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Le condamné à mort

Nicolas-Roland Monjourdain
Lingua: Francese


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[1794]
Scritta da Nicolas-Roland Monjourdain poco prima di essere ghigliottinato.
Album “La Révolution Française. Chants et chansons des rues et des salons”, par Simone Bartel avec Jean Topart, 1989.
Testo trovato su Chansons historiques de France

“La maestra mi chiese di Massimiliano Robespierre. Le risposi che i giacobini avevano ragione e che, terrore o no, la rivoluzione francese era stata una cosa giusta. La maestra non ritenne di fare altre domande.” (Offlaga Disco Pax: Robespierre)

“Le rivoluzioni saranno anche le «locomotive della storia», ma immancabilmente, e magari impercettibilmente, giunge il momento in cui quelle «locomotive» si scoprono terribilmente indietro rispetto ad una storia che continua a procedere, e che intanto ha macinato, sotto la sua mole, uomini, vite, idee.” (Luciano Canfora)

“Rivoluzione? Rivoluzione? Per favore, non parlarmi tu di rivoluzione! Io so quello che dico, ci son cresciuto in mezzo, alle rivoluzioni. Quelli che leggono i libri vanno da quelli che non leggono i libri, i poveracci, e gli dicono: "Qui ci vuole un cambiamento!" e la povera gente fa il cambiamento. E poi i più furbi di quelli che leggono i libri si siedono intorno a un tavolo, e parlano, parlano, e mangiano. Parlano e mangiano! E intanto che fine ha fatto la povera gente? Tutti morti! Ecco la tua rivoluzione! Quindi per favore, non parlarmi più di rivoluzione... E porca troia, lo sai che succede dopo? Niente... tutto torna come prima!” (Juan Miranda – Rod Steiger – in “Giù la testa” di Sergio Leone, 1971)


Dai pochi cenni biografici reperibili in rete pare che questo Nicolas-Roland Monjourdain, nato a La Rochelle nel 1757, durante la Rivoluzione fosse diventato un responsabile della cosa pubblica (verosimilmente di proprietà confiscate ai nobili) e delle dogane. Sappiamo che durante il Terrore, nel 1794, fu processato e condannato alla ghigliottina. Come lui stesso racconta in questa canzone, il suo accusatore fu il famigerato Fouquier-Tinville, quel pubblico ministero del tribunale rivoluzionario che in poco più di un anno di attività, tra il 1793 e il 1794, mandò al patibolo Charlotte Corday, la regina Marie-Antoinette, l’intero partito dei Girondins, Jacques-René Hébert (quello del giornale “Le Père Duchesne”) e i suoi accoliti, Georges Danton & Co e, infine, pure alcuni protagonisti del Terrore, come Georges Couthon, Saint-Just e financo Robespierre… Insomma, Fouquier-Tinville fu un’allegra macchina di morte come solo il pubblico accusatore di un Tribunale Speciale sa essere. Ma chi di ghigliottina abusa, finisce che anche per lui la si usa: nel 1795 Fouquier-Tinville fu messo sotto processo con l’accusa di aver mandato a morte un mucchio di gente arbitrariamente, senza processo, o senza capi d’imputazione, o sulla base di accuse e prove inconsistenti e, in alcuni casi, senza nemmeno verificarne l’identità, cosicchè alcuni furono ammazzati al posto di altri… Come tutti i boia della Storia anche Fouquier-Tinville si difese dicendo che lui, dopo tutto, aveva solo eseguito degli ordini. Fu ghigliottinato il 7 maggio 1795.
Non credo che la sua morte fu di molto conforto agli orfani e alle vedove delle sue vittime, come la bella Sybille che tanta gioia doveva aver dato al suo sposo Nicolas-Roland Monjourdain, ghigliottinato non si sa perché e, probabilmente, per puro Terrore…
L’heure avance où je vais mourir
L’heure sonne et la mort m’appelle
Je n’ai point de lâche désir
Je ne fuirai pas devant elle
Je meurs plein de foi, plein d’honneur
Mais je laisse ma douce amie

Dans le veuvage et la douleur
Ah je dois regretter la vie
Dans le veuvage et la douleur
Ah je dois regretter la vie

Sybille dont j’ai fait tant bonheur
Garde de briser mon ouvrage
Donne un moment à la douleur
Consacre au plaisir ton bel âge
Qu’un heureux époux à son tour
Vienne rendre à ma douce amie

Des jours de paix, des nuits d’amour
Je ne regrette plus la vie
Des jours de paix, des nuits d’amour
Je ne regrette plus la vie

Je vais vous quitter pour jamais
Adieu plaisirs, joyeuseries
Propos libertins et vin frais
Qu’avec quelque peine j’oublie
Mais j’ai mon passeport demain
Je prend la charrette anodine

Et vais porter mon front serein
Sous la faux de la guillotine
Et vais porter mon front serein
Sous la faux de la guillotine

Quand au milieu de tout Paris
Par ordre de Fouquier Tinville
On me roule à travers les cris
Du peuple étourdi de la ville
Qui croit de sa liberté
Ma mort assure la conquête

Quest ce autre chose en vérité
Que d’aller perdre encore la tête
Quest ce autre chose en vérité
Que d’aller perdre encore la tête

inviata da Bartleby - 25/10/2010 - 09:36



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