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Que pasó, que pasó

Manu Chao
Lingue: Spagnolo, Portoghese

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dal disco dal vivo "Radio Bemba Sound System" (2002)

È il riadattamento di "Eldorado", una canzone di "Proxima Estación: Esperanza", e si riferisce ai fatti di Genova. Nei concerti era seguita dalla musica di Pinocchio, a sottolineare la marea di balle raccontate dal governo e dalla polizia italiana.

La canzone mi sembra in un misto di spagnolo e portoghese

Manu Chao Live in Genova contro il G8

Que pasó que pasó?
A policia llegó
Que pasó que pasó?
A policia mató

Que pasó que pasó?
A policia llegó
Que pasó que pasó?
Chacina no Genova
Chacina no Genova

inviata da Lorenzo Masetti - 15/10/2005 - 11:39


confronta con l'originale

Lingua: Italiano

Versione italiana di Lorenzo Masetti

CHE È SUCCESSO, CHE È SUCCESSO?

Che è successo, che è successo?
La polizia è arrivata
Che è successo, che è successo?
La polizia ha ammazzato

Che è successo, che è successo?
La polizia è arrivata
Che è successo, che è successo?
Massacro a Genova
Massacro a Genova

15/10/2005 - 11:41


Tanto per ricordare cosa successe veramente nel mattatoio di Bolzaneto... per quel che vale, visto che i responsabili non si faranno un solo giorno di galera e sicuramente avranno una brillante progressione di carriera...

Da La Repubblica

La ricostruzione, in 600 pagine, dei fatti accaduti tra il 21 e il 22 luglio. Secondo i pm, ci furono torture. La corte non lo ha riconosciuto

Bolzaneto, il "girone infernale" dove il diritto era sospeso

GENOVA - Nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001 la caserma di Bolzaneto, dove furono condotte le persone arrestate nei giorni del G8, è stata descritta dai pm "Un girone infernale" e un luogo di tortura fisico e psichico.

Secondo l'accusa sarebbero avvenuti episodi di vera e propria tortura che avrebbero violato la dignità umana e i più significativi diritti alla persona. Anche in infermeria, medici e agenti avrebbero inflitto vessazioni agli arrestati feriti.

I pm, nella loro lunga requisitoria, raccolta in una memoria di 600 pagine, affermarono che nella "caserma di Bolzaneto furono inflitte alle persone fermate almeno quattro delle cinque tecniche di interrogatorio che, secondo la Corte Europea sui diritti dell'uomo, chiamata a pronunciarsi sulla repressione dei tumulti in Irlanda negli Anni Settanta, configurano 'trattamenti inumani e degradanti'".

L'accusa però, non potendo contestare il reato di tortura, che non esiste nel nostro ordinamento, ha scelto di chiedere per i vertici apicali preposti alla struttura l'art.323 (abuso d'ufficio) oltre alla violazione della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, abuso d'autorità nei confronti di persone arrestate o detenute, minacce, ingiurie, lesioni. Il tribunale di Genova, con la sua sentenza, ha evidentemente deciso

I reati contestati saranno tutti prescritti nel 2009, ma le eventuali condanne consentiranno alle parti civili di chiedere un risarcimento o ottenere già oggi una provvisionale, chiesta da tutti i loro legali.

Nel "girone infernale", descritto dai pm, c'erano ragazzi e ragazze picchiati, tenuti ore e ore in piedi con le mani alzate, accompagnati in bagno e lasciati con le porte aperte, insultati, spogliati, derisi e minacciati di guai peggiori, tra cui la sodomizzazione, un salame usato come manganello, una mano divaricata e spezzata.

Le ragazze erano chiamate "troie, "puttane" come accadde a Sara Bartezaghi a cui agenti dissero anche, ricordando la morte di Carlo Giuliani: "Ne abbiamo ammazzato uno, ne dovevamo ammazzare cento". C'è poi la testimonianza di Massimiliano A., 36 anni, napoletano, disabile al cento per cento. "Gli agenti mi hanno preso in giro - ha raccontato al processo - per la mia bassa statura, insultandomi con 'Nano buono per il circo', 'Nano di merda', 'Nano pedofilo'". Il pm ha ricordato che Massimiliano per un'ora non riuscì a farsi accompagnare in bagno, per cui si fece addosso i suoi bisogni e rimase sporco a lungo perchè gli impedirono di pulirsi.

Un altro episodio riguarda Katia L., minacciata dagli agenti di farle fare la stessa fine di Sole (Maria Soledad Rosas), l'anarchica argentina che si suicidò in carcere dopo la morte del compagno, entrambi arrestati nell'ambito dell'inchiesta sugli attentati contro la Tav in Valle Susa. La ragazza si sentì male e vomitando sangue venne portata in infermeria dove un medico le somministrò dell'ossigeno. Al rifiuto della ragazza di sottoporsi ad una iniezione il medico la liquidò: "Vai pure a morire in cella".

(14 luglio 2008)

Alessandro - 15/7/2008 - 08:20


Nella versione originale, la parola e "chacina" (massacro), non "chancinha", che non vuol dire niente

jaleo - 18/10/2010 - 17:23

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