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Lady Maisry

anonimo
Lingua: Scozzese

Lista delle versioni e commenti


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[Child #65A]
[18° secolo, o forse prima]
Trattasi della prima di molte versioni presenti sulla raccolta “The English and Scottish Popular Ballads” (1882-98) curata da Francis James Child.
Versioni di questa ballata erano però già comparse in raccolte precedenti, magari con titoli diversi, come nel caso di “Bonnie Susie Cleland”, presente in “Minstrelsy Ancient and Modern”, una raccolta pubblicata nel 1827 a cura di William Motherwell.
La prima trascrizione di una lezione orale sembra addirittura datata 1799.

La prima tentazione che ho avuto imbattendomi nelle decine di versioni di questa violenta e feroce ballata è stata probabilmente la stessa in cui cadde (con una certa ragione) Peter Bellamy nei primi anni 70, ossia quella di sparigliare tutto, mandare a cagare la tradizione classica (d'altra parte fu lui il fondatore dei Young Tradition!) e riscriverne il testo con propria musica. Sicchè non mancherò nel prosieguo di contribuire la versione originale del grande ed incompreso folk singer di Bournemouth, suicidatosi nel 1991. E sarà l'unica versione che proporrò oltre alla prima del Child, che sennò bisognerebbe aprire un sito parallelo alle CCG per farcele stare tutte.



La storia, che ovviamente ha molte variazioni specie nel prologo e nell'epilogo:
Una nobildonna scozzese – Lady Maisry, ma anche Marjory, Susie e altri nomi ancora – dopo aver rifiutato le prorofferte di parecchi nobili della sua terra (ma questo prologo è spesso assente), dichiara il proprio amore per un lord inglese e, anzi, di esserne rimasta incinta. Alla notizia i familiari vanno su tutte le furie per l'onta subita, e in parecchie versioni l'ira funesta non è solo dei maschi ma pure della madre e delle sorelle. Detto, fatto: Lady Maisry viene condannata ad essere arsa viva. Lei riesce a mandare un proprio paggio fedele ad avvertire l'amato, che giunge a precipizio ma troppo tardi per salvarle la vita. L'epilogo è molto variabile: l'amante muore per il dolore, o si getta nel fuoco con l'amata, o fa strage della famiglia di lei nello stile di Ulisse coi 108 principi Proci... Una vera tragedia greca, insomma!



Interessante al proposito l'analisi di Jean R. Freedman, professore all'Indiana University, nel suo saggio With Child: Illegitimate Pregnancy in Scottish Traditional Ballads. Freedman analizza in sequenza e compara tre ballate presenti nella raccolta di Child, tutte sul tema della gravidanza illegittima. La più antica, forse cinquecentesca, “Tam Lin" (Child #39) – che bisognerebbe prima o poi inserire sulle CCG - è paradossalmente quella più femminista, libertaria, dove le donne appaiono quasi come esseri superiori, padrone del proprio destino e capaci di rompere con le convenzioni e superarle, migliorando la vita propria e dei maschi. Invece in "The Cruel Mother" (Child #20), una ballata con tutta probabilità seicentesca, la protagonista è vittima e carnefice al tempo stesso: abbandonata da chi l'ha messa incinta (uno stupro?), sola e senza nessun sostegno, partorisce nel bosco il bambino (spesso due gemelli), li uccide e li seppelisce. Ma sulla strada del ritorno incontra un bimbo, o due bambini, che giocano e, presa da tenerezza, vorrebbe prendersene cura. Ma questi le rivelano di essere i suoi figli appena uccisi e la maledicono, condannandola alla dannazione eterna. Infine in “Lady Maisry” la protagonista vorrebbe poter affermare il proprio diritto alla scelta e all'amore, ma per questo è punita sul rogo, come una strega...

Già, proprio come una strega...

Come riportato su English Folk Music da una nota ad una versione della ballata esplicitamente ambientata a Dundee (“Bonnie Susie Cleland”, interpretata da Maureen Jelks nel disco collettivo “Some Rants o' Fun. Old Songs & Bothy Ballads Volume 3”, 2007), negli anni seguenti l'assedio della città del 1651, quando le truppe di Oliver Cromwell la misero a ferro e fuoco, furono molte le donne che finirono arse vive per aver “solidarizzato” con gli aggressori inglesi. Nella stessa nota si rammenta poi che negli archivi di Dundee ci sono documenti tipo questo, risalente al 1590:



E' una “lista della spesa”, un promemoria dei costi sostenuti dalla comunità per bruciare una “strega”: ci sono fra l'altro quattro braccia di corda, tre canestri di carbone, due barili di catrame e pure il rimborso viaggi per il boia che arrivava da un'altra città... La spesa totale alla fine ammonta a poco più di 5 sterline, ma non si fa menzione nemmeno del nome di quella povera donna...
The young lords o the north country
Have all a wooing gane,
To win the love of Lady Maisry,
But o them she woud hae nane.

O thae hae sought her Lady Maisry
Wi a’ kin kind of things;
An they hae sought her Lady Maisry
Wi brotches an wi’ rings.

An they hae sought her Lady Maisry
Frae father and frae mither;
An they hae sought her Lady Maisry
Frae sister an frae brither.

An they ha followd her Lady Maisry
Thro chamber an thro ha;
But a’ that they coud say to her,
Her answer still was Na.

‘O haud your tongues, young men,’ she says,
‘An think nae mair o me;
For I’ve gien my love to an English lord,
An think nae mair o me.’

Her father’s kitchy-boy heard that,
An ill death mot he dee!
An he is on to her brother,
As fast as gang coud he.

‘O is my father an my mother weel,
But an my brothers three?
Gin my sister Lady Maisry be weel,
There’s naething can ail me.’

‘Your father and your mother is weel,
But an your brothers three;
Your sister Lady Maisry’s weel,
So big wi bairn gangs she.’

‘A malison light on the tongue,
Sic tidings tells to me!
But gin it be a lie you tell,
You sal be hangit hie.’

He’s done him to his sister’s bowr,
Wi meikle doole an care;
An there he saw her Lady Maisry,
Kembing her yallow hair.

‘O wha is aucht that bairn,’ he says,
‘That ye sae big are wi’
And gin ye winna own the truth,
This moment ye sall dee.’

She turnd her richt an roun about,
An the kem fell frae her han;
A trembling seizd her fair bodie,
An her rosy cheek grew wan.

‘O pardon me, my brother dear,
An the truth I’ll tell to thee;
My bairn it is to Lord William,
An he is betrothd to me.’

‘O coudna ye gotten dukes, or lords,
Intill your ain countrie,
That ye drew up wi an English dog,
To bring this shame on me?

‘But ye maun gi up the English lord,
Whan youre young babe is born;
For, gin you keep by him an hour langer,
Your life sall be forlorn.’

‘I will gi up this English blood,
Till my young babe be born;
But the never a day nor hour langer,
Tho my life should be forlorn.’

‘O whare is a’ my merry young men,
Wham I gi meat and fee,
To pu the bracken and the thorn,
To burn this vile whore wi?’

‘O whare will I get a bonny boy,
To help me in my need,
To rin wi hast to Lord William,
And bid him come wi speed?’

O out it spake a bonny boy,
Stood by her brother’s side:
‘It's I wad rin your errand, lady,
Oer a’ the warld wide.

‘Aft hae I run your errands, lady,
Whan blawin baith win and weet;
But now I’ll rin your errand, lady,
Wi saut tears on my cheek.’

O whan he came to broken briggs,
He bent his bow and swam,
An whan he came to the green grass growin,
He slackd his shoon and ran.

O whan he came to Lord William’s yetts,
He badena to chap or ca,
But set his bent bow till his breast,
An lightly lap the wa;
An, or the porter was at the yett,
The boy was i the ha.

‘O is my biggins broken, boy?
Or is my towers won?
Or is my lady lighter yet,
O' a dear daughter or son?’

‘Your biggin isna broken, sir,
Nor is your towers won;
But the fairest lady in a’ the lan
This day for you maun burn.’

‘O saddle me the black, the black,
Or saddle me the brown;
O saddle me the swiftest steed
That ever rade frae a town.’

Or he was near a mile awa,
She heard his weir horse sneeze:
‘Mend up the fire, my fause brother,
It’s nae come to my knees.’

O, whan he lighted at the yett,
She heard his bridle ring:
‘Mend up the fire, my fause brother,
It’s far yet frae my chin.

‘Mend up the fire to me, brother,
Mend up the fire to me;
For I see him comin hard an fast
Will soon men’t up to thee.

‘O gin my hands had been loose, Willy,
Sae hard as they are boun,
I would have turnd me frae the gleed,
And casten out your young son.’

‘O I’ll gar burn for you, Maisry,
Your father an your mother;
An I’ll gar burn for you, Maisry,
Your sister an your brother.

‘An I’ll gar burn for you, Maisry,
The chief of a’ your kin;
An the last bonfire that I come to,
Mysell I will cast in.’

inviata da Bernart Bartleby - 21/11/2016 - 22:40




Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi [1988]

Due parole del traduttore. Per un caso fortuito, mi ricordo quando ho fatto la traduzione di questa ballata, nel 1988. Ero alla “Misericordia di Pontassieve” a fare il mio servizio civile (venti mesi di ambulanze notturne); su un tavolino a aspettare le chiamate, coi quadernacci e la penna, e cinque o sei ragazzotti che giocavano a calcetto balilla facendo un casino terrificante. Però già allora avevo la “campana di vetro”, nel fare certe cose, che mi ha sempre accompagnato. Con questo ricordo rispolvero quella vecchia traduzione, corredandola di alcune piccole note. Al di fuori di queste, avverto che il nome "Maisry" (Maisery in alcune versioni) non ha nulla a che vedere con "Mary": presente in altre ballate tradizionali, è piuttosto una forma estremamente debased di Margery, Marjorie ed è quindi, propriamente, "Margherita" (ma nel significato originale di "perla").
LADY MAISRY

I giovin signori delle Terre del Nord
Son tutti andati a farle la corte,
Per vincer l'amore di Lady Maisry,
Però lei, di quelli, non ne vuol sapere.

Han fatto la corte a Lady Maisry
Con ogni ben di Dio;
E ci hanno provato con Lady Maisry
Con spille e con anelli.

E ci hanno provato con Lady Maisry
Chiedendola al padre e alla madre;
E ci hanno provato con Lady Maisry
Chiedendola alla sorella e al fratello.

E le sono andati dietro, a Lady Maisry,
Per la camera e per la sala;
Ma a tutto quel che le dicessero
Lei rispondeva sempre: No.

“Tacete, giovanotti”, ella dice,
“E a me non pensateci più;
Ché ho dato il mio amore a un Lord inglese,
Quindi a me non pensateci più.”

Lo sguattero di suo padre sentì tutto,
Che possa morire di mala morte!
E se ne andò dal fratello di lei
Precipitandosi più che poteva.

“Mio padre e mia madre stanno bene
E pure i miei tre fratelli?
Se mia sorella Lady Maisry sta bene
Non c'è nulla che possa affliggermi.”

“Vostro padre e vostra madre stan bene,
E pure i vostri tre fratelli;
Vostra sorella Lady Maisry sta bene,
È bella gravida d'un bambino.”

“Se è vero quel che mi dici,
La mia maledizione cada su di te!
Ma se quel che mi dici è una bugia
Sarai impiccato bello in alto.”

E lui se n'è andato alla dimora di sua sorella [1]
Con molta pena e preoccupazione;
Là la vide, Lady Maisry,
Che si pettinava i biondi capelli.

“Di chi è questo bambino”, dice,
“Di cui sei bella gravida?
E se tieni per te la verità,
Morirai all'istante.”

Lei prese a girare di qua e di là
E il pettine le cadde di mano;
Il suo bel corpo fu scosso da un tremore
E le sue guance rosee impallidirono.

“Perdonatemi, mio amato fratello,
E vi dirò la verità;
Il mio bambino è di Lord William [2]
E lui è il mio fidanzato.”

“Non potevi avere duchi e signori
Del tuo proprio paese,
Invece di metterti con un cane inglese
Per svergognarmi in questo modo?”

“Devi lasciare quel Lord inglese
Quando il tuo bambino sarà nato;
Ché, se stai con lui un'ora in più
La tua vita sarà perduta.”

“Io non starò con quel nobile inglese
Finchè il mio bambino non sarà nato;
Ma poi, non starò lontana da lui né un giorno
E né un'ora in più, a costo della mia vita.”

“Dove sono i miei scagnozzi [3]
A cui do da mangiare e da campare,
Per metter su felci [4] e pruni
E bruciarci questa lurida puttana?”

“Dove lo trovo un bravo ragazzo [5]
Che mi aiuti in questo mio bisogno,
Per correre in fretta da Lord William
E chiedergli di venire subito?”

Saltò fuori e parlò un bravo ragazzo,
Che stava a fianco di suo fratello:
“Io porterei il vostro messaggio, Signora,
Per tutto quanto il mondo.”

“Spesso son corso a portarvi i messaggi
Mentre pioveva e soffiava il vento;
Ma ora porterò il vostro messaggio, Signora,
Con salate lacrime sulle mie guance.

E quando lui giunse a dei ponti rotti
Scoccò l'arco [6] e si mise a nuotare,
E quando giunse in verdi prati erbosi
Si slacciò le scarpe e si mise a correre.

E quando giunse alle porte di Lord William
Non stette a bussare o a chiamare,
Ma si mise l'arco al petto, a tracolla
E scavalcò il muro con agilità;
E prima che il guardiano fosse alle porte
Il ragazzo era già nella sala.

“Le mie case son crollate, ragazzo?
O le mie torri le han conquistate?
Oppure la mia signora ha sgravato
Di una cara figlia o di un figlio?”

“Le vostre case non son crollate, signore,
Né le vostre torri le han conquistate;
Ma la più bella signora di questa terra
A causa vostra oggi deve morire.” [7]

“Sellatemi quello nero, quello nero,
Oppure sellatemi quello baio;
Sellatemi il più veloce destriero
Che mai abbia cavalcato da una città.”

Era lontano soltanto un miglio
Che udì il suo cavallo starnutire:
“Attizza meglio il fuoco, fratello mio traditore, [8]
Ché ancora non mi è arrivato alle ginocchia.”

E quando lui [9] scese da cavallo alle porte
Lei sentì risuonare le sue redini:
“Attizza meglio il fuoco, fratello mio traditore,
Ché ancora è ben lungi dalle mie gote.”

“Attizza meglio il fuoco, fratello, [10]
Attizzalo meglio il mio rogo;
Ché lo vedo arrivare veloce veloce,
E presto, sul rogo, ti ci metterà a te.”

“Se avessi avuto mani libere, Willy,
E invece sono legate strette,
Mi sarei rigirata dalle fiamme
E avrei lanciato fuori il vostro bambino.”

“Farò mettere al rogo per te, Maisry,
Vostro padre e vostra madre.
E farò mettere al rogo per te, Maisry,
Vostra sorella e vostro fratello.”

“E farò mettere al rogo per voi, Maisry,
Il capo di tutta la tua stirpe;
E l'ultimo rogo che mi capiterà,
In quello mi ci butterò dentro io.”
[1] Nelle ballate tradizionali, bower è un termine che indica generalmente una “dimora”. Può essere a volte un castello intero, a volte gli “appartamenti” riservati all'interno di una dimora signorile, a volte una “torre”. Il termine è della più remota antichità germanica, da confrontarsi con il primitivo verbo del “dimorare”, dell' “abitare” e del “coltivare la terra” (islandese búa, tedesco bauen, svedese by “città”, il nome dei “boeri” (“contadini, coltivatori, coloni”) eccetera.

[2] Nelle ballate, i nomi dei protagonisti sono invariabilmente Ballad Commonplaces. Di Lady Maisry ce ne sono diverse altre, mentre di Lord William ce ne sono letteralmente a decine. Spesso caratterizzano figure locali: una Lady Maisry dev'essere scozzese, mentre un Lord William dev'essere inglese.

[3] Nella “famosa” traduzione italiana di “Supper's Ready dei Genesis avevo un po' parlato dei “merry men” e del fatto che quel testo doveva diverse cose alle ballate tradizionali: eccone un esempio “a pipa di 'occo” come si dice a Livorno, col significato autentico di “scagnozzi”. Qui, oltre che “merry”, gli scagnozzi sono pure “young” e si deve pensare che, giovani, lo dovevano essere per forza. In vicende come quelle di questa ballata occorre immaginarsi età impensabili: una Lady Maisry io me la sono sempre immaginata di quattordici o quindici anni, il fratello di diciotto o diciannove. Le aspettative di vita ai tempi di queste vicende erano basse, per avere un eufemismo.

[4] Questa ballata, pur sterminatamente lunga, ha parecchie varianti. In una di esse si ha thistle (“cardo selvatico”), qui abbiamo bracken “felce”. Da notare che, secondo un'antica traduzione, bruciare felci porta la pioggia (ma in Scozia non ce n'è eccessivo bisogno...) oppure, cosa più importante, evoca gli spiriti dei morti.

[5] Altro Ballad Commonplace: le ballate sono stracolme di bonny boys, o meglio: se si nomina un boy che fa qualcosa di buono per salvare la protagonista avviata alla catastrofe, è sempre bonny. Che, propriamente, in scozzese significa “bello, carino” (ma deriva dal francese bon), e quindi dev'essere per forza anche bravo e coraggioso (versione scozzese della classica καλοκἀγαθία).

[6] Il ragazzo che porta il messaggio non poteva non avere con sé il suo arco: con l'arco, si faceva tutto. Ma perché, qui, “piega l'arco”? L'arco lo si piega per scoccare un colpo. Ho sempre inteso questa cosa con un comune stratagemma per passare un fiume a nuoto: si tira un colpo con l'arco colpendo, tipo, un albero, con una corda legata alla freccia in modo da poter guadare il fiume in sicurezza e non essere portato via dalla corrente.

[7] Nelle ballate tradizionali, quando arriva un messaggero a portare notizie pessime si hanno praticamente sempre un paio di strofe secondo questo schema che serve a creare la “suspence”: il destinatario si preoccupa prima di case, castelli e proprietà, poi chiede se per caso c'è la “buona notizia” (qui, il parto della fidanzata). Il messaggero prima rassicura il destinatario: case, castelli e proprietà sono a posto, ma poi cala la notizia terrificante. Alle strofe del genere, costruite secondo uno schema ripetitivo che serve a trattenere il fiato, l'uditorio risponde con maggiore commozione visto che sa già benissimo che cosa sta accadendo; si pone, quindi, nei panni del più caro affetto della sfortunata, che ancora non lo sa. Le connotazioni psicologiche delle ballate tradizionali sono senz'altro elementari, ma sempre di grande efficacia in comunità rurali in epoche che erano realmente dure.

[8] Sul significato scozzese di fause, false, fa'se ci sarebbero da spendere libri interi. E' un aggettivo che rimanda all'abominio degli abomini: la falsità, il tradimento, il venir meno ai legami di sangue (caso peraltro frequentissimo: la famiglia, nelle ballate, è un luogo di crudeltà, di sopraffazione, di morte).

[9] Qui è chiaramente Lord William.

[10] Si noti il coraggioso atteggiamento di disprezzo e di scherno di Lady Maisry nei confronti del fratello: non è nemmeno buono a fare un rogo decente.

22/11/2016 - 05:54




Lingua: Italiano

La traduzione italiana di Riccardo Venturi in prima versione [forse prima del 1988]

Nota. Il ritrovamento del mio vecchio sito nei meandri del passato internettaro mi permette di mettere anche la prima versione della traduzione di "Lady Maisry", che avevo fatto probabilmente seguendo una versione diversa da quella presente in questa pagina. Nelle antologie che avevo (ed ho) la stessa ballata era spesso presente in versioni diverse, e a volte facevo traduzioni diverse (Iudas l'ho tradotta cinque o sei volte, ad esempio.) Come si dice: tu' is meglio che uàn...però davvero un ringraziamento enorme va a Bernart che a Lorenzo. Magari, chissà, un giorno o l'altro vi regalo lo scatolone delle ballate con quadernacci e tutto :-)
LADY MAISRY

I giovani lord delle terre del Nord
Son tutti andati a corteggiarla,
Per vincer l’amore di Lady Maisry;
Ma lei non voleva nessuno.

Han fatto la corte a Lady Maisry
Con ogni sorta di belle cose;
Hanno cercato d’avere Lady Maisry
Con spille e con coltelli.

Han cercato d’avere Lady Maisry
Da sua padre e da sua madre;
Han cercato d’avere Lady Maisry
Da sua sorella e da suo fratello.

Hanno seguito Lady Maisry
Per le camere e per la sala;
Ma qualunque cosa le dicessero,
La risposta era sempre no.

"A freno la lingua, giovani,
E a me non pensate più;
Ho dato il mio amore ad un giovane lord
E a me non pensate più."

Fu sentita dal cuciniere di suo padre,
Che possa morire di mala morte!
E questo è andato da suo fratello
Il più veloce che poteva.

"Mio padre e mia madre stanno bene?
E stanno bene i miei tre fratelli?
Se anche Lady Maisry sta bene
Non c’è niente di cui preoccuparmi."

"I vostri genitori stanno bene,
Ed anche i vostri tre fratelli;
Tua sorella Lady Maisry sta bene,
A parte il fatto che è incinta."

Se quel che mi dici è vero,
Ti colga la mia maledizione!
Ma se quel che mi dici è falso
Sarai senz’altro impiccato."

Andò nelle stanze di sua sorella
Con dolore e preoccupazione;
Là vi scorse Lady Maisry
A pettinarsi i biondi capelli.

"Di chi è il bambino," dice,
"Che ti gonfia così il ventre?
Se non dirai la verità
In questo momento morirai."

Lei si voltò avanti e indietro,
Le cadde il pettine dalle mani;
Un tremito scosse il suo bel corpo,
Le impallidiron le guance rosse.

"Perdonami, fratello caro,
E ti dirò la verità;
Mio figlio è di Lord Williams
Ed egli s’è promesso a me."

"Non potevi prendere duchi,
E signori del tuo Paese,
Invece d’andare con un cane d’inglese
E gettarmi nella vergogna?

"Lascerai il tuo signore inglese
Quando tuo figlio sarà nato;
Se starai con lui un’ora di più
La tua vita sarà perduta."

"Lascerò quel nobile inglese
Finché mio figlio non sarà nato;
Poi non lo lascerò né un’ora, né un giorno
Anche se la mia vità sarà perduta:"

"Dove sono tutti i miei uomini,
Cui do da mangiare e una paga,
Per coglier spine e rami di cardo
E bruciare questa bagascia?"

"Dove sarà un bravo ragazzo
Che m’aiuti in questa cosa,
Che corra veloce da Lord William
A dirgli di venire subito?"

Allora parlò un bravo ragazzo
Che stava a fianco del fratello:
"Io porterò il tuo messaggio, lady,
Anche fosse per tutto il mondo.

"Spesso ho portato tuoi messaggi
Col vento forte e la pioggia battente;
Ma ora lo porterò, lady,
Con le lacrime sulle guance."

Quando giungeva a dei ponti rotti
Piegava l’arco e si metteva a nuotare;
Quando giungeva su distese erbose
Si slacciava le scarpe e correva.

Giunse alla porta di Lord William,
Non bussò e non chiamò,
Ma si mise l’arco sul petto
Saltò le mura con agilità;

La sentinella era ancora alla porta,
Che il ragazzo era già nella sala.
"Son crollate le mie case, ragazzo?
Son crollate le mie torri?
La mia signora ha partorito
Un bel bambino o una bambina?"

"Non son crollate le Vostre case,
Non son crollate le Vostre torri;
Ma la più bella dama del Paese
Oggi per Voi sarà arsa sul rogo."

"Sellatemi quello nero, quello nero,
Sellatemi quello bruno;
Sellatemi il più veloce destriero
Che sia mai uscito dalla città."

Non era che un miglio lontano,
Che sentì starnutire il cavallo;
"Ravviva il fuoco, fratello traditore,
Non è ancora alle mie ginocchia."

Quando scese davanti alla porta,
Sentì le redini tintinnare:
"Ravviva il fuoco, fratello traditore,
Mi è ancora lontano dal collo.

"Ravviva il fuoco, fratello,
Ravviva il fuoco che mi avvolge;
Che lo sento venire di corsa
E presto te la farà pagare.

"Se avessi le mani libere, Willy,
E son legate tanto strette,
Sarei uscita dalle fiamme
E avrei partorito tuo figlio."

"Oh, per te io metterò al rogo,
Maisry, tuo padre e tua madre;
Per te io metterò al rogo,
Tuo fratello e tua sorella.

"Per te metterò al rogo, Maisry,
Il capo di tutto il tuo clan;
E l’ultimo rogo che accenderò
Io stesso mi ci getterò."

22/11/2016 - 20:24


Per Bernart Bartleby. Spero che mi perdonerai se ho un po' modificato il testo da te dato della ballata (non di molto, comunque): l'ho riportato a quello dato da Robert Jamieson (1772-1844) nella sua famosa collezione Popular Ballads And Songs From Tradition, Manuscripts And Scarce Editions With Translations Of Similar Pieces From The Ancient Danish Language (1806). E' del resto grazie a lui che conosciamo Lady Maisry, vale a dire quello che la trascrisse nel 1799 come hai accennato nell'introduzione. Come potrai vedere, il testo del Jamieson è veramente in scozzese "duro e puro". E visto che la vuoi mettere (ma secondo me negli extra...), non hai forse ancora visto quello del Tam Lin. Lì, però, ci aveva messo le manine di sicuro Robert Burns: fra lui e Sir Walter Scott, come dire, ci hanno pasticciato parecchio con le ballate tradizionali.

Riccardo Venturi - 22/11/2016 - 06:41




Lingua: Inglese

Nel ringraziare Riccardo per l’intervento, la traduzione e le note per “Lady Maisry” (ma non è che il Child l’hai tradotto tutto?!?), come promesso, vado a contribuire la versione di Peter Bellamy, per la quale egli compose una musica originale. Si tratta in realtà della versione #65G del Child, con un'unica differenza (che non credo sia significativa) nella 13ma quartina, dove Child riporta il verso “Saw her girdle hang on the tree”, mentre la trascrizione adottata da Bellamy recita “Saw her girdle hanging free”.
In questa lezione mancano sia il prologo (il rifiuto dei pretendenti scozzesi) che l’epilogo (la vendetta dell’amante sulla famiglia di lei e/o il suicidio) e addirittura l’intera causa della vicenda è taciuta, sintetizzata nel messaggio che Lady Margery riesce a far pervenire all’amato a Londra, un anello d’oro con incastonate delle pietre preziose a formare una coroncina di fiori, un simbolo, credo, di offerta di amore e di matrimonio, il pegno che forse lui le aveva regalato.

Tell It Like It Was

Dal disco di Peter Bellamy intitolato “Tell It Like It Was”, 1975
THE BURNING

My father was the first good man
Who tied me to the stake;
My mother was the first good woman,
She did the fire make.

My brother was the second good man,
He did the fire fetch;
And my sister was the second good woman
Who lighted it with a match.

And they blew the fire, they kindled the fire
Till it did reach my knee:
“Oh mother, mother, quench the fire!
For the smoke do smother me.”

“Oh had I but my little foot-page,
An errand he might run;
I would send him away to London gay
To bid my lord come home.”

Well, by there stood by her sister’s child,
Her own dear sister’s son:
“It's many an errand I’ve run for thee
And this one too I’ll run.”

He ran, where the bridge it were broken down,
He bent his bow and swam;
He swam till he came to the good green land,
There he jumped to his feet and ran.

And he ran till he came to his uncle’s hall
Where is uncle sat at meat:
“Good meat, good meat, good uncle, I pray,
If you knew what I have to say,
How little you would eat!”

“Oh is my castle broken down,
Or is my tower won?
Or is my lady brought to bed
Of a daughter or a son?”

“Your castle is not broken down,
Nor is your tower won;
Nor is your lady brought to bed
Of a daughter or a son.”

“But she has give me a gay gold ring
With posies round the rim,
And she swears if you bear any love for her,
You will ride to her burning.”

So he's called up his merry men
By one, by two, by three;
And he’s mounted upon his milk-white steed
To ride to Margery.

She's looked o'er her left shoulder,
Saw her girdle hanging free:
“Oh God bless them that gave me this!
For no more they’ll give to me.”

She's looked o'er her right shoulder,
Saw her lord come riding home:
“Oh mother, mother, quench the fire!
For I am nearly gone.”

But they blew the fire, they kindled the fire,
Till it did reach her chin:
“O mother, mother, quench the fire!
For I am nearly gone.”

He's mounted down from his milk-white steed
And into the fire he's run;
He was thinking to save his lady gay,
But he had staid too long.

inviata da Bernart Bartleby - 22/11/2016 - 08:33


Forse questa ballata sarebbe da inserire anche nel percorso sulle streghe...

B.B. - 22/11/2016 - 09:31


Tutto no, diciamo per due terzi e scegliendo sempre e solo una versione delle tante che dava. Considera che le "English and Scottish Popular Ballads" (cinque volumi) non le ho mai avute "di mio": ai tempi dei tempi, preinternettiani, mi servivo della copia della biblioteca (io ho sempre avuto delle antologie tipo il Quiller-Couch, la Penguin eccetera, libri che ho letteralmente distrutto). Ho cominciato a studiarle e tradurle che ero ancora al liceo, mi sa la prima a meno di diciott'anni o roba del genere. Successe poi che al prim'anno di università mi imbattei nel professor Sergio Baldi, credo l'unico in Italia che abbia mai pubblicato una silloge di Child Ballads (trenta in tutto) con traduzioni italiane, in un volumetto della Sansoni del tutto introvabile. Io lo avevo, ma mi è stato "prelevato" da una ex fidanzata incazzata a morte, non ha importanza. Importanza ebbe il fatto che da quando seppi di quel volumetto, ancor prima di averlo, mi misi in testa la classica "sfida" giovanile: se il professorone ne aveva tradotte trenta, io dovevo almeno arrivare a un centinaio. Non ti sto a raccontare i salti mortali: ti parlo di tempi dove le parole scozzesi non potevi andare a cercarle su Google, e succedeva che ti trovavi davanti a testi tipo King Orfeo. Quadernacci, penne, bestemmie, la macchina da scrivere "Olympia" degli anni '50. Poi è arrivata l'Internètte, e feci un sito scalcagnato che una volta era stato archiviato ma che ora non so se esista sempre; però l'introduzione che feci è diventata l'intero articolo di Wikipedia italiana sulle Child Ballads. Comunque è davvero storia di una vita intera o quasi. In tutto, delle 305 Child Ballads ne ho tradotte circa 200, mettiamola così. A un certo punto, pensa tu, ero arrivato a una tale consuetudine con l'inglese (e lo scozzese) delle ballate, da averne scritta una io finta, e tristissima; ma l'ho persa chissà dove. Salud!

Riccardo Venturi - 22/11/2016 - 10:23


A proposito del volume di Sergio Baldi, è forse questo? Se sì, te la cavi con 18 euro, e in culo all'ex incazzata.
Ciao

B.B. - 22/11/2016 - 12:01


E il tuo vecchio sito di ballate angloscozzesi e francesi non è più raggiungibile, eppure esso vive con la "Macchina del Torna Indietro", come ogni immortale canzone che si rispetti.
Ciao

Bernart Bartleby - 22/11/2016 - 12:51


Si pero' sulla way back machine si vede solo la prima pagina. Rik se hai ancora da qualche parte i file lo si puo' riesumare in qualche modo su altervista o su autistici.org

Lorenzo - 22/11/2016 - 15:07


Per BB: Sì, è proprio quello! Però sono davvero poco addentro nelle compere 'lettrònie, qualcuno mi spiega come si fa? Non nascondo che mi piacerebbe parecchio riaverlo...
Per Lorenzo: su file ho solo i primi due volumi della roba che ho fatto io, gli altri due ce li ho ancora (sic) dattiloscritti in uno scatolone. E nello stesso scatolone ci sono pure i quaderni a mano.

Riccardo Venturi - 22/11/2016 - 15:35


Per Lorenzo:
Ma se invece inserisci in WBM l'indirizzo http://utenti.tripod.it/Balladven/inde... forse qualche pagina in più si vede...

Per Riccardo:
Tempo fa ho fatto degli acquisti su Comprovendolibri.
Registrazione, ricerca e poi contatto diretto col venditore.
L'unica cosa particolare è che ogni tot settimane devi rinnovare l'iscrizione (ma con un clic) per dire che ci sei, sennò ti cancellano e poi devi ri-registrarti...

B.B. - 22/11/2016 - 16:42


Anzi, direi che si vede tutto del vecchio sito di Riccardo, a parte le sezioni "ALTRE NOTIZIE BIOGRAFICHE E STORICHE" e "ICONOGRAFIA"...

B.B. - 22/11/2016 - 18:33


Beh certo che è una emozione rivedere quel sito...non so se avete notato la "grafica", quello altro che "1.0", era "-1.0", non mi riusciva nemmeno andare a capo e i testi erano tutti scritti di seguito :-) Pensare che sarebbe linkato a Wikipedia in bretone :-) Ora mi ci faccio uno sniff sniff...

Riccardo Venturi - 22/11/2016 - 20:11


PS Per Bernart Bartleby.

Visto che volevi, ci vuoi pensare tu a mettere il Tam Lin? Però, sinceramente, io andrei negli Extra, casomai. Se per caso vuoi, comunque, ti avverto che la traduzione è una delle primissime che ho fatto: è del 1982. Proviene da un quaderno con Titti e il Gatto Silvestro, che scannerizzerei se avessi uno scanner, con tutti i disegnini relativi. Essendo datata 19 febbraio 1982, avevo diciotto anni e cinque mesi. Vabbè.

Riccardo Venturi - 22/11/2016 - 20:41


Io consiglierei di aprire un nuovo blog e inserire tutte le ballate con traduzione (una per post). Magari andando anche a capo :)

Lorenzo - 22/11/2016 - 20:50


Bravo Lorenzo!
So' d'accordo.
Complimenti Biała Woda... e non sniffare niente. Ti vogliamo presente. Mi raccomando.
Ciuz

krzyś - 22/11/2016 - 21:18


All'inserimento del Tam Lin devo pensarci meglio, alla luce della tua traduzione, per quanto giovanile.
L'idea mi era balenata leggendo il saggio del professor Freedman citato in introduzione. Mi era sembrato interessante che proprio la più antica delle tre ballate messe a confronto fosse anche quella dove la donna è protagonista positiva e non vittima o vittima/carnefice...
Ma vedo che il racconto è del tutto fantastico, a differenza degli altri due... Non so quindi se quel confronto abbia poi un gran senso...

Saluti

Bernart Bartleby - 22/11/2016 - 21:46


Decisamente il Tam Lin è una ballata di tematiche del tutto soprannaturali, e nel suo nucleo originario deve essere antichissima; questo non lo si può ovviamente affermare con certezza, perché la conosciamo solo nella sua forma settecentesca con tutta probabilità rimaneggiata dal Burns. Però le ballate autentiche contenenti elementi soprannaturali del genere affondano veramente la loro origine nella notte dei tempi, specie quando in esse non compare nemmeno una briciola di cristianesimo. Indi per cui, decisamente ci penserei bene prima di metterla qua dentro. Salud!

Riccardo Venturi - 22/11/2016 - 22:44


Beh, sì, quella del blog potrebbe essere un'idea. Vedrò cosa fare anche se ultimamente, sul lato blogghistico sono parecchio latitante; rassicuro però krzyś, lo "sniff sniff" era solo una lacrimuccia in stile disneyano, e non ho mai "sniffato" nulla in quel senso, me ne guardo bene. Ho una sola droga nella mia vita e si chiama peperoncino "Trinidad Scorpion". Salud!

Riccardo Venturi - 22/11/2016 - 22:58


nonché qualche cigarillo, ogni tanto :0
Ma dai, non fare sempre serio, se scherza
Um abbraccium

krzyś - 22/11/2016 - 23:07


Ti farei da segretario nel trascrivere tutte ste du'cento ballate e passa, ma devo pur guadagnarmi da vivere in qualche modaccio .
In un blog o in qualsiasi l'altra maniera lo dovresti fare però, secondo me.
Fà un pensierino... e in gamba.

krzyś - 22/11/2016 - 23:14



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