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LLorona del estudiante

anonimo
Lingua: Spagnolo

Lista delle versioni e commenti


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Tratto da Cancionero mínimo del movimiento estudiantil, pagina segnalata da Adriana.

LA "LLORONA"
di Maria Cristina Costantini

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo diffuso saggio sulla "llorona", opera di una delle nostre più preziose amiche e collaboratrici. [RV]

“La Llorona” non è un genere musicale; è il titolo di una famosissima canzone popolare sul cui stile e sulla cui metrica è stata ricalcata la “Llorona del estudiante”.

[Tratto quasi interamente da: Rivas López, Helena “La Llorona o la desesperanza de un pueblo”. Razón y palabra, 2003, n. 33 ]

La “Donna piangente”, è una leggenda messicana, anche se è diffusa, con sfumature diverse, in altri paesi latinoamericani (Costa Rica, El Salvador, Cile, Venezuela). È anche molto di più: è un mito che ha radici antichissime, tanto da entrare profondamente nell’immaginario collettivo di tutto un popolo, fino a diventare parte integrante della sua cultura.
La Llorona, con il nome e gli attributi con cui ancora oggi è conosciuta, nasce nel primo periodo coloniale, quando Cortés, dopo aver distrutto Tenochtitlán nel 1520, costruisce sulle sue rovine la nuova capitale, Città del Messico.
Appare di notte, come uno spirito in forma di donna, immersa in un ininterrotto e disperato pianto; la versione più accreditata dice che in vita uccise o perse i suoi figli e divenne pazza cercandoli. A volte si dice che non sa di essere morta.
In certe versioni viene identificata con un demone o uno spirito maligno, in altre con un’anima in pena che chiede perdono, in altre ancora con una dea caduta.1

Appare come una donna vestita di bianco, dai lunghi capelli neri, coperta da un velo che si muove intorno a lei al più tenue soffio di vento. Attraversa lentamente strade e piazze, con un percorso diverso ogni volta; le sue braccia si contorcono per la disperazione, lancia alte grida (“Ay, mis hijos!”, “I miei figli!”) seguite da gemiti strazianti. E ogni volta arriva fino alla Plaza Mayor, dove si inginocchia verso est, bacia la terra, emette il più luttuoso dei suoi lamenti, il più disperato dei suoi pianti; poi, sulle rive del lago Texcoco, scompare, dissolvendosi nell’aria come nebbia, o immergendosi nelle sue acque.2
Appare anche in altre città del regno, così come nelle campagne, spaventando il bestiame, che corre impazzito come se qualcuno lo inseguisse; si sente il suo grido lungo i sentieri imbiancati dalla luna, tra gli alberi dei boschi; porta la sua disperazione attraverso aride montagne; esce misteriosa dalle grotte dove vivono gli animali feroci; cammina lenta lungo le rive dei fiumi mescolando i suoi lamenti al rumore senza fine delle acque. 2
Ovunque annuncia disgrazia a chi la incontra, a chi rimane segnato dal dolore del suo eterno pianto.

La leggenda della Llorona ha però antecedenti molto più antichi, tanto che si perdono nei miti precolombiani e si confondono con diverse rappresentazioni della Dea Madre

“Sesto presagio funesto:
Molte volte si sentiva, una donna piangeva; gridava nella notte; lanciava alte grida:
-Poveri figli miei! Ormai dobbiamo andarcene lontano!-
E a volte diceva:
-Poveri figli miei! Dove vi porterò?-
“La visione dei vinti : testimonianze indigene della conquista” a cura di Miguel León Portilla … [et al.]. Cit. in López Rivas.

L’arrivo degli spagnoli era stato preannunciato da una serie di presagi funesti: uno dei più spaventosi era il pianto straziante di una donna che di notte si lamentava per il destino terribile che incombeva sui suoi figli.
Secondo Bernardino de Sahagún (uno dei primi cronisti) si trattava di un demone chiamato Cihuacoatl, la “Donna serpente”, dea della guerra e delle nascite, protettrice della razza. Nella cultura Nahuatl questa dea aveva diverse manifestazioni, i cui attributi intrecciano complesse simbologie (la maternità, la guerra, il colore bianco, le forze sotterranee della natura, l’aldilà, il luogo mitico dell’est verso cui era partito Quetzalcoatl, il dio civilizzatore, di cui gli Aztechi aspettavano il ritorno e per il quale scambiarono lo stesso Cortés… vedi anche “La maldición de Malinche” di Gabino Palomares.)
Legata alle acque (laghi, fiumi, sorgenti), era la protettrice delle “Cihuateteo”, le donne morte di parto che, in certi giorni ad esse dedicati, scendevano sulla terra, seminando il terrore agli incroci delle strade e uccidendo i bambini.

Il simbolo centrale, dunque, è quello della maternità distrutta, per sempre perduta e rimpianta: la dea conosce e piange il destino di morte e schiavitù che incombe sui suoi discendenti. Ha a che fare con il sincretismo e l’identità meticcia dei popoli latinoamericani, con il trauma delle origini.
La stessa leggenda è “meticcia”: nel periodo coloniale Cihuacoatl diventa la Llorona, una personificazione più vicina alla sensibilità dei conquistatori: non si può più parlare apertamente di divinità preispaniche, sarebbe blasfemo, costituirebbe una vera e propria eresia. Così la storia cambia, modellandosi su gusti e tradizioni diverse, senza perdere del tutto la sua essenza indigena, che rimane viva e potente nel sincretismo degli elementi simbolici
Nella Plaza Mayor, per esempio, sorgeva il grande tempio del sole (recentemente se ne sono scoperti i resti): il soffermarsi della llorona nella piazza, il suo inginocchiarsi verso est, allude al recupero degli antichi luoghi sacri, alla possibilità di aprire un varco verso il mondo delle ombre, a una chiamata alla rinascita: alcuni popoli credevano, infatti, che all’est risiedessero le anime dei bambini in attesa di nascere.
La Llorona non ha volto – o comunque è nascosto – simbolo di un popolo che ha perso la sua essenza, la sua identità. L’eterno ritorno all’acqua allude alla morte come suicidio o immolazione davanti all’inevitabile:la pena della Donna piangente è continua, mai le correnti di un fiume saranno le stesse, mai potrà cambiare il destino o toccare di nuovo il passato, è rotta per sempre la circolarità del tempo.
Nelle testimonianze indigene della Conquista ritorna spesso il tema della morte degli dei: in questo senso la Llorona riassume in sé ogni disperazione, ogni perdita, ci parla della fine di un popolo e di una cultura, ma anche della dolorosa e insopprimibile persistenza della memoria.
Possiamo pensare a lei come a una specie di “Genius loci”, un mito ancora vivo, che continua ad agire nell’immaginario collettivo; ancora oggi le vengono dedicate canzoni, film, rappresentazioni teatrali, studi antropologici, articoli,libri.
Il senso di una perdita originaria, di un dolore atavico che abita il sangue dei popoli morti e nati a un tempo nello spazio traumatico della Conquista, ha una profonda eco in moltissime opere letterarie e poetiche:

Tutte quelle voci oscure, di avi indigeni, che piangono nel nostro cuore

Todas esas voces oscuras, de abuelos indios, que lloran en nuestro corazón
(da una lettera di Alfonso Reyes a Mediz Bollo, 1922. Cit. in Rivas López)

Ma io non conosco che alcune parole
Nella lingua o lapide
Sotto la quale hanno sepolto vivo Il mio antenato

Pero yo no conozco más que ciertas palabras
en el idioma o lápida
bajo el que sepultaron vivo a mi antepasado
(“Silencio cerca de una piedra antigua” di Rosario Castellanos)

NOTE

1 – Da “Wikipedia, la Enciclopedia Libre http://es.wikipedia.org/wiki/Llorona
2 – De Valle Arizpe, Artemio “Cuentos del México antiguo – Historias de vivos ymuertos. Leyendas. Tradizione y sucedidos del México Virreinal”, México, Editorial Porrúá, 1999, pp.125-128. Citato in: Rivas López, Helena “La Llorona o la desesperanza de un pueblo”...

LA CANZONE
Questa famosa canzone popolare ha numerose varianti: ho raccolto qui alcune strofe (dalle interpretazioni di Lila Downs, di Chavela Vargas, di una sconosciuta incontrata a una festa..) ma sicuramente ne esistono molte altre; il tratto comune è l’invocazione della Donna Piangente come interlocutrice o testimone di pene amorose ed esistenziali. A volte la Llorona è la donna amata, oggetto irraggiungibile di un tormentato desiderio.

La Llorona

Todos me dicen el “negro” llorona
negro, pero cariñoso
yo soy como el chile verde llorona
picante pero sabroso

Ay de mí llorona
llorona de ayer y hoy
ayer maravilla fui llorona
y ahora ni sombra soy

Salías del Templo un día llorona
cuando al pasar yo te vi
hermoso huipil llevabas llorona
que la Virgen te creí

Ay de mí llorona
llorona de azul celeste
no dejaré de quererte llorona
aunque la vida me cueste

Dicen que no tengo duelo llorona
porque no me ven llorar
hay muertos que no hacen ruido llorona
y es más grande su penar

Ay de mí llorona
llorona de azul celeste
y aunque la vida me cueste llorona
no dejaré de quererte

No sé qué tienen las flores llorona
las flores del camposanto
que cuando el viento las mueve llorona
parece que están llorando

Ay de mí llorona
llorona llévame al río
tápame con tus cabellos [tu rebozo] llorona
porque me muero de frío

La pena y la que no es pena llorona
todo es pena para mí
Ayer penaba por verte llorona
y hoy peno porque te vi

¡Ay de mí!, Llorona,
Llorona yo te pidiera,
que tu huipil de brocado, Llorona,
me cubra cuando yo muera...

*

La Llorona

Tutti mi chiamano “il negro”, llorona
negro, ma amoroso
io sono come il peperoncino verde, llorona
piccante ma saporito.

Ahimé llorona,
llorona di ieri e di oggi
ieri ero una meraviglia llorona
e oggi neppure l’ombra.

Uscivi dalla chiesa un giorno, llorona
quando ti ho visto passare
avevi un huipil così bello, llorona
che mi sei sembrata la Madonna.

Ahimé llorona
llorona di azzurro celeste
non smetterò di amarti, llorona
anche se mi costa la vita.

Dicono che non soffro, llorona
perché non mi vedono piangere
ci sono morti che non fanno rumore, llorona
ed è più grande la loro pena.

Ahimè llorona
llorona di azzurro celeste
anche se mi costa la vita
non smetterò di amarti.

Non so che cosa hanno i fiori, llorona
i fiori del camposanto
che quando il vento li muove, llorona
sembra che stiano piangendo.

Ahimé llorona
llorona portami al fiume
coprimi con i tuoi capelli [con il tuo velo], llorona
perché sto morendo di freddo

La pena e ciò che non è pena, llorona
tutto è pena per me
ieri soffrivo perché non ti vedevo, llorona
e oggi soffro perché ti ho visto

Ahimé llorona
llorona io ti chiedo
che il tuo huipil di broccato, llorona
mi copra quando sarò morto...
Nos llaman agitadores, llorona,
A todos los estudiantes;
Resultan muy habladores, llorona,
Toditos los gobernantes.

Ay, de mi llorona, llorona,
Llorona sin corazón,
Aunque la vida nos cueste, llorona,
Que muera la represión.

Han muerto mil estudiantes, llorona,
A manos de granaderos;
Pero en su defensa quedan, llorona,
Sus miles de compañeros.

Ay de mi llorona, llorona
Llorona si tu supieras
Que Cueto y sus granaderos, llorona,
Saldrán aunque no lo quieran.

En huelga todos estamos, llorona,
Y eso significa unión,
Y exigimos los derechos, llorona,
De nuestra constitución.

Ay de mi llorona, llorona,
Llorona si tu supieras,
Luchando, siempre luchando llorona,
No le hace que yo me muera.

Toditos los mexicanos, llorona
Llorona si Díaz Ordáz,
Respeta nuestros derechos, llorona,
Lo dejaremos en paz.

Como el pueblo nos comprende, llorona
ya dejamos de creer,
en lo que dice la prensa, llorona
solo piensa en morder.

Ay de mi llorona,.
Llorona en conclusión
Luchando siempre, luchando, llorona
Hasta la revolución.

inviata da Riccardo Venturi - 9/8/2006 - 10:03




Lingua: Italiano

Versione italiana di Maria Cristina
"LLORONA" DELLO STUDENTE

Ci chiamano agitatori, llorona
a tutti noi studenti
sembrano dei gran chiacchieroni, llorona
tutti i governanti.

Ahimé llorona
llorona senza cuore
anche se ci costa la vita, llorona
a morte la repressione.

Sono morti mille studenti, llorona
per mano dei granatieri
ma a difenderli rimangono llorona
i loro compagni a migliaia.

Ahimé llorona
llorona se tu sapessi
Cueto e i suoi granatieri llorona
se ne andranno anche se non vogliono.

Siamo tutti in sciopero, llorona
e questo significa unione
e vogliamo tutti i diritti, llorona
della nostra Costituzione.

Ahimé llorona
llorona se tu sapessi
lottando, lottando sempre llorona
farà sì che io non muoia.

Tutti noi Messicani, llorona
llorona se Díaz Ordáz
rispetta i nostri diritti, llorona
lo lasceremo in pace.

Siccome il popolo ci capisce, llorona
abbiamo smesso di credere
a quello che dice la stampa, llorona
pensa solo a mordere.

Ahimé llorona,
llorona in conclusione,
lottando sempre, lottando, llorona
fino alla rivoluzione.

inviata da Maria Cristina - 13/3/2007 - 09:15


Tra le tante versioni della Llorona "tradizionale", volevo segnalarvi quella di Chavela Vargas, e questo corto di animazione, "Hasta los Huesos", in cui a cantare è nientemeno che "La Catrina"...

Maria Cristina - 7/6/2011 - 18:20




Lingua: Spagnolo

La llorona - Nos faltan 43

Dedicada a los estudiantes de Ayotzinapa

LA LLORONA - NOS FALTAN 43

No somos todos señores nos faltan 43
No somos todos señores nos faltan 43

Este gobierno corrupto señores nos quiere desaparecer
Este gobierno corrupto señores nos quiere desaparecer

El pueblo camina junto queremos a México despertar
El pueblo camina junto queremos a México despertar

Desde Tijuana hasta Chiapas la lucha contra el poder
Desde Tijuana hasta Chiapas la lucha contra el poder

inviata da adriana - 27/9/2015 - 11:06


Altra versione de La llorona dedicata ai 43 normalisti di Ayotzinapa. Versi di Luisa Fernanda Patrón. Grupo Tayer di Monterrey. (Trascritta all'ascolto. Non sono riuscita a decifrare l'inizio del terzo verso della seconda strofa)




LLORONA DE AYOTZINAPA

No creas que porque canto, llorona
tengo el corazón alegre.
También de dolor se canta llorona
cuando llorar non se puede.

Ay de mí llorona
nuestro país se desquicia
(???) a los mexicanos y al mundo
esta espantosa injusticia.

Normalistas de Guerrero, llorona
siguen desaparecidos
no son de la aristocracia, llorona
sino del pueblo oprimido.

Ay Virgencita, llorona
protégelos con tu capa,
queremos volver a verlos, llorona
vivos en Ayotzinapa.

Esta pena no es ajena, llorona
ni pa' ti ni para mí,
cuarenta y tres estudiantes
son hijos de este país.

Ay de mí llorona, llorona
virgen de mi corazón
aunque la vida nos cueste, llorona
que muera la represión.

Un dolor pesa en el alma, llorona
en el alma nacional
el crimen de Ayotzinapa, llorona,
ya no se puede ignorar.

Ay de mí llorona
llorona de cuando en cuando
sólo que la mar se seque, llorona
no seguiré protestando.

Maria Cristina Costantini - 29/9/2015 - 01:03



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