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Zinda

Francesca Incudine
Lingue: Italiano, Urdu

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(Francesca Incudine)


2021
zinda
Testo e musica: Francesca Incudine
traduzione in urdu: Muhammad Haroon Khan

Arrangiamenti: Raffaele Pullara e Manfredi Tumminello
Francesca Incudine, voce
Manfredi Tumminello, chitarra
Raffaele Pullara, violino
Salvo Compagno, percussioni
Simal Nafees, cori
Nafees Ahmad, sitar
Registrato, mixato e masterizzato da Raffaele Pullara presso “Recraft Studio” di Palermo
La voce di Francesca Incudine è stata registrata ad Enna presso “Audio Studio Project” di Andrea Ensabella
La voce di Simal Nafees e il sitar di Nafees Ahmad sono stati registrati a Karachi presso lo studio di Sir Arshad Mehmood.


Questa storia parte da un muro. Il muro del T2F (The Second Floor) a Karachi, in Pakistan, un centro culturale fondato da Sabeen Mahmud, attivista per i diritti umani. “Un muro che a solo guardarlo puoi sentirci le voci di tutti quelli che da lì sono passati per lasciare un messaggio, un ricordo, in memoria di Sabeen, che al centro di quel muro campeggia, ancora lì…”.
ZINDA, in italiano VIVA, è il nuovo brano di Francesca Incudine – cantautrice e percussionista ennese – dedicato proprio a Sabeen Mahmud, uccisa a Karachi con quattro colpi di pistola il 24 aprile del 2015. Esce oggi, su tutti i digital store, accompagnato da un video che porta la firma di Raffaele Pullara.
Il brano è stato presentato in anteprima mondiale dal Pakistan il 24 aprile scorso in occasione delle manifestazioni per i sei anni dalla scomparsa dell’attivista.

Racconta Francesca Incudine:

“Mi trovavo a Karachi nel 2018, invitata dalla console italiana per tenere un concerto con l’orchestra del Conservatorio, un’esperienza artistica bellissima per me e con una valenza culturale alta e importante. Ci aspettavano le prove del pomeriggio al T2F, un vero e proprio hub di idee, dove la poesia e l’arte incontrano la tecnologia, la politica, la lettura, un luogo di ritrovo e di confronto su temi scottanti come i diritti delle donne, la libertà di stampa, la corruzione, la violenza, un luogo in cui tornare a respirare in una città così soffocante, un luogo in cui potersi esprimere liberamente ed essere se stessi.

Ci aspettavano le prove del pomeriggio al T2F, un luogo dove la poesia e l’arte incontrano la tecnologia, la politica, la lettura, un punto di ritrovo e di confronto su temi scottanti come i diritti delle donne, la libertà di stampa, la corruzione, la violenza, un luogo in cui tornare a respirare in una città così soffocante, un luogo in cui potersi esprimere liberamente ed essere se stessi.
Visito il centro, poco prima delle prove, e mi ritrovo di fronte a questo muro e ascolto la sua storia: parlava Sabeen, si batteva a difesa dei diritti umani, non si arrendeva, sorrideva; aveva 40 anni e portava i capelli corti, non era sposata, amava guidare la sua moto, la musica, la poesia e il cricket, era una donna libera”.

Sabeen Mahmud
Sabeen Mahmud


‘Zinda’ vuole essere un omaggio alla libertà di pensiero, ed in particolare alle libertà delle donne.
In questo brano Sabeen Mahmud rivive tra le strade della sua città, “la città delle luci, dove la pioggia che cade fa i bambini felici…”, tra la sua gente che oggi guarda a lei come ad una luce in un cielo soffocato dalla paura. Francesca Incudine prova a raccontarla come fosse “un pensiero…” in cerca di libertà e futuro e si chiude con il saluto che l’attivista pakistana usava per firmare ogni sua lettera, “Peace, Sabeen”.
Il brano, cantato in italiano e in urdu, vede la partecipazione della giovanissima cantante pakistana Simal Nafees e, al sitar, del maestro Nafees Ahmad, direttore dell’orchestra Napa del conservatorio di Karachi.

Il brano fa parte del progetto VOCI FUORI DAL MURO, che prevede l’uscita di quattro singoli dove i muri sono protagonisti. Muti e immobili, simbolo di chiusura ed isolamento, sono loro a parlarci ed a raccontarci le loro storie, come il muro del T2F.
vivienna.it
Sono nata come nasce un pensiero
Cercando libertà e futuro
Resistendo alle tempeste e al vento
Sono morta come muore un canto.
Ho creduto nella dignità dell’uomo
Che tutti avessero diritto a dire: “sono!”
Sono stata sempre attenta
Sempre pronta ad aiutare
Perchè l’altro non è altro,
Ma me stesso da ascoltare.

Men ek pur khab hun (sono una sognatrice)
Men ek awaz hun (sono una voce)
Men ek ciand hun (sono una luna)
Men ej rah hun (sono una strada)
Men ek mard hun (sono un uomo)
Men ek zan hun (sono una donna)
Men ek shamà hun (sono una candela)
Men zinda hun (sono viva)

La parola ci fa uomini
Il silenzio ci fa deboli
Io non voglio immaginarmi
In un mondo di superstiti
La paura dura un attimo
Riconosciti in un battito
Io voglio immaginarmi
In mezzo a uomini di spirito.

Men ek pur khab hun (sono una sognatrice)
Men ek awaz hun (sono una voce)
Men ek ciand hun (sono una luna)
Men ej rah hun (sono una strada)
Men ek mard hun (sono un uomo)
Men ek zan hun (sono una donna)
Men ek shamà hun (sono una candela)
Men zinda hun (sono viva)

Sorella e figlia della città delle luci
Dove la pioggia che cade fa i bambini felici
Amavo jhon lennon e il poeta ghalib
Che l’uomo non ha strada
La sua casa è il mondo intero.
Questo mondo che ora guardo da quel muro
Al t2f puoi trovarmi ancora lì
Il mio viaggio non si ferma
Canto forte, sono voce
Credo in me, credo in te
Peace, sabeen.

Men ek pur khab hun (sono una sognatrice)
Men ek awaz hun (sono una voce)
Men ek ciand hun (sono una luna)
Men ej rah hun (sono una strada)
Men ek mard hun (sono un uomo)
Men ek zan hun (sono una donna)
Men ek shamà hun (sono una candela)
Men zinda hun (sono viva)

inviata da Dq82 - 21/8/2021 - 18:02


Questa è la storia di Sabeen Mahmud una giovane donna assassinata il 24 aprile del 2015 a Karachi in Pakistan all'età di 41 anni
Sabeen era una donna gioiosa libera, portava i capelli corti, amava il cricket, vestiva con dei jeans e con delle scarpette da tennis e amava dare voce e dare parola agli ultimi. Aveva fondato il T2F the second floor a karachi unico centro culturale della città: luogo di ritrovo luogo di dialogo, di scambio e di confronto, dove si spaziava dalla dalla musica all'arte, alla danza, alla politica. Si occupava di tutti gli ultimi e aveva il coraggio di essere se stessa: credeva che tutti dovessero avere il diritto a dire "sono", non sono alto, sono magro, sono bella, sono bionda, sono siciliana, sono ebrea, sono musulmana, ma semplicemente "sono" ed dire sono significa dire esisto quindi a lei e a tutti coloro che danno voce e credono in una umanità, a lei dedico questo brano Zinda che in urdu significa vita perché io credo che la sua storia debba essere raccontata perché lei oggi è con noi ed è ancora viva per le strade della sua città ma anche adesso qui... spero possiate con me commemorare fare memorie di questa straordinaria donna Sabeen


Dq82 - 21/8/2021 - 18:03



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