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Milada

Prohrála v kartách
Lingua: Ceco


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Tra due giorni, il 27 giugno, ricorrono 70 anni dal giorno in cui Milada Horáková cadde vittima di un processo costruito dal regime comunista cecoslovacco e fu impiccata alle 6 del mattino nel cortile del carcere praghese Pankrác.

Milada Horáková


Milada Horáková, laureata in giurisprudenza negli anni della cosiddetta “prima repubblica” (periodo tra le due guerre), comincia a partecipare alla politica del paese costituitosi da poco. Si forma seguendo il pensiero di alcune personalità politiche di spicco di quegli anni tra cui il primo presidente T. G. Masaryk. Di importante ispirazione è per lei la collaborazione con la senatrice Františka Plamínková, paladina dei diritti delle donne e politica coraggiosa che il 14 settembre 1938 scrive una lettera aperta a Hitler accusandolo di diffondere informazioni storicamente sbagliate sulla nazione cecoslovacca. (Plamínková sarà poi internata nel campo di concentramento di Terezín e giustiziata nel 1942.)
Milada Horáková si occupa soprattutto di problematiche sociali e femministe svolgendo un'attività lavorativa all'Ufficio sociale centrale di Praga. Quando gli avvenimenti bellici travolgono il suo paese, prende parte alla resistenza contro il nazismo, per lo più in maniera clandestina. Nel 1940 viene arrestata insieme al marito ed entrambi passano lunghi anni tra campi di concentramento e prigioni tedesche. Horáková viene condannata a morte ma la pena viene tramutata in 8 anni di carcere, la fine del conflitto bellico le permette di ritornare in Cecoslovacchia e ritrovare la famiglia.
La situazione precaria del dopoguerra la convince a ritornare in politica. Dopo il colpo di stato comunista nel febbraio 1948 dissente dal comportamento del partito alla guida del paese. Con i membri di altri partiti formano una rete clandestina, in contatto con altri compagni esiliati tentano di combattere il regime totalitario. La Horáková viene arrestata nel settembre 1949 con l'accusa di spionaggio e cospirazione contro la repubblica. Nella Cecoslovacchia si preparano processi ispirati alle purghe staliniste degli anni '30 con il fine di intimidire la popolazione ed evitare possibili proteste e dissensi futuri. Molte teste cadono durante i processi e molti sono i condannati a lunghi anni di reclusione, Horáková è l'unica donna condannata a morte.

Životopis Milady Horákové

Prohrála v kartách - Milada

Milada HorákováHoráková è stata riabilitata dai governi post-comunisti, e quest'anno verrà sicuramente ricordata anche dalle istituzioni. Il giorno della sua esecuzione è stato proclamato Giornata delle vittime del regime comunista. Negli ultimi anni la sua storia ha approdato anche nella musica. Qualche anno fa ho ascoltato Milada scritta dal gruppo Epydemye, e ho anche pensato di contribuirla qui, ma in qualche modo quella canzone non finisce di convincermi, anche se è sicuramente stato un tentativo di parlare di questo argomento. Sono invece contenta di aver scoperto poco fa questa canzone di un gruppo rock di Praga che si fa chiamare Prohrála v kartách. Canzone apparentemente senza tante pretese, riesce però a evocare il personaggio di Milada Horáková senza cadere nella facile idealizzazione di cui spesso sono vittime coloro che morendo si convertono in un simbolo di qualcosa. Questa canzone invece, anche usando parole forti, pone l'accento su un altro aspetto agghiacciante della vicenda, oltre all'omicidio del potere in sé, ed è il consenso di cui questa punizione esemplare ha goduto tra la popolazione. Si possono trovare su internet lettere che venivano appositamente pubblicate dai giornali dell'epoca in cui cittadini comuni o comitati di lavoratori chiedevano una pena severa per i “traditori”, se non direttamente quella capitale. Ora, è possibile e anche probabile che tali articoli siano stati inventati o enfatizzati, oppure spesso firmati sotto costrizione. Però la propaganda lavorava a pieni ritmi, e non c'è dubbio che qualcuno nel paese ne sia stato influenzato. Su youtube sono reperibili anche le registrazioni del processo come sono andate in onda all'epoca. Un ascolto che lascia perplessi.

Ho apprezzato questa canzone perché è un grido che, in qualche modo, si dissocia da quel po' di ipocrisia che sempre accompagna il dibattito su casi simili a Milada Horáková. Perché è facile riabilitare dopo qualche decennio una vittima di un'esecuzione politica: ovunque nel mondo cambiano governi, si condanna il passato, ci si dissocia dai crimini concreti commessi, e si continua tranquillamente a commettere gli stessi crimini sotto altre vesti, in più con ampio consenso della popolazione. Ecco, condivido questa canzone perché oltre a ricordare un fatto passato che è bene ricordare, parla anche del presente. Ci pensavo con amarezza l'altro giorno leggendo una discussione su un giornale ceco online, sotto un articolo su George Floyd, dove un buon 80% dei partecipanti “tifava” per il poliziotto...
Ještě si naposledy učesala vlasy a pak
uslyšela jak venku ještě zpívá pták
Napsala dětem, že jí najdou na loukách
nic se neztratí, ať šetří na slzách

Venku už na ní čeká špína
špína z lidí, co na krásu zapomínaj
bude se mstít se zuřivostí rváčů
partička dvou milionů malejch sráčů

Špína ucítí sílu, zvláštní sílu, hloupých sílu
hloupých, když je jich víc
sílu, co jí potěší, co jí potěší,
když něčí mámu pověsí
mámu pověsí

Zrůdy dlouho spí
čekaj, až jim uvěří
Zrůdy dlouho spí,
a pak je pustí do dveří
Ruce nemytý, ruce nemytý
ruce nemytý, ruce nemytý skrývaj
oči sklopený, krví zalitý
oči sklopený, krví zalitý mívaj

Ve kterém patře asi v našem domě bydlí vrah
ve kterém bytě zas vychovává strach
když je jich tolik, tak tu musí někde být
ti, co nejsou vinní za to, že jim není líp

Venku zas čeká nějaká špína
třeba spí, ale nazapomíná
zase se probudí s zuřivostí rváčů
partička milionů malejch sráčů

inviata da Stanislava - 25/6/2020 - 23:08



Lingua: Italiano

Versione italiana di Stanislava
MILADA

Per l'ultima volta si pettinò ancora e poi
udì il canto dell'uccello da fuori.
Scrisse ai figli che l'avrebbero trovata sui prati
che nulla si perde, che risparmino le lacrime[1].

Fuori già l'attende il sudiciume,
il sudiciume della gente che dimentica la bellezza.
Col furore dei prepotenti si vendicherà
un gruppetto di due milioni di piccoli pezzi di merda.

Il sudiciume avvertirà una forza, una strana forza, forza degli stupidi,
stupidi quando sono in tanti,
una forza che gioisce, che gioisce
quando impiccano la mamma di qualcuno
impiccano la mamma.

I mostri dormono a lungo,
attendono di esser creduti.
I mostri dormono a lungo,
poi vengono lasciati entrare nella porta.
Mani non lavate, mani non lavate
mani non lavate, mani non lavate nascondono
occhi abbassati, pieni di sangue
occhi abbassati, pieni di sangue solitamente hanno.

A che piano del nostro palazzo abiterà l'assassino?
E quale invece sarà l'appartamento dove a educare è la paura?
Se sono così tanti, da qualche parte devono pur esserci
coloro che non hanno colpa di non stare meglio.

Fuori di nuovo attende il sudiciume,
forse dorme ma non dimentica.
Di nuovo si sveglierà con il furore dei prepotenti
il gruppetto di milioni di piccoli pezzi di merda.
[1] Horáková era anche madre di una figlia, Jana, che al momento dell'esecuzione aveva 16 anni. Questi due versi sono citazioni dell'ultima lettera della condannata prima di morire, indirizzata ai suoi famigliari. Le lettere dalla prigione furono recapitate alla figlia solo 40 anni dopo, alla caduta del regime. Vennero poi pubblicate e parti di esse sono reperibili in internet.

inviata da Stanislava - 25/6/2020 - 23:10



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