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Il singolare Maggio di Tressa

De' Soda Sisters
Lingua: Italiano


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(De' Soda Sisters)
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(Canzoniere Pisano)


[1735]
Canzone popolare toscana (Ponte a Tressa, Monteroni d'Arbia, Siena)
A folksong from Tuscany (Ponte a Tressa, Monteroni d'Arbia, Siena)
Chanson populaire de Toscane (Ponte a Tressa, Monteroni d'Arbia, Siena)
Toscanalainen kansanlaulu (Ponte a Tressa, Monteroni d'Arbia, Siena)
Interpretazione / Performed by / Interprétée par / Laulavat: De' Soda Sisters


Dal quaderno dei testi delle Soda Sisters: Il Singolare Maggio di Tressa.
Dal quaderno dei testi delle Soda Sisters: Il Singolare Maggio di Tressa.



La sera del 16 marzo 2019, c'erano De' Soda Sisters alla casa del popolo di Varlungo, a Firenze. C'era Milena Prestia, pittrice, decoratrice e fumettista, che presentava appunto un suo libro a fumetti sulle storie e sulle vite di sei partigiani, tre donne e tre uomini, e c'erano queste ragazze che cantano e suonano. Di solito sono in tre; ma stasera erano solo in due. Si chiamano “De' Soda Sisters” perché due la soda, e parecchia, ce l'hanno a casa: sono di Rosignano Solvay (l'altra è di Empoli e abita però a Firenze, al Galluzzo). Si chiamano Benedetta Pallesi, Veronica Bigontina e Lisa Santinelli. Ce l'avete presente Rosignano Solvay? La vecchia Rosignano Marittima, dov'è sepolto Pietro Gori, sta lassù in alto, mentre la marina era e sarebbe rimasta un paesino di pescatori con una bella spiaggia, se non fosse stato, appunto, per la Solvay, la multinazionale belga della chimica che, fin dal 1899, v'impiantò una fabbrica di soda. Ce ne siamo già occupati della Solvay, in questo sito, con l'edificante storia di Sandrino scritta da Pino Masi; e a quella pagina si rimanda anche per le foto e per certe considerazioni che fanno del litorale di Rosignano Solvay, e delle sue famose “Spiagge Bianche” uno dei 15 tratti di costa più inquinati del Mediterraneo.


De' Soda Sisters.
De' Soda Sisters.

Da qui il nome: De' Soda Sisters. Le tre ragazze, che sono brave e sònano e cantano parecchio bene, presentano tutto un loro repertorio di canzoni popolari toscane (ma non solo) dedicato alle donne, alla guerra, alle lotte sociali, ai contadini, alle anarchie, agli amori e al vino; poi scrivono anche le loro canzoni originali, ma di questo ne avremo a riparlare fra un po'. Se si vuole saperne di più, si rimanda per ora al loro sito (e anche alla pagina Facebook, per chi se ne serve). Quanto alle canzoni popolari, toscane e d'altre parti (stasera le ho sentite cantare anche in veneto e in siciliano, per fare un esempio), c'è da dire che le scelgono, le interpretano e le propongono in modi quantomeno inconsueti, accompagnandosi sí con chitarre, mandolini e altri strumenti "canonici", ma anche col “Cigar Box”, una chitarra fabbricata con una scatola di autentici sigari cubani, con un paio di cucchiai da minestra manipolati sapientemente e con una bell'asse da bucato suonata con un mestolo di legno, di quelli fatti per girare i fagioli in pentola. E cosí via.

Stasera, per finire il loro concerto alla casa del popolo, quasi timidamente hanno proposto al vasto pubblico intervenuto (ventiquattro persone per l'esattezza) una canzone da loro definita “soporifera”. Quasi è bisognato spingerle; e menomale che sono state spinte, perché hanno tirato fuori chissà da dove questo capolavoro completamente sconosciuto, a loro dire scovato fra Sovicille e la Comune di Bagnaia di Ancaiano, nelle campagne senesi (la Comune di Bagnaia è un'azienda agricola cooperativa). Si tratta di un “Maggio”, uno dei tanti brani della tradizione del “cantar Maggio” diffusa un po' dovunque in Toscana; quando le due Soda Sisters lo hanno però presentato come un canto contro la guerra, al qui presente e alla Daniela -k.d.- si sono rizzate le antenne.

Ne è venuto fuori un canto altro che “soporifero”, bensí dalla melodia straordinariamente bella che mi dispiace alquanto non poter fare sentire, almeno per il momento (ma le ragazze hanno promesso di fare un video a breve). Forse lo troverete nel loro prossimo album, in uscita a breve. Risalente addirittura al 1735: il “Singolare Maggio di Tressa”, cosí s'intitola. E' di quella zona, senz'altro: il Tressa è un piccolo corso d'acqua, tributario dell'Arbia (la dantesca “Arbia colorata in rosso”), e frazione di Monteroni d'Arbia è Ponte a Tressa. Altro, per ora, non potrei dire; al termine del concerto, ho arpionato le ragazze e ho fotografato il loro quadernone coi testi scritti a penna e le indicazioni di canto e strumentazione. Si può fare per ora solo qualche ipotesi, ma mi riprometto di saperne di più in qualche modo.

Mi sono chiesto: ma nei dintorni del 1735, a Ponte a Tressa e nelle campagne circostanti, come mai saranno stati così preoccupati delle guerre, dell' “arme orribili” e dei “tanti guerrier”? Saranno stati per caso a conoscenza, in fondo alla placida e meravigliosa campagna senese, dei conflitti in corso a quel tempo nel vasto mondo, tipo l'Assedio di Ganja e della battaglia di Baghavard durante la guerra ottomano-persiana, in Azerbaigian, della Campagna del Caucaso o dell'invasione di Nadir Shah dell'Impero Mughal? Tanto da infilare riferimenti contro la guerra in un canto del Maggio? Oppure sarà stata un'antica coscienza contro la guerra presente nelle popolazioni rurali? La guerra l'avevano sí vista da quelle parti, e guerra brutta: proprio quello “strazio e 'l grande scempio che fece l'Arbia colorata in rosso” (canto X dell'Inferno), vale a dire la Battaglia di Montaperti. Solo che la battaglia, che vide la sconfitta dei guelfi fiorentini a favore dei ghibellini senesi, e che fece tra i diecimila e i quindicimila morti, si svolse esattamente il 4 settembre 1260. Quasi cinque secoli prima del 1735, insomma. Che una sua qualche reminiscenza fosse rimasta in quella zona, pur a distanza di quasi cinquecento anni, da far sí che in un “Maggio” di campagna scritto in settecenteschi versi fioriti da chissà chi, e affiorato nel 2019 grazie a tre ragazze che suonano e cantano cose del genere, ne porti ancora i flebili, remoti echi?

Non si può dire. Ma da queste parti, come si sa, non siamo soliti avere fretta, e a scavare come talpe. Per ora, un ringraziamento enorme alle Soda Sisters, che tra canti anarchici e stornelli livornesi (“Briào fisso tutte le sere...”) hanno infilato questo gioiello sconosciuto, e che ce ne hanno fatto parte. Certo è che, col titolo che reca, dev'essere stato un “Maggio” reputato parecchio strano e particolare anche allora: un canto antimilitarista in un angolo di campagna toscana nella prima metà del XVIII secolo. Di che far venire la voglia di fare una girata da quelle parti, tipo quelli con la 500 di Caterina Bueno. [RV]


Le campagne di Ponte a Tressa<br />
Ponte a Tressa Countryside
Le campagne di Ponte a Tressa
Ponte a Tressa Countryside


Di giubilo ogni alma accendasi
E lieta prendasi spasso e piacer,
E allegrisi, orquanto può,
Perché il bellissimo maggio tornò.

Le passere liete saltellano
E insiem s'abbellano col becco lor,
E mostrano, or qua, or là,
Quant'è gustevole la libertà.

Le lodole festose cantano
E il dorso ammantano coi rai del sol,
E dicono, col canto lor,
Che amor dolcissimo gli punse il cor.

Dilettaci col soavissimo canto,
Il carissimo vago usignuol,
E invitaci col suo cantar
Or l'amenissimo maggio a lodar.

La florida stagion bellissima
Messe ricchissime promette a ognun,
Ma tolgonci sí bel piacer
Tant'arme orribili, tanti guerrier.

Gli strepiti, ahi!, che rimbombano
D'armi che inondano il fosco suol,
E sentasi che errando va
Marte terribile, or qua, or là.

Deh, rendine, diranno, o amabile
Sposo, una stabile pace a ogni cuor
E spengasi, per tua pietà,
L'ira dei prìncipi che errando va.

inviata da Riccardo Venturi e daniela -k.d.- - 17/3/2019 - 02:21



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