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Morto sul selciato

Marco Valdo M.I.

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Une chanson bilingue de Marco Valdo M.I.
Una canzone bilingue di Marco Valdo M.I.
(voir aussi/si veda anche cette page/questa pagina)

selciato


Pour faire sourdre le caractère éminemment poétique de l’écriture de Carlo Levi, son traducteur Marco Valdo M.I. (c'est-à-dire le soussigné) s’est essayé à moduler sous forme de chansons – chansons, au sens italien de canzone, comme l’entendaient Pétrarque ou Umberto Saba ou Pier Paolo Pasolini, c’est-à-dire de poèmes destinés (éventuellement) à être chantés et en tous cas, de paroles teintées d’une musicalité intérieure, quelques passages des « romans » ou des « écrits » de Carlo Levi. Il en présente le résultat ci-après. Celle-ci (et d'autres canzoni leviane ou comme j'aime les appeler en français canzones lévianes) est écrite dans les deux langues qui se font écho l'une à l'autre, comme dans un duo de deux sœurs.
Avec les amis de la Fondazione Carlo Levi (Rome), j'ai cherché un chanteur, un groupe, un musicien...qui aurait pu, pourrait mettre en musique et en scène ces canzones. Idéalement, elles pourraient être chantées soit en italien seul, soit en français seul. Soit en italien et en français, un couplet après l'autre, un français, un italien. Ou encore par deux chanteurs ou chanteuses ou une combinaison des deux, l'un chantant le français, l'autre l'italien ou en alternance... Comme je suis traducteur (mais pas interprète, ce qui est tout autre chose), je sais combien une telle performance est complexe et difficile. Mais, quand même, qui veut relever le gant ?
Cette chanson elle-même – au titre explicite Morto sul selciato – Mort sur le pavé, renvoie à Florence (entre 1942-1945) au moment où Carlo Levi (revenu d'exil) mène le combat pour la libération de Firenze, dont il fut un des protagonistes, et dans le même temps, écrit Cristo si è fermato a Eboli.

Marco Valdo M.I.

Per far scaturire la natura eminentemente poetica della scrittura di Carlo levi, il suo traduttore Marco Valdo M.I. (vale a dire il sottoscritto) ha provato a modulare in forma di canzoni – canzoni nel senso italiano di “canzone”, come l'intendevano Petrarca, Umberto Saba o Pasolini, cioè poesie destinate (eventualmente) ad essere cantate e, in ogni caso, parole colorate con una musicalità interiore- alcuni brani dei “romanzi” o degli “scritti di Carlo Levi. Eccone qui il risultato. Questa (ed altre canzoni leviane, o, come mi piace chiamarle in francese, canzones levianes) è scritta nelle due lingue che si fan eco l'una all'altra, come in un duo di sorelle.
Assieme agli amici della Fondazione Carlo Levi di Roma ho cercato un cantautore, un gruppo, un musicista...che potesse mettere in musica e in scena queste canzoni. Idealmente potrebbero essere cantate sia unicamente in italiano, sia unicamente in francese. Oppure nelle due lingue, una strofa dopo l'altra, una in francese e una in italiano. O, ancora, da due cantanti -uomini o donne-, combinati o meno, uno/a che canta in francese e l'altro/a in italiano in alternanza.... Poiché sono un traduttore (ma non un interprete, che è tutt'altra cosa) so quanto un'esecuzione del genere sia complessa e difficile. Ma, comunque, chi accetta la sfida?
Questa canzone, dal titolo esplicito in italiano, rimanda alla Firenze tra il 1942 e il 1945, quando Carlo Levi, tornato dall'esilio, conduce la lotta per la liberazione della città, di cui fu protagonista; allo stesso tempo scrisse Cristo si è fermato a Eboli.

Traduzione italiana di RV.
Giocavano alla guerra
Simulavano gli spari
Dei fucili
Dei mitra
Al passaggio di una pattuglia
Scappano i bambini
La piazza rimane deserta
Sotto il sole

Jouaient à la guerre
Simulaient les tirs
Des fusils
Des mitraillettes
Passe une patrouille
Fuient les enfants
Place déserte
Sous le soleil

Da destra comparve un uomo
Vestito di scuro
Un altro, da sinistra,
Vestito di grigio
Viene incontro
Con passo tranquillo.

A droite vient un homme
Vêtu de noir
Un autre, de gauche,
Vêtu de gris,
Avance
D’un pas tranquille

Si incrociano
Un colpo solo
Secco e nitido
Nel silenzio
L’uomo nero a terra
Sangue fuori della bocca
L’uomo grigio
Cammina
Senz’affrettare il passo
Tranquillo.

Ils se croisent
Un seul coup
Sec, net
Dans le silence
Homme noir à terre
Sang de la bouche
Homme gris
Marche
Sans presser le pas
Tranquille.

Dalla bocca usciva
Il sangue
Sempre più lento
Sempre più nero
Sul selciato
Al sole
Una pozza di sangue scuro
Era un macellaio
Era un delatore
Il morto sul selciato

De la bouche
Le sang
Toujours plus lent
Toujours plus noir
Sortait
Sur le pavé
Flaque gluante
Il était boucher
Il est mort délateur
Sur le pavé.

inviata da Marco Valdo M.I. - 9/7/2008 - 16:01


Addio a Guido Sacerdoti, prof della Fondazione Carlo Levi
dal Corriere del Mezzogiorno, 25 luglio 2013

Guido SacerdotiNAPOLI - Si è spento questa notte nell’Ospedale Monaldi il professore Guido Sacerdoti, figura notissima e stimata nel mondo medico e artistico, presidente della Fondazione Carlo Levi dedicata al pittore-scrittore, fratello della madre. È stata una complicazione post-operatoria di un intervento chirurgico a stroncarne la vita iniziata nel 1945.

LA STORIA - Guido fu il primo bambino ebreo nato a Napoli dopo la guerra, la notizia non si sa come si sparse fra i rabbini-medici della flotta alleata di stanza nel golfo, che vollero festeggiare l’evento portando ai genitori Dino e Lelle doni in quell’epoca magnifici come farina bianca, cioccolata, zucchero. Carlo Levi dedicò “al nipote napoletano” ben tre ritratti. Nel Partito comunista fin da giovane età, a lungo professore incaricato di Allergologia e Immunologia Clinica (da ultimo presso la Seconda Università) e si è dedicato alla Fondazione Carlo Levi curando una serie cospicua di mostre, convegni, pubblicazioni, in Italia e all’estero: l’ultima mostra si è chiusa da poco presso il centro di cultura ebraico a San Paolo del Brasile. Da anni Guido era impegnato nella testimonianza sulla memoria dell’Olocausto nelle scuole e nelle comunità, l’ultima mostra di pittori napoletani sul tema l’aveva organizzata pochi mesi fa a Benevento. Egli stesso pittore, Guido era animato da una instancabile allegria, grande generosità e cordialità che lo hanno fatto amare da una vasta cerchia di amici. Lascia la moglie Marcella Marmo (docente di Storia contemporanea nella Federico II, Facoltà di Filosofia, autrice di ricerche e saggi sulla criminalità), i figli, Carlo anche lui medico, Arianna ricercatrice alla Facoltà di Lettere.

27/7/2013 - 10:02



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