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Corazón maldito

Violeta Parra
Lingua: Spagnolo

Lista delle versioni e commenti


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violpar
[1965/66]
Testo di Violeta Parra
Musica di Ángel Parra
Interpreti: Isabel Parra, Ángel Parra, Inti-Illimani, Mercedes Sosa

Letra de Violeta Parra
Música de Ángel Parra
Intérpretes: Isabel Parra, Ángel Parra, Inti-Illimani, Mercedes Sosa


Gilbert Favre e Violeta Parra.
Gilbert Favre e Violeta Parra.



Corazón maldito, ecco. Una delle canzoni più famose dell'America Latina; e per forza, è di Mercedes Sosa. Mercedes Sosa? Ma no, è degli Inti-Illimani! Però bisogna che ve lo dica io di chi è: è di Violeta Parra, proprio lei. Solo che non la ha mai cantata: è una di quelle cose, alcune delle quali stanno pure in questo sito, che scrisse dopo la fine del suo grande amore con l'etnologo e musicologo svizzero Gilbert Favre, che la piantò letteralmente in asso scomparendo per il continente e lasciandola disperata a scrivere tra le più belle canzoni e poesie di disamore che siano mai state scritte nella Storia. Dopo che Violeta Parra si fu suicidata di depressione, il 5 febbraio 1967, queste sue parole, come altre, furono messe in musica dal figlio, Ángel Parra; ma è sua sorella Isabel che le ha sempre cantate, e continua a cantarle, nella loro interezza. Ángel Parra, Mercedes Sosa e gli Inti-Illimani, non si sa perché, omettono sempre la terza strofa.



Parole del 1965/66, poco prima del suicidio. Parole di delusione, di disamore, di disperazione, certamente. E come Violeta Parra ritenne di esprimere tutto questo? Con immagini di galera, terribili e crude. Con immagini di pestaggi in prigione da parte dei carcerieri. Con immagini di dure pareti e di oppressione, di maltrattamenti. Pur nell'estremo dolore della propria vicenda personale, Violeta Parra, fino all'ultimo, non rinuncia a raccontare anche una storia collettiva. Viene fatto di pensare a quanti prigionieri avranno desiderato di morire, in celle e in segrete di tortura, e che il loro cuore maledetto finalmente cedesse. Gli Inti-Illimani, non a caso, la cantano fin dai loro inizi e la inserirono nel loro secondo album dell'esilio italiano, La nueva canción chilena, pubblicato nel 1974 dai Dischi dello Zodiaco. Una canzone che, nel suo stesso testo, parla della disperazione come di un esilio, e proprio nella terza strofa generalmente omessa.

Viene inserita oggi nel sito nella sua integralità, vale a dire nella versione completa che Isabel Parra continua ad eseguire. In Italia, ovviamente, è nota per lo più nella versione degli Inti-Illimani; è stata tradotta da Ignazio Delogu nel vecchio album del '74 e nell'altrettanto vecchio volume Inti-Illimani: Canti di lotta, d'amore e di lavoro pubblicato nel 1977 nei Paperbacks Poeti dell'editore Newton Compton (volume introdotto da Jorge Coulón Larrañaga in persona). La traduzione qui è stata rifatta di sana pianta e integrata con la strofa mancante. [RV]
Corazón, contesta
por qué palpitas, sí,
por qué palpitas
como una campana
que se encabrita, sí,
que se encabrita.
¿Por qué palpitas?

¿No ves que la noche
la paso en vela, sí,
la paso en vela
como en mar violento
la carabela, sí,
la carabela?
Tú me desvelas.

Qué te estás creyendo,
no soy de fierro, sí,
no soy de fierro.
Me tratas lo mismo
como a los perros, sí,
como a los perros.
Es mi destierro.

¿Cuál es mi pecado
pa’ maltratarme, sí,
pa’ maltratarme
como el prisionero
por los gendarmes, sí,
por los gendarmes?
Quieres matarme.

Pero a ti te ocultan
duras paredes, sí,
duras paredes,
y mi sangre oprimes
entre tus redes, sí,
entre tus redes.
¿Por qué no cedes?

Corazón maldito
sin miramiento, sí,
sin miramiento,
ciego, sordo y mudo
de nacimiento, sí,
de nacimiento.
Me das tormento.

Sin miramiento,
me das tormento.

inviata da Riccardo Venturi - 28/8/2015 - 00:41



Lingua: Italiano

Nuova traduzione italiana di Riccardo Venturi
Firenze, 28 agosto 2014

Due parole del traduttore. Come detto nell'introduzione, in italiano, seppure oramai introvabile, esiste già una traduzione di questa canzone. Fatta dal catalanista e ispanista sardo Ignazio Delogu nel 1977 per un volumetto di canzoni degli Inti-Illimani pubblicato dalla casa editrice Newton Compton. Senza togliere nessun valore alle traduzioni di Delogu, avevo sempre desiderato fare una traduzione più "secca" di questa canzone, fatta esclusivamente di parole comuni e senza nessuna concessione al lirismo. Spero, almeno in parte, di esserci riuscito.
CUORE MALEDETTO

Cuore, su, rispondi:
perché batti, sì,
perché batti?
Come una campana
imbizzarrita, sì
imbizzarrita.
Ma perché batti?

Non vedi? La notte
la passo sveglia, sì,
la passo sveglia.
Come una nave
nella tempesta, sì
nella tempesta,
Mi tieni desta.

Ma cosa ti credi?
Non son di ferro, sì,
non son di ferro.
Eppure mi tratti
come un cane, sì,
come un cane,
e questo è il mio esilio.

Ma che male ho fatto
per maltrattarmi, sì
per maltrattarmi
come al carcerato
fanno i gendarmi, sì
fanno i gendarmi.
Tu vuoi ammazzarmi.

Ma tu stai nascosto
tra dure pareti, sì,
dure pareti
e il mio sangue opprimi
tra le tue reti, sì,
tra le tue reti.
Perché non smetti?

Cuore maledetto,
senza rispetto, sì,
senza rispetto,
cieco sordo e muto
fin dalla nascita, sì
fin dalla nascita
tu mi torturi.

Senza pietà
tu mi torturi.

28/8/2015 - 01:06


Che bella traduzione Riccardo! Essenziale come il dolore.

Maria Cristina - 28/8/2015 - 21:53


Era esattamente quel che intendevo fare: qualcosa di essenziale. La lingua spagnola può essere apparentemente simile all'italiano, ma ha uno "Sprachgeist" molto differente: il suo barocchismo di fondo, che affonda le sue radici nella sua storia cinque e seicentesca (si pensi a Góngora), ha fatto sì che termini in essa comunissimi rendano le traduzioni italiane assolutamente barocche ("peró a ti te ocultan" reso con "però, a te, ti occultano", come si tende a fare seguendo la lettera, è barocco). In spagnolo il testo è secco, ma nello spirito della lingua spagnola; in italiano occorrerebbe, secondo me, fare la stessa cosa ma col nostro spirito linguistico. Scusami la digressione, Maria Cristina, e che la feliz Violeta mi perdoni.

Riccardo Venturi - 28/8/2015 - 23:35


non so lo spagnolo ma ho imparato a memoria questa canzone tanti anni fa accompagnandomi con la chitarra. ho sempre pensato che "tu me desvelas" fosse riferito alla "carabela" e quindi fosse una sorta di"come la caravella nella tempesta tu mi strappi le vele" e contemporaneamente "mi svegli. Puó essere?

1/3/2017 - 12:11



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