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Hilhas n'aimetz pas tan los òmis

anonimo


Lingua: Occitano (Guascone / Gascon)



Tradizionale guascone [XVII secolo?]
Traditionnel gascon [17ème siècle?]
Gascon traditional folksong [17th century?]

Incisioni recenti / Enregistrements récents /
Recent recordings:

a) Rosina de Pèira e Martina, "Cançons de femnas/Cançons de hemnas/Cançons de fremas", 1980
b) André Minvielle, "Canto!" (1998)



C'è qualcosa di nuovo nel sole, anzi d'antico. Ad esempio, si prenda questa antica canzone popolare guascone, che tra le altre cose fa entrare in contatto con quel linguaggio romanzo altamente insolito (outlandish, direbbero gl'inglesi...) dove le “f” iniziali diventano “h”, e le doppie “elle” diventano a volte “th” e a volte “r”; particolarità linguistiche a parte, verrebbe da dire che non c'è proprio nulla di inconsueto. Dalla civiltà rurale tradizionale alle modernissime cronache (ma non solo ad esse: diciamo ad un modo di fare e di intendere in generale) il salto sembra essere tutt'altro che enorme. Rivolgersi alla canzone popolare, che invariabilmente mette in scena sia le radici delle cose, sia reazioni e affermazioni reali e attribuibili a tempi non di rado parecchio remoti, è non soltanto uno dei princìpi fondanti di questo sito, ma anche -e lo ammetto senza nessuna remora- una delle mie più incancrenite fissazioni.

Andando parecchio indietro nel tempo, va da sé, non bisogna generalmente ricercare “affermazioni moderne” e ribellioni organizzate; massimamente per quanto riguarda l'argomento cardine di canzoni come questa, vale a dire la violenza sulla donna e la particolare tendenza degli uomini di tutte le epoche a fare i “galanti” e gli innamorati durante il corteggiamento per trasformarsi poi in aguzzini dopo il santo vincolo del matrimonio. Queste sono le radici di cui parlavo, che hanno attraversato i tempi; il possesso esercitato sulla donna e la sua reazione. E così, ad esempio nella Guascogna di qualche secolo fa troviamo questo invito preciso rivolto da una donna sposata alle ragazze: pensateci bene prima di accettare l' “amore” di un uomo, i suoi regali, i suoi pegni, e sappiate che cosa vi aspetta. Bastonate e cazzotti, per farla breve. Meglio pensare solamente a se stesse.

Rosina de Pèira.
Rosina de Pèira.
Nel 1980, Rosina de Pèira (nata nel 1933 e definita, forse con poca fantasia, la “Oum Kalthoum occitana”), assieme a Martina incise un album a dir poco straordinario: Cançons de femnas / Cançons de hemnas / Cançons de fremas, contenente canzoni in tutti i parlari occitani. Ma canzoni esclusivamente di donne, e per le donne: antiche melodie che danno un'immagine del tutto inattesa di una donna libera e ribelle nelle campagne occitane dei tempi che furono; e se si pensa che, per esempio, questa canzone è nella stessa lingua della santissima Bernadette e delle sue madonnine miracolose, viene senz'altro da pensare. Non bisogna ovviamente spingersi troppo oltre; qui si dice alle ragazze, semplicemente, di non sposarsi perché gli uomini sono dei mascalzoni e dei violenti. Ma l'affermazione di “pensare soltanto a se stesse”, questa sì, è davvero degna di nota e ascrivibile a una sorta di protofemminismo elementare sí, ma già dirompente.

È possibile, anzi più che probabile, che canzoni del genere siano presenti in molte tradizioni europee, se non in tutte. La condizione della donna, e in particolare di quella sposata, è oggetto di parecchi canti che quasi sempre raccontano di tutt'altro che dolci idilli. Lavoro, fatiche, ubriachezze, botte, violenze, cacate di figli. Così in questa canzone, dal ritmo (5/4) insolito almeno quanto il suo linguaggio. Non insolito è l'argomento, davanti al quale -magari- fingiamo di meravigliarci perché “antico”, ascoltando al contempo la testimonianza di qualcuna ridotta in fin di vita da quello che "la amava tanto".

Credo siano questi gli "input" per ascoltare questa canzone, peraltro stupefacentemente bella, e particolarmente nell'interpretazione e nell'arrangiamento della grande Rosina de Pèira. [RV]
Hilhas n'aimetz pas tan los òmis,
Hilhas n'aimetz pas tan los òmis

Aqueths dont son tan jogadors,
Aqueths dont son tan jogadors
Son nuèit e jorn en las aubèrjas

Tan qu'an argent se'n jogan tot,
Tan qu'an argent se'n jogan tot,
Quan n'an pas mès, eths que n'empruntan

Aus sons amics et companhons,
Aus sons amics et companhons,
Qu'ès mièja nuèit quan se retiran

E maut d'un cop lo punt deu jorn,
E maut d'un cop lo punt deu jorn,
Au permèr mot dont ditz la hemna

Brut e tempèsta a la maison,
Brut e tempèsta a la maison,
Gahan lo pau darrèr la porta

[Adara soi vòstra esposada,
Adara soi vòstra esposada,
Que mi trucatz tres còps per jorn

L'un lo matin, l'aute lo vrespe,
L'un lo matin, l'aute lo vrespe,
L'aut' lo ser per colacion] [*]

Trucs e patacs a Janeton,
Trucs e patacs a Janeton,
Son aquò, galant, las promessas

Que me hasetz en hèr l'amor,
Que me hasetz en hèr l'amor,
Vos me disètz, jo que'n s'ri dauna

Dauna de tot a la maison,
Dauna de tot a la maison,
Ara soi pas solament dauna

De me crompar un cotilhon,
De me crompar un cotilhon.
La, la, galant, las claus deu cròfe

Las deu petit cabineton,
Las deu petit cabineton,
Aqui trobratz las bèras jòias

Dont m'atz donat en hèr l'amor,
Dont m'atz donat en hèr l'amor,
N'auratz entà balhar las autas

A las dont aimatz mès qu'a jo,
A las dont aimatz mès qu'a jo,
Estatz be suau, pèga minharda

N'aimi pas nada mès qu'a vos,
Hilhas n'aimetz pas tan los òmis,
Hilhas n'aimetz pas tan los òmis.

[*] Strofe cantate solo in alcune versioni.
Inserite nel testo a piacere oppure in sostituzione di altre. (ndr)

inviata da Riccardo Venturi - 20/5/2014 - 09:35



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
20 maggio 2014



La versione incisa da André Minvielle (1998)
RAGAZZE, GLI UOMINI NON AMATELI TANTO

Ragazze, gli uomini non amateli tanto,
Ragazze, gli uomini non amateli tanto

Quelli non fanno altro che giocare,
Quelli non fanno altro che giocare,
Stanno notte e giorno nelle taverne

Finché hanno soldi, se li giocan tutti,
Finché hanno soldi, se li giocan tutti,
Quando non ne hanno più, se li fanno prestare

Dai loro amici e dai loro compagni,
Dai loro amici e dai loro compagni,
Tornano a casa a notte fonda

E più d'una volta sul far del giorno,
E più d'una volta sul far del giorno,
E alla prima cosa che dice la moglie

Strepito e tempesta in casa,
Strepito e tempesta in casa,
Prendono la spranga della porta

[Ora che sono la vostra sposa,
Ora che sono la vostra sposa,
Mi picchiate tre volte al giorno

Una al mattino, l'altra la sera,
Una al mattino, l'altra la sera,
E l'altra ancora all'ora di pranzo]

E giù bastonate e botte a Jeanneton, [*]
E giù bastonate e botte a Jeanneton,
Eccole le promesse che mi facevate

Quando mi facevate la corte,
Quando mi facevate la corte,
Mi dicevate che sarei stata la padrona

La padrona di tutto in casa,
La padrona di tutto in casa,
Ora non sono nemmeno padrona

Di comprarmi una cosuccia,
Di comprarmi una cosuccia,
Eccole qui le chiavi del baule

E quelle della stanzetta,
E quelle della stanzetta,
Là troverete i bei gioielli

Che mi avete donato quando mi facevate la corte,
Che mi avete donato quando mi facevate la corte,
Prendeteli per far ballare le altre

Che amate più di me,
Che amate più di me,
Ma stai pur certa, tu bella mia

Che io non amo nulla più di me stessa,
Ragazze, gli uomini non amateli tanto,
Ragazze, gli uomini non amateli tanto.

[*] Jeanneton: nome qualsiasi di donna, particolarmente diffuso
e usato spesso come “topos” nelle canzoni popolari.

20/5/2014 - 11:28



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