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Canzone per ieri 2

Andrea Polini
Lingua: Italiano


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(Andrea Polini)


2020

Una canzone che vuole ricordare gli episodi di lotta partigiana sui monti del Sebino bergamasco.
Per non dimenticare.
A Lovere a settembre già Brasi e i suoi compagni
imbracciano il fucile diventa partigiani
sul Colle San Giovanni prima che faccia tardi
si incontrano i ribelli del tenente Locardi

A fine di novembre colpiscono decisi
Con un esproprio all'Ilva e 2 gerarchi uccisi
Ma pochi giorni dopo verrà a costare cara
La voglia di vendetta la rabbia la paura

In valle di supine in sei vengono presi
E sette catturati presso le loro case
Il 22 dicembre tredici partigiani(1)
Vengono uccisi a Lovere uccisi come cani

Il 31 agosto sui colli di Fonteno (2)
Attaccano in 300 per tutto il giorno invano
I tedeschi catturati tre morti giù al paese
Lassù gli occhi di Yanez per sempre sono chiusi

Il giorno 20 ottobre al Colle Sentinella
Tre partigiani uccisi tre altri in una cella
Che seguiranno i tanti già presi e deportati
Nei campi di lavoro e mai più ritornati

L'autunno porta al lago la legione Tagliamento
Ed ogni giorno porta con sé un rastrellamento
Già l'otto di novembre viene incendiata Corti (3)
40 case a fuoco violenze ad altri morti

Il giorno 17 Starich e Tormenta
Vengono massacrati presso la malga lunga
Altri sei compagni sorpresi incarcerati
Ed il 21 novembre a Volpino fucilati (4)

Rifiuterà la grazia il tenente Giorgio Paglia
Per non abbandonare i compagni di battaglia
Seguiranno indomiti i fratelli Pellegrini (5)
Da poco catturati sopra i monti vicini

La vittoria era sicura ma ormai sfugge di mano
Si vede in ogni baita un covo partigiano
Incendi su a Fonteno e morti ad ogni costo
Vendetta da vigliacchi per la resa di agosto

Preso dai legionari perché portava addosso
La rabbia dei vent'anni e un fazzoletto rosso
Bortolo straziato nel lager di Bolzano(6)
Muore chiamando la madre lontana

A Endine i tedeschi che fuggono al Tonale
Ne ammazzano altri nove il 27 aprile(7)
Ma chi morì a Paratico è presto vendicato
Ed il nazista Thaler è preso e giustiziato
(1) si veda Tredici vite

(2) La battaglia di Fonteno del 31 Agosto 1944 è un azione di risposta al rastrellamento nazifascista operato per liberare due ufficiali militari tedeschi e il loro interprete che erano stati catturati tre giorni prima a Solto Collina e rinchiusi in una baita presso la località Casini. Prima dell’alba una pattuglia tedesca guidata dall’SS-Untersturmfhürer (sottotenente) Fritz Langer, comandante l’Aussenposten Sipo-SD di Bergamo, circondò il paese di Fonteno e raggruppò in piazza trenta abitanti, insieme al parroco, minacciandone la fucilazione qualora i tre prigionieri non fossero stati rilasciati entro le ore 15. Viene ucciso sui Colli di San Fermo, in circostanze confuse, il contadino Angelo Vicini. Nel frattempo una compagnia fascista, la OP Macerata, partita da Monasterolo del Castello, salì ai colli per compiere da sud un rastrellamento dei partigiani. Benché accerchiati, i partigiani effettuarono un azione fulminea e certamente inattesa su Fonteno. Circa metà della brigata scese rapidamente verso il paese, riuscì a rendere inoffensive le sentinelle tedesche intorno all’abitato e a sua volta occupò il paese, riuscendo a capovolgere la situazione. I tedeschi furono fatti prigionieri e gli abitanti liberati. L’altra metà della brigata, appostata sulla cresta che collega il Monte Torezzo al Monte Sicolo, riuscì a contrastare l’attacco e a respingere le truppe fasciste. Data la situazione, Langer concordò con i partigiani il ritiro dei tedeschi da Fonteno e delle truppe fasciste dai Colli di San Fermo, a patto che il paese non subisse in seguito alcuna ritorsione. Nonostante la promessa dell’ufficiale tedesco Fonteno verrà sottoposta a vari rastrellamenti, a cominciare da quello del 7 settembre e per finire con quello del 1 dicembre, durante il quale il diciannovenne Pierino Pedretti, un amico dei partigiani, è colpito da una scarica. Ferito a morte, e` obbligato a camminare da solo dalla sua casa fino al piazzale, caricato su una macchina lo conducono al vecchio cimitero, lì lo finiscono e lo gettano nel prato sottostante. Nella stessa giornata, i fascisti tentano di bruciare la casa dei fratelli Bertoletti. Le energiche proteste di alcuni anziani riescono a dissuaderli, ma non tanto da impedire loro di bruciare tutto il mobilio. Altri fascisti bruciano le stalle nei pascoli e arrestano il giovane Lorenzo Danesi che, in seguito, verrà deportato in Germania. Fonteno, in questa triste giornata, è stato perquisito e saccheggiato in tre ondate successive. E poi altri rastrellamenti, il 17 e il 28: grande rastrellamento quest’ultimo, effettuato da un notevole numero di nazifascisti, che bruciano altre cascine, rastrellano uomini e giovani e ne fermano cinque che saranno deportati. Ancora il 1 dicembre 1944, i repubblichini della Tagliamento bruciano altre stalle, arrestano due contadini, Santo Plebani e Felice Ruggeri, e li fucilano al cimitero di Foresto Sparso, rei di avere ospitato i partigiani nelle loro stalle.straginazifasciste.it

(3) L’8 novembre 1944, per rappresaglia in seguito al ferimento di un ufficiale e di due militi, reparti della Legione Tagliamento mettono a ferro e fuoco il paese di Corti (BG), uccidono Giuseppe Brogetti e ne gettano corpo nel fiume Oglio. straginazifasciste.it

(4) Nel 1944 presso la Malga Lunga sul monte di Sovere si insedia 53. Brigata Garibaldi Tredici Martiri di Lovere. Il comandante "Montagna" (Giovanni Brasi) ne affida la gestione alla squadra del tenente Giorgio Paglia, formata da una quindicina di uomini, mentre il comando di Brigata si installa a Campo d'Avene, distante mezz'ora di marcia.
Il 17 novembre 1944, mentre sei uomini della formazione sono fuori per assolvere incarichi diversi, la Malga viene attaccata di sorpresa da ingenti forze della Legione Tagliamento. Di guardia all'esterno in quel momento c’è un partigiano russo Kireij Deresin “Rostoff”, che si allontana prima dello scontro, senza dare alcun allarme. La battaglia infuria per quasi tre ore finchè gli assalitori riescono a raggiungere il tetto e a lanciare all'interno alcune bombe a mano, costringendo alla resa i partigiani ormai a corto di munizioni.
Giorgio Paglia chiede salva la vita per i due feriti Mario Zeduri Tormenta e Ilarion Efanov Starich, ma i due vengono finiti sul posto a colpi di pugnale. Il Tenente Giorgio, Guido Galimberti Barbieri, Andrea Caslini Rocco e i russi Semion Kopcenko Simone, Alexander Noghin Molotov e Donez vengono trascinati a valle nonostante il tentativo di intervento (ostacolato dalla neve alta) da parte degli uomini del comandante Brasi. Quattro giorni dopo, per tutti, c’è la condanna a morte. A Giorgio Paglia si vuole concedere la grazia perché figlio di Guido, medaglia d'oro della guerra d'Africa, ma il giovane la rifiuta e vuole essere fucilato, per primo, con i compagni.
Era il 21 novembre 1944, e tutti i partigiani vennero fucilati a Costa Volpino.
Due giorni dopo, poco lontano, a Lovere, i fratelli Renato e Florindo Pellegrini (conosciuti come “Falce” e “Martello”) catturati quattro giorni prima nel rastrellamento di Covale, vennero anch’essi fucilati. straginazifasciste.it

(5) si veda Falce e Martello

(6) Bortolo Pezzutti. Nato a Branico di Costa Volpino (Bergamo) nel 1927, ucciso nel Lager di Bolzano il 1° aprile 1945, manovale.
La vigilia di Natale del 1944, Bortolo Pezzutti si era recato da Costa Volpino (Bergamo), dove abitava, a Lovere per andare al cinema. Nel locale fu notato, per un foulard rosso che portava al collo, da alcuni fascisti della Legione "Tagliamento". All'intimazione di togliersi immediatamente quel fazzoletto, il ragazzo rispose con un diniego. Fu subito arrestato e, qualche giorno dopo, consegnato alle SS di Brescia. Internato a Bolzano, Bortolo fu massacrato di botte nella "cella nera" la notte di Pasqua del 1945 e sventrato da Michael Seifert e dal suo commilitone Otto Sain ("con un oggetto tagliente", com'è scritto nella sentenza del Tribunale militare di Verona che, nel 2000, ha condannato all'ergastolo, in contumacia, Mischa Seifert).
Seifert, allora caporale delle SS, dal 1951 abitava in Canada. Dopo la sentenza veronese è stato arrestato a Vancouver. Nell'Alto Sebino, dove Bortolo Pezzutti non è stato dimenticato, un comitato che porta il suo nome e il Circolo culturale "Gambini" hanno avviato, nel marzo 2007, una raccolta di firme perché "Mischa" fosse estradato in Italia, come è poi avvenuto nel febbraio del 2008.
Sull'orrenda morte di Bortolo Pezzutti, una commovente poesia in dialetto è stata scritta da Egidio Meneghetti, anch'egli passato dal Lager di Bolzano.
anpi.it

(7) Il 27 aprile, di prima mattina, giunse la notizia che un’autocolonna tedesca in ritirata – più di cento mezzi proveniente da Bergamo e diretta verso il Brennero, stava avvicinandosi a Endine; risalendo la Valle Cavallina lungo la strada del Tonale, si era già resa protagonista di episodi violenti, causando vittime anche tra la popolazione civile. I partigiani rimasti in paese, radunati in località “Basso”, ricevettero l’ordine di Giuseppe Brighenti “Brach”, comandante di un distaccamento di uomini della 53. Bgt. Garibaldi, di nascondersi e di non sparare, per non scatenare la reazione tedesca. La stessa raccomandazione a mantenere la calma e a “ritirarsi nelle proprie case” venne rivolta alla popolazione. Ma poco prima che la colonna raggiungesse Endine, un individuo, qualificatosi per comandante dei patrioti di Casazza, insistendo affinchè la colonna fosse affrontata, si mise a sparare con un’automatica, creando allarme tra le file tedesche: poco oltre, mentre i tedeschi stavano avanzando verso l’abitato, un altro individuo, dall’alto della sua villetta sovrastante la strada nazionale, lanciò contro la colonna una bomba a mano, colpendo il primo mezzo, facendolo ribaltare e causando, pare, la morte di almeno un soldato. La reazione tedesca fu immediata e feroce. Dopo un conflitto a fuoco di circa un’ora, i civili si ritirarono nelle loro case ed i partigiani lasciarono il Paese per rifugiarsi in montagna e per evitare ulteriori spargimenti di sangue. Furono nove le vittime della repressione tedesca, che colpì, secondo una tecnica tristemente nota, indiscriminatamente la popolazione civile, seminando terrore nel paese di Endine Gaiano. Alcuni edifici furono bruciati, altri devastati: I tedeschi presero poi in ostaggio numerosi endinesi (300, si legge in un documento), minacciando di usarli come “scudi umani” nel proseguimento della ritirata. Cominciarono quindi le difficili trattative per salvare gli ostaggi e per evitare un’ulteriore devastazione del paese. Quando la colonna, dopo le assicurazioni ricevute di potere proseguire indisturbata, lasciò Endine, alla popolazione terrorizzata non rimase che raccogliere i propri morti e feriti. Nei giorni successivi si svolsero i funerali degli endinesi uccisi con la partecipazione di tutta la popolazione.
straginazifasciste.it

inviata da Dq82 - 18/4/2021 - 11:48



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