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Fa la nâna

anonimo
Lingua: Italiano (Emiliano Bolognese)

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Si tratta di una ninna nanna popolare ritrovata nel 1979 a Monghidoro, Bologna, sull'Appennino emiliano, dal ricercatore etnomusicologo e direttore di coro Giorgio Vacchi (1932-2008) che la ascoltò e registrò per la prima volta dalla voce della signora Maria Grillini, classe 1925 (che la cantava in «monghidorese» stretto).
Il canto è sicuramente ottocentesco, perchè una strofa molto simile, ma in piemontese canavesano («Nana, nuncheta, - la mama è andaita a messa, Papa l'è anda a Türin - a cumprar dei büratin»), viene riportata da Costantino Nigra nel suo «Canti popolari del Piemonte» del 1888. Per il resto, si tratta quasi sicuramente di un canto «endemico» di quella zona dell’Appennino emiliano. L’ultima strofa, in italiano, potrebbe essere un’aggiunta successiva.

All’inizio pensavo di proporre questa magnifica ninna nanna (ascoltatela nella versione dei cantori sardi del coro Bachis Sulis di Aritzo, Nuoro... il bolognese non sarà perfetto, ma fa davvero piangere dalla commozione) tra gli Extra ma credo che in realtà meriti di stare a pieno diritto sulle CCG, prima di tutto per il tema che il testo rivela nel suo crescendo, cioè una canzone di protesta femminile contro una società rurale maschilista che relegava la donna in ruoli precisi, subordinati, senza alcuna possibilità di promozione e riscatto.




Ma soprattutto questa è la ninna nanna che nel finale del bellissimo film «L’uomo che verrà» di Giorgio Diritti (2009), dedicato alla strage di Monte Sole (Marzabotto), viene intonata, sussurrata da Lena, la bambina protagonista della pellicola (muta, fino a quel momento), al fratellino appena nato che lei da sola è riuscita a salvare dalla furia nazista.

«L’uomo che verrà», scena finale

Lascio ora la parola a Giorgio Vacchi, fondatore e per lungo tempo direttore del Coro Stelutis di Bologna, in merito al significato specifico della ninna nanna:

«È noto che il canto popolare è legato ad una funzione, scomparsa la quale il canto agonizza e muore: così è avvenuto, e avviene, a tanti canti di lavoro, rituali, a ballo, ecc.
Non ancora scomparsa è, invece, la funzione del ninnare, legata al mestiere di madre, o di nonna, per cui sono ancora numerose le donne che ricordano ninne nanne. Ma solo di recente, dopo decenni di ricerche e discussioni, si è cominciato a far luce sull'essenza di questo canto di lavoro come forse è il caso di definirlo.
Fino a non molto tempo fa si era abituati infatti a vedere, nella ninna nanna, l'espressione ‹di tutto il suo (della madre) affettuoso fervore› come scrivevano nel '32 Trebbi e Ungarelli, oppure il segno ‹dell'offerta intera, disinteressata, istintiva della pace divina, mediante la grazia della materna anima femminile› come ribadiva F. Ballila Pratella.
Già il Leydi, invece, annotava nel 1973 come con la ninna nanna ‹era offerta alla donna un'occasione di sfogo non altrimenti possibile all'interno della società contadina tradizionale›.
Ciò spiega perché ‹spesso le ninne nanne, contro l'opinione corrente›, citiamo ancora il Leydi, ‹non abbiano testi lieti e sereni e musicalmente si connotino come veri e propri lamenti, anche disperati›.
È in questa ottica che si colloca questa ninna nanna di Monghidoro, che pare addirittura concentri in sé tutto quanto si è detto al riguardo e lo sprigioni di strofa in strofa in una crescente tensione che sfocia nell’implorazione finale ‹Figlia mia non ti maritare›.
Pochi, infine, i riscontri (e quasi tutti limitati alla prima quartina) con altre lezioni, ed anche queste relative alla nostra regione.
Fanno eccezione i versi seguenti: ‹Nana, nuncheta, - la mama è andaita a messa, Papa l'è anda a Türin - a cumprar dei büratin›, originari del Canavese e citati dal Nigra.

B. Pergoli: Saggio di canti popolari romagnoli, Forlì, 1894, n. 450,
P.O. Trebbi - G. Ungarelli: Costumanze e tradizioni del popolo bolognese, Bologna, 1932, pp. 167-183.
F. Balilla Pratella: Saggio di gridi, canzoni, cori, danze del popolo italiano, Bologna, 1919.
C. Nigra: Canti popolari del Piemonte, Torino, 1888, p. 675.
R. Leydi: I canti popolari italiani, Milano, 1973, pp. 38-39.
R. Leydi: Mondo popolare in Lombardia, vol. 4°, pp. 481-483.»

Giorgio Vacchi
Fa la nâna la mî cuchètta
che la mâma véggna da Mèssa
che l papà véggna dal marchè
con un sumarìn pr al mèn.

Don,
don din don
don din don, din don, nanin.

Fa la nâna, fâla pûr
andén tótt a lèt èi bûr
con la lómm senza èi stupin
dôrum dôrum, fa i nanin.

Don,
don din don
don din don, din don, nanin.

E la me mâma l'è na bèla dôna
e nca mé son la sô fiôla
la m à cunprè una vistîna nôva
qualchedun la pagherà.

Don,
don din don
don din don, din don, nanin.

Fa la nâna, fâla dònca
l me papà in duv êl dònca?
L è senz'èter all'usteria
la me mâma l'è qué ch'la crida.

Don,
don din don
don din don, din don, nanin.

Figlia mia non ti maritare
se ti mariti non hai più ben
quando credi di mangiare
c' hai i bimbi da governar.

Don,
don din don
don din don, din don, nanin.

inviata da Bernart Bartleby - 4/1/2014 - 17:18



Lingua: Italiano

Traduzione italiana dal sito del Coro Marmolada di Venezia
FA' LA NANNA

Fa la nanna la mia cocca
che la mamma torni da Messa
che il papà venga dal mercato
con un somarino per le mani.

Don, don din don
don din don, din don, nanin.

Fa la nanna, falla pure
andiamo tutti a letto al buio
con il lume senza lo stoppino
dormi dormi fai la nanna.

Don, don din don
don din don, din don, nanin.

E la mia mamma è una bella donna
e anch'io sono sua figlia
mi ha comperato un vestitino nuovo
qualcuno lo pagherà.

Don, don din don
don din don, din don, nanin.

Fa la nanna, falla dunque
dov'è dunque il mio papà?
E' senz'altro all'osteria
la mia mamma è qui che piange

Don, don din don
don din don, din don, nanin.

Figlia mia non ti maritare
se ti mariti non hai più ben
quando credi di mangiare
c' hai i bimbi da governar.

Don, don din don
don din don, din don, nanin.

inviata da Bernart Bartleby - 4/1/2014 - 17:22


Giuseppe - 27/7/2017 - 10:23



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