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Three Fishers

Charles Kingsley
Lingua: Inglese

Lista delle versioni e commenti


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[1851]
A poem by Charles Kingsley
Music by John Pyke Hullah (1812-1883)
Poesia di Charles Kingsley
Musica di John Pyke Hullah (1812-1884)

threefisea


Charles Kingsley, predicatore e sacerdote anglicano vissuto in epoca vittoriana, fu considerato un riformatore sociale di una certa importanza; ma, senz'altro deve la sua maggior fama alle poesie che scrisse in forma di ballata, già pronte per essere messe in musica. È il caso della sua più famosa, Three Fishers (o The Three Fishers), che fu musicata, poco dopo essere stata scritta (nel 1851) dal compositore John Pyke Hullah. Su questa melodia è generalmente cantata ancora oggi, sebbene con tutti gli arrangiamenti possibili e immaginabili.

threeficover.Charles Kingsley, ritenuto l'iniziatore del movimento socialista cristiano in Gran Bretagna, era figlio del parroco di un paesino sulla costa inglese. Da ragazzo aveva spesso assistito alla partenza della flotta peschereccia del paese, dalla quale dipendeva interamente il pane delle famiglie; un'occasione nella quale si teneva una breve cerimonia religiosa alla quale partecipavano tutti i pescatori e le loro famiglie. Divenuto a sua volta parroco, Kingsley si ricordò di quegli eventi e scrisse la poesia, a suo dire, al termine di una giornata faticosa e grigia. Una poesia che, una volta pubblicata e musicata divenne immediatamente un canto popolare nel senso più vero dell'espressione: tutti i lavoratori, e non soltanto i pescatori, vi si riconobbero e riconobbero la loro vita.

Il verso Men must work and women must weep divenne in breve una sorta di proverbio e di slogan del movimento operaio cristiano, tenendo magari conto che le donne, oltre a piangere, erano quasi sempre costrette a spezzarsi comunque la schiena. Nel 1883, la ballata ebbe in sorte di ispirare un quadro del famoso pittore Walter Langley, il fondatore della “Scuola di Newlyn” che, vivendo e dipingendo in Cornovaglia (morì a Penzance), prediligeva scene di vita marina e dei pescatori locali. Il quadro si chiamò, manco a dirlo, But men must work and women must sleep. Durante l'epoca Vittoriana la ballata fu famosissima: spesso veniva cantata da cantanti popolarissime dell'epoca (è fatta per una voce femminile), quali Antoinette Sterling e Charlotte Sainton-Dolby. La stessa Sterling spiegò alla perfezione in che cosa consistesse la “forza” della ballata:

”Anche se non ero mai stata per mare durante una tempesta, e neppure avevo mai visto dei pescatori, riuscii a capire d'istinto la canzone dei Tre Pescatori. Leggendo la poesia per la prima volta, nessuno poteva sapere dall'inizio che i tre uomini sarebbero per forza annegati. […] Ma esiste una tendenza naturale a prevedere una tragica fine; perciò era consuetudine attaccare la canzone in modo così lugubre, che ognuno subito capiva come sarebbe andata a finire. La signora Sainton-Dolby, ad esempio, la cantava in modo funereo dall'inizio alla fine. Io non avevo mai visto né conosciuto uno che era perito in mare, però quel misterioso istinto era talmente forte che non potevo immaginare la fine. Quando la attaccavo, quindi, cantavo sempre il primo verso in maniera gioiosa, squillante. Credo che fosse il modo giusto, perché sia il poeta che il compositore lo approvarono.”

Dopo il quadro, la ballata ebbe persino il film, e di uno dei massimi registi dei primordi: nel 1910, David Wark Griffith, il padre del cinema americano e colui che stabilì le regole del cinema narrativo (l'autore di Nascita di una nazione, insomma), realizzò un cortometraggio, The Unchanging Sea, direttamente basato sulla poesia di Kingsley. La prima strofa della ballata è riprodotta nelle tavole scritte del film (ovviamente muto). Ad oltre cento anni di distanza, nel 2013, la ballata è ricomparsa in un film, The Invisible Woman di Ralph Fiennes, la storia dell'amore tra Charles Dickens e Ellen Ternan.



L'argomento della ballata è semplicissimo: tre pescatori escono in mare per lavorare e per guadagnare pochi soldi che servono per mantenere le famiglie. Vengono sorpresi dalla tempesta e annegano. Forse si può scuotere la testa pensando alla facile presa di un tema del genere, ma non bisogna mai scordare che questa era una la quotidiana nei posti di mare, ad ogni latitudine. In molti luoghi lo è ancora, e non c'è nemmeno più un Kingsley che ci scrive sopra una poesia. Magari si crede che questa vita riguardi ancora soltanto dei poveracci in terre lontanissime, ma la vita dei pescatori è sempre quella, dappertutto.

Innumerevoli le versioni e le interpreti; da ricordare quelle di Richard Dyer-Bennet (1955) e, soprattutto, quella di Joan Baez (1963) nel suo famoso Joan Baez in Concert in due volumi. Negli anni '80 del XX secolo è stata riarrangiata da Garnet Rogers, e interpretata così da suo fratello Stan Rogers nell'album For the Family; parecchie versioni recenti seguono tale arrangiamento.



Secondo il musicologo Derek B. Scott, il verso finale del refrain, And the harbor bar be moaning, si riferisce “alla credenza che fosse di malaugurio se la marea calante faceva una sorta di rumore lamentoso, o sussurrante, passando sul bassofondo sabbioso che manteneva calme le acque del porto.” [RV]
Three fishers went sailing out into the West,
Out into the West as the sun went down;
Each thought on the woman who lov’d him the best;
And the children stood watching them out of the town;
For men must work, and women must weep,
And there ’s little to earn, and many to keep,
Though the harbor bar be moaning.

Three wives sat up in the light-house tower,
And they trimm’d the lamps as the sun went down;
They look’d at the squall, and they look’d at the shower,
And the night rack came rolling up ragged and brown!
But men must work, and women must weep,
Though storms be sudden, and waters deep,
And the harbor bar be moaning.

Three corpses lay out on the shining sands
In the morning gleam as the tide went down,
And the women are weeping and wringing their hands
For those who will never come back to the town;
For men must work, and women must weep,
And the sooner it ’s over, the sooner to sleep—
And good-by to the bar and its moaning.

inviata da Riccardo Venturi - 28/8/2014 - 15:43



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Alberto Tiraferri

Da: Joan Baez, Ballate e Folksongs, Introduzione di John M. Conly e Elie Siegmeister. A cura di Alberto Tiraferri. Roma, Newton Compton Editori, Paperbacks Poeti 56, p. 151
TRE PESCATORI

Walter Langley: But men must work and women must weep (1883)
Walter Langley: But men must work and women must weep (1883)
Tre pescatori si misero in mare verso occidente,
Verso occidente mentre il sole calava,
Ciascuno pensava alla donna da cui era amato,
E i bambini stavan ritti a fissarli mentre lasciavano il paese.
Perché gli uomini debbon lavorare e le donne debbon piangere,
Perché c'è poco da guadagnare e tanti da mantenere,
E il bassofondo del porto sussurra il suo lamento.

Tre donne stavano alzate nella torre del faro,
Pulivano le lampade mentre il sole calava
E fissarono la raffica di vento e lo scroscio di pioggia,
E i relitti giunsero portati dalle onde, in bruni frammenti.
Perché gli uomini debbon lavorare e le donne debbon piangere,
Perché c'è poco da guadagnare e tanti da mantenere,
E il bassofondo del porto sussurra il suo lamento.

Tre cadaveri giacevano sulla sabbia scintillante,
Nel crepuscolo del mattino mentre la mareva s'abbassava,
E le donne piangevano e si torcevano le mani
Per coloro che non sarebbero mai più ritornati al paese.
Perché gli uomini debbon lavorare e le donne debbon piangere,
Perché c'è poco da guadagnare e tanti da mantenere,
E addio a quel bassofondo e al suo lamento.

inviata da Riccardo Venturi - 28/8/2014 - 17:35



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