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Prijatelj ga kaže više ne poznaje

Rade Serbedzija


Lingua: Croato

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[1993]

London, 1993.

Prijatelj ga kaže više ne poznaje

NOTA: Questa poesia è stata inserita nel sito tempo fa, ma non credo che sia mai stata messa in musica. Si trova invece un video in cui è recitata dall'autore.
A jurili smo ženske nekada zajedno
i obijali kavane
nedjeljom sve do podne spavali
oblak ti ne jebem
u istom gradu rođeni u istu školu išli
zna baraba sve o meni i ja o njemu
zna što me boli i gdje sam naročito osjetljiv
na kiti sam mu pokazao veliku bradavicu
kažem
samo on to od muških zna
I sad me kao ne pozna...
Bitanga jedna obična
pizda mu materina
prije deset godina na ramenu mi ko djete plakao
kad ga je žena ostavila
Što ga ne pustih onda da se ko čovjek ubije
nikad ne bih barem saznao
kakva je kučka bio
moj prijatelj
za koga sam nekad mislio
malo je i život za njega da se da
a sad me kao ne pozna...
Ma briga me za politiku
ovaj rat je obična svinjarija
al on i ja bili smo ko brata dva
znam da je bio zarobljen
kažu da su mu i u usta pišali
u redu svi smo znali
što čine tamo oni vandali
ta svuda na svijetu ima govana
Al mi smo bili majku mu
najbolja druga dva
a sad me kao ne pozna...
Kad mu je majka umrla
ej čovječe
ko da je moja presvisla
Pili smo do besvjesti
tri noći i tri dana
znao je lupež napamet Jesenjina
sina mi jedinog krstio
iako je druge vjere bio
Ma ko je o tome onda mislio
svi smo bili dio raje
a sad me kao ne poznaje
Govori tako
pa onda najednom zašuti
Gleda kroz prozor i dugo šuti
Zatim uzdahne duboko
prođe rukom kroz kosu
čini se da bi rekao nešto
nešto i o sebi
Odmahne samo rukom
upali novu cigaretu
i otpuhne u oblaku dima:
a sad me kao ne pozna...

inviata da Riccardo Venturi - 21/5/2005 - 23:13




Lingua: Italiano

Versione italiana di Monia Verardi
L'AMICO DICE DI NON RICONOSCERLO PIÙ

Correvamo in tutta fretta dietro alle donne una volta, tutti insieme
irrompevamo nei caffé
tutte le domeniche dormivamo fino a tardi
vaffanculo alle nuvole
siamo nati nella stessa città, andati alla stessa scuola
Baraba sa tutto di me e io di lui
sa cosa mi dà noia e dove sono particolarmente sensibile
addirittura gli mostrai sul mio pene una grande verruca
vi assicuro
che solo lui di tutti i miei amici maschi lo sa
e ora è come se non mi riconoscesse più
il solito vagabondo
figlio di puttana
dieci anni fa mi pianse sulle spalle come un bambino
quando la donna lo lasciò
perché non gli permisi di uccidersi come un vero uomo
questo non lo saprò mai
che carogna che è stato il mio amico
per il quale una volta ho pure pensato che
la vita era troppo breve per lui per arrendersi
e ora è come se non mi riconscesse più...
Ma che me ne frega della politica
questa guerra è la solita porcheria
ma io e lui eravamo come due fratelli
so che è stato catturato
dicono che gli hanno pisciato anche in bocca
lo abbiamo saputo tutti mentre eravamo in fila
anche cosa fanno laggiù quei vandali
che purtroppo ci sono dappertutto
ma noi siamo stati per lui come una madre
la migliore dopo la sua
e ora non mi riconosce più
Quando sua madre morì
ehi ragazzo
è come se fosse stata la mia a morire
Ci siamo ubriacati tre notti e tre giorni
il bastardo sapeva a memoria Jesenjin (*)
mi battezzò il bambino
anche se era di un'altra religione
forse perché pensava
che fossimo tutti parte dello stesso paradiso
e ora non mi riconosce più
parla così
ma poi all'improvviso si zittisce e tace a lungo
guarda dalla finestra e tace a lungo
quindi sospira profondamente
passa la mano sulla pelle
sembra che stia per dire qualcosa
qualcosa su di lui
Fa un gesto con la mano
si accende un'altra sigaretta
e soffia una nuvola di fumo verso il cielo:
e ora non mi riconosce più...
NOTA - SERGEJ JESENJIN

(*) Il poeta Sergej Jesenjin nacque nel 1895 in un piccolo villaggio in Russia. In seguito frequentò l'università ed entrò in contatto con molti scrittori che lo influenzarono. Alcolista, Sergej Aleksandrovic Jesenjin si suicidò il 28 dicembre 1925 all'hotel "Angleterre" a Leningrado. Prima del suicidio scrisse una delle sue poesie piu' belle "Dovidjenja druze moj" (Arrivederci mio caro)

inviata da Monia Verardi - 10/7/2005 - 11:24




Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Ginevra Pugliese
dalla raccolta poetica di Rade Šerbedžija L’amico dice di non conoscerlo più, Galaad Edizioni
L'AMICO DICE DI NON CONOSCERLO PIÙ

Andavamo insieme dietro alle donne una volta
e giravamo per i bar
di domenica dormivamo fino a mezzogiorno
che diamine
nati nella stessa città frequentavamo la stessa scuola
il farabutto sapeva tutto di me e io di lui
sapeva cosa mi faceva male e dove ero più sensibile
sul pene gli avevo mostrato una grossa verruca
dico
solo lui tra i maschi lo sapeva
e adesso fa finta di non conoscermi...
che stronzo
che figlio di puttana
dieci anni fa piangeva sulla mia spalla come un bambino
quando la moglie lo piantò
perché non ho lasciato che si ammazzasse quella volta
non avrei mai pensato
che fosse così bastardo
il mio amico
per il quale una volta pensavo
che non mi sarebbe bastato dare la vita per lui
e ora fa finta di non conoscermi...
che me ne frega della politica
questa guerra non è nient'altro che una porcheria
ma io e lui eravamo come due fratelli
so che l'avevano fatto prigioniero
dicono che gli avevano pisciato anche in bocca
va bene tutti sapevano
che facevano là quei vandali
in tutto il mondo ci sono delle merde
ma io e lui credetemi
eravamo i migliori amici che possono esserci
e adesso fa finta di non conoscermi...
quando sua madre morì
per Dio
come se la mia se ne fosse andata
bevemmo fino a svenire
tre notti e tre giorni
il furfante sapeva a memoria Esenin
aveva tenuto a battesimo il mio unico figlio
anche se era di fede diversa
ma chi badava a questo allora
facevamo tutti parte della stessa gente
e adesso fa finta di non conoscermi...
dice così
poi all'improvviso tace
guarda attraverso la finestra e rimane a lungo in silenzio
si passa la mano tra i capelli
sembra voglia dire qualcosa
qualcosa anche di sé
fa solo un cenno con la mano si accende un'altra sigaretta
e soffia verso la nuvola di fumo
e adesso fa finta di non conoscermi...

23/3/2016 - 23:17


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