Lingua   

Lament of the Evicted Irish Peasant

anonimo
Lingua: Inglese



‎[Intorno al 1850]‎
Canzone di autore anonimo risalente all’epoca della “Gorta Mór”, della “Grande Carestia”che ‎attanagliò l’Irlanda alla metà dell’800 e che causò almeno un milione di morti e che costrinse altri ‎milioni di irlandesi ad emigrare.‎
Testo trovato su Mudcat Café




Se la carestia fu causata da un parassita infestante che distrusse i raccolti di patata, i suoi effetti ‎furono moltiplicati dalla soggezione politica e commerciale dell'Irlanda alla Corona inglese, tant'è ‎che qualche storico (p.e. Francis A. Boyle) si spinge a dire che in quel periodo l'Inghilterra realizzò ‎di fatto un genocidio per fame della popolazione irlandese.

Fatto sta che fu proprio "La Grande Fame" a dare un forte impulso alla ribellione irlandese contro la ‎dominazione britannica (le organizzazioni repubblicane come i Young Irelanders e l'Irish ‎Republican Brotherhood nacquero proprio durante o subito dopo la carestia)

Durante la "Great Famine", una considerevole parte della popolazione morì, un'altra grandissima ‎fetta lasciò il paese dando vita a una delle più ingenti emigrazioni della storia: milioni di profughi si ‎imbarcarono verso l'America e la Gran Bretagna, spesso sulle cosiddette Coffin ships (Bare ‎galleggianti), imbarcazioni non adatte a salpare per l'Oceano Atlantico e che causarono un numero ‎elevatissimo di morti. Tra morti ed emigranti la Grande Carestia portò la popolazione irlandese da ‎circa 8 milioni di persone a circa 4,4 nel 1911. (en.wikipedia)‎

Sfratto, Irlanda 1879, all’epoca della cosiddetta “Land War”.‎
Sfratto, Irlanda 1879, all’epoca della cosiddetta “Land War”.‎



‎“How shall I translate tenant-at-will? Shall I say serfs? No; in feudal times serfdom consisted rather ‎in keeping the vassals attached to the soil, and by no means in driving them away. An ancient vassal ‎is a lord compared with the present tenant-at-will, to whom the law affords no defence. Why not ‎call them Wegjagdbare (chaseable)? But this difference lessens the analogy—that for hares, stags, ‎and deer, there is a season during which no one is allowed to hunt them, whereas tenants-at-will are ‎hunted all the year round. And if any one would defend his farm (as badgers and foxes are allowed ‎to defend their cover), it is here denominated 'rebellion!'”‎

“… Come potrei tradurre ‘tenant-at-will’? Potrei dire ‘servi’? No. In epoca feudale la servitù ‎era volta a mantenere i vassalli legati alla terra, mai a cacciarli. Un antico vassallo era un signore se ‎comparato all’ ‘affittuario soggetto alla volontà del proprietario’, privo di ogni difesa legale. Questi ‎ultimi li si potrebbe chiamare ‘Wegjagdbare’ (s-cacciabili in qualunque momento)? Ma anche così ‎non funziona, perché alla selvaggina almeno sono riconosciute stagioni in cui nessuno può cacciare, ‎mentre i contadini affittuari potevano essere s-cacciati in ogni momento dell’anno. E se qualcuno di ‎loro si metteva in mente di difendere la propria fattoria e la vita dei suoi familiari (così come fanno i ‎tassi o le volpi che difendono le loro cucciolate), allora venivano definiti ‘ribelli’…”
‎(passo di uno degli studi sulla Gran Bretagna dello storico tedesco Friedrich von Raumer, 1781-‎‎1873) ‎

“A gradh geal mo chroidhe” o “A ghra gal mochree”, è “Gaeilge” (gaelico irlandese) e ‎significa “O bright love of my heart!”.
The night is dark and dreary,
A gradh geal mo chroidhe!‎
And the heart that loves you weary,
A gradh geal mo chroidhe!
For every hope is blighted,
That bloomed when first we plighted
Our troth, and were united,
A gradh geal mo chroidhe.

Still our homestead we behold,
A gradh geal mo chroidhe!
But the cheerful hearth is cold,
A gradh geal mo chroidhe!
And those around its glow
Assembled long ago,
In the cold, cold earth lie low,
A gradh geal mo chroidhe!

Twas famine's wasting breath,
A gradh geal mo chroidhe!
That winged the shaft of death,
A gradh geal mo chroidhe!
And the landlord, lost to feeling,
Who drove us from our sheeling,
Though we prayed for mercy kneeling,
A gradh geal mo chroidhe!

O 'twas heartless from that floor,
A gradh geal mo chroidhe!
Where our fathers dwelt of yore,
A gradh geal mo chroidhe!
To fling our offspring—seven—
‎'Neath the wintry skies of heaven,
To perish on that even,
A gradh geal mo chroidhe!

But the sleety blast blows chill,
A gradh geal mo chroidhe!
Let me press thee closer still,
A gradh geal mo chroidhe!
To this scathed, bleeding heart,
Beloved as thou art;
For too soon—too soon we part,
A gradh geal mo chroidhe!‎

inviata da Bernart - 15/7/2013 - 15:17



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