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Per Loredano Bizzarri

Canzoniere delle Lame
Lingua: Italiano

Lista delle versioni e commenti


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Siamo gente di Molinella
(anonimo)
Allarmi siam digiuni
(Janna Carioli)
Lo spaventapasseri
(Janna Carioli)


[1973]
Nel disco “I canti della baracca di Piazza Maggiore. 18 canti sindacali e di protesta”
(Credo che la “baracca” fosse la tenda allestita dai metalmeccanici in piazza a Bologna durante le manifestazioni del 1973)

I canti della baracca di Piazza Maggiore

Il 12 giugno 1949, durante un grande e lungo sciopero dei braccianti del bolognese, a San Giovanni in Persiceto - a 40 km da Molinella, dove qualche settimana prima i carabinieri avevano sparato e ucciso l’operaia e mondina Maria Margotti di 34 anni, vedova e madre di due bambine, e ferito una trentina di persone - un lavoratore che stava picchettando contro il crumiraggio, Loredano Bizzarri di 22 anni, fu freddato da un colpo sparato a bruciapelo da tal Guido Cenacchi, una guardia al soldo degli agrari. L’assassino non fu neppure incriminato.


Lavoratori ascoltate in silenzio
Un altro uomo ha dato la vita
Per rifare l’Italia unita
E la lotta è nella libertà.

Loredano Bizzarri è caduto
Colpito a morte dal piombo fascista
E per la patria ha dato la vita
O Loredano ti vendicherem!

Sei venuto fino a Persiceto
Per difendere il pane e il lavoro
E noi uniti cantiam tutti in coro
O Loredano ti vendicherem!

Nelle tue tasche è stato trovato
un pezzo di pane e un portafoglio vuoto
E la tessera del tuo Partito
Ecco le armi che avevi con te.

Il tuo assassino è stato arrestato
E rilasciato immediatamente
Scarcerato da quella brutta gente
O Loredano ti vendicherem!

Sulla tua tomba noi ti giuriamo
Di combattere fino alla vittoria
Per portare l’Italia alla gloria
Nella lotta e nella libertà.

inviata da Bernart Bartleby - 16/12/2015 - 21:03


Pochi mesi prima dell’assassinio di Maria Margotti e Loredano Bizzarri, a San Giovanni in Persiceto fu ucciso Giuseppe Fanin. Aveva 23 anni e, come Margotti e Bizzarri, era anche lui coinvolto in prima persona nelle lotte agrarie di quel periodo. Fanin era infatti un agronomo, fresco di laurea, e pure un sindacalista. Solo che, essendo credente, aveva scelto di militare nell’ “ACLI-Terra”, l’organizzazione sindacale cattolica che sarebbe poi diventata la CISL.

Proprio nel 1948 si consumò lo strappo tra le componenti cattolica, socialista e comunista che avevano fino a quel momento faticosamente convissuto nella CGIL.
La situazione era tesissima ad ogni livello.
Il popolo, dopo le inenarrabili sofferenze della dittatura fascista, dell’occupazione nazista e della Resistenza, vedeva i vecchi collaborazionisti tornare in sella, come il Valletta in FIAT; vedeva una sinistra litigiosa che si spaccava continuamente; vedeva Togliatti concedere l’amnistia generale per i reati politici, compresi quelli di collaborazionismo col nemico; vedeva che coloro che avevano partecipato alla Liberazione erano adesso visti come un problema dagli apparati di governo; vedeva ciò che accadeva a Portella della Ginestra; sentiva che gli arroganti “alleati” promettevano milioni di dollari di aiuti che però sarebbero stati versati solo in caso di sconfitta elettorale delle sinistre; vedeva la Democrazia Cristiana (quella di gente come Amintore Fanfani, scappato in Svizzera nel 1943 mentre tanti altri partecipavano alla Resistenza) trionfare alle elezioni; vedeva il maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani, superfascistone e criminale di guerra, condannato a 19 anni di carcere di cui 17 condonati…



La sera del 5 novembre 1948 a San Giovanni in Persiceto, mentre rientrava a casa in bicicletta, Giuseppe Fanin fu aggredito da tre tizi che lo massacrarono a colpi di spranga. Morì poche ore dopo.
Qualche giorno più tardi si costituì ai carabinieri Gino Bonfiglioli, ex partigiano e dirigente locale comunista. Confessò di aver detto che Giuseppe Fanin meritava una lezione, anche perché dopo l’8 settembre del 43 lui aveva scelto la Repubblica Sociale, pur senza aver poi mai avuto un ruolo attivo. Poi vennero arrestati anche gli esecutori materiali del delitto, tre giovani di Persiceto, anche loro militanti comunisti. Furono tutti condannati per omicidio premeditato. Bonfiglioli, considerato il mandante, si fece 15 anni di carcere:

“Ma lei sa che periodo era quello? L'attentato a Togliatti tre mesi prima, le mondine disoccupate, la lotta alla Zoni con 250 operai che rischiavano la miseria, la storia del collocamento che lo volevano togliere alla Camera del lavoro e i braccianti avevano paura di rimanere senza lavoro. C'era Scelba. Un anno dopo a San Giovanni spararono a Loredano Bizzarri, bracciante, ma chi lo ricorda Bizzarri? Bisogna ricordarli tutti interi quegli anni, non a pezzi.”
(Intervista a Gino Bonfiglioli nel 2003, da La Repubblica)

Credo che Giuseppe Fanin sia poi stato beatificato, come martire cattolico…
Loredano Bizzarri invece ha avuto solo questa canzone…

Uno beatificato, l’altro cantato. Entrambi comunque non sono stati dimenticati.

Bernart Bartleby - 17/12/2015 - 09:28


Con buona pace sia del beato Giuseppe Fanin che del comunista Loredano Bizzarri, credo che non sia improbabile, in questo paese mysericordioso e giubylare (specialmente ora che ci abbiamo pure il papa così buono, più buono del 30% dei papi della stessa fascia) sia ben presto creato beato (e, in un futuro che si auspica prossimo, anche Santo) il seguente martyre della Vera Fede:

Beato Licio Gelli, testymone di Fede (Emilio?)
Beato Licio Gelli, testymone di Fede (Emilio?)


Come si può vedere, tutto è già pronto: la serena vecchiaia del nobil'huomo, la pace del Sygnore, Misericordia a carrettate, la numerosa famiglia, le opere di bene. Che il beato Licio Gelli vegli su di noi, ci protegga con il suo spyrito e con il suo gladio, e non si dimentichi di noi al cospetto dell'Altissimo Onnipotente (tessera n° 416 della Loggia "Propaganda 2")!

nobiluomo

Riccardo Venturi - 17/12/2015 - 12:05


per coerenza non sarà sepolto ma insabbiato

Lorenzo - 17/12/2015 - 12:12



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