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Espressionismo

Federico Marchioro
Lingua: Italiano


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“Espressionismo”, rabbioso ed eversivo pamphlet parigino di fine ‘800 nei suoi versi iniziali così evocativi “E’ tempo di stringersi attorno ad un fuoco, di promettersi sangue, sudore, lacrime.”, è un appello alla mobilitazione rivolto a tutti i “partigiani del mondo” per rimanere sé stessi in un istinto di sopravvivenza, contro qualsiasi forma di controllo, di manipolazione delle coscienze, di annullamento delle identità, esercitati da una sorta di “dittatura del pensiero unico”.

 Espressionismo


La storia è, è stata e per sempre sarà violenza, scontro ed eterna lotta tra opposte fazioni, restarne fuori, non prenderne parte, significa “soccombere”, travolti dalla battaglia che in questo nuovo millennio ha assunto i contorni e i lineamenti di una “guerra mondiale”, ad alto tasso ideologico, tra ribelli sognatori e “poteri forti”, minoranze di privilegiati e potentati economici.
Al ritmo di un trascinante flamenco, in un procedere compatto e veloce di immagini e sensazioni minacciose, “Espressionismo” compie una “discesa agli inferi”, un doloroso viaggio alle radici del male, tra le pieghe e i risvolti più oscuri della storia. Fascismo, pulizia etnica, guerra preventiva, fosse comuni, fantasmi di un recente passato mai del tutto dimenticato con il loro corollario di morti e distruzioni, rivelano quel seme di violenza insito nell’animo del genere umano, capitoli di quell’eterno copione incarnato nella rappresentazione della morte di Abele per mano di Caino, della sopraffazione del più forte sul più debole.
E’ tempo di stringersi attorno a un fuoco
Di promettersi sangue, sudore, lacrime
E quella giusta dose di generosità e cattiveria
Che ci permette di salvare la vita

Perché l’imperatore e i suoi fedeli feudatari
Hanno sguainato spade e falangi macedoni

Di giornalisti, predicatori faziosi addestrati
A sbranare sottoboschi di militanza civile
Con fustini di solvente sanremese

Figlio occidentale che hai il cuore confuso
Da un’ impatto, un bagliore, un’esplosione newyorkese
Abbandonati con fiducia alla melodia
Ai chiaroscuri, all’esperienza di un sassofonista affranto

Dall’odore del fallimento che anch’io mi porto dentro
Nella guerra di posizione per un amore non corrisposto

E il dolore si nutre e risplende di livide corsie
Di facoltà, di libri, di sale d’attesa veneziane
Alberi nani di natale, riformatòri

E’ tempo di stringersi attorno a un fuoco
Cercare un riparo, scaldarsi in preghiera
Dietro di noi il buio, l’umidità feroce
Di fosse comuni bosniache.

Cattolici e sanguinari vignettisti del ‘900
Arditi d’Italia a cercar la “bella morte”

Appoggiano la guerra “l’igiene del mondo”
Squadroni di bombardieri atlantici martellano Guernica
Aprono la strada allo sporco lavoro delle fanterie

“Operazione Barbarossa”, un cuneo di democrazia
Da ficcare con la forza in Medio Oriente

inviata da Federico Marchioro - 25/3/2018 - 23:51



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