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Nedjelja kad je otiš'o Hase

Zabranjeno Pušenje


Lingua: Bosniaco


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[1985]
Sexon / Karajlić
Album: Dok čekaš sabah sa šejtanom

“Fratello, non posso giocare per i soldi e stare a sentire come devo giocare, posso giocare solo a Sarajevo”. Nei pressi dello stadio Koševo di Sarajevo, che oggi porta il nome di Asim Ferhatović “Hase”, una scritta su un muro ricorda la frase attribuita al calciatore in risposta alla domanda sul perché avesse deciso di non giocare in Europa.
“Fratello, non posso giocare per i soldi e stare a sentire come devo giocare, posso giocare solo a Sarajevo”. Nei pressi dello stadio Koševo di Sarajevo, che oggi porta il nome di Asim Ferhatović “Hase”, una scritta su un muro ricorda la frase attribuita al calciatore in risposta alla domanda sul perché avesse deciso di non giocare in Europa.


Jugoslavia, il lungo addio. Una canzone, un calciatore, un paese che scompare
di Chicco Elia, da East Journal, 13 giugno 2014.

Satira e Metafora sono due fuoriclasse. Una coppia d’attacco, di quelle che sanno incrociarsi in profondità, tagliando a fette le difese avversarie. Una di quelle coppie dove l’intesa o la giocata solitaria producono lo stesso risultato: il trionfo delle idee, la realizzazione della rete.

I grandi tecnici, però, hanno sempre spiegato che senza una buona difesa, capace di leggere i messaggi che le coppie d’attacco avversarie si lanciano, o capaci di proteggere le reti realizzate dal proprio attacco, non si vince.

Una versione sportiva del mito di Cassandra, dove i segnali vanno interpretati, non potendo essere chiari per capriccio degli dei. Una capacità di interpretazione che spesso riposa dove meno te lo aspetti, magari in una band rock, ironica e tagliente.

Questo è stato, a metà degli anni Ottanta, nella Jugoslavia, il ruolo degli Zabranjeno Pušenje (Vietato Fumare), gruppo fondato all’inizio degli anni Ottanta un gruppo di amici che frequentavano lo stesso liceo di Sarajevo e che vivevano nella stessa via, Fuada Midžića nel quartiere di Koševo. Tutti i suoi componenti erano collegati anche alla trasmissione televisiva Top Lista Nadrealista. Tanti i loro pezzi e le loro scene in tv che hanno, con una lucidità che lascia a tratti sgomenti, anticipato il dramma che stava per colpire il Paese; quella guerra assurda e fratricida che non avrebbe mai più potuto rendere possibile la Jugoslavia della fratellanza. Un’analisi lucida e profonda, nostalgica e ironica, di un mondo che scompariva tutto attorno a un gruppo di ragazzi che la storia faceva crescere troppo in fretta.

Nel loro grande repertorio, per questo blog, ho scelto di ricordare una canzone, dal titolo Nedelja kad je otiš’o Hase (La domenica che Hase è andato via). Brano del 1987 [Il brano è in realtà del 1985, CCG/AWS Staff], che racconta l’ultima partita con la maglia del FK Sarajevo di Asim Ferhatović, centravanti icona della squadra bosniaca. Una domenica del 1967, quando i membri della band erano poco più che bambini, il bomber che aveva rifiutato i soldi dell’Europa per la sua Sarajevo salutava i tifosi dello stadio Koševo, nel quartiere dove si è formata la band.

Composero il brano alla morte di Ferhatović, il 25 gennaio del 1987 [Ferhatović è effettivamente morto in quella data, ma la canzone risulta già in un album del 1985, v. sopra, CCG/AWS Staff], mentre tutto attorno la Jugoslavia si infiammava, lentamente e inesorabilmente. Morto il maresciallo Tito nel 1980, i nazionalisti delle varie repubbliche soffiavano sul fuoco del separatismo e dell’odio.

Il testo di questo brano, raccontando l’ultima partita di un mito della loro infanzia, è un lungo addio alla Jugoslavia. Perché al di là del salutare un grande calciatore, salutano quel sentirsi tutti uniti attorno a un simbolo, come lo erano stati Tito, la Resistenza contro il nazismo, la fratellanza della Jugoslavia.

La malinconia verso un periodo dove i cuori riuscivano a battere all’unisono, come allo stadio, per un sogno che unisce anche persone diverse. Un significato della canzone che gli stessi autori non hanno mai smentito, con il coro finale, da brividi, nel quale la folla urla "Jugoslavia, Jugoslavia". Un grido struggente, che nelle parite del calcio degli anni successive diventerà ruggito di rabbia, ma che per quei ragazzi rappresentava l’urlo disperato di una generazione intera.

Che andava verso una guerra che non voleva, ma che gli sarebbe toccato combattere. Un inno alla condivisione, all’unione attorno a un comune sentire, che purtroppo restò inascoltato. Salutavano Hase, soprannome di Ferhatović, salutando la loro giovinezza, la casa comune, poco prima che iniziasse a bruciare., salutando la loro giovinezza, la casa comune, poco prima che iniziasse a bruciare.


dokchekashLa canzone fa parte del secondo album degli ZP, "Dok čekaš sabah sa šejtanom" ("Mentre aspetti l'alba assieme al diavolo"). L'album uscì nel luglio del 1985; era stato registrato al SIM Studio di Zagabria. Si tratta del primo album doppio degli ZP. Curiosamente, l'album contiene anche un arrangiamento rock della famosa "Ne me quitte pas" di Jacques Brel. [RV]
Ljudi su išli u kolonama
Nikom nije smet'o vjetar sto je dun'o
Te majske nedjelje je došao Osijek
Al' opet je Koševo bilo puno

Bio sam tad još sasma mali
I nisam znao zašto neki plaču
Rekoh sebi - provuću se džaba
Sjesti negdje i navijat ću

Prođoh pokraj jednog redara
On samo svoju cigaru pali
Kaže prođi sad i ne boj se ništa
Danas te nitko neće dirati, mali

Sjedoh negdje u gužvu, u raju
I čuh samo brujanje mase
Danas nam odlazi Asim Ferhatović
Danas nam odlazi naš Hase

Nedjelja kad je otiš'o Hase
Nedjelja kad je otiš'o Hase
I BBC na mome radiju,
"Oslobođenje" u mojim rukama

I dok je utakmica ova trajala
Stariji ljudi su uzimali riječ
Sine, Hase je tuk'o
Engleze, Švabe, Ruse
I ovo sad mu je posljednji meč

Bješe rezultat 1 - 1
Kad sudija odsvira kraj
Spustiše se zastave stadiona Koševo
Stade jedna nedjelja
Da se nastavi maj

Nedjelja kad je otiš'o Hase
Okrenu se Hase poslednji put
Nedjelja kad je otiš'o Hase
Uzdignutih pesnica i ozarena lica
Nedjelja kad je otiš'o Hase
Kao da veli: mene više nema
Al' imate još mnogo važnih utakmica

Izlazili smo svi iz stadiona ćutke
Čulo se samo brujanje mase
Poneki usklik i poneka zastava
Svi u napad, jedan je Hase!

Svi u napad, svi u napad
Svi u napad, jedan je Hase
Svi u napad, svi u napad
Svi u napad, jedan je Hase
Ju-go-slavija, Ju-go-slavija!
Ju-go-slavija, Ju-go-slavija!

inviata da Gaspard de la Nuit - 1/9/2016 - 02:15



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Gaspard de la Nuit
1° settembre 2016 03:40

asimfer
LA DOMENICA CHE HASE SE N'È ANDATO

La gente camminava incolonnata
Nessuno badava al vento che soffiava
Quella domenica di maggio arrivava l'Osijek [1]
Ma il Koševo era pieno, in ogni caso

Ero piccolissimo a quel tempo
E non sapevo perché qualcuno piangeva
Dissi fra me: farò il portoghese,
Mi siederò da qualche parte e farò il tifo

Passai oltre una guardia,
Non fece altro che accendersi una sigaretta
Mi disse, Su vai avanti e non aver paura,
Oggi nessuno ti toccherà, ragazzino

Sedetti da qualche parte tra la gente accalcata [2]
E sentivo solo il brusio della folla
Oggi Asim Ferhatović ci lascia,
Oggi ci lascia Hase

La domenica che Hase se n'è andato
La domenica che Hase se n'è andato
La mia radio sulla BBC
E l'Oslobođenje [3] in tasca

E mentre la partita andava avanti
I più anziani dicevano a alta voce,
Ragazzo, Hase ha battuto
Gli inglesi, i crucchi e i russi
E questa è la sua ultima partita

Il risultato fu di uno a uno.
Quando l'arbitro fischiò la fine
Si abbassarono le bandiere dello stadio Koševo
Terminò una domenica
Ma il mese di maggio continuò.

La domenica che Hase se n'è andato,
Che Hase ha giocato per l'ultima volta
La domenica che Hase se n'è andato
Coi pugni chiusi e il sorriso in faccia
La domenica che Hase se n'è andato
Come per dire: io non ci sarò più
Però voi avete tante altre partite importanti

Tutti lasciammo lo stadio in silenzio,
Si sentiva solo il brusio della folla.
Qualche grido, qualche bandiera,
Avanti tutti, di Hase ce n'è uno solo!

Avanti tutti, avanti tutti,
Avanti tutti, di Hase ce n'è uno solo!
Avanti tutti, avanti tutti,
Avanti tutti, di Hase ce n'è uno solo!
Ju-go-sla-via, Ju-go-sla-via!
Ju-go-sla-via, Ju-go-sla-via! [4]
[1] L'Osijek era (ed è) una squadra di basso rango, mentre il FK Sarajevo (fondato nel 1946) ha vinto due volte lo scudetto jugoslavo e altre due la Coppa di Jugoslavia. Ora, però, l'Osijek è una squadra croata e il FK Sarajevo è una squadra bosniaca.

[2] Alla lettera: “tra la folla, nella calca”. Curioso è il significato proprio della parola raja: “poveracci, marmaglia”. E anche: “schiavi, oppressi”. Originariamente erano i “cristiani in Turchia”, i “sudditi”.

[3] L'Oslobođenje (“Liberazione”) è lo storico quotidiano di Sarajevo. Fu il giornale che, pur semidistrutto e sotto costante attacco, raccontò dall'interno l'assedio di Sarajevo (1992-1995).

[4] Per pura e semplice curiosità, si deve notare che, in serbocroato (io continuerò sempre a chiamare così questa lingua), la parola “Jugoslavija” è accentata sulla “o”: Jugòslavija. Però la “o” è breve mentre la prima “a” è lunga (jugòslaavi-ja) e quindi si ha l'impressione (sbagliata) che l'accento sia sulla “a”.

1/9/2016 - 03:40


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