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Chocolate Kings

Premiata Forneria Marconi
Lingua: Inglese


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dall'album "Chocolate Kings" (1975)
Chocolate Kings

Testo di Marva Jan Marrow e Mauro Pagani
Musica di Franco Mussida

Bernardo Lanzetti - voce
Franco Mussida - chitarra
Patrick Djivas - basso, voce
Franz Di Cioccio - batteria, percussioni, voce
Mauro Pagani - fiati, violino, voce
Flavio Premoli - tastiere, voce


«Venimmo accusati di essere “commerciali” – un’accusa che oggi appare una sciocchezza – e i testi in inglese rinfocolarono le polemiche degli anticapitalisti a oltranza. La cosa in questo caso è particolarmente curiosa, perché CHOCOLATE KINGS era un disco molto critico nei confronti dell’«american way of life». Parla dei “re di cioccolata” vale a dire degli americani che hanno colonizzato l’Italia nel dopoguerra. Parlava del consumismo americano. Parla della supremazia americana nel mondo, ma senza demonizzare gli States, di cui venivano fuori anche gli aspetti più stimolanti e positivi. Insomma non era un manifesto politico, ma una riflessione critica.» (Franz Di Cioccio, “Due volte nella vita", Mondadori, 1996, pp. 113 e 114.)

CHOCOLATE KINGS invece è un’opera politicamente scorretta. Per di più è così poco diplomatica da essere cantata proprio in inglese. Fu come entrare nella tana del lupo per svegliarlo. E al lupo non piacque.

CHOCOLATE KINGS è l’America che affascina e delude, così come la cantò Guccini ne L’isola non trovata. Un’America idealizzata e sognata, che quando la si tocca da vicino riprende i suoi connotati più concreti e critici, perfino esasperati. E’ il mito che esce dal fumetto, che si libera della sua gabbia di celluloide e torna ad essere, infine, opinabile realtà.

MN: «Alla luce di tutte queste cose come vedete oggi il lavoro fatto sull’album?»
FdC: «CHOCOLATE KINGS è stato la nostra massima espressione musicale, con dei testi molto forti. CHOCOLATE KINGS era critico nei confronti dell’egemonia culturale americana che porta benefici, ma anche le sue forme di coercizione: cioccolata da una parte, super-controllo dall’altra.»

Marco Novaro, da La disillusione di un sogno in frantumi

*

Il terzo brano è quello che da il titolo al disco: Chocolate Kings. Qui Mussida ha unito una sorta di tarantella che riallaccia l’episodio alla tradizione di È Festa anche se le difficoltà corali del brano sono lontane dalla “semplicità” di È Festa. Il testo del brano è ancora più chiaro e critico contro l’America (“adesso tu ed io conosciamo la grande e grossa mamma che ci ha preso in giro….. e tu non vuoi buttare la vita per un paradiso di cioccolato, vuoi rimanere vivo”). Nel resto del testo si parla anche dei soldati americani (re di cioccolato) che vanno in giro a fare guerre portando con loro le barrette di cioccolato da distribuire ai ragazzi dopo le morti che lasciano sul campo.

dalla recensione di antoniomimmo per DeBaser
When I was born they came to free us
to heal our battle wounds
with photographs of big fat mama
the chocolate kings arrived
to feed us full of good intentions
and fatten us with pride
stars and candy bars!

Shirley Temple dipped her dimples
in favorite nursery rhymes
big mamas love was pure and simple
and gentle dollar signs
sang out lullabies

So sorry
her superman is losing fans
and i am so sorry
so sorry
they've packed her bags
they've stacked her flags
and we are so sorry

Her supermarket kingdom is falling
her war machines on sale
no one left to worship the heroes
her TV gods have failed
hope she takes a look in the mirror
while she is on her way home ...

Her supermarket kingdom is falling
her war machines on sale
no one left to worship the heroes
her TV gods have failed

So sorry
her superman is losing fans
and i am so sorry
so sorry
they've packed her bags
they've stacked her flags
and we are so sorry

new you and i know big fat mama
she took us for a ride
but musclemen are out of business
the chocolate kings are dying
you don't wanna waste your life for chocolate heaven
you like to stay alive
like to stay alive

2/5/2015 - 23:38



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