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Queixa das almas jovens censuradas

José Mário Branco
Lingua: Portoghese

Lista delle versioni e commenti


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‎[1971]‎
Parole dell’intellettuale, poetessa ed attivista antifascista Natália de Oliveira Correia (1923-1993)‎
Musica di José Mário Branco
Nell’album “Mudam-se os tempos, mudam-se as vontades”‎

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‎Natália ‎Correia ritratta da Bottelho.‎

Natália ‎Correia ritratta da Bottelho.‎


Natália Correia, personalità vigorosa e polemica, fu una delle icone della poesia portoghese ‎contemporanea, nonché saggista, romanziera e sceneggiatrice teatrale. Oppositrice del regime ‎fascista, fu condannata nel 1966 a tre anni di pena, poi sospesa, per aver pubblicato l’ “Antologia da ‎Poesia Portuguesa Erótica e Satírica”, opera considerata offensiva per il costume e la morale. Dopo ‎la Rivoluzione fu parlamentare, fondò il Fronte nazionale per la Difesa della Cultura, intervenne ‎politicamente su temi culturali e riguardanti il patrimonio artistico, in difesa dei diritti umani e della ‎donna.‎

In questa poesia, scritta dopo la morte di Salazar ma prima della fine del suo regime, la Correia ‎descrive un Portogallo in cui i cittadini sono adulti/bambini in balìa di genitori dispotici, asfissianti ‎e moralisti che li hanno privati del proprio tempo, dei propri spazi, della propria storia, dei propri ‎sogni, costringendoli in una permanente dimensione infantile di non-crescita, né di vita, né di morte.‎
‎(fonte: Fado e musica popolare portoghese)‎
Dão-nos um lírio e um canivete
e uma alma para ir à escola
mais um letreiro que promete
raízes, hastes e corola

Dão-nos um mapa imaginário
que tem a forma de uma cidade
mais um relógio e um calendário
onde não vem a nossa idade

Dão-nos a honra de manequim
para dar corda à nossa ausência.
Dão-nos um prémio de ser assim
sem pecado e sem inocência

Dão-nos um barco e um chapéu
para tirarmos o retrato
Dão-nos bilhetes para o céu
levado à cena num teatro

Penteiam-nos os crâneos ermos
com as cabeleiras das avós
para jamais nos parecermos
connosco quando estamos sós

Dão-nos um bolo que é a história
da nossa historia sem enredo
e não nos soa na memória
outra palavra que o medo

Temos fantasmas tão educados
que adormecemos no seu ombro
somos vazios despovoados
de personagens de assombro

Dão-nos a capa do evangelho
e um pacote de tabaco
dão-nos um pente e um espelho
pra pentearmos um macaco

Dão-nos um cravo preso à cabeça
e uma cabeça presa à cintura
para que o corpo não pareça
a forma da alma que o procura

Dão-nos um esquife feito de ferro
com embutidos de diamante
para organizar já o enterro
do nosso corpo mais adiante

Dão-nos um nome e um jornal
um avião e um violino
mas não nos dão o animal
que espeta os cornos no destino

Dão-nos marujos de papelão
com carimbo no passaporte
por isso a nossa dimensão
não é a vida, nem é a morte

inviata da Bartleby - 21/2/2012 - 14:48



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Luisa Notarangelo dal blog Fado e ‎musica popolare portoghese
PROTESTA DELLE ANIME GIOVANI CENSURATE

Ci danno un giglio ed un temperino
e un’anima per andare a scuola
e un cartello che promette
radici, stelo e corolla

Ci danno una mappa immaginaria
che ha la forma di una città
e un orologio e un calendario
dove non viene la nostra età

Ci danno l’onore dei manichini
per incoraggiare la nostra assenza.‎
Ci danno il premio di essere così,‎
senza peccato e senza innocenza.‎

Ci danno una barca ed un cappello
per farci fare un ritratto.‎
Ci danno i biglietti per il cielo ‎
Messo in scena in un teatro.‎

Ci pettinano le teste enormi
con le parrucche dei nonni
affinché ci sia impossibile
assomigliare a noi stessi quando stiamo da soli.‎

Ci danno una torta che è la storia
della nostra storia senza trama
e non ci suona nella memoria
nessuna parola che non sia paura.‎

Abbiamo fantasmi così educati
da addormentarci sulle loro spalle
siamo vuoti, spopolati
di personaggi del terrore.‎

Ci danno la copertina del vangelo
e un pacchetto di tabacco
Ci danno un pettine ed uno specchio
per farci pettinare un macaco

Ci danno un garofano legato alla testa‎
ed una testa legata alla cintura
affinché il corpo non sembri
la forma dell’anima che lo cerca.‎

Ci danno una bara fatta di ferro
con l’imbottitura di diamanti
per organizzare già ora il funerale
del nostro corpo più avanti

Ci danno un nome ed un giornale
un aereo ed un violino
ma non ci danno l’animale ‎
che infilza con le corna il destino

Ci danno equipaggiamenti di cartone ‎
con timbro sul passaporto
per questo la nostra dimensione ‎
non è la vita. E nemmeno la morte

inviata da Bartleby - 21/2/2012 - 14:49



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