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Concetta

Gang
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2020
Ritorno al fuoco
fuoco




27 giugno 2017: nella sede dell’Inps di Torino Nord, in corso Giulio Cesare 290, una donna si cosparge di alcol e si dà fuoco. È Concetta Candido, di mestiere faceva l’addetta alle pulizie in una grande birreria di Settimo
Torinese, inquadrata in una cooperativa inventata e presieduta dagli stessi titolari della birreria. Da sei mesi Concetta è stata licenziata. Così, senza lavoro, senza liquidazione e con il sussidio di disoccupazione che per un disguido burocratico non arriva, Concetta giunge all’apice della disperazione. Per questo sceglie il fuoco come forma di pubblica protesta. Si procurerà ustioni di terzo grado sul 27% del corpo e lotterà tra la vita e la morte per mesi. La attende un percorso di lenta e dolorosa riabilitazione. Intorno a lei si forma spontaneamente una rete di sostegno affettuoso, che non riesce però a infrangere il muro di imbarazzo con cui il suo gesto è stato rimosso dai colleghi, dai vicini di casa e dai politici della comunità operaia di Settimo Torinese.

Concetta


Ho conosciuto la storia di Concetta Candido attraverso un libro “ Concetta, una Storia operaia” di Gad Lerner. La storia che Lerner racconta è una storia che conosciamo molto bene, è una storia esemplare che ha a che fare con tutti noi , molto più di quanto siamo disposti a credere. Gli uomini e le donne come Concetta sono i nuovi operai, senza sindacati né tutele, protagonisti involontari di una corsa al ribasso nel precariato, nel lavoro nero e nelle retribuzioni. Ed è forse significativo che il fuoco di Concetta sia divampato nella stessa città marchiata dal rogo della ThyssenKrupp, che anticipò la metamorfosi sociale in atto ormai da decenni nel nostro Paese..
“Darsi Fuoco”! quella di Concetta è una storia simile a molte altre.

Da Jan Palach che si diede fuoco il 16 gennaio 1969 in segno di protesta contro l’invasione di Praga. Fino a Mohammed Bouazizi, l’ambulante tunisino che si diede fuoco nel 2011, innescando la Primavera araba. Il monaco buddista Thich Quang Duc, a Saigon, nel 1963, contro il regime sudvietnamita. . Era il 10 febbraio 1977, trentesimo anniversario del Trattato di Pace che sanciva la spartizione dell’Europa, lo studente, di 27 anni, Alain Escoffier, si diede alle fiamme a Parigi, sugli Camps Helisée, davanti alla sede dell’Aeroflot (compagnia aerea sovietica), anche lui per protesta contro il comunismo. Un anno fa a Lione, uno studente di 22 anni, Anas Kournif, iscritto a Scienze politiche, ha attuato il suo gesto estremo per protestare contro la precarietà e le politiche del governo Macron. Ha scelto di morire di fronte al Crous, l’opera universitaria che si occupa della vita degli studenti. Per arrivare a , il 23 ottobre scorso, un autotrasportatore di 38 anni di Monigo (Treviso). Alla base del gesto estremo dell’uomo, coniugato e padre di una ragazzina, ci sarebbe la disperazione per alcuni gravi problemi di salute che gli avrebbero impedito di continuare a lavorare come camionista e, quindi, di mantenere la sua famiglia.
E in casi come quelli del camionista di Treviso o di Concetta Candido regna il silenzio dei media.. Poche parole sui social o su qualche veloce flash di agenzia, privo di commenti e riferimenti. Fatti e gesti liquidati come “gesti folli”, frutto di “menti deboli”, roba da “cronaca nera “…

E sempre a proposito di “dare fuoco”.. nei paesi del Maghreb migranti “clandestini” vengono chiamati col termine harrag, harraga, derivanti dal verbo dell’arabo classico harraqa, che significa “bruciare”, “incendiare”. Traducibile come “colui/coloro che bruciano”‘ il vocabolo sta a indicare i migranti irregolari, illegali, non autorizzati. Si e ipotizzato che siano stati chiamati così perché un tempo prima di partire bruciavano i documenti d’identità.
Vi segnalo anche un libro interessante , quello di Annamaria Rivera “Il fuoco della rivolta: torce umane dal Maghreb all’Europa”‘ pubblicato da Dedalo
Marino Seveini


Con la successiva Concetta si rallenta ancora una volta e si torna in Italia, più precisamente a Settimo Torinese in provincia di Torino, nel Piemonte operaio, per dare voce alla tragica vicenda di Concetta Candido, una lavoratrice che il 27 giugno 2017 si è cosparsa d’alcol e si è data fuoco nella sede dell’INPS di Torino Nord dopo aver perso il posto di lavoro come addetta alle pulizie per conto di una cooperativa presso una birreria locale e non aver percepito alcun sussidio a lei spettante. Concetta si inserisce a pieno titolo nel filone dei pezzi dei Gang come Sesto San Giovanni o Non finisce qui e come ha scritto Marino Severini “è una storia esemplare che ha a che fare con tutti noi, molto più di quanto siamo disposti a credere. Gli uomini e le donne come Concetta sono i nuovi operai, senza sindacati né tutele, protagonisti involontari di una corsa al ribasso nel precariato, nel lavoro nero e nelle retribuzioni. Ed è forse significativo che il fuoco di Concetta sia divampato nella stessa città marchiata dal rogo della ThyssenKrupp, che anticipò la metamorfosi sociale in atto ormai da decenni nel nostro Paese”. Per dirla con Jannacci, Concetta è una Vincenzina che la fabbrica – in questo caso la cooperativa fasulla e inventata dagli stessi datori di lavoro! – ha umiliato e sconfitto definitivamente, costringendola a un gesto estremo che le ha causato gravi ustioni su tutto il corpo, senza per fortuna ucciderla
Radio Flâneur
Pioggia di case, ruggine sui fiori
tra la città e il mondo c'è la periferia
ci va solo chi scende all'ultima fermata
chi sogna ogni notte un giorno di andar via

Concetta stamattina, Concetta si da fuoco
perché Concetta stamattina non vuol morire più
Concetta non è un numero in fondo ad una fila
non è mica uno straccio, Concetta, che pigli e butti via

E bruciano le mani, bruciano gli anelli,
bruciano anche gli occhi, bruciano i capelli,
e tutto fuori e dentro brucerà
E brucia ogni promessa, brucia la speranza,
brucia ogni cosa, brucia questa stanza,
e tutto fuori e dentro brucerà…
E bruceranno i cieli sopra le città

Pioggia di case, ruggine sui fiori
e terra di nessuno la periferia
Un tempo era la fabbrica, la lotta e il sindacato,
ne han fatto una riserva chiusa fra il raccordo e la ferrovia

Concetta ha perso tutto, la casa e il lavoro,
per lei non c’è più posto, per lei nessun futuro
e allora stamattina Concetta si dà fuoco
perché Concetta stamattina non vuol morire più

E bruciano le mani, brucia la speranza,
bruciano anche gli occhi, brucia questa stanza,
e tutto fuori e dentro brucerà
E il fuoco quando torna, il fuoco è la risposta
il fuoco è vivavoce, grido di rivolta
e tutto fuori e dentro brucerà…
E bruceranno i cieli sopra le città

Pioggia di case, ruggine sui fiori,
Torino tu che dici? Torino tu che fai?
Torino non importa, hai altro a cui pensare…
Torino che ne sai, tu che non hai mai visto il mare…
Torino che ne sai, tu che non hai mai visto il mare…

inviata da Dq82 - 4/3/2021 - 19:34



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