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La patria prisionera

Inti-Illimani


Lingua: Spagnolo


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[1976]
Dall'album "Volume 6"
Da una poesia di Pablo Neruda
Musica di Sergio Ortega

intistorici


Sicuramente una delle più famose canzoni degli Inti-Illimani, basata su una poesia di Pablo Neruda scritta al tempo della dittatura di Gabriel González Videla (anni '50), e adattata forzatamente alla realtà successiva al golpe fascista di Pinochet dell'11 settembre 1973.

Nel testo della canzone sono nominate due località, Pisagua e Rancagua, che hanno fatto la storia della più dura repressione e della guerra in Cile.

Il lager di Pisagua. Installazioni costiere.
Il lager di Pisagua. Installazioni costiere.
Il porto di Pisagua, situato nella regione desertica di Tarapacá, nell'estremo nord del paese, fu tra i maggiori porti del pacifico meridionale durante la "corsa al salnitro". Appartenente originariamente al Perù, il 2 novembre 1879 il porto fu invaso dalle truppe cilene nel cosiddetto "Desembarco de Pisagua". Scoppiò la relativa e sanguinosa guerra tra il Perù e il Cile, che si concluse con il definitivo passaggio del porto e della città in mani cilene. Data la sua ubicazione in una regione desolata e desertica, Pisagua fu ben presto adibita a centro di detenzione e vi fu impiantato poi quello che è stato il più famigerato campo di concentramento del Cile e uno dei peggiori dell'intera America Latina. L' "iniziatore" fu il dittatore Carlos Ibáñez Del Campo, che lo "inaugurò" rinchiudendovi un gran numero di omosessuali su precise pressioni della chiesa cattolica locale. Negli anni '50 del XX secolo, il dittatore Gabriel González Videla, eletto anche coi voti delle sinistre e poi passato armi e bagagli al servizio della destra reazionaria e dei militari, lo "rispolverò" rinchiudendovi i comunisti cileni (risale a quest'epoca la composizione della poesia nerudiana, come detto). Infine, fu ovviamente utilizzato dal regime di Pinochet per rinchiudervi, torturarvi ed uccidervi centinaia di oppositori. Ancora oggi, nelle acque attorno a Pisagua, continuano ad essere trovati centinaia di cadaveri. Numerose fosse comuni contenenti i resti di detenuti torturati sono state reperite intorno al campo.

Il carcere di Rancagua.
Il carcere di Rancagua.
Rancagua, una importante città cilena, era invece sede di un carcere duro che rappresentò uno dei più terribili luoghi di detenzione del regime di Pinochet. A Rancagua, i prigionieri erano condotti nel vecchio carcere pubblico "riadattato", che nei mesi immediatamente successivi al golpe dell'11 settembre 1973 arrivò a contenere oltre 1200 persone. Tra i prigionieri, una grande quantità di contadini e dirigenti politici. Il carcere passò ben presto sotto l'amministrazione diretta del famigerato reggimento dell'esercito "Membrillar" (oggi Reggimento di Fanteria n° 22 "Lautaro"). Già dai primi giorni del golpe, a Rancagua vi fu una "perfetta collaborazione" tra esercito e carabineros. I cittadini venivano prima rinchiusi nelle proprie abitazioni o sui luoghi di lavoro, per essere poi trasportate ai commissariati e sottocommissariati locali (Machalí, San Francisco de Mostazal, Requinoa, Doñihue, Caletones, San Vicente de Tagua Tagua). In questi luoghi i prigionieri erano maltrattati selvaggiamente a pugni, calci, bastonate, "bolas" e altri strumenti di tortura. Spesso veniva utilizzata la corrente elettrica. In seguito, i prigionieri erano inviati al carcere di Rancagua, dove venivano di nuovo sottoposti a tortura. Dal carcere uscivano soltanto per essere "interrogati" all'Intendenza dei Carabineros, luogo dove l'uso della corrente elettrica come strumento di tortura era all'ordine del giorno. Se sopravvivevano, venivano ricondotte in carcere. Tra i principali torturatori si ricorda il capitano Jorge Rayón Ibarra del reggimento "Membrillar", capo delle pattuglie che si occupavano del trasporto dei prigionieri.

All'interno dell'Intendenza si trovava la cosiddetta Fiscalia, dove agivano i "Consigli di guerra" (Consejos de Guerra). Qui un altro famigerato torturatore, il tenente Medina, si divideva tra l'attività di consigliere militare e quella di boia, ben sostenuto dal comandante dei "Consigli di guerra", il tenente colonnello Cristián Ackerner San Martín. Una volta condannati, i prigionieri venivano inviati di nuovo al carcere di Rancagua per scontare la pena. Ma anche quando non erano condannati, spesso venivano tenuti in carcere. A chi invece usciva, la Gendarmeria consegnava un "Certificato di reclusione". Molti dei detenuti, una volta rilasciati, venivano prelevati e inviati in confino in diverse località del paese.
Patria de mi ternura y mis dolores,
Patria de amor de primavera y agua,
hoy sangran tus banderas tricolores
sobre las alambradas de Pisagua.

Pero saldrás al aire a la alegría
saldrás del duelo de estas agonías
y de esta sumergida primavera,
libre en la dignidad de tu derecho
y cantará en la luz y a pleno pecho
tu dulce voz ¡oh! Patria prisionera.

Existes, Patria, sobre los temores
y arde tu corazón de fuego y fragua,
hoy entre carceleros y traidores,
ayer entre los muros de Rancagua.

Pero saldrás al aire a la alegría
saldrás del duelo de estas agonías
y de esta sumergida primavera,
libre en la dignidad de tu derecho
y cantará en la luz y a pleno pecho
tu dulce voz ¡oh! Patria prisionera.

inviata da Riccardo Venturi - 13/8/2006 - 09:04




Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
13 agosto 2006
LA PATRIA PRIGIONIERA

Patria della mia tenerezza e dei miei dolori,
Patria di amore, di primavera e d’acqua,
oggi sanguinano le tue bandiere tricolori [*]
sui recinti in filo spinato di Pisagua.

Però uscirai all’aria, all’allegria,
uscirai dalla pena di queste agonie
e da questa sommersa primavera [**]
libera nella dignità del tuo diritto
e canterà nella luce a pieno petto
la tua dolce voce, o Patria prigioniera.

Esisti, Patria, al di là dei timori
e arde il tuo cuore di fuoco e fucina,
oggi tra carcerieri e traditori,
ieri tra le muraglie di Rancagua.

Però uscirai all’aria, all’allegria,
uscirai dalla pena di queste agonie
e da questa sommersa primavera [**]
libera nella dignità del tuo diritto
e canterà nella luce a pieno petto
la tua dolce voce, o Patria prigioniera.
[*] La bandiera cilena consta di tre colori, il rosso, il bianco e il blu.

[**] L’11 settembre, nell’emisfero sud, appartiene (quasi) alla primavera (in realtà è uno degli ultimi giorni dell’inverno).

13/8/2006 - 09:43




Lingua: Italiano

Questa versione in italiano, presente nel disco "Inti-Illimani 4 Hacia la libertad" del 1975, è quella cantata dagli Inti-Illimani come controcanto della canzone.
Patria di tenerezza e di dolori,
Patria d'amore d'acqua e primavera,
sanguinan le bandiere tricolori
sopra i fili spinati di Pisagua.

Tornerai alla luce e all'allegria
dalle pene uscirai dell'agonia
e da questa sommersa primavera
libera e degna del tuo buon diritto
e canterà nel vento a pieno petto
la voce tua Patria prigioniera.

Patria sei al di là dei timori,
arde il tuo cuor di fuoco e nella forgia,
oggi fra carcerieri e traditori,
ieri fra le muraglie di rancagua.

Tornerai alla luce e all'allegria
dalle pene uscirai dell'agonia
e da questa sommersa primavera
libera e degna del tuo buon diritto
e canterà nel vento a pieno petto
la voce tua Patria prigioniera.

inviata da Jacopo Capurri - 27/7/2015 - 22:52



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