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Suona Rosamunda

Vinicio Capossela
Lingua: Italiano


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‎[2000]‎
Album “Canzoni a manovella”‎

manovella

Canzone ispirata a “Se questo è un uomo”, la poesia di Primo Levi preludio ed esergo all’omonimo ‎libro scritto con furia febbrile già nel 1947, pochissimo tempo dopo la fine dell’incubo.‎
Nel 2010, durante le celebrazioni per il Giorno della Memoria, Capossela presentò questa canzone ‎in concerto a Cracovia, Polonia, accompagnato dall'artista visivo Gian Maria Tosatti.‎
L’anno prima a Parma, in occasione del concerto per il 25 Aprile, Capossela aveva introdotto il ‎brano con queste parole del grande cantautore livornese Piero Ciampi:‎

“Non riesco a dimenticare i seicentomila ragazzetti che trent’anni fa hanno ‎dato la loro cultura e la loro vita per salvare me e la mia cultura. Non dimentico un ragazzetto di ‎diciotto anni che allora si fece sgozzare da un soldato straniero per garantirmi un pezzo di terra su ‎cui essere poeta. Io questo non posso dimenticarlo e sono infelice perché sono vivo e loro no, ma ‎non faccio dei blues che cantano i morti, io canto delle persone che sono vive dentro di me, che mi ‎porto dentro da trent’anni. Loro hanno salvato la mia terra e la mia cultura, mi hanno fatto ‎conoscere la preghiera e grazie a loro oggi sono bello, bellissimo, il più bravo e non ‎perdono.”


 ‎L’appello ad Auschwitz, opera di Jan Komski, partigiano polacco, cattolico, ‎internato nel lager tra il 40 ed il 42 (poi a Buchenwald fino alla liberazione).‎
L’appello ad Auschwitz, opera di Jan Komski, partigiano polacco, cattolico, ‎internato nel lager tra il 40 ed il 42 (poi a Buchenwald fino alla liberazione).‎


Questo invece il passo del romanzo testimonianza di Primo Levi “Se questo è un uomo” cui la ‎canzone fa riferimento:‎

“[...] ci mettono ancora una volta in fila, ci conducono in un vasto piazzale ‎che occupa il centro del campo, e ci dispongono meticolosamente inquadrati. Poi non accade più ‎nulla per un'altra ora: sembra che si aspetti qualcuno.‎
Una fanfara incomincia a suonare, accanto alla porta del campo: suona Rosamunda, la ‎ben nota canzonetta sentimentale, e questo ci appare talmente strano che ci guardiamo l'un l'altro ‎sogghignando; nasce in noi un'ombra di sollievo, forse tutte queste cerimonie non costituiscono che ‎una colossale buffonata di gusto teutonico. Ma la fanfara, finita Rosamunda, continua a ‎suonare altre marce, una dopo l'altra, ed ecco apparire i drappelli dei nostri compagni, che ritornano ‎dal lavoro. Camminano in colonna per cinque: camminano con un'andatura strana, innaturale, dura, ‎come fantocci rigidi fatti solo di ossa: ma camminano seguendo scrupolosamente il tempo della ‎fanfara.”
Suona la banda prigioniera
suona per me e per te
eppure è dolce nella sera
il suono aguzzo sul nostro cuor
cade la neve senza rumore
sulle parole cadute già

Fino nel fondo della notte
che qui ci inghiotte e non tornerà
il passo d'oca che mai riposa
spinge la giostra, spinge la ruota
chiude i portoni coi maniconi
marciano i suoni vengon per noi

Suona Rosamunda
suona che mi piaci
suonano i tuoi baci
nella cenere ancor

Suona Rosamunda
suona che mi piaci
brucino i tuoi baci
nella cenere allor

Si bruci il circo e si bruci il ballo
e le divise ubriache d'amor
che non ritorni più a luce il sole
che non ritorni più luce per noi
le marionette marciano strette
dentro la notte tornan per noi

Suona Rosamunda
suona che mi piaci
suonano i tuoi baci
nella cenere ancor

Suona Rosamunda
suona che mi piaci
brucino i tuoi baci
nella cenere allor

inviata da Dead End - 31/7/2012 - 10:46



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