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Fora 'i Savoia !

Mimmo Cavallo
Lingua: Italiano

Lista delle versioni e commenti


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Quando saremo fratelli uniti
(Mimmo Cavallo)
Siamo Meridionali
(Mimmo Cavallo)
A Casalduni e Pontelandolfo
(Enzo Morzillo)


[2011]
Testo e Musica di Mimmo Cavallo con la collaborazione di Pino Aprile e Andrea Simiele
Album: Quando Saremo Fratelli Uniti

82278

" ...non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte, per anni.
E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni "anti-terrorismo", come i marines in Iraq.
Non sapevo che, nelle rappresaglie, si concessero libertà di stupro sulle donne meridionali, come nei Balcani, durante il conflitto etnico; o come i marocchini delle truppe francesi in Ciociaria, nell'invasione, da Sud, per redimere l'Italia dal fascismo (ogni volta che viene liberato, il Mezzogiorno ci rimette qualcosa).
Ignoravo che, in nome dell'Unità nazionale, i fratelli d'Italia ebbero pure diritto di saccheggio delle città meridionali, come i Lanzichenecchi a Roma.
E che praticarono la tortura, come i marines ad Abu Ghraib, i francesi in Algeria, Pinochet in Cile.
Non sapevo che in Parlamento, a Torino, un deputato ex garibaldino paragonò la ferocia e le stragi piemontesi al Sud a quelle di «Tamerlano, Gengis Khan e Attila». Un altro preferì tacere «rivelazioni di cui l'Europa potrebbe inorridire». E Garibaldi parlò di «cose da cloaca».
Né che si incarcerarono i meridionali senza accusa, senza processo e senza condanna, come è accaduto con gl'islamici a Guantànamo. Lì qualche centinaio, terroristi per definizione, perché musulmani; da noi centinaia di migliaia, briganti per definizione, perché meridionali. E, se bambini, briganti precoci; se donne, brigantesse o mogli, figlie, di briganti; o consanguinei di briganti (sino al terzo grado di parentela); o persino solo paesani o sospetti tali. Tutto a norma di legge, si capisce, come in Sudafrica, con l'apartheid.
Io credevo che i briganti fossero proprio briganti, non anche ex soldati borbonici e patrioti alla guerriglia per difendere il proprio paese invaso.
Non sapevo che il paesaggio del Sud divenne come quello del Kosovo, con fucilazioni in massa, fosse comuni, paesi che bruciavano sulle colline e colonne di decine di migliaia di profughi in marcia.
Non volevo credere che i primi campi di concentramento e sterminio in Europa li istituirono gli italiani del Nord, per tormentare e farvi morire gli italiani del Sud, a migliaia, forse decine di migliaia (non si sa, perché li squagliavano nella calce), come nell'Unione Sovietica di Stalin.
Ignoravo che il ministero degli Esteri dell'Italia unita cercò per anni «una landa desolata», fra Patagonia, Borneo e altri sperduti lidi, per deportarvi i meridionali e annientarli lontano da occhi indiscreti.
Né sapevo che i fratelli d'Italia arrivati dal Nord svuotarono le ricche banche meridionali, regge, musei, case private (rubando persino le posate), per pagare i debiti del Piemonte e costituire immensi patrimoni privati.
E mai avrei immaginato che i Mille fossero quasi tutti avanzi di galera.
Non sapevo che, a Italia così unificata, imposero una tassa aggiuntiva ai meridionali, per pagare le spese della guerra di conquista del Sud, fatta senza nemmeno dichiararla.
Ignoravo che l'occupazione del Regno delle Due Sicilie fosse stata decisa, progettata, protetta da Inghilterra e Francia, e parzialmente finanziata dalla massoneria (detto da Garibaldi, sino al gran maestro Armando Corona, nel 1988). Né sapevo che il Regno delle Due Sicilie fosse, fino al momento dell'aggressione, uno dei paesi più industrializzati del mondo (terzo, dopo Inghilterra e Francia, prima di essere invaso).
E non c'era la "burocrazia borbonica", intesa quale caotica e inefficiente: lo specialista inviato da Cavour nelle Due Sicilie, per rimettervi ordine, riferì di un "mirabile organismo finanziario" e propose di copiarla, in una relazione che è "una lode sincera e continua". Mentre "il modello che presiede alla nostra amministrazione", dal 1861 «è quello franco-napoleonico, la cui versione sabauda è stata modulata dall'unità in avanti in adesione a una miriade di pressioni localistiche e corporative» (Marco Meriggi - Breve storia dell'Italia settentrionale).
Ignoravo che lo stato unitario tassò ferocemente i milioni di disperati meridionali che emigravano in America, per assistere economicamente gli armatori delle navi che li trasportavano e i settentrionali che andavano a "fai la stagione", per qualche mese in Svizzera.
Non potevo immaginare che l'Italia unita facesse pagare più tasse a chi stentava..." (Pino Aprile)

La storia la scrivono solo i vincitori e il tempo cancella gli ideali e le battaglie dei vinti con un colpo di spugna che però non dovrebbe annullare i fatti. Nell'atmosfera che risuona delle celebrazioni per l'anniversario dell'Unità d'Italia in cui tuttavia non sono mancati i segnali di una carente pacificazione, c'è chi ha voglia di guardare e raccontare la storia anche dal punto di vista che quasi sempre resta in ombra, offuscato dai successi dei vittoriosi.
Il libro di Pino Aprile "Terroni. Centocinquant'anni di menzogne" di cui riportavo in una nota ad "Arrivaru 'i Cammisi" è divenuto prima uno spettacolo teatrale (allestito in serata unica il 21 marzo alle 21 al Quirino da Roberto D'Alessandro con musiche scritte ed eseguite live da Mimmo Cavallo, l'accompagnamento de La Perònospera Band e l'amichevole partecipazione dei Pandemonium) e quindi un CD dal titolo "Quando Saremo Fratelli Uniti".
Con la finalità di smentire una supposta minorità meridionale che ancora oggi determina conseguenze devastanti e persecutorie nella dicotomia economica fra il Nord e il Sud, si smentiscono pregiudizi, leggende e falsità sul passato nel desiderio di chiarire le ragioni di tanti mali attualissimi come l'assenza totale di infrastrutture nel Mezzogiorno, la deliberata volontà di mantenere alcune regioni in una condizione coloniale, il tentativo di condannare la Penisola a due ritmi evolutivi differenti.
"Lo spettacolo rispetta fedelmente il libro" ha spiegato l'attore Roberto D'Alessandro. "Ho scoperto nelle parole di Aprile il motivo per cui da anni vivo a Roma che non è casa mia, come molti insistono a ricordarmi e perché, pur essendo stato accolto da questa città, resto sempre e comunque un calabrese. Ho versato tante lacrime su queste pagine che mi hanno un po' sconvolto. La verità non si può arrestare: sarebbe come fermare con le mani. Una situazione peggiore per l'Italia in centocinquant'anni di unità non si poteva realizzare. Chi controlla il passato, controlla il futuro e chi controlla il futuro, controlla il presente. Spesso mi chiedo se Gigi Proietti fosse nato a Catanzaro, sarebbe diventato Proietti?".
Undici monologhi si alternano ad altrettanti brani musicali composti appositamente offrendo una sintesi dell'idea del libro attraverso gli strumenti comunicativi del teatro.
"Vorrei togliere il burka a questa retorica del Risorgimento assunta come un precipitato di pillole: è una fede che non risponde alle domande, ma le evita, glorificando i patrioti come apostoli" è il commento di Mimmo Cavallo che ha pubblicato il CD con i tredici pezzi elaborati per questo evento scenico.
"C'è il rischio che in questo periodo in cui si fa il lifting ai personaggi più discutibili della nostra storia si faccia il lifting anche alle idee. Non ci vogliamo contrapporre a nessuno, ma solo tirare acqua pulita dal pozzo inquinato della memoria. Fin da piccolo, emigrato a Torino dalla Puglia, notavo tante incongruenze. Disegnavamo le case con i tetti, quando le nostre avevano solo le lamie. Parlavamo della vendemmia a ottobre, mentre da noi si effettua a fine agosto. Ma i testi, si sa, li scrivono al Nord!..".
E vorrei riscrivere la storia
da quando il nemico l'ha interrotta
si posò la mente a riannodarla
lì nel punto dove fu spezzata

Quel che han fatto è così spaventoso
che si tace sui libri della storia
Sono scesi e ci hanno massacrato,
ci hanno derubato la memoria..

E bussò la guerra di conquista
divenimmo solo una colonia
tutto in nome dell'Italia,
dell'Italia unita !

Ma fora 'i Savoia, fora li boia
Fora Caino fratello d'Italia
Quanto lo scempio, quanti li ammazzati!
Li dissero briganti e invece erano soldati..

Ah malidétto sia lu sissanta
e malidétta sia 'sta simenta,
li Savoia e Diu ca li campa
e d'allura ca pi nui è viulenza..

Comu ajeri cani arraggiati
marcarunu col piscio il conquistato
Bronte, Trecastagni e Casalduni
e quanti li paesi a ferro e a fuoco..
E della terra nostra e i nostri mari
divenimmo sudditi e coloni
Nui coloni e loro, loro proprietari

Ma fora 'i Savoia, fora li boia,
fora Caino fratello d'Italia
Di sangue tingevano di rosso i nostri gigli,
di quale crimine noi siamo figli?

Vennero un giorno o l'altro nelle Due Sicilie
chiusero le fabbriche e la zecca
Piombo a chi non volle ubbidire
e in piazza a testa in giù a chi protesta

Non c'erano pellerossa in quei giorni lì
e Pontelandolfo(1) no non era sul Sand Creek,
Pontelandolfo no, non era sul Sand Creek..

Malidétto lu sissanta
e malidétta 'sta simenta
li Savoia e Diu ca li campa
e d'allura è rapina e viulenza..

Ogni oppositore fucilato
appeso a testa in giù per dar l'esempio
Guarda quello che ci hanno rubato
e guarda le medaglie per lo scempio!
[x3]

Ma fora i Savoia, fora li boia,
Fora Caino fratello d'Italia
Di sangue tingevano i nostri gigli,
di quale crimine noi siamo figli?

Ma fora i Savoia, fora li boia,
Fora Caino fratello d'Italia
Quanto lo scempio! Quanti li ammazzati!
Li dissero briganti e invece erano soldati,
li dissero briganti e invece... erano soldati!
Note:

(1) Allude all'eccidio che si consumò a Pontelandolfo in provincia di Benevento il 14 agosto 1861, quando i bersaglieri agli ordini del colonnello Pier Eleonoro Negri, proprio come e peggio dei nazisti, per vendicare i loro 40 morti, uccisero 400 inermi, e distrussero il paese dandolo alle fiamme. Nella carneficina molte donne furono stuprate prima di esser assassinate e non furono mai forniti dati ufficiali sul numero totale delle vittime della repressione. Un massacro che precedette anche cronologicamente quello americano (ben più famoso!) di Sand Creek (a danno di Cheyennes e Arapahoes) di tre anni..
Si vedano a tal proposito le canzoni correlate :[[c775|Pontelandolfo] ]degli Stormy Six
e A Casalduni e Pontelandolfo di Enzo Morzillo .

inviata da giorgio - 30/6/2011 - 08:22



Lingua: Francese

Version française – DEHORS LES SAVOIES ! – Marco Valdo M.I. – 2011
Chanson italienne – Fora i Savoia ! – Mimmo Cavallo – 2011


« ... Je ne savais pas que les Piémontais firent au Sud ce que les nazis firent à Marzabotto. Mais de nombreuses fois, pendant des années.
Et ils rasèrent pour toujours de nombreux villages, dans des opérations « anti -terrorisme », comme les marines en Irak.
Je ne savais pas que, dans leurs représailles, ils se donnèrent la liberté de violer les femmes méridionales, comme dans les Balkans, durant le conflit ethnique, ou comme les Marocains des troupes françaises en Ciociaria (région au Sud-est de Rome) lors de l'invasion par le Sud, pour débarrasser l'Italie du fascisme (chaque fois qu'il est libéré le Mezzogiorno nous rend quelque chose).
J'ignorais qu'au nom de l'unité nationale, les frères d'Italie eurent le droit de saccage des villes méridionales, comme les Lansquenets à Rome.
Et qu'ils pratiquèrent la torture, comme les Marines à Abu Ghraïb, les Français en Algérie, Pinochet au Chili. Je ne savais pas qu'au Parlement, à Turin, un député ex-garibaldien comparait la férocité et les massacres des Piémontais au Sud à ceux de « Tamerlan, Gengis Khan et Attila ». Un autre préférait taire des révélations dont l'Europe serait horrifiée ». Et Garibaldi parlait de « choses de cloaque ».
Ni qu'ils incarcérèrent les Méridionaux sans accusation, sans procès et sans condamnation, comme il est advenu aux Islamiques à Guantanamo. Là-bas, quelques centaines, terroristes par définition, car musulmans ; chez nous, des centaines de milliers, brigands par définition, car Méridionaux. Et, s'ils étaient enfants, c'étaient des brigandeaux, si femmes, brigandes ou femmes, filles de brigands, ou consanguins des brigands (jusqu'au troisième degré de parenté), ou même pays ou suspects de l'être. Tous selon la loi, on se comprend, comme en Afrique du Sud avec l'apartheid.
Je croyais que les brigands étaient juste des brigands, pas des ex-soldats bourboniens et des patriotes en guerre pour défendre leur pays envahi.
Je ne savais pas que le Sud était comme le Kosovo un paysage d'exécutions en masse, de fosses communes, de villages qui brûlaient sur les collines et de colonnes de dizaines de milliers de réfugiés en marche.
Je ne voulais pas croire que les premiers camps de concentration et d'extermination en Europe furent institués par les Italiens du Nord, pour torturer et faire mourir les Italiens du Sud, par milliers, peut-être par dizaines de milliers (on ne sait, car ils les dissolvaient dans la soude), comme dans l'Union Soviétique de Staline. J'ignorais que le Ministre des Affaires étrangères italien chercha pendant des années « un territoire désolé », en Patagonie, à Bornéo et d'autres coins perdus, pour déporter les Méridionaux et les anéantir loin des yeux indiscrets.
Je ne savais pas plus que les frères d'Italie venus du Nord vidèrent les caisses des riches banques méridionales, les palais, les maisons privées (en volant jusqu'aux couverts), pour payer les dettes du Piémont et constituer d'immenses patrimoines privés.
Et je n'aurais jamais imaginé que les Mille fussent presque tous des repris de justice.
Je ne savais pas qu'à une Italie pareillement unifiée, ils imposèrent une taxe supplémentaire pour les Méridionaux, afin de payer les dépenses de la guerre de conquête du Sud, faite sans même la déclarer.
J'ignorais que l'occupation du Royaume des Deux Siciles fut décidée, protégée par l'Angleterre et la France, et partiellement financée par la maçonnerie (fait rapporté par Garibaldi jusqu'au grand maître Armando Corona en 1988). Je ne savais pas que le Royaume des Deux Siciles fut, jusqu'au moment de l'agression, un des pays les plus industrialisés du monde (le troisième, après l'Angleterre et la France, avant d'être envahi).
Et la « bureaucratie bourbonienne », considérée comme cahoteuse et inefficace, n'existait pas ; le spécialiste envoyé par Cavour dans les Deux Siciles, pour y remettre de l'ordre, parla d'un « admirable organisme financier » et proposa de la copier, dans un rapport qui est « une louange sincère et continue ». Tandis que le modèle qui préside à notre administration depuis 1861 « est le franco-napoléonien, dont la version sabaudienne a été adaptée à partir de l'unité à une myriade de pressions locales et corporatistes » (Marco Meriggi - Breve storia dell'Italia settentrionale).
J'ignorais que l'État unitaire taxa férocement les millions de Méridionaux pauvres qui émigraient en Amérique pour aider économiquement les armateurs de navires qui les transportaient , tout comme (il taxa) ceux du Nord qui allaient faire la saison en Suisse.
Je ne pouvais imaginer que l'Italie unie fit payer plus de taxes à celui qui tirait le diable par la queue... » (Pino Parile)
L'histoire est écrite seulement par les vainqueurs et le temps efface les idéaux et les batailles des vaincus d'un coup d'éponge qui ne peut pourtant pas annuler les faits. Dans l'atmosphère des célébrations de l'Unité de l'Italie, n'ont pas manqué les signes d'une faible pacification ; il y a ceux qui veulent garder et raconter l'histoire aussi du point de vue de ceux qu'on laisse dans l'ombre, offusqués des succès des vainqueurs.
Le livre de Pino Parile « Terroni. Centocinquant'anni di menzogne » (Culs -terreux – Cent-cinquante années de mensonges)... est devenue d'abord un spectacle théâtral et ensuite un CD intitulé « Quando Saremo Fratelli Uniti ».
Dans le but de démentir une minorité méridionale supposée qui aujourd'hui encore, détermine des conséquences désastreuses et persécutrices dans la dichotomie entre le Nord et le Sud, on dément des préjugés, des légendes et des faussetés sur le passé dans le désir d'éclaircir les raisons de tant de maux actuels comme l'absence d'infrastructures dans le Mezzogiorno, la volonté délibérée de maintenir certaines régions dans une condition coloniale, la tentative de condamner la Péninsule à deux rythmes évolutifs différents.
« Le spectacle respecte fidèlement le livre », a expliqué l'acteur Roberto D'Alessandro. « J'ai découvert dans les mots de Parile la raison pour laquelle je vis depuis des années à Rome qui n'est pas chez moi, comme beaucoup insistent à me rappeler car, tout en étant accueilli dans cette ville, je reste toujours et malgré tout un Calabrais. J'ai versé tant de larmes sur ces pages qui m'ont bouleversé. La vérité ne peut s'arrêter ; ce serait comme s'arrêter avec les mains. On ne pouvait réaliser une situation pire pour l'Italie en cent-cinquante ans d'unité. Celui qui contrôle le passé et celui qui contrôle le futur, contrôle le présent. Souvent je me demande si Gigi Proietti était né à Catanzaro, il serait devenu Proietti ? »
Onze monologues alternent à autant de moments musicaux composés pur la circonstance offrant une synthèse de l'idée du livre au travers des moyens de communication du théâtre.
« Je voudrais ôter la burqa à cette rhétorique du Risorgimento avalée comme une pilule ; c'est une foi qui ne répond pas aux questions, mais les évite, en glorifiant les patriotes comme des apôtres. », tel est le commentaire de Mimmo Cavallo qui a publié le CD...
« Il y a le risque qu'en cette période où on fait un lifting aux personnages les plus discutables de notre histoire, on fasse également un lifting aux idées. Nous ne voulons contredire personne, mais seulement tirer l'eau propre du puits empoisonné de la mémoire. Depuis l'enfance, émigré des Pouilles à Turin , je notais tant d'incongruités. Nous dessinions des maisons avec des toits, quand les nôtres avaient seulement des tôles. Nous parlions de la vendange en octobre, tandis que chez nous on la fait à fin août. Mais les textes, on le sait, s'écrivent au Nord !... »
DEHORS LES SAVOIES !

Je voudrais réécrire l'histoire
Là où l'ennemi l'a interrompue
La pensée renoue la mémoire
Là où elle fut brisée.

Ils ont commis de telles atrocités
Qu'on n'en dit rien dans les livres d'histoire
Ils sont descendus et ils nous ont massacrés
Ils nous ont volé notre mémoire.

La guerre de conquête frappa
Et nous réduisit à une colonie
Au nom de l'Italie, tout ça,
De l'Italie unie !

Mais dehors les bourreaux, dehors les Savoies
Dehors Caïn frère d'Italie
Quel massacre, combien en ont-ils occis !
Ils les appelèrent brigands et c'étaient des soldats...

Ah maudite l'année soixante
Et maudite cette semence
Les Savoies et Dieu qui les vante
D'alors tout n'est que vol et violence.

Comme hier des chiens enragés
Ils marquèrent au pissat leur conquête
Bronte, Trecastagni e Casalduni
Et tant de villages à feu et à sang
Et de notre terre et de nos mers
Nous devînmes sujets et colonisés
Nous colonisés et eux, propriétaires

Mais dehors les Savoies, dehors les bourreaux
Dehors Caïn frère d'Italie
De sang, ils teignaient de rouge nos lis
De quels crimes sommes-nous les fils ?

Ils vinrent un jour ou l'autre dans les Deux Siciles
Fermèrent les fabriques et la monnaie
Le plomb à ceux qui ne veulent pas obéir
Et sur la place la tête en bas à ceux qui protestent.

Il n'y avait spa de Peaux Rouges ces jours-là
Et Pontelandolfo n'était pas sur le Sand Creek,
Pontelandolfonon, n'était pas sur le Sand Creek.

Et maudite cette semence
Les Savoies et Dieu qui les vante
D'alors tout n'est que vol et violence.

Tout opposant fusillé
Pendu la tête en bas pour l'exemple
Voyez ce qu'ils nous ont volé
Et les médailles du massacre !
Mais dehors les Savoies, dehors les bourreaux
Dehors Caïn frère d'Italie
De sang, ils teignaient de rouge nos lis
De quels crimes sommes-nous les fils ?

Mais dehors les bourreaux, dehors les Savoies
Dehors Caïn frère d'Italie
Quel massacre, combien en ont-ils occis !
Ils les appelèrent brigands et c'étaient des soldats...

inviata da Marco Valdo M.I. - 3/7/2011 - 21:25



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