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Pranzo al G8

Mauro Geraci
Lingua: Italiano


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genova pestaggi
Genova - G8

Versi e musica di Mauro Geraci
con versi da "Litania" di Gino Caproni

Polipo cotto si mangiano in otto,
fuori c’è caldo per questo G8.
Ferrari e Berlucchi son gli aperitivi
e il sangue è l’olio dei liguri ulivi.
Poi lasagnette al pesto leggero,
col pesto pesante si va al cimitero.
Di pesce e di scampi si riempion le panze
e sulle strade che strane mattanze.
Poi per dessert
un toscano ed un porto
davanti a Carlo
in tivvù steso morto.

Genova città intera,
geranio, polveriera.
Genova di ferro e aria,
lavagna ed arenaria.
Genova verticale,
vertigine, aria e scale.
Genova nera e bianca,
cacumine e distanza.
Genova dove non vivo,
mio nome, sostantivo.
Genova mia tradita,
rimorso per la vita.
Genova di limone,
di specchio e di cannone.
Genova ferro e sole,
rincorse e sassaiole.

Ora che han fatto
questo grande banchetto
i rifiuti dal piatto
passan nel cassonetto.
Un po’ d’olio sprecato
qualche pezzo di polpa
ed un occhio sfondato
da chi mai non ha colpa.
E le lische e le teste
ora puzzan di morte,
sono vuote le ceste
ed è vuota la corte.
Sono sporchi i bicchieri
di fumo e di mosto,
tovaglioli striati
di sugo e d’arrosto.
Lacrimogeni e gas
han gettato abbastanza,
ora Carlo piangiamo
e poi andiamo in vacanza.

Genova illividita
inverno nelle dita.
Genova tutta tetto,
macerie, castelletto.
Genova di torri bianche,
di lucri, di palanche.
Genova ch’è tutto dire,
sospiro da non finire.
Genova quarta corda
sirena che non si scorda.
Genova di grigie mura,
distretto, la paura.
Genova dell’entroterra
di sassi rossi e guerra.
Genova balneare
di un bagno ma non di mare.

inviata da adriana - 1/7/2005 - 10:31

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