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Comica finale [Ma che aspettate a batterci le mani]

Dario Fo
Lingua: Italiano

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[1958]
Testo di Dario Fo
Musica di Fiorenzo Carpi
Dallo spettacolo "Ma che aspettate a batterci le mani"

Dario Fo e Franca Rame.
Dario Fo e Franca Rame.

Ma che aspettate a batterci le mani
a metter le bandiere sul balcone?
Sono arrivati i re dei ciarlatani
i veri guitti sopra il carrozzone.
Venite tutti in piazza fra due ore
vi riempirete gli occhi di parole
la gola di sospiri per amore
e il cuor farà tremila capriole.

Napoleone primo andava matto per 'sto dramma
ed ogni sera con la sua mamma
ci veniva ad ascoltar.
Napoleon di Francia piange ancora e si dispera
da quel dì che verso sera ce ne andammo
senza recitar.

E pure voi ragazze piangerete
se il dramma non vedrete fino in fine
dove se state attente imparerete
a far l'amore come le regine
e non temete se stanotte è scuro
abbiamo trenta lune di cartone
con dentro le lanterne col carburo
da far sembrare la luna un solleone.

Ma che aspettate a batterci le mani
a metter le bandiere sul balcone
sono arrivati i re dei ciarlatani
i veri guitti sopra il carrozzone.
Vedrete una regina scellerata
innamorata cotta del figlioccio
far fuori tre mariti e una cognata
e dar la colpa al fato del fattaccio.

Napoleon francese per vederci da vicino
venne apposta sul Ticino
contro i crucchi a guerreggiar.
Napoleone primo che in prigione stava all'Elba
vi scappò un mattino all'alba
per venire a batterci le mani.

Ma che aspettate a batterci le mani
a metter le bandiere sul balcone...

inviata da Riccardo Venturi - 28/3/2006 - 14:02


Storia di treni, di Dario Fo, del Venturi e d'un biglietto
Dal newsgroup it.fan.musica.guccini, 17 ottobre 2000.

Stazione di Imola.
Stazione di Imola.


17 ottobre 2000.
Una giornata da tregenda per le comunicazioni ferroviarie. Il Po sta straripando dalle parti di Piacenza e altrove, i treni provenienti da Milano e dal Triveneto portano ritardi mostruosi (fino a sei ore) e bloccano, ovviamente, le linee.
Naturalmente, proprio in questa giornata il Venturi ha deciso di farsi un bel viaggio in treno. Per far cosa, non è importante.

Ore 13,20, Stazione di Bologna. Binario 3.
Il nostro eroe ce l'ha fatta, prendendo al volo a Firenze un intercity che partiva con 1 ora e 20 di ritardo, ad arrivare a Bologna. È ad oltre tre quarti del viaggio e deve aspettare un regionale che, tanto per non esser da meno dei fratelli maggiori, porta il suo bravo ritardino di trentacinque minuti.
Se ne sta buono buono a sedere su una di quelle pancacce delle stazioni, a leggere la sua Storia della lingua ebraica (di tale Mireille Hadas-Lebel, edizioni La Giuntina, Firenze), con addosso una giaccaccia spelata verde comprata dieci anni fa e un paio di bluggìnz.
Davanti a lui, di spalle, un signore anziano un po' spaesato chiede a due ragazzine se il treno per Ancona parte proprio da quel binario; in testa, un basco beige.

Il Venturi si dice tra sé e sé:"Ma guarda quello con quel basco...sembra quasi Dario Fo!"
Non fa in tempo a finire di pensarlo, che quello si volta; beh, non è che "sembrava" Dario Fo. Era Dario Fo.

Le ragazzine si allontanano senza aver la minima coscienza d'aver appena dato un'informazione a un premio Nobel per la letteratura; il Venturi sta un attimo a guardare con un moto di legittima sorpresa. Poi si riprende la sua naturale timidezza ben nascosta, abbassa la testa e si rimette a leggere la sua storia dell'ebraico.

Tutto sarebbe finito lì se il Dario Fo non fosse un curiosone.
Si mette a guardare il Venturi, il quale, in quel momento, comincia ad avere dei sudorini freddi e a desiderare ardentemente d'essere al binario due, otto, dodici, cazzotipare.

- "Ma è una storia della lingua ebraica?"
- "Eh..........sì......."
- "Interessante! Lei studia l'ebraico?"
- "Sì...veramente l'ho già studiato, ma...eh...."
- "Ma è una cosa singolare, sa?...", e tira fuori un libriccino con una pièce teatrale di Moni Ovadia.
- "Lo conosce questo?"
- "Come no? L'ho incontrato su un accelerato iermattina...."

(Dario Fo prorompe in una risata pressoché omerica. Il Venturi resta lì con la faccia da perfetto ebete che sa assumere in certe occasioni, a meditare sulla bischerata testè detta; ma, insomma, il fosso è saltato -anche perché l'interregionale è arrivato. Dario Fo e il Venturi, con reciproci convenevoli, s'accomodano in un bello scompartimento di seconda classe per non fumatori).

- "Insomma, lei ha studiato l'ebraico? Lei è ebreo?"
- "No, sono livornese."

(E continua la serie di clamorose bischerate del Venturi).

- "Di Livorno? Bella città, mi piace."

(Moto di orgoglio campanilistico del Venturi, che lo fa riprendere subitaneamente mentre, nello scompartimento, i viaggiatori hanno riconosciuto l'illustre passeggero -dicevo Dario Fo, eh! A questo punto, Riccà, devi tirar fuori le unghie; è in ballo quel poco d'onore che t'è rimasto).

- "E' bella, ma c'è anche una delle più grosse comunità ebraiche d'Italia. Lei sa di sicuro che il rabbino capo d'Italia, Elio Toaff, è livornese di nascita. Ed era livornese anche Moses Montefiore, uno dei più grandi pensatori ebraici della haskalàh..."

- "La cosa...?"
- "La haskalàh! L'illuminismo ebraico!"

(Cazzo!!!! Cazzo tre volte!!! Ho preso in castagna un premio Nobel per la letteratura sull'haskalàh!!!)

- "Interessante...ma ha qualcosa a che vedere con l'Illuminismo nel senso più generale?"

(E qui il Venturi, tra Bologna e Castel San Pietro, comincia a tenere a Dario Fo una conferenza sull'Illuminismo ebraico da Moses Mendelssohn fino a Mendele Mocher Sforim, scivolando sempre più nella linguistica e
nella rinascita dell'ebraico -diretta filiazione della haskalàh- fino ad arrivare al Sionismo di Theodor Herzl e a Eliezer Perlman Ben Yehuda. Dario Fo ascolta, con l'unica eccezione di un minutino in cui riceve una telefoninata da una tizia che lo deve andare a prendere a Cervia.
Proprio in questo minutino il Venturi, che non sa che fare, apre la borsa e tira fuori due fogli.)

E lo sapete che cosa contenevano quei due fogli?
La stampa del post di Marco Favero su Guccini e Vecchioni.
Me l'ero stampata prima di partire perché volevo rileggere meglio il post per poi rispondere a Marco.

Finisce la telefonata.

- "Mi scusi, e quelli cosa sono? Deve leggere qualcosa sull'haskalàh?" "No, no....non c'entra nulla l'haskalàh, qui. Sa, io sono dentro a una specie di gruppo virtuale su Internet..."
- "Ah, un newsgroup!"

(Ecco, bravo imbecille d'un Venturi. E volevi che Dario Fo non sapesse cos'è un newsgroup? Con questo ti sei appena perso i punti guadagnati a forza di haskalate).

- "Sì, certo, un newsgroup...su Francesco Guccini."
- "Ah! Ahaha! Il Maestrone! [sic]. E che cosa scrivete su Guccini? Mi fa leggere, per favore?"
- "Come no...tenga pure."

(E Dario Fo si legge avidamente tutto il post di Marco Favero.)

- "Però...certo che dovete essere dei bei tipi! Senta, per cortesia, me lo potrebbe lasciare? Se ho occasione di vedere il Vecchioni, glielo faccio leggere..."
- "Ma certo, le pare..."

(No, Marco, *non* ti sto prendendo in giro. Il tuo post potrebbe finire in mano a Roberto Vecchioni per tramite di Dario Fo.)

- "Lei dove scende?"
- "A Imola"
- "A Imola? Peccato. Io vado a Cervia. Manca molto a Imola?"
- "Cinque minuti circa..."
- "Senta, lei ci viene a teatro?"
- "Sì, ci vengo. Se per questo, guardi che di sue cose ne ho viste diverse, a partire da un Mistero Buffo al Teatro Tenda a Firenze nel '79, poco prima del concerto di De André..."
- "Ah, c'era? Le piacque?"
- "Molto, mi piacque molto..."

E qui il Venturi dà fuori di testa. Con mossa astuta si mette a fare il grammelot davanti al suo inventore. Ma un grammelot livornese, quello padan-francese non gli riesce. Venti secondi di follia totale ogni tanto
bisogna prenderseli; i viaggiatori ridacchiano.

- "Eh, ma complimenti! Però questo è un po' diverso dal mio..."
- "Mi scusi..."
- "Di che cosa?"
- "Senta, me la fa una cortesia?"
- "Se posso..."
- "Me lo scriverebbe un salutino ai miei amici di quel gruppo...?"
- "Quello su Guccini?"
- "Quello su Guccini."
- "Dove glielo scrivo?"

Panico.
Dove me lo scrive?

Colpo di genio.
La storia della lingua ebraica!

- "Me lo potrebbe scrivere qui, per favore?"
- "Sul libro? Ma non si sciupa?"
- "Ma no...."
- "Va bene, allora...come si chiama?"
- "Eh...puo' scrivere la sigla tutta maiuscola, IFMG..."
- "Ma io dicevo lei...lei come si chiama?"
- "Ah! Io mi chiamo Riccardo. Però ci dovrebbe scrivere anche IFMG..."
- "Ci scrivo tutto quel che vuole..."

Prende una penna e scrive, nella pagina bianca all'inizio, sotto "Collana Schulim Vogelmann, nº 42":

A RICCARDO PER AVERMI DELIZIATO CON LA ...

- "Scusi, come si scrive quella cosa dell'Illuminismo?"
- "H-a-s-k-a-l-à-h."

A RICCARDO PER AVERMI DELIZIATO CON LA HASKALÀH E CON IL SUO GRAMMELOT PERSONALE
AL GRUPPO IFMG PER....


- "Che ci scrivo?"
- "Ci scriva questo:"

AL GRUPPO IFMG PER IL SUO INTELLIGENTE SOGNARE ED INCESPICARE
CON AMICIZIA
DARIO FO.

28/3/2006 - 14:24

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