettere d’amore: che ridere!
Non sentitevi in colpa se non sapete cosa fare della vostra vita; le persone più interessanti che conosco, a ventidue anni non sapevano che fare della propria... Ma anche dopo.
Forse vi sposerete, forse no; ma se non vi sposerete non potete divorziare: pensateci!
Godetevi il vostro corpo, usatelo in tutti i modi che desiderate. ...Si, anche in quello!
Ballate! Anche se il solo posto che avete per farlo è il soggiorno di casa vostra.
Leggete "Così parlò Zarathustra", ma tappategli prima la bocca; anche lui dà consigli. O lui, o me!
Leggete ogni genere di istruzioni ma non eseguitele. Fatelo con i medicinali: prima buttate le istruzioni, poi i medicinali.
Cercate di conoscere bene i vostri genitori. Non potete sapere quando se ne andranno… (finalmente!)
Datevi da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita. Vivete a Canicattì ma lasciatela prima che vi indurisca. Vivete a Los Angeles ma lasciatela prima che vi rammollisca.
Siate cauti nell’accettare consigli, e pazienti con chi li dispensa.
Accettate quest’ultimo consiglio: non accettate mai consigli.


Manlio Sgalambro, Accetta il consiglio.

Io non sto con Oriana - 7/3/2014 - 07:53


Interessante la tua introduzione, ma non coglie secondo me una possibile (e per certi versi convincente) interpretazione "spirituale" della canzone. Prova a pensare che a parlare sia Dio che si rivolge all'"essere umano" (l'essere speciale) che ha creato. Allora questo amore di cui indubbiamente parla la canzone potrebbe essere un amore del tutto spirituale e "la cura" non sarebbe altro che la rivelazione, o l'illuminazione se vuoi usare un termine più orientale e più consono al personaggio Battiato.

Forse e' per via di questa interpretazione che a me - da non credente - la canzone non ha mai convinto fino in fondo - nonostante la bellezza della musica e soprattutto dell'assolo di chitarra (credo che sia il chitarrista di Peter Gabriel - e si sente!).

Leonardo - 7/3/2014 - 16:23


Carissimo Leonardo, sono profondamente convinto che ogni canzone che il grande Manitù mette in terra possa avere non una o due, ma decine di interpretazioni possibili. Naturalmente, interpretando qualche cosa (una canzone, una poesia, un paio di pagine dell'elenco del telefono), si tende a trasferirvi non soltanto le proprie impressioni, ma anche e soprattutto quel che si è. Ora, chiedere al sottoscritto, Venturi Riccardo, qualcosa che abbia a che fare con la "spiritualità" è come chiedere un espresso alla napoletana in un bar di Reykjavík (o, volendo, un þorramatur da Zi' Rosa a Mergellina). Capisco naturalmente il tuo sforzo di proporre questa interpretazione da non credente, ed anche il fatto che la canzone non ti convinca; quanto a me, non mi hanno mai convinto né questa canzone, né i suoi autori "tout court". Battiato è un abilissimo manipolatore di spiritualàggini e di mistiche varie, cose che a me fanno generalmente sghignazzare dal ridere (si veda la meravigliosa parodia fatta da David Riondino). Da un lato, certo, mi suscitano buonumore; ma dall'altro anche interesse, perché comunque possono andare a cogliere -a volte- aspetti non insignificanti della vita. Ad ogni modo, certamente la tua interpretazione è possibile; dico però che, generalmente, la canzone viene intesa come una dichiarazione d'amore. Saluti!

Riccardo Venturi - 7/3/2014 - 19:20


Non ho capito. Questa canzone piace a Leonardo o no. A me no.
Devo, però, di nuovo ringraziare Riccardo (comincia a diventare una cosa irritante), per la sua presa di posizione, che condivido pienamente. Che poi, il concetto di Dio che prima faccia male e poi se ne prende cura, sembra alquanto bizzarro.
Ma qua, bisognerebbe capire prima che, sia il Dio sia la natura (che per i credenti da Esso fu creata), mica ci stanno coccolando d'amore eterno. Da quando il mondo è il mondo, qua ci tocca lottare per sopravvivere. E con questo augurio vorrei salutare tutti i coinvolti. Tristemente serio Krzysio.
Salud!

Krzysiek Wrona - 7/3/2014 - 23:18


Diciamocelo chiaro, che di filosofi poi, ce ne siano di meglio...
(krzyś)

E di parecchio meglio, anche! [RV]

7/3/2014 - 23:24


Per me, a suo modo, è un grande: l'ultimo discendente di tutta una genìa di filosofi sicelioti. E poi ripete delle banalità eterne, come soltanto un autentico filosofo greco può fare - uno di quelli del manuale di prima liceo. E anche il nome improbabile è da filosofo: Talete, Anassagora, Sgalambro. E soprattutto su una cosa ha ragione da vendere: sì, io adoro in ginocchio le mie foto di vent'anni fa (facciamo anche venticinque): ero magro, pieno di capelli, e non ero per niente goffo come mi sembrava. Ed ero un rivoluzionario. Davvero.

L.L. - 10/3/2014 - 15:05


Lo sei ancora, Leonardo. Scusa, non era nella mia intenzione (e come credo, ancora meno in questa di Riccardo), offendere gli sentimenti di chiunque e soprattutto i tuoi. Qua, ci scambiamo le idee, le pazzie, i pareri, liberamente e ogniuno pure tranquillamente avere pure torto.
E poi, dai, lo sanno tutti qua che krzys': è più ignorante de'un romano e più somaro de' un ciuco...
Stammi bene, miracommando!

krzyś - 11/3/2014 - 23:02


Grazie Krzyś, troppo buono. Non mi sono offeso, ci mancherebbe altro! Un caro saluto.

Leo - 12/3/2014 - 13:05


Ma come si fa a dire poi se "di filosofi ce ne siano di meglio....

Lukàs Karpathos - 27/3/2015 - 12:03


Le correnti gravitazionali non si sia bene cosa siano, ma le onde gravitazionali sembra che le abbiano trovate! Ma riuscirà Battiato a superarle??

Lorenzo - 11/2/2016 - 18:49


Questo non si può sapere, però in compenso oggi viene da pensare che, se le onde gravitazionali sono state prodotte dalla collisione di due buchi neri 1 miliardo di anni fa, devono sicuramente essere arrivate con Trenitalia...

Riccardo Venturi - 11/2/2016 - 20:43


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